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lunedì 16 novembre 2020

Recensione 'Il riflesso del passato' di Dan Chaon


IL RIFLESSO DEL PASSATO di Dan Chaon │ Editore: NNE │ Pagine: 395 │ Prezzo: 18,00€


Pubblicato nel lontano 2004 con il titolo di You remind me of me, Il riflesso del passato rappresenta una sorta di preludio a quello a cui il lettore è stato abituato ne La volontà del male, che invece sarà pubblicato ben tredici anni dopo.

Portato in Italia lo scorso ottobre dalla casa editrice NN Editore, nella traduzione della bravissima Silvia Castoldi, Il riflesso del passato, opera prima dello scrittore americano, può essere considerato il romanzo da cui prende le mosse il modus operandi, o per meglio dire narrandi, che rappresenta la cifra stilistica e strutturale tipica della narrazione di Dan Chaon. 

Spazialmente, la vicenda si sviluppa nel South Dakota, a pochi chilometri dalla cittadina di Little Bow, in una casa di campagna giallo senape, per poi raggiungere la periferia nord della cittadina di St. Bonaventure in Nebraska. Temporalmente parlando, invece, copre un arco narrativo che si estende dagli anni '70 agli anni '90 del Novecento.
È il 24 marzo del 1977 quando Jonah Doyle, un bambino di sei anni, di ritorno da scuola, viene aggredito dal cane di famiglia. Morto per un brevissimo lasso di tempo, e sfigurato nel fisico e nell'animo, il piccolo Jonah, riportato in vita come per miracolo dai soccorritori, si ritroverà a pensare, nel corso degli anni, che quello sia stato l'evento centrale di tutta la sua esistenza, quello che ha messo in moto il suo futuro e ne ha condizionato anche le scelte. È il 1993 quando quello stesso Jonah, ormai ventiduenne, decide di tagliare i ponti con quel che resta del suo passato, recidere i legami con una madre anaffettiva ormai passata a miglior vita, e partire alla ricerca del fratello, sperando di poter ricomporre i pezzi della propria vita e sentirsi finalmente parte di una famiglia.

Quello stesso fratello che, grazie allo stratagemma delle diverse inquadrature cinematografiche, costantemente presenti nel corso della narrazione, proprio mentre i soccorritori riportano in vita Jonah, vediamo condurre la propria esistenza altrove. Troy Timmens ha dieci anni, anagraficamente parlando, ma è diverso dalla maggior parte dei bambini della sua età. Definito un adolescente onorario, un'anima saggia e per nulla infantile, Troy nasconde, tra le pieghe del suo passato, una verità a cui non pensa molto spesso e di cui, conseguentemente non parla perché la ritiene una faccenda personale, ovvero l'essere stato adottato. I suoi genitori glielo avevano spiegato sin da piccolo e gli avevano insegnato che non aveva nessuna rilevanza e che lui non era affatto diverso dagli altri.
Lo stesso Troy che ritroviamo nel 1996 in libertà vigilata, divorziato e incapace di poter crescere suo figlio Loomis che è stato affidato alle cure della nonna materna.

martedì 7 gennaio 2020

Recensione 'Ossigeno' di Sacha Naspini


OSSIGENO di Sacha Naspini │ Editore: Edizioni E/O │ Pagine: 211 │ Prezzo: 16,00€


Sono le otto di sera del 6 ottobre 2013 quando l'irreprensibile e stimato professore universitario di antropologia, Carlo Maria Balestri, viene arrestato dai carabinieri, che irrompono nella sua abitazione, sotto lo sguardo attonito del figlio Luca, con l'accusa di rapimento, tortura, omicidio e occultamento di cadavere.
Quella stessa sera, infatti, alle porte della città, sul ciglio di un faggeto, lontano dai campi coltivati, viene ritrovata, in un container seminascosto dalle fronde di un vecchio salice, dopo quattordici anni di prigionia, Laura, una ragazzina scomparsa il 12 agosto del '99, all'età di otto anni.

È in questo modo che prende avvio Ossigeno, il nuovo romanzo di Sacha Naspini, dal titolo altamente evocativo, che dai più è stato definito, a giusta ragione aggiungerei, claustrofobico. Una claustrofobia che, per la verità, si riflette anche negli spazi, nei movimenti e nei pensieri delle diverse voci che accompagnano il lettore nel corso di tutta la narrazione.

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, Ossigeno non è un romanzo che focalizza la propria attenzione sul responsabile della vicenda, il cosiddetto Mostro del Golfo, anzi, lo stesso viene posto quasi in secondo piano per porre i giusti accenti su quello che può essere considerato il vero e proprio protagonista: il dopo, quello che resta dopo una tragedia di una gravità immane e come questo male vada ad intaccare e ad amalgamarsi alle esistenze dei sopravvissuti, tenuti insieme anche se da prospettive diverse.
A farne le spese sono le anime incrinate di coloro che, capitolo dopo capitolo, in un alternarsi di voci interne ed esterne, si raccontano al lettore, spogliati di ogni corazza.

venerdì 14 giugno 2019

Recensione 'Tavolo numero sette' di Darien Levani


TAVOLO NUMERO SETTE di Darien Levani │ Editore: Edizioni Spartaco │ Pagine: 215 │ Prezzo: 13,00€


Darien Levani, la cui scrittura ho avuto modo di apprezzare grazie a Toringrad, pubblicato sempre dalla casa editrice Edizioni Spartaco, torna in libreria con un nuovo ed interessantissimo romanzo.

Ancora una volta in Tavolo numero sette, l'autore si sofferma, con l'ausilio della sua solita schiettezza e determinazione, su un altro degli aspetti pregnanti della società in cui viviamo: la relazione che intercorre tra giustizia e opinione pubblica, di come la prima sia entrata a far parte, insieme alle altre cose, di un vero e proprio mercato, motivo per cui per funzionare deve costare, e del ruolo che ha la seconda nel surclassare lei e il suo regolare corso perché la risonanza mediatica del fenomeno è tale per cui un caso debba essere risolto prima di subito, magari senza porre la giusta fiducia nei riguardi degli organi competenti. 

Per spiegare al meglio queste tematiche, Levani ricorre ad uno stratagemma narrativo davvero efficace. Durante un banchetto di nozze, infatti, ripercorre minuziosamente le tappe di un delitto che si è perpetrato a Castelbuono. Tutto ciò è reso possibile perché al tavolo numero sette, insieme ad altri invitati, siede proprio il giudice che si è occupato degli omicidi in questione, Camillo Bordin, l'uomo più odiato dal popolo, colui che ha pronunciato una sentenza di assoluzione a favore del presunto assassino.
Ed ecco che, quindi, la storia di un matrimonio, così come la storia di un delitto, sfociano irrimediabilmente nella storia di un uomo. Camillo Bordin ne diventa il protagonista indiscusso insieme al ruolo che riveste, alla sentenza giudicata sbagliata, alle lunghe spiegazioni per cercare di far comprendere la legge e le sue dinamiche a coloro che si erigono a giudici inappuntabili. L'integerrimo Camillo Bordin, l'uomo di legge che durante tutta la sua carriera ha sempre cercato di basarsi su prove e testimonianze mettendo da parte pregiudizi e preclusioni, viene messo alla gogna da una parte dei commensali che innescano una sorta di processo nei suoi confronti. Un insindacabile giudicare che metterà in luce la loro idea di giustizia, un'idea influenzata dai media sempre abituati a scavare per fornire al pubblico quante più informazioni possibili, percezioni distorte di una realtà in cui quello che conta è unicamente la risonanza mediatica.

mercoledì 20 giugno 2018

Recensione 'Il tatuatore' di Alison Belsham


Buongiorno lettori, rieccomi qui con una nuova recensione! Nell'ultimo periodo il blog è piuttosto silenzioso, e me ne rammarico, ma gli esami universitari sono rientrati prepotentemente nella mia vita. Per questo motivo è necessario stare al passo e il tempo per leggere è davvero ridotto all'osso per cui, almeno per il momento, dovrete (e dovrò) accontentarvi di fugaci apparizioni. Oggi vi parlo di un romanzo che ho ricevuto a sorpresa dalla casa editrice Newton Compton, che ringrazio per la copia omaggio. Vediamo come è andata...





Il tatuatore
Alison Belsham


Editore: Newton Compton - Genere: Thriller
Pagine: 378 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 0,99 €


Brighton. L’ispettore Francis Sullivan, giovane e ambizioso, è stato appena promosso, e questo è il suo primo caso importante. Marni Mullins, una tatuatrice di Brighton, ha trovato un corpo orribilmente scuoiato. Dalle prime indagini sul cadavere risulta chiaro che non si tratta di un omicidio isolato ma dell’opera di un serial killer. Il modus operandi e la firma sono agghiaccianti: mentre la vittima era ancora in vita, l’assassino ha rimosso intere porzioni di pelle, presumibilmente tatuate. Questa pista porta Sullivan a credere che una come Marni, che conosce il mondo dei tatuaggi come le sue tasche, sia l’unica persona in grado di aiutarlo. Ma lei ha tante ragioni per non fidarsi della polizia. E quando riuscirà a identificare il prossimo bersaglio del killer, lo dirà a Sullivan o si metterà da sola alla ricerca del “Ladro di Tatuaggi”?



Recensione

Si dice che l'eccezione confermi la regola e, nonostante Il tatuatore, romanzo d'esordio di Alison Belsham, non sia un'eccezione, una regola la conferma ed è quella di diffidare dei libri che, già in copertina, millantano di essere dei grandi qualcosa, nel caso specifico un grande thriller.

Nonostante le pregresse esperienze mi abbiano spesso lasciato l'amaro in bocca, mi sono predisposta alla lettura con tutte le buone intenzioni e con quel pizzico di curiosità che non guasta mai.

Siamo a Brighton e la cittadina viene sconvolta da una serie di omicidi, sulla cui connessione ci sono forti dubbi e perplessità da parte della polizia. Alle vittime, ancora in vita, vengono sottratti, in maniera certosina, lembi di pelle tatuata. Ad indagare sul caso sarà il neo ispettore, Francis Sullivan, ventinovenne fresco di promozione e in cerca dell'approvazione della sua squadra, affiancato dalla tatuatrice Marni Mullins, esperta conoscitrice di un mondo, quello dei tatuatori, in cui nomi illustri e tecniche di disegno faranno la differenza tra chi potrà essere la prossima vittima e chi invece no.

mercoledì 14 marzo 2018

Recensione 'Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee' di Matthew Sullivan





Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee
Matthew Sullivan


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine: 356 - Prezzo: 17,60 € - eBook: 8,99 €


Lydia è una ragazza schiva e introversa. Ama nascondersi fra i suoi adorati libri e fra gli scaffali della Libreria delle Grandi Idee presso cui lavora, nel cuore di Denver, Colorado. Una libreria che, in particolare nelle ore di apertura serali, si popola di bizzarri bibliomani che fra i volumi passano lunghe ore. Una sera, poco dopo la chiusura, a Lydia tocca una sconcertante, terribile sorpresa. Uno degli abituali frequentatori, il giovane Joey, si è impiccato fra gli scaffali del piano superiore. Prestandogli i primi soccorsi, Lydia fa una scoperta che cambierà la sua esistenza: dalla tasca dei jeans di Joey spunta una foto. Una foto che ritrae lei da bambina. Perché Joey si è suicidato proprio in libreria? Per quale motivo teneva in tasca quella foto? E perché Lydia ha l'impressione che sia solo il primo di una serie di messaggi che Joey le ha lasciato prima di morire, affidandoli ai libri? Nel tentativo di scoprire la verità, Lydia rievoca immagini di una terribile notte della sua infanzia, dettagli sepolti da tempo nella memoria. E insieme ai ricordi riemergono presenze che pensava di aver lasciato ormai nel passato, come quella di suo padre. "Mezzanotte alla Libreria delle Grandi Idee" è un thriller ambientato nel mondo degli amanti dei libri, fra personaggi che alla passione per la lettura e per il sapere hanno votato la propria vita, fino alle conseguenze più estreme...



Recensione

Mezzanotte alla libreria delle Grandi Idee, inquadrabile come appartenente al genere thriller, nasce con una promessa di base: riservare al lettore un'ambientazione, che potremmo definire perfetta, in quello che è il mondo degli amanti dei libri. Questa affermazione è vera solo in parte perché, anche se la libreria rappresenta il palcoscenico per il suicidio del giovane Joey e i libri da decifrare costituiscano la pista da perseguire per arrivare ad uno dei due capi del filo, dall'altro lato di quello stesso filo si dipana una storia molto più forte, una storia che affonda le radici nel passato, in un luogo che ovviamente non ha nulla a che vedere con la libreria, capace di mettere in ombra quella stessa ambientazione e facendo sfumare quell'idea di protagonismo che si era fatta largo nel lettore al momento di cominciare. È per questo che, a mio avviso, il ruolo di libreria e libri lascia un po' il tempo che trova, diventando quasi marginale e di nessuna importanza ai fini dell'intera narrazione. È semplicemente un luogo che avrebbe potuto essere qualsiasi altro posto vi venga in mente.

venerdì 19 gennaio 2018

Recensione 'Fiori sopra l'inferno' di Ilaria Tuti





Fiori sopra l'inferno
Ilaria Tuti


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine: 366 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 8,99 €


«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»



Recensione

Poco fuori Travenì, sul limitare della foresta millenaria sovrastata da cime innevate e pareti rocciose a strapiombo, viene ritrovato il cadavere di un uomo, completamente nudo e privato degli occhi, gli organi di senso che hanno il compito di scoprire il mondo, osservarlo e misurarlo. Con i suoi vestiti è stato realizzato uno spaventapasseri che, a qualche metro di distanza, si gode la scena del ritrovamento. Uno spettacolo macabro e raccapricciante con cui dovrà fare i conti il sessantenne commissario Teresa Battaglia, una ferocia che non è destinata a fermarsi ma che si ripercuoterà in tutta la sua brutalità anche sulle vittime che seguiranno. Non un normale caso di omicidio, ma frutto della psicosi di un assassino, un killer che non lascia tracce, che sa come muoversi in quel posto reso candido dalla copiosa quantità di neve che ricopre ogni cosa come un vello.


"È un inchino alla vita, questo sentimento che mi attraversa da quando sono arrivata nella valle. Un inchino alla vita e al suo dispiegarsi anche in assenza di luce e di cure. È lei la più forte, e noi i suoi strumenti."


lunedì 8 gennaio 2018

Recensione 'Il confine dell'ombra' di Gianluca Arrighi


Buon inizio di settimana lettori! Le feste sono belle e finite anche se negli ultimi giorni non ci ho capito molto avendoli trascorsi a letto con febbre alta. Quando uno si ammala pensa sempre di poter sfruttare quel tempo per leggere e, alla fine, è proprio l'unica cosa che non riesce a fare. 
Detto questo, oggi sono qui per lasciarvi il mio parere su uno dei libri letti negli ultimi giorni dell'anno appena trascorso. Un thriller con i fiocchi che consiglio agli amanti del genere. Mettetevi comodi allora!





Il confine dell'ombra
Gianluca Arrighi


Editore: Cento Autori - Genere: Thriller
Pagine: 222 - Prezzo: 13,00 € - eBook: 6,99 €


L'Unità di Analisi del Crimine Violento, nata nel 1994 con l'obiettivo di supportare l'autorità giudiziaria nei casi di omicidi particolarmente efferati, è alla disperata caccia di uno dei più pericolosi serial killer italiani. Orco, chiamato così per via di una mostruosa maschera con cui si nasconde il volto, è scaltro, intelligente, feroce, inesorabile. Prende sistematicamente in giro le forze dell'ordine. Il suo modus operandi cambia da vittima a vittima e non lascia mai una firma precisa. Il commissario Pietro Tolfa, dopo aver lasciato il suo incarico alla Procura di Roma, è da poco stato nominato direttore dell'Unità e riceve da Orco un messaggio preciso. Il Mostro chiede che nelle indagini sia coinvolto un uomo che da tempo non fa più parte dei ranghi dello Stato. Lo stesso con cui Tolfa aveva lavorato in passato e che, a suo avviso, non avrebbe mai accettato di investigare ancora su degli omicidi seriali: l'ex pubblico ministero Elia Preziosi. Per quale motivo Orco vuole Preziosi? L'ex magistrato vive ormai in disparte, lontano da Roma e dalla Procura. È un uomo che vuole dimenticare il suo passato. Ma è anche, soprattutto, un uomo di legge. E così, dopo una scelta tormentata, il suo desiderio di giustizia prevarrà ancora una volta. Elia Preziosi tornerà in prima linea e inizierà la sua lotta contro il tempo nel tentativo di sventare un piano folle e diabolico.



Recensione

Pubblicato lo scorso aprile dalla casa editrice Cento Autori, Il confine dell'ombra di Gianluca Arrighi è uno di quei romanzi che, devo confessarvelo, era sfuggito al mio occhio di lettrice, nonché amante di gialli e thriller. 

In questo caso specifico ci troviamo di fronte ad un legal thriller, un sottogenere del thriller, in cui rivestono un ruolo fondamentale figure come giudici, avvocati e pubblici ministeri che indagano su fatti criminosi o processi giudiziari che li vedono coinvolti in prima persona. Nel romanzo di Arrighi, in effetti, sarà Elia Preziosi, ex magistrato, a ritrovarsi invischiato in una vera e propria caccia al killer. Orco, così ribattezzato dall'Unità di Analisi del Crimine Violento per via di una mostruosa maschera che gli copre il volto durante gli omicidi, ha un modus operandi che varia da una vittima all'altra. Mai un errore. Mai un segno di riconoscimento che possa ricollegare in una qualche maniera, tra loro, gli omicidi che si susseguono ormai da ben sette anni. Sarà proprio lui, che ama riprendere le uccisioni ed inviarle alle forze dell'ordine per prendersi gioco di loro, a chiedere il coinvolgimento in prima persona dell'ex pubblico ministero obbligandolo ad una scelta tormentata.

lunedì 30 ottobre 2017

Recensione 'La ragazza nella nebbia' di Donato Carrisi


Buongiorno lettori e benvenuti nel mio angolino! Stando alla TBR stilata per il mese di Ottobre, in questo inizio di settimana, avrei dovuto lasciarvi la recensione di un romanzo letto in occasione dell'anglosassone festa di Halloween, ma così non sarà. Per questa volta i mostri, le streghe, i fantasmi e i vampiri li lascio buoni nel loro cantuccio mentre, complice un thriller mozzafiato, vi parlerò di sparizioni, omicidi e assassini.





La ragazza nella nebbia
Donato Carrisi


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine: 373 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 8,99 €


La notte in cui tutto cambia per sempre è una notte di ghiaccio e nebbia ad Avechot, un paese rintanato in una valle profonda fra le ombre delle Alpi. Forse è stata proprio colpa della nebbia se l'auto dell'agente speciale Vogel è finita in un fosso. Un banale incidente. Vogel è illeso, ma sotto shock. Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l'agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt'altra parte, lontano da Avechot. Infatti, sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso mediatico. Perché è questa la specialità di Vogel. Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Ottenere sempre più fondi per l'indagine grazie all'attenzione e alle pressioni del "pubblico a casa". Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. Questo è il suo gioco, e questa è la sua "firma". Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, per far sì che un crimine riceva ciò che gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un'audience. Sono passati due mesi da tutto questo, e l'agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì?



Recensione

Donato Carrisi, vincitore del Premio Bancarella nel 2009 con il suo romanzo d'esordio Il suggeritore (che a questo punto è quasi doveroso leggere), vanta una vasta produzione letteraria incentrata sul genere thriller ed è proprio attraverso uno dei suoi numerosi romanzi, La ragazza nella nebbia, che ho deciso di accostarmi al suo mondo narrativo. La scelta è stata dettata dal fatto che, come forse saprete, o forse no, lo scorso giovedì è apparsa in tutte le sale l'omonima trasposizione cinematografica e, come avvenuto già per il romanzo di Nesbo, volevo avere una idea più precisa prima di dedicarmi alla pellicola. 

L'argomento centrale del romanzo, che funge da perno attorno al quale far ruotare l'intera vicenda, è la scomparsa della sedicenne Anna Lou. Il pomeriggio del 23 Dicembre, infatti, ad Avechot, un piccolo paese alpino, la giovane esce di casa senza farne più ritorno. Il passo da allontanamento volontario a rapimento è breve ed è per questo che inizia una vera e propria indagine, soprattutto mediatica, affidata all'agente speciale Vogel. In realtà, e questo sarà uno dei tanti assi nella manica dell'autore, la narrazione ha inizio ben 62 giorni dopo l'episodio cardine a cui ho fatto cenno poco fa e vedrà protagonista lo stesso Vogel che, a seguito di un incidente stradale che pare avergli bloccato la memoria, ricostruirà l'intero caso giorno dopo giorno, tassello dopo tassello.

mercoledì 18 ottobre 2017

Recensione 'L'uomo di neve' di Jo Nesbo


Buon mercoledì lettori! Oggi vi lascio la recensione di un romanzo che ho terminato qualche giorno fa e che ho letto in occasione dell'uscita del suo adattamento cinematografico. Come sempre mi piace prima leggere il libro e poi dedicarmi alla pellicola. Nonostante sia un'amante del genere thriller, Jo Nesbo appartiene a quella categoria di autori, soprattutto nordici, che non fanno ancora parte del mio personale bagaglio. Come sarà andata? Ve lo lascio scoprire tra pochissimo.




L'uomo di neve
Jo Nesbo


Editore: Einaudi - Genere: Thriller
Pagine: 536 - Prezzo: 20,00 € - eBook: 9,99€


La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla propria finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all'interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nel baratro dopo mesi di astinenza dall'alcol e di buona condotta: Rakel, l'unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, Harry si rende conto che il caso ha moltissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent'anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l'unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato.



L'uomo di neve, titolo del romanzo nonché soprannome dato al serial killer che conosceremo nel corso della narrazione, è il settimo libro facente parte del ciclo dedicato all'ispettore Harry Hole. Premetto che, di base, tendo a seguire l'ordine cronologico di pubblicazione, e quindi di lettura, per poter avere un quadro completo della storia. Questo caso rappresenta un'eccezione ma, c'è da ammettere, che non ho riscontrato delle particolari mancanze a livello narrativo e di caratterizzazione dei personaggi.
Sicuramente non siamo a conoscenza del background del protagonista, comprendente vissuto e rapporti interpersonali, così come si fa riferimento ad epidosi che molto probabilmente avranno trovato una collocazione più precisa nei precedenti romanzi però, alla resa dei conti, la storia in sé è strutturalmente completa così come le inquadrature delle diverse figure che, direttamente o indirettamente, vengono coinvolte.

Il filo conduttore è costituito dalla neve, il cui candore prende possesso non solo dell'immagine di copertina ma della vicenda nella sua interezza. Alla caduta della prima neve è legata la scomparsa di alcune donne, tutte sposate e con figli. Unico indizio un pupazzo di neve, osservatore silente. Ad indagare è chiamato Harry Hole, esperto nella cattura di serial killer e conoscitore del male in tutte le sue sfaccettature. Ben presto, però, l'ispettore scoprirà come vi siano moltissime somiglianze con le altre sparizioni che hanno avuto luogo ad Oslo negli ultimi vent'anni e come l'assassino sia più vicino di quanto sembri.

La voce portante dell'intera narrazione, nonostante la presenza di molti personaggi e diversi punti di vista, cosa che un tantino confonde, c'è da ammetterlo, è proprio quella del protagonista. Harry il cui compito è "...sbattere in carcere persone già da tempo prigioniere di se stesse, di un odio e di un disprezzo di sé che lui conosceva fin troppo bene". Harry e quello stesso lavoro che è ormai diventato un'ossessione, l'unica cosa che, insieme alla rabbia, gli permette di andare avanti e che però ha compromesso il suo rapporto con Rakel, la donna che ora prova solo compassione per lui. Harry e la sua ricerca disperata di qualcosa che non aveva mai avuto e che non avrebbe mai trovato. Schivo, con un temperamento poco malleabile, da lupo solitario, indisciplinato e dipendente dall'alcol, un bisogno impellente che deve essere soddisfatto. Nonostante questo, però, è uno di quei personaggi che ispirano simpatia nel lettore perché incarna sì i difetti più classici dell'essere uomo, ma ha la grande capacità di sapersi riscattare attraverso l'acume investigativo e l'intuizione.

La storia in sé è un vero e proprio rompicapo ed è strutturalmente organizzata allo stesso modo. I continui cambi di rotta della pista investigativa faranno sì che la vostra personale lista dei sospettati si arricchirà di nomi sempre nuovi e sempre diversi tra i quali, state pur certi, apparirà anche quello dell'assassino. Nesbo ci offre la soluzione del caso in pillole sparse nei vari capitoli che costituiscono il romanzo e, tuttavia, questo ad un occhio più esperto non sfugge. Purtroppo è proprio cogliendo questi segnali e riunendo i pezzi del puzzle che si giunge alla conclusione prima del tempo, nonostante l'autore cerchi di sviare il lettore con il rischio di perdere, a tratti, le redini del suo raccontare. Questo aspetto, però, non ha disturbato in alcun modo la mia lettura anche perché il movente alla base di tutto lo si scoprirà solo nelle ultime pagine.

Per quanto riguarda la narrazione, invece, mi è piaciuta l'idea di farla muovere su tre piani temporali ben definiti: 1980, 1992 e 2004, anche se la maggior parte della storia prende piede in un arco temporale di 22 giorni in quello che è il periodo a noi più vicino, quindi 2004, pur affondando le origini di ogni cosa nel passato. Ammetto che potrebbe crearsi un po' di confusione per i diversi punti di vista e i diversi personaggi che si alternano nel corso delle pagine, però, mantenendo la giusta concentrazione si riesce a districare il bandolo della matassa.
Il ritmo è un continuo crescendo: si passa da una prima parte, quasi preparatoria, o per meglio dire introduttiva e ricca di descrizioni, in cui la storia può risultare un tantino statica, seppur corredata di colpi di scena, e lenta, ad una seconda in cui il susseguirsi degli improvvisi cambi di rotta, nel corso dell'indagine, rende il tutto più dinamico e adrenalinico ed è proprio da questo punto in poi che la lettura fila via, liscia come l'olio.
Bella anche l'idea di riprendere, sul finire del romanzo, il prologo che avevamo già trovato in apertura e narrarlo dall'altro punto di vista. Costituisce il legame tra inizio e fine, alfa ed omega, portando il cerchio a chiudersi.

In definitiva posso affermare che questo incontro con Jo Nesbo mi ha piacevolmente colpita. La mia unica perplessità sta nell'aver intuito quasi subito chi fosse l'assassino ed è per questo che vorrei leggere altro di suo, per scoprire se è una sua caratteristica quella di rivelare anzitempo ogni cosa o semplicemente il mio occhio ben allenato. Se non avete letto nulla e siete alle prime armi con il genere thriller credo proprio che dovreste farci un pensierino. Se siete più esperti dovete mettere in conto che potreste scoprire molte cose subito, almeno per quanto riguarda questo romanzo, e decidere se la cosa potrebbe infastidirvi o meno!





mercoledì 20 settembre 2017

Recensione 'Il rumore della pioggia' di Gigi Paoli






Il rumore della pioggia
Gigi Paoli


Editore: Giunti - Genere: Giallo/Thriller
Pagine:285 -Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze. Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.




La pioggia che bagna, che lava ogni cosa, ogni macchia, ogni colpa, che fa da sottofondo, quasi musicale, all'intera vicenda, creando la scenografia perfetta per quelli che sono i fatti narrati, è uno degli elementi caratteristici, nonché portanti, di questo bellissimo noir che mi ha conquistata sin dalle prime battute. Noir che si riflette anche nelle atmosfere un po' gotiche, nelle tinte fosche del cielo cupo e ombroso di novembre, nell'aria grigia dei palazzi, nello sfumato orizzonte visivo del colore dell'acciaio, nell'efferatezza dell'omicidio. Ventitrè coltellate squarciano il corpo della vittima, un anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze, e l'assassino sembra avere le sembianze di un fantasma. Un caso complicato ed intricato, un caso che vede presente e passato intrecciarsi tra loro perché è proprio lì che affondano le radici di quella che è, a tutti gli effetti, una storia di vendetta, una storia che seguiremo al fianco delle forze dell'ordine e dei magistrati, ma soprattutto accanto al personaggio principale, Carlo Alberto Marchi, giornalista del Nuovo Giornale, esperto in cronaca giudiziaria.

"Può capitare a volte che nel mare di carte si trovi quell'appiglio necessario a riemergere, respirare e faticosamente tornare sulla terraferma. Non è sempre così. Perché spesso, in un mare di carte, si può anche affogare."

Come ormai saprete sono un'amante di questo genere di romanzi ed ho sempre il terrore di imbattermi in qualcosa di trito e ritrito. Partita con i piedi di piombo sono rimasta piacevolmente colpita ed entusiasta dinanzi ad una lettura che si è rivelata magnetica e realistica sotto molti aspetti.

Elemento innovativo, è l'affiancamento tra forze dell'ordine e giornalismo. Nella stragrande maggioranza dei romanzi a cui siamo abituati l'indagine viene condotta da commissari, poliziotti, carabinieri e quant'altro, mentre in questo caso specifico fa capolino una nuova figura che ci permetterà di osservare il tutto da una prospettiva diversa e di aprire gli occhi su un mondo sconosciuto ai più. Carlo Alberto Marchi è un giornalista, un padre single alle prese con una ragazzina prossima all'adolescenza e un uomo che tiene le donne a distanza perché lui con la parola "coppia" ha chiuso. È uno di quei personaggi che, quasi in sordina, è in grado di conquistarsi la fiducia non solo di chi gli sta affianco nella storia stessa, ma soprattutto del lettore che, assumendo le sembianze della cosiddetta spalla, lo accompagna nel corso delle ricerche. Imperfetto, ironico e sempre sul pezzo, Carlo vive di storie e per le storie, quelle che gli raccontano e di cui scrive, ed è proprio per questo che non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio eroe, non sarà lui il risolutore del caso ma, inconsapevolmente, sarà l'autore di quella brusca sterzata, del famoso cambio di rotta, in un'indagine che sembrerebbe già risolta.

Un punto di forza riguarda il tipo di narrazione. Siamo di fronte ad un romanzo corale in cui i diversi punti di vista contribuiscono da una parte a rendere il racconto dinamico, mantenendo viva l'attenzione di chi legge, dall'altra ad avere una visione d'insieme ben definita andando a comporre, con i singoli tasselli, un mosaico più grande e molto più complesso che lentamente si dipana sotto gli occhi attenti del lettore. A ciò contribuisce anche la scelta di permanere in un determinato luogo, in una scena, cambiando semplicemente la voce narrante e garantendo, in questo modo, una continuità. Per spiegarmi meglio: ci si sente un po' come il famoso moscerino nella stanza, sempre presente e sempre informato sui fatti.

Con un ritmo serrato, incalzante, soprattutto nella parte iniziale, quando tutto deve ancora accadere, e con una scrittura pulita, lineare, arricchita da terminologie specifiche che non appesantiscono in alcun modo la lettura, l'autore costruisce, strutturalmente parlando, un romanzo molto intelligente che racconta in maniera concreta la realtà dei fatti, tralasciando il surreale. Servendosi di riferimenti storici e geografici ci invita a compiere un vero e proprio viaggio tra i vicoli oscuri, tra i segreti più reconditi di Firenze, città che è sì sullo sfondo ma che allo stesso tempo è parte integrante del narrato, aspetto che si avverte e che fa la differenza. 
Per non parlare dell'indagine che, non solo non lascia intendere nulla anzitempo, ma condurrà ad una risoluzione inaspettata e ad un assassino insospettabile. 

Gigi Paoli è uno scrittore che sul pezzo ci sa stare in maniera eccellente e non posso negarvi che nel romanzo si intraveda l'impronta prettamente giornalistica, cosa che ho molto apprezzato e che, a mio avviso, fornisce quel quid che fa la differenza e che mi fa dire, senza ombra di dubbio, che ci troviamo di fronte ad un esordio con i fiocchi e ad uno di quei narratori da tenere d'occhio. Se ancora non vi siete avvicinati al suo mondo credo che dovreste farlo al più presto. Io fortunatamente ho già un nuovo romanzo, nato dalla sua penna, in cui rifugiarmi per sentirmi in un porto sicuro ed accogliente.





lunedì 18 settembre 2017

Recensione 'Ogni nostra caduta' di Dennis Lehane





Ogni nostra caduta
Dennis Lehane


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine:418 - Prezzo: 18,60 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Rachel Childs ha tutto ciò che aveva sempre desiderato. E sta per perdere ogni cosa. Dopo anni di studio e duro lavoro, mossa costantemente da un animo indagatore, Rachel riesce a diventare una giornalista di successo. Donna tormentata e imprevedibile, ha ancora addosso il peso di un'ingombrante figura materna, insieme al mistero mai risolto sull'identità del padre. Ma ha raggiunto un equilibrio e la sua vita procede felicemente. Fino al crollo. A seguito di un'umiliante crisi di nervi, traumatizzata, si ritrova a vivere come una reclusa, abbandonata da tutti. È un evento inatteso in una sera di pioggia a stravolgere profondamente la visione che Rachel ha di se stessa, oltre che la sua vita privata. Un incontro con un uomo che torna dal suo passato e che l'aiuta a risollevarsi dal baratro in cui è prigioniera. Ma proprio quando si sente di nuovo sulla vetta, Rachel scopre di trovarsi in realtà sull'orlo di un precipizio ancora più spaventoso. Attirata in una trama intessuta nell'inganno, Rachel dovrà trovare dentro di sé la forza per affrontare le sue più grandi paure e accettare verità che non avrebbe mai potuto immaginare.


Dennis Lehane è un grande autore, su questo non c'è ombra di dubbio, ma il nostro incontro non è stato dei migliori. Trovo molto difficile, infatti, parlarvi di questo romanzo perché, a dirla tutta, mi sono trovata di fronte ad un tipo di lettura, e quindi di storia, ben diversa da quella che mi aspettavo.
Sono trascorsi un paio di giorni da quando ho voltato l'ultima pagina proprio perché sentivo l'esigenza di dover fare il punto della situazione per potervene parlare in maniera esaustiva.

Cominciando dal principio, il romanzo si apre in una maniera tale da suscitare nel lettore grandi aspettative per il prosieguo: "Un martedì di maggio, quando aveva trentacinque anni, Rachel uccise suo marito con un colpo di arma da fuoco. Lui inciampò all'indietro con in volto una strana espressione di conferma, come se si fosse sempre aspettato che prima o poi lei lo avrebbe fatto...".
Questa, almeno, era la mia idea di base. Le cose poi si sono evolute in maniera alquanto sorprendente, sì, ma in senso negativo.
Lo stralcio che vi ho proposto fa parte del prologo e va ad anticipare un avvenimento che nel libro troveremo ma ben oltre la metà. A questo punto sorge spontaneo chiedersi cosa ci sia prima di arrivare a tale episodio. Ebbene, strutturalmente parlando, il romanzo è diviso in tre grandi sezioni, prologo escluso: Rachel allo specchio 1979 - 2010; Brian 2011 - 2014; Rachel nel mondo 2014.

Nella prima parte l'intento dell'autore è quello di raccontare e far conoscere al lettore la protagonista attraverso il suo vissuto. Rachel è una personalità molto complessa, stretta nella morsa del senso di perdita generato dall'abbandono del padre e con un rapporto con la genitrice, non solo estremamente complicato, ma sempre sul punto di essere messo in discussione. Alla morte della madre, Rachel deciderà di ritrovare suo padre grazie all'aiuto di un investigatore privato, Brian, quello stesso Brian che ritroveremo successivamente in quella che è la parte centrale del romanzo. Sebbene l'intento sia quello di inquadrare al meglio la figura di Rachel, spiegando al lettore le cause alla base di quel trauma così radicato in lei e influente sulle scelte future, questa sezione intimista, che va a scavare nell'animo umano, diviene estremamente prolissa tanto da potersi considerare una sorta di premessa senza fine. A mio avviso tutti questi dettagli potevano essere inseriti, ad esempio con digressioni temporali, in quella che poi è la storia vera e propria che prende piede nelle sezioni successive. Così facendo, invece, è successo che alla fine del romanzo ho avuto l'impressione di aver letto due storie diverse, con ritmi diversi e completamente scorporate l'una dall'altra.

Nella seconda e nella terza parte il romanzo subisce, poi, una vera e propria trasformazione diventando, agli occhi di chi legge, molto più interessante. Ciò è sicuramente dovuto al passaggio da un ritmo lento e piatto, ad uno serrato e sempre più incalzante. Non manca nemmeno l'azione, tra morti, inseguimenti e sparatorie che, tuttavia, sfiorano l'inverosimile, il surreale, tanto che il romanzo indossa i panni dell'action thriller, più pensato per il grande schermo che per la lettura.
Questa è anche la sezione in cui emerge quella domanda attorno alla quale ruota l'intera costruzione della vicenda, e cioè se conosciamo fino in fondo le persone che ci stanno accanto e come cambia il nostro atteggiamento nei loro confronti quando scopriamo che non sono quello che pensavamo. 

Come avrete intuito il romanzo non mi ha convinta. L'ho trovato piuttosto strano, lacunoso e confuso. Si poteva tagliare molto, accorpare le informazioni e rendere il tutto più omogeneo, più armonico. Ho sempre avuto la sensazione che la scrittura sia stata pensata per la trasposizione cinematografica e questo, in un modo o nell'altro, influisce e non poco. Bisogna ammettere, però, che Lehane è in grado di scandagliare minuziosamente l'animo umano attraverso quella che è una vera e propria indagine psicologica. Ciò che funziona grandemente, infatti, sono proprio i diversi personaggi e la loro umanità. Direttamente o indirettamente, svolgono un ruolo chiave all'interno del narrato. Saranno loro a cadere e, nonostante tutto, a trovare il coraggio e la forza di rialzarsi.






mercoledì 26 aprile 2017

Recensione 'Fore Morra' di Diego di Dio





Fore Morra
Diego di Dio


Editore: Fanucci - Collana: Time Crime - Genere: Thriller
Pagine: 314 - Prezzo: 12,90 € - eBook: 4,99€
(OMAGGIO CE)


Alisa e Buba sono due sicari. Entrambi sono professionali, spietati, ben noti nell’ambiente. Lavorano insieme, ma non potrebbero essere più diversi. Buba è un uomo possente, maniacale, una perfetta macchina di morte dal passato ambiguo e oscuro. Alisa è una sopravvissuta. Si porta dietro il fardello di un’infanzia trascorsa tra violenze e angherie, tra abusi e povertà: è cresciuta ai margini di una società feroce e impietosa. Quando viene commissionato loro l’omicidio di un piccolo camorrista, scoprono che si tratta di una trappola architettata da un uomo potente e determinato, chiamato “il boss”, e di cui si sa una cosa sola: il suo obiettivo è catturare Alisa, catturarla viva. Andando a ritroso nella memoria, esplorando i tormenti e le violenze subite nella sua vita, Alisa dovrà capire chi si nasconde dietro la grande macchinazione congegnata ai suoi danni. Lei e Buba dovranno addentrarsi tra i quartieri di Napoli e negli antri bui della mente umana, per scoprire quanto profondo e devastante possa essere l’odio di un uomo tradito.



Come ormai saprete sono una divoratrice di romanzi inquadrabili sotto il genere thriller. Ne ho letti diversi nel corso degli anni e continuo a leggerne. Sono instancabile e sempre alla ricerca di bei titoli che non ingannino l'occhio del lettore solo per quel che riguarda l'estetica, ma che abbiano anche qualcosa da raccontare. 
Un thriller che si rispetti deve stimolare il lettore, incutere incertezza, ansia, timore. Essere condito da un ritmo adrenalinico, incalzante, necessario a mantenere alta l'attenzione del lettore e accompagnarlo sul filo della tensione durante tutta la narrazione. Fasi di calma apparente devono intervallarsi a fasi in cui il ritmo aumenta in maniera repentina ed improvvisa che provocano il cosiddetto effetto sorpresa. 
Il romanzo di Diego di Dio è tutto questo: un thriller che non vorresti mai riporre ma continuare a leggere tutto d'un fiato, ben strutturato e scenograficamente curato in ogni dettaglio, in ogni singola azione o parola, tanto da farlo sembrare un film. 

Un romanzo in cui prende piede il concetto di branco a cui si contrappone quello del singolo sotto attacco, quel singolo che da carnefice si ritrova vittima del sistema perché, in fondo, il passo da uno stato all'altro è davvero breve. Questo Alisa lo sa bene, con un boss alle calcagna che vuole catturarla a tutti i costi, è lei la protagonista indiscussa del romanzo, è lei che prende possesso delle parole su carta e, servendosi della voce dell'autore, come fosse la sua, si racconta in prima persona mostrandosi per quella che è, con tutte le sue fragilità.
 
Attraverso un'alternanza tra presente e passato, e con l'ausilio di flashback, ripercorreremo l'infanzia della giovane Alisa, costellata di abusi e punizioni corporali. Una bambina odiata, visceralmente, dal padre perché causa della morte della genitrice. Quello stesso padre cresciuto ai margini di una criminalità che sfiora la camorra organizzata, una delinquenza quasi tollerata. Tutto questo emergerà da una frase molto toccante e che racchiude l'essenza stessa di quello che è un rapporto più che conflittuale: "Non sapevo se esistevano altri bambini come me. Non sapevo se le madri degli altri fossero morte il giorno della loro nascita, e se i padri fossero tutti come Carmine".
Nel presente però, Alisa è riuscita a fuggire, a risollevare lo sguardo e a riscattarsi anche grazie all'aiuto di Buba, un uomo che combatte con i suoi demoni e che ha rappresentato, e continua a rappresentare, una vera e propria ancora di salvezza. Insieme costituiscono un duo di sicari a cui la gente si rivolge per incarichi che nessun altro accetterebbe. La metodicità di lui si contrappone all'intraprendente assenza di piani di lei facendo sì che i due personaggi si compensino tra loro come facce di una stessa medaglia. Una coppia che funziona e conquista sin dalle prime, incalzanti, battute.

Un romanzo al cardiopalma, in cui in alcuni momenti tratterremo il fiato ed in altri, quello stesso fiato, lo avvertiremo sul collo. Un romanzo duro, a tratti caratterizzato da un linguaggio crudo e violento ma che, tuttavia, non disturba il lettore. Un romanzo molto realistico, costituito da descrizioni puntuali e precise, il tutto corredato da un'ambientazione che, muovendosi tra il napoletano e il casertano, ci racconta di zone al limite, estreme, così come i personaggi che si muovono tra le pagine, capaci di bucare il foglio. Il cattivo diventa buono agli occhi di chi legge ed inevitabilmente si parteggia per lui che, nello specifico, è una lei.

Una piccolissima pecca, che però, in questo caso specifico, non inficia in alcun modo la lettura, riguarda l'identità del boss. In qualche modo ci si può arrivare anzitempo ma, rispetto a tutto quello che accade nel romanzo, si tratta di un tassello infinitesimale.

In definitiva un romanzo che vi terrà incollati alle pagine con un ritmo serrato e ricco di colpi di scena. Una lettura che insegna il riscatto del singolo, la speranza che, in qualche modo, ciò possa accadere. Una storia in cui, come nella migliore delle favole, si può auspicare anche al lieto fine. 






lunedì 3 aprile 2017

Recensione 'Una ragazza bugiarda' di Ali Land




Una ragazza bugiarda
Ali Land


Editore: Newton Compton Editori - Genere: Thriller
Pagine: 345 - Prezzo: 9,90 € - eBook: 2,99€
(OMAGGIO CE)


Denunciare la propria madre a soli quindici anni può essere straziante. Dopo quella decisione, la vita di Annie è completamente cambiata. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme alla sua nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia, Phoebe. Adattarsi ai loro ritmi e alle loro abitudini è molto più complicato di quanto avesse pensato. E il pensiero del processo che si avvicina, nel quale sarà chiamata come testimone, non le dà tregua. Mike, che inizialmente aveva richiesto l’affidamento di Milly sperando di poterla aiutare, è sopraffatto dai suoi impegni di psicoterapeuta. Saskia riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di occuparsi anche di quella adottiva. Phoebe ha reagito malissimo all’arrivo di Milly: è sempre di malumore, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a maltrattarla, spalleggiata dalle amiche. Milly si sente isolata e in cerca di sostegno. Avrebbe assoluto bisogno di qualcuno che le desse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre, di cui sa molto di più di quanto non abbia confessato. Eppure nessuno sembra disposto a farlo.



Generalmente rifuggo da tutti quei romanzi che si auto osannano con frasi del tipo "un grande qualcosa" dove, al posto della parola qualcosa, potete metterci il genere che vi pare. Quindi vi starete chiedendo perché abbia deciso di leggere questo "grande thriller". Ebbene ci sono tre ragioni alla base di questa mia scelta: prima di tutto mi è stato inviato, a sorpresa, dalla casa editrice (che per inciso ringrazio per la copia); poi, ero nella fase in cui avevo bisogno di leggere un thriller (ogni tanto si manifesta questa sorta di dipendenza); in ultimo, i pareri entusiasti su Goodreads (ammetto di sbirciare le stelline date da altri utenti ogni volta che inizio un nuovo romanzo).

Detto questo, è bene fare una piccola, ma importante, precisazione: il romanzo della Land appartiene ad un sottogenere ben preciso del thriller quindi il punto da cui partire è inquadrarlo nella maniera più corretta. Si tratta, infatti, di un thriller psicologico ed in questo tipo di romanzi si tende ad enfatizzare, a dare maggiore importanza ai personaggi e alla loro psiche. Questo lo si comprende sin dalle prime pagine. Attraverso uno stile costituito da frasi brevi, quasi spezzate dai segni di interpunzione, dove la prosa prende il sopravvento sul discorso diretto e con un narratore che racconta in prima persona, entreremo nella mente di Milly, la protagonista, che vive un vero e proprio dissidio interiore, un conflitto mentale in cui alla sua voce si alternerà quella materna, un'ombra che, spesso e volentieri, viene a trovarla, a minare la sua abbastanza labile integrità fisica e mentale.

Non ci sarà una scia di sangue, gli omicidi sono già avvenuti e ci verrà raccontato il dopo. Milly è un'adolescente a cui hanno portato via tutto, persino il nome. È stata lei stessa a denunciare sua madre, una serial killer accusata di aver ucciso nove bambini. 
Il punto di forza del romanzo, a mio parere, è proprio la protagonista ed il suo legame viscerale con la genitrice. Nonostante la madre rappresenti la persona da cui scappare, al contempo è anche quella da cui tornare. Un cordone ombelicale mai reciso con la figlia che rappresenta una sorta di proiezione della madre. Milly dovrà fare i conti con la propria coscienza, un castello di carte pronto a crollare, e con quella sensazione di similarità che la avvicina, e di molto, alla figura materna. 

Non sono un'esperta del thriller psicologico e nemmeno una fan di questo sottogenere motivo per cui ritengo che quello della Land sia un buon esordio. Da lettrice ho avvertito delle mancanze generali che non mi hanno permesso di valutare la lettura con un metro di giudizio massimo. 
Se non ho nulla da eccepire sulla costruzione del personaggio che ritengo caratterizzato ottimamente, ho da ridire sulla vicenda in sé. Ritengo che sia stato dato davvero poco spazio al processo, che pure sarebbe dovuto essere il fulcro attorno al quale far ruotare la vicenda. Se ne parla, ma dopo 200 pagine, e soprattutto viene liquidato in pochi capitoli, in modo molto sommario senza quella costruzione necessaria a delineare il caso. I bambini sono morti, è chiaro, ma come? Perché? Che prove sono state raccolte? Ecco la linea investigativa non viene ricostruita lasciando il lettore spaesato. 
Per non parlare del titolo che, nella traduzione italiana, mina la suspense di cui dovrebbe essere permeato il romanzo. Durante la lettura, infatti, diventa quasi inevitabile lasciare spazio al dubbio che Milly ci stia mentendo fino a quando non si giunge alle battute finali e a quell'epilogo un po' scontato.
In definitiva un romanzo che ha dalla sua il fatto di lasciarsi leggere velocemente ma che non è ammantato da quell'aura di eccezionalità che pure ci si aspettava.




lunedì 13 giugno 2016

Recensione 'La donna di picche' di Guido Maria Nizzola


Buon inizio di settimana miei affezionati lettori. Non so se ci avete fatto caso ma siamo prossimi alla metà del mese e sembra solo ieri quando maggio ci salutava per lasciare spazio a giugno.
Tra l'altro questo avanzamento temporale mi fa pensare all'estate ormai prossima, anche se sarò in ferie solo tra qualche mese, e sto già iniziando a pensare a quali titoli portare in vacanza con me.
Oggi, però, vorrei parlarvi di un romanzo che mi è stato proposto dalla casa editrice Edizioni Artestampa, che ringrazio per la copia, e che fa parte di un genere a me molto affine quale il thriller. Mettetevi comodi, si comincia!




La donna di picche
Guido Maria Nizzola


Editore: Edizioni Artestampa - Genere: Thriller Pagine: 309 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 7,99€
(OMAGGIO CE)


Quando la splendida Annika Mellemberg, erede di una facoltosa stirpe di industriali tedeschi, entra nella vita – e nell'azienda – dell'ingegner Enrico Mattei, sembra che la sorte abbia voluto creare una di quelle coppie perfette che suscitano negli altri ammirazione e, talvolta, invidia. Ma non è tutto oro quello che luccica, o meglio: l'oro è autentico, tutto il resto è un grande enigma che Enrico Mattei dovrà risolvere, se ci tiene alla vita.








Il rituale del matrimonio prevede che venga pronunciata una promessa che dice grossomodo così: "...per amarlo, onorarlo e rispettarlo, in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà finché morte non vi separi?". Ora, pare che la frase finale abbia subito delle modifiche nel corso degli anni ma non è questa la sede in cui appurare la cosa. Per potervi parlarvi del romanzo, invece, è importante proprio la battuta finale, quel "finché morte non vi separi".

Siete sicuri di potervi fidare al cento per cento della persona che avete al vostro fianco? Vi è mai capitato di provare un sentimento diverso da quello d'amore, un sentimento molto più simile alla paura? Sono sicura che la maggior parte di voi risponderà in coro un secco no! Diversa è la questione per Enrico Mattei, il protagonista del romanzo e per sua moglie Annika Mellemberg. Conosciutisi qualche anno prima rispetto ai fatti raccontati, entrambi sono a capo di due grandi aziende specializzate nel campo delle energie rinnovabili, una tutta italiana e l'altra tedesca. 
Tuttavia il loro si presenta come un matrimonio davvero singolare; costretti a soggiornare in luoghi diversi per la maggior parte dell'anno, non condividono il letto neanche quando si trovano sotto lo stesso tetto e assolvono ai loro doveri coniugali in maniera molto sporadica. Un matrimonio d'interessi reciproci, più che di amore nel senso più stretto del termine. Enrico è un uomo che si è fatto da solo: una madre bidella, un padre idraulico e nonni contadini. Dotato di intelligenza, cultura e ingegno ha proseguito gli studi grazie al denaro delle varie squadre calcistiche in cui aveva giocato da ragazzino e che avevano preso a cuore la situazione del piccolo Enrico, orfano di padre. 
Annika invece è una donna magnetica, non dotata di una particolare bellezza, ma ricca di fascino. Appartenente alla stirpe dei Mellemberg, un cognome altisonante, ha risollevato le sorti dell'azienda di famiglia della quale è divenuta, poi, presidente. Una donna cinica, subdola e calcolatrice. Lo stesso Enrico si ritroverà ad essere succube di quella moglie per la quale inizierà a provare un sentimento molto più vicino alla paura e all'odio. Una donna disposta a tutto per ottenere quello che vuole ed Enrico questo lo scoprirà a proprie spese, soprattutto quando il confine che separa la vita dalla morte verrà valicato.


"La vedeva volare e aspettava ansioso. Quando vide la mosca dibattersi freneticamente fu preso da una enorme soddisfazione. Vicino a lei la farfalla, che poco prima era rimasta impigliata, si era rassegnata e non si muoveva più. Si sentì l'acquolina in bocca. Quale mangio per prima? La farfalla, decise. Guardò ancora una volta dall'alto il suo capolavoro. Le faceva tutte belle, ma la ragnatela di quel giorno era perfetta. Cominciò a scendere, rapido e leggero. Sono un genio pensò. Io, il ragno."


"La donna di picche" racconta di potere, ricchezza, ambizione, il tutto condito da una scia di sangue che coinvolge un numero di cadaveri sempre maggiore. Il romanzo si suddivide in tre grandi sezioni. Ho trovato la parte iniziale, che per contenuti rappresenta una sorta di presentazione che solo in un secondo momento ci introdurrà nel vivo della storia, eccessivamente prolissa in alcuni punti con una particolare focalizzazione su argomenti quali i diversi tipi di energia rinnovabile, le fonti utilizzabili e via discorrendo che, per chi come me non è esperto in materia, costituiscono una pausa nella narrazione che ha un certo peso dal punto di vista dell'attenzione.
La seconda e la terza parte, invece, rappresentano il punto di forza del romanzo. È qui che iniziano a dipanarsi i vari omicidi e prende piede l'indagine vera e propria. Un'indagine con tutti i crismi, ben strutturata, costruita passo passo, in maniera così particolareggiata da sentirsi parte integrante della squadra investigativa. Lo confesso, da questo momento in poi la lettura si è rivelata molto più piacevole e scorrevole. Molto bravo l'autore a costruire un intreccio di storie che, apparentemente, sembrerebbe condurre all'unico colpevole possibile per poi stravolgere ogni cosa e ribaltare interamente la situazione prospettatasi di facile risoluzione fino a quel momento. Uno stile semplice, agevole e lineare, ricco di dialoghi che lasciano trasparire la forte interazione tra i vari personaggi, non solo tra i protagonisti, ma tra tutti coloro che occupano la scena. Ognuno di loro è dotato di una propria personalità e questo traspare in maniera efficace pagina dopo pagina. Si nota, inoltre, l'ottima conoscenza dei luoghi, soprattutto quelli del modenese, in cui si snoda la vicenda.

Una lettura che si è rivelata una piacevole scoperta e che, per questo motivo, consiglio agli amanti del genere, a tutti coloro che amano restare col fiato sospeso, che vogliono sentirsi parte integrante dell'indagine e che si sentono affini a quelle storie in cui niente è come sembra.







venerdì 10 giugno 2016

Recensione 'Incubo' di Wulf Dorn


Buongiorno lettori e buon venerdì! Ritorna l'appuntamento con la recensione prima del weekend. Oggi vi parlo di un bellissimo thriller, che avrete capito essere uno dei miei generi di lettura preferiti, facente parte di quella sfera che va sotto il nome di psico thriller, ovvero che ha per protagonista il subconscio umano e quindi la sfera prettamente psichica. 
A tal proposito, ringrazio la casa editrice Corbaccio per la copia omaggio di "Incubo", ultimo capolavoro del maestro del genere, Wulf Dorn.





Incubo
Wulf Dorn


Editore: Corbaccio - Genere: Thriller
Pagine: 300 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 6,99€
(OMAGGIO CE) 


Dalla morte dei genitori in un terribile incidente d’auto dal quale è uscito miracolosamente illeso, Simon soffre di incubi spaventosi. Dopo essere stato ricoverato in un ospedale psichiatrico in seguito allo shock, Simon si è stabilito dalla zia insieme con suo fratello maggiore, ma adattarsi alla nuova vita è un compito durissimo, soprattutto da quando Simon è perseguitato da una presenza malvagia che lo spia nel buio, proprio come nei suoi sogni più spaventosi. E forse è proprio questa presenza la responsabile della scomparsa di una ragazza, la stessa che Simon decide di cercare aiutato dalla sua unica amica.





"A volte qualcosa si spezza. Non sentiamo alcun rumore, neppure ce ne accorgiamo. Eppure fa malissimo. È un dolore così violento che ci sembra non passerà mai. Nemmeno tra mille anni."


Basta il tempo di un respiro perché tutto cambi. Un attimo prima sei comodamente seduto sul sedile posteriore della vettura guidata dai tuoi genitori e l'attimo dopo ti ritrovi catapultato nel vuoto, appeso a testa in giù, frenato dalla cintura di sicurezza mentre i vetri schizzano ovunque, le urla si accavallano le une sulle altre, lo sguardo terrorizzato si sofferma sullo spazio circostante e poi silenzio. Solo silenzio. 
Questo è quanto accade a Simon Strode in quello che era sembrato, all'apparenza, un sabato di marzo come tanti. O meglio, questo è quello che lui riesce a ricordare a fatica nell'ospedale psichiatrico nel quale viene ospitato subito dopo l'incidente affinché riesca a riempire quei vuoti di memoria tanto angoscianti.
L'incidente lo ha strappato alla sua routine, alla sua quotidianità, lo ha privato dell'affetto più caro, quello dei suoi genitori, lo ha sradicato da quella che era la sua vita. 
Nonostante l'ospitalità di zia Tilia e il riavvicinamento a suo fratello Michael, il suo punto di riferimento, Simon si sente solo. Anche se poi solo non è perché ci sono gli incubi e i mostri dagli occhi rossi che li popolano a fargli compagnia. 
Ma a Fahlenberg iniziano ad accadere strani episodi, prima la scomparsa della sedicenne Leonie, poi l'aggressione a Melina, la fidanzata di Michael. Qualcuno ha iniziato a mietere le sue vittime, un lupo dai denti aguzzi, un lupo che si aggira per i boschi e che forse non ha finito di scegliere le sue prede. Sarà a questo punto che Simon, aiutato dalla strana ragazza dai capelli corvino di nome Caro, svestirà i panni del codardo e cercherò di fare luce su quanto sta avvenendo.


"Es è come il lupo cattivo delle favole. Finché dai ascolto alla ragione e ai sentimenti, e sai che può diventare pericoloso, non ti farà niente. Ma guai se gli lasci campo libero. Allora ti divora. A volte basta un solo istante. E, se poi non riconosci il tuo errore, le cose peggiorano ulteriormente."


Corteggiavo da tempo immemore Dorn ma non avevo avuto occasione di prendere un suo romanzo tra le mani e dire 'Bene, conosciamoci!'. I miei amici lettori continuavano a ripetermi che la cosa era davvero ingiustificabile: un'amante del thriller non poteva non aver letto Dorn.
A questo punto, complice anche la casa editrice, mi è sembrata un'ottima idea iniziare proprio dal suo ultimo romanzo, una novità dell'ultimo periodo visto che sono solita ripescare prima i vecchi romanzi e procedere in ordine temporale con i successivi. Proprio per questa mia scarsa conoscenza, non avendo letto nulla di suo, non posso operare confronti con i romanzi precedenti ma vi scriverò cosa ne penso di questa lettura da profana.

Devo ammettere che non sono stata subito conquistata da "Incubo", un romanzo dalle tinte fosche, cupe, inquietanti. Ci è voluto un po' perché iniziassi a nutrire i giusti dubbi, iniziassi a provare quelle sensazioni così ambigue e alle quali si vuole trovare una risposta a tutti i costi e per farlo è necessario gettarsi a capofitto nella lettura. Ebbene questo è successo da un certo punto in poi, quando si è raggiunto un picco di tensione non indifferente, al punto tale da farmi divorare il romanzo.
Posso confermare che Dorn è un maestro dello psico thriller, le voci che circolano su di lui sono vere e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa. Il romanzo è permeato da un senso di solitudine e di tensione sempre più crescente. Le atmosfere in cui prendono piede le vicende, i luoghi coinvolti, come la boscaglia o il vecchio hotel in rovina, vengono delineate con cura e perizia. Sogno e realtà si mescolano tra loro alla perfezione al punto che gran parte delle scene sembrano così reali da provare paura per lo stesso Simon. 
Efficace la caratterizzazione e l'enfatizzazione dello stesso personaggio e della sua psiche. Simon è un diverso, il migliore della classe in tutte le materie, ma un perdente in qualsiasi attività fisica a causa della sua statura e della sua corporatura. Soggetto alle angherie dei bulli. Prigioniero della sua mente, delle sue paure, delle sue fissazioni. L'ordine matematico è per lui sinonimo di sicurezza, tutto deve avere una propria logica, una propria organizzazione. Il caos non è contemplato. 
In lui affiora spesso il desiderio di ritornare al passato, a quando i suoi genitori erano vivi, a quando la sua famiglia era unita. La paura dell'abbandono è il mostro che gli fa compagnia, così come i mostri che popolano i suoi incubi. Per questo motivo sarà costantemente chiamato a risolvere i conflitti che prendono piede nella sua stessa mente.

Con uno stile sempre più incalzante e ricco di suspense lo scrittore guiderà il lettore attraverso le zone d'ombra della mente umana, quelle zone dove si annidano le paure, le fobie, dove la realtà viene travisata, modificata a piacimento di chi ne è coinvolto perché in romanzi in cui è la stessa mente ad essere la vera protagonista, le cose non sono mai come appaiono. E il punto di forza del suo narrare risiede proprio in questo: indurre il lettore a pensare una determinata cosa e sovvertire ogni logica nell'attimo successivo, quando tutto sembra ormai definito e prossimo alla conclusione. Il punto di vista delle cose è importante soprattutto quando tutto è il contrario di tutto e il finale vi lascerà senza fiato!

Una lettura in cui si parlerà più di sparizioni che di scie di sangue, dove il macabro non trova posto cedendo il passo ai misteri della psicologia, a quelle zone d'ombra che caratterizzano la mente dell'essere umano. Una lettura che consiglio soprattutto a coloro che, come me, non si sono ancora accostati al mondo di Dorn e allo psico thriller.







venerdì 4 marzo 2016

Recensione 'La gemella silenziosa' di S. K. Tremayne


Buongiorno lettori, eccomi qui, attiva e pimpante, per lasciarvi una nuova recensione. Oggi vi parlo di un romanzo che avevo adocchiato qualche tempo fa, proprio nel periodo della sua pubblicazione per cui parliamo dello scorso settembre. All'epoca avevo letto anche qualche recensione che girava in rete ma non avevo provato quella sensazione tale da indurmi a leggerlo. Poi, quando il titolo è stato proposto in una delle challenge a cui sto partecipando, ho deciso che era arrivato il momento di concedergli una possibilità. "La gemella silenziosa", di S. K. Tremayne, è un romanzo che tiene col fiato sospeso, che vi farà dubitare di tutto e tutti un rigo sì e l'altro pure ed è per questo che vi consiglio caldamente di continuare a leggere quanto ho da dirvi.






La gemella silenziosa
S. K. Tremayne


Editore: Garzanti - Genere: Thriller/Mistery
Pagine: 306 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€


Nel silenzio della sera sull'isola di Skye, Sarah accarezza i biondi capelli della sua bimba di sette anni, Kirstie, appena addormentata. Capelli identici, come ogni altra cosa, a quelli della sorellina gemella Lydia. Ma un anno prima Lydia è morta improvvisamente, lasciando un vuoto così grande da costringere Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti. Lì in Scozia, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah spera di ritrovare la serenità. Ma, quando una violenta tempesta sferza l'isola, Sarah e Kirstie rimangono isolate. nel buio, la bambina sussurra: "Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? io sono Lydia. Kirstie è morta, non io". Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarla. Cos'è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?





Sapete cosa mi ha veramente incuriosita? La frase riportata in copertina. Forse riuscite a leggerla nell'immagine sopra ma, a scanso di equivoci, ve la riporto di seguito: "Sono uguali in tutto. Solo la loro madre può distinguerle. O forse no.".
Ebbene, credo che se anche voi vi soffermaste a pensarci vi rendereste conto di quanto quelle parole siano incomprensibili nella loro assurdità. Io stessa mi sono domandata come potesse essere possibile, per una madre, non distinguere le proprie figlie, anche se gemelle. Ed è su quelle stesse parole che poggiano le solide basi che costituiscono la struttura portante del romanzo; un equivoco di uno spessore tale da andare ad influire sull'esistenza dei personaggi coinvolti.

Come sempre è bene procedere per gradi. Kirstie e Lydia sono due gemelle, identiche. Stesso taglio e colore di capelli, stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Praticamente indistinguibili. Tuttavia, quattordici mesi prima dall'inizio della narrazione, Lydia è morta precipitando dal balcone di casa dei nonni. Un episodio discutibile a cui il lettore, in un primo momento non presta tutta l'attenzione che meriterebbe. Ci si soffermerà a riflettere sull'accaduto solo in seguito. In quel giorno nefasto, a vigilare sulle gemelline c'era Sarah, la loro mamma, richiamata sulla macabra scena dalle urla della sopravvissuta che continuava a ripetere che la gemella morta fosse Lydia. Un'informazione che viene presa per buona da tutti, senza battere ciglio: è Kirstie la sopravvissuta!
Questo è l'antefatto, quello che è accaduto prima degli eventi con cui si apre il romanzo, per cui non vivremo in prima persona l'incidente, ma ne sentiremo parlare e proprio questa scelta narrativa giocherà un ruolo chiave in tutta la vicenda.
Dopo quattordici mesi, quindi, ritroviamo la famiglia Moorcroft costituita da Angus, Sarah e la piccola Kirstie. Una famiglia persa ancora nel proprio lutto, come è giusto che sia, una famiglia che ha bisogno di tornare a vivere, di trovare qualcosa che possa riportarla a sperare, rinsaldando quei rapporti ostili e rancorosi che si muovono dietro le apparenze. L'isola di Skye persa tra le scogliere e i cieli immensi della Scozia potrebbe rappresentare la loro unica possibilità: un posto nuovo con nuovi sogni, un nuovo inizio senza ricordi.
Ma la stabilità tanto cercata sembra essere ben lontana dalla famiglia Moorcroft, sembra proprio aver preso un sentiero diverso. Dimenticare non è così facile come si potrebbe sperare e quando Kirstie pronuncerà quella frase che riecheggerà tra le mura domestiche, fendendo l'aria come un dardo avvelenato, il seme del dubbio si insinuerà nella mente di Sarah iniziando a germogliare e ad affondare le sue radici sempre più. Può una madre non distinguere le proprie bambine? Potrebbero le parole di Kirstie giustificare gli improvvisi cambiamenti comportamentali che la rendono più simile a Lydia? O si tratta semplicemente della cosiddetta 'elaborazione del lutto', che tra gemelle assume sfumature inspiegabili?


"Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? io sono Lydia. Kirstie è morta, non io"


Due gemelle identiche, un'isola misteriosa, un intreccio saldo, i continui colpi di scena sono tutti elementi che fanno sì che il romanzo che tenete tra le mani sia un gran bel romanzo.
Una storia dove niente è quello che sembra, dove il dubbio si insinua nella mente dei protagonisti ma soprattutto del lettore con un continuo rovesciamento di ruoli, di parteggiamenti, fino al raggiungimento dell'epilogo dove ogni cosa sembra tornare al proprio posto solo perché la si inquadra dalla giusta prospettiva. Quella stessa prospettiva che è mancata per tutto il romanzo e che contribuisce ad incrementare quel clima di tensione che si respira pagina dopo pagina.
Il romanzo può essere pensato come un grande palcoscenico, calcato da attori professionisti che non vi mostreranno mai il loro volto. E cosa fanno gli attori? Recitano una parte, ed è proprio quello che accade a tutti i protagonisti che prendono vita dalla penna dell'autore. Indossano delle maschere che li faranno sembrare una famiglia, ma solo all'apparenza perché, come in ogni situazione, è bene grattare quella patina di perfezione che ricopre la vera essenza degli esseri umani, facendo sì che appaiano per quello che non sono. E allora scoprirete che quelle maschere sono state messe lì per recitare una parte, per dare vita ad un vero e proprio melodramma. Quelle maschere racchiudono il loro essere fragili e una volta abbassate riveleranno delle piccole crepe, delle crepe che lacerano i rapporti dall'interno mettendo in luce dei dettagli che sono sfuggiti, primo tra tutti un forte senso di solitudine. Una solitudine palpabile della quale sono intrisi gli stessi personaggi: la gemella sopravvissuta ne rappresenta la quintessenza, colei che viene additata come diversa, colei con la quale nessuno vuole giocare, un bogan, che in gaelico vuol dire fantasma; un matrimonio in crisi, un marito che disprezza la propria moglie e quest'ultima che ha paura dello stesso e dei suoi eccessi di rabbia. Tre figure che non riescono più a comunicare tra loro e che per questo motivo sono sole con se stesse e con i loro sensi di colpa perché ognuno, a suo modo, si sente responsabile dell'incidente.
La voce di Sarah, intervallata da alcuni capitoli raccontati dal punto di vista di Angus, vi guiderà tra le pagine di un romanzo altamente psicologico, dove tutte le certezze, tutte le sicurezze, verranno meno per lasciare il posto all'unico elemento plausibile: il dubbio.
Consiglio questo romanzo a chi ama il genere thriller sì, ma con molti aspetti del mistery, a coloro che vogliono arrivare al finale per gradi, senza comprendere nulla anzitempo, e credetemi con questo romanzo è davvero possibile perché sarete sempre e costantemente sviati. Non avrete alcun punto di riferimento che possa guidarvi all'epilogo inaspettato.