lunedì 25 maggio 2020

Recensione 'Nella balena' di Alessandro Barbaglia


Nel mio immaginario di lettrice c'è una specie di paniere. Non un recipiente qualunque, dove ognuno di noi ci metterebbe ogni sorta di oggetto, bensì un paniere delle storie. Una cesta che le contiene tutte, in uno spazio senza confini, tipo l'etere. Allora io mi immagino che ogni volta che uno scrittore cerca quel guizzo che gli permetta di individuare la storia giusta e renderla tangibile per noi comuni mortali, immerga la sua mano in questo paniere et voilà. Eccola la sua storia. 
Nel caso specifico di Alessandro Barbaglia, che è l'autore del romanzo di cui vado a parlarvi, la scena è più o meno la stessa, con l'eccezione che la sua mano riesce sempre, e dico sempre, a pescare, da bravo cacciatore, le storie più insolite e originali, quelle che ci permettono di viaggiare verso orizzonti sconosciuti, dove il confine tra reale e fantastico è così labile che siamo in grado di oltrepassarlo senza remore, accompagnati da quella sensazione di leggerezza e di benessere che, fidatevi, non è cosa da poco.


NELLA BALENA di Alessandro Barbaglia │ Editore: Mondadori │ Pagine: 228 │ Prezzo: 17,00€


Di Barbaglia, che è colui che mi fornisce le storie giuste al momento giusto, ho letto i precedenti lavori e li custodisco, gelosamente, a doppia mandata, nel mio cuore. Ora, capite bene che colpire nel segno per ben due volte non è cosa semplice. Ed è per questo che, quando ho scoperto dell'uscita di questo terzo romanzo, da una parte ho iniziato a scalpitare, impaziente di immergermi e perdermi in queste nuove pagine, dall'altra mi sentivo schiacciata dalla morsa dell'ansia e delle millemila domande che angustiano il più comune dei lettori quando deve leggere il nuovo romanzo di uno dei suoi scrittori preferiti. Riuscirà a soddisfare le aspettative? Segnerà una tripletta o questa volta dovrò riporre il libro sullo scaffale, mestamente sconfitto? So che ve lo state chiedendo ed è per questo che ve lo anticipo, senza indugio. Ebbene... tre su tre!

Nella balena è un romanzo vero al 97%, il restante 2% è meraviglia e anche se manca ancora qualcosa non chiedetelo né a me né all'autore perché a quanto dice lui, ed io non posso che convenire, le storie ne sanno più di chi le scrive. Dicevo, è una storia vera perché, prendendo spunto da fatti realmente accaduti, in un arco temporale che parte dal 1954 e raggiunge i nostri giorni, ripercorre le avventure della Balena Goliath, un cetaceo lungo la bellezza di ventidue metri, pescato in Norvegia, al largo di Trondheim, la cui carcassa venne riempita di 7000 litri di formalina con l'idea di esporla al pubblico per farne visitare l'interno. A riuscire nell'impresa fu un italiano, un torinese, Giuseppe Erba che la rese la protagonista indiscussa di un tour che girò non solo tutta l'Italia ma anche parte dell'Europa.

Muovendosi tra passato e presente, in un intreccio di vite e di storie, l'autore ci fornisce i giusti appigli, quelli che ci permettono di imbarcarci in questa avventura, partendo dalla testa del cetaceo per arrivare giù, fino alla sua coda. A farci da spalla un nutrito gruppo di personaggi, alcuni più stravaganti di altri, ognuno però con peculiarità che lasciano il segno.

domenica 17 maggio 2020

Recensione 'Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina' di Fannie Flagg


Quando ci imbattiamo in uno di quei periodi in cui con la lettura non si riesce proprio ad andare d'accordo, c'è bisogno di certezze. 
Nel mio caso, cerco di rifugiarmi tra le pagine di quelli che reputo i miei scrittori preferiti. È per questo che, ispezionando lo scaffale dei libri da leggere, la mia scelta è ricaduta su Mr. Zuppa Campbell, il pettirosso e la bambina, di Fannie Flagg, un piccolo gioiellino di cui vado a parlarvi.


  MR. ZUPPA CAMPBELL IL PETTIROSSO E LA BAMBINA di Fannie Flagg │ Editore: BUR │ Pagine: 235 │ Prezzo: 10,00€


Tra i romanzi scritti dalla Flagg, conosciuta in maniera del tutto casuale nel lontano 2016, e letti, con una media di un libro ogni due anni, annovero già Voli acrobatici e pattini a rotelle e Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop. Mr. Zuppa Campbell è il terzo romanzo che leggo e, lasciatemelo dire, l'ho apprezzato al pari degli altri per la sua unicità.

Ancora una volta ho ritrovato quello stile tipico della Flagg che mi ha da sempre affascinata. Una scrittura semplice e altamente evocativa, per la grande padronanza descrittiva, che nella sua essenzialità riesce a mettere su storie originali, mai scontate e con personaggi unici ed indimenticabili.
Tuttavia, Mr. Zuppa Campbell si discosta dai due romanzi già letti, non solo per trama, ma soprattutto per costruzione narrativa. Se i due avevano una struttura tale per cui c'era un alternarsi di presente e passato con digressioni che toccavano anche episodi poco conosciuti della storia passata, in questo romanzo l'intera narrazione è ambientata al tempo presente, in un continuo alternarsi di stagioni.

Ulteriore, e più importante novità, il protagonista della vicenda che, nel caso specifico, non è una donna ma un uomo: Oswald P. Campbell (come la zuppa di pomodoro, insieme alla quale fu abbandonato alla nascita sui gradini di una chiesa).
A fine lettura posso affermare, senza dubbio alcuno, che il personaggio del Signor Campbell è più che riuscito e rappresenta il perno dell'intera narrazione, che permette di tenere le fila del discorso ma che, allo stesso tempo, rappresenta il punto di snodo per dipanare il racconto, consentendogli di imboccare una serie di percorsi che lo porteranno verso altrettanti personaggi. Ma andiamo con ordine.

sabato 2 maggio 2020

Recensione 'Casa Tyneford' di Natasha Solomons


Sono trascorsi esattamente quarantanove giorni dalla mia ultima apparizione nella blogosfera, un periodo abbastanza lungo durante il quale, nonostante abbia stilato liste, scelto titoli e pianificato letture per far sì che il tempo sospeso, nel quale ci siamo improvvisamente ritrovati, fosse riempito di storie, la mia voglia di leggere è andata via via scemando.
È successo, infatti, che queste storie, per quanto ci provassi, proprio non riuscivano ad imboccare la strada che le avrebbe condotte da me. Le priorità sono diventate altre, anche piccole imposizioni come leggere un capitolo al giorno, provare a cambiare libro, in un continuo iniziare ed accantonare romanzi, non hanno sortito alcun effetto. 
Poi però qualcosa è cambiato, è diventato quasi necessario rimettere in moto gli ingranaggi che si erano inceppati e allora, mentre il cursore ha iniziato a lampeggiare su questa pagina bianca ho pensato che sarebbe stato meglio approfittare di questo momento in cui la marea si è ritirata e le nubi hanno iniziato a diradarsi per parlarvi dell'unica lettura che sia riuscita a portare a termine in questo periodo buio.


  CASA TYNEFORD di Natasha Solomons │ Editore: Neri Pozza │ Pagine: 413 │ Prezzo: 18,00€


Chi mi conosce bene lo sa, in tempi non sospetti, Casa Tyneford, di Natasha Solomons, lo avrei letto ad occhi chiusi perché presenta tutta una serie di caratteristiche che, in quanto lettrice, apprezzo grandemente, prima tra tutte l'ambientazione.
Come la stessa autrice ci racconta nelle note finali, il villaggio di Tyneford trae ispirazione dal villaggio fantasma di Tyneham, sulla costa del Dorset, un luogo remoto e segreto, lontano dalle strade principali e dalla ferrovia, separato dal mondo esterno da una serie di cancelli di legno, dove gli uomini si dedicano alla pesca e le donne lavorano nei campi o a servizio nella grande dimora di famiglia, appartenuta ai Bond nella realtà, ai Rivers nella versione romanzata. Un villaggio, quello di cui si racconta nel romanzo, che, tra realtà e finzione, durante gli anni del Secondo conflitto mondiale, sarà destinato a subire le stesse sorti di Tyneham.

Secondo aspetto fondamentale riguarda la protagonista della storia. La figura di Elise Landau, sempre a detta dell'autrice, è ispirata alla sua prozia Gabi Landau che, alla fine degli anni Trenta, riuscì a lasciare l'Europa diventando la bambinaia di una famiglia inglese. La stessa Elise, protagonista del romanzo, infatti, si troverà costretta ad abbandonare l'Austria e ad accettare un visto per lavorare come cameriera alle dipendenze di Mr Rivers presso Tyneford House.
Cresciuta negli agi di una famiglia borghese ebraica, con una genitrice che è una famosa cantante dell'Opera di Vienna e un genitore che è un noto scrittore d'avanguardia, Elise si ritrova a vivere in pieno la fase di cambiamenti e di privazioni che investì come un'onda d'urto gli ebrei durante l'ascesa del nazismo. Ed è proprio per aver salva la vita che i genitori decidono di smembrare la famiglia facendo in modo che Elise raggiunga la sconosciuta Inghilterra e la primogenita Margot, insieme a suo marito, l'America, con la promessa di un ricongiungimento nel nuovo continente, non appena le acque si fossero calmate.