sabato 3 novembre 2018

Recensione 'L'amica geniale' di Elena Ferrante


Buon sabato lettori e lettrici! Come state trascorrendo questo lungo ponte? Io sto approfittando di questi giorni per rilassarmi in compagnia di un buon libro, mettermi in pari con le serie tv e portarmi avanti con la programmazione del blog. Oggi, però, ho deciso di lasciarvi il mio pensiero circa l'ultimo romanzo letto. Ve ne parlo a breve dopo qualche generalità.




L'AMICA GENIALE
Elena Ferrante


Edizioni e/o - 327 pp. - 18,00€


L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati... Non vogliamo dirvi altro per non guastare il piacere della lettura. Dicevamo che L’amica geniale appartiene a quel genere di libro che si vorrebbe non finisse mai. E infatti non finisce. O, per dire meglio, porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto. La storia si dipana nei volumi successivi, per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche.



Non credo ci siano momenti giusti o sbagliati per leggere un libro. Credo, piuttosto, si debba parlare di maturità. O almeno questo è quello che penso, visto che, nel corso degli anni, ho sentito l'esigenza di tramutare le mie abitudini di lettrice per avvicinarmi a nuovi generi e a nuovi tipi di storie.
Ecco, con L'amica geniale, di cui ho scoperto di possedere la prima edizione, non ci siamo presi per una questione di maturità. Comprato nell'ormai lontano 2011, iniziato e abbandonato dopo neanche un centinaio di pagine, ripreso e continuato con la speranza di sormontare la difficoltà iniziale, il romanzo ha atteso sullo scaffale dei libri da leggere per ben sette anni, silenziosamente, come solo i libri sanno fare, con quella capacità tutta loro di saper aspettare. 

L'ho ripreso tra le mani qualche settimana fa, le pagine un po' ingiallite e quella fragranza tipica del tempo passato. Ho iniziato a leggerlo continuando a ripetermi di saltare l'ostacolo con decisione. Ma sapete qual è la verità? Io quell'ostacolo che mi aveva fatto desistere a suo tempo non l'ho incontrato, anzi, paradossalmente, non sono più riuscita a staccarmene se non, di mala voglia, voltata l'ultima pagina. 

Il romanzo della Ferrante, primo volume di una quadrilogia, ha come perno centrale l'amicizia tra Raffaella Cerullo, detta Lila, ed Elena Greco, detta Lenù, affermazione che pur essendo vera è, allo stesso tempo, estremamente riduttiva. Infatti, se L'amica geniale è sicuramente uno scavare nei recessi di un sentimento dalla natura estremamente complessa come solo l'amicizia sa essere, è anche un romanzo che racconta degli strappi della vita, della perdita degli equilibri, dell'importanza dei cambiamenti e della capacità di sapersi adattare o di esserne completamente investiti. 

Siamo nel secondo dopoguerra, nel rione di una Napoli che, insieme al resto dell'Italia, si prepara ai grandi mutamenti degli anni a venire. Lo spaccato popolare di una realtà costretta a sottostare a determinate regole sociali. Una realtà in cui domina la figura del padre e padrone, affiancata da quelle dei fratelli maggiori; una realtà in cui ad un torto o ad un'offesa bisogna rispondere con la violenza perché far male è una specie di malattia; una realtà in cui le parole ammazzano, i bambini e gli adulti si feriscono spesso e i primi crescono con l'obbligo di rendere difficile la vita dei coetanei, prima che questi la rendano difficile a loro.

È qui, tra case bianchicce, con l'odore miserabile dei pianerottoli e la polvere delle strade, tra viuzze e stradine, che si perde la voce narrante di una Lenù che, ormai anziana, inizia a ripercorrere, tappa dopo tappa, gli eventi salienti che l'hanno vista legata alla sua coprotagonista, Lila, soffermandosi sull'infanzia, prima, e sull'adolescenza, poi. Un seguire, in maniera attenta, la crescita delle due giovani protagoniste, i buoni e i cattivi sentimenti, le tentazioni e i tranelli orditi dalla gelosia che rendono il rapporto, grazie allo scorrere del tempo, soggetto al cambiamento e completamente in antitesi al concetto di amicizia a cui ognuno di noi farebbe riferimento.

Lenù e Lila non potrebbero essere più diverse. I boccoli biondi e la delicatezza espressiva che intenerisce della prima si scontrano con le croste a gomiti e ginocchia e coi grandi occhi vivissimi, che si tramutano in fessure di determinazione, della seconda. La voglia di piacere di Lenù si contrappone alla lingua affilata di Lila e allo sguardo di chi dice che farle del male non serve perché lei te ne avrebbe fatto di più, a qualsiasi costo. 
A partire dall'incontro in prima elementare, Lenù si rende conto di trovarsi dinanzi ad una creatura singolare, diversa dalle altre bambine perché cattiva sempre. Eppure si sviluppa in lei il bisogno innato di non abbandonarla. Una sorta di dipendenza che, come l'autrice spiega in tutto il corso del racconto focalizzando l'attenzione su questo particolare aspetto, si tramuta nell'ossessione di voler essere come Lila, di fare quello che fa Lila. Emerge nitida, in Lenù, la paura di perdere pezzi della vita di Lila, soprattutto al momento della separazione scolastica, cosa che avrebbe comportato la perdita di centralità anche nella sua di esistenza. 
Una competizione continua che, se da una parte serve a spronare la giovane Lenù, dall'altra la rende succube ed ombra dell'amica, tanto da arrivare a giudicare la propria esistenza sulla base di quella dell'altra, instillandole un senso di inadeguatezza ed inferiorità. La smania di intrecciare il proprio destino a quello dell'amica, di mettersi in pari riguardo qualsiasi accadimento sembra subire il fascino di una sorta di malia per cui le gioie o il dolore dell'una presuppongono il dolore o la gioia dell'altra. 

La Ferrante scandaglia con attenzione questo territorio così delicato, i sentimenti dell'una o dell'altra, il costante desiderio di riequilibrare il rapporto che le lega. Un gioco continuo di scambio e rovesciamento delle sorti che le porta ad essere indispensabili l'una per l'altra. Una convergenza destinata però a tramutarsi, col passare degli anni, in una inevitabile divergenza che vedrà Lila piegata alla volontà del rione che imprigiona, per poter sopravvivere, e Lenù sollecitata dal forte senso di estraneità cui si accompagna il desiderio di evasione e la voglia di non accontentarsi mai. Un aprirsi al mondo, un ridestarsi dal torpore, un levarsi i paraocchi della fanciullezza. Una vera e propria evoluzione che il lettore accetta di buon grado pur di non vederla succube di un destino già tracciato e dal quale sembrerebbe impossibile discostarsi.

L'amica geniale, però, non racconta solo di un'amicizia sui generis, ma si sofferma anche sull'importanza delle scelte, su come un no o un sì, pronunciato a mezza voce, possa sortire il proprio effetto a lungo termine; su come la vita non sia altro che lotta, sopravvivenza, dolore, ricchezza e povertà; su come, coscientemente, scatti nei diversi personaggi il desiderio di rivalsa, di riscatto sociale, morale ed economico.

Sicuramente non è un romanzo semplice da raccontare perché denso di significati, ricco di sfumature e pregno di riflessioni ma l'autrice, ponendo la giusta attenzione sulle parole e soppesandole, è riuscita nell'impresa. Contaminata da scrittura, storia e personaggi non posso far altro che continuare ad inerpicarmi sulla salita che mi aspetta.





18 commenti:

  1. Ciao, Anna! Io purtroppo ancora non ho avuto modo di leggerlo, ma prima o poi mi piacerebbe intraprendere questo viaggio ☺ avrei voluto farlo prima della serie televisiva, ma per questa volta Va bene così ☺

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    1. Hai detto bene Gresi, è un vero e proprio viaggio ed io ti auguro di intraprenderlo prima o poi perché ne vale davvero la pena :)

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  2. Anch'io la prima volta che l'ho iniziato, mi sono bloccata e l'ho rimesso in libreria. Qualche anno dopo me ne sono innamorata follemente. Ho letto tutta la serie e adesso attendo la trasposizione in uscita sul piccolo schermo. Bellissima recensione :)

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    1. Ecco, percorso identico! Però sono contenta di essere riuscita nell'impresa e, in effetti, proseguirò a breve :)
      Grazie Tessa!

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  3. Ciao Anna io l'ho letto il mese scorso ed è stata una lettura bellissima anzi direi fulminante! Ho iniziato già il secondo perché non riesco a staccarmene e lo leggo insieme ad altri libri perché voglio che durasse per sempre! Bellissima recensione!

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    1. Fulminante calza a pennello! Romanzo bellissimo il primo e tanta curiosità per il prosieguo :) Bacio

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  4. Ciao Anna, ho letto un paio di anni fa la quadrilogia della Ferrante, e mi è piaciuta moltissimo... non vedo l'ora di vedere la serie tv :-)

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    1. Confesso di averlo iniziato indipendentemente dalla serie tv, era uno dei buoni propositi letterari del 2018. Ora però sono curiosissima di vedere la trasposizione cinematografica :)

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  5. Letto, ma tanti anni fa. E, da mezzo napoletano, l'ho adorato. Devo assolutamente riprendere, usando la serie come riassunto. ❤️

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    1. Tu riprendi e io pure proseguo :)
      Curiosa per la trasposizione, chissà se, anche in questo caso, sarà meglio il libro o se la contenderanno. Lo scopriremo ;)

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  6. da napoletana ogni volta che vedo libri ambientati nella mia città mi viene voglia di leggerli. stessa cosa è capitata con l'amica geniale che ho amato profondamente. non ho mai continuato la serie per paura. una paura folle che i volumi successivi non siano all'altezza. prima o poi però arriverà il momento giusto. così come è stato anche per te.

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    1. Sai Chicca, sono sicura che non deluderà nemmeno il prosieguo. L'ho acquistato proprio oggi e conto di leggerlo presto :)

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  7. Che strano, pure io l'ho iniziato e abbandonato tempo fa. Che sia tempo di riprendere la lettura? Bellissima recensione.
    Lea

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    1. Grazie Lea! Noto che un episodio del genere accomuna molti lettori. Per quel che mi riguarda l'ho ripreso più volte e, finalmente, l'ho portato a termine :)

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  8. Me l'hanno regalato di recente...Ora, con questa tua recensione, non vedo l'ora di iniziare a leggerlo!

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    1. Ciao Caterina, grazie per avermi letta :) Sono felice di averti "spinta" verso questo bellissimo romanzo. Fammi sapere che te ne pare. Buona lettura!

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  9. Ciao,la tua recensione mi è piaciuta molto, non ero del tutto convinta di voler leggere questa serie, ma ne ho sentito parlare benissimo e perciò mi sono incuriosita. Probabilmente non ho ancora lo stato mentale giusto, ma sicuramente nei prossimi anni gli darò una possibilità :)

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    1. Grazie Emili! Sono contenta che la recensione ti sia piaciuta. Ti auguro di leggerlo quanto prima. A presto :)

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