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lunedì 2 marzo 2020

Recensione 'E avrai sempre una casa' di Piero Malagoli


E AVRAI SEMPRE UNA CASA di Piero Malagoli │ Editore: Edizioni Spartaco │ Pagine: 328 │ Prezzo: 14,00€


Ambientato tra le sperdute alture dell'Ozark, nell'Arkansas più rurale e profondo, con in sottofondo il lontano echeggiare della Guerra di Secessione, E avrai sempre una casa è un romanzo forte, capace di raccontare, senza sconti, la difficile ed estenuante lotta alla sopravvivenza, in ottemperanza a quel principio di autoconservazione, quella volontà di vivere, che è insita in ogni singola specie.

Malagoli, che, per inciso, non ha nulla da invidiare agli scrittori della letteratura americana, è in grado di sondare gli aspetti più crudeli ed inafferrabili dell'essere umano, quelle bassezze che, nel tentativo di non soccombere, lo rendono capace di qualsiasi azione, paragonabile, in tutto e per tutto, alle bestie. Senza troppi giri di parole, con una prosa ammaliante e potente, l'autore ci racconta la fiaccante esistenza dei fittavoli, la cui vita è scandita dai tempi della semina e della raccolta del cotone, disposti a spezzarsi la schiena per un ricavo annuale che gli permetta di non morire di stenti durante la fredda stagione invernale e di conservare la propria terra, quel piccolo frammento di mondo domestico incastonato in un'immensità aliena e selvaggia.

Per farlo si serve dei McMath, una famiglia senza aspettative, se non quella di rimanere vivi. Una famiglia per la quale il domani è rappresentato dalle settimane che scandiscono i lavori nei campi ed il futuro solo dal susseguirsi delle stagioni, nel ciclo interminabile del tempo che contempla la presenza dell'essere umano finché è vivo, in piedi, a fare la sua parte.

venerdì 29 novembre 2019

Recensione 'Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri' di Daniele Germani


  COME ELIMINARE LA POLVERE E ALTRI BRUTTI PENSIERI di Daniele Germani │ Editore: Edizioni Spartaco │ Pagine: 183 │ Prezzo: 12,00€


È il 13 maggio del 1978 quando in Italia viene approvata la legge che ha come tema gli Accertamenti e i trattamenti sanitari volontari e obbligatori. La legge, passata alla storia come Legge Basaglia, che prende il suo nome da Franco Basaglia, psichiatra e promotore della riforma psichiatrica italiana, verrà ripresa ed integrata solo pochi mesi dopo con quella che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale. 
Di fatto, però, la 180 fu la prima ed unica legge che, da una parte impose la chiusura dei manicomi, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici, dall'altra regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio andando a modernizzare l'impostazione clinica dell'assistenza psichiatrica, con l'intento di rinnovare i rapporti tra società, personale delle strutture e pazienti, riconoscendo pienamente a questi ultimi i diritti spettanti e una vita di qualità.

È prendendo spunto da questo avvenimento storico, che segna un vero e proprio punto di svolta nella lotta all'abolizione degli ospedali psichiatrici, che Germani inizia a tessere le fila di una storia malinconica e dolorosa che accompagnerà il lettore negli anfratti più oscuri della psiche umana, tra sofferenza fisica e mentale, e che lo obbligherà a riflettere sul concetto di normalità e pazzia, andando oltre il significato stereotipato, con il solo intento di coglierne il senso più vero e profondo.

I punti di riferimento per il lettore, le guide che lo accompagneranno in questo percorso di guarigione universale, sono tre personaggi. Tre anime fragili ingabbiate nel vorticoso battere e levare dei propri pensieri, impossibili da sbrogliare, preda del rammarico e di una sorta di estraneazione dalla realtà. Le loro sono tre storie che, capitolo dopo capitolo, sono destinate a correre parallelamente senza incontrarsi mai, fino al punto di rottura definitivo in cui, quel filo sotteso, che pure apparentemente le lega, verrà inesorabilmente reciso.

venerdì 14 giugno 2019

Recensione 'Tavolo numero sette' di Darien Levani


TAVOLO NUMERO SETTE di Darien Levani │ Editore: Edizioni Spartaco │ Pagine: 215 │ Prezzo: 13,00€


Darien Levani, la cui scrittura ho avuto modo di apprezzare grazie a Toringrad, pubblicato sempre dalla casa editrice Edizioni Spartaco, torna in libreria con un nuovo ed interessantissimo romanzo.

Ancora una volta in Tavolo numero sette, l'autore si sofferma, con l'ausilio della sua solita schiettezza e determinazione, su un altro degli aspetti pregnanti della società in cui viviamo: la relazione che intercorre tra giustizia e opinione pubblica, di come la prima sia entrata a far parte, insieme alle altre cose, di un vero e proprio mercato, motivo per cui per funzionare deve costare, e del ruolo che ha la seconda nel surclassare lei e il suo regolare corso perché la risonanza mediatica del fenomeno è tale per cui un caso debba essere risolto prima di subito, magari senza porre la giusta fiducia nei riguardi degli organi competenti. 

Per spiegare al meglio queste tematiche, Levani ricorre ad uno stratagemma narrativo davvero efficace. Durante un banchetto di nozze, infatti, ripercorre minuziosamente le tappe di un delitto che si è perpetrato a Castelbuono. Tutto ciò è reso possibile perché al tavolo numero sette, insieme ad altri invitati, siede proprio il giudice che si è occupato degli omicidi in questione, Camillo Bordin, l'uomo più odiato dal popolo, colui che ha pronunciato una sentenza di assoluzione a favore del presunto assassino.
Ed ecco che, quindi, la storia di un matrimonio, così come la storia di un delitto, sfociano irrimediabilmente nella storia di un uomo. Camillo Bordin ne diventa il protagonista indiscusso insieme al ruolo che riveste, alla sentenza giudicata sbagliata, alle lunghe spiegazioni per cercare di far comprendere la legge e le sue dinamiche a coloro che si erigono a giudici inappuntabili. L'integerrimo Camillo Bordin, l'uomo di legge che durante tutta la sua carriera ha sempre cercato di basarsi su prove e testimonianze mettendo da parte pregiudizi e preclusioni, viene messo alla gogna da una parte dei commensali che innescano una sorta di processo nei suoi confronti. Un insindacabile giudicare che metterà in luce la loro idea di giustizia, un'idea influenzata dai media sempre abituati a scavare per fornire al pubblico quante più informazioni possibili, percezioni distorte di una realtà in cui quello che conta è unicamente la risonanza mediatica.

giovedì 23 novembre 2017

Recensione 'Occhi chiusi spalle al mare' di Donato Cutolo


Buongiorno lettori, siamo giunti a giovedì ed io ho deciso di salutarvi, prima del weekend, con la recensione di un romanzo bello, coinvolgente e soprattutto vero. Un romanzo per la cui proposta e copia ringrazio la casa editrice Edizioni Spartaco e Tiziana, sempre attenta a suggerirmi letture nelle mie corde. Bene, non voglio dilungarmi oltre, vi auguro una buona lettura!





Occhi chiusi spalle al mare
Donato Cutolo


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 143 - Prezzo: 13,00 €


Introverso e schivo, Piero è cresciuto all'ombra di un padre distante e autoritario su un'isola immaginaria del Sud, approdo di migranti. Dalla morte prematura della madre, il ragazzo è solito affidare a una matita pensieri e desideri, cercando nel disegno un modo per esorcizzare paure e fragilità. Un giorno, un incontro fortuito in un palazzo abbandonato cambierà prospettiva e direzione alla sua esistenza. Occhi chiusi spalle al mare è una storia intima. Con stile semplice e raffinato, Cutolo delinea i contorni di sentimenti veri come i conflitti descritti, siano essi bellici o interiori. A rendere indimenticabile la lettura è l'ascolto in sottofondo della colonna sonora composta da Rita Marcotulli e impreziosita dalla voce di Sergio Rubini.



Recensione

La lettura del romanzo di Cutolo è stata, almeno per me, una vera e propria esperienza sensoriale in quanto non si ha solo il coinvolgimento della vista ma anche, e soprattutto, dell'udito. È grazie alla musica di Rita Marcotulli, che pure è voce, impreziosita dal narrato di Sergio Rubini a cui si accompagna uno stile di scrittura schietto, pulito, senza tutti quei dolcificanti che possano edulcorare la pillola ma anzi, con l'obiettivo di renderla il più amara possibile, che il lettore entra in connessione con il romanzo.

La storia che ci viene raccontata, capitolo dopo capitolo, è una storia difficile, una storia struggente, intima, sentita, silenziosa. Una storia che, rispetto ai nostri giorni non ha nulla di diverso, che ci apre gli occhi su una devastante e reale verità che, in maniera diretta o indiretta, chi più, chi meno, dovrebbe coinvolgerci, portarci a riflettere.

lunedì 9 ottobre 2017

Recensione 'I favolosi anni '85' di Simone Costa


Buon inizio di settimana lettori! Oggi vi lascio la recensione di un romanzo pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Edizioni Spartaco, che ringrazio per la copia omaggio. Un titolo molto particolare per una storia che lo è altrettanto.




I favolosi anni '85
Simone Costa


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:153 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Marco Cocco, autore deluso, ex alcolista, dopo anni di rifiuti riesce finalmente a piazzare la trasmissione vincente: "I favolosi anni '85". La nostalgia è la chiave del programma, che ha subito un gran successo. L'idea semplice e per questo geniale sta nella costruzione di ricordi positivi in cui tutti possano riconoscersi: il profumo del piatto preferito da bambini, l'amore sbocciato da adolescenti su una spiaggia, la vittoria della Nazionale ai Mondiali di calcio. A dare voce alle storie è lo speaker arrivista, calcolatore ma bravissimo, Charlie Poccia. Sulle sue tracce cerca di mettersi Irene Castello. Manager in carriera, al culmine dell'affermazione professionale la giovane donna si ammala di una sindrome unica: non riesce più a decifrare le parole della gente, che per lei suonano come bisbiglii incomprensibili. Chissà se la dolcezza amara delle frasi ascoltate alla radio riuscirà a riportarla alla normalità.
 


Come anticipatovi in apertura, I favolosi anni '85 è un romanzo molto particolare e, probabilmente, adatto ad un certo tipo di pubblico.

L'intera vicenda ruota attorno all'omonima trasmissione radiofonica che può essere considerata una sorta di perno attorno al quale sviluppare la narrazione vera e propria. In verità, però, questa diventa il pretesto per raccontarci le due storie principali che, in un'alternanza di capitoli, ci faranno compagnia dalla prima all'ultima pagina. 
Ma entrando nel particolare, l'obiettivo della trasmissione è quello di rievocare i momenti del passato, che siano stati vissuti o meno, in maniera generica in modo che chiunque possa riconoscersi riportando alla memoria sensazioni piacevoli. Il tutto accompagnato da hit musicali degli anni passati.
Ideatore della trasmissione è Marco Cocco, la voce maschile protagonista, che vede nel programma il modo per esorcizzare quella sensazione di nostalgia legata ad una storia d'amore finita due anni prima ma che ancora lo ossessiona. A lui si alterna la voce di Irene, la protagonista femminile. Ipocondriaca per natura, anche lei, reduce da un rapporto finito, ha deciso di gettarsi a capofitto nel lavoro per riappropriarsi della propria vita. Irene e i sogni monchi, invasi da una sensazione di malessere sottile e persistente che la costringe a svegliarsi nel cuore della notte. Il suo è uno sguardo scheggiato, disinteressato a quanto accade nel mondo.

Quando ho iniziato a leggere il romanzo, devo ammetterlo, mi sono chiesta più volte quale fosse l'intento dell'autore. Diciamocelo chiaramente: le due storie, alternandosi un capitolo dopo l'altro, possono apparire particolarmente sconnesse, un po' come se stessimo leggendo due romanzi differenti, e che, ad un certo momento, l'autore si fosse ritrovato con così tanta carne sul fuoco da non sapere più che pesci pigliare. 
Questo ad uno sguardo poco attento, lo stesso che ho adottato io per un certo periodo durante la lettura. Poi, però, il progetto del narratore prende forma, le carte vengono rimescolate e le voci, così solitarie, diventano un tutt'uno. È a questo punto che emerge la similarità delle storie e dei personaggi, quello che non si era riusciti a comprendere anzitempo.
Marco ed Irene, infatti, sono accomunati dal senso di nostalgia, una nostalgia che avevano provato a combattere ma in cui si erano persi col passare dei giorni. Spezzati, ammaccati, privati di una parte importante del loro essere, e per questo incompleti, hanno entrambi cercato di superare il proprio evento traumatico nascondendolo, ponendo l'attenzione su altro, commettendo così un gravissimo errore. Ed è proprio quando credono di esserci riusciti che la vita gli restituisce il conto, il can che dorme si desta perché lui è sempre stato lì, ed inizia a roderli dall'interno.

Ma ciò che traspare dalla scrittura di Costa, oltre alla grande maturità stilistica e alla capacità di saper scandagliare il subconscio dell'essere umano, è il senso di sofferenza che accomuna le due figure. Sofferenza che, a mio avviso, si riflette in maniera molto più evidente in Irene. Forse perché donna, mi sono sentita molto vicina a lei nel momento in cui il suo mondo va in pezzi e scopre che i suoni e le parole iniziano a sovrapporsi, creando una mescolanza di note singole e stridenti che non riesce a comprendere. Ed è qui, nella sua storia, che emerge un aspetto che rende questo romanzo una piccola fiaba moderna: Irene è sotto una sorta di incantesimo che, in qualche modo, dovrà essere spezzato.

Facendo capo a quelli che sono i sentimenti più distruttivi dell'essere umano, primi tra tutti la sofferenza e la nostalgia, l'autore ci conduce, in punta di piedi, nei meandri più reconditi della storia narrata. Un tunnel senza via d'uscita dove i protagonisti, che avrebbero voluto essere degli eroi, dovranno fare i conti con la vita vera, quella in cui bisogna decidere se imboccare la strada che conduce al precipizio, e quindi al fallimento, o quella che invece porta alla luce, affinché possano rialzarsi e tornare a combattere, perché, in fondo,  la scelta sta tutta lì.






mercoledì 30 agosto 2017

Recensione 'Toringrad' di Darien Levani





Toringrad
Darien Levani


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:175 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Drini, albanese, ex studente di Storia, dopo aver accumulato un discreto gruzzolo nel mondo dello spaccio della cocaina, a 29 anni si stabilisce a Torino dove gestisce un bar molto in voga che ha scelto di chiamare Toringrad. Ma quando il cognato Petrìt viene tradito e arrestato poco prima di Natale, gli affari di famiglia richiedono la sua presenza per portare a termine la consegna di un carico di "dama bianca". Sarà un viaggio difficile e rischioso, con incursioni nel mondo del sottoproletariato italiano fatto di prostituzione, slot machine, tossicodipendenza, una trasferta che lo condurrà nella Milano del potere marcio. Ma sarà anche la ricerca del traditore, perché nessun conto può essere lasciato insoluto. I sospetti cadono sull'acquirente, Envèr. Se è stato lui, dovrà pagare con la vita. Eppure la verità non è mai scontata, come Drini avrà modo di scoprire a proprie spese. "Toringrad" è un romanzo ruvido e diretto come il suo protagonista, lucido e freddo imprenditore dello spaccio ma con una morale che lo induce a rimanere fedele a se stesso e al suo destino.



Toringrad è un romanzo ruvido, schietto, diretto. Senza giri di parole l'autore ci presenta uno spaccato di una società corrotta in cui prostituzione, slot machine e tossicodipendenza la fanno da padroni. Levani ci racconta quello che non si vede ma che pure c'è. Ci racconta di una Milano capitale dello smercio della droga in tutta Europa. Ci racconta di alleanze che si intessono, di come si decidano i prezzi, si raccolga e si ricicli il denaro. Ci racconta di traffici illeciti, di tradimenti, di sotterfugi, di rischi e pericoli e lo fa servendosi di un protagonista carismatico, furbo, intelligente e che sa il fatto suo. Un imprenditore, Drini, che le mani in pasta le ha tenute per anni, che ha deciso di allontanarsi da quel mondo rimanendo fedele a se stesso e alla sua morale. Sarà l'attaccamento alla famiglia e l'onta del tradimento a riportarlo in quello stesso mondo da cui era rifuggito. Lui è l'unico di cui Petrit possa fidarsi per far luce su una storia che, all'apparenza, sembrerebbe già tracciata. Ma si sa che la via più facile non è sempre quella giusta da perseguire.


"Ci sono delle persone che hanno una vita ordinata. Passano un'infanzia incolore, studiano con ordinaria mediocrità e lavorano nello stesso ufficio finché non vanno in pensione. Vanno al cinema, scelgono i supermercati con ampi parcheggi e leggono solo riviste patinate mentre aspettano dal dentista. Non invidio niente di tutto questo, mi chiedo come sarebbe se le cose fossero semplici ogni tanto."


Devo confessarvi che, pur non appartenendo ad un genere a me affine, soprattutto per storia, il romanzo si legge tutto d'un fiato. Ben costruito, intricato e carico di mistero, l'ho trovato un tantino lento nella prima parte e in alcuni dialoghi tra i vari personaggi, pecca che si esaurisce con una certa rapidità lasciando il posto ad un ritmo serrato e sempre più incalzante nei capitoli finali che conducono all'epilogo della vicenda. I personaggi, descritti a tutto tondo, sono credibili, concreti, e non frutto della semplice immaginazione dell'autore: il lettore riesce a immaginarli in carne e ossa lasciandosi trascinare nel loro mondo.

Interessanti, anche, i dettagli riguardanti il popolo albanese che toccano ambiti differenti, dal culturale, allo storico, al politico e che aprono lo sguardo del lettore ad un panorama sul quale potrebbe sentirsi inesperto.

Un romanzo che si concentra sulla battaglia tra illegalità e moralità, un romanzo che mette a confronto due culture, quella albanese e quella italiana, tanto diverse ma tanto affini. Una lettura diversa dal solito e, forse, non per tutti, ed un autore da tenere sott'occhio con uno stile di scrittura che affascina e sa raccontare.






martedì 16 maggio 2017

Recensione 'I tre volti di Ecate' di Vito Santoro


Buongiorno lettrici e lettori! In questo martedì che, almeno dalle mie parti, profuma d'estate, vi lascio la recensione di un romanzo ambientato nella mia terra, nel brindisino per l'esattezza. Un noir dalle tinte fosche per la cui lettura devo ringraziare la casa editrice Edizioni Spartaco. Mettetevi comodi, si comincia!





I tre volti di Ecate
Vito Santoro


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Noir
Pagine: 185 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Alberto e Dario sono ladruncoli, ragazzi difficili che sarebbero piaciuti a Pier Paolo Pasolini. Da una villa lussuosa i due rubano un reperto di valore, la statua di Ecate, una delle divinità più misteriose della iconografia greca, traghettatrice delle anime degli uomini nel regno dei morti. Il giorno dopo il colpo, accanto ai piedistallo vuoto, c'è il cadavere di uno sconosciuto. Chi è e perché è stato ammazzato? Del caso si occupa il commissario Nebbio, poliziotto sadico e corrotto. Attori e vittime di un gioco più grande di loro, Alberto e Dario chiedono aiuto a un miliziano solitario e dal passato in chiaroscuro, Mario Sforza, che s'impegna a tirarli fuori dai guai. Innanzitutto bisogna dar conto a Messala, ricco proprietario di un albergo, committente del furto. Ha agito per sé o per altri? E che fine ha fatto la statua? Il triplice aspetto della dea - una donna giovane, una adulta e una anziana - è un'allegoria dei modi con i quali l'uomo, nelle diverse età, riconosce e affronta la propria fine. Analogamente i protagonisti del romanzo sfideranno le tre facce della morte e saranno guidati da Ecate verso il loro inevitabile destino.



Ho letto questo romanzo in un giorno e mezzo, anche se lo si potrebbe portare a termine in uno soltanto perché è una di quelle letture che non solo tengono compagnia ma calamitano l'attenzione del lettore.
Come ho già accennato all'inizio, è ambientato in Puglia, nel brindisino, ma tocca anche Cesme, in Turchia, e Sant'Agata dei Goti, nel Sannio beneventano. E, così come la maglia del racconto si espande geograficamente andando a toccare punti differenti sulla cartina, alla stessa maniera diverse saranno le figure coinvolte nell'intera vicenda.

Tutto ha inizio con un furto su commissione, una statuetta di bronzo. Un lavoro pulito per Dario e Alberto, organizzato alla perfezione. Nella villa del Conte non avrebbe dovuto esserci nessuno, invece è comparso, a sorpresa, un uomo armato. Alberto lo colpisce con la statuetta facendo sì che, il mattino seguente, venga ritrovato cadavere ai piedi della teca ormai vuota. Da questo momento in poi inizia una vera e propria caccia all'uomo, anzi agli uomini, nella quale sarà coinvolto anche il Commissario Nebbio che, dall'alto della sua corruzione, si prodigherà in prima persona per abbattere tutti i birilli coinvolti in quella che avrebbe dovuto essere una rapina semplice e, soprattutto, pulita.

Un imprevisto che cambia le carte in tavola, è questo il punto di partenza dell'intera vicenda. Imprevisto che, alla fine del romanzo, verrà svelato non essere tale. Ecco, la bravura dello scrittore risiede in questo: dare, ma allo stesso tempo non dare, punti di riferimento, coinvolgere il lettore nell'indagine fornendogli più di una pista da seguire, facendogli credere determinate cose, per poi stravolgere tutto nel finale, andando a risolvere anche quelle questioni che sembrerebbero essere rimaste in sospeso e che invece si rivelano essere per nulla casuali. Il romanzo è un vero e proprio rompicapo, un cerchio che, solo nelle battute finali, si chiude. 

Con un titolo che è un elogio al classicismo greco e che rimanda alla mitologia, I tre volti di Ecate rappresentano il cardine, il perno, attorno al quale far ruotare l'intera storia. Le sue tre facce, che scrutano punti lontani e diversi che le altre non possono vedere, rappresentano le varie chiavi di lettura che possono essere date al romanzo, così come le differenti verità che ci vengono fornite nel corso della narrazione. Inoltre, come una forza centripeta, la statua, è in grado di attirare a sé le vite delle diverse figure che si muovono sulla scena ed, in ottemperanza a quello che è il suo ruolo di traghettatrice le accompagna lungo il cammino che conduce al Regno dei Morti. Quasi fosse una maledizione, l'ambivalenza statua-morte è strettamente radicata in ogni singola pagina. 

"Una giovane, un'adulta e un'anziana. Tre età e tre rappresentazioni diverse, ma si tratta di un'unica donna. La più giovane impugna un coltello con il quale taglia il collegamento con la vita. È lei che recide il cordone che lega l'anima al corpo. Lo vedi il serpente che l'avvolge? Con la sua caratteristica di cambiare pelle simboleggia la trasformazione. Il serpente rappresenta il passaggio dalla vita terrena all'oltretomba. La donna con la corona e la fiaccola invece ha il compito di illuminare il cammino. Lei accompagna le anime lungo il percorso che conduce all'aldilà. Infine la donna anziana, la saggia, colei che custodisce la chiave che apre le porte degli inferi."


Con uno stile diretto, un ritmo coinvolgente e serrato e una scrittura in cui il punto di vista e gli scenari cambiano a seconda del personaggio che in quel momento prende possesso delle parole su carta, Vito Santoro ci presenta un romanzo ben costruito e strutturato. Un romanzo in cui tutti sono legati tra di loro a doppio filo, ma ognuno cerca di tirare i remi in barca per prendersi gioco del prossimo. Un romanzo in cui si parla sopratutto di scelte, giuste o sbagliate che siano, di rappacificazioni con il proprio passato e con il proprio presente, di ricordi che scottano la pelle, di gioventù bruciata dall'alcol, dalla droga e dalle rapine e di un destino a cui, ineluttabilmente, soccombere.
Un romanzo in cui tutti, un attimo prima, sono carnefici e quello dopo si trasformano in vittime sacrificali.