martedì 31 ottobre 2017

The Hunting Word Challenge: Triade Quarta Tappa!




Buongiorno partecipanti alla The Hunting Word Challenge! Anche in questa quarta tappa c'è qualcuno, tra voi, che ha spuntato tutte e dieci le parole assegnate a Settembre.
Non fatevi prendere dal panico, vi ricordo che avete tempo fino alle 18:00 del 20 Dicembre per continuare a giocare con me e spuntare quante più parole possibili, tuttavia, come prevede anche il regolamento, sono obbligata ad aggiungere 3 nuove parole, da qui il nome di triade; Triade che, come per la parola bonus, sarà pubblicata una sola volta nel corso di ogni tappa!

Prima di passare alle spiegazioni del caso, che non sono per nulla differenti da quelle della tappa precedente, vi invito a leggere attentamente quanto segue:

per accedere alla Triade dovrete aver completato tutte le dieci parole iniziali. Cosa si intende per completato? Che oltre a leggere i dieci romanzi, dovrete avere inviato, e quindi io dovrò aver inserito nel File Drive, le vostre recensioni. Questo perché prima di accedere alla Triade effettuerò un ulteriore controllo a seguito del quale riceverete una email (entro 48h dall'invio della vostra ultima recensione) in cui vi si confermerà che potrete iniziare a leggere per spuntare le nuove parole. 
Quindi se siete degli accumulatori e preferite inviare le recensioni tutte insieme, ricordatevi che per proseguire con la Triade dovrete avere inviato le recensioni e ottenuto il mio consenso! Su questo non transigo perché se una delle dieci letture non dovesse andar bene non potrete accedere alla Triade!



COME GIOCARE?


Come al solito dovrete scegliere un libro (e per libro si intende un libro di minimo 150 pagine a tal proposito faranno fede le schede Amazon e Goodreads, non racconti, fumetti e varie ed eventuali, né riletture!) che abbia: 

- quella stessa parola nel titolo; 
- una o più parole nel titolo che siano ricollegabili per significato o idea;
- quella stessa parola disegnata in copertina; 


Osservazione 1: potrete cambiare il numero della parola, cioè usarne il singolare o il plurale, ma non il genere, quindi se la parola è al femminile singolare, potreste utilizzarla al femminile plurale, ma non al maschile. 
Piccolo esempio: se la parola fosse Regina, Regine andrebbe benissimo, ma non Re!

Osservazione 2: nel caso in cui leggiate in lingua le parole non possono essere tradotte, quindi rimangono in italiano e, di conseguenza, non le troverete mai nel titolo (se pure dovessero rimanere identiche il romanzo rientra comunque nella casistica libro in lingua). Tuttavia potreste usare il libro in lingua nel caso in cui la parola fosse raffigurata in copertina, quindi sarebbe l'unico caso possibile. Ovviamente a lettura in lingua corrisponde recensione in italiano!

Vi ricordo, inoltre, che i concetti astratti non possono essere rappresentati in alcun modo in copertina!


Per quanto riguarda il punteggio, nel caso della Triade, sarà triplicato quindi:
  • per ogni libro letto con la parola esatta nel titolo - 9 PUNTI;
  • per ogni libro letto con una o più parole ricollegabili per significato o idea nel titolo - 3 PUNTI;
  • per ogni libro letto con quella stessa parola raffigurata in copertina - 15 PUNTI;
  • per ogni libro che abbia la parola esatta nel titolo o una ricollegabile ed anche la raffigurazione in copertina della parola data (quindi non della ricollegabile), oltre al solito punteggio di 9 o 3 + 15 Punti, se ne aggiungeranno altri - 6 PUNTI BONUS (non è contemplato il caso di una doppia parola per uno stesso libro. Deciderete voi quale delle due spuntare in modo da leggere un libro per ogni parola!)
  • al completamento della triade - 30 PUNTI BONUS;


Per quanto riguarda le recensioni farà fede la data di pubblicazione sul vostro blog o sui vostri profili Goodreads e Anobii, quindi non varranno letture antecedenti al momento dell'invio della mia email di conferma! Le letture dovranno essere scelte da quel momento in poi (non potrete utilizzare libri conclusi da qualche giorno, né riletture, né libri che avrete usato già per altre parole!). Avrete tempo fino alle ore 18:00 del 20 Dicembre, tutte le recensioni che arriveranno dopo tale orario non verranno prese in considerazione!


Il modulo da utilizzare per l'invio delle recensioni della triade è lo stesso che avete usato fino a questo momento e che userete durante tutta la quarta tappa (fatta eccezione per le sfide aggiuntive per le quali, vi ricordo, troverete un modulo diverso!). Ovviamente lo trovate nel post di apertura della Quarta Tappa! (qui)
La compilazione dello stesso rimane invariata, dovrete solo specificare la parola spuntata nell'apposita sezione.
Per qualsiasi dubbio potete contattarmi sul gruppo Facebook o al seguente indirizzo appuntidiunagiovanereader@gmail.com


Ed ora ecco a voi la Triade!









lunedì 30 ottobre 2017

Recensione 'La ragazza nella nebbia' di Donato Carrisi


Buongiorno lettori e benvenuti nel mio angolino! Stando alla TBR stilata per il mese di Ottobre, in questo inizio di settimana, avrei dovuto lasciarvi la recensione di un romanzo letto in occasione dell'anglosassone festa di Halloween, ma così non sarà. Per questa volta i mostri, le streghe, i fantasmi e i vampiri li lascio buoni nel loro cantuccio mentre, complice un thriller mozzafiato, vi parlerò di sparizioni, omicidi e assassini.




La ragazza nella nebbia
Donato Carrisi


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine: 373 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 8,99€


La notte in cui tutto cambia per sempre è una notte di ghiaccio e nebbia ad Avechot, un paese rintanato in una valle profonda fra le ombre delle Alpi. Forse è stata proprio colpa della nebbia se l'auto dell'agente speciale Vogel è finita in un fosso. Un banale incidente. Vogel è illeso, ma sotto shock. Non ricorda perché è lì e come ci è arrivato. Eppure una cosa è certa: l'agente speciale Vogel dovrebbe trovarsi da tutt'altra parte, lontano da Avechot. Infatti, sono ormai passati due mesi da quando una ragazzina del paese è scomparsa nella nebbia. Due mesi da quando Vogel si è occupato di quello che, da semplice caso di allontanamento volontario, si è trasformato prima in un caso di rapimento e, da lì, in un colossale caso mediatico. Perché è questa la specialità di Vogel. Non gli interessa nulla del dna, non sa che farsene dei rilevamenti della scientifica, però in una cosa è insuperabile: manovrare i media. Attirare le telecamere, conquistare le prime pagine. Ottenere sempre più fondi per l'indagine grazie all'attenzione e alle pressioni del "pubblico a casa". Santificare la vittima e, alla fine, scovare il mostro e sbatterlo in galera. Questo è il suo gioco, e questa è la sua "firma". Perché ci vuole uno come lui, privo di scrupoli, per far sì che un crimine riceva ciò che gli spetta: non tanto una soluzione, quanto un'audience. Sono passati due mesi da tutto questo, e l'agente speciale Vogel dovrebbe essere lontano, ormai, da quelle montagne inospitali. Ma allora, cosa ci fa ancora lì?


Donato Carrisi, vincitore del Premio Bancarella nel 2009 con il suo romanzo d'esordio Il suggeritore (che a questo punto è quasi doveroso leggere), vanta una vasta produzione letteraria incentrata sul genere thriller ed è proprio attraverso uno dei suoi numerosi romanzi, La ragazza nella nebbia, che ho deciso di accostarmi al suo mondo narrativo. La scelta è stata dettata dal fatto che, come forse saprete, o forse no, lo scorso giovedì è apparsa in tutte le sale l'omonima trasposizione cinematografica e, come avvenuto già per il romanzo di Nesbo, volevo avere una idea più precisa prima di dedicarmi alla pellicola. 

L'argomento centrale del romanzo, che funge da perno attorno al quale far ruotare l'intera vicenda, è la scomparsa della sedicenne Anna Lou. Il pomeriggio del 23 Dicembre, infatti, ad Avechot, un piccolo paese alpino, la giovane esce di casa senza farne più ritorno. Il passo da allontanamento volontario a rapimento è breve ed è per questo che inizia una vera e propria indagine, soprattutto mediatica, affidata all'agente speciale Vogel. In realtà, e questo sarà uno dei tanti assi nella manica dell'autore, la narrazione ha inizio ben 62 giorni dopo l'episodio cardine a cui ho fatto cenno poco fa e vedrà protagonista lo stesso Vogel che, a seguito di un incidente stradale che pare avergli bloccato la memoria, ricostruirà l'intero caso giorno dopo giorno, tassello dopo tassello.

La prima carta vincente del romanzo, a mio avviso, è proprio la scelta di differenti tempi narrativi. La narrazione, infatti, si apre al presente ma subisce continue e preponderanti contaminazioni dal passato per permettere al lettore di prendere dimestichezza con quanto già avvenuto e ricostruire poco alla volta, con tutta una serie di imbeccate sparse nel corso del racconto, il caso nella sua interezza. Si stabilisce una sorta di dialogo muto tra l'autore e colui che legge, con il primo che sembra dire al secondo 'io so già tutto, adesso tocca a te fare luce su quanto accaduto'. Ed è proprio l'essere accolto in questa maniera che suscita nel lettore il desiderio di conoscere ogni cosa il prima possibile, invogliandolo a divorare pagine su pagine. Emerge così, da subito, la grande capacità progettuale di Carrisi, seconda carta vincente, a cui se ne accompagna una terza: lo stile. Carrisi conosce quello di cui parla e sa come raccontarlo anche al lettore più inesperto, a quello che potrebbe avere poca dimestichezza con il genere thriller. Il suo è un registro efficace che, non solo è in grado di mantenere alta l'attenzione ma, a completamento di quanto detto poc'anzi, incrementa la voglia di proseguire. Tutto è ricostruito alla perfezione e con dovizia di particolari. Le descrizioni, che pure sono presenti, non appesantiscono in alcun modo la lettura ma vanno a completare l'opera: ci si sente ad Avechot, nel bel mezzo della bufera.

Per non parlare poi dei continui colpi di scena, dei diversi cambi di prospettiva che mettono in luce nuove possibilità che rimescolano le carte rendendo il tutto imprevedibile, quando invece quel tutto sembrava essere giunto all'epilogo. Nulla è lasciato al caso o rimane irrisolto. Tutto fa parte di un progetto ben definito, persino quel finale, un pugno allo stomaco, che colpisce e strega e che, nonostante tutto, non ci si aspetta.

Ancora, i personaggi. Carrisi è in grado di raccontare il dolore e il senso di impotenza di una famiglia sempre più distrutta, di un padre con le spalle chine che sente di non aver vigilato sui propri figli come avrebbe dovuto. Di una giovane donna, Anna Lou, protagonista silente, timida ed un po' impacciata quando si tratta di relazionarsi ed interagire con il resto del mondo. Di un agente speciale, Vogel, vanitoso, privo di scrupoli e accentratore, che ha costruito la sua brillante carriera sulle disgrazie altrui, adattando la verità ai suoi scopi. Un uomo a cui non interessa tanto la risoluzione del caso, quanto attirare le telecamere, conquistare le prime pagine, sentire la pressione dei telespettatori e raggiungere l'audience.

Ed è servendosi di quest'ultima figura che Carrisi punta il dito, a ragione, su quella che è la realtà in cui viviamo, una realtà per la quale è più importante la cattura del colpevole che la verità: nel primo caso ci si illude di essere ormai al sicuro, e questo in una qualche maniera basta, mentre la verità coinvolge e rende complici. Una realtà in cui "la giustizia non fa ascolti. La giustizia non interessa a nessuno" perché quello che fa audience è il mostro. Una realtà in cui, se riflettete, si tende a ricordare il nome del carnefice piuttosto che quello delle sue vittime, vittime che, è importante capire, hanno una voce, un passato che di solito parla per loro e che bisognerebbe imparare ad ascoltare.

Carrisi è un autore di fama mondiale e lo è meritatamente. Geniale, arguto e attento, sa come costruire un romanzo, come raccontare una storia e come entrare in sintonia con il lettore. Leggerlo è, infatti, una vera e propria esperienza per cui, se non lo avete ancora fatto, non vi resta che provare per credere.






lunedì 23 ottobre 2017

Recensione 'Una lettera lunga una vita' di Loredana Limone



RECENSIONE IN ANTEPRIMA

Buon lunedì lettori! In questo inizio di settimana sono felice di lasciarvi la recensione di un romanzo bello ed emozionante nato dalla penna di una delle scrittrici italiane che più adoro. Come avrete letto dal sottotitolo si tratta di una anteprima, per la cui lettura devo ringraziare la casa editrice Cento Autori nella persona di Arkin, che troverete in libreria dal 26 Ottobre. Io vi consiglio di non lasciarvela sfuggire e tra poco ve ne spiego il motivo...





Una lettera lunga una vita
Loredana Limone


Editore: Cento Autori - Genere: Narrativa
 Pagine: 240 - Prezzo: 15,00 €
(OMAGGIO CE)


Tina vive con serenità i suoi ultimi anni di vita lontana dall'Italia e dalle sue radici. Un giorno in apparenza come gli altri, una telefonata sconvolge la sua tranquilla esistenza. Da quell'eco di una voce lontana dall'accento inconfondibile, un uomo sembra riportarla al suo passato e ai suoi ricordi.
L'Italia, Napoli, la sua terra, gli odori e i sapori che aveva amato da bambina e adesso credeva di aver dimenticato, riaffiorano tutti insieme all'improvviso travolgendola come un fiume in piena. Tina così decide di scrivere una lettera a quell'uomo riemerso dal suo passato ma non si tratta delle solite righe di convenevoli, ma di una lettera d'amore lunga tutta una vita.



Ogni volta che decido di leggere un romanzo nato dalla penna di Loredana Limone resto affascinata dalla sua capacità narrativa. Leggerla è viaggiare tra le parole che fluiscono dalla sua penna, è sentirsi coccolati dalle storie che racconta, è lasciare un pezzettino del proprio cuore tra le pagine inchiostrate. Conosciuta grazie alla saga dedicata al famoso Borgo Propizio, in cui tutti vorremmo trasferirci, anche questo romanzo è ammantato dalla genuinità, dalla semplicità e dalla tenerezza che contraddistinguono la sua scrittura e contribuiscono a renderla unica. 

In questo ultimo lavoro, l'autrice si cimenta con la scrittura di un romanzo che tocca tematiche storiche e culturali, ma che racconta di coraggio, di scelte, di cambiamenti, di solitudine, di famiglie e di amore. Ecco, il protagonista indiscusso di questa struggente storia è proprio il sentimento d'amore, quello che travolge come un mare in tempesta, che brucia come lava incandescente, che, nascosto nei meandri del cuore, rende i sogni inquieti ed imbriglia mente, cuore e anima.
Ed è proprio per raccontarci questa intensa storia che la Limone si serve di una cornice che toglie il fiato, una cornice con un fragrante sapore di antico, di biscotti appena sfornati, di tende inamidate, di crocchie al profumo di lavanda. Una cornice in cui la tavolozza di colori nel cielo si stempera in un mare meraviglioso e cristallino. Una cornice che ha un solo nome possibile: Napoli.

La narrazione, però, prende piede nel 1996, in una città del tutto diversa e dal nome straniero: Wilmington. Ad accoglierci una donna, Assuntina, che, con il cuore e le mani che tremano, si accinge a scrivere una lettera a Mario, grande amore che non vede da ben trent'anni. Sarà lei la voce narrante dell'intera vicenda, una voce che ha l'urgenza di raccontare, urgenza che si riflette nella costruzione sintattica delle frasi, nella loro brevità, nell'apparire quasi spezzate dall'utilizzo di una punteggiatura che rende il ritmo concitato e la lettura scorrevole e piacevolissima
Muovendosi su piani temporali differenti e con un alternarsi di capitoli corsivati scritti in prima persona, che rappresentano la famosa lettera e quindi il tempo presente, e capitoli in terza che raccontano quanto accaduto precedentemente, anche il lettore compirà quel balzo indietro, di trent'anni e più, necessario per destreggiarsi, pagina dopo pagina, nella storia che si dipanerà sotto i suoi occhi attoniti. 

Ciò che colpisce è proprio la potenza delle voci che, direttamente o indirettamente, si racconteranno, spogliandosi delle corazze dietro le quali si sono nascoste e conquistandosi, in punta di piedi, la fiducia del lettore. Conosceremo Assuntina e Mario, la loro storia d'amore: un uragano che sconquassa l'anima. Un amore grande, costretto dalla vita ai soli attimi rubati. Un amore finito, o forse no, semplicemente sopito. Un amore che sa di malinconia, di ombre, di freddo, di scheletri nell'armadio, ma anche di tenerezza, di naturalezza e di pochi ricordi. Assuntina e quella luce malinconica negli occhi che si riflette in tutto il suo essere; Mario e le sue idee bislacche, i repentini sbalzi d'umore, il suo sparire e riapparire all'improvviso. E poi Harry, il soldato americano, l'uomo che può liberarla dalla pena d'amore, che, gentile e affidabile, le dà sicurezza e con il quale può passeggiare alla luce del sole senza doversi nascondere dalla famiglia. L'uomo su cui ricadrà la scelta della giovane donna che inizierà a condurre una vita all'ombra di quella che invece aveva sognato, una vita che non le apparterrà mai, che sarà, a tutti gli effetti, quella di un'altra e che la porterà a comprendere come lo stare con una persona non significhi, necessariamente, appartenerle.

Una lettera lunga una vita è un romanzo accogliente, dolce e delicato, emozionante e ricco di sentimenti e che profuma di antico. Un romanzo che si prefigge anche un ruolo educativo affrontando tematiche storiche e culturali che fanno luce su alcuni aspetti della vita durante e dopo la guerra e aprono gli occhi sul mondo americano. Assuntina, infatti, incarna alla perfezione l'immagine di molte donne del dopoguerra cha si ritrovarono a seguire il loro marito americano in un paese sconosciuto, che avevano dovuto raccimolare in fretta quel coraggio e quella forza necessari a combattere la solitudine per poter scrivere "...una storia con la esse minuscola, senza armi e senza bombe, che non parlava di sangue e distruzione, di odio o potere, dove non c'erano vinti e vincitori (perciò non è mai entrata nei libri di storia): una storia d'amore e lontananza, di viscere e di carne; di terre che si uniscono, di radici che si intrecciano...". Un romanzo che ci permette di viaggiare nel tempo e che insegna l'importanza di alcune cose, di alcuni sentimenti, soprattutto quelli che si credono dimenticati e che invece restano per sempre, sommersi dalla vita.





venerdì 20 ottobre 2017

The Hunting Word Challenge: Parola Bonus Quarta Tappa!




Buongiorno a tutti i partecipanti alla The Hunting Word ChallengeCome avrete intuito dal titolo, questo post è tutto per voi e riguarda la famosa parola bonus che vi permetterà di accumulare 15 PUNTI EXTRA. Adesso vi spiego per filo e per segno di cosa si tratta cercando di essere il più precisa possibile.

La parola bonus sarà sempre una, e soltanto una, nel corso delle diverse tappe. Questo vuol dire che fino al 20 Dicembre, data di conclusione della Quarta Tappa, non ne troverete un'altra e che potrete utilizzarla una sola volta, proprio come avviene per le 10 parole di base.

Ancora, la parola bonus potrà essere spuntata in qualsiasi momento (ovviamente la recensione dovrà essere pubblicata e inviata sempre entro le ore 18:00 del 20 Dicembre) anche se non avrete completato tutte le dieci parole iniziali che vi sono state assegnate a settembre con l'inizio della tappa. 



COME GIOCARE?


Come al solito dovrete scegliere un libro (e per libro si intende un libro di minimo 150 pagine a tal proposito faranno fede le schede Amazon e Goodreads, non racconti, fumetti e varie ed eventuali!). 


Qual è la particolarità? In questo caso specifico la parola dovrà essere contenuta solo ed esclusivamente nel titolo del romanzo (non varrà né il collegamento per significato o idea nel titolo, né la raffigurazione in copertina), così come dovrà conservare il numero, cioè se si tratta di singolare dovrà rimanere singolare e viceversa nel caso del plurale.

Anche per la parola bonus valgono le regole della sfida principale, cioè non si può cambiare il genere da femminile a maschile e viceversa, così come non si può tradurre, in qualsiasi lingua, la parola stessa (questo vuol dire che, poiché i libri in lingua sono validi solo ed esclusivamente per eventuali raffigurazioni in copertina, come da regolamento, in questo caso non potranno essere utilizzati in alcun modo).



Per quanto riguarda le recensioni farà fede la data di pubblicazione sul vostro blog o sui vostri profili Goodreads e Anobii, quindi non varranno letture antecedenti al momento della pubblicazione di tale post! Come specificato nel regolamento le letture dovranno essere scelte da oggi in poi (non potrete utilizzare libri conclusi da qualche giorno, né riletture!).
Se, casualmente, il libro che avete scelto per spuntare la parola bonus presenta anche una delle dieci parole e viceversa, potrete usarlo o per l'una o per l'altra ma non per entrambe, come già sapete!

Il modulo da utilizzare per l'invio delle recensioni della parola bonus è lo stesso che avete usato fino a questo momento e che userete durante tutta la quarta tappa (fatta eccezione per le sfide aggiuntive per le quali, vi ricordo, troverete un modulo diverso!). Ovviamente lo trovate nel post di apertura della Quarta Tappa! (qui)
Al momento della compilazione specificatemi la parola bonus nella sezione "Parola spuntata" in modo da assegnarvi il giusto punteggio!

Credo di non avere nulla da aggiungere se non che per qualsiasi dubbio o perplessità potremo confrontarci nel Gruppo Facebook o contattandomi all'indirizzo email appuntidiunagiovanereader@gmail.com.


Ed ora ecco a voi la parola bonus della Quarta Tappa!






mercoledì 18 ottobre 2017

Recensione 'L'uomo di neve' di Jo Nesbo


Buon mercoledì lettori! Oggi vi lascio la recensione di un romanzo che ho terminato qualche giorno fa e che ho letto in occasione dell'uscita del suo adattamento cinematografico. Come sempre mi piace prima leggere il libro e poi dedicarmi alla pellicola. Nonostante sia un'amante del genere thriller, Jo Nesbo appartiene a quella categoria di autori, soprattutto nordici, che non fanno ancora parte del mio personale bagaglio. Come sarà andata? Ve lo lascio scoprire tra pochissimo.




L'uomo di neve
Jo Nesbo


Editore: Einaudi - Genere: Thriller
Pagine: 536 - Prezzo: 20,00 € - eBook: 9,99€


La città di Oslo è avvolta nel buio e i primi fiocchi di neve cadono leggeri imbiancando le strade. Birte Becker è appena tornata a casa dal lavoro quando, fuori dalla propria finestra, nota un pupazzo di neve che sembra scrutarla. Poche ore dopo, Birte scompare senza lasciare traccia. Unico indizio, un pupazzo di neve avvolto nella sciarpa della donna, all'interno del quale viene ritrovato anche il suo cellulare. Il commissario Harry Hole, chiamato per indagare sulla misteriosa scomparsa, si getta a capofitto nel caso per sfuggire ai fantasmi che lo perseguitano giorno e notte e alla notizia che lo ha gettato nel baratro dopo mesi di astinenza dall'alcol e di buona condotta: Rakel, l'unica donna che abbia mai amato, sta per sposarsi. Appena inizia a indagare sulla scomparsa della Becker, Harry si rende conto che il caso ha moltissime somiglianze con altre sparizioni misteriose avvenute a Oslo negli ultimi vent'anni. La procedura è sempre la stessa: una donna, sposata con figli, scompare nel nulla, nella notte in cui sulla città cade la prima neve. Hole è l'unico che può avvicinarsi alla verità, perché il male, subito e inferto, lo conosce molto da vicino e può calarsi pienamente nella testa del serial killer. La scoperta, però, sarà più amara e sconcertante del previsto, perché la mano in grado di perpetrare quegli orrendi crimini è molto più vicina di quanto Harry si sarebbe mai immaginato.



L'uomo di neve, titolo del romanzo nonché soprannome dato al serial killer che conosceremo nel corso della narrazione, è il settimo libro facente parte del ciclo dedicato all'ispettore Harry Hole. Premetto che, di base, tendo a seguire l'ordine cronologico di pubblicazione, e quindi di lettura, per poter avere un quadro completo della storia. Questo caso rappresenta un'eccezione ma, c'è da ammettere, che non ho riscontrato delle particolari mancanze a livello narrativo e di caratterizzazione dei personaggi.
Sicuramente non siamo a conoscenza del background del protagonista, comprendente vissuto e rapporti interpersonali, così come si fa riferimento ad epidosi che molto probabilmente avranno trovato una collocazione più precisa nei precedenti romanzi però, alla resa dei conti, la storia in sé è strutturalmente completa così come le inquadrature delle diverse figure che, direttamente o indirettamente, vengono coinvolte.

Il filo conduttore è costituito dalla neve, il cui candore prende possesso non solo dell'immagine di copertina ma della vicenda nella sua interezza. Alla caduta della prima neve è legata la scomparsa di alcune donne, tutte sposate e con figli. Unico indizio un pupazzo di neve, osservatore silente. Ad indagare è chiamato Harry Hole, esperto nella cattura di serial killer e conoscitore del male in tutte le sue sfaccettature. Ben presto, però, l'ispettore scoprirà come vi siano moltissime somiglianze con le altre sparizioni che hanno avuto luogo ad Oslo negli ultimi vent'anni e come l'assassino sia più vicino di quanto sembri.

La voce portante dell'intera narrazione, nonostante la presenza di molti personaggi e diversi punti di vista, cosa che un tantino confonde, c'è da ammetterlo, è proprio quella del protagonista. Harry il cui compito è "...sbattere in carcere persone già da tempo prigioniere di se stesse, di un odio e di un disprezzo di sé che lui conosceva fin troppo bene". Harry e quello stesso lavoro che è ormai diventato un'ossessione, l'unica cosa che, insieme alla rabbia, gli permette di andare avanti e che però ha compromesso il suo rapporto con Rakel, la donna che ora prova solo compassione per lui. Harry e la sua ricerca disperata di qualcosa che non aveva mai avuto e che non avrebbe mai trovato. Schivo, con un temperamento poco malleabile, da lupo solitario, indisciplinato e dipendente dall'alcol, un bisogno impellente che deve essere soddisfatto. Nonostante questo, però, è uno di quei personaggi che ispirano simpatia nel lettore perché incarna sì i difetti più classici dell'essere uomo, ma ha la grande capacità di sapersi riscattare attraverso l'acume investigativo e l'intuizione.

La storia in sé è un vero e proprio rompicapo ed è strutturalmente organizzata allo stesso modo. I continui cambi di rotta della pista investigativa faranno sì che la vostra personale lista dei sospettati si arricchirà di nomi sempre nuovi e sempre diversi tra i quali, state pur certi, apparirà anche quello dell'assassino. Nesbo ci offre la soluzione del caso in pillole sparse nei vari capitoli che costituiscono il romanzo e, tuttavia, questo ad un occhio più esperto non sfugge. Purtroppo è proprio cogliendo questi segnali e riunendo i pezzi del puzzle che si giunge alla conclusione prima del tempo, nonostante l'autore cerchi di sviare il lettore con il rischio di perdere, a tratti, le redini del suo raccontare. Questo aspetto, però, non ha disturbato in alcun modo la mia lettura anche perché il movente alla base di tutto lo si scoprirà solo nelle ultime pagine.

Per quanto riguarda la narrazione, invece, mi è piaciuta l'idea di farla muovere su tre piani temporali ben definiti: 1980, 1992 e 2004, anche se la maggior parte della storia prende piede in un arco temporale di 22 giorni in quello che è il periodo a noi più vicino, quindi 2004, pur affondando le origini di ogni cosa nel passato. Ammetto che potrebbe crearsi un po' di confusione per i diversi punti di vista e i diversi personaggi che si alternano nel corso delle pagine, però, mantenendo la giusta concentrazione si riesce a districare il bandolo della matassa.
Il ritmo è un continuo crescendo: si passa da una prima parte, quasi preparatoria, o per meglio dire introduttiva e ricca di descrizioni, in cui la storia può risultare un tantino statica, seppur corredata di colpi di scena, e lenta, ad una seconda in cui il susseguirsi degli improvvisi cambi di rotta, nel corso dell'indagine, rende il tutto più dinamico e adrenalinico ed è proprio da questo punto in poi che la lettura fila via, liscia come l'olio.
Bella anche l'idea di riprendere, sul finire del romanzo, il prologo che avevamo già trovato in apertura e narrarlo dall'altro punto di vista. Costituisce il legame tra inizio e fine, alfa ed omega, portando il cerchio a chiudersi.

In definitiva posso affermare che questo incontro con Jo Nesbo mi ha piacevolmente colpita. La mia unica perplessità sta nell'aver intuito quasi subito chi fosse l'assassino ed è per questo che vorrei leggere altro di suo, per scoprire se è una sua caratteristica quella di rivelare anzitempo ogni cosa o semplicemente il mio occhio ben allenato. Se non avete letto nulla e siete alle prime armi con il genere thriller credo proprio che dovreste farci un pensierino. Se siete più esperti dovete mettere in conto che potreste scoprire molte cose subito, almeno per quanto riguarda questo romanzo, e decidere se la cosa potrebbe infastidirvi o meno!





domenica 15 ottobre 2017

Sneak Peek Ottobre!

Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria



Buona domenica lettori e benvenuti ad un nuovo appuntamente con la rubrica Sneak Peek! Come ogni mese, è tempo di compiere il nostro consueto giretto virtuale in libreria e anche ad Ottobre le nuove uscite non sono per niente male.
Ancora una volta i nostri portafogli ne risentiranno ma, prima o poi, ce ne faremo una ragione (forse più poi!). Bene, prendete carta e penna e venite con me...



ORIGIN
- Dan Brown -
dal 3 Ottobre in libreria

Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all'avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell'umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l'ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un'amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo? Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall'eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all'improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l'affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l'inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull'orlo di un oblio irreversibile. Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch... e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.






AMORI E PREGIUDIZI NELLA LIBRERIA DEI CUORI SOLITARI
- Annie Darling -
dal 3 Ottobre in libreria
Verity Love, ragazza introversa in un mondo di estroversi, ama starsene nascosta nell'ufficio sul retro a gestire i conti della piccola libreria «Happy Ever After» - già conosciuta come «Bookends» prima che diventasse il paradiso dei romanzi d'amore - nel cuore di Londra. Felicemente single e grande fan di Jane Austen, a un appuntamento al buio preferisce di gran lunga un buon libro, da godersi in poltrona, accoccolata sotto una coperta in compagnia del suo gatto Strumpet. Per mettere a tacere le amiche e colleghe della libreria, che cercano in tutti i modi di accasarla, si è inventata un fidanzato immaginario. Finché, arrivato il momento di presentarlo, a causa di un equivoco si ritrova a implorare un perfetto sconosciuto di prestarsi al gioco. Lui è Johnny e il destino vuole che abbia a sua volta bisogno di una finta fidanzata, come copertura per un misterioso amore impossibile. E così, stretto un insolito patto, Verity e Johnny iniziano a vestire i panni della coppia felice, presenziando a brunch, compleanni, matrimoni, per la gioia di amici e parenti. Tempo: un'estate. Regola: non innamorarsi l'uno dell'altra. Ma proprio Verity, così determinata a non cadere nella rete dell'amore, rischia di ritrovarsi alle prese con il peggior caso di cuore spezzato della storia. E allora, per la prima volta, nemmeno il suo adorato «Orgoglio e pregiudizio» potrebbe riuscire a consolarla.





 
 C'È CHI DICE DI VOLERTI BENE
- Sara Gazzini -
dal 5 Ottobre in libreria

È scesa la sera su un giovedì di ottobre qualunque. In un seminterrato di Firenze si sente il rumore dei passi di otto paia di gambe femminili. Non sono lì per caso. Sono le "Innamorate Anonime". Dipendenti da una spunta blu di Whatsapp, da un like di Facebook, da quella maledetta suoneria di un cellulare sempre muto. Ognuna di loro soffre per un amore sbagliato, mancato, rimpianto, mai vissuto. Ognuna di loro ha bisogno di guarire dal mal d'amore. Chi non ha mai desiderato qualcuno che avesse tutte le risposte giuste alle domande su una relazione amorosa? Che sapesse leggere tra le righe di una battuta ammiccante, come farsi desiderare, rispondere a tono a un messaggio ambiguo. Che sapesse quando è giusto crederci. E quando invece è meglio scappare a gambe levate senza voltarsi indietro. Caterina, Sveva, Giulia, Bianca e le altre quel qualcuno l'hanno trovato. È la massima esperta nel settore. Una laurea in psicologia, un master negli Stati Uniti, una sfilza di conferenze tutte sold out. La loro dottoressa è una love coach e per lei l'amore (ma anche un SMS) non ha segreti. Per questo ha istituito i giovedì di terapia di gruppo per le sue Innamorate anonime: per salvarle, per riportare la razionalità nei loro cuori infranti, per insegnare loro lo spirito di autoconservazione. Detto anche semplice buon senso. Ma è davvero possibile imparare l'amore dalle teorie? Le otto donne (più una) hanno un'intera notte davanti per scoprirlo. E per scoprire la verità su sé stesse e anche sulla dottoressa.






C'ERA UNA VOLTA A NEW YORK
- Cecile Bertod -
dal 5 Ottobre in libreria

Parigi. Fin da bambina Sophie ha sognato di sposare un nobiluomo con una rendita sufficiente a garantirle il tipo di vita a cui è stata abituata: circoli esclusivi, vestiti d'alta moda, serate di gala. Ma, malgrado l'indiscutibile fascino, non è ancora riuscita a realizzare il suo proposito e, alla soglia dei ventotto anni, sa di non avere più molto tempo a disposizione. Alric, per quanto vecchio e terribilmente noioso, potrebbe rappresentare l'ultima possibilità per sistemarsi e così, una mattina, Sophie indossa il suo abito migliore e lo raggiunge, decisa ad accettare la sua proposta. C'è però una cosa che Sophie non ha previsto: il suo nome è Xavier. Un piccolo-borghese mai visto prima che irrompe nel salotto di rue d'Orsel deciso a infangare il suo buon nome. Xavier sostiene che Sophie non sia affatto la donna che vuol far credere, ma anzi, che un tempo sia stata la sua amante e ora gli nasconda suo figlio. Xavier non intende lasciarla andare prima di averlo ritrovato. Sotto lo sguardo sgomento di Alric, Sophie viene trascinata via e condotta su una nave che salpa per New York. E da quel momento inizia la sua sorprendente avventura.



venerdì 13 ottobre 2017

5 Cose Che...: "5 libri di cui rimando la lettura da molto tempo"


Rubrica a cadenza occasionale ideata dal blog Twins Books Lovers con protagonisti i libri



Buon venerdì lettori!! Esatto, oggi è venerdì ed il blog è pronto ad ospitare, anche in questa settimana, un nuovo appuntamento con la rubrica 5 Cose Che... .
Come vi ho già detto, l'idea è nata da Giorgia e Debora del blog Twins Books Lover (se voleste partecipare, il link precedente rimanda alla pagina delle iscrizioni) ed ogni settimana viene scelto un argomento diverso. Io ho deciso di spuntare solo quelli a carattere libroso che più mi hanno ispirata. Ebbene, è giunto il momento di svelarvi (per la verità lo rivela già il titolo di questo post :D) quale sarà il tema di questo secondo appuntamento ottobrino, ovvero...


... 5 LIBRI DI CUI RIMANDO LA LETTURA DA MOLTO TEMPO




IL MONDO DI BELLE
- Kathleen Grissom-

Un'enorme dimora avvolta da glicini in fiore: così la casa del capitano James Pyke appare allo sguardo infantile di Lavinia McCarten, la mattina d'aprile del 1791 in cui la piccola irlandese mette per la prima volta piede in Virginia. Pyke ha raccolto la bambina dalla sua nave, appena approdata in America dopo la lunga traversata oceanica, e l'ha portata con sé per destinarla alle cucine della sua piantagione. Un modo come un altro per passare all'incasso del debito per la traversata, che i genitori di Lavinia, morti durante la navigazione, non hanno avuto la buona sorte di saldare. Stremata e debilitata, la bambina viene accolta nelle cucine della piantagione dalla famiglia di schiavi neri che vi lavorano: una piccola, operosa comunità composta da Mamma Mae; Papà George, un gigantesco orso bruno; Dory, Fanny e Beattie, le figlie; Ben, il figlio maschio. Un mondo guidato da una responsabile delle cucine dai grandi occhi verdi e dai capelli neri e lucidi: Belle, un'attraente ragazza di diciotto anni. Frutto di un capriccio clandestino del capitano con una delle sue schiave nere, Belle è stata allontanata dalla casa padronale il giorno in cui il capitano si è presentato nella piantagione con Martha, una moglie più giovane di lui di venti anni. Adottata dalla famiglia di Mamma Mae e maternamente accudita da Belle, Lavinia cresce come una servetta bianca ignara dell'abisso che separa la casa padronale dall'universo delle cucine.



 

 LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO
- Salvatore Basile-

Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza sulla banchina. Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Non sa come sia possibile, ma sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui. Ora c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito. Questa è la storia di un ragazzo che ha dimenticato cosa significa essere amati. È la storia di una ragazza che ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore. È la storia di due anime che riescono a colorarsi a vicenda per affrontare la vita senza arrendersi mai.


mercoledì 11 ottobre 2017

Recensione 'Le vite parallele' di Antonio Fusco


Buongiorno lettori e benvenuti nel mio angolino! Oggi è un grande giorno, uno dei commissari più amati dagli appassionati del genere giallo torna in libreria e, ovviamente, lo fa in grande stile. Io ho avuto l'opportunità di divorare il romanzo nello scorso weekend, grazie all'infinita disponibilità della casa editrice Giunti che ringrazio per la copia, ed è per questo che ho deciso di lasciarvi il mio pensiero proprio nel giorno della sua uscita. Buona lettura!





Le vite parallele
Un nuovo inizio per il Commissario Casabona 
Antonio Fusco


Editore: Giunti - Genere: Giallo
Pagine: 236 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Mentre sulla cittadina toscana di Valdenza si addensa una coltre di nubi cariche di neve, il commissario Casabona, di passaggio in questura per sistemare le ultime cose, ha un unico pensiero: tornare quanto prima in ospedale a fianco della moglie Francesca, le cui condizioni di salute lo hanno spinto a chiedere un incarico meno impegnativo. Ma la sua determinazione sta per essere spazzata via da un caso che ha sconvolto i suoi uomini e l'intera provincia: una bambina di tre anni letteralmente svanita nel nulla; una madre in lacrime che, entrando nella cameretta dove l'ha lasciata la sera prima, trova il letto vuoto. Quando l'ispettore Proietti gli mostra la foto di Martina, con il suo caschetto biondo e lo sguardo limpido e fiducioso, Casabona riesce a stento a conservare la sua fermezza. Può davvero sottrarsi al grido di aiuto di quegli occhi e lasciare la sua squadra senza una guida? Ben presto i sospetti si concentrano su un balordo cocainomane da cui la madre ha ricevuto esplicite minacce, e con il quale intratteneva rapporti piuttosto torbidi. Una soluzione servita su un piatto d'argento, eppure qualcosa non quadra, e Casabona sente per istinto che la madre non è l'unica fra le persone vicine a Martina ad avere dei segreti. È il momento di prendere in pugno l'indagine e scavare molto più a fondo. Una ricerca che trascinerà Casabona in un mondo popolato di maschere e vite parallele, abilmente nascoste dalla facciata della pubblica virtù... Che cosa è successo alla piccola Martina? Qualcuno l'ha portata via, oppure è uscita da sola per poi smarrirsi nei boschi? E soprattutto: ha ancora senso, dopo tanti giorni, aggrapparsi alla speranza di ritrovarla viva?


"I casi risolti si dimenticano subito, gli insuccessi restano dentro. Con le domande senza risposta, i dubbi, gli errori. Con la consapevolezza che l'assassino è ancora là fuori, e se non ucciderà di nuovo non sarà per merito tuo, ma solo perché è lui a non volerlo. Cammina nel tuo stesso mondo, respira la tua stessa aria. Forse è seduto accanto a te sul treno o al tavolino di fianco in un bar, a bere un caffè. I 'se' diventano lame affilate che feriscono l'autostima costruita in anni di mestiere. Non bastano i tanti successi conseguiti, tutto si sfalda: resta solo un inconfessabile senso di colpa. Per sempre."

Ho iniziato a leggere il nuovo romanzo di Fusco con davvero poche certezze e un senso di spaesamento. Lo scorso gennaio terminavo la lettura de Il metodo della fenice, romanzo che precede quello di cui sto per parlarvi, che mi era parso un vero e proprio completamento, una sorta di cerchio che si chiude, giungendo a conclusione, e al quale, con molta probabilità, non avrebbe fatto seguito un nuovo lavoro. 
Il tutto suffragato da quell'epilogo in cui appariva un Casabona intenzionato a dismettere i panni di commissario in favore di un incarico meno impegnativo che gli permettesse di occuparsi, con una maggiore presenza, della malattia di sua moglie. 

Ed è proprio così che lo ritroviamo nelle prime pagine de Le vite parallele, combattuto tra famiglia e lavoro, con tutta l'intenzione di non lasciarsi coinvolgere nella nuova indagine. L'attesa, la mancanza, un senso di incertezza accompagnano il lettore. Cosa ne sarà del commissario? Ci condurrà, ancora una volta, alla risoluzione del caso o resterà dietro le quinte?
Tutte queste domande trovano le rispettive risposte nel giro di poco tempo, grazie alla complicità di quella stessa moglie che pur avendo bisogno delle attenzioni e del sostegno del marito, lo sospinge verso l'unica direzione possibile. Il binomio Casabona-lavoro è imprescindibile: l'uno non esiste senza l'altro e a quel ciclo, che si era concluso con i primi tre volumi, ne fa seguito uno tutto nuovo, come recita anche il sottotitolo che troneggia in copertina. 

Il punto di forza di questa nuova avventura è la parte giallistica corredata di una pista investigativa impeccabilmente costruita. Della treenne Martina Bonelli è rimasta solo una fotografia, l'immagine di una persona morta che, in qualche modo, non esiste più. Scomparsa nella sua stessa casa, dalla sera alla mattina, appartiene già ad un tempo andato. Ecco, il caso rappresenta  una novità rispetto ai romanzi precedenti: non si tratta di un omicidio o di una scia di omicidi, almeno non all'inizio, ma di un vero e proprio rapimento con tanto di soluzione servita su un piatto d'argento. Il responsabile è Walter Guzman, cocainomane ed amante della madre. Ma si sa, episodi come questo non vanno a braccetto con una risoluzione semplice e repentina ed in effetti, servendosi della voce del commissario, l'autore ci guida passo passo attraverso un'indagine che subirà continui ed improvvisi cambi di rotta mettendo a dura prova il lavoro della mobile che dovrà affrettarsi per far sì che la piccola Martina non rimanga intrappolata per sempre nei contorni di una immagine che si sbiadisce sempre più. 

Nonostante si tratti del quarto romanzo la storia e la narrazione non perdono mai mordente, anzi. Posso dirvi, infatti, che questo nuovo lavoro, confrontandolo anche con i precedenti, è quello che mi è piaciuto di più. Ci ho ritrovato il classico stile semplice, fluido ed essenziale, che ha sempre caratterizzato la scrittura di Fusco ma che, a mio avviso, è accompagnato e completato da una certa maturità espressiva che abbraccia non solo la parte più descrittiva ma, e soprattutto, quella dialogica. Tutto funziona alla perfezione e convince grandemente. Così come i rimandi, i piccoli accenni, ad episodi che ritroviamo negli altri romanzi e che vanno a costituire un filo conduttore di più ampio respiro. 

Fusco, dalla sua, ha la capacità non solo di saper raccontare ma di coinvolgere il lettore facendolo scendere in campo, di fianco ai buoni. Quel filo di tensione, che pure era presente negli altri romanzi, in questo caso specifico prende il sopravvento, soprattutto quando la squadra si ritrova a dover fare i conti con un vero e proprio abbaglio investigativo.
I personaggi, tassello dopo tassello, subiscono una vera e propria evoluzione. Primo tra tutti il commissario che da semplice silhouette monodimensionale, narrazione dopo narrazione, diventa sempre più tridimensionale e vero. Ancora una volta emerge la sua grande umanità e il suo profondo coinvolgimento emotivo perché, come lui stesso ci dirà, "...la scomparsa di una persona cara è persino peggio della morte. È un dolore che non si può elaborare, perché non è ancora un lutto...", ed ancora una volta dovrà scontrarsi con quel mondo inaccessibile e distante in cui la moglie si è rifugiata.

Una storia complicata, carica di mistero. Una storia in cui si parla di famiglie, di dolore, di sofferenza. Una storia che vede le sue fondamenta nella parola menzogna, perché "...la verità non ama apparire nuda, ha bisogno sempre di una maschera per coprirsi...", e la sua risoluzione nell'intrecciarsi di vite parallele, quelle che non dovrebbero incontrarsi mai. 
Un romanzo che, ancora una volta, servendosi di piccole realtà, ci invita a riflettere sul genere umano tutto. Un romanzo che merita di essere letto, tutto d'un fiato, come i precedenti: Ogni giorno ha il suo male, La pietà dell'acqua e Il metodo della fenice.






lunedì 9 ottobre 2017

Recensione 'I favolosi anni '85' di Simone Costa


Buon inizio di settimana lettori! Oggi vi lascio la recensione di un romanzo pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Edizioni Spartaco, che ringrazio per la copia omaggio. Un titolo molto particolare per una storia che lo è altrettanto.




I favolosi anni '85
Simone Costa


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:153 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Marco Cocco, autore deluso, ex alcolista, dopo anni di rifiuti riesce finalmente a piazzare la trasmissione vincente: "I favolosi anni '85". La nostalgia è la chiave del programma, che ha subito un gran successo. L'idea semplice e per questo geniale sta nella costruzione di ricordi positivi in cui tutti possano riconoscersi: il profumo del piatto preferito da bambini, l'amore sbocciato da adolescenti su una spiaggia, la vittoria della Nazionale ai Mondiali di calcio. A dare voce alle storie è lo speaker arrivista, calcolatore ma bravissimo, Charlie Poccia. Sulle sue tracce cerca di mettersi Irene Castello. Manager in carriera, al culmine dell'affermazione professionale la giovane donna si ammala di una sindrome unica: non riesce più a decifrare le parole della gente, che per lei suonano come bisbiglii incomprensibili. Chissà se la dolcezza amara delle frasi ascoltate alla radio riuscirà a riportarla alla normalità.
 


Come anticipatovi in apertura, I favolosi anni '85 è un romanzo molto particolare e, probabilmente, adatto ad un certo tipo di pubblico.

L'intera vicenda ruota attorno all'omonima trasmissione radiofonica che può essere considerata una sorta di perno attorno al quale sviluppare la narrazione vera e propria. In verità, però, questa diventa il pretesto per raccontarci le due storie principali che, in un'alternanza di capitoli, ci faranno compagnia dalla prima all'ultima pagina. 
Ma entrando nel particolare, l'obiettivo della trasmissione è quello di rievocare i momenti del passato, che siano stati vissuti o meno, in maniera generica in modo che chiunque possa riconoscersi riportando alla memoria sensazioni piacevoli. Il tutto accompagnato da hit musicali degli anni passati.
Ideatore della trasmissione è Marco Cocco, la voce maschile protagonista, che vede nel programma il modo per esorcizzare quella sensazione di nostalgia legata ad una storia d'amore finita due anni prima ma che ancora lo ossessiona. A lui si alterna la voce di Irene, la protagonista femminile. Ipocondriaca per natura, anche lei, reduce da un rapporto finito, ha deciso di gettarsi a capofitto nel lavoro per riappropriarsi della propria vita. Irene e i sogni monchi, invasi da una sensazione di malessere sottile e persistente che la costringe a svegliarsi nel cuore della notte. Il suo è uno sguardo scheggiato, disinteressato a quanto accade nel mondo.

Quando ho iniziato a leggere il romanzo, devo ammetterlo, mi sono chiesta più volte quale fosse l'intento dell'autore. Diciamocelo chiaramente: le due storie, alternandosi un capitolo dopo l'altro, possono apparire particolarmente sconnesse, un po' come se stessimo leggendo due romanzi differenti, e che, ad un certo momento, l'autore si fosse ritrovato con così tanta carne sul fuoco da non sapere più che pesci pigliare. 
Questo ad uno sguardo poco attento, lo stesso che ho adottato io per un certo periodo durante la lettura. Poi, però, il progetto del narratore prende forma, le carte vengono rimescolate e le voci, così solitarie, diventano un tutt'uno. È a questo punto che emerge la similarità delle storie e dei personaggi, quello che non si era riusciti a comprendere anzitempo.
Marco ed Irene, infatti, sono accomunati dal senso di nostalgia, una nostalgia che avevano provato a combattere ma in cui si erano persi col passare dei giorni. Spezzati, ammaccati, privati di una parte importante del loro essere, e per questo incompleti, hanno entrambi cercato di superare il proprio evento traumatico nascondendolo, ponendo l'attenzione su altro, commettendo così un gravissimo errore. Ed è proprio quando credono di esserci riusciti che la vita gli restituisce il conto, il can che dorme si desta perché lui è sempre stato lì, ed inizia a roderli dall'interno.

Ma ciò che traspare dalla scrittura di Costa, oltre alla grande maturità stilistica e alla capacità di saper scandagliare il subconscio dell'essere umano, è il senso di sofferenza che accomuna le due figure. Sofferenza che, a mio avviso, si riflette in maniera molto più evidente in Irene. Forse perché donna, mi sono sentita molto vicina a lei nel momento in cui il suo mondo va in pezzi e scopre che i suoni e le parole iniziano a sovrapporsi, creando una mescolanza di note singole e stridenti che non riesce a comprendere. Ed è qui, nella sua storia, che emerge un aspetto che rende questo romanzo una piccola fiaba moderna: Irene è sotto una sorta di incantesimo che, in qualche modo, dovrà essere spezzato.

Facendo capo a quelli che sono i sentimenti più distruttivi dell'essere umano, primi tra tutti la sofferenza e la nostalgia, l'autore ci conduce, in punta di piedi, nei meandri più reconditi della storia narrata. Un tunnel senza via d'uscita dove i protagonisti, che avrebbero voluto essere degli eroi, dovranno fare i conti con la vita vera, quella in cui bisogna decidere se imboccare la strada che conduce al precipizio, e quindi al fallimento, o quella che invece porta alla luce, affinché possano rialzarsi e tornare a combattere, perché, in fondo,  la scelta sta tutta lì.






venerdì 6 ottobre 2017

5 cose che...: "5 autori che ho scoperto di recente"


Rubrica a cadenza occasionale ideata dal blog Twins Books Lovers con protagonisti i libri


Benvenuti lettori! Oggi è venerdì e questo vuol dire che è tempo di riprendere in mano le redini di una rubrica che, qui sul blog, ha visto la luce lo scorso mese ma che calca il palcoscenico della blogosfera tutta, già da qualche tempo, grazie a Debora e Gioia del blog Twins Books Lover.
La rubrica in questione è 5 Cose Che... e, nel mio caso, avrà cadenza occasionale. Come forse saprete, o forse no, ogni settimana verrà scelto e affrontato un nuovo argomento a carattere libroso e quello di oggi è...



... 5 AUTORI CHE HO SCOPERTO DI RECENTE





FABIO GENOVESI


Avevo sempre sentito parlare di lui più che bene ma non era mai scattata quella molla che mi facesse sentire l'esigenza di avvicinarmi al suo mondo narrativo. Questo fino a quando non mi sono imbattuta nel suo ultimo romanzo, "Il mare dove non si tocca" edito Mondadori, un vero e proprio capolavoro. Vi lascio uno stralcio della mia recensione:

"Grazie alla sua autentica semplicità, ad una scrittura unica, suggestiva e che sa raccontare, ci viene offerta una storia che ha il sapore dei tempi andati e che profuma di buono. Ma, a prescindere dal raccontare, il romanzo si prefigge anche un altro obiettivo, più grande e magnifico: Ricordare. In effetti, credo, che tale verbo sia la forma espressiva più calzante per riassumere con un'unica parola quello che ci si aspetta a pelle e che poi si ritrova, effettivamente, parola dopo parola, fino all'epilogo..."







 FEDERICA BOSCO


Ho scoperto di possedere un romanzo della Bosco proprio mentre sistemavo la mia libreria, romanzo che però non ho letto perché ultimo volume di una trilogia (sicuramente un regalo visto che non possiedo i precedenti). Ho però deciso di conoscerla attraverso il suo ultimo lavoro, "Ci vediamo un giorno di questi" edito Garzanti. Vi lascio uno stralcio della mia recensione:

"Un romanzo che si legge nell'arco di 24 ore e che una volta riposto sullo scaffale fa sentire il lettore più consapevole e più pronto ad affrontare il domani. Fiducia, unione, condivisione, adattamento, costruzione, rivincita, speranza, coraggio sono tutte parole chiave che descrivono al meglio le diverse sfaccettature di questa bellissima storia. Un racconto emozionante ed estremamente coinvolgente che spinge a riflettere anche sulla propria condotta di vita..."



mercoledì 4 ottobre 2017

Recensione 'Il dominio del fuoco' di Sabaa Tahir


Buongiorno lettori! Ogni tanto capita anche a me di prendere parte ai famosi GDL (gruppi di lettura) che hanno ormai preso piede in ambito social. Ogni tanto perché, con tutti i romanzi che ho da leggere, non è sempre facile incastrare le letture tra loro. Comunque in questo caso, complice un po' il finire dell'estate e il fatto che Chiara (La lettrice sulle nuvole) abbia sempre dei buoni consigli da darmi, ci sono riuscita! Proprio per questo, oggi, vi parlo di un romanzo che mi ha davvero entusiasmata, pur appartenendo ad un genere che non mi è molto affine, e che però mi è piaciuto tanto! Detto questo ci rileggiamo a breve...





Il dominio del fuoco
Sabaa Tahir


Editore: Nord - Genere: Fantasy
Pagine: 422 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 8,99€


C'è stato un tempo in cui la sua terra era ricca di arte e di cultura. Laia non può ricordarsene, eppure ha sentito spesso i racconti su come fosse la vita prima che l'Impero trasformasse il mondo in un luogo grigio e dominato dalla tirannia, dove la scrittura è proibita e in cui una parola di troppo può significare la morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché i suoi genitori sono caduti vittima di quel regime oppressivo. Da allora, lei ha imparato a tenere segreto l'amore per i libri, a non protestare, a non lamentarsi. Ma la sua esistenza cambia quando suo fratello Darin viene arrestato con l'accusa di tradimento. Per lui, Laia è disposta a tutto, anche a chiedere aiuto ai ribelli, che le propongono un accordo molto pericoloso: libereranno Darin, se lei diventerà una spia infiltrata nell'Accademia, la scuola in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero... Da quattordici anni, Elias non conosce una realtà diversa da quella dell'Accademia. Quattordici anni di addestramento durissimo, durante i quali si è distinto per forza, coraggio e abilità. Elias è la promessa su cui l'Impero ripone le proprie speranze. Tuttavia, più aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, più lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Il giorno in cui conoscerà Laila, Elias troverà la risposta. E il suo destino sarà segnato.



Ambientato in un mondo fantastico che sotto molti aspetti ricorda i tempi e i popoli antichi, con sullo sfondo scenari desertici, gallerie sotterranee e fortezze inespugnabili, Il dominio del fuoco è un romanzo che profuma di fantasy dalla prima all'ultima pagina, cosa che, nonostante tutto, non disturba nemmeno il lettore più inesperto.

Le vicende prendono piede in un Impero diviso tra Marziali e Dotti. I primi, come è intuibile dalla radice del nome che richiama Marte, dio della guerra, sono dediti alle armi e alla lotta, i secondi alla cultura, almeno fino a prima della tirannia. I Marziali hanno, infatti, soggiogato i Dotti, un popolo che, vivendo sotto la 'benevolenza' dell'imperatore, dell'aggettivo libero ha conservato ben poco. Non gli è concesso possedere alcun tipo di proprietà né frequentare scuole e la più insignificante delle trasgressioni ha come conseguenza la schiavitù. I Dotti sono trattati come spazzatura. Gli unici membri che non hanno accettato questa forma di governo hanno dato vita alla Resistenza. 
Ed è in questo scenario che conosciamo meglio i due protagonisti. Elias, erede della Gens Veturia, una delle casate più antiche e rispettate dell'Impero, è ad un passo dalla fine del suo addestramento come Maschera presso l'Accademia di Rupenera. Laia è una dotta che vede la sua vita distrutta proprio dalle Maschere e che, chiedendo aiuto alla Resistenza per salvare suo fratello Darin, viene infiltrata a Rupenera come spia. Sarà a questo punto che i destini dei due giovani, grazie all'influenza degli Auguri (Santoni onniscienti) si intrecceranno per cambiare le sorti dell'Impero.  

Il dominio del fuoco non è un romanzo semplice, almeno a primo acchito. I capitoli iniziali, infatti, vengono usati dall'autrice per fornirci informazioni e approfondimenti che fungono da preparazione e che bisogna, tuttavia, tenere a mente per destreggiarsi nel prosieguo della narrazione. Con questo intendo dire che, sicuramente, non è difficoltoso ma piuttosto impegnativo richiedendo quindi un certo livello di attenzione.

Il punto di forza risiede, senza dubbio alcuno, nella scelta della doppia narrazione affidata alle voci dei due protagonisti, Elias e Laia, che, in prima persona, ci trascinano alla scoperta dell'Impero che regna sovrano. Due punti di vista tanto diversi che fanno luce su mondi altrettanto diversi e distanti tra loro. Un alternarsi di capitoli in cui, in più punti del romanzo, la narrazione di uno si interrompe per trovare prosecuzione nelle parole dell'altro garantendo quel continuum che consente al lettore di avere sempre uno sguardo completo su quanto stia accadendo. 
Inizialmente le due voci appaiono alquanto solitarie e nettamente separate, sembrano infatti percorrere sentieri paralleli che non hanno alcuna intenzione di incontrarsi, fino al punto di svolta in cui il monologo si trasforma in un dialogo che avvicina fisicamente i due interlocutori. Nonostante ciò, però, non aspettatevi assolutamente una storia d'amore con tutti i crismi, anche perché in Laia c'è un po' di confusione. Diciamo che vengono gettate delle basi che potrebbero espandersi in direzioni differenti nei prossimi romanzi.

Passando proprio ai personaggi, devo ammettere che sin dalle prime battute ho trovato un punto di contatto proprio con Elias. Spaccato, tormentato e incapace di omologarsi a quello che è il pensiero di quanti lo circondano nell'accademia e nella sua famiglia, cerca in tutti i modi di perseguire l'obiettivo di libertà vedendo pian piano sfumare il solido legame che lo lega ad Helene. Helene, che come Elias è combattuta tra il sentimento d'amore e quello d'amicizia, in questo romanzo riveste un ruolo secondario che, a mio parere, non ha messo completamente in luce quello che è l'intento dell'autrice nei suoi confronti, anche se vengono gettate le basi per farle occupare un posto di prestigio nei capitoli successivi. Ciò viene lasciato ben intendere e fa davvero sperare il lettore in un prosieguo ancora più adrenalinico. Con Laia, invece, non ci siamo subito prese anche se, alla resa dei conti, appare come il personaggio che, sbocciando, subisce una trasformazione netta: da fanciulla timorosa, che si nasconde proprio dietro queste paure, a temeraria. Se volessimo individuare delle parole chiave per ognuno di loro assocerei Elias con coraggio, Laia con determinazione ed Helene con devozione amorosa.
Ma un ruolo importante è giocato anche dai cosiddetti antagonisti che calcano la scena in maniera magistrale, vedasi la Comandante, fredda ed impietosa.
Tirando le somme, i personaggi della Tahir vivono un profondo dissidio. Coinvolti in una lotta prima interiore, quindi con se stessi, e poi con il mondo che li circonda, sono capaci di lottare senza remore, avvezzi alla caduta ma subito pronti a rialzarsi.

Una storia ben costruita, caratterizzata da un ritmo serrato e coinvolgente, altamente adrenalinica e senza attimi di pausa in cui poter rifiatare. Una storia dura, in cui alla violenza non viene fatto alcun tipo di sconto, è tutta lì e colpisce allo stomaco con cazzotti ben assestati dai quali è impossibile trovare riparo anche se si possiede una buona guardia. Una storia condita da sfumature diverse che toccano tematiche quali l'odio, il coraggio, l'amicizia, la vendetta, l'amore, la determinazione, la fedeltà. Un romanzo che sa tenere viva l'attenzione del lettore e che promette grandi cose per il futuro (che tanto lontano non è visto che il secondo volume, Una fiamma nella notte, è già disponibile in libreria).





lunedì 2 ottobre 2017

Recensione 'La perfezione non è di questo mondo' di Daniela Mattalia





La perfezione non è di questo mondo
Daniela Mattalia


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:168 -Prezzo: 15,00 € - eBook: 8,99€


Torino, tra le Molinette e il Valentino. Adriano, professore ottantaduenne che ha appena perso la moglie, ha un segreto di cui si vergogna un po': da quando la sua compagna non c'è più, continua a rivederla tra le corsie delle Molinette, anche se sa che non può essere vero. O forse sì? A soccorrerlo dal dubbio di essere sull'orlo della pazzia intervengono uno stravagante tassista, certo che sia più che normale che i morti continuino ad abitare accanto ai loro cari, e altre tre persone, che incrociano la sua strada. Gemma, libraia trentenne che nel fine settimana fa la volontaria al Filo d'Argento, un call center per anziani. Olga, un'arzilla zitella settantaseienne ricoverata con una gamba rotta. E Fausto, un giovane grafico precario fidanzato a una ragazza della Torino bene e padrone di Archibald, un bracco che ha il vizio di darsi alla macchia proprio nel parco dove fa jogging Gemma. Le vite di questi quattro personaggi si intrecciano, come in una danza, tra il parco e l'ospedale, dove si aggirano altre due inafferrabili presenze. Perché chi l'ha detto che morendo si deve per forza andare nell'aldilà, in un paradiso perfetto, algido e lontano? Non è forse più consolante - e infinitamente più divertente - immaginare di poter restare nell'aldiquà, invisibili a tutti tranne a chi ci vorrà vedere, fantasmi della porta accanto con tutte le nostre stupende imperfezioni?


Ho un modo tutto mio di mangiare un croissant. Inizio dalle estremità, prima l'una e poi l'altra e ne soppeso la croccantezza. Poi procedo verso il centro, un morso dietro l'altro, ma quando inizio ad intravederne il ripieno, voilat, lo giro dall'altra parte e ripeto la medesima, meccanica operazione. Solo a questo punto mi dico che il momento è propizio e affondo i denti nella sfoglia resa più morbida dalla crema. Un'esplosione di gusto, una delizia. Come al solito questi accostamenti culinari mi aggradano un sacco, sarà perché sono una buona forchetta, ma non era assolutamente mia intenzione mettervi l'acquolina in bocca. Se l'ho fatto è semplicemente per spiegarvi che questo romanzo è proprio come il ripieno di quel croissant: delizioso, vellutato, da gustare all'infinito, mai sazi delle parole e delle storie raccontate tra le sue pagine. Ripaga senza dubbio l'attesa. Ci vorrebbero più romanzi come quello della Mattalia e, credetemi, non sto esagerando.

In una Torino magica e venata di surreale, in cui tutto può succedere, prendono piede le vicende di personaggi tutti diversi. Adriano è un ottantaduenne che ha perso la compagna della sua vita all'improvviso per via di un aneurisma e che va a trovare il suo fantasma nei corridoi di un ospedale, dimora del suo spirito. Un uomo secondo cui si può dimenticare una preoccupazione, un contrattempo, un guaio ma non un'assenza. Che si chiede come si possa non percepire il vuoto che ti cammina accanto o non ascoltare il silenzio laddove fino a poco tempo prima c'erano parole, risate, sospiri. Lui che vive i frammenti luminosi di una vita a due e un dolore che non potrà mai passare. Gemma, libraia ventinovenne il cui motto è condensato nella frase se cerchi non trovi e viceversa. Nella sua vita gli uomini non si fermano mai a lungo, "arrivano, stanno per un po', si distraggono, se ne vanno. E tanti saluti". Volontaria presso Filo d'Argento, è amica di cornetta di Olga, settantacinquenne che ha dedicato la sua vita ad un amore sbagliato.
E ancora Fausto, proprietario di Archibald, fidanzato di Susanna, che vive un'esistenza all'insegna del titubare. Infine c'è Angelo, il tassista, colui a cui piace portare le persone da un luogo all'altro aiutandole a prendere la strada giusta. È lui la figura cardine dell'intera vicenda, lo stratega, colui che tesse e muove le fila della trama.

In questo romanzo si parla di perdita, di possibilità, di casualità, di destino e la bellezza risiede già nel titolo. La perfezione non è di questo mondo è uno degli ammonimenti salvavita: non sei diverso dagli altri perché non sei perfetto, anzi, sei tale e quale a loro proprio perché nessuno lo è ed errare è umano. E questa stessa imperfezione si riflette nei diversi personaggi di questa storia. Smarriti, ammaccati dalla vita, in bilico, ognuno alla ricerca di un punto fermo nella propria esistenza che vada a riequilibrare il baricentro delle loro priorità. Quattro figure in carne ed ossa, un tassista, due fantasmi ed un cane. Sin dai primi capitoli, sospesi tra una prosa incantevole e dialoghi ben scritti, i diversi personaggi si presentano a turno al lettore. All'inizio il loro è un semplice sfiorarsi attraverso la singolarità della propria voce, per poi tendere ad amalgamarsi sempre più con lo scorrere delle pagine fino a trasformarsi in un coro melodioso in cui ogni figurante rispetta il suo compagno senza mai sovrastarlo, anzi cooperando affinché l'opera finale risulti degna di nota per il lettore, anche il più esigente.

La scrittura della Mattalia, tenera e pregna di leggerezza, non solo scorre sulla carta come un fiume in piena travolgendo chi legge con una storia meravigliosa, ma nella sua semplicità è in grado di affrontare tematiche importanti quali la morte, la solitudine, l'anzianità e di farlo con delicatezza senza mai ricadere nel melodrammatico, dosando nella giusta maniera i sentimenti. 
Per non parlare dei personaggi, magnificamente caratterizzati nella loro umanità, imperfetti, provati dalla vita e pronti ad affrontare la quotidianità fatta di sfide, di vittorie e soprattutto di sconfitte. Bellissima l'idea, nel finale, di rendere su carta i pensieri e i sentimenti di Archibald, il cane, perché non è solo una comparsa ma parte integrante dell'intero contesto.

A confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, La perfezione non è di questo mondo, in definitiva, è un romanzo che nella sua semplicità e genuinità si pone come obiettivo quello di affrontare nella maniera più delicata possibile il tema del trapasso ed insegnare, a chi resta, come affrontare il peso di una tale perdita. Un romanzo che dovrebbe essere letto non solo dagli adulti ma anche dalle giovani menti perché se è vero che si riflette, come è giusto che sia, si sorride, si piange ma, alla fine, ci si sente con il cuore più leggero. Provare per credere!