lunedì 16 novembre 2020

Recensione 'Il riflesso del passato' di Dan Chaon


IL RIFLESSO DEL PASSATO di Dan Chaon │ Editore: NNE │ Pagine: 395 │ Prezzo: 18,00€


Pubblicato nel lontano 2004 con il titolo di You remind me of me, Il riflesso del passato rappresenta una sorta di preludio a quello a cui il lettore è stato abituato ne La volontà del male, che invece sarà pubblicato ben tredici anni dopo.

Portato in Italia lo scorso ottobre dalla casa editrice NN Editore, nella traduzione della bravissima Silvia Castoldi, Il riflesso del passato, opera prima dello scrittore americano, può essere considerato il romanzo da cui prende le mosse il modus operandi, o per meglio dire narrandi, che rappresenta la cifra stilistica e strutturale tipica della narrazione di Dan Chaon. 

Spazialmente, la vicenda si sviluppa nel South Dakota, a pochi chilometri dalla cittadina di Little Bow, in una casa di campagna giallo senape, per poi raggiungere la periferia nord della cittadina di St. Bonaventure in Nebraska. Temporalmente parlando, invece, copre un arco narrativo che si estende dagli anni '70 agli anni '90 del Novecento.
È il 24 marzo del 1977 quando Jonah Doyle, un bambino di sei anni, di ritorno da scuola, viene aggredito dal cane di famiglia. Morto per un brevissimo lasso di tempo, e sfigurato nel fisico e nell'animo, il piccolo Jonah, riportato in vita come per miracolo dai soccorritori, si ritroverà a pensare, nel corso degli anni, che quello sia stato l'evento centrale di tutta la sua esistenza, quello che ha messo in moto il suo futuro e ne ha condizionato anche le scelte. È il 1993 quando quello stesso Jonah, ormai ventiduenne, decide di tagliare i ponti con quel che resta del suo passato, recidere i legami con una madre anaffettiva ormai passata a miglior vita, e partire alla ricerca del fratello, sperando di poter ricomporre i pezzi della propria vita e sentirsi finalmente parte di una famiglia.

Quello stesso fratello che, grazie allo stratagemma delle diverse inquadrature cinematografiche, costantemente presenti nel corso della narrazione, proprio mentre i soccorritori riportano in vita Jonah, vediamo condurre la propria esistenza altrove. Troy Timmens ha dieci anni, anagraficamente parlando, ma è diverso dalla maggior parte dei bambini della sua età. Definito un adolescente onorario, un'anima saggia e per nulla infantile, Troy nasconde, tra le pieghe del suo passato, una verità a cui non pensa molto spesso e di cui, conseguentemente non parla perché la ritiene una faccenda personale, ovvero l'essere stato adottato. I suoi genitori glielo avevano spiegato sin da piccolo e gli avevano insegnato che non aveva nessuna rilevanza e che lui non era affatto diverso dagli altri.
Lo stesso Troy che ritroviamo nel 1996 in libertà vigilata, divorziato e incapace di poter crescere suo figlio Loomis che è stato affidato alle cure della nonna materna.