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venerdì 4 marzo 2016

Recensione 'La gemella silenziosa' di S. K. Tremayne


Buongiorno lettori, eccomi qui, attiva e pimpante, per lasciarvi una nuova recensione. Oggi vi parlo di un romanzo che avevo adocchiato qualche tempo fa, proprio nel periodo della sua pubblicazione per cui parliamo dello scorso settembre. All'epoca avevo letto anche qualche recensione che girava in rete ma non avevo provato quella sensazione tale da indurmi a leggerlo. Poi, quando il titolo è stato proposto in una delle challenge a cui sto partecipando, ho deciso che era arrivato il momento di concedergli una possibilità. "La gemella silenziosa", di S. K. Tremayne, è un romanzo che tiene col fiato sospeso, che vi farà dubitare di tutto e tutti un rigo sì e l'altro pure ed è per questo che vi consiglio caldamente di continuare a leggere quanto ho da dirvi.






La gemella silenziosa
S. K. Tremayne


Editore: Garzanti - Genere: Thriller/Mistery
Pagine: 306 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€


Nel silenzio della sera sull'isola di Skye, Sarah accarezza i biondi capelli della sua bimba di sette anni, Kirstie, appena addormentata. Capelli identici, come ogni altra cosa, a quelli della sorellina gemella Lydia. Ma un anno prima Lydia è morta improvvisamente, lasciando un vuoto così grande da costringere Sarah e la sua famiglia a fuggire da tutto e da tutti. Lì in Scozia, tra scogliere impervie e cieli immensi, Sarah spera di ritrovare la serenità. Ma, quando una violenta tempesta sferza l'isola, Sarah e Kirstie rimangono isolate. nel buio, la bambina sussurra: "Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? io sono Lydia. Kirstie è morta, non io". Sarah è devastata e il tarlo del dubbio comincia a torturarla. Cos'è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?





Sapete cosa mi ha veramente incuriosita? La frase riportata in copertina. Forse riuscite a leggerla nell'immagine sopra ma, a scanso di equivoci, ve la riporto di seguito: "Sono uguali in tutto. Solo la loro madre può distinguerle. O forse no.".
Ebbene, credo che se anche voi vi soffermaste a pensarci vi rendereste conto di quanto quelle parole siano incomprensibili nella loro assurdità. Io stessa mi sono domandata come potesse essere possibile, per una madre, non distinguere le proprie figlie, anche se gemelle. Ed è su quelle stesse parole che poggiano le solide basi che costituiscono la struttura portante del romanzo; un equivoco di uno spessore tale da andare ad influire sull'esistenza dei personaggi coinvolti.

Come sempre è bene procedere per gradi. Kirstie e Lydia sono due gemelle, identiche. Stesso taglio e colore di capelli, stesse lentiggini, stessi occhi azzurro ghiaccio, stesso sorriso giocoso. Praticamente indistinguibili. Tuttavia, quattordici mesi prima dall'inizio della narrazione, Lydia è morta precipitando dal balcone di casa dei nonni. Un episodio discutibile a cui il lettore, in un primo momento non presta tutta l'attenzione che meriterebbe. Ci si soffermerà a riflettere sull'accaduto solo in seguito. In quel giorno nefasto, a vigilare sulle gemelline c'era Sarah, la loro mamma, richiamata sulla macabra scena dalle urla della sopravvissuta che continuava a ripetere che la gemella morta fosse Lydia. Un'informazione che viene presa per buona da tutti, senza battere ciglio: è Kirstie la sopravvissuta!
Questo è l'antefatto, quello che è accaduto prima degli eventi con cui si apre il romanzo, per cui non vivremo in prima persona l'incidente, ma ne sentiremo parlare e proprio questa scelta narrativa giocherà un ruolo chiave in tutta la vicenda.
Dopo quattordici mesi, quindi, ritroviamo la famiglia Moorcroft costituita da Angus, Sarah e la piccola Kirstie. Una famiglia persa ancora nel proprio lutto, come è giusto che sia, una famiglia che ha bisogno di tornare a vivere, di trovare qualcosa che possa riportarla a sperare, rinsaldando quei rapporti ostili e rancorosi che si muovono dietro le apparenze. L'isola di Skye persa tra le scogliere e i cieli immensi della Scozia potrebbe rappresentare la loro unica possibilità: un posto nuovo con nuovi sogni, un nuovo inizio senza ricordi.
Ma la stabilità tanto cercata sembra essere ben lontana dalla famiglia Moorcroft, sembra proprio aver preso un sentiero diverso. Dimenticare non è così facile come si potrebbe sperare e quando Kirstie pronuncerà quella frase che riecheggerà tra le mura domestiche, fendendo l'aria come un dardo avvelenato, il seme del dubbio si insinuerà nella mente di Sarah iniziando a germogliare e ad affondare le sue radici sempre più. Può una madre non distinguere le proprie bambine? Potrebbero le parole di Kirstie giustificare gli improvvisi cambiamenti comportamentali che la rendono più simile a Lydia? O si tratta semplicemente della cosiddetta 'elaborazione del lutto', che tra gemelle assume sfumature inspiegabili?


"Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? io sono Lydia. Kirstie è morta, non io"


Due gemelle identiche, un'isola misteriosa, un intreccio saldo, i continui colpi di scena sono tutti elementi che fanno sì che il romanzo che tenete tra le mani sia un gran bel romanzo.
Una storia dove niente è quello che sembra, dove il dubbio si insinua nella mente dei protagonisti ma soprattutto del lettore con un continuo rovesciamento di ruoli, di parteggiamenti, fino al raggiungimento dell'epilogo dove ogni cosa sembra tornare al proprio posto solo perché la si inquadra dalla giusta prospettiva. Quella stessa prospettiva che è mancata per tutto il romanzo e che contribuisce ad incrementare quel clima di tensione che si respira pagina dopo pagina.
Il romanzo può essere pensato come un grande palcoscenico, calcato da attori professionisti che non vi mostreranno mai il loro volto. E cosa fanno gli attori? Recitano una parte, ed è proprio quello che accade a tutti i protagonisti che prendono vita dalla penna dell'autore. Indossano delle maschere che li faranno sembrare una famiglia, ma solo all'apparenza perché, come in ogni situazione, è bene grattare quella patina di perfezione che ricopre la vera essenza degli esseri umani, facendo sì che appaiano per quello che non sono. E allora scoprirete che quelle maschere sono state messe lì per recitare una parte, per dare vita ad un vero e proprio melodramma. Quelle maschere racchiudono il loro essere fragili e una volta abbassate riveleranno delle piccole crepe, delle crepe che lacerano i rapporti dall'interno mettendo in luce dei dettagli che sono sfuggiti, primo tra tutti un forte senso di solitudine. Una solitudine palpabile della quale sono intrisi gli stessi personaggi: la gemella sopravvissuta ne rappresenta la quintessenza, colei che viene additata come diversa, colei con la quale nessuno vuole giocare, un bogan, che in gaelico vuol dire fantasma; un matrimonio in crisi, un marito che disprezza la propria moglie e quest'ultima che ha paura dello stesso e dei suoi eccessi di rabbia. Tre figure che non riescono più a comunicare tra loro e che per questo motivo sono sole con se stesse e con i loro sensi di colpa perché ognuno, a suo modo, si sente responsabile dell'incidente.
La voce di Sarah, intervallata da alcuni capitoli raccontati dal punto di vista di Angus, vi guiderà tra le pagine di un romanzo altamente psicologico, dove tutte le certezze, tutte le sicurezze, verranno meno per lasciare il posto all'unico elemento plausibile: il dubbio.
Consiglio questo romanzo a chi ama il genere thriller sì, ma con molti aspetti del mistery, a coloro che vogliono arrivare al finale per gradi, senza comprendere nulla anzitempo, e credetemi con questo romanzo è davvero possibile perché sarete sempre e costantemente sviati. Non avrete alcun punto di riferimento che possa guidarvi all'epilogo inaspettato.