mercoledì 8 agosto 2018

Recensione 'Aglio, olio e assassino' di Pino Imperatore




Aglio, olio e assassino
Pino Imperatore


Editore: DeA Planeta - Genere: Giallo
Pagine: 368 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 8,99€


Nell’affascinante quartiere di Mergellina, Francesco e Peppe Vitiello gestiscono la premiata trattoria Parthenope, dispensando buoni piatti e aneddoti ancor più saporiti. L’ispettore Gianni Scapece, amante della cucina non meno che delle donne, lavora nel commissariato appena aperto di fronte al locale e dove si racconta che viva il fantasma di una vedova allegra. Per lui è un ritorno a casa, perché in quel quartiere ci è nato, e nell’ospitalità dei Vitiello ritrova il calore e la veracità che aveva perduto. Nelle settimane che precedono il Natale, però, Napoli è scossa dall’omicidio di un ragazzo, il cui corpo viene letteralmente “condito” dall’assassino con aglio, olio e peperoncino. Perché un rituale così macabro? Quale messaggio nasconde? Per trovare la risposta, l’ispettore dovrà scavare tra simboli, leggende e credenze della cultura partenopea, aiutato dalla tenacia del suo capo, il commissario Carlo Improta, e dalle scoppiettanti intuizioni dei Vitiello. In un romanzo che mescola con sapienza la commedia e l’indagine poliziesca, Pino Imperatore dirige un formidabile coro di passioni e allegria, di bassezze e colpi di genio. Un’avvincente corsa contro il tempo, con uno straordinario, pirotecnico finale.



La ricetta per scrivere un giallo appetitoso consta di una serie di passaggi e di ingredienti necessari affinché il piatto risulti essere perfettamente armonioso in termini di gusto e sapore. 
In primo luogo è essenziale l'ambientazione in cui si verificano i fatti delittuosi; a seguire i personaggi, che siano vittime, carnefici, investigatori o semplici spettatori; ancora il linguaggio, indispensabile a garantire il coinvolgimento del lettore, con un lessico influenzato dai luoghi in cui si svolge la vicenda e ricco di discorsi diretti; il ritmo, serrato e che non perde mai mordente; la tecnica narrativa nel suo complesso, carica di suspense, imprevisti e colpi di scena inaspettati.

Ecco, tutti questi sono gli elementi che permettono di far precedere al termine giallo l'aggettivo buono. Aglio, olio e assassino di Pino Imperatore, non mancando di nessuno di essi, può essere considerato, quindi, un buon giallo. E come tale, anche dal punto di vista dell'intreccio si sviluppa tenendo presente un ordine ben preciso: un crimine in apertura, l'indagine investigativa nel corpo che conduce alla risoluzione del caso sul finale.

E infatti a Mergellina, uno dei quartieri di Napoli, viene ritrovato il cadavere di Amedeo Caruso. La particolarità riguarda la coreografia realizzata dall'assassino che ha "condito" il corpo della vittima con aglio, olio e peperoncino. 
Ad indagare sui fatti è l'ispettore Gianni Scapece, ritornato a casa dopo anni di peregrinazioni nei diversi commissariati d'Italia. A fargli da spalla, oltre al commissario Improta e alla sua squadra, una chiassosa combriccola, la famiglia Vitiello, proprietaria della trattoria Parthenope, luogo di delizie e rocambolesche avventure, dove gustare piatti di mare e di terra della cucina partenopea e mediterranea, nel pieno rispetto della tradizione.

Uno dei termini chiave del romanzo giallo è il verbo guardare ed è per questo che tra un omicidio e l'altro, serate in trattoria, interrogatori e succulente quanto pericolose pietanze, recapitate sugli zerbini da loschi individui, verremo catapultati in una Napoli che trabocca di simboli ed evocazioni, con sacro e profano chiamati a mescolarsi. 

Una città abitata da eroi normali, personaggi memorabili, dal cuore buono e dalle sfaccettature tutte umane a partire da Nonno Ciccio, napoletano doc, passando per suo figlio Peppe Braciola, tanto in carne quanto buono, per approdare all'ispettore Gianni Scapece. Lui è sicuramente il personaggio con il quale ho empatizzato grandemente. 
Amante di gialli, thriller, noir e polizieschi, Scapece deve la sua scelta professionale di investigatore a Conan Doyle e al suo celebre Sherlock Holmes. Un maschio latino attratto dal crimine, caparbio e volitivo, inflessibile e pacato. Il bisogno di sperimentare esperienze sempre nuove lo ha condotto a non intessere relazioni stabili. Le gabbie affettive sono fonte di inquietudine per uno che è innamorato della propria indipendenza. Nel suo essere investigatore è l'intuizione a giocare un ruolo fondamentale, quella che gli permette di capire al volo ogni tipo di situazione.

A stemperare l'atmosfera del giallo le piccole incursioni nella realtà familiare della trattoria Parthenope, dove "...cucinare è come vivere una storia d'amore fatta di dolcezze, di cordialità e gesti affettuosi...". Un piacevole ritrovarsi, un luogo dove si respira armonia e napoletanità; un luogo dove lo stesso lettore non può far altro che sentirsi di casa, accolto e coccolato quasi fosse uno degli avventori che ha imparato a conoscere nel corso della lettura.

Con una scrittura essenziale, arricchita da dialoghi ed espressioni tipiche, da umorismo ed ironia, Imperatore ci racconta di storia e religione, arte e leggende, misteri e superstizioni e delle bassezze dell'animo umano perché, in fondo, Aglio, olio e assassino non è altro che un'investigazione sul male.
Un romanzo che sa intrattenere il lettore e che consiglio a chi ha voglia di passare qualche ora spensierata sotto l'ombrellone.





mercoledì 1 agosto 2018

[Estate 2018] Di confessioni e di libri che mi faranno compagnia



Buongiorno lettori! Oggi diamo il benvenuto ad Agosto che, tecnicamente, dovrebbe essere anche l'ultimo mese più caldo dell'anno (felicità!). Se mi conoscete un po' saprete che sono un'amante dei climi freschi (per non dire polari) e non vedo l'ora che arrivi Settembre e poi Ottobre e Novembre e così via.
Capirete, dunque, come il titolo di questo post, in cui troneggia la parola estate, un tantino d'ansia me la metta. Ma procediamo perché oggi sono qui a scrivervi un po' di cose oltre che a presentarvi le letture che mi faranno compagnia nella breve pausa estiva. A tal proposito vi comunico che il blog, nel mese di Agosto, ospiterà le recensioni dei romanzi che leggerò per le challenge a cui sto partecipando. Le pubblicazioni, pertanto, saranno sporadiche e l'ultima settimana del mese sarò fuori dall'Italia per cui ci rileggeremo con grandissima probabilità i primi di Settembre con le recensioni dei titoli che a breve vi mostrerò.

Ora, approfitto di questo post per farvi una piccola confessione perché mi piace raccontarmi e farvi capire quello che frulla nella mia testolina.

Durante la pausa esami, quando il tempo per leggere era davvero poco e mi trascinavo dietro romanzi senza riuscire a dedicargli la giusta attenzione (la mia mente vagava per altri lidi) mi sono resa conto che qualcosa non andava. La voglia di scrivere qui sul blog stava pian piano scemando. Allora mi sono fermata, ho respirato profondamente e ho iniziato a riflettere sul senso che ha per me questo angolino disperso nell'infinito mare della blogosfera.  
Appunti di una giovane reader è nato prima di tutto per soddisfare i bisogni del mio io lettrice e non quelli altrui, case editrici comprese. Pertanto, per riafferrare le redini di una situazione che mi stava sfuggendo di mano, ho ripensato alla Anna prima del blog, a quella che si lasciava guidare dall'istinto, che recuperava storie passate, senza badare necessariamente alle novità, che ci metteva passione, quella stessa passione che avevo riversato sul blog fino a qualche mese fa e che, via via, stavo perdendo.

Spero che Settembre, miei cari lettori, rappresenti una sorta di rinascita. Senza dubbio, d'ora in avanti le scelte, in fatto di letture, saranno dettate esclusivamente dal bisogno che un determinato titolo, al solo guardarlo, genererà in me. Probabilmente vi parlerò molto meno di romanzi appena pubblicati, tranne i casi in cui saranno in grado di soddisfare il bisogno a cui accennavo precedentemente, ma più in generale saranno volumi che rispecchieranno me nel preciso momento della scelta. 
Confido che un tale aggiustamento di rotta non vi allontani da qui, che continuiate a seguirmi come avete sempre fatto, in caso contrario è stato bello aver percorso un pezzo di strada insieme a voi. Qualore sentiate il bisogno di tornare sarete riaccolti come se non ve ne foste mai andati, presi per mano da me e da chi ha deciso di restare, o si è aggiunto cammin facendo. 
Non era mia intenzione annoiarvi ma era giusto farvi comprendere quanto stava accadendo e quanto accadrà. Ora prometto di tornare al motivo principale per cui nasce questo post. Intanto, se avete letto fino a qui, vi ringrazio per avermi ascoltata.

Qualche giorno fa vi raccontavo di come per me l'estate sia una di quelle stagioni che va perfettamente a braccetto con un genere letterario ben preciso: il giallo.
Bene, nella lista delle letture che vorrei affrontare, mi sono resa conto di non aver inserito nemmeno un giallo (applausi), giusto per rimangiarmi quanto detto a suo tempo.
Ma vediamo quali sono i romanzi che ho scelto e che, quantitativamente parlando, mi faranno compagnia ben oltre il mese di Agosto.


venerdì 27 luglio 2018

Recensione 'I bambini delle Case Lunghe' di Corrado Peli




I bambini delle Case Lunghe
Corrado Peli


Editore: Fanucci - Genere: Noir
Pagine: 281 - Prezzo: 13,00 € - eBook: 4,99€


1985. A Case Lunghe, località della piccola frazione di San Felice nella Bassa bolognese, la vita scorre lenta e i bambini crescono giocando nei campi e nei casolari abbandonati. Ma quei silenzi, quegli orizzonti bassi, quelle nebbie che sembrano non diradarsi mai custodiscono segreti inconfessabili, violenze soffocate nel perbenismo, passioni proibite consumate e rinnegate, silenzi ottenuti col ricatto... Finché un gruppo di bambini si ribella tragicamente all’ipocrisia e alla violenza degli adulti, ristabilendo un nuovo ordine destinato in apparenza a durare. Ma trentun anni dopo, quando don Stefano Vitali viene inviato a San Felice per curare i particolari burocratici di un ingente lascito alla parrocchia della frazione, dietro a quella realtà riemerge un dramma ormai dimenticato, pronto a reclamare che il cerchio venga chiuso una volta per tutte.



San Felice, né Emilia né Romagna; né Bologna né Ferrara. Nel mezzo di tutto e fuori da tutto. A San Felice, nella Bassa bolognese, c'è una strada a senso unico con uno o due svincoli al massimo, una strada che conduce ad una frazione nella frazione, Case Lunghe. 
A San Felice il sole non c'è quasi mai e, se pure dovesse esserci, non scalda. A chiudere la vista sono la nebbia e l'argine di un fiume. Ed è proprio dalla cima del Sillaro che, nei pomeriggi d'estate, si possono vedere cinque biciclette lanciate a tutta velocità. Sono quelle di Carlo, Eleonora, Davide, Laura e Nunzio, i bambini delle Case Lunghe. Con le croste alle ginocchia, l'incoscienza della giovane età, i capelli scompigliati dal vento, la polvere dei campi appena arati che secca la gola e il frinire delle cicale tutt'intorno, i cinque bambini inseguono i loro sogni, tra esplorazioni e prove di coraggio, fuggendo, allo stesso tempo, dalle realtà familiari in cui vivono.

A San Felice i panni sporchi si lavano in casa, sottovoce, con porte e finestre ben chiuse. Lo sa bene Rosa, la mamma di Carlo, che ogni sera, insieme a suo figlio, diventa il bersaglio del marito Giovanni. Ma Rosa è incapace di pensare, anche solo lontanamente, ad una vita diversa, lontana da quell'uomo, da quella casa e circondata da quella piana umida perché San Felice è così, inghiotte tutto ciò che tocca, compresi quei cinque bambini che, a distanza di trentuno anni, si ritroveranno a fare i conti con quella notte in cui avevano deciso di ristabilire un nuovo ordine. Acque basse che non hanno avuto la forza di trasformarsi in acque alte, in grado di fluire sempre per raggiungere il mare. 


"Quando cammini in salita e guardi avanti, ti chiedi cosa ci sia dietro la linea dell'orizzonte. Può esserci un dolce falsopiano che ti permette di riprendere fiato. Può esserci una facile discesa che ti riporta a valle. Può esserci un burrone, e allora torni indietro, se non vuoi cadere."


Nero come l'animo di alcuni personaggi chiamati a farsi giustizia da soli, I bambini delle Case Lunghe è un romanzo davvero ben scritto e strutturato. Una storia che di per sé non è complessa ma che racchiude quell'imprevedibilità che, in romanzi di questo genere, non può assolutamente mancare.

I contorni rarefatti, il silenzio assoluto e le atmosfere cupe sono solo alcuni dei punti di forza che rendono la lettura estremamente godibile. Quella nebbia, che come ovatta si deposita sulle ferite dei personaggi per assopirle e nasconderle, avvolge, in men che non si dica, lo stesso lettore che, spettatore silente, si trova invischiato nella trama narrativa ben congegnata dall'autore. 

Mi è piaciuta molto l'idea di dividere il romanzo in due grandi sezioni. San Felice fa sempre da sfondo all'intera vicenda ma i quadri temporali sono ben diversi tra loro: la prima parte è ambientata nel 1985, la seconda prende piede nel 2016. Così facendo quegli stessi bambini, che rappresentano il fulcro della narrazione e ne sono i protagonisti a tutti gli effetti, li ritroviamo alla soglia dei quarant'anni, disincantati. Quanto lasciato in sospeso nel passato trova la giusta risoluzione nel presente. Nulla è lasciato al caso ma tutto ritorna in una sorta di progetto logico.

I bambini delle Case Lunghe, inoltre, può essere definito un romanzo corale, un alternarsi di voci e punti di vista che hanno uno scopo chiarificatore.
Ho sviluppato una forte affezione per il Carlo bambino e per il suo niente, vocabolo che ripete continuamente e che rappresenta l'unica risposta possibile alle domande preoccupate della dolce Eleonora. Ho amato il personaggio di Rosa, la sua sofferenza di moglie, madre e donna, costretta a chiudere gli scuri e a "risolvere" le sue questioni tra le mura domestiche. Ho apprezzato la gentilezza di Don Stefano, un po' comandante dei carabinieri, un po' investigatore e un po' sindaco, chiamato a fare luce su una vicenda che affonda le radici in quel lontano 1985.

Con una scrittura pulita, essenziale ed efficace, ricca di descrizioni suggestive e colpi di scena inimmaginabili, l'autore ci racconta di violenza domestica, di infanzie spezzate, di unione, amicizia e solidarietà, ma anche di omertà, inganni, ricatti e sotterfugi. Un romanzo solido, ricco di misteri, di silenzi, di cerchi destinati a chiudersi o forse no. Una penna, quella di Corrado Peli, da tenere d'occhio nel panorama dei giallisti italiani.





lunedì 23 luglio 2018

Recensione 'Lezioni di disegno' di Roberta Marasco




Lezioni di disegno
Roberta Marasco


Editore: Fabbri - Genere: Narrativa
Pagine: 287 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 9,99€


Un amore finito, un impiego insoddisfacente lasciato indietro e una vita che, a 39 anni, non ha ancora messo radici e sta tutta in una valigia. Come quella con cui Julia arriva a Barcellona, nella lussuosa villa di Pedralbes che lei e le sorelle sono costrette a vendere dopo la morte della madre Gloria. Fra i ricordi di un padre autoritario e severo, complice della dittatura franchista, e i segreti di famiglia occultati fra le pareti delle stanze deserte, Julia ritrova anche una fotografia della madre da giovane, abbracciata a un bellissimo sconosciuto. Alle prese con la sfrenata nipote, figlia della ribelle Olga, Julia si trova a fare i conti con un passato pieno di rivelazioni. Dalla Barcellona in fermento degli anni Settanta, quella delle prime manifestazioni e delle assemblee femministe, dell'amore libero, della musica e della controcultura, emerge il volto segreto di Gloria, una donna che la figlia conosceva solo a metà, capace di vivere una passione clandestina e travolgente che molto ha da insegnare, sull'amore e sulla vita. E sulle ribellioni silenziose che ci conducono verso i nostri sogni.



Ogniqualvolta un autore o un'autrice, che abbiamo già avuto modo di conoscere e ammiriamo, si appresta alla pubblicazione di un nuovo lavoro, nella mente del lettore si concretizzano due ipotetici scenari: da una parte ci si domanda se il romanzo potrà piacerci tanto quanto, più o meno del precedente, dall'altra se sarà in grado di soddisfare tutta una serie di aspettative. Succede, nella stragrande maggioranza dei casi, è un dato di fatto, ed è per questo che avevo grande timore ad accostarmi al nuovo lavoro della Marasco. Terminatane la lettura posso affermare che non solo è stato estremamente piacevole ritrovare l'autrice che avevo conosciuto tempo addietro, ma che il cambiamento, di cui tanto si parla in questo romanzo, lo ha subito anche lei, in positivo.

"Esci dai margini, non lasciare che ti frenino. Il contorno è un'astrazione, non ne hai bisogno..." scrive Roberta Marasco in Lezioni di disegno e, lei per prima, mette in atto il suo stesso consiglio osando, uscendo dai confini, dagli schemi classici del romance, per regalarci una narrazione in cui finzione e storia, quella vera, si incastrano alla perfezione.

La voce narrante è quella di Julia che, a trentanove anni, in seguito all'ennesimo fallimento amoroso, decide di ritornare nella sfarzosa ed indifferente Barcellona. Ad accoglierla l'imponente casa di Pedralbes, quella in cui ha vissuto con genitori e sorelle e nella quale, qualche mese prima, si è spenta la stessa genitrice. Sarà mentre cercherà di ridare un senso alla propria esistenza che Julia, riordinando e inscatolando tutti gli oggetti appartenuti a sua madre, si imbatterà in segreti e dolori taciuti che le restituiranno l'immagine di una donna sconosciuta a se stessa e alle sue sorelle.
Ma Julia non è l'unica narratrice. Accanto a lei, in un alternarsi di capitoli in cui il 2016 lascerà il passo al 1976, la voce di Gloria, sua madre, ed il bisogno impellente di raccontare e di raccontarsi. È legandosi alla sua, di storia, e a quella di Giulio che il romanzo aprirà una importante parentesi sulla cosiddetta transizione spagnola, il periodo storico durante il quale la Spagna iniziava ad abbandonare il regime dittatoriale del Generale Francisco Franco per diventare a tutti gli effetti una democrazia.

Muovendosi su piani temporali differenti che vedono il coinvolgimento di ben tre generazioni di donne, Lezioni di disegno è un romanzo tutto al femminile in cui si parla d'amore, matrimoniale, extraconiugale e filiale, in cui fanno capolino l'amicizia, le rivoluzioni, tanto esteriori quanto interiori, le incomprensioni, la resilienza, il coraggio di restare, l'importanza del sacrificio.

Quello che già mi aveva colpito della Marasco, e che ho ritrovato, è lo sguardo appassionato con cui guarda al mondo, sguardo che si riflette nella sua scrittura e nei suoi personaggi. 
Se un po' avete imparato a conoscermi saprete della mia spiccata propensione verso i piani narrativi che spalancano porte sul passato. È innegabile che il 1976 di cui si parla, fatto di proteste, manifestazioni e raduni femministi, abbia sortito un effetto ammaliatore sulla sottoscritta, insieme al personaggio di Gloria.

Il suo essere femminile è quello che più di tutti subisce un cambiamento, al pari della sua Nazione, una mutazione, mi verrebbe da dire. Gloria ha dovuto fare i conti con un marito tenace ed inflessibile, uno che abbracciava con ogni respiro il regime franchista, fatto di serietà e autorità, preoccupazioni e successi. Un mondo di sorrisi educati e buone maniere in cui Gloria, presenza schiva e discreta, non aveva mai alzato la voce. Poi era apparso Giulio, uno di quegli amori in cui ci si incontra perché si sogna nello stesso modo; una danza silenziosa di corpi, la smania del contatto fisico, degli incontri clandestini. Essere felice e fragile per poi tornare ad una esistenza ordinata, fatta di silenzi e di sogni calpestati.

È così, tra i vicoli di una Barcellona che si palesa dinanzi agli occhi del lettore, con una scrittura viva, intensa ed elegante, che l'autrice ci offre lo spaccato di una vita, quella di Gloria, in cui il bisogno di ribellarsi alla sottomissione, di sentirsi donna, deve duramente scontrarsi con i condizionamenti di un'epoca, di una società e di una cultura che la vogliono unicamente moglie e madre, sempre in bilico, sul confine tra serenità e dramma.
Un romanzo tanto attuale quanto vero, da leggere col cuore. Un filo rosso che connette una donna all'altra. Una celebrazione della forza interiore e del coraggio che ci contraddistinguono.





lunedì 16 luglio 2018

Recensione 'Replica di un omicidio' di Christi Daugherty


Estate è, per quel che mi riguarda, sinonimo di gialli, che si stia sotto l'ombrellone, in riva al mare, o spiaggiati su un divano, con tanto di ventilatore/condizionatore puntato addosso, un buon giallo non dovrebbe mai mancare in questo periodo dell'anno. Il problema fondamentale, però, è quello di riuscire ad imbattersi in un romanzo di tale genere che possa far sentire il lettore soddisfatto della propria scelta. Ed è proprio per facilitarvi le cose che oggi sono qui a parlarvi di un giallo, guarda caso, nato dalla penna di una novizia di tale genere letterario ma con un grandissimo potenziale.





Replica di un omicidio
Christi Daugherty


Editore: Corbaccio - Genere: Giallo
Pagine: 480 - Prezzo: 19,90 € - eBook: 9,99€


Harper McClain ha dodici anni quando, rientrata da scuola, scopre il corpo di sua madre riverso sul pavimento della cucina, nudo e accoltellato a morte. L’omicida non è mai stato scoperto. Anni dopo, ormai adulta, Harper è diventata il miglior cronista di nera della città di Savannah, in Georgia; Smith, il poliziotto che aveva seguito le indagini, l’ha presa sotto la sua ala protettrice ed è una specie di mentore per lei che, però, ha anche sviluppato una pericolosa attrazione per Luke Walker, un investigatore che lavora sotto copertura. Quando Marie Whitney, impiegata al college locale, viene trovata morta in casa sua, Harper è la prima giornalista ad arrivare sulla scena del delitto; e ha un terribile déjà-vu: Marie è stata accoltellata e giace nuda sul pavimento. Non è una coincidenza: è la replica dell’omicidio di sua madre. Harper è convinta che se troverà l’assassino di Mary avrà trovato anche quello di sua madre. Nessuno crede alla sua teoria, il suo capo e la polizia sono certi che si tratti di una coincidenza, ma niente e nessuno riusciranno a distogliere Harper da un’indagine che è diventatala sua ragione di vita. Anche se non sa a che prezzo riuscirà infine a scoprire la verità.



Christi Daugherty, l'autrice di Replica di un omicidio, nasce come cronista di cronaca nera prima che scrittrice ed è proprio facendo riferimento al suo mestiere, che nello specifico gioca un ruolo fondamentale, che riesce a dotare il romanzo di una struttura solida e, mi arrischierei a dire, senza falle (o almeno, se pure dovessero esserci, io non sono riuscita a individuarle).

Era da tempo che non mi appassionavo tanto ad una lettura ed è per questo che vi suggerisco di non lasciarvi abbattere dal notevole numero di pagine. Il romanzo, infatti, si lascia leggere con piacere, filando via liscio come l'olio. 
La cosa che più affascina sta nel fatto che l'autrice, con pochi ma essenziali elementi, sia riuscita a mettere in scena una storia intrigante e coinvolgente, complice una protagonista che sa il fatto suo, e che è in grado di mantenere ben salde le fila del discorso, e una scrittura vivida ed evocativa, al punto tale da potersi immaginare le singole scene narrative con una facilità disarmante.

Harper McClain è una giovane e affermata cronista di nera, una a cui piace il pericolo. Ha una strana attrazione per gli omicidi, una vera e propria ossessione a detta di alcuni, tanto che le varie dinamiche che li caratterizzano non hanno segreti per lei. Con al fianco il suo fedele scanner, sempre sintonizzato sulle frequenze della polizia, Harper non si lascia sfuggire nessun tipo di notizia, dai piccoli furti agli incidenti stradali, dalle sparatorie agli accoltellamenti per spaccio. La Savannah delle notti buie e piene di pericoli, in zone che farebbero scappare le orde di turisti in preda al terrore, è il suo pane quotidiano.
Quando Marie Whitney, impiegata al college locale, viene trovata morta, il dolore e la perdita con cui la giovane Harper ha dovuto imparare a convivere sin dall'età di dodici anni riemergeranno vividi. A quindici anni di distanza dall'omicidio irrisolto di sua madre, una nuova infanzia, quella di Camille Whitney, è destinata a finire. A sconcertarla e destabilizzarla è la scena del crimine, uguale in tutto e per tutto a quella di sua madre. Harper che non crede alle coincidenze inizierà la sua personalissima caccia all'assassino mettendosi contro il suo capo, la polizia e i suoi stessi amici.

Ricco di trame e sottotrame, Replica di un omicidio si sviluppa in crescendo. I primi capitoli, che potremmo definire esplorativi, sono quelli in cui l'autrice presenta il personaggio di Harper, con il suo solido background, ed espone nel dettaglio, attraverso il vissuto della protagonista, le difficoltà ed i pericoli del suo mestiere: il modo di procedere, di carpire le giuste informazioni, di investigare per poter realizzare un articolo di giornale degno di questo nome. 

Segue il nucleo centrale della trama, ovvero l'omicidio di Marie Whitney e dalle tinte nere si passa a quelle del giallo vero e proprio che sconvolge gli equilibri iniziali. Si apre a questo punto l'indagine investigativa attraverso la quale cercare di ricostruire i fatti. La novità è rappresentata dal fatto che non abbiamo un investigatore a condurre tali indagini ma la stessa Harper. Questa, devo ammetterlo, è la parte in cui, ogni qualvolta leggo un giallo, ripongo il massimo delle aspettative e nel caso specifico anche il lettore più esigente non resterà deluso: un'esecuzione professionale, scene del crimine ripulite in modo scientifico senza lasciare alcuna traccia a cui appigliarsi.

Da ultimo la risoluzione del caso, un vero e proprio scacco matto, che farà venir meno le poche certezze che avrete sviluppato, nel corso della lettura, riguardo l'ipotetico assassino. Nulla è lasciato al caso, tutto fa parte di uno schema predefinito che viene orchestrato con grande maestria.

Virando dal nero al giallo, con una piccola componente romance, Replica di un omicidio si presenta come romanzo autoconclusivo per quel che riguarda il caso specifico di cui si parla, ma lascia aperti una serie di spiragli e di quesiti irrisolti che fanno presupporre possa trattarsi del primo volume di una serie di romanzi con protagonista un'investigatrice d'eccezione, Harper McClain, ed io non posso che esserne felice.





mercoledì 11 luglio 2018

Recensione 'Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami' di Jane Alison




Meglio sole che nuvole
Jane Alison


Editore: NN Editore - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 264 - Prezzo: 18,00 € - eBook: 7,99€


"Si diventa ciò che si era destinati a essere; si diventa ciò che si è realmente. Non volevi essere di pietra? O di vetro, o di cromo?" J, la protagonista di questo libro, nel mezzo del cammin della sua vita ha deciso di congedarsi dall'amore. Il suo matrimonio è fallito, non ha figli, e l'ultimo incontro con Sir Gold è stato un disastro, così come i tentativi di ritrovare le sue vecchie fiamme. J torna allora a Miami, ai cieli blu della città di vetro, agli orizzonti sfarzosi della baia dì Biscayne, e si prende cura di un gatto e di un'anatra malandati mentre osserva i bizzarri inquilini del suo grattacielo e traduce brani di Ovidio. Le eroine delle Metamorfosi, trasformate dall'amore in piante, pietre o mostri, la guidano alla scoperta dei suoi sentimenti e nella ricerca di uomini da amare solo con la fantasia. Finché un giorno, scrutando il balcone del ventiduesimo piano, vede una donna dalla chioma biondo platino che lascia cadere qualcosa nel vuoto... Con una scrittura poetica e sensuale, Jane Alison racconta di una donna delusa dagli uomini, che esplora le terre instabili del cambiamento e della solitudine per riprendere in mano la sua vita e accettare, finalmente, il suo desiderio di amare ed essere amata.



"E forse questo è sufficiente. È sufficiente avere ricevuto un po' d'amore, un tempo. Anche se non ha funzionato a lungo. Forse è sufficiente averne ricevuto in passato, e adesso vivere solo con i suoi frammenti, e non c'è proprio niente di male se dedichi l'amore che ancora ti resta a un vecchio gatto o a un'anatra, ai pochi cari amici, a tua madre. Sull'arca non tutti sono in coppia."


Quella di J, la protagonista di questo romanzo, è una storia dalle tinte ordinarie. A quante donne, più raramente uomini, spinte da cocenti delusioni, non è mai passato per la mente di congedarsi dal sentimento amoroso?

Ed è proprio questo il punto di partenza da cui prende avvio l'intera narrazione che non perde di vista, mai, un'altra parola chiave: cambiamento.
Sotto il cielo di Miami, luccicante come vetro e corredato di bianche nuvole pulsanti, circondata da cartelloni pubblicitari che inneggiano a ricorrere alla chirurgia estetica per un qualche ritocchino, nell'ordinarietà della sua quotidianità, stesa a bordo piscina o con un binocolo tra le mani, pronta a spiare nelle vite dei vicini, J riflette sulla sua di vita.

Traduttrice di professione, con un matrimonio finito alle spalle e gli ultimi trent'anni passati a vagabondare tra le braccia di svariati uomini di cui Sir Gold rappresenta l'ennesima e reiterata delusione, J si trova in quella fase della vita in cui è giunto il momento di fare bilanci e tirare le somme. Quel momento in cui si ha la sensazione di star diventando sempre più simili alla propria madre, con zero prospettive e la paura dell'ignoto. A farle da spalla un gatto, un'anatra, l'intramontabile spirito di Ovidio che rivive attraverso le eroine delle Metamorfosi (liberamente riadattate ai tempi che corrono) e un lacerante senso di solitudine con il quale imparare a convivere.

Meglio sole che nuvole è un romanzo al femminile, narrato dalla prospettiva di J. Un raccontarsi senza peli sulla lingua, senza il bisogno di nascondersi dietro al famoso dito che nulla cela alla vista, preda dell'intensa vita immaginaria che rende caratteristico il suo personaggio ed in balia delle fantasie più inconfessabili, con quella leggera punta di erotismo che non guasta.

La metrica ovidiana si riflette nel ritmo dato alla narrazione e nella costruzione sintattica. Le parole si rincorrono, l'una dietro l'altra, nel tentativo di agguantarsi. I segni di interpunzione non hanno la forza di interrompere le frasi, i pensieri. C'è un tacito invito rivolto al lettore a cogliere il non detto, a leggere tra le righe, quasi fosse impellente il bisogno di raccontare più del necessario.

Non una vera e propria storia, se ne ravvisa una leggera parvenza sottotraccia, quanto uno spaccato di vita quotidiana. Non un susseguirsi di accadimenti e salti temporali, quanto un'analisi introspettiva, una riflessione che rende il suddetto romanzo una lettura non adatta a tutti.
L'assenza di una storia a tutti gli effetti fa sì che l'attenzione del lettore sia calamitata dal personaggio di J. Attraverso i frammenti di un matrimonio finito, uno di quelli in cui la resa ha preso il sopravvento sul sentimento d'amore, e con i suoi occhi a farci da navigatore verremo catapultati nel mondo di J, nella sua quotidianità, nei suoi pensieri e in quella sorta di dialogo muto con l'ultima delle sue conquiste, Sir Gold.

J è arguta, ironica, riflessiva. J conquista con il suo essere donna, con tutti i pro e i contro che caratterizzano il gentil sesso.
Trattandosi di un romanzo autobiografico, l'autrice è riuscita a descriversi e analizzarsi in maniera cavillosa. Nelle diverse sfumature che la connotano ogni donna potrà ritrovare una parte di sé, riconoscersi e rivelarsi con le proprie paure, le proprie mancanze e i propri desideri.
Fare i conti con il passato, guardarsi indietro, non è mai facile, soprattutto se si è giunti nel mezzo del proprio cammino quando la strada che si prospetta dinanzi è sicuramente più breve di quella che si è percorsa. Ed è mentre ci si prende una pausa dalle scarpinate intense, in precario equilibrio, che la vita accade.

Meglio sole che nuvole è una lettura molto diversa da quella che mi aspettavo, venata di umorismo a tratti, più seriosa in altri. Una lettura che stimola la riflessione e che, nonostante una protagonista matura, le vale da formazione, perché nella vita c'è sempre da imparare, soprattutto a come riprendere in mano le redini della propria esistenza.
Per quel che mi riguarda, a distanza di giorni, non ho ben chiaro quanto mi sia piaciuto questo romanzo. So per certo però che, voltata l'ultima pagina, rimane la forte affezione per J.






lunedì 9 luglio 2018

Una specie di Monthly Recap!


Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso


Una nuova settimana ha inizio ed io, con otto esami ormai alle spalle, mi riapproprio del mio angolino nella blogosfera. Gli ultimi due mesi sono stati molto frenetici ed altri libri mi hanno tenuto impegnata ma, nonostante attenda ancora qualche esito, dovrei esserne uscita illesa anche questa volta. 
Oggi sono qui per riaprire i battenti ufficialmente e per fare una sorta di bilancio per quanto riguarda le poche letture che mi hanno fatto compagnia in questo periodo. Nel marasma generale ho perso anche il foglio su cui avevo preso appunti per cui mi toccherà andare a braccio. Ma procediamo con ordine...



LETTURE E RECENSIONI


Noto con sommo dispiacere che l'ultimo Monthly Recap risale al mese di Aprile e questo vuol dire che è necessario recuperare informazioni riguardo le letture di Maggio e Giugno e i rispettivi migliori libri del mese.

A fine Aprile stilavo una sorta di TBR per il mese successivo e constato, insieme a voi, di averla rispettata del tutto. Ecco le mie letture con rispettive recensioni (cliccando sull'immagine di copertina sarete, come al solito, reindirizzati all'apposita sezione del blog):


Testo Alternativo
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LIBRO DEL MESE
Testo Alternativo
Testo Alternativo Testo Alternativo


A Giugno, invece, ho letto pochissimo rispetto ai miei standard. Tre libri portati a casa di uno dei queli vi parlerò nei prossimi giorni e che ho ricevuto grazie alla nuova collaborazione nata con la Casa editrice NN Editore:


Testo Alternativo
LIBRO DEL MESE
Testo Alternativo
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Pochi gli arrivi e gli acquisti in questi due mesi di latitanza anche se ho grandemente recuperato con un maxi ordine, in arrivo tra domani e mercoledì, contenente una serie di titoli che mi faranno compagnia durante le vacanze e di cui vi parlerò nell'apposito post alla fine del mese.
Per quanto riguarda le mie attuali letture, sto cercando di recuperare alcuni titoli che ho ricevuto a sorpresa da parte di autori e case editrici. 

Bene, siamo giunti alla fine di questo post attraverso cui mi premeva fare il punto della situazione attuale e spiegarvi che il motivo della mia latitanza era legato all'essere stata fagocitata da una serie di improvvisi esami universitari. Nei prossimi giorni, come di consueto, riprenderà la pubblicazione di recensioni e rubriche che spero possano stuzzicare la vostra curiosità. Detto questo, ci rileggiamo a fine mese con il Monthly Recap, intanto buone letture!