sabato 3 novembre 2018

Recensione 'L'amica geniale' di Elena Ferrante


Buon sabato lettori e lettrici! Come state trascorrendo questo lungo ponte? Io sto approfittando di questi giorni per rilassarmi in compagnia di un buon libro, mettermi in pari con le serie tv e portarmi avanti con la programmazione del blog. Oggi, però, ho deciso di lasciarvi il mio pensiero circa l'ultimo romanzo letto. Ve ne parlo a breve dopo qualche generalità.




L'AMICA GENIALE
Elena Ferrante


Edizioni e/o - 327 pp. - 18,00€


L’amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L’autrice scava intanto nella natura complessa dell’amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l’Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l’andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l’autrice ci ha abituati... Non vogliamo dirvi altro per non guastare il piacere della lettura. Dicevamo che L’amica geniale appartiene a quel genere di libro che si vorrebbe non finisse mai. E infatti non finisce. O, per dire meglio, porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell’infanzia e dell’adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto. La storia si dipana nei volumi successivi, per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche.



Non credo ci siano momenti giusti o sbagliati per leggere un libro. Credo, piuttosto, si debba parlare di maturità. O almeno questo è quello che penso, visto che, nel corso degli anni, ho sentito l'esigenza di tramutare le mie abitudini di lettrice per avvicinarmi a nuovi generi e a nuovi tipi di storie.
Ecco, con L'amica geniale, di cui ho scoperto di possedere la prima edizione, non ci siamo presi per una questione di maturità. Comprato nell'ormai lontano 2011, iniziato e abbandonato dopo neanche un centinaio di pagine, ripreso e continuato con la speranza di sormontare la difficoltà iniziale, il romanzo ha atteso sullo scaffale dei libri da leggere per ben sette anni, silenziosamente, come solo i libri sanno fare, con quella capacità tutta loro di saper aspettare. 

L'ho ripreso tra le mani qualche settimana fa, le pagine un po' ingiallite e quella fragranza tipica del tempo passato. Ho iniziato a leggerlo continuando a ripetermi di saltare l'ostacolo con decisione. Ma sapete qual è la verità? Io quell'ostacolo che mi aveva fatto desistere a suo tempo non l'ho incontrato, anzi, paradossalmente, non sono più riuscita a staccarmene se non, di mala voglia, voltata l'ultima pagina. 

Il romanzo della Ferrante, primo volume di una quadrilogia, ha come perno centrale l'amicizia tra Raffaella Cerullo, detta Lila, ed Elena Greco, detta Lenù, affermazione che pur essendo vera è, allo stesso tempo, estremamente riduttiva. Infatti, se L'amica geniale è sicuramente uno scavare nei recessi di un sentimento dalla natura estremamente complessa come solo l'amicizia sa essere, è anche un romanzo che racconta degli strappi della vita, della perdita degli equilibri, dell'importanza dei cambiamenti e della capacità di sapersi adattare o di esserne completamente investiti. 

Siamo nel secondo dopoguerra, nel rione di una Napoli che, insieme al resto dell'Italia, si prepara ai grandi mutamenti degli anni a venire. Lo spaccato popolare di una realtà costretta a sottostare a determinate regole sociali. Una realtà in cui domina la figura del padre e padrone, affiancata da quelle dei fratelli maggiori; una realtà in cui ad un torto o ad un'offesa bisogna rispondere con la violenza perché far male è una specie di malattia; una realtà in cui le parole ammazzano, i bambini e gli adulti si feriscono spesso e i primi crescono con l'obbligo di rendere difficile la vita dei coetanei, prima che questi la rendano difficile a loro.

È qui, tra case bianchicce, con l'odore miserabile dei pianerottoli e la polvere delle strade, tra viuzze e stradine, che si perde la voce narrante di una Lenù che, ormai anziana, inizia a ripercorrere, tappa dopo tappa, gli eventi salienti che l'hanno vista legata alla sua coprotagonista, Lila, soffermandosi sull'infanzia, prima, e sull'adolescenza, poi. Un seguire, in maniera attenta, la crescita delle due giovani protagoniste, i buoni e i cattivi sentimenti, le tentazioni e i tranelli orditi dalla gelosia che rendono il rapporto, grazie allo scorrere del tempo, soggetto al cambiamento e completamente in antitesi al concetto di amicizia a cui ognuno di noi farebbe riferimento.

Lenù e Lila non potrebbero essere più diverse. I boccoli biondi e la delicatezza espressiva che intenerisce della prima si scontrano con le croste a gomiti e ginocchia e coi grandi occhi vivissimi, che si tramutano in fessure di determinazione, della seconda. La voglia di piacere di Lenù si contrappone alla lingua affilata di Lila e allo sguardo di chi dice che farle del male non serve perché lei te ne avrebbe fatto di più, a qualsiasi costo. 
A partire dall'incontro in prima elementare, Lenù si rende conto di trovarsi dinanzi ad una creatura singolare, diversa dalle altre bambine perché cattiva sempre. Eppure si sviluppa in lei il bisogno innato di non abbandonarla. Una sorta di dipendenza che, come l'autrice spiega in tutto il corso del racconto focalizzando l'attenzione su questo particolare aspetto, si tramuta nell'ossessione di voler essere come Lila, di fare quello che fa Lila. Emerge nitida, in Lenù, la paura di perdere pezzi della vita di Lila, soprattutto al momento della separazione scolastica, cosa che avrebbe comportato la perdita di centralità anche nella sua di esistenza. 
Una competizione continua che, se da una parte serve a spronare la giovane Lenù, dall'altra la rende succube ed ombra dell'amica, tanto da arrivare a giudicare la propria esistenza sulla base di quella dell'altra, instillandole un senso di inadeguatezza ed inferiorità. La smania di intrecciare il proprio destino a quello dell'amica, di mettersi in pari riguardo qualsiasi accadimento sembra subire il fascino di una sorta di malia per cui le gioie o il dolore dell'una presuppongono il dolore o la gioia dell'altra. 

La Ferrante scandaglia con attenzione questo territorio così delicato, i sentimenti dell'una o dell'altra, il costante desiderio di riequilibrare il rapporto che le lega. Un gioco continuo di scambio e rovesciamento delle sorti che le porta ad essere indispensabili l'una per l'altra. Una convergenza destinata però a tramutarsi, col passare degli anni, in una inevitabile divergenza che vedrà Lila piegata alla volontà del rione che imprigiona, per poter sopravvivere, e Lenù sollecitata dal forte senso di estraneità cui si accompagna il desiderio di evasione e la voglia di non accontentarsi mai. Un aprirsi al mondo, un ridestarsi dal torpore, un levarsi i paraocchi della fanciullezza. Una vera e propria evoluzione che il lettore accetta di buon grado pur di non vederla succube di un destino già tracciato e dal quale sembrerebbe impossibile discostarsi.

L'amica geniale, però, non racconta solo di un'amicizia sui generis, ma si sofferma anche sull'importanza delle scelte, su come un no o un sì, pronunciato a mezza voce, possa sortire il proprio effetto a lungo termine; su come la vita non sia altro che lotta, sopravvivenza, dolore, ricchezza e povertà; su come, coscientemente, scatti nei diversi personaggi il desiderio di rivalsa, di riscatto sociale, morale ed economico.

Sicuramente non è un romanzo semplice da raccontare perché denso di significati, ricco di sfumature e pregno di riflessioni ma l'autrice, ponendo la giusta attenzione sulle parole e soppesandole, è riuscita nell'impresa. Contaminata da scrittura, storia e personaggi non posso far altro che continuare ad inerpicarmi sulla salita che mi aspetta.





martedì 30 ottobre 2018

[Presentazione GDL]: 'La città di sabbia' di Laini Taylor





Buon martedì lettori! Eccomi qui con un post che non vi è del tutto nuovo. Lanciatami, ormai, nel mondo del fantasy e in quello dei GDL, insieme alle mie colleghe, si è deciso di proseguire con la lettura della trilogia nata dalla penna di Laini Taylor. La città di sabbia, infatti, è il secondo volume con protagonisti Karou, Akiva, Sulphurus, Thiago e tanti altri, di cui vi ho abbondantemente parlato nella mia recensione (qui).
Così come vi ho anche raccontato che quel 'continua', parola con cui si è barbaramente concluso il capitolo finale de La chimera di Praga, mi è un tantino rimasto sullo stomaco. Insomma, tanta la curiosità e tanta la voglia di rimmergermi nel mondo dell'Altrove per aggiungere nuovi tasselli a quanto è già stato raccontato.

Ora, prima di spiegarvi come sarà strutturato questo secondo GDL, che non sarà molto diverso dal precedente, vi lascio alcune generalità sul romanzo:



LA CITTÀ DI SABBIA
Laini Taylor


Fazi Editore - 462 pp. - 14,50€


Dopo aver viaggiato nello straordinario mondo de La chimera di Praga e aver scoperto i segreti di Karou, allieva di uno stregone e talentuosa disegnatrice, chimera dai capelli blu che si innamora pericolosamente di Akiva, un serafino bellissimo, ecco il secondo tempo di questa grandiosa avventura, figlia della penna di una scrittrice già finalista al prestigioso National Book Award. La studentessa d’arte Karou ha finalmente le risposte che ha sempre cercato. Sa chi è e cosa è. Ma, insieme a questa scoperta, un’altra verità affiora in superficie, una realtà che la ragazza farebbe di tutto pur di ignorare: ha amato un ragazzo che le è nemico, lui l’ha tradita e per questo il suo mondo è sconvolto. Ora, in una kasbah dimenticata nel deserto del Marocco, Karou e i suoi alleati si preparano a uno scontro definitivo contro l’armata dei serafini e sotto la luce delle stelle plasmano creature di potente forza distruttiva. Akiva, legato dall’appartenenza all’esercito degli angeli, ma gravato da un profondo conflitto interiore, inizia a progettare un altro tipo di battaglia: quella per il riscatto. Per la speranza. Costellato da scene drammatiche e scenografie impossibili, La città di sabbia porta i due protagonisti sui fronti opposti di una guerra antichissima che ha acquistato nuovo vigore. In una dimensione fantastica descritta nei minimi particolari, Laini Taylor dà vita a un mondo intero dove la combattuta storia d’amore tra Karou e Akiva diventa il simbolo della lotta per la pace universale. Ma la speranza può rinascere dalle ceneri dei sogni infranti?



Ebbene, tappa dopo tappa, pezzo dopo pezzo, ricomporremo il puzzle di questo lungo viaggio dalle tinte fantasy. Ed è per questo che il GDL prende il via oggi, 30 Ottobre, con questo post di presentazione per concludersi il 18 Dicembre con la recensione finale, che troverete su tutti i blog che hanno deciso di aderire all'iniziativa. 
Essendo in tanti a partecipare si è deciso di creare due appuntamenti settimanali. In ognuno di questi, rispettivamente il martedì e il venerdì, verrà affrontata la discussione di sei/sette capitoli per volta, secondo il seguente calendario:




Per far sì che si possa commentare in tempo reale, quindi anche nei tempi che separano una tappa dall'altra, è stato creato un gruppo Facebook al quale potete iscrivervi sia se vi va di partecipare al GDL (magari avete già letto il primo volume ma non il secondo!), sia per semplice curiosità. Siete i benvenuti!

Ora che il post è concluso vi lascio i link dei vari blog partecipanti sui quali potrete seguire le diverse tappe. Io, intanto, mi fiondo sui primi sette capitoli!







lunedì 22 ottobre 2018

Recensione 'La stanza della tessitrice' di Cristina Caboni


Buon inizio di settimana miei cari lettori! Come procedono le vostre letture? Io ho finalmente ripreso un certo ritmo che, lo ammetto, mi era mancato ed è per questo che oggi sono qui per parlarvi dell'ultimo romanzo letto. Si tratta del nuovo lavoro di Cristina Caboni, pubblicato dalla Garzanti, dal titolo "La stanza della tessitrice".





LA STANZA DELLA TESSITRICE
Cristina Caboni


Garzanti - 300 pp. - 18,60€


Bellagio è il luogo dove Camilla si è rifugiata per iniziare una nuova vita. Solo qui è libera di realizzare i suoi abiti capaci di infondere coraggio, creazioni che sono ben più di qualcosa da indossare e mostrare. Ma ora è costretta ad abbandonare tutto perché Marianne, la donna che l'ha cresciuta come una madre, ha bisogno del suo sostegno. È lei a mostrarle il contenuto di un antico baule, un abito che nasconde un segreto: vicino alle cuciture interne c'è un sacchetto che custodisce una frase di augurio per una vita felice. È l'unico indizio per ritrovare la sorella che Marianne non ha mai conosciuto. Camilla non ha mai visto nulla di simile, ma conosce la leggenda di Maribelle, una stilista che, all'epoca della seconda guerra mondiale, era famosa come «Tessitrice di sogni». Nei suoi capi erano nascosti i desideri e le speranze delle donne che li portavano. Maribelle è una figura che la affascina da sempre: si dice che sia morta nell'incendio del suo atelier parigino, circondata dalle sue creazioni. Camilla non sa quale sia il legame tra Maribelle e la sorella che Marianne vuole ritrovare. Ma sa che è disposta a fare di tutto per scoprirlo. Sente che la sua intuizione è giusta: Parigi è il luogo da dove iniziare le ricerche; stoffe, tessuti e bozzetti la strada da seguire. Una strada tortuosa, come complesso è ogni filo di una trama che viene da lontano. Perché i misteri da svelare sono a ogni angolo. Perché Maribelle ha lottato per affermare le proprie idee. Perché seguirne le orme significa per Camilla scavare dentro sé stessa, dove batte un cuore che anche l'ago più acuminato non può scalfire.



Camilla Sampietro possiede un dono, ovvero quello di ridare nuova vita ai capi considerati ormai vecchi, il cosiddetto new style. Camilla ama i tessuti, li interroga e loro le rispondono ed in effetti è negli abiti che riesce a proiettare la sua immaginazione. Smontare e ricucire un vestito vuol dire, per lei, unire le esistenze di chi lo ha realizzato, di chi lo ha già indossato e di chi lo indosserà in seguito all'accomodamento. Camilla è in grado di cogliere le emozioni, i sogni e i desideri costuditi negli occhi e nel cuore delle clienti in modo da confezionare abiti capaci di donare gioia, protezione, sicurezza e coraggio. 

Nonostante la giovane età, Camilla ha già sperimentato cosa sia il dolore. Sopravvissuta all'incidente che ha provocato la morte dei suoi genitori, è stata cresciuta da Marianne Leclerc, colei che oltre che da madre le ha fatto anche da mentore. In seguito a litigi ed incomprensioni, Camilla ha lasciato casa Leclerc per rifugiarsi a Bellagio, l'unico luogo che le ha offerto un rifugio ed una possibilità di successo nella moda. Questo fino a quando Marianne non la richiama a Milano. Ha bisogno della sua bambina per poter cullare il dolore ed alleviare il rimorso di non aver tenuto fede alla parola data a sua madre Caterina in punto di morte: ritrovare sua sorella Adele. L'unico indizio a loro disposizione è un baule pieno di vestiti, realizzati dalla stessa Caterina per quella figlia scomparsa, vestiti che però rispecchiano in tutto e per tutto lo stile di Maribelle, una stilista che all'epoca della seconda guerra mondiale era conosciuta come la "Tessitrice dei sogni" e che era morta durante un incendio nel suo atelier a Parigi. Inizia così un'indagine che si tramuterà in un vero e proprio viaggio dentro le storie di queste donne con l'obiettivo di scoprire il legame che unisce Caterina a Maribelle e ritrovare, finalmente, Adele.



"La vita è come una catena composta da tante maglie, a una se ne collega un'altra, e così via. E se credi di interromperla, quella catena, restando a guardare, sei solo un illuso. Perché anche quello avrà una conseguenza. Ogni azione ha una causa, ogni azione ha una conseguenza."



La stanza della tessitrice è un romanzo pregno di dedizione: verso un'isola, la Sardegna, terra di miti e di leggende; verso l'arte della tessitura, una tradizione che affonda le sue radici in un'epoca arcaica in cui, si dice, siano state le fate a consegnare alle donne l'abilità e la sapienza necessarie a lavorare un unico filo; verso un concetto di moda che pone l'attenzione nei confronti dell'individuo che deve indossare uno specifico capo, creato appositamente per lui, rivendicando l'importanza dell'identità e dell'unicità.

L'arte della tessitura diventa il filo conduttore che attraversa le epoche e lega i destini di tutte le donne che si muovono tra le pieghe della storia. A tale proposito c'è da dire che presente e passato si mescolano alla perfezione nel narrato a creare una sorta di continuità in cui non c'è preponderanza dell'uno o dell'altro. Si compensano a vicenda ed è per questo che ho amato entrambi gli archi temporali e quello che hanno da raccontare al lettore.

È un romanzo in cui si respira forte il desiderio di femminilità, indipendenza e modernità, complice la particolareggiata caratterizzazione delle protagoniste, donne temerarie, magnetiche ed affascinanti. Una sorta di marchio di fabbrica che rimarca l'attenzione posta dalla Caboni nei confronti dei suoi personaggi.

A contendersi il ruolo di protagoniste sono proprio Camilla, nel presente, e Caterina, nel passato. Delicata, istintiva, ostinata, determinata e piena di passione, Camilla convive barcamenandosi tra il desiderio di avere un proprio posto nel mondo, una famiglia, e la costante sensazione di sentirsi un'intrusa in casa Leclerc. 
Caterina, invece, è una combattente. In lotta contro le convenzioni sociali dell'epoca in cui vive e contro quella madre, profondamente tormentata, che per lei ha solo rimproveri. Anche lei ha imparato a gestire il dolore provocato dal rifiuto e dall'abbandono, ha imparato che esistono azioni imperdonabili tali per cui i peccati dei padri ricadono, inevitabilmente, sui propri figli ma, nonostante questo, sogna di poter cambiare la sua vita con coraggio e forza di volontà.
Quello che accomuna queste giovani donne è l'amore per la tessitura nonché la capacità di trasformare i propri pensieri in fili che accarezzano le stoffe, tracciando sogni e speranze ed intessendo le storie di altre donne.

Come il filo, in un antico telaio, affronta l'ordito per diventare trama, allo stesso modo si dipana la storia custodita tra le pagine di questo romanzo. Una tela tessuta nel passato i cui fili, nel presente, verranno riannodati dal destino, per dare forma ad una narrazione avvolgente ed emozionante. Una storia di grande sofferenza, ricca di mistero ed infinito amore, raccontata da un coro di voci tutto al femminile.





lunedì 15 ottobre 2018

Recensione 'Il ladro gentiluomo' di Alessia Gazzola


Ebbene ci siamo, il momento tanto atteso per i fan di Alice Allevi e Alessia Gazzola è arrivato. Oggi si torna in libreria con una nuova avventura, l'ottava per l'appunto, ed io grazie alla casa editrice Longanesi ho potuto trascorrere il weekend in compagnia di uno dei personaggi letterari che più adoro. Prima di cominciare, però, ci tengo a dire a quanti di voi passeranno a leggermi che, se siete digiuni di questa serie di romanzi e avete intenzione di cominciarla o magari l'avete interrotta tempo fa e vi siete persi alcuni passaggi essenziali, sarebbe meglio per voi non proseguire perché, inevitabilmente, si farà riferimento a quanto accaduto in precedenza.




IL LADRO GENTILUOMO
Alessia Gazzola


Longanesi - 304 pp. - 18,60€


Alice Allevi, finalmente specialista in Medicina legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l'affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell'Istituto di Medicina legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola. Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un'autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L'ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi...



Se esistesse una realtà parallela, in cui io vivessi nel mondo di Alice o viceversa, credo proprio che noi due saremmo migliori amiche. Certo, con tutta probabilità ci saremmo contese lo stesso uomo, perché, diciamocela tutta, CC farebbe perdere la testa a qualsiasi donna, ma saremmo state migliori amiche perché, ogni volta che l'attesa si tramuta in un nuovo romanzo e, a fine lettura, ne volto l'ultima pagina, sento forte il senso della perdita. Non vorrei mai lasciarla andare, conscia del fatto che un giorno potrei non ritrovarla lì, con la mano tesa, pronta ad afferrarmi.

Come accennato nell'introduzione a questa recensione, siamo giunti all'ottava avventura della finalmente specialista in Medicina Legale più famosa della narrativa italiana e la Gazzola è riuscita, ancora una volta, a farmi fare le ore piccole, intessendo una trama ricca di colpi di scena e cambi di rotta che non hanno riguardato solo il giallo in sé ma anche la vita sentimentale della giovane protagonista. 

Mai come in questo romanzo casca a fagiolo l'antico proverbio 'Chi è causa del suo mal pianga se stesso' perché, diciamocelo francamente, Alice è l'unica responsabile di quell'angosciosa sensazione di imminente disgrazia che le pervade mente e cuore. Ma dove eravamo rimasti?
Ecco, sì. Alice è ad un punto di svolta nella relazione con il seducente Dottor Claudio Conforti che, avendo deciso di mettersi finalmente in gioco, le ha chiesto di andare a vivere insieme. Alice, tuttavia, in un momento di scoramento, a causa di quella stessa relazione che sembrerebbe non avere né capo né coda, ha fatto richiesta di trasferimento. Ed è così che si apre il romanzo con Alice deportata ai confini dello stato, a Domodossola, sulle montagne ad Ovest del Lago Maggiore, grazie all'infaticabile cattiveria della Wally.
Tuttavia Alice non ha il tempo di recriminare su quanto accaduto perché, appena giunta a destinazione, viene travolta da un nuovo caso. Arsen Nazarovič Scherbakov, ventottenne di nazionalità ucraina, viene ritrovato morto nel giardino della villa del cavalier Luigi Megretti Savi, dopo essere precipitato a seguito di un furto finito male. Durante l'autopsia del cadavere Alice ritrova un diamante rosa nello stomaco della vittima e prontamente si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. Ma colui che si presenta a ritirare la gemma, nonostante il tesserino e i modi affabili, non è un vero ufficiale. Inizia in questo modo la caccia ad Alessandro Manzoni, così si è presentato l'uomo, un ladro gentiluomo dai molteplici travestimenti, mentre nubi minacciose si profilano all'orizzonte.

Con una nuova città sullo sfondo, una realtà lavorativa ben diversa da quella romana e il candore della neve che ammanta e rende ancora più percettibile il senso della mancanza, la Gazzola aggiunge un nuovo tassello alla storia di Alice Allevi e al suo personaggio. È incredibile, per chi come me ha avuto modo di assistere all'evoluzione della protagonista romanzo dopo romanzo, ritrovarsi dinanzi ad un'Alice meno impacciata, meno maldestra e meno distratta. Certo non ha perso quella forte umanità che tende a farla compenetrare con le vittime dei suoi casi, quella verve da investigatore che la porta a dubitare sulla naturalità delle morti, ma si approccia al tutto in maniera più cauta, sempre affidandosi alle sue personalissime indagini e intuizioni. 

In questa nuova avventura Alice si ritroverà a fare i conti con diversi aspetti del suo carattere e della sua storia personale, complice un luogo in cui il tempo ha un significato diverso, dove non c'è nulla da fare con urgenza e i pensieri viaggiano a ruota libera. La paura del cambiamento, l'essersi adagiata sulle abitudini di sempre, la mancanza dei soliti punti fermi e degli affetti saranno fautori di profonde riflessioni. 
Dall'altra parte la relazione con un Conforti in versione pendolare in quel di Domodossola, i ritorni a Roma per colmare la distanza in un rapporto che è un po' fuori dagli schemi e la voglia di essere amata come un uomo ama una donna e non come un maestro con la sua allieva. 

Questo è il romanzo di Alice e Claudio. La loro storia prende il sopravvento anche sulla componente giallistica, che c'è ed è come sempre ben costruita ed intricata al punto giusto. Preda di scossoni, alti e bassi e parole finalmente dette, i due saranno chiamati ad affrontare la prova più difficile in assoluto perché nella vita "...accadono cose che ci cambiano al punto tale che indietro non si può più tornare..." e a noi lettori non resterà altro che fare il tifo, fino alle fine, comunque vada. 

Alessia Gazzola non perde il tocco nemmeno in questo nuovo romanzo, anzi si ravvisa una maturità stilistica, una leggerezza ed una briosità nel raccontare, nel descrivere e nel caratterizzare, pronta a lasciare il passo ad un linguaggio più tecnico quando necessario, che fa sì che il romanzo si legga in un soffio. Questa, in effetti, è l'unica pecca: la fine arriva davvero troppo presto. 

Ho atteso un anno per leggere questa nuova avventura di Alice, in cui vecchio e nuovo si fondono, e, pur sentendomi privilegiata per la possibilità che mi è stata data di leggerlo in anteprima, sappiate che invidio molto voi lettori che sarete messi a conoscenza di ogni cosa solo oggi. L'unico consiglio che vi do, se non siete soliti farlo, è quello di leggere anche i ringraziamenti che troverete successivamente all'epilogo. C'è un messaggio molto importante, un messaggio che penso sia costato molta fatica scrivere e che ha richiesto, sicuramente, una buona dose di coraggio. Una scelta difficile ma che comprendo e sostengo. Sono sicura che anche voi lo farete, intanto godetevi la nuova lettura!






domenica 14 ottobre 2018

Sneak Peek Ottobre!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria


Buona domenica lettori e ben arrivati sul mio blog! Oggi, per quel che mi riguarda, è giornata di relax e letture. I libri sul mio comodino aumentano a vista d'occhio ma, fortunatamente, tengo il giusto passo.
In questa domenica di metà Ottobre, però, è il momento di fare il nostro consueto giretto virtuale in libreria. Le uscite sono davvero tante e, nella mia selezione, ho cercato di focalizzarmi su quelle che mi sono sembrate più interessanti. Detto questo, cominciamo!





L'ACQUAIOLA

- Carla Maria Russo -
In libreria dal 2 Ottobre


Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell'Appennino centro meridionale d'Italia e mantiene se stessa e l'anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall'infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.







IL RUMORE DEL MONDO

- Benedetta Cibrario -
In libreria dal 2 Ottobre


L'ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui - conservatore di ferro - sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un'imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo - nell'economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l'Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.


venerdì 12 ottobre 2018

[GDL: 'La chimera di Praga' di Laini Taylor] - Recensione




Buon venerdì lettori! Si conclude oggi il GDL dedicato al primo volume della trilogia fantasy nata dalla penna di Laini Taylor, dal titolo La chimera di Praga.  Questo vuol dire che è tempo di tirare le somme e fare un po' il punto della situazione per cui eccomi qui con la mia recensione. Ovviamente troverete i pensieri post lettura anche su tutti gli altri blog partecipanti. Intanto mettetevi comodi in modo che possa raccontarvi come è andata...




LA CHIMERA DI PRAGA
Laini Taylor


Fazi (Collana Lain) - 383 pp. - 14,50€


Karou ha diciassette anni, è una studentessa d’arte e per le strade di Praga, la città in cui vive, non passa inosservata: i suoi capelli sono di un naturale blu elettrico, la sua pelle è ricoperta da un’intrigante filigrana di tatuaggi, parla più di venti lingue e riempie il suo album da disegno di assurde storie di mostri. Spesso scompare per giorni, ma nessuno sospetta che quelle assenze nascondano un oscuro segreto. Figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, la ragazza attraversa porte magiche disseminate per il mondo per scovare i macabri ingredienti dei riti di Sulphurus: i denti di ogni razza umana e animale. Ma quando Karou scorge il nero marchio di una mano impresso su una di quelle porte, comprende che qualcosa di enorme e pericoloso sta accadendo e che tutto il suo universo, scisso tra l’esistenza umana e quella tra le chimere, è minacciato. Ciò che si sta scatenando è il culmine di una guerra millenaria tra gli angeli, esseri perfetti ma senz’anima, e le chimere, creature orride e grottesche solo nell’aspetto esteriore; è il conflitto tra le figure principi del mito cristiano e quelle dell’immaginario pagano. Nel disperato tentativo di aiutare la sua “famiglia”, Karou si scontra con la terribile bellezza di Akiva, il serafino che per amore le risparmierà la vita.


Premetto che sono molto contenta di aver preso parte a questo GDL e che si sia deciso di proseguire anche con il secondo volume della trilogia. Quel continua che troneggia a conclusione dell'ultima pagina ancora non l'ho mandato giù. Ma soprattutto sono felice di aver tentato nuovamente l'impresa con il fantasy, genere che fino a qualche tempo fa non avrei mai preso in considerazione e con il quale, ora, mi sento molto più affine.

La chimera di Praga, infatti, è un contemporary fantasy, un sottogenere letterario del fantasy che mescola a quest'ultimo caratteristiche proprie del mondo reale, ad esempio la presenza di creature fantastiche o mitologiche in un centro urbano o in un ambiente che sia comunque contemporaneo. Devo dire che questa definizione calza a pennello con quello che è il romanzo, in cui l'atmosfera tutta praghese con le alte case color oro, carminio e azzurro pastello, ornate di stucchi e tetti rossi, le stradine acciottolate e serpeggianti come ruscelli, pervase dal suono dei violini degli artisti di strada, viene turbata dalla comparsa di strane creature. E qui concedetemi un plauso all'autrice che è riuscita, con la sua scrittura evocativa, a rendere giustizia all'incantevole e favolistica Praga, permettendomi di rievocare tutta una serie di ricordi che ho di questa città.

L'intero romanzo ruota attorno alla figura di Karou, il cui nome letteralmente significa speranza. Karou, capelli blu e corpo ricoperto di tatuaggi, è una bellezza che, tra le strade di Praga, e non solo, non passa inosservata. Studentessa di un liceo d'arte, possiede uno dei doni più preziosi: disegna in continuazione personaggi a cui, secondo i suoi amici, lei stessa ha dato vita, personaggi con un non so che di mitologico e ben poche fattezze umane. Una sorta di mondo segreto, un po' come il suo sguardo che lascia presagire misteri, il suo passo quasi poetico e il suo sorriso da sfinge. 
Karou non ha una famiglia umana, è figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, che l'ha cresciuta insieme a Sybilis, Twiga e Yasri. Per lui attraversa porte che si aprono su dozzine di città solo per recuperare i denti di ogni razza, umana o animale che sia. Karou obbedisce senza chiedere, la sua vita è magia, vergogna, segreti e un vuoto lancinante al centro del petto. La sensazione di non essere intera e di poter essere cancellata in qualsiasi momento. Il precario equilibrio esistenziale di Karou viene meno in seguito alla comparsa di impronte nere sui portali, compreso quello che lega il mondo degli umani alla bottega di Sulphurus. Separata dalla sua famiglia, bloccata tra le strade di Praga, Karou dovrà fare i conti con strane creature alate, ma soprattutto con i dubbi che riguardano la sua identità, pronta a scoprire la sua vera natura.


"Molto tempo fa
una bambina venne cresciuta dai mostri.
Ma gli angeli bruciarono le porte d'accesso al loro mondo
e lei rimase tutta sola."


Miscelando realtà e tradizione mitologica, la Taylor sviluppa un'idea di base tra le più semplici, eppure molto efficace: la guerra tra bene e male, chimere e serafini, anche se nello specifico è davvero difficile comprendere chi sia il primo e chi il secondo. 
Il punto di forza è sicuramente il coinvolgimento mentale del lettore che viene portato, spontaneamente, a porsi tutta una serie di domande e, contemporaneamente, invogliato a cercare delle risposte nella lettura. Una sorta di tarlo che instilla grande curiosità. 
La prosa della Taylor è attenta non solo ai 'bisogni' narrativi, ma anche all'esigenza dei lettori. Precisa e dettagliata rende la lettura estremamente godibile anche se, la continua presenza di salti temporali, destabilizza un tantino e richiede una particolare attenzione per riuscire a districarsi nella marea di informazioni che ci vengono fornite.

I personaggi, reali e contraddittori quanto la natura umana, preda di conflitti interiori che scavano il loro animo, sono approfonditi in maniera accurata. Tra tutti, sin dal principio, il mio preferito è sempre stato Sulphurus e, alla luce degli avvenimenti narrati nelle ultime pagine, continua ad esserlo.

Per dare un senso di completezza al tutto, il fantasy si tinge di romance, grazie alla bellissima storia d'amore (anche se un po' già vista!) che ha per protagonisti Karou e il serafino dagli occhi di fiamma, Akiva, una bellezza sconvolgente e senza pari. 

Confesso che sono molto curiosa di scoprire quale piega prenderà la vicenda, anche perché La chimera di Praga ha tutte le sembianze di un romanzo introduttivo, una sorta di quadro generale in cui presentare i diversi personaggi. Un intrecciarsi di storie che lo rendono originale, complesso, travolgente e suggestivo. Un preludio a quello che ci attenderà nei prossimi volumi e che, sono sicura, saprà tenerci ancora una volta col fiato sospeso.





mercoledì 10 ottobre 2018

Recensione 'L'acquaiola' di Carla Maria Russo


Buon mercoledì miei cari lettori! Ottobre pian piano avanza ed io oggi torno da voi per parlarvi del nuovo romanzo di Carla Maria Russo, pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Piemme, che ringrazio per la copia inviatami. Se dovessi trovare un aggettivo che rappresenti al meglio l'esperienza di lettura sceglierei sicuramente coinvolgente. Ma vi spiego tutto più giù!



L'ACQUAIOLA
Carla Maria Russo


Piemme - 246 pp. - 17,90€


Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell'Appennino centro meridionale d'Italia e mantiene se stessa e l'anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall'infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.



Sospeso tra le pieghe del tempo, un po' come avviene per lo stesso romanzo, in terre impervie e dimenticate, tra le montagne dell'Appennino centro meridionale, sorge un paesino del quale, nel corso di tutta la narrazione, non conosceremo mai il nome.

Qui, al Travucco, ovvero la parte alta del paese, destinata ai poveri e raggiungibile solo percorrendo gli scalini pavimentati da lisce, vive Maria. 
Maria ha quindici anni e gli occhi azzurri come il cielo. Ultima di quattro sorelle, nata quando i genitori erano ormai avanti con l'età e non credevano di poter avere altri figli, vive nella casa di famiglia insieme al padre malato.
Maria è consapevole dei suoi obblighi nei confronti del genitore, "...il senso del dovere è radicato nel suo cuore come le rocce nella terra delle sue montagne...". Per questo motivo la sua vita è scandita da gesti sempre uguali: si alza prima dell'alba, pulisce la casa, coltiva i due piccoli fazzoletti di terra per poi incamminarsi, in compagnia del suo vecchio asino, tra le ripide stradine del paese che la condurranno alla piazza. Qui Maria aspetta che il soprastante le offra un lavoro. Non ha paura Maria, lavora più di un uomo e accetta qualsiasi impiego purché sia onesto.
Quando nella Casa Grande, dimora di Don Francesco e della sua famiglia, nasce Luigi, il quinto figlio, Maria viene assunta come acquaiola. Il suo compito è quello di recarsi alla fonte, a tre chilometri dal paese, più volte al giorno, e riempire i barili dell'acqua necessaria al fabbisogno della casa. 

Quella di Maria è una storia che conquista e avvince il lettore per la sua semplicità. Per la verità il romanzo della Russo non è incentrato solo ed esclusivamente sulla figura dell'acquaiola ma, attorno a lei, prendono piede tutta una serie di storie che rendono la narrazione pregna di coralità. Ogni capitolo, infatti, è dedicato ad un diverso personaggio che reca insito in sé il bisogno di emergere e raccontarsi, il tutto senza mai perdere di vista il filo narrativo che lega tali figure a quella della protagonista, complice anche uno stile suggestivo, fluido e con quel non so che di lirico.

Maria è una donna forte, caparbia e temeraria per l'epoca in cui sono ambientati i fatti. Una lingua sempre silenziosa, la sua, che diventa affilata e tagliente nelle rare volte in cui parla, un fisico pronto ad assorbire le ferite provocate dal tempo e una mente incapace di pensare al futuro come a uno spazio da riempire di sogni e desideri ma solo come a un luogo di dannazione. 
Non mostra nessuna ansia di sistemarsi, inafferrabile e altera, gli uomini provano ammirazione ma temono di non riuscire a dominare una donna tanto libera e indipendente, nonostante la sua bellezza. 

Il suo personaggio, insieme alla precisa ed efficace caratterizzazione a tutto tondo degli altri coprotagonisti che si muovono sulla scena, rappresenta il cuore del romanzo e quindi uno dei suoi punti di forza.
Altri due elementi essenziali sono, infatti, l'ambientazione, una terra brulla e arida quella appenninica, e il tempo, presumibilmente a cavallo tra Ottocento e Novecento perché, anche se non viene mai specificato, sono presenti degli avvenimenti storici che permettono di datare approssimativamente lo svolgersi della vicenda.

E proprio per quanto riguarda tempo e narrazione, il romanzo è ricco di salti che hanno permesso alla scrittrice di coprire un arco temporale di un settantennio circa. Le stagioni si rincorrono, quasi stessero giocando a nascondino con il lettore, da un capitolo all'altro intercorrono a volte giorni, a volte anni. I personaggi bambini e adolescenti diventano presto uomini e donne, se ne aggiungono di nuovi mentre altri lasciano la scena, il tutto per avere un quadro d'insieme chiaro e definito, per non lasciare nulla in sospeso. 

Con poche pennellate, Carla Maria Russo realizza un quadro nei toni del grigio che rappresenta un vero e proprio ritorno ai tempi dei nostri avi. L'acquaiola infatti è questo, una fotografia in bianco e nero, un omaggio all'antico. Una storia intensa, realistica ed estremamente vera ed io non posso fare altro che consigliarvela.