mercoledì 20 giugno 2018

Recensione 'Il tatuatore' di Alison Belsham


Buongiorno lettori, rieccomi qui con una nuova recensione! Nell'ultimo periodo il blog è piuttosto silenzioso, e me ne rammarico, ma gli esami universitari sono rientrati prepotentemente nella mia vita. Per questo motivo è necessario stare al passo e il tempo per leggere è davvero ridotto all'osso per cui, almeno per il momento, dovrete (e dovrò) accontentarvi di fugaci apparizioni. Oggi vi parlo di un romanzo che ho ricevuto a sorpresa dalla casa editrice Newton Compton, che ringrazio per la copia omaggio. Vediamo come è andata...




Il tatuatore
Alison Belsham


Editore: Newton Compton - Genere: Thriller
Pagine: 378 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 0,99€


Brighton. L’ispettore Francis Sullivan, giovane e ambizioso, è stato appena promosso, e questo è il suo primo caso importante. Marni Mullins, una tatuatrice di Brighton, ha trovato un corpo orribilmente scuoiato. Dalle prime indagini sul cadavere risulta chiaro che non si tratta di un omicidio isolato ma dell’opera di un serial killer. Il modus operandi e la firma sono agghiaccianti: mentre la vittima era ancora in vita, l’assassino ha rimosso intere porzioni di pelle, presumibilmente tatuate. Questa pista porta Sullivan a credere che una come Marni, che conosce il mondo dei tatuaggi come le sue tasche, sia l’unica persona in grado di aiutarlo. Ma lei ha tante ragioni per non fidarsi della polizia. E quando riuscirà a identificare il prossimo bersaglio del killer, lo dirà a Sullivan o si metterà da sola alla ricerca del “Ladro di Tatuaggi”?




Si dice che l'eccezione confermi la regola e, nonostante Il tatuatore, romanzo d'esordio di Alison Belsham, non sia un'eccezione, una regola la conferma ed è quella di diffidare dei libri che, già in copertina, millantano di essere dei grandi qualcosa, nel caso specifico un grande thriller.

Nonostante le pregresse esperienze mi abbiano spesso lasciato l'amaro in bocca, mi sono predisposta alla lettura con tutte le buone intenzioni e con quel pizzico di curiosità che non guasta mai.

Siamo a Brighton e la cittadina viene sconvolta da una serie di omicidi, sulla cui connessione ci sono forti dubbi e perplessità da parte della polizia. Alle vittime, ancora in vita, vengono sottratti, in maniera certosina, lembi di pelle tatuata. Ad indagare sul caso sarà il neo ispettore, Francis Sullivan, ventinovenne fresco di promozione e in cerca dell'approvazione della sua squadra, affiancato dalla tatuatrice Marni Mullins, esperta conoscitrice di un mondo, quello dei tatuatori, in cui nomi illustri e tecniche di disegno faranno la differenza tra chi potrà essere la prossima vittima e chi invece no.

Ci sono diverse sfumature in questo romanzo che non mi hanno convinta. Ad un occhio attento non sarà sfuggito che, sempre in copertina, viene promesso, oltre alla grandiosità, originalità e sorpresa. Io purtroppo non ce le ho trovate e ve ne spiego il motivo.

Partendo dal presupposto che l'idea di base avrebbe potuto anche essere interessante e affascinante, tanto di cappello alla minuziosa ricerca condotta dall'autrice sulle tecniche di scuoiatura e conciatura della pelle che riempiono le pagine in cui la voce narrante è proprio quella dell'assassino, a non convincere è il suo modus operandi che non è del tutto nuovo. Il privare le vittime di lembi di pelle, tatuata o meno, non è propriamente una novità, come invece si potrebbe intendere, e chi come me è amante del genere thriller, romanzo, serie tv o film che sia, si troverà a rivivere, ahimé, una sorta di deja vu.

Ciò che fa venir meno la sorpresa, invece, è la prevedibilità della vicenda. Come dico sempre si tratta di una mia personale pecca ma, essendo cresciuta a suon di thriller durante tutta la mia fase adolescenziale, un buon romanzo appartenente a tale genere, a mio avviso, deve offrire al lettore appigli che potremmo definire sbagliati in modo da creargli l'illusione di essere sulla strada giusta per la risoluzione del caso ben prima degli addetti alle indagini. Nello specifico ciò non avviene in quanto, per quel che mi riguarda, sono riuscita ad incastrare, anzitempo, più di una tessera nel mosaico finale. Il tutto già a partire dai nomi delle successive ipotetiche vittime fino a giungere al più classico dei cliché che vede l'ispettore, privato della sua inchiesta, risolutore del caso ed invischiato nella classica storia d'amore con la collaboratrice in difficoltà.

Ho apprezzato, invece, la scelta di rendere il romanzo corale. A raccontare l'intera vicenda sono l'ispettore Sullivan, il sottoposto Rory e la collaboratrice esterna, nonché tatuatrice, Marni Mollins. I punti di vista alternati costituiscono sempre una mossa vincente per avere chiaro il quadro della situazione nel suo complesso e da un punto di vista emozionale. A loro si affiancano capitoli corsivati in cui a prendere la parola è proprio il serial killer. Sono le parti più interessanti nel corso della lettura, arricchite dalle descrizioni puntuali e più che credibili degli omicidi, in cui emergono sentimenti di violenza, rabbia e frustrazione.

Per quanto riguarda lo stile c'è da dire che la prima parte del romanzo scorre piuttosto lentamente, fino a quando non si arriva alla scoperta del covo dell'assassino. Da quel momento in poi ho avuto l'impressione che l'autrice abbia voluto imprimere una sterzata alla narrazione a discapito della storia stessa che si è arricchita di una serie di incongruenze fattuali che vanno a rovinare il quadro strutturale. Sembra quasi che l'intento sia quello di giungere quanto prima alla risoluzione del caso.
Infine si accenna spesso al passato di Marni ma la questione rimane sempre sospesa, lasciando un'infinità di porte aperte e di quesiti che restano insoddisfatti.

In definitiva Il tatuatore potrà essere un caso editoriale ma, per quel che mi riguarda, è costellato di troppi aspetti che mi hanno fatto storcere il naso, più di una volta, non permettendomi di apprezzarlo totalmente, cosa che invece è accaduta con altri lettori. Un vero peccato, ma tant'è.






sabato 9 giugno 2018

Sneak Peek Giugno!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria


Buon sabato lettori! Se avete letto il titolo di questo nuovo post e ve lo state chiedendo la risposta è sì, vi sto scrivendo con un giorno d'anticipo rispetto alla consueta tabella di marcia. Gli articoli dedicati alle uscite del mese spuntano, solitamente, di domenica ma domani sarò impegnata tutto il giorno con le elezioni amministrative nel mio comune. Tra l'altro io e le programmazioni dei post su blog e social non ci prendiamo per nulla quindi, onde evitare che l'appuntamento possa saltare (come già avvenuto per la rubrica Monthly Recap, ma la recupererò!), eccomi qui.
Comunque, che io vi scriva un giorno prima o un giorno dopo, ritengo che i giretti virtuali (e non) in libreria, a noi lettori piacciono tanto per cui carta, penna ed occhi puntati su questa piccola selezione di nuove uscite!






TUTTO QUELLO CHE NON MI ASPETTAVO

- Valentina Sagnibene -
In libreria dal 6 Giugno


Francesco, neolaureato insicuro e intellettualoide, eternamente deluso in amore e incapace di trovare un lavoro, ha un unico grande successo: attraverso un alter ego donna, scrive su un blog femminile raccogliendo uno stuolo di fan adoranti, tanto che le responsabili del sito lo contattano per assumerlo, ma scoprono con orrore la sua identità maschile. Decidono però di dargli una chance e lo mettono in competizione con altre voci del blog: chi consegnerà la miglior storia avrà il posto. Matilde, tosta e all'apparenza scontrosa, indurita dall'assenza della madre che la abbandonò inspiegabilmente quando era una bambina e lacerata dalla recente morte del padre cui era legatissima, nasconde la propria fragilità ma sempre più spesso è preda di attacchi di panico. Matilde comprende che, se vuole liberarsi dal peso che la opprime e andare avanti, deve prima far pace con il passato. Francesco e Matilde non potrebbero essere più diversi, ma quando i loro destini casualmente si incrociano, Francesco intuisce che il passato di Matilde potrebbe dargli lo spunto per la storia che cerca e decide di accompagnarla nel viaggio alla ricerca della madre... Un viaggio che riserverà loro tutto quello che non avevano previsto.







LA LETTERA D'AMORE

- Lucinda Riley -
In libreria dal 12 Giugno


Joanna, giovane reporter del Morning Mail, viene mandata dal suo giornale ai funerali del famoso attore Sir James Harris. All'improvviso, nella chiesa gremita, un'anziana signora vicino a lei è colta da un malore e Joanna non può far altro che offrirle il suo aiuto e accompagnarla a casa. Dopo qualche giorno Joanna riceve una strana busta: all'interno, una vecchia lettera d'amore e un biglietto dalla grafia tremolante in cui la donna chiede di vederla. Incuriosita, Joanna corre immediatamente alla sua porta, e scopre con grande sorpresa che l'anziana signora è morta qualche giorno prima. Il suo istinto le dice che non si è trattato di un banale incidente domestico e, quando il suo appartamento viene messo sottosopra, Joanna capisce che ha tra le mani una storia scottante. La sua unica via d'uscita è scoprire la verità sui misteriosi amanti della lettera. Chi erano? E perché è così importante che nessuno sappia di loro?



lunedì 4 giugno 2018

Recensione 'L'atlante dell'invisibile' di Alessandro Barbaglia




L'atlante dell'invisibile
Alessandro Barbaglia


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 202 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 8,99€


Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al "paese nuovo" e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell'esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa - ormai anziani e da sempre innamorati l'uno dell'altra e del loro paese vicino a Milano - e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: "dove vanno a finire le cose infinite?", "dove si nascondono l'infanzia, l'amore o il dolore quando di colpo svaniscono?". E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate - descrivendo così la terra magica dove abita l'invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l'invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l'amore, il dolore, l'infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell'invisibile.



Alessandro Barbaglia ha una bellissima capacità, che in quanto lettrice ammiro grandemente e che invece invidierei se di mestiere facessi la scrittrice, ovvero riuscire a pescare, nell'universo delle storie, quelle più singolari. Storie che hanno bisogno di quiete e di silenzio per essere lette. Storie tanto gentili quanto delicate. Ecco, lui le afferra, le trasforma in pensiero e le trasferisce a noi con quel lessico ricercato, quella prosa tanto poetica e raffinata che già mi aveva conquistata ne La locanda dell'ultima solitudine, romanzo che porto ancora nel cuore, parimenti a L'Atlante dell'invisibile.

In questo nuovo lavoro, l'autore ha scelto di percorre un filo sottilissimo, quello che separa il visibile dall'invisibile, con quest'ultimo che potrebbe essere inteso come un leggere tra le righe del primo. Allo stesso tempo invisibile non fa rima con sparire, perché a sparire sono bravi tutti, basta un po' di debolezza, chiudere gli occhi e voltare le spalle. No, l'invisibile è frutto del coraggio e per vederlo bisogna aprirli bene gli occhi, guardare oltre il visibile, andare oltre le apparenze per afferrare l'essenziale. Un po' come accade ai protagonisti di questa storia, che sono tanti e tutti diversi.

È l'estate del 1989. Siamo nella Val di Non, per l'esattezza nella Valle del Noce, e il paese di Santa Giustina, con le sue 76 case, una scuola di suore, una piazza e un municipio, sta per essere sommerso dalle acque del lago artificiale che, a seguito di progetti ambiziosi, aveva già invaso parte della valle nel lontano 1946. In prossimità del lago c'è un grandissimo prato, uno di quei posti dimenticati da tutti e per questo motivo, al pari di chi scopre un'isola e ne diventa re, di proprietà di tre ragazzini, tre sognatori: Dino, Ismaele e Sofia
L'ultima notte, prima della scomparsa del paese, i tre giovani protagonisti decidono di rubare la luna in segno di protesta, nascondendola nel loro atlante dell'invisibile, il posto dove conservano quanto di invisibile riescono a scorgere nel reale, con la promessa di restituirla, un giorno. 

Parallelamente ci viene narrata un'altra storia, che racconta di un grande amore. È il 1946 e, a Barlassina, nel Bar Sport, un giovane Elio, nella frazione di tempo intercorsa tra l'arrivo di Fausto Coppi e quello di Lucien Teisseire, durante la quale viene trasmessa musica da ballo, conosce una giovane Teresa
Elio è un tipo stravagante, uno che parla con gli alberi di noce e che per vivere non sceglie di fare il falegname, come suo padre, ma preferisce costruire mappamondi inventati da lui, assemblando pezzi, immaginando spazi e territori, spostando confini come segno di possibilità piuttosto che di errore. Elio è uno che non crede nei punti cardinali e che nei mappamondi ci aggiunge le virgole perché per lui realizzare il mondo per come lo conosciamo significherebbe aggiungere il punto alla fine della storia in quanto non ci sarebbe più nulla da scoprire.
Teresa, invece, è una che vive di punti. Lei è l'altra faccia della medaglia, non crede nelle storie, anzi, le considera tutte bugie ed è per questo che prende i mappamondi di Elio e li corregge, cancellando e ridisegnando, mettendo ogni cosa al proprio posto e rendendo il mondo più giusto del precedente ma, a detta di Elio, per nulla migliore. 

E mentre il lettore segue, con grande interesse, questo alternarsi di tempi e di voci, il 1989 e il 1946, per scherzo o per volontà del destino, saranno sospinti ad incontrarsi in una notte di maggio del 2007 quando le storie e le vite dei diversi personaggi si intrecceranno tra loro e tempo vecchio e tempo nuovo si fonderanno. 

Ancora una volta Alessandro Barbaglia si muove tra i confini del reale e del fantastico che tanto gli (e mi) piacciono, regalandoci un romanzo emozionante, ricco di sentimenti e di garbo. Un romanzo che è la boccata d'aria che riempie i polmoni quando si risale dalle profondità dell'abisso e ci si imbatte nell'invisibile. Un romanzo in cui i laghi appaiono e scompaiono, le montagne si spostano e i boschi fungono da dimora per Krampus e Santi. 
Presi per mano da una prosa deliziosa, il cui lessico è composto da parole che si inseguono senza fiato e senza sosta, camminerete tra le pagine di una storia dalle tinte favolistiche, una storia in cui luoghi e tempi diversi si incontrano e si fondono alla perfezione. La parte che ha per protagonisti Elio e Teresa è quella che ho sentito più mia e in cui, a mio avviso, ho ravvisato più cuore e più gentilezza nella narrazione.

"Le cose infinite non finiscono, svaniscono magari, ma non possono finire. E se diventano invisibili, basta chiudere gli occhi e le ritrovi tutte lì. Le cose infinite continuano, in tutte le cose invisibili di cui siamo parte". Barbaglia questo invisibile ce lo regala e a noi lettori non resta che afferrarlo, dolcemente, con occhi e cuore.





lunedì 28 maggio 2018

Recensione 'La leggenda del ragazzo che credeva nel mare' di Salvatore Basile




La leggenda del ragazzo che credeva nel mare
Salvatore Basile


Editore: Garzanti - Genere: Narrativa
Pagine: 278 - Prezzo: 17,60 € - eBook: 9,99€


Quando si tuffa Marco si sente libero. Solo allora riesce a dimenticare gli anni trascorsi tra una famiglia affidataria e l’altra. Solo allora riesce a non pensare ai suoi genitori di cui non sa nulla, non fosse che per quella voglia a forma di stella marina che forse ha ereditato da loro. Ma ora Marco ha paura del mare. Dopo un tuffo da una scogliera si è ferito a una spalla e vede il suo sogno svanire. Perché ora non riesce più a fidarsi di quella distesa azzurra. Perché anche il mare lo ha tradito, come hanno sempre fatto tutti nella sua vita. Eppure c’è qualcuno pronto a dimostrargli che la rabbia e la rassegnazione non sono sentimenti giusti per un ragazzo. È Lara, la sua fisioterapista, che si affeziona a lui come nessuno ha mai fatto. Lara è la prima che lo ascolta senza giudicarlo. Per questo Marco accetta di andare con lei nel paesino dove è nata per guarire grazie al calore della sabbia e alla luce del sole. Un piccolo paesino sdraiato sulla costa dove si vive ancora seguendo il ritmo dettato dalla pesca per le vie che profumano di salsedine. Quello che Marco non sa è il vero motivo per cui Lara lo ha portato proprio lì. Perché ci sono segreti che non possono più essere nascosti. Perché per non temere più il mare deve scoprire chi è veramente. Solo allora potrà sporgersi da uno scoglio senza tremare, perché forse a tremare sarà solo il suo cuore, pronto davvero a volare.



Definita da Omero l'origine del tutto, l'acqua per Greci e Latini rappresentava il luogo dove nascita e morte, passato e futuro, si intrecciavano inesorabilmente. Considerata in ogni epoca un elemento sacro, simbolo del bene e del male, l'acqua costituisce il principio essenziale della creazione e racchiude in sé i misteri della vita. 
Ed è proprio l'acqua la protagonista indiscussa di questa storia. L'acqua che toglie e restituisce. L'acqua che separa e unisce. L'acqua che ferisce e dona redenzione.

Marco scopre di avere un rapporto quasi magico con l'acqua in un giorno qualunque quando, terminate le pulizie nella piscina in cui lavora, decide di provare a tuffarsi come fanno quegli atleti che osserva silenziosamente, sera dopo sera. Da quel momento la voglia di salire sul trampolino e provare a tuffarsi, percepire il richiamo dell'acqua, il fresco delle onde attorno al corpo, le goccioline sulla pelle, uno strato di felicità che lo protegge da qualsiasi forma di pericolo, diventa una costante della sua vita. Il tutto fino a quando il tuffo da una scogliera non gli provocherà ferite fisiche e non. Ferite che dovranno essere curate tra la sabbia dorata ed il mare solido e azzurro di Sarcola, un paesino sdraiato sulla costa, terra di limoni e malvarosa. Un paesino che vive di pesca, un'arte che è speranza e delusione, e le cui stradine profumano di salsedine e di storie mai raccontate, storie che Marco non immagina possano riguardarlo tanto da vicino e affondare le radici in quel passato che gli appare tanto nebuloso ma che ha tutta l'intenzione di uscire dalle mura di silenzio in cui è stato relegato per dare senso a quell'assenza di radici che è tormento.


"Le stelle marine non erano altro che astri caduti nel mare dal cielo. Una stella caduta, per ogni felicità non afferrata. La leggenda raccontava anche che un giorno sarebbero tornate a risplendere in alto, ma solo quando qualcuno fosse riuscito ad afferrare tra le mani una felicità perduta. E a sentire la sua consistenza."


Con uno stile garbato, gentile ed altamente evocativo, Salvatore Basile torna in libreria narrandoci una storia ricca di sentimenti, una storia incentrata su legami spezzati, sensi di colpa e tanto dolore; una storia costellata di sofferenza piuttosto che di perdono e verità ma, allo stesso tempo, una storia di rinascita e speranza.

Il personaggio di Marco, a mio avviso, è molto ben riuscito. Temprato dalle mille forme di dolore, dal tradimento, dalla paura e dalla solitudine, Marco, abbandonato alla nascita dai genitori, ha trascorso la vita vagando da una famiglia affidataria all'altra, senza radici su cui contare, senza prospettive che rendano il suo futuro migliore del suo presente. Condannato ad ammirare da lontano ciò che non avrebbe mai potuto essere e continuamente in corsa per convincersi di essere qualcuno, Marco subisce, dalla prima all'ultima pagina, una vera e propria evoluzione. Una maturazione che lo rende interessante agli occhi del lettore che vive, al suo fianco, il cambiamento, che lo percepisce e ne resta affascinato.

Al di là della caratterizzazione del protagonista, però, la bravura dell'autore risiede nella capacità di riuscire a definire tutti i suoi personaggi con piccoli tratti di matita tracciati nel groviglio di segni che è la vita, rendendoli anime affini, inchiodate dal dolore e dalla perdita.

Discutibile per alcuni, molto apprezzata dalla sottoscritta, l'idea di mettere il lettore al corrente dell'intera storia sin da subito, rendendolo spettatore silente del prosieguo della vicenda, sostenitore scalpitante di vite alla ricerca del proprio posto nel mondo. Niente colpi di scena quindi, ma lettura estremamente godibile.

Per concludere, La leggenda del ragazzo che credeva nel mare è la brezza marina che scompiglia i capelli, la carezza leggera sulla guancia, il sorriso che spunta improvvisamente all'angolo della bocca. È un romanzo che insegna come il dolore possa diventare speranza, i silenzi parole e la distanza appartenenza.






venerdì 18 maggio 2018

Recensione 'Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli' di Chiara Moscardelli


Buon venerdì miei cari lettori! Conciliare studio e blog diventa sempre più complicato, soprattutto quando devo ritagliarmi del tempo per scrivere qualche recensione, ma non demordo. Infatti oggi sono qui per lasciarvi il mio pensiero circa l'ultimo romanzo di Chiara Moscardelli, che ho potuto leggere grazie alla collaborazione con la casa editrice Giunti che, ovviamente, ringrazio per la copia omaggio. Ebbene, vi racconto tutto tra pochissimo!




Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli
Chiara Moscardelli


Editore: Giunti - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 301 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 8,99€


Superati i quaranta un uomo diventa interessante, una donna zitella. Ma Teresa Papavero non se ne cruccia, ha ben altre preoccupazioni. Dopo avere perso l'ennesimo lavoro in circostanze a dir poco surreali decide di tornare a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma nonché suo paese nativo, l'unico posto dove ricominciare in tranquillità. E invece la tanto attesa serata romantica con Paolo, conosciuto su Tinder, finisce nel peggiore dei modi: mentre Teresa è in bagno, il ragazzo si butta dal terrazzo. Suicidio? O piuttosto, omicidio? Il maresciallo Nicola Lamonica, il primo ad accorrere sul luogo, è abbastanza confuso al riguardo. Non lo è invece Teresa che, dotata di un intuito fuori del comune, capisce alla prima occhiata che qualcosa non va. Il fatto è che non le crede nessuno. Tantomeno Leonardo Serra, l'affascinante quanto arrogante poliziotto arrivato per indagare sulla morte del giovane. A peggiorare la situazione la misteriosa scomparsa di Monica Tonelli, una delle ospiti del B&B che Teresa ha aperto nella casa paterna con la complicità di Gigia, la sua amica del cuore. Tutto il paese è in subbuglio perché la sparizione della donna viene addirittura annunciata nel famoso programma "Dove sei?" e a indagare sulla Tonelli arriva proprio l'inviato di punta, Corrado Zanni. Per Teresa davvero un periodo impegnativo, coinvolta in indagini dai risvolti inaspettati e perseguitata dalle ombre del passato: la scomparsa della madre e il burrascoso rapporto col padre, il noto psichiatra Giovan Battista Papavero. E così, tra affascinanti detective, carabinieri di paese, reporter d'assalto e misteriosi sconosciuti, Teresa si trova risucchiata in una girandola di intrighi, in un susseguirsi di imprevedibili colpi di scena. Tanto a Strangolagalli non succede mai niente!



Chiara Moscardelli torna in libreria e lo fa con un romanzo coloratissimo, non solo esteticamente ma anche per contenuto, in pieno stile moscardelliano (avrò coniato un nuovo termine ma tant'è!).
Non so come spiegarlo ma questa autrice ha la capacità di mettermi di buon umore già solo guardando le copertine dei suoi romanzi o leggendo con attenzione i titoli scelti. Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli è tutto un programma già di per sé, a primo impatto, senza contare che quanto si nasconde tra le sue pagine è ancor più esilarante.

Ma andiamo con ordine: chi sarà mai Teresa Papavero
Teresa è una donna che ha superato da qualche anno la quarantina. Zitella, un po' per caso un po' per scelta, a tratti svampita, a tratti uscita dall'Unità di analisi comportamentale per i crimini violenti, Teresa si sente una fallita. Con alle spalle un master in Psicologia applicata all'analisi criminale e un'esperienza come commessa in un sexy shop, la Papavero non ha un uomo, né tantomeno un lavoro, nonostante abbia cercato di emulare le gesta del padre psicologo, conosciuto ai più come il Professore.
Segnata dalla scomparsa della madre, fuggita senza lasciare traccia al suo dodicesimo compleanno, cresciuta con quello stesso padre di cui vi parlavo poc'anzi, che è un po' il suo tallone d'Achille e la considera una cretina a tutti gli effetti, Teresa si porta dietro, in eredità, la convinzione che non ci si può fidare di nessuno perché, in fondo, la fiducia non è altro che fragilità, salvo poi scoprire che, in realtà, Teresa è una donna che ha paura di tutto. "Paura di amare, paura di lasciarsi andare, paura delle sue capacità mnemoniche e del suo intuito".
Con l'aria svagata, un abbigliamento inqualificabile e la caparbietà che la contraddistingue, Teresa Papavero, in piena crisi esistenziale, decide di fuggire dalla capitale per rifugiarsi nella casa natia a Strangolagalli, stramba cittadina a forma circolare abitata da 2600 anime. Un luogo dove tutti si conoscono e si aiutano a vicenda, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, un luogo dove non accade mai nulla, o quasi visto che, nel giro di poche settimane dal suo arrivo, il piccolo paesino diventerà teatro di un suicidio che sa di omicidio e della scomparsa improvvisa di una donna.

Ancora una volta Chiara Moscardelli colpisce nel segno regalandoci un romanzo che si lascia leggere con estrema godibilità, complice la spontaneità, la semplicità e la briosità dello stile tipico dell'autrice e la sua capacità nel tratteggiare personaggi indimenticabili con i quali si instaura una forte empatia che regala al lettore un senso di serenità.
Nonostante l'impianto strutturale della vicenda sia per molti versi simile al precedente lavoro, ovvero un giallo da risolvere che, tuttavia, passa in secondo piano per lasciare ampio spazio ad una protagonista sui generis che è un po' il romanzo stesso, anche questo nuovo lavoro mi è piaciuto moltissimo.

In Teresa ho ritrovato quelle movenze caricaturali e macchiettistiche che tanto mi piacciono e che l'autrice riesce a rendere perfettamente nelle esilaranti descrizioni e nei dialoghi ben congegnati che strappano più di una risata al lettore.
L'impatto con la protagonista, poi, è dei più divertenti e l'immagine di lei, priva di qualsivoglia freno alla lingua, la si ritrova a partire dal prologo, da quella sala interrogatori in cui Teresa, unica indiziata per la morte di Paolo Barbieri, racconta di averlo conosciuto su Tinder e di essersi recata a casa sua per un appuntamento. Di come l'aria condizionata le abbia provocato una congestione che l'ha costretta a rifugiarsi in bagno per più di un'ora e di come non si sia accorta assolutamente della morte del giovane uomo gettatosi dal quarto piano dello stabile. 

Non mancherà, come è giusto che sia, la parte prettamente amorosa che vede coinvolti ben due personaggi: da una parte Corrado Zanni con il suo sorriso smagliante e gli inconfondibili occhi verdi, dall'altra Leonardo Serra, un cliché ambulante, "...uno che nasconde le proprie debolezze dietro un distintivo, che fa il duro per tenere lontane le persone...".

Spesso si ha bisogno di romanzi che trasmettano al lettore leggerezza, che siano in grado di divertire e far sorridere. La Moscardelli è ormai per me un porto sicuro che mi consente di rifugiarmi ad occhi chiusi tra le sue storie che virano dal drammatico al comico in men che non si dica. Teresa papavero e la maledizione di Strangolagalli è un romanzo di questo tipo.
A quanto pare ci troviamo di fronte al primo volume di una serie, cosa che mi rende estremamente felice perché ho tutta la voglia di tornare a Strangolagalli per imbattermi nuovamente in questi strambi figuri che, ormai, considero degli amici a tutti gli effetti, soprattutto Teresa. 






lunedì 14 maggio 2018

Recensione 'Absence. L'altro volto del cielo' di Chiara Panzuti




Absence. L'altro volto del cielo
Chiara Panzuti


Editore: Fazi - Genere: Fantasy
Pagine: 312 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


In "L'altro volto del cielo", nuovo capitolo della trilogia di Absence, è trascorso appena un mese dall'inizio del gioco insidioso di cui l'uomo in nero tiene le fila, e le coordinate dell'ultimo biglietto conducono Faith e i suoi compagni a Est. L'invisibilità è diventata per Faith, Jared, Scott e Christabel una strana routine, per sopravvivere in un mondo che non ha memoria di loro, e il motivo che li spinge a continuare il viaggio intrapreso per tornare a esistere. Ma il siero NH1 comincia a indebolire il fisico dei ragazzi e la conquista dell'antidoto si fa sempre più indispensabile. Soltanto Faith sembra resistere agli effetti collaterali e sviluppa un'inaspettata prontezza fisica e mentale. Sotto l'ombra dell'Illusionista e sulle tracce dei biglietti dell'uomo in nero, i ragazzi della squadra Gamma fronteggiano più volte le squadre degli Alfa e dei Beta: il gioco, però, comincia a svelare il suo lato crudele, che non accetta provocazioni né debolezze. Dopo uno scontro violento con una squadra avversaria nella base navale di Changi Bay, a Singapore, Faith scoprirà alcuni risvolti delle regole spietate dell'Illusionista e si troverà faccia a faccia con l'altro volto della competizione e di se stessa.



Sembra ieri, invece è trascorso quasi un anno da quando il blog ha ospitato la recensione del volume, Il gioco dei quattro, con cui prendeva il via Absence, la serie fantasy nata dalla penna di Chiara Panzuti. All'epoca vi avevo raccontato di come non sia un'esperta conoscitrice del genere in cui è possibile incasellare tali romanzi e di come, allo stesso tempo, l'idea attorno alla quale ruotava l'intera vicenda mi avesse grandemente affascinata. Proprio per questo motivo, avendo appreso dell'uscita del secondo capitolo, non ho esitato un attimo di più e mi sono immersa tra le pagine di questa nuova storia che riprende le mosse esattamente da dove avevamo lasciato i nostri protagonisti.

È trascorso un mese da quando Faith, Jared, Christabel e Scott sono spariti, scomparsi ai loro stessi occhi e a quelli degli altri, familiari inclusi. Nessuno si ricorda di loro, nessuno immagina, anche lontanamente, che possano essere esistiti.
Solo con l'ausilio di lenti a contatto per vedere, auricolari per ascoltare e guanti per maneggiare gli oggetti, sono in grado di muoversi in una sorta di realtà parallela. Fantasmi senza identità, votati ad un'unica legge, quella dettata dalle coordinate e dall'uomo vestito di nero, sempre in grado di trovarli, quasi fosse capace di leggere nelle loro menti per prevederne gli spostamenti.
L'invisibilità è diventata una sorta di routine, così come il viaggio agli antipodi del mondo. Cavie di un progetto, un gioco perverso frutto della mente di un solo uomo, l'Illusionista, per testare le proprietà del siero conosciuto con il nome di NH1.


"C'è una dimensione in cui si può vedere a occhi chiusi, e udire ciò che viene detto senza voce: è la dimensione che l'uomo ha cancellato dal mondo."


Parlarvi di questo romanzo non è semplice. L'altro volto del cielo è un vero e proprio campo minato dove, basta fare un passo falso, per rovinare la lettura a quanti di voi sono in attesa di conoscere cosa accadrà a quelle che possono essere considerate a tutti gli effetti pedine invisibili tra le mani del loro carnefice. E la parola chiave che accomuna entrambi i romanzi è proprio invisibilità. Tutto ruota attorno a questo concetto, inteso da una parte come scomparsa fisica, dall'altra con l'accezione più metaforica di annullamento dell'identità dell'essere umano in quanto tale.

Se il primo romanzo era incentrato su quella che poi abbiamo appreso essere la squadra gamma, composta da Faith, Jared, Christabel e Scott, in questo volume l'attenzione si sposta quasi totalmente sulla squadra alfa e sui suoi membri, Sebastian, Abigail, Barrett ed Ephraim. Quest'ultimo rivestirà un ruolo importante nella vicenda narrata e devo ammettere che, conoscendolo meglio, ha un non so che di affascinante.
Nonostante questo cambio di prospettiva sarà ancora Faith a rivestire un ruolo centrale e ad accompagnarci per tutta la narrazione. Il suo personaggio è quello che subirà un cambiamento, per certi aspetti inaspettato, che andrà a minare una serie di rapporti, confermando in alcuni casi, e ribaltando in altri, le idee che pian piano prendono forma nell'immaginario del lettore.

Tutti sono chiamati a cedere all'inevitabile, a fare i conti con gli effetti collaterali del siero, composti da tic nervosi alle mani, nausee, eccessi d'ira ed occhiaie, e con la nuova consapevolezza di non poter tornare indietro. Una volta scomparsi non si tornerà quelli di prima.

Ne L'altro volto del cielo, la Panzuti si sofferma sul significato della doppia identità, su quello che tutti vedono e quello che nessuno coglie e già il titolo è metafora di ciò. La scelta di lasciare largo spazio ai cosiddetti cattivi si manifesta già nei quattro prologhi con protagonisti i componenti della squadra alfa e si dimostra vincente ai fini della storia. Confesso di aver storto il naso inizialmente e di aver riscontrato una certa lentezza nel prosieguo della vicenda che mi ha un tantino destabilizzata salvo poi ritrovare quel ritmo serrato ed adrenalinico che avevo tanto amato. Ed è per questo motivo che il primo romanzo mi è piaciuto un filino di più del secondo, almeno per quanto riguarda la prima parte.

Si dice che in una serie composta da più volumi, i secondi rappresentino una sorta di banco di prova per tutta una serie di variabili. Chiara Panzuti ne esce bene instillando nel lettore ancora più curiosità, risolvendo alcuni dubbi e insinuandone di nuovi. Ora non resta che aspettare, pazientemente, ma non c'è altro da fare.






domenica 13 maggio 2018

Sneak Peek Maggio!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria
 
 

Buona domenica lettori! Come state? Siete circondati da tante belle letture? Come se non bastasse oggi è tempo di fare un salto virtuale in libreria. Maggio è un mese super ricco, scegliere cosa proporvi non è stato assolutamente facile e molto probabilmente mi odierete, ma tant'è. Preparatevi a svuotare i portafogli, a fare posto sugli scaffali e ad immergervi in tante nuove storie...





MIA MADRE NON LO DEVE SAPERE

- Chiara Francini -
In libreria dall'8 Maggio


Chiara lo sa: l'amore guarisce qualsiasi ferita, asciuga ogni lacrima, riassesta le ammaccature dell'anima. Fin da bambina, glielo avevano insegnato i suoi due papà, Giancarlo e Angelo, allevandola a poesia e Galatine, tolleranza e Natale-tutto-l'anno. È grazie a questa palpitante certezza che Chiara riesce di nuovo a sorridere alla vita dopo che babbo Giancarlo ha lasciato per sempre lei, papà Angelo e tutta la loro variegata famiglia di zie eccentriche, Supreme e amiche tatuate. La crisi con Federico, per fortuna, è superata e insieme hanno eletto a loro nuovo nido il Voilà, quella casa nel Ghetto di Roma che tanto era già stata importante per Giancarlo e Angelo. Federico ne adora il bagno per via della carta da parati verde in rilievo, Chiara ci sente tutto il calore di un grembo in cui mettersi in posizione fetale. Ma la vita è un susseguirsi di scherzi, dispetti e imprevisti, e nessun luogo, nemmeno il Voilà, può dirsi sicuro. Un venerdì, infatti, mentre Angelo come d'abitudine frigge triglie per tutti, suona alla porta Eleonora, la mamma-non mamma di Chiara. Con sé ha un trolley e un motivo segreto per cui ha abbandonato Londra. E ora si installa proprio al Voilà. Muta, immobile, rigida presenza. Ingombrantissima, assordante. Ma che cosa vorrà? Sciuperà il germoglio di felicità appena spuntato tra Chiara e Federico? Porterà con sé altre sciagure? Dopo «Non parlare con la bocca piena», prosegue in questo romanzo la storia di Chiara e degli altri personaggi in una trama che va ad arricchirsi di temi e protagonisti nuovi.







ARIA DI NEVE

- Serena Venditto -
In libreria dall'8 Maggio


Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell'adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l'uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l'affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero, e presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio molto sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le "celluline grigie" di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l'archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio di tutta la sua sottile, felina intelligenza.