lunedì 16 luglio 2018

Recensione 'Replica di un omicidio' di Christi Daugherty


Estate è, per quel che mi riguarda, sinonimo di gialli, che si stia sotto l'ombrellone, in riva al mare, o spiaggiati su un divano, con tanto di ventilatore/condizionatore puntato addosso, un buon giallo non dovrebbe mai mancare in questo periodo dell'anno. Il problema fondamentale, però, è quello di riuscire ad imbattersi in un romanzo di tale genere che possa far sentire il lettore soddisfatto della propria scelta. Ed è proprio per facilitarvi le cose che oggi sono qui a parlarvi di un giallo, guarda caso, nato dalla penna di una novizia di tale genere letterario ma con un grandissimo potenziale.





Replica di un omicidio
Christi Daugherty


Editore: Corbaccio - Genere: Giallo
Pagine: 480 - Prezzo: 19,90 € - eBook: 9,99€


Harper McClain ha dodici anni quando, rientrata da scuola, scopre il corpo di sua madre riverso sul pavimento della cucina, nudo e accoltellato a morte. L’omicida non è mai stato scoperto. Anni dopo, ormai adulta, Harper è diventata il miglior cronista di nera della città di Savannah, in Georgia; Smith, il poliziotto che aveva seguito le indagini, l’ha presa sotto la sua ala protettrice ed è una specie di mentore per lei che, però, ha anche sviluppato una pericolosa attrazione per Luke Walker, un investigatore che lavora sotto copertura. Quando Marie Whitney, impiegata al college locale, viene trovata morta in casa sua, Harper è la prima giornalista ad arrivare sulla scena del delitto; e ha un terribile déjà-vu: Marie è stata accoltellata e giace nuda sul pavimento. Non è una coincidenza: è la replica dell’omicidio di sua madre. Harper è convinta che se troverà l’assassino di Mary avrà trovato anche quello di sua madre. Nessuno crede alla sua teoria, il suo capo e la polizia sono certi che si tratti di una coincidenza, ma niente e nessuno riusciranno a distogliere Harper da un’indagine che è diventatala sua ragione di vita. Anche se non sa a che prezzo riuscirà infine a scoprire la verità.



Christi Daugherty, l'autrice di Replica di un omicidio, nasce come cronista di cronaca nera prima che scrittrice ed è proprio facendo riferimento al suo mestiere, che nello specifico gioca un ruolo fondamentale, che riesce a dotare il romanzo di una struttura solida e, mi arrischierei a dire, senza falle (o almeno, se pure dovessero esserci, io non sono riuscita a individuarle).

Era da tempo che non mi appassionavo tanto ad una lettura ed è per questo che vi suggerisco di non lasciarvi abbattere dal notevole numero di pagine. Il romanzo, infatti, si lascia leggere con piacere, filando via liscio come l'olio. 
La cosa che più affascina sta nel fatto che l'autrice, con pochi ma essenziali elementi, sia riuscita a mettere in scena una storia intrigante e coinvolgente, complice una protagonista che sa il fatto suo, e che è in grado di mantenere ben salde le fila del discorso, e una scrittura vivida ed evocativa, al punto tale da potersi immaginare le singole scene narrative con una facilità disarmante.

Harper McClain è una giovane e affermata cronista di nera, una a cui piace il pericolo. Ha una strana attrazione per gli omicidi, una vera e propria ossessione a detta di alcuni, tanto che le varie dinamiche che li caratterizzano non hanno segreti per lei. Con al fianco il suo fedele scanner, sempre sintonizzato sulle frequenze della polizia, Harper non si lascia sfuggire nessun tipo di notizia, dai piccoli furti agli incidenti stradali, dalle sparatorie agli accoltellamenti per spaccio. La Savannah delle notti buie e piene di pericoli, in zone che farebbero scappare le orde di turisti in preda al terrore, è il suo pane quotidiano.
Quando Marie Whitney, impiegata al college locale, viene trovata morta, il dolore e la perdita con cui la giovane Harper ha dovuto imparare a convivere sin dall'età di dodici anni riemergeranno vividi. A quindici anni di distanza dall'omicidio irrisolto di sua madre, una nuova infanzia, quella di Camille Whitney, è destinata a finire. A sconcertarla e destabilizzarla è la scena del crimine, uguale in tutto e per tutto a quella di sua madre. Harper che non crede alle coincidenze inizierà la sua personalissima caccia all'assassino mettendosi contro il suo capo, la polizia e i suoi stessi amici.

Ricco di trame e sottotrame, Replica di un omicidio si sviluppa in crescendo. I primi capitoli, che potremmo definire esplorativi, sono quelli in cui l'autrice presenta il personaggio di Harper, con il suo solido background, ed espone nel dettaglio, attraverso il vissuto della protagonista, le difficoltà ed i pericoli del suo mestiere: il modo di procedere, di carpire le giuste informazioni, di investigare per poter realizzare un articolo di giornale degno di questo nome. 

Segue il nucleo centrale della trama, ovvero l'omicidio di Marie Whitney e dalle tinte nere si passa a quelle del giallo vero e proprio che sconvolge gli equilibri iniziali. Si apre a questo punto l'indagine investigativa attraverso la quale cercare di ricostruire i fatti. La novità è rappresentata dal fatto che non abbiamo un investigatore a condurre tali indagini ma la stessa Harper. Questa, devo ammetterlo, è la parte in cui, ogni qualvolta leggo un giallo, ripongo il massimo delle aspettative e nel caso specifico anche il lettore più esigente non resterà deluso: un'esecuzione professionale, scene del crimine ripulite in modo scientifico senza lasciare alcuna traccia a cui appigliarsi.

Da ultimo la risoluzione del caso, un vero e proprio scacco matto, che farà venir meno le poche certezze che avrete sviluppato, nel corso della lettura, riguardo l'ipotetico assassino. Nulla è lasciato al caso, tutto fa parte di uno schema predefinito che viene orchestrato con grande maestria.

Virando dal nero al giallo, con una piccola componente romance, Replica di un omicidio si presenta come romanzo autoconclusivo per quel che riguarda il caso specifico di cui si parla, ma lascia aperti una serie di spiragli e di quesiti irrisolti che fanno presupporre possa trattarsi del primo volume di una serie di romanzi con protagonista un'investigatrice d'eccezione, Harper McClain, ed io non posso che esserne felice.





mercoledì 11 luglio 2018

Recensione 'Meglio sole che nuvole. Leggere Ovidio a Miami' di Jane Alison




Meglio sole che nuvole
Jane Alison


Editore: NN Editore - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 264 - Prezzo: 18,00 € - eBook: 7,99€


"Si diventa ciò che si era destinati a essere; si diventa ciò che si è realmente. Non volevi essere di pietra? O di vetro, o di cromo?" J, la protagonista di questo libro, nel mezzo del cammin della sua vita ha deciso di congedarsi dall'amore. Il suo matrimonio è fallito, non ha figli, e l'ultimo incontro con Sir Gold è stato un disastro, così come i tentativi di ritrovare le sue vecchie fiamme. J torna allora a Miami, ai cieli blu della città di vetro, agli orizzonti sfarzosi della baia dì Biscayne, e si prende cura di un gatto e di un'anatra malandati mentre osserva i bizzarri inquilini del suo grattacielo e traduce brani di Ovidio. Le eroine delle Metamorfosi, trasformate dall'amore in piante, pietre o mostri, la guidano alla scoperta dei suoi sentimenti e nella ricerca di uomini da amare solo con la fantasia. Finché un giorno, scrutando il balcone del ventiduesimo piano, vede una donna dalla chioma biondo platino che lascia cadere qualcosa nel vuoto... Con una scrittura poetica e sensuale, Jane Alison racconta di una donna delusa dagli uomini, che esplora le terre instabili del cambiamento e della solitudine per riprendere in mano la sua vita e accettare, finalmente, il suo desiderio di amare ed essere amata.



"E forse questo è sufficiente. È sufficiente avere ricevuto un po' d'amore, un tempo. Anche se non ha funzionato a lungo. Forse è sufficiente averne ricevuto in passato, e adesso vivere solo con i suoi frammenti, e non c'è proprio niente di male se dedichi l'amore che ancora ti resta a un vecchio gatto o a un'anatra, ai pochi cari amici, a tua madre. Sull'arca non tutti sono in coppia."


Quella di J, la protagonista di questo romanzo, è una storia dalle tinte ordinarie. A quante donne, più raramente uomini, spinte da cocenti delusioni, non è mai passato per la mente di congedarsi dal sentimento amoroso?

Ed è proprio questo il punto di partenza da cui prende avvio l'intera narrazione che non perde di vista, mai, un'altra parola chiave: cambiamento.
Sotto il cielo di Miami, luccicante come vetro e corredato di bianche nuvole pulsanti, circondata da cartelloni pubblicitari che inneggiano a ricorrere alla chirurgia estetica per un qualche ritocchino, nell'ordinarietà della sua quotidianità, stesa a bordo piscina o con un binocolo tra le mani, pronta a spiare nelle vite dei vicini, J riflette sulla sua di vita.

Traduttrice di professione, con un matrimonio finito alle spalle e gli ultimi trent'anni passati a vagabondare tra le braccia di svariati uomini di cui Sir Gold rappresenta l'ennesima e reiterata delusione, J si trova in quella fase della vita in cui è giunto il momento di fare bilanci e tirare le somme. Quel momento in cui si ha la sensazione di star diventando sempre più simili alla propria madre, con zero prospettive e la paura dell'ignoto. A farle da spalla un gatto, un'anatra, l'intramontabile spirito di Ovidio che rivive attraverso le eroine delle Metamorfosi (liberamente riadattate ai tempi che corrono) e un lacerante senso di solitudine con il quale imparare a convivere.

Meglio sole che nuvole è un romanzo al femminile, narrato dalla prospettiva di J. Un raccontarsi senza peli sulla lingua, senza il bisogno di nascondersi dietro al famoso dito che nulla cela alla vista, preda dell'intensa vita immaginaria che rende caratteristico il suo personaggio ed in balia delle fantasie più inconfessabili, con quella leggera punta di erotismo che non guasta.

La metrica ovidiana si riflette nel ritmo dato alla narrazione e nella costruzione sintattica. Le parole si rincorrono, l'una dietro l'altra, nel tentativo di agguantarsi. I segni di interpunzione non hanno la forza di interrompere le frasi, i pensieri. C'è un tacito invito rivolto al lettore a cogliere il non detto, a leggere tra le righe, quasi fosse impellente il bisogno di raccontare più del necessario.

Non una vera e propria storia, se ne ravvisa una leggera parvenza sottotraccia, quanto uno spaccato di vita quotidiana. Non un susseguirsi di accadimenti e salti temporali, quanto un'analisi introspettiva, una riflessione che rende il suddetto romanzo una lettura non adatta a tutti.
L'assenza di una storia a tutti gli effetti fa sì che l'attenzione del lettore sia calamitata dal personaggio di J. Attraverso i frammenti di un matrimonio finito, uno di quelli in cui la resa ha preso il sopravvento sul sentimento d'amore, e con i suoi occhi a farci da navigatore verremo catapultati nel mondo di J, nella sua quotidianità, nei suoi pensieri e in quella sorta di dialogo muto con l'ultima delle sue conquiste, Sir Gold.

J è arguta, ironica, riflessiva. J conquista con il suo essere donna, con tutti i pro e i contro che caratterizzano il gentil sesso.
Trattandosi di un romanzo autobiografico, l'autrice è riuscita a descriversi e analizzarsi in maniera cavillosa. Nelle diverse sfumature che la connotano ogni donna potrà ritrovare una parte di sé, riconoscersi e rivelarsi con le proprie paure, le proprie mancanze e i propri desideri.
Fare i conti con il passato, guardarsi indietro, non è mai facile, soprattutto se si è giunti nel mezzo del proprio cammino quando la strada che si prospetta dinanzi è sicuramente più breve di quella che si è percorsa. Ed è mentre ci si prende una pausa dalle scarpinate intense, in precario equilibrio, che la vita accade.

Meglio sole che nuvole è una lettura molto diversa da quella che mi aspettavo, venata di umorismo a tratti, più seriosa in altri. Una lettura che stimola la riflessione e che, nonostante una protagonista matura, le vale da formazione, perché nella vita c'è sempre da imparare, soprattutto a come riprendere in mano le redini della propria esistenza.
Per quel che mi riguarda, a distanza di giorni, non ho ben chiaro quanto mi sia piaciuto questo romanzo. So per certo però che, voltata l'ultima pagina, rimane la forte affezione per J.






lunedì 9 luglio 2018

Una specie di Monthly Recap!


Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso


Una nuova settimana ha inizio ed io, con otto esami ormai alle spalle, mi riapproprio del mio angolino nella blogosfera. Gli ultimi due mesi sono stati molto frenetici ed altri libri mi hanno tenuto impegnata ma, nonostante attenda ancora qualche esito, dovrei esserne uscita illesa anche questa volta. 
Oggi sono qui per riaprire i battenti ufficialmente e per fare una sorta di bilancio per quanto riguarda le poche letture che mi hanno fatto compagnia in questo periodo. Nel marasma generale ho perso anche il foglio su cui avevo preso appunti per cui mi toccherà andare a braccio. Ma procediamo con ordine...



LETTURE E RECENSIONI


Noto con sommo dispiacere che l'ultimo Monthly Recap risale al mese di Aprile e questo vuol dire che è necessario recuperare informazioni riguardo le letture di Maggio e Giugno e i rispettivi migliori libri del mese.

A fine Aprile stilavo una sorta di TBR per il mese successivo e constato, insieme a voi, di averla rispettata del tutto. Ecco le mie letture con rispettive recensioni (cliccando sull'immagine di copertina sarete, come al solito, reindirizzati all'apposita sezione del blog):


Testo Alternativo
Testo Alternativo
LIBRO DEL MESE
Testo Alternativo
Testo Alternativo Testo Alternativo


A Giugno, invece, ho letto pochissimo rispetto ai miei standard. Tre libri portati a casa di uno dei queli vi parlerò nei prossimi giorni e che ho ricevuto grazie alla nuova collaborazione nata con la Casa editrice NN Editore:


Testo Alternativo
LIBRO DEL MESE
Testo Alternativo
Testo Alternativo


Pochi gli arrivi e gli acquisti in questi due mesi di latitanza anche se ho grandemente recuperato con un maxi ordine, in arrivo tra domani e mercoledì, contenente una serie di titoli che mi faranno compagnia durante le vacanze e di cui vi parlerò nell'apposito post alla fine del mese.
Per quanto riguarda le mie attuali letture, sto cercando di recuperare alcuni titoli che ho ricevuto a sorpresa da parte di autori e case editrici. 

Bene, siamo giunti alla fine di questo post attraverso cui mi premeva fare il punto della situazione attuale e spiegarvi che il motivo della mia latitanza era legato all'essere stata fagocitata da una serie di improvvisi esami universitari. Nei prossimi giorni, come di consueto, riprenderà la pubblicazione di recensioni e rubriche che spero possano stuzzicare la vostra curiosità. Detto questo, ci rileggiamo a fine mese con il Monthly Recap, intanto buone letture!





mercoledì 20 giugno 2018

Recensione 'Il tatuatore' di Alison Belsham


Buongiorno lettori, rieccomi qui con una nuova recensione! Nell'ultimo periodo il blog è piuttosto silenzioso, e me ne rammarico, ma gli esami universitari sono rientrati prepotentemente nella mia vita. Per questo motivo è necessario stare al passo e il tempo per leggere è davvero ridotto all'osso per cui, almeno per il momento, dovrete (e dovrò) accontentarvi di fugaci apparizioni. Oggi vi parlo di un romanzo che ho ricevuto a sorpresa dalla casa editrice Newton Compton, che ringrazio per la copia omaggio. Vediamo come è andata...




Il tatuatore
Alison Belsham


Editore: Newton Compton - Genere: Thriller
Pagine: 378 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 0,99€


Brighton. L’ispettore Francis Sullivan, giovane e ambizioso, è stato appena promosso, e questo è il suo primo caso importante. Marni Mullins, una tatuatrice di Brighton, ha trovato un corpo orribilmente scuoiato. Dalle prime indagini sul cadavere risulta chiaro che non si tratta di un omicidio isolato ma dell’opera di un serial killer. Il modus operandi e la firma sono agghiaccianti: mentre la vittima era ancora in vita, l’assassino ha rimosso intere porzioni di pelle, presumibilmente tatuate. Questa pista porta Sullivan a credere che una come Marni, che conosce il mondo dei tatuaggi come le sue tasche, sia l’unica persona in grado di aiutarlo. Ma lei ha tante ragioni per non fidarsi della polizia. E quando riuscirà a identificare il prossimo bersaglio del killer, lo dirà a Sullivan o si metterà da sola alla ricerca del “Ladro di Tatuaggi”?




Si dice che l'eccezione confermi la regola e, nonostante Il tatuatore, romanzo d'esordio di Alison Belsham, non sia un'eccezione, una regola la conferma ed è quella di diffidare dei libri che, già in copertina, millantano di essere dei grandi qualcosa, nel caso specifico un grande thriller.

Nonostante le pregresse esperienze mi abbiano spesso lasciato l'amaro in bocca, mi sono predisposta alla lettura con tutte le buone intenzioni e con quel pizzico di curiosità che non guasta mai.

Siamo a Brighton e la cittadina viene sconvolta da una serie di omicidi, sulla cui connessione ci sono forti dubbi e perplessità da parte della polizia. Alle vittime, ancora in vita, vengono sottratti, in maniera certosina, lembi di pelle tatuata. Ad indagare sul caso sarà il neo ispettore, Francis Sullivan, ventinovenne fresco di promozione e in cerca dell'approvazione della sua squadra, affiancato dalla tatuatrice Marni Mullins, esperta conoscitrice di un mondo, quello dei tatuatori, in cui nomi illustri e tecniche di disegno faranno la differenza tra chi potrà essere la prossima vittima e chi invece no.

Ci sono diverse sfumature in questo romanzo che non mi hanno convinta. Ad un occhio attento non sarà sfuggito che, sempre in copertina, viene promesso, oltre alla grandiosità, originalità e sorpresa. Io purtroppo non ce le ho trovate e ve ne spiego il motivo.

Partendo dal presupposto che l'idea di base avrebbe potuto anche essere interessante e affascinante, tanto di cappello alla minuziosa ricerca condotta dall'autrice sulle tecniche di scuoiatura e conciatura della pelle che riempiono le pagine in cui la voce narrante è proprio quella dell'assassino, a non convincere è il suo modus operandi che non è del tutto nuovo. Il privare le vittime di lembi di pelle, tatuata o meno, non è propriamente una novità, come invece si potrebbe intendere, e chi come me è amante del genere thriller, romanzo, serie tv o film che sia, si troverà a rivivere, ahimé, una sorta di deja vu.

Ciò che fa venir meno la sorpresa, invece, è la prevedibilità della vicenda. Come dico sempre si tratta di una mia personale pecca ma, essendo cresciuta a suon di thriller durante tutta la mia fase adolescenziale, un buon romanzo appartenente a tale genere, a mio avviso, deve offrire al lettore appigli che potremmo definire sbagliati in modo da creargli l'illusione di essere sulla strada giusta per la risoluzione del caso ben prima degli addetti alle indagini. Nello specifico ciò non avviene in quanto, per quel che mi riguarda, sono riuscita ad incastrare, anzitempo, più di una tessera nel mosaico finale. Il tutto già a partire dai nomi delle successive ipotetiche vittime fino a giungere al più classico dei cliché che vede l'ispettore, privato della sua inchiesta, risolutore del caso ed invischiato nella classica storia d'amore con la collaboratrice in difficoltà.

Ho apprezzato, invece, la scelta di rendere il romanzo corale. A raccontare l'intera vicenda sono l'ispettore Sullivan, il sottoposto Rory e la collaboratrice esterna, nonché tatuatrice, Marni Mollins. I punti di vista alternati costituiscono sempre una mossa vincente per avere chiaro il quadro della situazione nel suo complesso e da un punto di vista emozionale. A loro si affiancano capitoli corsivati in cui a prendere la parola è proprio il serial killer. Sono le parti più interessanti nel corso della lettura, arricchite dalle descrizioni puntuali e più che credibili degli omicidi, in cui emergono sentimenti di violenza, rabbia e frustrazione.

Per quanto riguarda lo stile c'è da dire che la prima parte del romanzo scorre piuttosto lentamente, fino a quando non si arriva alla scoperta del covo dell'assassino. Da quel momento in poi ho avuto l'impressione che l'autrice abbia voluto imprimere una sterzata alla narrazione a discapito della storia stessa che si è arricchita di una serie di incongruenze fattuali che vanno a rovinare il quadro strutturale. Sembra quasi che l'intento sia quello di giungere quanto prima alla risoluzione del caso.
Infine si accenna spesso al passato di Marni ma la questione rimane sempre sospesa, lasciando un'infinità di porte aperte e di quesiti che restano insoddisfatti.

In definitiva Il tatuatore potrà essere un caso editoriale ma, per quel che mi riguarda, è costellato di troppi aspetti che mi hanno fatto storcere il naso, più di una volta, non permettendomi di apprezzarlo totalmente, cosa che invece è accaduta con altri lettori. Un vero peccato, ma tant'è.






sabato 9 giugno 2018

Sneak Peek Giugno!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria


Buon sabato lettori! Se avete letto il titolo di questo nuovo post e ve lo state chiedendo la risposta è sì, vi sto scrivendo con un giorno d'anticipo rispetto alla consueta tabella di marcia. Gli articoli dedicati alle uscite del mese spuntano, solitamente, di domenica ma domani sarò impegnata tutto il giorno con le elezioni amministrative nel mio comune. Tra l'altro io e le programmazioni dei post su blog e social non ci prendiamo per nulla quindi, onde evitare che l'appuntamento possa saltare (come già avvenuto per la rubrica Monthly Recap, ma la recupererò!), eccomi qui.
Comunque, che io vi scriva un giorno prima o un giorno dopo, ritengo che i giretti virtuali (e non) in libreria, a noi lettori piacciono tanto per cui carta, penna ed occhi puntati su questa piccola selezione di nuove uscite!






TUTTO QUELLO CHE NON MI ASPETTAVO

- Valentina Sagnibene -
In libreria dal 6 Giugno


Francesco, neolaureato insicuro e intellettualoide, eternamente deluso in amore e incapace di trovare un lavoro, ha un unico grande successo: attraverso un alter ego donna, scrive su un blog femminile raccogliendo uno stuolo di fan adoranti, tanto che le responsabili del sito lo contattano per assumerlo, ma scoprono con orrore la sua identità maschile. Decidono però di dargli una chance e lo mettono in competizione con altre voci del blog: chi consegnerà la miglior storia avrà il posto. Matilde, tosta e all'apparenza scontrosa, indurita dall'assenza della madre che la abbandonò inspiegabilmente quando era una bambina e lacerata dalla recente morte del padre cui era legatissima, nasconde la propria fragilità ma sempre più spesso è preda di attacchi di panico. Matilde comprende che, se vuole liberarsi dal peso che la opprime e andare avanti, deve prima far pace con il passato. Francesco e Matilde non potrebbero essere più diversi, ma quando i loro destini casualmente si incrociano, Francesco intuisce che il passato di Matilde potrebbe dargli lo spunto per la storia che cerca e decide di accompagnarla nel viaggio alla ricerca della madre... Un viaggio che riserverà loro tutto quello che non avevano previsto.







LA LETTERA D'AMORE

- Lucinda Riley -
In libreria dal 12 Giugno


Joanna, giovane reporter del Morning Mail, viene mandata dal suo giornale ai funerali del famoso attore Sir James Harris. All'improvviso, nella chiesa gremita, un'anziana signora vicino a lei è colta da un malore e Joanna non può far altro che offrirle il suo aiuto e accompagnarla a casa. Dopo qualche giorno Joanna riceve una strana busta: all'interno, una vecchia lettera d'amore e un biglietto dalla grafia tremolante in cui la donna chiede di vederla. Incuriosita, Joanna corre immediatamente alla sua porta, e scopre con grande sorpresa che l'anziana signora è morta qualche giorno prima. Il suo istinto le dice che non si è trattato di un banale incidente domestico e, quando il suo appartamento viene messo sottosopra, Joanna capisce che ha tra le mani una storia scottante. La sua unica via d'uscita è scoprire la verità sui misteriosi amanti della lettera. Chi erano? E perché è così importante che nessuno sappia di loro?



lunedì 4 giugno 2018

Recensione 'L'atlante dell'invisibile' di Alessandro Barbaglia




L'atlante dell'invisibile
Alessandro Barbaglia


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 202 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 8,99€


Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al "paese nuovo" e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell'esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa - ormai anziani e da sempre innamorati l'uno dell'altra e del loro paese vicino a Milano - e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: "dove vanno a finire le cose infinite?", "dove si nascondono l'infanzia, l'amore o il dolore quando di colpo svaniscono?". E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate - descrivendo così la terra magica dove abita l'invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l'invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l'amore, il dolore, l'infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell'invisibile.



Alessandro Barbaglia ha una bellissima capacità, che in quanto lettrice ammiro grandemente e che invece invidierei se di mestiere facessi la scrittrice, ovvero riuscire a pescare, nell'universo delle storie, quelle più singolari. Storie che hanno bisogno di quiete e di silenzio per essere lette. Storie tanto gentili quanto delicate. Ecco, lui le afferra, le trasforma in pensiero e le trasferisce a noi con quel lessico ricercato, quella prosa tanto poetica e raffinata che già mi aveva conquistata ne La locanda dell'ultima solitudine, romanzo che porto ancora nel cuore, parimenti a L'Atlante dell'invisibile.

In questo nuovo lavoro, l'autore ha scelto di percorre un filo sottilissimo, quello che separa il visibile dall'invisibile, con quest'ultimo che potrebbe essere inteso come un leggere tra le righe del primo. Allo stesso tempo invisibile non fa rima con sparire, perché a sparire sono bravi tutti, basta un po' di debolezza, chiudere gli occhi e voltare le spalle. No, l'invisibile è frutto del coraggio e per vederlo bisogna aprirli bene gli occhi, guardare oltre il visibile, andare oltre le apparenze per afferrare l'essenziale. Un po' come accade ai protagonisti di questa storia, che sono tanti e tutti diversi.

È l'estate del 1989. Siamo nella Val di Non, per l'esattezza nella Valle del Noce, e il paese di Santa Giustina, con le sue 76 case, una scuola di suore, una piazza e un municipio, sta per essere sommerso dalle acque del lago artificiale che, a seguito di progetti ambiziosi, aveva già invaso parte della valle nel lontano 1946. In prossimità del lago c'è un grandissimo prato, uno di quei posti dimenticati da tutti e per questo motivo, al pari di chi scopre un'isola e ne diventa re, di proprietà di tre ragazzini, tre sognatori: Dino, Ismaele e Sofia
L'ultima notte, prima della scomparsa del paese, i tre giovani protagonisti decidono di rubare la luna in segno di protesta, nascondendola nel loro atlante dell'invisibile, il posto dove conservano quanto di invisibile riescono a scorgere nel reale, con la promessa di restituirla, un giorno. 

Parallelamente ci viene narrata un'altra storia, che racconta di un grande amore. È il 1946 e, a Barlassina, nel Bar Sport, un giovane Elio, nella frazione di tempo intercorsa tra l'arrivo di Fausto Coppi e quello di Lucien Teisseire, durante la quale viene trasmessa musica da ballo, conosce una giovane Teresa
Elio è un tipo stravagante, uno che parla con gli alberi di noce e che per vivere non sceglie di fare il falegname, come suo padre, ma preferisce costruire mappamondi inventati da lui, assemblando pezzi, immaginando spazi e territori, spostando confini come segno di possibilità piuttosto che di errore. Elio è uno che non crede nei punti cardinali e che nei mappamondi ci aggiunge le virgole perché per lui realizzare il mondo per come lo conosciamo significherebbe aggiungere il punto alla fine della storia in quanto non ci sarebbe più nulla da scoprire.
Teresa, invece, è una che vive di punti. Lei è l'altra faccia della medaglia, non crede nelle storie, anzi, le considera tutte bugie ed è per questo che prende i mappamondi di Elio e li corregge, cancellando e ridisegnando, mettendo ogni cosa al proprio posto e rendendo il mondo più giusto del precedente ma, a detta di Elio, per nulla migliore. 

E mentre il lettore segue, con grande interesse, questo alternarsi di tempi e di voci, il 1989 e il 1946, per scherzo o per volontà del destino, saranno sospinti ad incontrarsi in una notte di maggio del 2007 quando le storie e le vite dei diversi personaggi si intrecceranno tra loro e tempo vecchio e tempo nuovo si fonderanno. 

Ancora una volta Alessandro Barbaglia si muove tra i confini del reale e del fantastico che tanto gli (e mi) piacciono, regalandoci un romanzo emozionante, ricco di sentimenti e di garbo. Un romanzo che è la boccata d'aria che riempie i polmoni quando si risale dalle profondità dell'abisso e ci si imbatte nell'invisibile. Un romanzo in cui i laghi appaiono e scompaiono, le montagne si spostano e i boschi fungono da dimora per Krampus e Santi. 
Presi per mano da una prosa deliziosa, il cui lessico è composto da parole che si inseguono senza fiato e senza sosta, camminerete tra le pagine di una storia dalle tinte favolistiche, una storia in cui luoghi e tempi diversi si incontrano e si fondono alla perfezione. La parte che ha per protagonisti Elio e Teresa è quella che ho sentito più mia e in cui, a mio avviso, ho ravvisato più cuore e più gentilezza nella narrazione.

"Le cose infinite non finiscono, svaniscono magari, ma non possono finire. E se diventano invisibili, basta chiudere gli occhi e le ritrovi tutte lì. Le cose infinite continuano, in tutte le cose invisibili di cui siamo parte". Barbaglia questo invisibile ce lo regala e a noi lettori non resta che afferrarlo, dolcemente, con occhi e cuore.





lunedì 28 maggio 2018

Recensione 'La leggenda del ragazzo che credeva nel mare' di Salvatore Basile




La leggenda del ragazzo che credeva nel mare
Salvatore Basile


Editore: Garzanti - Genere: Narrativa
Pagine: 278 - Prezzo: 17,60 € - eBook: 9,99€


Quando si tuffa Marco si sente libero. Solo allora riesce a dimenticare gli anni trascorsi tra una famiglia affidataria e l’altra. Solo allora riesce a non pensare ai suoi genitori di cui non sa nulla, non fosse che per quella voglia a forma di stella marina che forse ha ereditato da loro. Ma ora Marco ha paura del mare. Dopo un tuffo da una scogliera si è ferito a una spalla e vede il suo sogno svanire. Perché ora non riesce più a fidarsi di quella distesa azzurra. Perché anche il mare lo ha tradito, come hanno sempre fatto tutti nella sua vita. Eppure c’è qualcuno pronto a dimostrargli che la rabbia e la rassegnazione non sono sentimenti giusti per un ragazzo. È Lara, la sua fisioterapista, che si affeziona a lui come nessuno ha mai fatto. Lara è la prima che lo ascolta senza giudicarlo. Per questo Marco accetta di andare con lei nel paesino dove è nata per guarire grazie al calore della sabbia e alla luce del sole. Un piccolo paesino sdraiato sulla costa dove si vive ancora seguendo il ritmo dettato dalla pesca per le vie che profumano di salsedine. Quello che Marco non sa è il vero motivo per cui Lara lo ha portato proprio lì. Perché ci sono segreti che non possono più essere nascosti. Perché per non temere più il mare deve scoprire chi è veramente. Solo allora potrà sporgersi da uno scoglio senza tremare, perché forse a tremare sarà solo il suo cuore, pronto davvero a volare.



Definita da Omero l'origine del tutto, l'acqua per Greci e Latini rappresentava il luogo dove nascita e morte, passato e futuro, si intrecciavano inesorabilmente. Considerata in ogni epoca un elemento sacro, simbolo del bene e del male, l'acqua costituisce il principio essenziale della creazione e racchiude in sé i misteri della vita. 
Ed è proprio l'acqua la protagonista indiscussa di questa storia. L'acqua che toglie e restituisce. L'acqua che separa e unisce. L'acqua che ferisce e dona redenzione.

Marco scopre di avere un rapporto quasi magico con l'acqua in un giorno qualunque quando, terminate le pulizie nella piscina in cui lavora, decide di provare a tuffarsi come fanno quegli atleti che osserva silenziosamente, sera dopo sera. Da quel momento la voglia di salire sul trampolino e provare a tuffarsi, percepire il richiamo dell'acqua, il fresco delle onde attorno al corpo, le goccioline sulla pelle, uno strato di felicità che lo protegge da qualsiasi forma di pericolo, diventa una costante della sua vita. Il tutto fino a quando il tuffo da una scogliera non gli provocherà ferite fisiche e non. Ferite che dovranno essere curate tra la sabbia dorata ed il mare solido e azzurro di Sarcola, un paesino sdraiato sulla costa, terra di limoni e malvarosa. Un paesino che vive di pesca, un'arte che è speranza e delusione, e le cui stradine profumano di salsedine e di storie mai raccontate, storie che Marco non immagina possano riguardarlo tanto da vicino e affondare le radici in quel passato che gli appare tanto nebuloso ma che ha tutta l'intenzione di uscire dalle mura di silenzio in cui è stato relegato per dare senso a quell'assenza di radici che è tormento.


"Le stelle marine non erano altro che astri caduti nel mare dal cielo. Una stella caduta, per ogni felicità non afferrata. La leggenda raccontava anche che un giorno sarebbero tornate a risplendere in alto, ma solo quando qualcuno fosse riuscito ad afferrare tra le mani una felicità perduta. E a sentire la sua consistenza."


Con uno stile garbato, gentile ed altamente evocativo, Salvatore Basile torna in libreria narrandoci una storia ricca di sentimenti, una storia incentrata su legami spezzati, sensi di colpa e tanto dolore; una storia costellata di sofferenza piuttosto che di perdono e verità ma, allo stesso tempo, una storia di rinascita e speranza.

Il personaggio di Marco, a mio avviso, è molto ben riuscito. Temprato dalle mille forme di dolore, dal tradimento, dalla paura e dalla solitudine, Marco, abbandonato alla nascita dai genitori, ha trascorso la vita vagando da una famiglia affidataria all'altra, senza radici su cui contare, senza prospettive che rendano il suo futuro migliore del suo presente. Condannato ad ammirare da lontano ciò che non avrebbe mai potuto essere e continuamente in corsa per convincersi di essere qualcuno, Marco subisce, dalla prima all'ultima pagina, una vera e propria evoluzione. Una maturazione che lo rende interessante agli occhi del lettore che vive, al suo fianco, il cambiamento, che lo percepisce e ne resta affascinato.

Al di là della caratterizzazione del protagonista, però, la bravura dell'autore risiede nella capacità di riuscire a definire tutti i suoi personaggi con piccoli tratti di matita tracciati nel groviglio di segni che è la vita, rendendoli anime affini, inchiodate dal dolore e dalla perdita.

Discutibile per alcuni, molto apprezzata dalla sottoscritta, l'idea di mettere il lettore al corrente dell'intera storia sin da subito, rendendolo spettatore silente del prosieguo della vicenda, sostenitore scalpitante di vite alla ricerca del proprio posto nel mondo. Niente colpi di scena quindi, ma lettura estremamente godibile.

Per concludere, La leggenda del ragazzo che credeva nel mare è la brezza marina che scompiglia i capelli, la carezza leggera sulla guancia, il sorriso che spunta improvvisamente all'angolo della bocca. È un romanzo che insegna come il dolore possa diventare speranza, i silenzi parole e la distanza appartenenza.