lunedì 19 febbraio 2018

Recensione 'Le assaggiatrici' di Rosella Postorino


Buon inizio di settimana lettori! Il blog è silenzioso da qualche giorno ma il mese di Febbraio, in fatto di letture e di tempo per recensire, è davvero uno dei peggiori, almeno fino a questo momento, per cui procedo un tantino al rallentatore.
Dopo questo breve preambolo, oggi sono qui per parlarvi di un romanzo molto bello, terminato la scorsa settimana, ed ambientato in un periodo storico molto particolare, come può essere la Seconda Guerra Mondiale, ed in una nazione, la Germania, protagonista indiscussa. Buona lettura!




Le assaggiatrici
Rosella Postorino


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa storica
Pagine: 285 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 9,99€


La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.



Quella delle assaggiatrici di Hitler è una parentesi del secondo conflitto mondiale circa la quale, fino a qualche tempo fa, si sapeva niente o molto poco. Un fatto che, per lunghissimo tempo è stato tenuto nascosto, quasi fosse una colpa, una vergogna. È il 2014 quando Margot Wölk, all'età di novantasei anni, racconta di essere l'unica sopravvissuta delle quindici ragazze costrette, senza possibilità di rifiuto, ad assaggiare i pasti destinati al Führer. 
Ed è proprio in questo avvenimento storico che affondano le radici del romanzo della Postorino che, già a partire da quel titolo, ha tutto l'intento di ricordare queste donne coraggiose costrette a misurarsi con la morte ogni giorno, perché l'antico detto quando si mangia si combatte con la morte è, in questa circostanza, più che calzante.

È l'autunno del 1943 quando la ventiseienne Rosa Sauer (personaggio ispirato dalla stessa Margot), con gli occhi sciupati dalla perdita di tutto e tutti, è costretta ad abbandonare Berlino per stabilirsi a Gross-Partsch dai suoceri. Suo marito Gregor, con il quale è sposata da un paio d'anni, è partito per il fronte, a compiere il proprio dovere. Il villaggio, allocato nell'attuale Polonia, la Prussia orientale all'epoca dei fatti, sorge a breve distanza dalla Wolfsschanze, la famosa Tana del Lupo, uno dei quartieri generali, nascosto nella foresta, dove lo stesso Hitler trovò riparo. 
Su segnalazione del sindaco del villaggio, perché Rosa è a tutti gli effetti una straniera venuta dalla capitale, la giovane sarà prelevata dalle SS per adempiere, insieme ad altre nove donne, ad una mansione seria, una mansione da svolgere con perizia: assaggiare le tre portate principali, colazione, pranzo e cena, che saranno servite giorno dopo giorno al Führer per preservare la sua persona da eventuali forme di avvelenamento.  

Capitolo dopo capitolo, attraverso una narrazione in prima persona che è comunque uno sguardo a tutto tondo, ci si rende conto di come il ruolo dell'assaggiatrice rientri a tutti gli effetti in un tipo di prigionia, certo una prigionia diversa dal solito, ma pur sempre tale. La mensa come trappola e gli sguardi delle SS il pericolo imminente. Tutto ciò emerge alla perfezione dal punto di vista narrativo in quanto l'autrice è riuscita a ricreare ambienti e situazioni in maniera impeccabile: si percepisce la paura, l'astio, il disprezzo. 
Lavorare per Hitler, mettere la propria vita nelle mani di un solo uomo correndo il rischio di sacrificarla, senza quindi scendere su un campo di battaglia, senza essere uccisa da un colpo di fucile o da un'esplosione, ma in sordina, fuori dalla scena principale, rende in maniera efficace la concezione che si aveva della donna perché "...le donne non muoiono da eroi". Dieci tubi digerenti che condividono la stessa tavola dalla mattina al pomeriggio che si indagano a vicenda, restando ognuna al proprio posto, chiuse nella loro solitudine per misurare le altre e lo spazio intorno a loro. Dieci donne che arrivano a smettere di esistere, anche da vive, ammutinandosi contro la vita stessa perché la fame e la povertà hanno la meglio sul senso di paura. Donne sacrificabili come animali al macello.

Raccontando una storia vera attraverso l'arte del romanzare, la Postorino è in grado di scandagliare l'essere umano con tutte le sfaccettature che lo contraddistinguono che siano debolezze, vulnerabilità, solitudini e paure, andando ad aggiungere tasselli preziosi ad un periodo storico che fa parte del nostro passato. Una penna raffinata completata da una prosa elegante, intensa, magnetica.
Nel romanzo trova largo spazio il sentimento di amicizia al quale si interfaccia quello d'amore. Da una parte quello univoco che non ha bisogno di corrispondenza ma solo di testardaggine e fiduciosa attesa, dall'altra quello fatto di incontri notturni e di ansie tipiche del primo appuntamento, quello di due estranei che si raccontano l'uno all'altro abbandonandosi all'arbitrarietà degli eventi.

Le assaggiatrici, in definitiva, è uno spaccato completo, efficace e sincero che racconta con sguardo attento le mancanze della guerra dalla parte di chi attende, che si tratti di mogli, genitori o figli. Ecco l'attesa è proprio il file rouge che unisce le diverse figure e le situazioni che pian piano si dipanano, come il bandolo di una matassa, sotto gli occhi di chi legge: l'attesa dell'assaggio, l'attesa del ritorno, l'attesa della morte, l'attesa della persona amata, l'attesa della fine della guerra, l'attesa dietro una finestra, l'attesa di una ritrovata normalità, l'attesa della felicità, l'attesa del ritorno alla vita, ma soprattutto dell'imparare dalla vita stessa a sopravvivere, in qualche modo. 





lunedì 12 febbraio 2018

Recensione 'Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop' di Fannie Flagg


Buon inizio di settimana lettrici e lettori e benvenuti nel mio angolino! Oggi sono qui per lasciarvi la recensione di un titolo che attendeva di essere letto da un po', un titolo scritto da una delle mie autrici preferite. Buona lettura!



Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop
Fannie Flagg


Editore: Bur/Rizzoli - Genere: Narrativa
Pagine: 359 - Prezzo: 10,00 € - eBook: 5,99€


Vero e proprio caso editoriale, Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop è un piccolo capolavoro che molti lettori hanno scoperto e amato anche grazie all’omonimo fortunato film dei primi anni Novanta. Coniugando uno humour irresistibile alla rievocazione struggente di un mondo che non c’è più, Fannie Flagg racconta la storia del caffè aperto in un’isolata località dell’Alabama dalla singolare coppia formata da Ruth, dolce e riservata, e Idgie, temeraria e intraprendente. Un locale, il loro, che è punto di incontro per i tipi umani più diversi e improbabili: stravaganti sognatori, poetici banditi, vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda che coinvolge Ruth e Idgie, implicate loro malgrado in un omicidio, e la tenacia che dimostrano nello sconfiggere le avversità, donano a chiunque segua le loro avventure la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell’esistenza.



Partiamo subito col dire che parlarvi di questo romanzo non è per nulla semplice. Confesso che, se non avessi conosciuto la cara Fannie con un altro lavoro a me molto caro, molto probabilmente il nostro incontro sarebbe stato alquanto rovinoso.
Pomodori verdi fritti, almeno nella prima parte, mi ha fortemente destabilizzata per l'enorme quantità di personaggi (conviene costruire dei veri e propri alberi genealogici!) e per l'alternanza temporale di vicende che si sovrappongono tra loro anche non rispettando l'esatto ordine cronologico degli avvenimenti.

In linea di massima la narrazione si muove su due piani temporali: il 1985, che corrisponde al tempo presente nel romanzo, e il 1929, punto di partenza per raccontare le vicende di circa due quarti di secolo. 
Con una focalizzazione interna, in cui il narratore assume le fattezze di un personaggio interno alla storia, ovvero Virginia Threadgoode, saremo trasportati a Whistle Stop, isolata località dell'Alabama. A farle da spettatrice, Evelyn, una donna di mezza età, in piena crisi ormonale e sopraffatta dal costante senso di fallimento, un'onda oceanica che la travolge senza via di scampo. Quelli che ci vengono raccontati sono gli anni della Grande Depressione, la grave crisi economica e finanziaria che sconvolse l'economia mondiale alla fine degli anni venti, eppure Ruth ed Idgie, due donne molto coraggiose per l'epoca in cui si svolgono i fatti, decidono di aprire il loro caffè proprio in quella cittadina, una cittadina separata solo dai binari da file di baracche mezze distrutte. Si tratta di Troutville, il quartiere dei neri. Ben presto il bar diviene il cuore pulsante di Whistle Stop, il collante perfetto per i tipi umani più disparati, che siano di passaggio o residenti nella zona, il luogo da cui si dipanano tutte quelle matasse che, intrecciandosi tra di loro, daranno vita ad una tramatura solida e robusta. 

Leggere la Flagg, per quel che mi riguarda, vuol dire andare sul sicuro. Nonostante la destabilizzazione iniziale, in effetti, e conoscendo di che pasta sia fatta l'autrice ci si mette un attimo ad entrare in punta di piedi nelle vite dei personaggi che calcano il palcoscenico mirabilmente costruito. Quello che succede al lettore è ben rappresentato attraverso il personaggio di Evelyn che, da spettatrice silente e dapprincipio disinteressata alla narrazione di Virginia, si ritrova ben presto ad attenderne gli incontri, incapace di pensare, anche solo lontanamente, di condurre la propria esistenza senza sapere cosa ne sia stato di quelle figure vissute nel passato, personaggi che non ha conosciuto materialmente ma che, attraverso la voce della narratrice, le appaiano come vecchi amici, quelli al fianco dei quali scenderesti in campo senza se e senza ma.

Quello che emerge è il forte potere evocativo, quella grande padronanza descrittiva che già mi aveva affascinata precedentemente. Diventa facile, per chi legge, figurarsi la scenografia, quasi teatrale, che fa da sfondo al tutto: il salone di bellezza di Opal, l'ufficio postale con Dot Weems pronta a redigere il suo bollettino settimanale, il Caffè di Whistle Stop, l'odore di pollo fritto, braciole di maiale al sugo, pescegatto, pollo e gnocchi o barbecue che pervade tutta la via. 
Ancora una volta il punto di forza è rappresentato, senza ombra di dubbio, da quello stile semplice, ma al contempo ammaliante, con cui dare corpo a storie interessanti e speciali, spaccati di vita che affondano le loro radici negli annali della storia, quella che fa parte del nostro passato, che ci sembra tanto lontana e che pure, in un modo o nell'altro, è parte di noi. Nello specifico si affronta il tema della Grande Depressione e delle conseguenze che ne sono derivate. Si parla di un'altra tematica molto importante, a sfondo razziale, ovvero la differenza tra bianchi e neri, questi ultimi costretti a sedere dietro paratie di legno sui tram, a usare i montacarichi invece degli ascensori nei grandi magazzini, a non essere curati negli ospedali per i bianchi, a non mettere piede nei locali per i bianchi. O ancora dell'omosessualità, anche se, da questo punto di vista, considerando i tempi e la mentalità in cui si svolgono gli avvenimenti narrati, la sua accettazione mi è sembrata un tantino surreale. 

In definitiva i romanzi della Flagg sono ricchi di sentimento e di nostalgia e se ne respira il profumo pagina dopo pagina. Sono romanzi che insegnano valori come l'amore, l'amicizia, il coraggio, il senso di appartenenza e l'importanza della famiglia. Sono romanzi che si prefiggono un ruolo educativo sfruttando storie romanzate. Sono romanzi capaci di raccontare l'ordinario in maniera straordinaria e di conquistare il lettore, anche il più esigente, con la loro semplicità che, però, non è mai sinonimo di banalità.





domenica 11 febbraio 2018

Sneak Peek Febbraio!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria
 


Buona domenica lettori! Come procedono le vostre letture in quello che è il mese più corto dell'anno? Io ho un pochino rallentato rispetto al mese passato ma mancano ancora un bel po' di giorni alla fine di Febbraio per cui nulla è ancora detto. 
Oggi è il giorno giusto per fare un giretto virtuale in libreria ed è proprio per questo motivo che riapre i battenti, come ogni mese, la rubrica Sneak Peek
Febbraio è un mese molto ricco in termini di uscite ed in effetti non è stato semplice selezionare i titoli da proporvi ma qualcosa ne è venuto fuori per cui prendete carta e penna ed iniziate ad appuntare i titoli che più fanno al caso vostro!





SORPRENDIMI

- Sophie Kinsella -
In libreria dal 13 Febbraio


Dan e Sylvie stanno insieme da dieci anni. Matrimonio felice, due splendide gemelle, una bella casa, una vita serena. Sono talmente in sintonia che quando uno dei due inizia a parlare l'altro finisce la frase... è come se si leggessero nel pensiero. Un giorno però, dopo una visita medica di routine, scoprono di essere così in forma che la loro aspettativa di vita è di altri sessantotto anni. Ancora sessantotto anni insieme? Dan e Sylvie sono sconcertati. Non pensavano certo che «finché morte non ci separi» significasse stare insieme così a lungo! Dopo l'iniziale stupore, si instaura tra i due un certo disagio, seguito a ruota dal panico più totale. Decidono dunque di farsi delle "sorprese" per ravvivare fin da subito il loro matrimonio "infinito", per non stufarsi mai l'uno dell'altra... Ma si sa bene che non sempre le sorprese portano al risultato sperato... e in un batter d'occhio sorgono contrattempi poco graditi e malintesi che rischiano di minare le fondamenta della loro unione. E quando cominciano a emergere alcune verità taciute, Dan e Sylvie iniziano a domandarsi se dopo tutto... si conoscono davvero così bene. Qual è la ricetta per un matrimonio felice e longevo? Quale sfida comporta un'unione profonda tra due persone?







UOMINI CHE RESTANO

- Sara Rattaro -
In libreria dal 13 Febbraio


All'inizio non si accorgono nemmeno l'una dell'altra, ognuna rapita dal panorama di Genova, ognuna intenta a scrivere sul cielo limpido pensieri che dentro fanno troppo male. Fosca e Valeria si incontrano per caso nella loro città, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro lunga storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell'uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un'amicizia vera, di quelle che ti fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che senza preavviso ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine. Ti porta a perderti, per ritrovarti. Ti costringe a dire addio, per concederti una seconda possibilità. Ti libera da chi sa soltanto fuggire, per farti scoprire chi è disposto a tutto pur di restare al tuo fianco: affetti tenaci, nuovi amici e amici di sempre, amori che non fanno promesse a metà. Sara Rattaro racconta le nostre emozioni come se sapesse leggerci dentro. Sono nostre le paure e le speranze, le illusioni e gli smarrimenti di Venetofronte alle mille variabili dell'amore, alle traiettorie imprevedibili dell'esistenza. Sono eroi normali quelli che vincono in questa storia, donne e uomini che hanno il coraggio di lottare nei momenti più duri, di accettarsi senza indossare maschere, di tenere aperta la porta del cuore per esporsi al destino e ricominciare.


lunedì 5 febbraio 2018

Recensione 'Qualcosa di vero' di Barbara Fiorio




Qualcosa di vero
Barbara Fiorio


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 249 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


A rincasare ubriachi nel cuore della notte si rischia di inciampare in qualsiasi cosa: un gradino, i lacci delle scarpe, uno stuoino fuori posto. Ma se ti chiami Giulia, sei una pubblicitaria di successo e per te l'infanzia è solo una nicchia di mercato, puoi anche inciampare in una camicia da notte con una bambina dentro: Rebecca, la figlia della nuova vicina. Allora, tra i fumi dell'alcol, puoi persino decidere di ospitarla per una notte sul tuo divano. Salvo poi rimanere invischiata in sessioni di fiabe da raccontarle ogni volta che la madre, misteriosamente, non c'è. Da Cenerentola a Pollicino, da Raperonzolo alla Sirenetta, purché siano sempre le versioni originali: quelle di Perrault, dei Grimm e di Andersen, dove i ranocchi si trasformano in principi soltanto se li lanci contro un muro, e non sono certo i baci a risvegliare le più belle del reame. Se invece ti chiami Rebecca e sei arrivata da poco in città, puoi provare a conquistare i compagni di classe con le "fiabe vere". Salvo poi imbatterti nelle temibili bimbe della Gilda del cerchietto, pronte a screditarti con le versioni edulcorate della Disney. E forse, nonostante i tuoi nove anni, cercherai di far capire a Giulia, la tua amica del pianerottolo, che, anche se i principi azzurri nella realtà non esistono, l'uomo giusto a volte è più vicino di quanto si pensi. Ciò che ancora non sai è che la verità costa cara. E non solo perché certe cose è meglio non raccontarle, specie quando ci sono di mezzo i segreti degli adulti.



Come forse avrete intuito, nell'ultimo periodo sto rispolverando un po' di titoli che, ormai da tempo immemore, popolano gli scaffali della mia libreria. Romanzi ancora da leggere e che attendono silenti il loro destino. Oggi è tempo di parlarvi di una storia bellissima, dolce e delicata come sanno esserlo le storie che hanno per protagonisti dei bambini.
Il romanzo di Barbara Fiorio, a mio avviso, è infarcito di tutti quegli ingredienti che ne rendono la lettura magica e che sono poi quelli che mi permettono di apprezzare la storia nella sua interezza: ironia, tenerezza, solidarietà, amore, amicizia, paura, dolore. Il tutto reso ancor più interessante da una scrittura esilarante e pungente che aiuta a rendere meno amari i bocconi della vita reale che, prima i protagonisti, e poi noi lettori, siamo costretti a mandar giù troppo spesso.

Una trama semplice solo all'apparenza e che è in grado di conquistarsi l'attenzione che merita sin da subito, sin da quel fortuito incontro notturno, un inciampo sul pianerottolo di una palazzina, tra una Giulia un po' brilla e una novenne di nome Rebecca, figlia della nuova vicina, rimasta chiusa fuori di casa in camicia da notte. Un incontro che sarà responsabile del cambiamento a cui la vita di Giulia è destinata. Con il garbo e la dolcezza disarmante proprie dei bambini, Rebecca, infatti, si farà largo nel cuore di Giulia e riuscirà a trasformare quell'incontro serale in una vera e propria routine di cui nessuna delle due potrà più fare a meno. Tre colpi alla parete, una porta socchiusa e la pubblicitaria, priva di istinto materno, si trasforma nella Signora della buonanotte, pronta a raccontare, alla giovane Rebecca, una fiaba per addormentarsi. Ma attenzione, non una fiaba qualsiasi, una fiaba vera, come quelle dei fratelli Grimm, perché è proprio in quelle fiabe che si nasconde qualcosa di vero.


"Ed ecco l'ennesimo principe che perde la testa per la bella della fiaba senza aver scambiato con lei uno straccio di conversazione. [...] Davvero, pensaci. Biancaneve è immobile in una bara, la Bella addormentata dorme e a Cenerentola, in tre giorni di ballo, non viene rivolta neppure una domanda di cortesia. L'unica figura maschile che si innamora della protagonista frequentandola e parlando con lei è detta la Bestia. Vedi tu."


Ho letto questo romanzo nel giro di due giorni e credo che il suo punto di forza risieda proprio nell'idea che c'è alla base: il contatto tra due mondi, quello degli adulti e quello dei bambini, che teoricamente dovrebbero scontrarsi per la loro diversità e che invece diventano un tutt'uno completandosi a vicenda meravigliosamente, estendendosi anche ai diversi personaggi.
Giulia e il suo smarrirsi per ore in una parola sentendone l'odore, immaginandone il calore e percependone la densità; Rebecca e il suo sguardo vispo, attento ed intelligente su un mondo fatto di mostri; Daniele, il suo compagno di banco che disegna reami in guerra, eserciti che si fronteggiano e draghi che combattono; Lorenzo, pubblicitario e braccio destro di Giulia, dietro le cui fattezze si nasconde un principe azzurro. Personaggi indimenticabili, che si conquistano la fiducia del lettore indistintamente, persino Leone, il vicino scorbutico e lamentoso, amante di Shakespeare.

In questo romanzo si parla di fiabe, quelle che hanno il compito di preparare i bambini ad affrontare la vita vera. E sono proprio le fiabe a costituire l'elemento innovativo nella narrazione nonché il collante essenziale tra mondi tanto diversi. Lo stesso romanzo, da un punto di vista strutturale, è stato pensato come una fiaba e ne presenta i classici elementi a cui tutti noi siamo abituati: antagonisti da sconfiggere, sorellastre da fronteggiare, pericoli da scongiurare e quel pizzico di magia che non guasta e che potrebbe condurre, forse, al famoso 'e vissero tutti felici e contenti'.

Ed è proprio fra principi che non riescono ad imbroccarne una giusta e che si innamorano delle belle senza aver scambiato con loro uno straccio di conversazione, principesse senza sale in zucca, amputazioni, ranocchi che devono essere lanciati contro il muro per trasformarsi in principi azzurri, streghe che chiedono enormità insensate e personaggi che sottovalutano il margine di trattativa con le stesse, che la Fiorio ci regala uno di quei romanzi che fanno bene al cuore. Un regalo nel vero senso della parola. Una storia delicata e commovente, una storia della porta accanto che celebra l'amicizia nelle sue diverse forme, un'amicizia che va oltre l'età anagrafica e che vede protagoniste l'amabilità di una bambina e l'apparente senso di distacco della sua vicina di casa. Una storia in cui trova largo spazio anche l'amore, non quello per gli stallieri ma quello per i veri principi, anche se senza destriero e calzamaglia. Tutto sta nel saperli riconoscere e per fare ciò non occorrono mica dei superpoteri ma solo due occhi che sappiano vedere.





venerdì 2 febbraio 2018

Monthly Recap Gennaio!



Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso



Buon venerdì miei cari lettori e benvenuti nel mio angolino! Da qualche giorno abbiamo concluso il primo dei dodici capitoli che compongono questo 2018 e che, se sarà così ricco in termini di letture, sarà molto apprezzato dalla sottoscritta. Se oggi siamo qui è perché, come di consueto, è tempo di fare un bilancio del mese appena trascorso con il classico riepilogo a cui sono e siete abituati.
Sperando di ricordarmi tutto per bene, sappiate che ho preso appunti, cerchiamo di fare il punto della situazione!



LETTURE E RECENSIONI

Questo nuovo anno è iniziato davvero nel migliore dei modi in fatto di letture. Mi sono iscritta a diverse Reading Challenge e, almeno per il momento, tengo il ritmo. A gennaio ho letto davvero tanti bei libri, spaziando tra diversi generi. Ma ecco come è andata (cliccando sulle copertine sarete reindirizzati alle singole recensioni)...


Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo

Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo



Ora, per quanto riguarda il libro del mese sono stata davvero combattuta in quanto più di un romanzo si è beccato il massimo dei voti sul mio profilo Goodreads. Perfino in questo momento non ho ancora le idee chiarissime ma, un po' perché è stata la mia prima lettura di questo 2018, un po' perché fa parte di una serie che adoro, un po' perché ogni volta che cercavo di riporlo mi concedevo il famosissimo 'solo un altro capitolo', credo proprio che sceglierò "Non ditelo allo scrittore" di Alice Basso


mercoledì 31 gennaio 2018

Recensione 'Tempi duri per i romantici' di Tommaso Fusari




Tempi duri per i romantici
Tommaso Fusari


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 202 - Prezzo: 16,00 € - eBook: 6,99€


Stefano ha ventidue anni e una vita tranquilla. Simpatico, belloccio e con la battuta sempre pronta, divide il suo tempo tra le serate a Trastevere con gli amici, il lavoro che non ama particolarmente ma che gli permette di avere una casa tutta per sé, le polpette piene d'amore di mamma e la storia con Michela. Sembrerebbe andare tutto per il verso giusto eppure a Stefano qualcosa non torna. Non può fare a meno di sentirsi incompleto, fuori posto, fuori cuore. Stare con Michela gli ha fatto capire che "con una donna puoi ridere, mangiare, guardarci un film, scoparci tutta la notte, prenderci il caffè insieme e correre comunque il rischio di non amarla". Perché l'amore vero è un'altra cosa. E sta da un'altra parte. Allora succede che ritrovare un dischetto di cartone con sopra disegnato un pettirosso dia uno strattone alla sua vita costringendolo a ripensare a quando, dieci anni prima, era poco più che un bambino. E a ricordare quegli occhi scuri e profondi, quelle lentiggini che diventavano una costellazione, quel modo goffo e particolarissimo di tirarsi da parte i capelli rosso fuoco. Da quel momento niente ha più senso se non andare a cercarla, ovunque sia, rischiando di perdere tutto pur di ritrovarla. Lei, Alice, il pezzo mancante, la ragazzina che ti guardava in un modo che non sai spiegare, in un modo che ti sentivi subito a casa. Perché, davvero, certe volte perdersi diventa l'occasione unica e imperdibile per ritrovarsi. Perché "si possono dimenticare episodi, eventi, parole, canzoni, ma mai le persone che ci hanno fatto del bene".




Da qualche anno ho fatto mia la brutta abitudine di acquistare libri e riporli sullo scaffale, in attesa di tempi migliori per dar sfogo alla mia insaziabile ed irrefrenabile voglia di cibarmi delle storie che sono custodite al loro interno. Mi capita molto spesso di passare davanti al suddetto scaffale, lasciar scorrere le dita sulle coste dei libri, indugiare su alcuni titoli, pensierosa, per poi passare oltre. 
Tempi duri per i romantici è uno di quei romanzi che ha assistito, impotente, al ripetersi di questa scena tante e tante volte che, se avesse in qualche maniera potuto comunicare con me, mi sarebbe cascato direttamente sulla capoccia in segno di ammonimento. 
In realtà credo che questa sorta di comunicazione non verbale, senza caduta, ci sia stata perché sabato pomeriggio quelle stesse dita hanno smesso di indugiare, afferrato il libro con decisione ed iniziato a sfogliarlo.

È così che mi sono ritrovata tra le pieghe di una storia incantevole, una storia forte, intensa, bella da togliere il fiato, da fare male, da fare paura. È così che mi sono ritrovata circondata da un mare di fazzoletti intrisi delle mie lacrime, della mia tristezza, dei miei sospiri e delle mie speranze infrante. È così che ho conosciuto Stefano. È così che ho conosciuto Alice. Ed è così che la bellezza della loro storia, della loro amicizia e del loro amore mi ha tolto il respiro, ed anche un po' il sonno.

Stefano e Alice. Alice e Stefano. Due facce della stessa moneta, due tessere perfettamente combacianti nel puzzle della vita. Galeotto un bigliettino stropicciato, lasciato sul banco di scuola in un giorno qualunque. 'Hai i capelli bellissimi' recita. Il bigliettino finisce nel diario di lei, destini paralleli che collidono, che fanno la strada insieme per tornare a casa, sì perché Stefano e Alice sono dirimpettai. 
Stefano e Alice crescono insieme, sognano di scacciare i mostri, fare il giro del mondo e abitare in una casa con il tetto spiovente, sopra una collina a strapiombo sul mare e una finestra con il cornicione e il davanzale rosa acceso. Soprattutto sognano di farlo insieme. Tuttavia la vita non può mai essere programmata, anzi si diverte a cambiare la rotta improvvisamente, facendo sbandare anche il timoniere più esperto, e Stefano questo lo capirà al ritorno dalle vacanze, all'età di dodici anni, quando di Alice non è rimasta alcuna traccia. Dovranno passare dieci anni, dieci anni in cui il giovane protagonista si sentirà sempre fuori posto, fuori cuore, incapace di gestire le relazioni e di chiudere le porte quando il momento è giunto, preferendo lasciarle socchiuse. Dieci anni di attese, dentro una borsa che pesa tantissimo, unica compagna di viaggio, quel viaggio che lo condurrà alla ricerca di una Alice divenuta, prematuramente, donna.


"Ho sempre pensato che le paure che si hanno da grandi non sono nient'altro che la trasformazione di quelle che avevamo da piccoli. Le paure mutano insieme a noi, diventano meno irrazionali e per questo anche più reali. Semplicemente non le chiamiamo più 'mostri sotto il letto'. A volte le chiamiamo 'ricordi'. Altre volte, i nostri mostri sotto il letto non sono nient'altro che promesse non mantenute."


La storia di Stefano e Alice è una di quelle storie che lascia indifesi, proprio per il semplice fatto che Fusari riesce a raccontare la vita reale, quella fatta di scelte, giuste o sbagliate che siano, di delusioni, di rimpianti, di abbandoni, di paure. Una storia dolceamara, che profuma di ricordi sbiaditi, lacrime versate ed amori perduti. Una storia difficile da narrare, o anche solo da immaginare, ma che Fusari sciorina con una incredibile naturalezza, complice uno stile semplice, diretto, privato di quegli inutili giri di parole o artifici linguistici e piuttosto costellato, a tratti, da quell'irresistibile ironia romana che lo contraddistingue.
Ed è con quella stessa naturalezza e spontaneità che i due protagonisti prendono vita tra le parole inchiostrate. Sono stata spettatrice silente di quelle presenze eteree, ballerini incatenati in un passo a due che è il sentimento d'amore. Ho parteggiato per Stefano, la voce narrante, colui che tesse le fila del discorso, e per la sua necessità di perdersi per ritrovarsi. Di mettersi in viaggio, alla cieca, per cercare qualcosa che forse non conosce più. Un comportamento alquanto discutibile, perché alla base dei suoi gesti e delle sue azioni non c'è razionalità ma istinto, e che pure diventa sensato. E allora la lunga notte torinese di Stefano diventa la tua personalissima veglia di speranza, una veglia fatta di paure perché ritrovarsi non è solo qualcosa di fisico, ma soprattutto di mentale, perché il tempo trasforma ogni cosa, anche l'altro. E allora quella stessa paura attanaglia e stringe il cuore in una morsa perché quell'altro può avere semplicemente imparato a lasciarsi tutto alle spalle, te compreso, e a camminare senza voltarsi.

Tempi duri per i romantici mi ha destabilizzata e conquistata perché racconta una storia che è parte di noi, che ci riguarda molto più di quello che crediamo. Una ricerca di se stessi, un voler riprendere in mano le redini del proprio essere perdendosi perché "...certe volte perdersi diventa l'occasione unica e imperdibile per ritrovarsi. Perché 'si possono dimenticare episodi, eventi, parole, canzoni, ma mai le persone che ci hanno fatto del bene'...".
Adesso tocca a voi, è giunto il momento di mettervi in gioco e di innamorarvi di Stefano e Alice, non fate come me, rifuggite dall'indugio e lanciatevi a capofitto tra le pagine di una storia indimenticabile.





lunedì 29 gennaio 2018

Recensione 'Quattro tazze di tempesta' di Federica Brunini


Buon inizio di settimana lettori! Mancano ormai pochi giorni alla fine del primo mese di questo nuovo 2018 ed è molto probabile che il blog si arricchisca di molte nuove recensioni, dovendo portare a termine una serie di obiettivi mensili per via delle challenge di lettura a cui ho deciso di partecipare. Oggi vi parlo di un romanzo che stazionava davvero da moltissimo tempo sullo scaffale dei libri da leggere per cui, non volendo tediarvi oltre, vado a cominciare!




Quattro tazze di tempesta
Federica Brunini


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 207 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


Viola vive in un paesino del Sud della Francia, in una grande casa che divide con la sua cagnolina Chai. Ha un negozio di tè provenienti da tutto il mondo. La sua passione è trovare la miscela giusta per le emozioni di ogni cliente e inventare ricette gourmandes a base di tè. C'è un infuso per ogni stato d'animo, e lei li conosce tutti: strappa-sorrisi, leva-paura, antimalinconia, sveglia-passione, porta-gioia, tè abbraccio... Per il suo compleanno, Viola raduna sempre a La Calmette le sue tre amiche storiche per un rendez-vous a base di chiacchiere, relax, bagni di sole e profumo di lavanda. Quest'anno, però, è diverso. Nonostante la gioia di rivedere le amiche, Viola è tormentata dal dolore per la morte del marito. Mavi, l'unica mamma del gruppo, è perennemente stressata. Chantal, insegnante di yoga in cerca del suo posto nel mondo, è insicura del compagno, molto più giovane di lei. E Alberta, un architetto in carriera, è distante, troppo presa dal lavoro e da un nuovo, misterioso amore. Nessuna delle quattro donne sembra essere la stessa che le altre conoscono, o credono di conoscere. Ognuna cova dentro di sé un'inaspettata inquietudine, che monta di ora in ora come una tempesta fino a scoppiare all'improvviso davanti alla torta di compleanno di Viola e alla sua ignara assistente Azalée. Tra illusioni e delusioni, rimpianti e rivincite, lacrime e risate, le quattro donne si confronteranno con i loro sogni di ragazzine e le realizzazioni più o meno mancate dell'età adulta.




Leggere il romanzo della Brunini si è rivelata una scelta del tutto casuale. A fine lettura, se volessi cercare di spiegare nella maniera più corretta quanto è raccontato pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo, vi direi di figurarvi una pellicola cinematografica, una al femminile scritta per le donne e con protagoniste dello stesso sesso. 

Les Italiennes sono un gruppo di quattro amiche conosciutesi tra i banchi di scuola, che da qualche anno, rispetto ai fatti narrati, si incontrano a La Calmette per festeggiare il compleanno di Viola. Quattro donne alla soglia dei quarant'anni, quattro storie diverse che si intrecciano tra di loro dando vita ad un romanzo che celebra l'amicizia, quella che lega più e meglio del sentimento d'amore
Ognuna di loro ha un ruolo fondamentale nel corso della narrazione e, in quasi tutti i capitoli, si alternano i punti di vista delle quattro protagoniste in modo che un quadro sempre chiaro si componga, via via, sotto gli occhi del lettore.

Viola è la proprietaria del Thé et Toi, un tè-atelier dove ogni giorno somministra centilitri di speranza variamente aromatizzata, a seconda di casi e circostanze, sorsi di sostegno ed emozioni in foglie dietro il suo bancone di legno. Abituata a stare da sola con l'unica compagnia del temporale dei ricordi che le bagna i pensieri. Lei che sogna di tornare in superficie, piuttosto che rimanere relegata ad esplorare gli abissi di un dolore che svuota ed attanaglia, rendendole difficile galleggiare e nuotare fino a riva, verso una nuova possibilità. 
Mavi è una donna che ha relegato la sua persona in un angolino per prendersi cura della sua famiglia e del suo lavoro. Moglie di Giorgio e madre dell'Erede, al contempo isterica e amorevole, considera il viaggio in Francia come il mezzo attraverso cui tornare ad essere se stessa senza studio legale, cause, sentenze, tribunale e una casa, con annessa famiglia, da portare avanti. Un modo, dunque, per staccare la famosa spina.
Chantal è la meno realizzata della combriccola, fallita nel lavoro e negli affetti, a suo dire. Con i nervi a fior di pelle, nonostante tra le altre cose sia un'insegnante di yoga, e un toy boy per fidanzato, è sempre stata incapace di scegliere. Soppesare, confrontare e valutare sono i verbi che scandiscono la sua esistenza. 
Infine Alberta, l'imprevedibile. Lei che è come il vento e che quindi non si sa mai da che lato soffierà. Lei che ha vissuto armata, sempre pronta a dare battaglia, con una corazza addosso che si sta via via sgretolando sotto i colpi dirompenti di un nuovo ed inaspettato amore. 
Mature, disincantate, disilluse e guardinghe, si ritroveranno per festeggiare il quarantesimo anno di vita di Viola. Tuttavia, questa volta, l'incontro diventerà il momento delle confessioni, del confronto e dei vasi di Pandora da scoperchiare facendo assumere agli eventi i contorni di una piega sempre più difficile da stirare e da rimettere a posto. 

Ho letto Quattro tazze di tempesta nel giro di due giorni, complici una scrittura scorrevole, disinvolta e vivace, e un alternarsi di capitoli piuttosto brevi. Il titolo, emblematico, rappresenta a pieno la tormenta interiore delle quattro donne ed è per questo motivo che il lettore non deve aspettarsi una vera e propria storia, piuttosto un momento di riflessione, di lavoro interiore, di introspezione. L'incontro, in effetti, che è un sovrapporsi di passato, presente e talvolta futuro, diventa l'elemento chiave per tirare le somme e fare il punto sulla situazione circa quello che queste donne sono o non sono diventate, sull'età che avanza e sull'inesorabile scorrere del tempo che si porta dietro l'impossibilità di poter essere felici perché troppo vecchie. 

I dialoghi, di cui il romanzo è molto ricco, permettono al lettore di figurarsi i diversi personaggi puntando ad una caratterizzazione psicologica piuttosto che fisica, per la quale troviamo davvero pochissime descrizioni.  

Nonostante la lettura manchi di qualcosa, soprattutto nella parte finale che mi è sembrata piuttosto affrettata fino a quell'epilogo che rende il tutto incompleto, non finito, aperto ad un mare di possibilità che potrà essere riempito solo grazie all'inventiva di colui che si imbatte in questo intrecciarsi di vite, il romanzo mi è piaciuto per la sua particolarità. Una lettura che si fonda sulla consapevolezza e sulla riflessione. Una lettura che insegna come i confini non debbano diventare dei limiti ma frontiere da esplorare e che non bisogna mai mollare il timone durante la burrasca, ma mantenere la propria rotta, qualsiasi sia l'onda che tenta di deviarla. Un romanzo che consiglio a tutte quelle donne che si trovano in una fase della loro vita in cui tutto sembra difficile, ci si sente irrealizzate e in balia del tempo che scorre. Ricordate: sono i petali appassiti a rendere gustose le tazze di tè.