venerdì 18 maggio 2018

Recensione 'Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli' di Chiara Moscardelli


Buon venerdì miei cari lettori! Conciliare studio e blog diventa sempre più complicato, soprattutto quando devo ritagliarmi del tempo per scrivere qualche recensione, ma non demordo. Infatti oggi sono qui per lasciarvi il mio pensiero circa l'ultimo romanzo di Chiara Moscardelli, che ho potuto leggere grazie alla collaborazione con la casa editrice Giunti che, ovviamente, ringrazio per la copia omaggio. Ebbene, vi racconto tutto tra pochissimo!




Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli
Chiara Moscardelli


Editore: Giunti - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 301 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 8,99€


Superati i quaranta un uomo diventa interessante, una donna zitella. Ma Teresa Papavero non se ne cruccia, ha ben altre preoccupazioni. Dopo avere perso l'ennesimo lavoro in circostanze a dir poco surreali decide di tornare a Strangolagalli, borghetto a sud di Roma nonché suo paese nativo, l'unico posto dove ricominciare in tranquillità. E invece la tanto attesa serata romantica con Paolo, conosciuto su Tinder, finisce nel peggiore dei modi: mentre Teresa è in bagno, il ragazzo si butta dal terrazzo. Suicidio? O piuttosto, omicidio? Il maresciallo Nicola Lamonica, il primo ad accorrere sul luogo, è abbastanza confuso al riguardo. Non lo è invece Teresa che, dotata di un intuito fuori del comune, capisce alla prima occhiata che qualcosa non va. Il fatto è che non le crede nessuno. Tantomeno Leonardo Serra, l'affascinante quanto arrogante poliziotto arrivato per indagare sulla morte del giovane. A peggiorare la situazione la misteriosa scomparsa di Monica Tonelli, una delle ospiti del B&B che Teresa ha aperto nella casa paterna con la complicità di Gigia, la sua amica del cuore. Tutto il paese è in subbuglio perché la sparizione della donna viene addirittura annunciata nel famoso programma "Dove sei?" e a indagare sulla Tonelli arriva proprio l'inviato di punta, Corrado Zanni. Per Teresa davvero un periodo impegnativo, coinvolta in indagini dai risvolti inaspettati e perseguitata dalle ombre del passato: la scomparsa della madre e il burrascoso rapporto col padre, il noto psichiatra Giovan Battista Papavero. E così, tra affascinanti detective, carabinieri di paese, reporter d'assalto e misteriosi sconosciuti, Teresa si trova risucchiata in una girandola di intrighi, in un susseguirsi di imprevedibili colpi di scena. Tanto a Strangolagalli non succede mai niente!



Chiara Moscardelli torna in libreria e lo fa con un romanzo coloratissimo, non solo esteticamente ma anche per contenuto, in pieno stile moscardelliano (avrò coniato un nuovo termine ma tant'è!).
Non so come spiegarlo ma questa autrice ha la capacità di mettermi di buon umore già solo guardando le copertine dei suoi romanzi o leggendo con attenzione i titoli scelti. Teresa Papavero e la maledizione di Strangolagalli è tutto un programma già di per sé, a primo impatto, senza contare che quanto si nasconde tra le sue pagine è ancor più esilarante.

Ma andiamo con ordine: chi sarà mai Teresa Papavero
Teresa è una donna che ha superato da qualche anno la quarantina. Zitella, un po' per caso un po' per scelta, a tratti svampita, a tratti uscita dall'Unità di analisi comportamentale per i crimini violenti, Teresa si sente una fallita. Con alle spalle un master in Psicologia applicata all'analisi criminale e un'esperienza come commessa in un sexy shop, la Papavero non ha un uomo, né tantomeno un lavoro, nonostante abbia cercato di emulare le gesta del padre psicologo, conosciuto ai più come il Professore.
Segnata dalla scomparsa della madre, fuggita senza lasciare traccia al suo dodicesimo compleanno, cresciuta con quello stesso padre di cui vi parlavo poc'anzi, che è un po' il suo tallone d'Achille e la considera una cretina a tutti gli effetti, Teresa si porta dietro, in eredità, la convinzione che non ci si può fidare di nessuno perché, in fondo, la fiducia non è altro che fragilità, salvo poi scoprire che, in realtà, Teresa è una donna che ha paura di tutto. "Paura di amare, paura di lasciarsi andare, paura delle sue capacità mnemoniche e del suo intuito".
Con l'aria svagata, un abbigliamento inqualificabile e la caparbietà che la contraddistingue, Teresa Papavero, in piena crisi esistenziale, decide di fuggire dalla capitale per rifugiarsi nella casa natia a Strangolagalli, stramba cittadina a forma circolare abitata da 2600 anime. Un luogo dove tutti si conoscono e si aiutano a vicenda, un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, un luogo dove non accade mai nulla, o quasi visto che, nel giro di poche settimane dal suo arrivo, il piccolo paesino diventerà teatro di un suicidio che sa di omicidio e della scomparsa improvvisa di una donna.

Ancora una volta Chiara Moscardelli colpisce nel segno regalandoci un romanzo che si lascia leggere con estrema godibilità, complice la spontaneità, la semplicità e la briosità dello stile tipico dell'autrice e la sua capacità nel tratteggiare personaggi indimenticabili con i quali si instaura una forte empatia che regala al lettore un senso di serenità.
Nonostante l'impianto strutturale della vicenda sia per molti versi simile al precedente lavoro, ovvero un giallo da risolvere che, tuttavia, passa in secondo piano per lasciare ampio spazio ad una protagonista sui generis che è un po' il romanzo stesso, anche questo nuovo lavoro mi è piaciuto moltissimo.

In Teresa ho ritrovato quelle movenze caricaturali e macchiettistiche che tanto mi piacciono e che l'autrice riesce a rendere perfettamente nelle esilaranti descrizioni e nei dialoghi ben congegnati che strappano più di una risata al lettore.
L'impatto con la protagonista, poi, è dei più divertenti e l'immagine di lei, priva di qualsivoglia freno alla lingua, la si ritrova a partire dal prologo, da quella sala interrogatori in cui Teresa, unica indiziata per la morte di Paolo Barbieri, racconta di averlo conosciuto su Tinder e di essersi recata a casa sua per un appuntamento. Di come l'aria condizionata le abbia provocato una congestione che l'ha costretta a rifugiarsi in bagno per più di un'ora e di come non si sia accorta assolutamente della morte del giovane uomo gettatosi dal quarto piano dello stabile. 

Non mancherà, come è giusto che sia, la parte prettamente amorosa che vede coinvolti ben due personaggi: da una parte Corrado Zanni con il suo sorriso smagliante e gli inconfondibili occhi verdi, dall'altra Leonardo Serra, un cliché ambulante, "...uno che nasconde le proprie debolezze dietro un distintivo, che fa il duro per tenere lontane le persone...".

Spesso si ha bisogno di romanzi che trasmettano al lettore leggerezza, che siano in grado di divertire e far sorridere. La Moscardelli è ormai per me un porto sicuro che mi consente di rifugiarmi ad occhi chiusi tra le sue storie che virano dal drammatico al comico in men che non si dica. Teresa papavero e la maledizione di Strangolagalli è un romanzo di questo tipo.
A quanto pare ci troviamo di fronte al primo volume di una serie, cosa che mi rende estremamente felice perché ho tutta la voglia di tornare a Strangolagalli per imbattermi nuovamente in questi strambi figuri che, ormai, considero degli amici a tutti gli effetti, soprattutto Teresa. 






lunedì 14 maggio 2018

Recensione 'Absence. L'altro volto del cielo' di Chiara Panzuti




Absence. L'altro volto del cielo
Chiara Panzuti


Editore: Fazi - Genere: Fantasy
Pagine: 312 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


In "L'altro volto del cielo", nuovo capitolo della trilogia di Absence, è trascorso appena un mese dall'inizio del gioco insidioso di cui l'uomo in nero tiene le fila, e le coordinate dell'ultimo biglietto conducono Faith e i suoi compagni a Est. L'invisibilità è diventata per Faith, Jared, Scott e Christabel una strana routine, per sopravvivere in un mondo che non ha memoria di loro, e il motivo che li spinge a continuare il viaggio intrapreso per tornare a esistere. Ma il siero NH1 comincia a indebolire il fisico dei ragazzi e la conquista dell'antidoto si fa sempre più indispensabile. Soltanto Faith sembra resistere agli effetti collaterali e sviluppa un'inaspettata prontezza fisica e mentale. Sotto l'ombra dell'Illusionista e sulle tracce dei biglietti dell'uomo in nero, i ragazzi della squadra Gamma fronteggiano più volte le squadre degli Alfa e dei Beta: il gioco, però, comincia a svelare il suo lato crudele, che non accetta provocazioni né debolezze. Dopo uno scontro violento con una squadra avversaria nella base navale di Changi Bay, a Singapore, Faith scoprirà alcuni risvolti delle regole spietate dell'Illusionista e si troverà faccia a faccia con l'altro volto della competizione e di se stessa.



Sembra ieri, invece è trascorso quasi un anno da quando il blog ha ospitato la recensione del volume, Il gioco dei quattro, con cui prendeva il via Absence, la serie fantasy nata dalla penna di Chiara Panzuti. All'epoca vi avevo raccontato di come non sia un'esperta conoscitrice del genere in cui è possibile incasellare tali romanzi e di come, allo stesso tempo, l'idea attorno alla quale ruotava l'intera vicenda mi avesse grandemente affascinata. Proprio per questo motivo, avendo appreso dell'uscita del secondo capitolo, non ho esitato un attimo di più e mi sono immersa tra le pagine di questa nuova storia che riprende le mosse esattamente da dove avevamo lasciato i nostri protagonisti.

È trascorso un mese da quando Faith, Jared, Christabel e Scott sono spariti, scomparsi ai loro stessi occhi e a quelli degli altri, familiari inclusi. Nessuno si ricorda di loro, nessuno immagina, anche lontanamente, che possano essere esistiti.
Solo con l'ausilio di lenti a contatto per vedere, auricolari per ascoltare e guanti per maneggiare gli oggetti, sono in grado di muoversi in una sorta di realtà parallela. Fantasmi senza identità, votati ad un'unica legge, quella dettata dalle coordinate e dall'uomo vestito di nero, sempre in grado di trovarli, quasi fosse capace di leggere nelle loro menti per prevederne gli spostamenti.
L'invisibilità è diventata una sorta di routine, così come il viaggio agli antipodi del mondo. Cavie di un progetto, un gioco perverso frutto della mente di un solo uomo, l'Illusionista, per testare le proprietà del siero conosciuto con il nome di NH1.


"C'è una dimensione in cui si può vedere a occhi chiusi, e udire ciò che viene detto senza voce: è la dimensione che l'uomo ha cancellato dal mondo."


Parlarvi di questo romanzo non è semplice. L'altro volto del cielo è un vero e proprio campo minato dove, basta fare un passo falso, per rovinare la lettura a quanti di voi sono in attesa di conoscere cosa accadrà a quelle che possono essere considerate a tutti gli effetti pedine invisibili tra le mani del loro carnefice. E la parola chiave che accomuna entrambi i romanzi è proprio invisibilità. Tutto ruota attorno a questo concetto, inteso da una parte come scomparsa fisica, dall'altra con l'accezione più metaforica di annullamento dell'identità dell'essere umano in quanto tale.

Se il primo romanzo era incentrato su quella che poi abbiamo appreso essere la squadra gamma, composta da Faith, Jared, Christabel e Scott, in questo volume l'attenzione si sposta quasi totalmente sulla squadra alfa e sui suoi membri, Sebastian, Abigail, Barrett ed Ephraim. Quest'ultimo rivestirà un ruolo importante nella vicenda narrata e devo ammettere che, conoscendolo meglio, ha un non so che di affascinante.
Nonostante questo cambio di prospettiva sarà ancora Faith a rivestire un ruolo centrale e ad accompagnarci per tutta la narrazione. Il suo personaggio è quello che subirà un cambiamento, per certi aspetti inaspettato, che andrà a minare una serie di rapporti, confermando in alcuni casi, e ribaltando in altri, le idee che pian piano prendono forma nell'immaginario del lettore.

Tutti sono chiamati a cedere all'inevitabile, a fare i conti con gli effetti collaterali del siero, composti da tic nervosi alle mani, nausee, eccessi d'ira ed occhiaie, e con la nuova consapevolezza di non poter tornare indietro. Una volta scomparsi non si tornerà quelli di prima.

Ne L'altro volto del cielo, la Panzuti si sofferma sul significato della doppia identità, su quello che tutti vedono e quello che nessuno coglie e già il titolo è metafora di ciò. La scelta di lasciare largo spazio ai cosiddetti cattivi si manifesta già nei quattro prologhi con protagonisti i componenti della squadra alfa e si dimostra vincente ai fini della storia. Confesso di aver storto il naso inizialmente e di aver riscontrato una certa lentezza nel prosieguo della vicenda che mi ha un tantino destabilizzata salvo poi ritrovare quel ritmo serrato ed adrenalinico che avevo tanto amato. Ed è per questo motivo che il primo romanzo mi è piaciuto un filino di più del secondo, almeno per quanto riguarda la prima parte.

Si dice che in una serie composta da più volumi, i secondi rappresentino una sorta di banco di prova per tutta una serie di variabili. Chiara Panzuti ne esce bene instillando nel lettore ancora più curiosità, risolvendo alcuni dubbi e insinuandone di nuovi. Ora non resta che aspettare, pazientemente, ma non c'è altro da fare.






domenica 13 maggio 2018

Sneak Peek Maggio!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria
 
 

Buona domenica lettori! Come state? Siete circondati da tante belle letture? Come se non bastasse oggi è tempo di fare un salto virtuale in libreria. Maggio è un mese super ricco, scegliere cosa proporvi non è stato assolutamente facile e molto probabilmente mi odierete, ma tant'è. Preparatevi a svuotare i portafogli, a fare posto sugli scaffali e ad immergervi in tante nuove storie...





MIA MADRE NON LO DEVE SAPERE

- Chiara Francini -
In libreria dall'8 Maggio


Chiara lo sa: l'amore guarisce qualsiasi ferita, asciuga ogni lacrima, riassesta le ammaccature dell'anima. Fin da bambina, glielo avevano insegnato i suoi due papà, Giancarlo e Angelo, allevandola a poesia e Galatine, tolleranza e Natale-tutto-l'anno. È grazie a questa palpitante certezza che Chiara riesce di nuovo a sorridere alla vita dopo che babbo Giancarlo ha lasciato per sempre lei, papà Angelo e tutta la loro variegata famiglia di zie eccentriche, Supreme e amiche tatuate. La crisi con Federico, per fortuna, è superata e insieme hanno eletto a loro nuovo nido il Voilà, quella casa nel Ghetto di Roma che tanto era già stata importante per Giancarlo e Angelo. Federico ne adora il bagno per via della carta da parati verde in rilievo, Chiara ci sente tutto il calore di un grembo in cui mettersi in posizione fetale. Ma la vita è un susseguirsi di scherzi, dispetti e imprevisti, e nessun luogo, nemmeno il Voilà, può dirsi sicuro. Un venerdì, infatti, mentre Angelo come d'abitudine frigge triglie per tutti, suona alla porta Eleonora, la mamma-non mamma di Chiara. Con sé ha un trolley e un motivo segreto per cui ha abbandonato Londra. E ora si installa proprio al Voilà. Muta, immobile, rigida presenza. Ingombrantissima, assordante. Ma che cosa vorrà? Sciuperà il germoglio di felicità appena spuntato tra Chiara e Federico? Porterà con sé altre sciagure? Dopo «Non parlare con la bocca piena», prosegue in questo romanzo la storia di Chiara e degli altri personaggi in una trama che va ad arricchirsi di temi e protagonisti nuovi.







ARIA DI NEVE

- Serena Venditto -
In libreria dall'8 Maggio


Ariel è una ragazza italo-americana che ha girato mezzo mondo e ora vive nell'adorata Napoli. Lavora come traduttrice di romanzi rosa dai titoli immancabilmente profumati di agrumi e, dopo quattro anni di fidanzamento e due di convivenza, è appena stata lasciata da Andrea, l'uomo perfetto, ispettore di polizia e compagno dolce e premuroso. In lei si aggrovigliano sconforto, delusione, rabbia, ma soprattutto la fastidiosa sensazione di vivere in una di quelle storie melense e scontate che le consentono di pagare l'affitto. È necessaria una svolta, qualcosa di tanto imprevisto quanto atteso. E così, facendosi coraggio Ariel si mette alla ricerca di un luogo dove ricominciare da zero, e presto si imbatte nel coloratissimo e disordinato appartamento di via Atri, dove vivono altri tre ragazzi: Malù, sagace archeologa con una passione per i romanzi gialli, Samuel, rappresentante di articoli per gelaterie di origini sardo-nigeriane, e Kobe, talentuoso quanto sgrammaticato pianista giapponese. Un terzetto strambo e caotico cui si aggiunge la presenza fissa di Mycroft, uno stupendo gatto nero dagli occhi verdi che, coi suoi eloquenti miagolii, non ha bisogno della parola per farsi capire alla perfezione. Ariel si sente subito a casa, e tra una chiacchiera in cucina, un concerto e una passeggiata in una Napoli infuocata di sole, le cose per lei riprendono a girare per il verso giusto, al punto che dimenticare Andrea sembra quasi possibile. Ma proprio allora un evento tragico che si consuma molto vicino ai coinquilini rimetterà tutto in gioco e sconvolgerà il microclima di via Atri. Un suicidio molto sospetto o un vero e proprio delitto della camera chiusa? Le "celluline grigie" di Malù non potranno che essere stuzzicate da questa sfida e l'archeologa-detective coinvolgerà tutto il gruppo nelle indagini, cui parteciperà anche Mycroft dando sfoggio di tutta la sua sottile, felina intelligenza.


martedì 8 maggio 2018

Recensione 'Sempre d'amore si tratta' di Susanna Casciani



Sempre d'amore si tratta
Susanna Casciani


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 163 - Prezzo: 16,00 € - eBook: 7,99€


«Bisogna prendersi cura dei doni come se fossero piccoli fiori selvatici: sbocciano senza il nostro aiuto, ma dobbiamo fare attenzione a non calpestarli, a non maltrattarli». E la piccola Livia di doni ne ha eccome. Come si fa a non accorgersene? Lei è una che quando si muove assomiglia a una nuvola trascinata dal vento, capace di rendere più colorato tutto quello che tocca. È timidissima, parla poco, però sorride a tutti. E poi ama scrivere, perché farlo la fa sentire diversa, nel senso di speciale, come se nelle sue vene al posto del sangue scorressero le parole. È un cuore puro il suo, e fragile, e per questo avrebbe bisogno di essere accudito e protetto. Però si sa, le stelle, le stesse alle quali Livia bambina si rivolge sommessamente tutte le sere, seduta sul terrazzo di casa, molto spesso si fanno gli affari loro e non sempre hanno voglia di guardare giù, di ascoltarci. Infatti, a un certo punto, nella vita di Livia accade qualcosa che le inceppa il cuore. Coll'aggravarsi della depressione della madre, tutto per lei diventa faticoso, difficile. Ragazzina sognatrice e poi giovane donna, Livia cerca comunque di spiccare il volo ma, quasi fosse una farfalla con un'ala di seta e una di piombo, non fa che sbattere da tutte le parti rovinando puntualmente al suolo. Così, caduta dopo caduta, sfinita da un amore - quello per la mamma malata - che si ciba della parte migliore di lei, inizia a non fare più caso alle piccole magie che accadono ogni giorno e finisce per rassegnarsi a lasciare andare tutti i suoi sogni. Quel che non sa è che l'amore è più potente di qualsiasi delusione e sa farsi largo anche tra le macerie di una vita che odora di terra bruciata come la sua.


È da quando ho terminato la lettura di questo romanzo che mi interrogo su quale possa essere il modo migliore per parlarvene come meriterebbe. Ancora adesso, mentre cerco di riempire di caratteri questa virtuale pagina bianca, non sono del tutto sicura di aver intrapreso la strada più giusta. 
La verità è che Susanna Casciani ha compiuto la magia di cui pure ci racconta. È riuscita a condensare in meno di 160 pagine una di quelle storie che fanno male, e pure bene intendiamoci, per la loro bellezza, per il significato profondo che si trascinano dietro, parola dopo parola. Una storia che è un concentrato di sentimenti, una escalation di emozioni che vanno dal riso al pianto, dalla paura alla rabbia, dallo smarrimento alla speranza.

E per fare tutto ciò l'autrice si serve di una storia all'apparenza come tante, ma splendida nella sua unicità. Una storia capace di trasformare il cuore del lettore, disarmato, in un puntaspilli.

In Sempre d'amore si tratta assistiamo impotenti ed esterrefatti al cambiamento di Livia e la prima novità risiede proprio nella scelta narrativa di far sì che a parlarci della protagonista non sia la diretta interessata ma una coralità di voci. Si tratta di tutte quelle persone che in uno sfiorarsi di stati d'animo, emozioni e vite, hanno avuto modo di incrociare il loro cammino col suo. In un susseguirsi di fotogrammi e fermi immagine conosceremo una Livia sensibile ed ariosa, vivace e attenta al più piccolo particolare, una Livia capace di trasformare il bianco e il nero in colori grazie alla magia di cui sono impregnate le storie che scrive sui suoi quaderni di carta. Una Livia bambina presto costretta a salutare la sua infanzia, la sua spensieratezza, per fare i conti con la malattia della tristezza che, in sordina, colpirà sua madre Caterina rendendola una donna dal sorriso triste, sempre in procinto di affogare, sempre sull'orlo del precipizio, inghiottita da un buio improvviso che della sua figura passata non ha lasciato alcuna traccia. 
Ed è allora che avviene il cambiamento, la vita di Livia si tinge di ombre e la trasforma in una giovane donna dallo sguardo inquieto, disorientato dal dolore, assente, incapace di prendere decisioni tanto da lasciarsi trasportare, come i gabbiani, quando arriva il vento di libeccio.
Livia si è persa, si è nascosta, ha dimenticato come si sorride. Ha fatto sua l'idea secondo cui le cose belle a persone come lei non siano concesse. Livia non si è solo ammaccata, Livia si è rotta come un vaso andato in mille pezzi ma, come la cultura giapponese insegna, la vita non è mai lineare, anzi presenta delle spaccature che conducono al cambiamento, e sta a noi trovare il coraggio e la forza di rimettere insieme i cocci perché un vaso rotto diventi più bello di prima. Il collante di Livia non sarà l'oro, l'argento o il platino, ma qualcosa di più prezioso: l'amore nelle sue diverse forme e sfumature di colore.

"Arriverà una sera, prima o poi, in cui ti guarderai indietro e ti chiederai - tra le cose che hai - quali sono quelle che hai voluto davvero e quali invece hai finto di amare perché era più semplice. Quella sera lì come ti difenderai? Su chi scaricherai la colpa? Perché lo sai che di certe nostre infelicità siamo gli unici responsabili. Lo sai, e allora dimmi: come farai a perdonarti per tutto quello che avrai lasciato indietro, per tutto quello che avrai messo da parte, per tutto quello che avresti potuto fare e poi, però, non hai fatto? Come farai a perdonarti quando qualcuno, una sera, ti mostrerà cosa ti sei persa, a cosa hai rinunciato tanto a lungo? Cosa vuoi fare? Continuare a fingere o iniziare a vivere?"


La Casciani, in questo romanzo, parla ad ognuno di noi e lo fa già a partire dalla dedica iniziale, da quel "A chi ha paura di essere preso per mano". Con un susseguirsi di parole che rendono la prosa poetica e disarmante e servendosi di un personaggio che, pur non essendoci direttamente, rivive attraverso i racconti di quanti hanno avuto modo di conoscerlo, ci racconta di mari di silenzi, di parole taciute, a volte dolorose, di malattie che tolgono il sorriso e di quanto sia più facile rifuggire dall'amore, maltrattarlo, piuttosto che proteggerlo. 

Sempre d'amore si tratta è una piccola favola moderna che insegna ad ognuno di noi che se è vero che la realtà sia ben diversa dalle favole, sono proprio queste che ci aiutano a vivere; che non bisogna mai smettere di credere alla magia, che esiste ed è nascosta nei piccoli gesti gentili in cui ci imbattiamo ogni giorno e che dovremmo imparare a riconoscere; che non è vero che se si fa finta di star bene poi si starà bene davvero; e che ci vuole tanto coraggio a lasciare andar via una persona quando, invece, quello che si vorrebbe fare è semplicemente tenerle la mano.

Ripongo il libro sullo scaffale con l'angosciante sensazione di aver perso un'amica salvo poi comprendere di essere stata davvero fortunata a conoscerla. Questo romanzo è un dono e mi auguro che anche voi possiate avere la mia stessa fortuna. Intanto non mi resta che dire: grazie Livia, grazie Susanna.





mercoledì 2 maggio 2018

Recensione 'Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti' di Matteo Strukul


Buon mercoledì lettori! Come vi avevo anticipato nel recap di qualche giorno fa, oggi il blog è pronto ad ospitare una nuova recensione. Vi parlo, infatti, di un romanzo che ho voluto fortemente leggere (per la cui copia ringrazio la casa editrice Mondadori) e di un autore che mi aveva particolarmente colpita la scorsa estate con il primo volume di quella che poi è diventata una quadrilogia, che ha per protagonisti I Medici e che lo ha visto incoronato vincitore della 65^ edizione del Premio Bancarella. Ovviamente sto parlando di Matteo Strukul e del suo nuovo lavoro dal titolo Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti.




Giacomo Casanova. La sonata dei cuori infranti
Matteo Strukul


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa storica
Pagine: 305 - Prezzo: 19,00 € - eBook: 9,99€


Venezia, 1755. Giacomo Casanova è tornato in città, e il precario equilibrio su cui si regge la Repubblica, ormai prossima alla decadenza, rischia di frantumarsi e degenerare nel caos. Lo scenario politico internazionale è in una fase transitoria di delicate alleanze e il disastroso esito della Seconda guerra di Morea ha svuotato le casse della Serenissima. Il doge Francesco Loredan versa in pessime condizioni di salute, e l'inquisitore Pietro Garzoni trama alle sue spalle per ottenere il consenso all'interno del Consiglio dei Dieci e influenzare così la successione al dogado. Il suo sogno proibito è arrestare il seduttore spadaccino, e per far questo gli mette alle calcagna il suo laido servitore Zago. Rubacuori galante e agile funambolo, Casanova entra in scena prendendo parte a una rissa alla Cantina do Mori, la più antica osteria della laguna, per difendere una bellissima fanciulla, Gretchen Fassnauer, apparsa a consegnargli un messaggio: la contessa Margarethe von Steinberg vorrebbe incontrarlo. La nobile austriaca intende sfidarlo a una singolare contesa: se riuscirà a sedurre la bella Francesca Erizzo, figlia di uno dei maggiorenti della città, allora lei sarà sua. Casanova accetta, forte del suo impareggiabile fascino. È l'inizio di una serie di rocambolesche avventure che lo porteranno ad affrontare in duello Alvise, il focoso spasimante di lei...



Chi più, chi meno, avrete tutti sentito parlare di Giacomo Casanova. Dipinto come un irriducibile rubacuori, impulsivo, passionale e preda dei suoi umori, Casanova rappresenta il più famoso antieroe della storia che, ancora oggi a distanza di secoli, è in grado di sortire un effetto ammaliatore. 
Oltre che seduttore, è stato un avventuriero, uno scrittore, un poeta, un alchimista, un filosofo, un diplomatico e persino una spia italiana, tutti aspetti che, nella loro molteplicità e complessità, emergono chiaramente attraverso il quadro narrativo costruito da Matteo Strukul.

Come lo stesso autore specifica nelle note che seguono l'epilogo dell'intera vicenda, ci troviamo di fronte ad un romanzo capace di abbracciare due aspetti fondamentali ai fini della narrazione tutta: l'impronta avventurosa che si è voluta dare all'opera alla quale va ad interfacciarsi la storicità degli eventi raccontati. Strukul, famoso per quella che può essere considerata una peculiarità propria del suo essere romanziere, attinge a fatti della vita di Casanova con l'obiettivo di offrire al lettore una rilettura di episodi realmente accaduti in chiave prettamente possibilista. 
Le zone d'ombra nella vita del celebre veneziano diventano terreno fertile per far germogliare i semi di una narrazione che affonda le proprie radici nella Storia, quella con la maiuscola. Ed è così che realtà storica e fantasia si intrecciano tra loro in maniera meravigliosamente inscindibile, come solo la penna di Strukul è in grado di fare.

È il 1755 quando Giacomo Casanova fa ritorno nella Serenissima. L'accaduto, già di per sé sconcertante agli occhi degli Inquisitori dello Stato, lo diventa ancor di più quando il gentiluomo incontra la contessa Margarethe Von Steinberg, di origini austriache (siamo nel periodo in cui i rapporti tra la Repubblica di Venezia e l'Austria appaiono piuttosto tesi).
In realtà l'incontro tra i due non ha nulla di cospiratorio ma assume le fattezze di una semplice sfida a cui Casanova non saprà resistere: sedurre Francesca Erizzo, figlia di Niccolò, e portare un pegno della virtù perduta alla contessa che, in cambio, offrirà se stessa al giovane libertino.

Ed è proprio tra le vie di una Venezia preda dello splendore e della corruzione che si muovono le vite di personaggi magnetici, abilmente delineati, ognuno chiamato ad occupare il ruolo che gli spetta.

Tra le voci maschili spicca, ovviamente, la figura di Giacomo Casanova il cui nome è sinonimo di guai. Lui, che incarna il classico antieroe che trasforma in morte e pianto quello che tocca, rappresenta quanto di più lontano dall'ordine e dalla disciplina richiesti in una città volubile come Venezia, divisa tra famiglie e fazioni e preda dei voltafaccia. Avventuriero e seduttore, abituato a piegare la vita ai suoi desideri e a concedersi spesso vizi ed inganni, dovrà fare i conti con il sentimento d'amore, quello vero, quello che annebbia i pensieri e fa dimenticare i rancori.
Un tale sentimento è personificato da Francesca, la cui voce prende il sopravvento tra le femminili. Promessa sposa di Alvise Zaguri contro la sua volontà e stanca del fatto che i suoi sentimenti non contino nulla, Francesca rappresenta quanto di più lontano possa esistere dai canoni classici che vorrebbero la donna prima di tutto figlia, dipendente da un padre, e poi moglie e madre, obbediente ad un marito. Ribelle ed appassionata, non si preoccupa granché dell'etichetta e delle buone maniere come, invece, il suo rango patrizio richiede, ed è pronta a sfidare le convenzioni sociali e la volontà paterna pur di non rimanere ferma a guardare la sua vita andare in frantumi.

Questo nuovo lavoro di Strukul rappresenta per me un piacevole ritrovarsi. Ho potuto apprezzare ancora una volta la grande attenzione nel ricercare quei dettagli che, presi nell'insieme, rendono il quadro perfetto agli occhi del lettore. La storicizzazione del linguaggio, l'utilizzo del veneziano in più punti, l'attenta descrizione di luoghi, costumi e personaggi in carne ed ossa rendono la narrazione viva ed estremamente godibile.

A questo punto non vi resta che lasciarvi trascinare lungo lo splendore del Canal Grande, mentre bianchi riccioli di schiuma si formano al passaggio delle gondole, soffermarvi ad ammirare la magnificenza di Palazzo Ducale, l'odore di cera delle candele, il lento sciabordio dell'acqua e gli strilli dei gabbiani. Venezia si svela a voi in una storia ricca di intrighi, tradimenti, vendette, giochi di potere, fughe rocambolesche, duelli, amori e passioni.






lunedì 30 aprile 2018

Monthly Recap Aprile!


Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso


Buon inizio di settimana lettori! Siete tra i fortunati che si stanno godendo questo lungo ponte, magari in compagnia di un buon libro? Per quel che mi riguarda non ho fatto progetti, anche perché, avendo ripreso a studiare forzatamente, nelle ultime settimane il tempo da dedicare a me stessa come lettrice si è notevolmente ridotto. È proprio per questo motivo che anche l'attività del blog procede più lentamente del solito, me ne rammarico ma per un po' sarà così. 
Intanto, approfittando di questi giorni per scrivere qualche post,  è tempo di Monthly Recap. Cosa sarà successo durante l'uscente mese di Aprile?




LETTURE E RECENSIONI

Aprile è stato un mese molto soddisfacente in termini di qualità e quantità delle letture. Diversi i titoli che si sono avvicendati sul mio comodino, diverse le storie e diverse le emozioni. Come sempre, cliccando sulle copertine dei romanzi sarete reindirizzati alla mia recensione:


Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo
Testo Alternativo
Recensione su Goodreads
Testo Alternativo
Recensione su Goodreads
Testo Alternativo
Testo Alternativo
Recensione il 2 MAGGIO


Nessun dubbio circa il titolo del mese di Aprile, stravince Valentina Farinaccio con "Le poche cose certe" ed il suo Arturo, "...un uomo che ha paura di molte cose: paura di vivere, paura di essere ancora quel bambino che, nel giorno del suo compleanno, soffia sulle candeline con accanto una bottiglia di Vov, paura di mettere un piede davanti all'altro per imparare a camminare, paura di affogare nel mare di possibilità a lui riservate, tanto che preferisce rinunciare...".

giovedì 19 aprile 2018

Recensione 'Vittoria' di Barbara Fiorio




Vittoria
Barbara Fiorio


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 267 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 8,99€


Vittoria non crede nella spiritualità dei manuali, negli aforismi da calamite e soprattutto non crede nei cartomanti: molto meglio un piatto di trenette al pesto con un'amica che farsi leggere i tarocchi. Fotografa genovese con alle spalle alcune pubblicità di successo, è sempre riuscita a navigare tra le difficoltà della vita grazie a un valido mix di buonsenso e ironia. Credeva anche di aver trovato l'amore ma, quando Federico se ne va, lasciandola sola in una casa piena di ricordi, il mondo le crolla addosso. Disorientata e in profonda crisi creativa, Vittoria si ritrova a quarantasei anni senza compagno, senza lavoro e senza sapere più con quali soldi comprare le crocchette a Sugo, il suo adorato gatto. A soccorrerla arriva un aiuto inatteso, sotto forma di un mazzo di tarocchi che suo malgrado, e nonostante il suo scetticismo, scopre di saper leggere con imprevedibile talento. E così, tra la carta dell'Eremita che le ricorda Obi-Wan Kenobi e la Ruota della fortuna che sembra un party psichedelico, nel suo salotto fanno la loro comparsa tanti volti nuovi, consultanti di ogni età che le portano uova fresche, insalatina a chilometro zero e ratafià in cambio di un vaticinio. Circondata da anime gentili che come lei cercano di rammendare il loro cuore spezzato, e da amici fidati che per mesi la incoraggiano e la proteggono, Vittoria senza rendersene conto tornerà pian piano ad ascoltare il mondo che la circonda ritrovando, insieme alla vena creativa, la forza di credere in se stessa.



Ho conosciuto Barbara Fiorio grazie al suo laboratorio di scrittura, gli Scrittori Pigri, dopo di che ho letto il suo romanzo Qualcosa di vero, di cui vi ho parlato proprio sul blog qualche tempo fa, ed ora, grazie alla nuova collaborazione nata con la casa editrice Feltrinelli, che ovviamente ringrazio infinitamente, ho potuto leggere in anteprima il suo nuovo, bellissimo e coloratissimo romanzo intitolato Vittoria.

Vittoria, nella sua accezione di nome proprio di persona, corrisponde, per l'appunto, al nome della protagonista della storia nata dalla magica penna della Fiorio. Tuttavia, in quel Vittoria, io ci vedo altro. Ci vedo l'esclamazione, le grida di giubilo di chi, alla fine di un percorso non proprio roseo, ce l'ha fatta e vuole farlo sapere al mondo intero. Per questo, ritengo, che la scelta di questo titolo non sia del tutto casuale anzi, se avrete modo di leggerlo, ed io ve lo consiglio, si rivelerà, alla resa dei conti, più che azzeccata.

Vittoria, una donna prossima ai quarantasei anni di età, ha dovuto sopravvivere alla potenza di un uragano, nella fattispecie la crisi esistenziale del suo compagno Federico che, se da una parte non può fare a meno di lei, dall'altra sente l'impellente bisogno di stare da solo, a coltivare il suo ego. Lasciata da quello che credeva essere l'amore della sua vita, con alle spalle un divorzio pregresso, Vittoria, che di professione fa la fotografa, si ritroverà anche senza lavoro, con una vena artistica in profonda crisi, una casa piena di ricordi che causano dolore e improvvise strette al cuore e l'impossibilità di sbarcare il lunario. Ma è mentre cerca di mandare "luce" a Federico ogni volta che lo pensa, di andare a trovarlo in sogno, da viva, e di credere che se è destino si ritroveranno tra un qualche millennio in altre sembianze, che Vittoria si ritrova tra le mani un mazzo di tarocchi. Perché, in fondo, il passo da fotografa a cartomante, anzi fotomante, è davvero breve.


"Mi sembra tutto una follia forza nove in cui dobbiamo cercare di non annegare. Qualcuno si aggrappa a una fede religiosa, a una spiritualità ben salda. La mia zattera è l'amicizia. La vedo, la tocco, è dimostrabile e mi tiene a galla, con una mano sotto il mento e un braccio avvinghiato per portarmi in rada senza farmi affogare. Ma in quel mare in tempesta ho perso i miei desideri, sono scivolati fuori dalle tasche e affondati."


In questo nuovo romanzo Barbara Fiorio tratteggia un personaggio femminile indimenticabile, in grado di bucare la pagina e conquistare il cuore dei lettori. Vittoria è innanzitutto una donna, con strappi da ricucire e ferite da sanare, e come tale porta con sé un bagaglio di amarezze, rimpianti, solitudini, assenze, fallimenti, macerie e ricostruzioni. Con un passato calpestato improvvisamente ed un presente più micidiale del previsto, Vittoria ci appare smontata come tanti mattoncini Lego, in un mondo dove l'apparenza sui social determina l'identità. 
Se da una parte, come fotografa, non si sente più sicura del suo sguardo sul mondo, dall'altra, come donna, inizia ad affacciarsi la paura di non avere la vocazione per la felicità. 

La bellezza del nuovo lavoro della Fiorio risiede proprio nella possibilità di osservare Vittoria ed il suo mondo, andato in pezzi, attraverso i suoi occhi. Il suo è un personaggio che ispira simpatia sin dal primo momento quando, arrancando per il centro di Genova, con fare circospetto e guardingo, si appresta ad incontrare una cartomante. La sua storia è un vero e proprio percorso ad ostacoli che ha come fine ultimo il reinventarsi, ricomponendo i pezzi di un puzzle che è la sua vita, recuperando il proprio senso dell'orientamento e la fiducia in se stessa. A farle da spalla un gatto di nome Sugo, con il suo topino pieno di erba gatta, ed un esercito di amici discreti, pronti a spuntare nei modi più imprevedibili.  

Ho apprezzato lo sguardo critico dell'autrice sulla nostra società, quella del lavoro sminuito, dei sogni disillusi, dell'importanza di essere social e di avere un seguito, quella che fa leva sulle fragilità altrui come fonte di guadagno sicuro perché in fondo, quando il futuro è incerto, è bene dare una sbirciatina all'ignoto. Il tutto affrontato con leggerezza, pungente ironia e ben amalgamato al contesto narrativo.

In questo lavoro, come la stessa Fiorio accenna nei ringraziamenti, ho ritrovato molto di lei sia come persona che come scrittrice. Con il suo stile inconfondibile ci racconta una storia principale a cui, tra malocchi da sfatare, relazioni da ricucire e amori da far sbocciare, se ne intrecciano molte altre. Vite che hanno conosciuto la tristezza, l'insicurezza, la sofferenza e che sono pronte a sbocciare e rifiorire. Tutto sta nel ricordarci, nei momenti bui, chi siamo, guardandoci riflessi in uno specchio o, ancora meglio, nei contorni di una fotografia.