lunedì 15 ottobre 2018

Recensione 'Il ladro gentiluomo' di Alessia Gazzola


Ebbene ci siamo, il momento tanto atteso per i fan di Alice Allevi e Alessia Gazzola è arrivato. Oggi si torna in libreria con una nuova avventura, l'ottava per l'appunto, ed io grazie alla casa editrice Longanesi ho potuto trascorrere il weekend in compagnia di uno dei personaggi letterari che più adoro. Prima di cominciare, però, ci tengo a dire a quanti di voi passeranno a leggermi che, se siete digiuni di questa serie di romanzi e avete intenzione di cominciarla o magari l'avete interrotta tempo fa e vi siete persi alcuni passaggi essenziali, sarebbe meglio per voi non proseguire perché, inevitabilmente, si farà riferimento a quanto accaduto in precedenza.




IL LADRO GENTILUOMO
Alessia Gazzola


Longanesi - 304 pp. - 18,60€


Alice Allevi, finalmente specialista in Medicina legale, ha dovuto affrontare scelte difficili sia sul piano professionale che su quello sentimentale. Dopo un lungo e burrascoso corteggiamento, sembrava che tra lei e Claudio Conforti, l'affascinante e imprevedibile medico legale con il quale ha condiviso ogni disavventura dai tempi della specializzazione, fosse nato qualcosa. Per un attimo, Alice ha creduto finalmente di aver raggiunto un periodo di serenità, almeno al di fuori dell'Istituto di Medicina legale. Ma in un momento di smarrimento sentimentale chiede un trasferimento. E lo ottiene: a Domodossola. Per sua fortuna, o suo malgrado, Alice non avrà molto tempo per indugiare sul proprio destino, perché subito un nuovo caso la travolge. Durante quella che credeva essere un'autopsia di routine, Alice ritrova un diamante nello stomaco del cadavere. Una pietra di notevole caratura e valore, ma anche una prova materiale importante per il caso. Per questo, Alice si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. L'ufficiale che si presenta da lei è un uomo distinto ed elegante, dai modi cortesi ed impeccabili, e Alice non esita ad affidargli il diamante. Ed è a quel punto che il fantomatico ufficiale sparisce nel nulla e i guai per Alice iniziano a farsi enormi...



Se esistesse una realtà parallela, in cui io vivessi nel mondo di Alice o viceversa, credo proprio che noi due saremmo migliori amiche. Certo, con tutta probabilità ci saremmo contese lo stesso uomo, perché, diciamocela tutta, CC farebbe perdere la testa a qualsiasi donna, ma saremmo state migliori amiche perché, ogni volta che l'attesa si tramuta in un nuovo romanzo e, a fine lettura, ne volto l'ultima pagina, sento forte il senso della perdita. Non vorrei mai lasciarla andare, conscia del fatto che un giorno potrei non ritrovarla lì, con la mano tesa, pronta ad afferrarmi.

Come accennato nell'introduzione a questa recensione, siamo giunti all'ottava avventura della finalmente specialista in Medicina Legale più famosa della narrativa italiana e la Gazzola è riuscita, ancora una volta, a farmi fare le ore piccole, intessendo una trama ricca di colpi di scena e cambi di rotta che non hanno riguardato solo il giallo in sé ma anche la vita sentimentale della giovane protagonista. 

Mai come in questo romanzo casca a fagiolo l'antico proverbio 'Chi è causa del suo mal pianga se stesso' perché, diciamocelo francamente, Alice è l'unica responsabile di quell'angosciosa sensazione di imminente disgrazia che le pervade mente e cuore. Ma dove eravamo rimasti?
Ecco, sì. Alice è ad un punto di svolta nella relazione con il seducente Dottor Claudio Conforti che, avendo deciso di mettersi finalmente in gioco, le ha chiesto di andare a vivere insieme. Alice, tuttavia, in un momento di scoramento, a causa di quella stessa relazione che sembrerebbe non avere né capo né coda, ha fatto richiesta di trasferimento. Ed è così che si apre il romanzo con Alice deportata ai confini dello stato, a Domodossola, sulle montagne ad Ovest del Lago Maggiore, grazie all'infaticabile cattiveria della Wally.
Tuttavia Alice non ha il tempo di recriminare su quanto accaduto perché, appena giunta a destinazione, viene travolta da un nuovo caso. Arsen Nazarovič Scherbakov, ventottenne di nazionalità ucraina, viene ritrovato morto nel giardino della villa del cavalier Luigi Megretti Savi, dopo essere precipitato a seguito di un furto finito male. Durante l'autopsia del cadavere Alice ritrova un diamante rosa nello stomaco della vittima e prontamente si premura di convocare un ufficiale giudiziario a cui consegnarlo in custodia. Ma colui che si presenta a ritirare la gemma, nonostante il tesserino e i modi affabili, non è un vero ufficiale. Inizia in questo modo la caccia ad Alessandro Manzoni, così si è presentato l'uomo, un ladro gentiluomo dai molteplici travestimenti, mentre nubi minacciose si profilano all'orizzonte.

Con una nuova città sullo sfondo, una realtà lavorativa ben diversa da quella romana e il candore della neve che ammanta e rende ancora più percettibile il senso della mancanza, la Gazzola aggiunge un nuovo tassello alla storia di Alice Allevi e al suo personaggio. È incredibile, per chi come me ha avuto modo di assistere all'evoluzione della protagonista romanzo dopo romanzo, ritrovarsi dinanzi ad un'Alice meno impacciata, meno maldestra e meno distratta. Certo non ha perso quella forte umanità che tende a farla compenetrare con le vittime dei suoi casi, quella verve da investigatore che la porta a dubitare sulla naturalità delle morti, ma si approccia al tutto in maniera più cauta, sempre affidandosi alle sue personalissime indagini e intuizioni. 

In questa nuova avventura Alice si ritroverà a fare i conti con diversi aspetti del suo carattere e della sua storia personale, complice un luogo in cui il tempo ha un significato diverso, dove non c'è nulla da fare con urgenza e i pensieri viaggiano a ruota libera. La paura del cambiamento, l'essersi adagiata sulle abitudini di sempre, la mancanza dei soliti punti fermi e degli affetti saranno fautori di profonde riflessioni. 
Dall'altra parte la relazione con un Conforti in versione pendolare in quel di Domodossola, i ritorni a Roma per colmare la distanza in un rapporto che è un po' fuori dagli schemi e la voglia di essere amata come un uomo ama una donna e non come un maestro con la sua allieva. 

Questo è il romanzo di Alice e Claudio. La loro storia prende il sopravvento anche sulla componente giallistica, che c'è ed è come sempre ben costruita ed intricata al punto giusto. Preda di scossoni, alti e bassi e parole finalmente dette, i due saranno chiamati ad affrontare la prova più difficile in assoluto perché nella vita "...accadono cose che ci cambiano al punto tale che indietro non si può più tornare..." e a noi lettori non resterà altro che fare il tifo, fino alle fine, comunque vada. 

Alessia Gazzola non perde il tocco nemmeno in questo nuovo romanzo, anzi si ravvisa una maturità stilistica, una leggerezza ed una briosità nel raccontare, nel descrivere e nel caratterizzare, pronta a lasciare il passo ad un linguaggio più tecnico quando necessario, che fa sì che il romanzo si legga in un soffio. Questa, in effetti, è l'unica pecca: la fine arriva davvero troppo presto. 

Ho atteso un anno per leggere questa nuova avventura di Alice, in cui vecchio e nuovo si fondono, e, pur sentendomi privilegiata per la possibilità che mi è stata data di leggerlo in anteprima, sappiate che invidio molto voi lettori che sarete messi a conoscenza di ogni cosa solo oggi. L'unico consiglio che vi do, se non siete soliti farlo, è quello di leggere anche i ringraziamenti che troverete successivamente all'epilogo. C'è un messaggio molto importante, un messaggio che penso sia costato molta fatica scrivere e che ha richiesto, sicuramente, una buona dose di coraggio. Una scelta difficile ma che comprendo e sostengo. Sono sicura che anche voi lo farete, intanto godetevi la nuova lettura!






domenica 14 ottobre 2018

Sneak Peek Ottobre!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria


Buona domenica lettori e ben arrivati sul mio blog! Oggi, per quel che mi riguarda, è giornata di relax e letture. I libri sul mio comodino aumentano a vista d'occhio ma, fortunatamente, tengo il giusto passo.
In questa domenica di metà Ottobre, però, è il momento di fare il nostro consueto giretto virtuale in libreria. Le uscite sono davvero tante e, nella mia selezione, ho cercato di focalizzarmi su quelle che mi sono sembrate più interessanti. Detto questo, cominciamo!





L'ACQUAIOLA

- Carla Maria Russo -
In libreria dal 2 Ottobre


Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell'Appennino centro meridionale d'Italia e mantiene se stessa e l'anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall'infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.







IL RUMORE DEL MONDO

- Benedetta Cibrario -
In libreria dal 2 Ottobre


L'ufficiale piemontese Prospero Carlo Carando di Vignon, di stanza a Londra, sposa Anne Bacon, figlia di un ricco mercante di seta. Quando, dopo essere stata vittima del vaiolo, arriva a Torino, Anne è molto diversa. La vita coniugale si annuncia come un piccolo inferno domestico, ma il suocero Casimiro la invita a occuparsi della proprietà del Mandrone, il cui futuro soltanto a lui - conservatore di ferro - sembra stare a cuore. Tra i due si stabilisce un'imprevedibile complicità e Anne matura amore e dedizione per la vita appartata e operosa che vi conduce. La storia della famiglia Vignon si intreccia ai fili dello spirito del tempo, e non di meno a quelli della seta. Anne Bacon scopre come conquistarsi un posto nella storia di un paese non ancora nato, di un orizzonte ideale che infiamma il mondo. Progressisti e conservatori, al di là degli schieramenti politici, si trovano davanti alla necessità di rispondere al cambiamento e lo fanno agendo - nell'economia, nel costume, nella morale, nella cultura. E l'Italia appare, vista da lontano (complici anime migranti come Anne, e il suo entourage femminile), vista come utopia e come sfida.


venerdì 12 ottobre 2018

[GDL: 'La chimera di Praga' di Laini Taylor] - Recensione




Buon venerdì lettori! Si conclude oggi il GDL dedicato al primo volume della trilogia fantasy nata dalla penna di Laini Taylor, dal titolo La chimera di Praga.  Questo vuol dire che è tempo di tirare le somme e fare un po' il punto della situazione per cui eccomi qui con la mia recensione. Ovviamente troverete i pensieri post lettura anche su tutti gli altri blog partecipanti. Intanto mettetevi comodi in modo che possa raccontarvi come è andata...




LA CHIMERA DI PRAGA
Laini Taylor


Fazi (Collana Lain) - 383 pp. - 14,50€


Karou ha diciassette anni, è una studentessa d’arte e per le strade di Praga, la città in cui vive, non passa inosservata: i suoi capelli sono di un naturale blu elettrico, la sua pelle è ricoperta da un’intrigante filigrana di tatuaggi, parla più di venti lingue e riempie il suo album da disegno di assurde storie di mostri. Spesso scompare per giorni, ma nessuno sospetta che quelle assenze nascondano un oscuro segreto. Figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, la ragazza attraversa porte magiche disseminate per il mondo per scovare i macabri ingredienti dei riti di Sulphurus: i denti di ogni razza umana e animale. Ma quando Karou scorge il nero marchio di una mano impresso su una di quelle porte, comprende che qualcosa di enorme e pericoloso sta accadendo e che tutto il suo universo, scisso tra l’esistenza umana e quella tra le chimere, è minacciato. Ciò che si sta scatenando è il culmine di una guerra millenaria tra gli angeli, esseri perfetti ma senz’anima, e le chimere, creature orride e grottesche solo nell’aspetto esteriore; è il conflitto tra le figure principi del mito cristiano e quelle dell’immaginario pagano. Nel disperato tentativo di aiutare la sua “famiglia”, Karou si scontra con la terribile bellezza di Akiva, il serafino che per amore le risparmierà la vita.


Premetto che sono molto contenta di aver preso parte a questo GDL e che si sia deciso di proseguire anche con il secondo volume della trilogia. Quel continua che troneggia a conclusione dell'ultima pagina ancora non l'ho mandato giù. Ma soprattutto sono felice di aver tentato nuovamente l'impresa con il fantasy, genere che fino a qualche tempo fa non avrei mai preso in considerazione e con il quale, ora, mi sento molto più affine.

La chimera di Praga, infatti, è un contemporary fantasy, un sottogenere letterario del fantasy che mescola a quest'ultimo caratteristiche proprie del mondo reale, ad esempio la presenza di creature fantastiche o mitologiche in un centro urbano o in un ambiente che sia comunque contemporaneo. Devo dire che questa definizione calza a pennello con quello che è il romanzo, in cui l'atmosfera tutta praghese con le alte case color oro, carminio e azzurro pastello, ornate di stucchi e tetti rossi, le stradine acciottolate e serpeggianti come ruscelli, pervase dal suono dei violini degli artisti di strada, viene turbata dalla comparsa di strane creature. E qui concedetemi un plauso all'autrice che è riuscita, con la sua scrittura evocativa, a rendere giustizia all'incantevole e favolistica Praga, permettendomi di rievocare tutta una serie di ricordi che ho di questa città.

L'intero romanzo ruota attorno alla figura di Karou, il cui nome letteralmente significa speranza. Karou, capelli blu e corpo ricoperto di tatuaggi, è una bellezza che, tra le strade di Praga, e non solo, non passa inosservata. Studentessa di un liceo d'arte, possiede uno dei doni più preziosi: disegna in continuazione personaggi a cui, secondo i suoi amici, lei stessa ha dato vita, personaggi con un non so che di mitologico e ben poche fattezze umane. Una sorta di mondo segreto, un po' come il suo sguardo che lascia presagire misteri, il suo passo quasi poetico e il suo sorriso da sfinge. 
Karou non ha una famiglia umana, è figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, che l'ha cresciuta insieme a Sybilis, Twiga e Yasri. Per lui attraversa porte che si aprono su dozzine di città solo per recuperare i denti di ogni razza, umana o animale che sia. Karou obbedisce senza chiedere, la sua vita è magia, vergogna, segreti e un vuoto lancinante al centro del petto. La sensazione di non essere intera e di poter essere cancellata in qualsiasi momento. Il precario equilibrio esistenziale di Karou viene meno in seguito alla comparsa di impronte nere sui portali, compreso quello che lega il mondo degli umani alla bottega di Sulphurus. Separata dalla sua famiglia, bloccata tra le strade di Praga, Karou dovrà fare i conti con strane creature alate, ma soprattutto con i dubbi che riguardano la sua identità, pronta a scoprire la sua vera natura.


"Molto tempo fa
una bambina venne cresciuta dai mostri.
Ma gli angeli bruciarono le porte d'accesso al loro mondo
e lei rimase tutta sola."


Miscelando realtà e tradizione mitologica, la Taylor sviluppa un'idea di base tra le più semplici, eppure molto efficace: la guerra tra bene e male, chimere e serafini, anche se nello specifico è davvero difficile comprendere chi sia il primo e chi il secondo. 
Il punto di forza è sicuramente il coinvolgimento mentale del lettore che viene portato, spontaneamente, a porsi tutta una serie di domande e, contemporaneamente, invogliato a cercare delle risposte nella lettura. Una sorta di tarlo che instilla grande curiosità. 
La prosa della Taylor è attenta non solo ai 'bisogni' narrativi, ma anche all'esigenza dei lettori. Precisa e dettagliata rende la lettura estremamente godibile anche se, la continua presenza di salti temporali, destabilizza un tantino e richiede una particolare attenzione per riuscire a districarsi nella marea di informazioni che ci vengono fornite.

I personaggi, reali e contraddittori quanto la natura umana, preda di conflitti interiori che scavano il loro animo, sono approfonditi in maniera accurata. Tra tutti, sin dal principio, il mio preferito è sempre stato Sulphurus e, alla luce degli avvenimenti narrati nelle ultime pagine, continua ad esserlo.

Per dare un senso di completezza al tutto, il fantasy si tinge di romance, grazie alla bellissima storia d'amore (anche se un po' già vista!) che ha per protagonisti Karou e il serafino dagli occhi di fiamma, Akiva, una bellezza sconvolgente e senza pari. 

Confesso che sono molto curiosa di scoprire quale piega prenderà la vicenda, anche perché La chimera di Praga ha tutte le sembianze di un romanzo introduttivo, una sorta di quadro generale in cui presentare i diversi personaggi. Un intrecciarsi di storie che lo rendono originale, complesso, travolgente e suggestivo. Un preludio a quello che ci attenderà nei prossimi volumi e che, sono sicura, saprà tenerci ancora una volta col fiato sospeso.





mercoledì 10 ottobre 2018

Recensione 'L'acquaiola' di Carla Maria Russo


Buon mercoledì miei cari lettori! Ottobre pian piano avanza ed io oggi torno da voi per parlarvi del nuovo romanzo di Carla Maria Russo, pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Piemme, che ringrazio per la copia inviatami. Se dovessi trovare un aggettivo che rappresenti al meglio l'esperienza di lettura sceglierei sicuramente coinvolgente. Ma vi spiego tutto più giù!



L'ACQUAIOLA
Carla Maria Russo


Piemme - 246 pp. - 17,90€


Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell'Appennino centro meridionale d'Italia e mantiene se stessa e l'anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall'infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà. I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.



Sospeso tra le pieghe del tempo, un po' come avviene per lo stesso romanzo, in terre impervie e dimenticate, tra le montagne dell'Appennino centro meridionale, sorge un paesino del quale, nel corso di tutta la narrazione, non conosceremo mai il nome.

Qui, al Travucco, ovvero la parte alta del paese, destinata ai poveri e raggiungibile solo percorrendo gli scalini pavimentati da lisce, vive Maria. 
Maria ha quindici anni e gli occhi azzurri come il cielo. Ultima di quattro sorelle, nata quando i genitori erano ormai avanti con l'età e non credevano di poter avere altri figli, vive nella casa di famiglia insieme al padre malato.
Maria è consapevole dei suoi obblighi nei confronti del genitore, "...il senso del dovere è radicato nel suo cuore come le rocce nella terra delle sue montagne...". Per questo motivo la sua vita è scandita da gesti sempre uguali: si alza prima dell'alba, pulisce la casa, coltiva i due piccoli fazzoletti di terra per poi incamminarsi, in compagnia del suo vecchio asino, tra le ripide stradine del paese che la condurranno alla piazza. Qui Maria aspetta che il soprastante le offra un lavoro. Non ha paura Maria, lavora più di un uomo e accetta qualsiasi impiego purché sia onesto.
Quando nella Casa Grande, dimora di Don Francesco e della sua famiglia, nasce Luigi, il quinto figlio, Maria viene assunta come acquaiola. Il suo compito è quello di recarsi alla fonte, a tre chilometri dal paese, più volte al giorno, e riempire i barili dell'acqua necessaria al fabbisogno della casa. 

Quella di Maria è una storia che conquista e avvince il lettore per la sua semplicità. Per la verità il romanzo della Russo non è incentrato solo ed esclusivamente sulla figura dell'acquaiola ma, attorno a lei, prendono piede tutta una serie di storie che rendono la narrazione pregna di coralità. Ogni capitolo, infatti, è dedicato ad un diverso personaggio che reca insito in sé il bisogno di emergere e raccontarsi, il tutto senza mai perdere di vista il filo narrativo che lega tali figure a quella della protagonista, complice anche uno stile suggestivo, fluido e con quel non so che di lirico.

Maria è una donna forte, caparbia e temeraria per l'epoca in cui sono ambientati i fatti. Una lingua sempre silenziosa, la sua, che diventa affilata e tagliente nelle rare volte in cui parla, un fisico pronto ad assorbire le ferite provocate dal tempo e una mente incapace di pensare al futuro come a uno spazio da riempire di sogni e desideri ma solo come a un luogo di dannazione. 
Non mostra nessuna ansia di sistemarsi, inafferrabile e altera, gli uomini provano ammirazione ma temono di non riuscire a dominare una donna tanto libera e indipendente, nonostante la sua bellezza. 

Il suo personaggio, insieme alla precisa ed efficace caratterizzazione a tutto tondo degli altri coprotagonisti che si muovono sulla scena, rappresenta il cuore del romanzo e quindi uno dei suoi punti di forza.
Altri due elementi essenziali sono, infatti, l'ambientazione, una terra brulla e arida quella appenninica, e il tempo, presumibilmente a cavallo tra Ottocento e Novecento perché, anche se non viene mai specificato, sono presenti degli avvenimenti storici che permettono di datare approssimativamente lo svolgersi della vicenda.

E proprio per quanto riguarda tempo e narrazione, il romanzo è ricco di salti che hanno permesso alla scrittrice di coprire un arco temporale di un settantennio circa. Le stagioni si rincorrono, quasi stessero giocando a nascondino con il lettore, da un capitolo all'altro intercorrono a volte giorni, a volte anni. I personaggi bambini e adolescenti diventano presto uomini e donne, se ne aggiungono di nuovi mentre altri lasciano la scena, il tutto per avere un quadro d'insieme chiaro e definito, per non lasciare nulla in sospeso. 

Con poche pennellate, Carla Maria Russo realizza un quadro nei toni del grigio che rappresenta un vero e proprio ritorno ai tempi dei nostri avi. L'acquaiola infatti è questo, una fotografia in bianco e nero, un omaggio all'antico. Una storia intensa, realistica ed estremamente vera ed io non posso fare altro che consigliarvela.






martedì 2 ottobre 2018

Recensione 'So che un giorno tornerai' di Luca Bianchini


Buongiorno lettori e benvenuti nel mio angolino! Questo martedì, per voi, la recensione di un romanzo in uscita proprio oggi per la casa editrice Mondadori, che ringrazio per avermi dato la possibilità di leggere una storia bellissima in anteprima. Luca Bianchini torna in libreria, lo fa in grande stile ed io ve ne parlo tra pochissimo...




SO CHE UN GIORNO TORNERAI
Luca Bianchini


Mondadori - 264 pp. - 18,00€


Angela non ha ancora vent'anni quando diventa madre, una mattina a Trieste alla fine degli anni Sessanta. Pasquale, il suo grande amore, è un "jeansinaro" calabrese, un mercante di jeans, affascinante e già sposato. Lui le ha fatto una promessa: "Se sarà maschio, lo riconoscerò". Angela fa tutti gli scongiuri del caso ma nasce una femmina: Emma. Pasquale fugge immediatamente dalle sue responsabilità, lasciando Angela crescere la bambina da sola insieme alla sua famiglia numerosa e sgangherata. I Pipan sono capitanati da un nonno che rimpiange il dominio austriaco, una nonna che prepara le zuppe e quattro zii: uno serio, un playboy e due gemelli diversi che si alternano a fare da babysitter a Emma. Lei sarà la figlia di tutti e di nessuno e crescerà così, libera e anticonformista, come la Trieste in cui vive, in quella terra di confine tra cielo e mare, Italia e Jugoslavia. Fino al giorno in cui deciderà di mettersi sulle tracce di suo padre, e per lui questa sarà l'occasione per rivedere Angela, che non ha mai dimenticato.



"Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano", così cantava Antonello Venditti agli inizi degli anni '90 e a questo ci ha abituati Luca Bianchini con le sue storie. Ricorderete certamente Ninella e Don Mimì del celebre Io che amo sole te, la poesia del loro amore fatto di soli sguardi, di occhiate fugaci e sorrisi a mezz'aria. 
Anche in So che un giorno tornerai c'è una potente storia d'amore a fare da colonna sonora all'intera narrazione. È quella di Angela e Pasquale. Una storia destinata a compiere dei giri immensi nel vero senso della parola: da Trieste a Bassano, per poi attraversare l'intera penisola italica fino a San Severina, comune della Calabria. 

Siamo alla fine degli anni '60, a Trieste. La diciannovenne Angela, unica figlia femmina dei Pipan, è la ragazza più bella di San Giusto. Una star per la famiglia e i fratelli che, da sempre orgogliosi, la proteggono e la osservano muoversi sinuosa, comprare riviste di moda e provarsi gli abiti. Angela sogna di somigliare a Monica Vitti, idolo di cui conserva i ritagli di giornale. 
Pasquale Spadafora è uno dei primi jeansinari del mercato di Piazza Ponterosso. Originario della Calabria è giunto a Trieste per arricchirsi, vendendo ogni giorno jeans Rifle agli jugoslavi che desiderano possedere un simbolo tanto Occidentale. 
Pasquale ed Angela si conoscono alla pasticceria La Bomboniera, dove lei lavora come commessa. Il loro è uno di quegli amori a prima vista, quegli amori così vibranti e coinvolgenti che rendono ciechi, perché Angela, nella sua ingenuità, non si accorge di tutta una serie di segnali, come il numero spropositato di paste comprate da Pasquale la domenica. In effetti Pasquale nasconde un segreto: è già sposato. 

Angela e Pasquale si amano, clandestinamente, fino a quando la giovane scopre di essere incinta. Pasquale, allora, promette di riconoscere il nascituro, nonostante il suo matrimonio, solo se si tratterà di un maschio perché il maschio garantisce discendenza mentre di una femmina non sa che farsene. 
Le parole di Pasquale, a cui si era aggrappata per mesi, vengono vanificate una mattina di dicembre quando la bora porta con sé Emma, che per la verità avrebbe dovuto chiamarsi Giorgio perché Angela era sicura si sarebbe trattato di un maschio. Pasquale, ovviamente, fugge dalle sue responsabilità abbandonando entrambe costretto a fare ritorno a San Severina insieme alla moglie. Ben presto anche Angela, che a diciannove anni ha altri progetti, abbandona sua figlia per rifugiarsi a Bassano insieme ad un altro uomo. 
Emma, allora, verrà cresciuta dagli zii Primo, Riccardo e i gemelli, il Biondo e Coccolo, oltre che dai nonni materni, Nerina e Igor Pipan. Un'adozione collettiva, la loro, per far in modo che Emma non si senta mai diversa dagli altri. 



"Alla fine, ognuno di noi s'innamora di chi ci guarda per un attimo 
e poi ci sfugge per sempre."



Non è semplice riassumere l'intero romanzo e scegliere cosa dire e cosa, invece, no. Anche perché Bianchini imbastisce una trama complessa e variegata, composta da diverse storie che si intrecciano tra di loro, pur incentrando l'intera opera sul personaggio di Emma. Grazie alla presenza di un gran numero di ellissi, tecnica narrativa che permette allo scrittore di compiere dei veri e propri salti temporali nel suo raccontare, percorreremo la vita della protagonista, da neonata a bambina, da adolescente a donna ed infine moglie e madre. Un romanzo che per certi versi potremmo definire di formazione e che permette al lettore di poter essere assaporato nella sua interezza perché lo mette a parte di tutti i cambiamenti che le diverse figure, incontrate nelle prime pagine, hanno subito capitolo dopo capitolo.

Il personaggio di Emma è davvero bellissimo. Una piccola Lady Oscar in chiave moderna che, volendo dare alla propria vita una parvenza di normalità e non abituandosi mai all'assenza materna, prova a tutti i costi ad essere un maschio perché solo così la mamma tornerà da lei. Emma, con quello sguardo indagatore alla costante ricerca della verità e la capacità di farsi voler bene sin dal primo incontro. Emma, figlia di tutti e di nessuno, libera e anticonformista.
A lei si contrappone Angela, un pesce fuor d'acqua che sta bene solo nel suo mondo fatto di pensieri, ricordi e dolori. Una personalità inquieta che, diventata fragile in seguito alla nascita della bambina e alla fine della sua storia d'amore, preferisce fuggire dalle proprie responsabilità, trasformandosi da Monica Vitti a ragazza del piccolo schermo della vita. È attraverso di lei che emerge il tema centrale del romanzo affrontato con trasporto dallo stesso Bianchini: quello della genitorialità e di come mettere al mondo un figlio non sia sinonimo di saper fare il genitore.

So che un giorno tornerai è un romanzo ricco di sfumature, a dispetto della copertina bianca e minimal che lo contraddistingue. Ed è con la malinconia e la semplicità che caratterizza la scrittura di Bianchini che il lettore sarà guidato nei meandri di una storia ricca di sentimenti, emozionante e bella come poche, in cui le partenze sanno di abbandoni e i ritorni profumano di felicità.
Un romanzo che parla della ricerca di se stessi e delle proprie origini, di quanto possano essere complessi i rapporti familiari e di amori che sanno aspettare, per nulla erosi dallo scorrere del tempo. Un romanzo che insegna come la vita possa diventare un altopiano dopo tanta salita, basta avere fiato e coraggio per i momenti più bui non perdendo mai di vista chi si è.





venerdì 28 settembre 2018

Recensione 'Cercasi amore vista lago' di Virginia Bramati


Buon venerdì lettori! Come state? Il fine settimana è alle porte, le temperature hanno subito un repentino quanto brusco abbassamento e l'autunno, sgomitando, sta pian piano prendendo il posto dell'estate. Negli ultimi giorni sono riuscita a ritagliarmi un po' più di tempo per la lettura per cui eccomi qui con la recensione prima del weekend...




CERCASI AMORE VISTA LAGO
Virginia Bramati


Giunti - 240 pp. - 14,90€


Bianca Maffei: 33 anni, una laurea in architettura e una passione per i cantieri. Nonostante lavori in uno studio importante, non perde tempo in riunione con i capi, ma adora mettersi scarponcini e caschetto e andare dove le gru lavorano e i carpentieri danno forma allo spazio. Lei riesce a sentire la forma che la casa prenderà, a vederla quando ancora è fatta di pochi segni tracciati sul terreno, e questo la rende felice. Fino a che, con la crisi, non capita anche a lei di essere vittima di una “riorganizzazione”… Il solo lavoro che riesce a trovare è in un’agenzia immobiliare fuori città, nel paesino di Verate. Lascia così Milano per mettersi alle dipendenze del geometra Volpe, pittoresco individuo dalle cravatte sgargianti e dall’etica discutibile. Eppure, appena arrivata a Verate, Bianca trova per sé un incantevole abbaino con vista sul fiume, proprio sopra la mitica Osteria Moretti dove le oche bianche chiacchierano con gli avventori e basta ascoltare attentamente per sapere tutto quello che accade in paese. Sarà proprio lì, all’ombra della plumbago in fiore, che Bianca scoprirà che cosa cercano davvero le persone, quando “cercano casa”: e quanto pericoloso sia giocare senza scrupoli con i loro desideri. Armata solo del suo “fiuto” specialissimo, dovrà fare i conti con monolocali all’apparenza tristissimi, grandi metrature cui nessuno sembra interessato e con la terribile sensazione di essere finita in un vicolo cieco. Senza rendersi conto di essere invece partita per una grande avventura che la condurrà fino alla casa più meravigliosa che potesse immaginare…


All'incirca un anno fa vi raccontavo di come mi accingessi, per la prima volta, a leggere qualcosa di Virginia Bramati. Il romanzo in questione era Tutta colpa della mia impazienza (e di un fiore appena sbocciato), titolo indimenticabile per lunghezza e contenuto, del quale vi ho abbondantemente parlato. Memore della piacevolissima lettura ho deciso di lanciarmi nella nuova avventura nata dalla penna della Bramati (con copertina meravigliosa!) anch'essa facente parte del ciclo di romanzi che va sotto il nome de Le ragazze di Verate.
Attenzione però, pur trattandosi di una sorta di serie, i singoli titoli sono autoconclusivi ed indipendenti tra loro quindi, se non avete letto tutti i precedenti, come per altro accaduto alla sottoscritta, potete tranquillamente iniziare dalla storia di Bianca, la nostra protagonista.

Bianca Maffei ha sempre voluto costruire case. Educata al mattone dall'amatissimo nonno materno, nonché geometra, alla richiesta della maestra di disegnare una casa lei consegnava planimetrie, imprecise per una seienne, ma pur sempre planimetrie. Con il tempo ha iniziato a masticare termini come "platea di formazione" o "plinto su cinque pali" e a tramutare l'insolito pensiero di diventare muratore in architetto, cosa che, per altro, è riuscita a fare.
Quando inizia la narrazione, Bianca lavora ormai da dieci anni presso lo studio Mattavelli&Tortora, in attesa che il suo contratto, in scadenza, si trasformi in indeterminato. Sgomitando in un mondo fatto di soli uomini, quello dei cantieri, l'architetto Maffei è riuscita ad ottenere il rispetto della sua squadra, mettendo la massima serietà nel lavoro e controllando il tutto con pignoleria. 
Ma per quanto uno si impegni e pensi di aver pianificato il proprio futuro nei minimi dettagli, ci pensa la vita a stravolgere quegli stessi piani. Nel giro di una giornata Bianca si ritrova senza lavoro, con un affitto che non si può più permettere e una vita che non è la sua.
Venuti meno i punti fermi e non avendo alcuna intenzione di tornare a casa dai genitori, dove la attendono una madre che sta vivendo una seconda giovinezza a suon di Maneskin e sedute di yoga, e un padre che gongolerebbe per il licenziamento, a dimostrazione dell'incertezza della carriera filiale e della sicurezza di un lavoro come collaboratrice nell'azienda di famiglia, Bianca si rimbocca le maniche e si trasferisce a Verate per trasformarsi in un'agente immobiliare. Qui incontrerà una piccola comunità di persone pronte ad aiutarla e sostenerla, ma dovrà anche fare i conti con il freddo, professionale e scostante ingegner Andrea Sanna.

Non aggiungo altro perché Cercasi amore vista lago è un romanzo tutto in salita, da gustare pagina dopo pagina con quel pizzico di curiosità che non guasta. Nonostante possa sembrare una storia che rispetta tutti i canoni e gli elementi narrativi tipici del romance, vi ritroverete a sfogliare il romanzo con voracità, complice una scrittura fluida, senza sbavature e attenta al minimo dettaglio. La Bramati ha la meravigliosa capacità di catapultare il lettore nei luoghi di cui racconta e, anche in questo nuovo lavoro, non si esime dal farlo.

Verate non esiste eppure è così facile da immaginare, con strade immerse nel verde, corsi d'acqua, laghetti e fiumi che costeggiano la campagna, per poi arrivare in un centro pittoresco formato da case, piazze e alti campanili, sullo sfondo boschi e colline dalle tinte suggestive.

Per non parlare dei personaggi di questa storia: figure tutte diverse tra loro, con punte di bizzarria tali da renderle uniche e con la voglia di mostrarsi per il loro essere estremamente realistiche. 
Tra tutte spicca, per tenacia, forza di volontà e voglia di realizzare nuovamente i propri sogni, la protagonista. Bianca incarna la donna moderna, quella in carriera in un primo momento e quella che deve rimboccarsi le maniche un secondo dopo. Attraverso di lei emerge, preciso, il quadro della realtà lavorativa in Italia dove l'identità di una persona è strettamente correlata alla professione, unica strada perseguibile per essere socialmente riconoscibili e inquadrabili. Una realtà fatta di colloqui in salita, a volte non rispettati o addirittura dimenticati. Una realtà in cui, a volte, far sentire la propria voce può non bastare.

Con delicatezza e sensibilità la Bramati, in Cercasi amore vista lago, ci presenta una storia che si legge piacevolmente, in un battito di ciglia. Un viaggio, quello verso Verate, che pur essendo a tratti utopico, rappresenta la cornice migliore per evadere dalla realtà e sognare con estrema gentilezza. Fateci un salto, sarete accolti come in un bellissimo ritorno a casa!






martedì 25 settembre 2018

Recensione 'Isola di Neve' di Valentina D'Urbano


Buon martedì lettori! Ultimo giro di boa per il mese di Settembre con temperature che, almeno dalle mie parti, hanno ben poco della stagione autunnale. In attesa che qualche timida pioggerellina decida di affacciarsi anche qui, agevolandomi non poco nella lettura, vi lascio la recensione dell'ultimo romanzo di Valentina D'Urbano, autrice che corteggio da diverso tempo e con la quale mi cimento per la prima volta.



ISOLA DI NEVE
Valentina D'Urbano


Longanesi - 502 pp. - 19,90€


Un'isola che sa proteggere. Ma anche ferire. Un amore indimenticabile sepolto dal tempo. 2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile. L'unico suo rifugio è Novembre, l'isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida - l'isoletta del vecchio carcere, abbandonato -, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull'isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant'anni: la storia di Andreas von Berger - violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida - e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. L'unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta. 1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull'isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l'unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell'isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.


Sembra persa tra le pieghe del passato ma è ancora viva e vibrante la storia che, come un mare in tempesta, nasce dalla fantasia di Valentina D'Urbano per abbattersi sulle pagine di questo romanzo ed impregnarle di sentimenti contrastanti: amore e dolore, due facce della stessa medaglia, entrambe necessarie. 

Paradossalmente, però, Isola di neve è un romanzo che inizia piano, quasi senza pretese e con una piccola parvenza di ovvietà, salvo poi tramutarsi in una escalation di emozioni e colpi di scena che lasciano davvero il segno. Una scarica di adrenalina che prende piede a mano a mano che gli sguardi si cercano, le mani si sfiorano e i destini si intrecciano. Perché sì, nel nuovo lavoro della D'Urbano, sono i destini, o meglio le vite, ad intrecciarsi. Sono quella di Manuel e di Edith, nel 2004, e quella di Neve e di Andreas, nel 1952. Esistenze intessute l'una all'altra e impossibili da slegare. 

Una doppia storia, quindi, che ha sullo sfondo l'isola di Novembre, selvaggia ed aspra, ma che si muove tra due piani temporali destinati a sconfinare l'uno nell'altro per piegarsi alla forza dei sentimenti.

Il 2004 è il presente, quello che ha per protagonisti Manuel ed Edith. Per Manuel l'isola di Novembre, terra natia dei nonni materni, rappresenta il luogo in cui rifugiarsi per fuggire dal se stesso del continente e dalle azioni che sembrano perseguitarlo per chiedere il conto.
Lui, alla soglia dei trent'anni, è rimasto il quattordicenne glabro e disperato per la separazione dei genitori, sperso e senza meta se non quella dell'alcol, l'unico modo per reagire e dimenticare ogni cosa. 
Edith, una personalità stramba e complicata da domare, è alla ricerca di informazioni su un certo Andreas von Berger, uno degli ultimi prigionieri del carcere di Santa Brigida, con l'intento di recuperare la partitura del concerto per violino solo e lo stesso strumento andato perduto.
Anime complici, riconosciutesi quasi per caso, i due giovani inizieranno a ricostruire una storia dipanatasi mezzo secolo prima. Una storia che si riflette nella sofferenza di Neve e nella musica di Andreas. Lei, diciassettenne dallo spirito indomito e selvatico, è l'ultima di sette sorelle. Diversa per colori e tratti somatici da tutti gli abitanti dell'isola, familiari compresi, aspra ed estremamente orgogliosa, ogni mattina raggiunge il largo alla ricerca del pescato. Lui, invece, è un violinista molto famoso sul continente ma un assassino per gli isolani, perché al carcere di Santa Brigida si finisce solo in caso di omicidio; uno da cui bisogna stare lontani. 
Basterà un semplice sguardo a far sì che il proibito diventi una sorta di canto della sirena per Neve che, a suon di violino, strumento che Andreas suona come il demonio, sarà conquistata dal crucco prigioniero.

Il tema centrale del romanzo è quello della ricerca. Ricerca fisica, come nel caso di Edith; ricerca di se stessi, come per Manuel; ed infine ricerca di evasione dalla realtà, come per Andreas e Neve, entrambi prigionieri seppur in maniera differente. Il primo rinchiuso in una vera e propria cella, la seconda incastrata dentro l'isola, prigioniera del braccio di mare che la ospita, del paese dai vicoli umidi e della mentalità gretta della gente che ci abita.

Inizialmente la mole del romanzo mi ha spaventata, lo confesso, ma negli ultimi due giorni ho macinato le pagine a centinaia quasi a voler assecondare l'urgenza del raccontare, una caratteristica propria dello stile della D'Urbano che ci regala una storia che toglie il sonno.

Trascinata sull'Isola di Novembre, uno scoglio sperduto in mezzo al mare in cui la vita sembra essersi fermata agli anni '50, ho percorso stradine sterrate, toccato l'intonaco sgretolato delle case appiccicate l'una all'altra, percepito lo sciabordio delle onde e l'odore di acqua dolce mischiata a muschio. Ho superato il tratto di mare che la separa da Santa Brigida, l'isola gemella, quella che fa da scudo e protegge dai venti e dalle mareggiate, ho udito la melodia vibrare nell'aria e toccare le corde del cuore.
Ho percepito le voci dei singoli personaggi, principali o secondari che siano, una miriade di assoli chiamati ad intrecciarsi tra loro per dare vita ad una vera e propria composizione corale nel pentagramma narrativo. Tra tutti spiccano le note emesse da Andreas e Neve, i protagonisti del passato, i cui suoni, man mano che si procede con la lettura, diventano sempre più nitidi e definiti.

Isola di neve parla di ricordi e di certezze che crollano, ma anche di coraggio e forza di volontà, quella che serve per non piegarsi ai colpi d'ascia sferrati da una vita amarissima.
Ho vissuto nel e per il romanzo, con la consapevolezza che, voltata l'ultima pagina, avrei lasciato un pezzettino di me sull'Isola di Novembre perché staccarsi dalla banchina e salpare verso il mare aperto, in casi come questi, è un'impresa non da poco.