Visualizzazione post con etichetta Letteratura Internazionale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letteratura Internazionale. Mostra tutti i post

venerdì 26 maggio 2017

Recensione 'Il labirinto degli spiriti' di Carlos Ruiz Zafon


Buongiorno lettrici e lettori! Oggi vi parlo dell'ultimo capitolo, e capolavoro oserei aggiungere, che chiude il cerchio della tetralogia de Il cimitero dei libri dimenticati, composta da L'ombra del vento, Il gioco dell'angelo e Il prigioniero del cielo di cui vi ho abbondantemente parlato nei mesi scorsi. Questo è uno di quei romanzi che comincia quasi in sordina, che insinua nel lettore un dubbio amletico del tipo dove vorrà andare a parare lo scrittore?, per poi esplodere come una bomba ad orologeria che lo investe con una miriade di schegge.





Il labirinto degli spiriti
Carlos Ruiz Zafon


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine:  - Prezzo: 23,00 € - eBook: 10,99€
(OMAGGIO CE)


Barcellona, fine anni '50. Daniel Sempere non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Il mistero della morte di sua madre Isabella ha aperto una voragine nella sua anima, un abisso dal quale la moglie Bea e il fedele amico Fermín stanno cercando di salvarlo.Proprio quando Daniel crede di essere arrivato a un passo dalla soluzione dell'enigma, un complotto ancora più oscuro e misterioso di quello che avrebbe potuto immaginare si estende fino a lui dalle viscere del Regime.È in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un'anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo.



La scelta del titolo, con la parola labirinto che quasi troneggia, non è affatto casuale. I romanzi di Zafon costituiscono un vero e proprio ciclo di storie alle quali, come in un vero e proprio labirinto, potrete accedere da un qualsiasi ingresso perché a sé stanti. Eppure, e qui risiede la sua bravura, tutte queste storie, questi capitoli, sono interconnessi tra loro attraverso quello che è un vero e proprio intreccio. 

Il lavoro di Zafon è minuzioso, curato fin nel minimo dettaglio per stabilire quel legame ciclico che si rivela, alla fine di ogni cosa, necessario. Il minimo errore sarebbe fatale, farebbe cadere il castello di carte che ha saputo sapientemente innalzare e renderebbe meno credibile la storia. Perché, alla conclusione di tutto, si può tranquillamente affermare che si tratta di un'unica storia che è stata poi divisa in quattro diversi tomi che, letti, portano a compimento l'intera trama.

Quest'ultimo romanzo è quello che chiude il cerchio e che, mi sento di dire, risveglia il lettore da quell'assopimento, quella sorta di torpore, che potrebbe averlo colto durante la lettura del secondo e del terzo volume, riportandolo agli antichi fasti de L'ombra del vento. Qui ritorna lo Zafon puro, quasi incontaminato. Quello che ha fatto innamorare milioni di lettori e battere i cuori all'unisono.
In questo romanzo giungerete al centro del labirinto, a quello che è il momento clou, l'apice. Ogni cosa vi sarà svelata, ogni singolo episodio troverà la giusta collocazione in quel quadro generale che la mente di Zafon aveva partorito sin dalla prima riga del suo primo romanzo. Questo è ciò che colpisce maggiormente il lettore perché si arriva a comprendere come ogni scelta non sia mai stata casuale, ma occupava il giusto posto per raggiungere il fine ultimo: sbrogliare il bandolo della matassa e mettere ordine al tutto, tassello dopo tassello, andando a completare uno dei più grandi mosaici della letteratura contemporanea.

Non mi dilungherò su trama e avvenimenti di quest'ultima avventura anche perché si tratta di un romanzo complesso, di ampio respiro, che deve rivelarsi pagina dopo pagina, episodio dopo episodio, a chi legge. Posso però dirvi che la narrazione affonda le radici in episodi del passato. 

Lo stile di Zafon è magnetico, preciso e puntuale come le sue descrizioni sempre chiare ed evocative. Si nota, come già avvenuto nei precedenti romanzi, un approfondito studio della storia. Ci troviamo in una tetra Barcellona post bellica, quella dei regimi totalitari e delle torture, che non fa solo da sfondo alla vicenda ma ne diventa parte integrante. Ed è questo il palcoscenico che, i personaggi, calcheranno per l'ultima volta, prima che il sipario si chiuda.
A quelli già conosciuti, se ne aggiungeranno altri in grado di bucare il foglio, complessi come qualsiasi essere umano ed altrettanto veri, capaci di conquistare il cuore del lettore. Tra tutti ho amato, incondizionatamente, quella che può considerarsi, insieme agli altri, una vera e propria protagonista. Si tratta di Alicia Gris, una combattente avvolta nella sua aura di sofferenza e indistruttibilità.

L'unica nota dolente, almeno nel mio caso, è stata la mole del romanzo. Ho impiegato un paio di mesi per portarne a termine la lettura ma credo che abbia inciso anche il fatto, e qui ci sta un bel mea culpa, che ho voluto fare una sorta di full immersion leggendo i quattro romanzi di seguito. Sicuramente avrei dovuto prendermi una pausa, tra l'uno e l'altro, ma è pur vero che ci sono della parti ripetitive, nel narrato, che avrebbero potuto essere snellite.

Nonostante ciò Il labirinto degli spiriti  è un romanzo in grado di conquistare il lettore, a partire dai fedelissimi fan di Zafon, la cosiddetta vecchia guardia, sino ai nuovi arrivati come me. Non fatevi spaventare dal numero di pagine, se saprete lasciarvi guidare nel labirinto di parole sapientemente costruito, la via d'uscita la troverete facilmente. Oh, quasi dimenticavo: preparate i fazzoletti, vi serviranno!




mercoledì 15 febbraio 2017

Recensione 'Quando sarai più grande capirai' di Virginie Grimaldi





Quando sarai più grande capirai
Virginie Grimaldi


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 297 - Prezzo: 19,00 € - eBook: 9,99€


È un sabato come tanti per Julia: sushi a domicilio, una puntata del Trono di spade con la testa appoggiata sulla pancia di Marc – se fosse stata un gatto avrebbe pure fatto le fusa... Ma quel giorno riceve la telefonata che la informa della morte del padre, e Julia si trova ad affrontare la caducità della vita. La paura e lo sconforto la assalgono, e quando poco dopo scompare anche la sua amatissima nonna, Julia si sente completamente paralizzata. Purtroppo persino Marc si rivela un punto di riferimento non affidabile... Julia decide così di dare un taglio netto a tutto: lascia Parigi e si prende una sorta di anno sabbatico trasferendosi nel residence per anziani di Biarritz, la sua città di origine, per lavorare come psicologa. Nonostante grandi incertezze circondino la sua scelta piuttosto singolare e benché si renda conto che "è più facile fare amicizia con un unicorno che farsi piacere un ospizio", Julia non perde l'ironia che l'ha sempre caratterizzata. Dopo poco tempo, infatti, si ritrova perfettamente integrata in quella che si rivela essere una bizzarra comunità, un'oasi felice, un istituto "illuminato" che organizza per i suoi ospiti moltissime attività ricreative (tra cui un'ora quotidiana di telenovela, gite al mare, scambi generazionali attraverso l'incontro con bambini e adolescenti).Julia si accorge che i residenti hanno tante cose da insegnarle, forse molte di più di quelle che lei può dare a loro. È difficile immaginare che si possa superare la paura della morte in una clinica per anziani, eppure, dalle persone che la circondano, Julia sta imparando la resilienza: tutte hanno sofferto, tutte si sono rialzate senza perdere il sorriso. Nonni burloni ed energici e colleghe fantasiose dal cuore spezzato le insegnano che la felicità è nel presente, nelle piccole cose che si raccolgono lungo il percorso accidentato dell'esistenza, dove anche l'amore può inaspettatamente fare capolino da dietro l'angolo.




Per parlarvi di questo romanzo, così come meriterebbe, è per me necessario partire proprio dal titolo. 'Quando sarai più grande capirai' è la classica frase che, durante l'infanzia, viene ripetuta costantemente ai bambini, a chi più e a chi meno.
La verità è che, dietro quelle parole, si cela una grandissima menzogna che, ovviamente, un bambino nella sua ingenuità non può subodorare. Si fida ciecamente di quanto detto dall'adulto. 
Solo quando, finalmente, diventerà grande a sua volta capirà che, in fondo, ci sono una miriade di cose che vanno al di là della comprensione, che non a tutto c'è una spiegazione, nonostante gli sia stato detto così in età meno matura. Che c'è un sentimento, un'emozione, che più delle altre non si può comprendere e che, insieme all'ineluttabilità degli eventi, prima o poi andrà a trovarlo. Una sorta di segugio che lo osserva nell'ombra, pronto a colmare la distanza che li separa perché il momento giunge per tutti. Sei lettere, incatenate tra loro a formare un'unica parola: dolore.

Il dolore rappresenta uno sorta di filo conduttore. Ed è proprio in balia di esso che Julia, la protagonista del romanzo, inizierà a trascorrere la propria esistenza, chiudendosi a riccio, sentendosi microscopica, insignificante, completamente allo sbaraglio. I punti fermi della sua vita sono venuti meno, uno dopo l'altro, per cause diverse, certo, ma l'hanno abbandonata su un sentiero fatto di paure. L'unica alternativa è dare un taglio netto e trasferirsi a lavorare come psicologa in una casa di riposo. Da qui la svolta. Da questo momento in poi, il palcoscenico sarà calcato da una serie di figure che, affiancandosi alla principale e, rubandole a tratti la scena, conquisteranno non solo la protagonista ma anche il pubblico di lettori, donandosi all'una e agli altri. 


"La vita è come un castello di carte. Ci mettiamo un tempo infinito a costruirlo, cerchiamo di gettare fondamenta solide, montiamo un piano sopra l'altro e poi, un giorno, tutto crolla e qualcuno ripone le carte in una scatola. Per cosa, me lo può dire?"


Questo romanzo è una vera e propria presa di coscienza. Lo stile dell'autrice, elegante e fluido, costituito da parola avvolte di tenerezza e colme di emozione, che si inseguono morbidamente, senza fretta, inanellandosi l'una all'altra, guiderà il lettore all'interno della storia, nei suoi meandri più oscuri. Nonostante la profondità dei temi trattati, il romanzo appare costellato, a tratti, anche dal classico humour alla francese che strappa più di un sorriso, rendendo la lettura stessa più leggera.

Tra le pagine prendono piede diverse storie, ognuna dotata di una propria autonomia ma ben legate al contesto generale attraverso una fitta trama intessuta con maestria ed eleganza, alla francese, e mai stucchevole. I personaggi, esilaranti in alcuni casi, calcano la scena e vengono descritti con una tale dovizia di particolari e cura, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto caratteriale, da pensare di conoscerli da sempre. Ci si affeziona a quei vecchietti che diventano dei veri e propri amici per il lettore che si ritroverà a prestare sempre maggiore attenzione alle loro storie in attesa di rincontrarli nel prosieguo della lettura. 

Innegabile l'evoluzione che subirà la protagonista e che tornerà alla vita attraverso tutta una serie di insegnamenti. Comprenderà come la vecchiaia non sia un naufragio ma un onore a cui non tutti hanno accesso; che le esperienze dolorose sono quelle che ci danno la forza di riuscire a cogliere l'essenziale nella vita di ogni giorno; che la felicità è fatta di tanti piccoli pezzi che si raccolgono strada facendo; che "...il dolore ha tanti difetti, ma almeno una qualità ce l'ha: unisce le persone..."; che bisogna trovare il coraggio, ma soprattutto la forza di avanzare sul proprio sentiero senza avere paura del più piccolo sassolino. Un romanzo catartico che aiuta a comprendere il significato più profondo del dolore, ad accettarlo e a conviverci.

Questo è anche il romanzo della consapevolezza attraverso il quale il lettore in primis sarà chiamato a rapportarsi al mondo dell'anzianità con occhi diversi, andando al di là della semplice idea seconda la quale l'anziano rappresenta, agli occhi di chi osserva, l'intero ciclo della vita. Comprenderà come dietro quei volti, quei capelli grigi ci siano delle persone che sono state giovani, hanno fatto dei progetti, hanno amato, fatto delle scelte, costruito una vita intera.

Ed è proprio con l'insegnamento che più mi ha toccata, che più mi ha fatta riflettere che vorrei lasciarvi: soffermatevi a guardare i vostri genitori, per davvero. Andate oltre la semplice facciata affettiva che fa di loro una madre e un padre. Osservateli per quelli che sono: una donna e un uomo, delle persone vere, con dentro storie a volte taciute. Fate di ogni giorno un ricordo felice perché alla fine, quando anche le nostre membra saranno vecchie e stanche, ci porteremo dietro solo la felicità.





lunedì 6 febbraio 2017

Recensione 'La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola' di Raphaelle Giordano





La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola
Raphaelle Giordano


Editore: Garzanti - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 214 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Ci sono giornate in cui tutto va storto. È così per Camille, quando sotto un incredibile diluvio si trova con l’auto in panne e senza la possibilità di chiamare nessuno. Tutte le sfortune del mondo sembrano concentrarsi su di lei. Ma Camille non sa che quello è il giorno che cambierà il suo destino per sempre. Un uomo le offre il suo aiuto. Si chiama Claude, e si presenta come un «ambasciatore della felicità». Le dice che lui è in grado di dare una svolta alla vita delle persone. Camille sulle prime non dà peso alle sue parole. 
Eppure, riscoprire la bellezza delle piccole cose renderebbe tutto più facile: l’aiuterebbe ad andare di nuovo d’accordo con il figlio ribelle e a ritrovare la sintonia di un tempo con il marito. Così decide di ricontattare Claude e di seguire le sue indicazioni. Per liberarsi delle cattive abitudini c’è ogni giorno un semplice esercizio da compiere, un piccolo passo alla volta: ripercorrere le sensazioni di un momento felice, guardarsi allo specchio e farsi dei complimenti, contare tutte le volte che ci si lamenta durante la giornata. 
A volte basta solo ringraziare per quello che di buono accade, dal profumo del caffè la mattina a una realizzazione personale. Camille comincia a mettere in pratica questi consigli, e intorno e dentro di lei qualcosa succede. Con il sorriso sulle labbra, non è più così difficile parlare con suo figlio e riscoprire con suo marito i motivi per cui si erano scelti. Ma c’è una cosa ancora più importante che Camille ha imparato. Non c’è felicità se non la si divide con qualcuno. 
Questo è davvero l’ultimo tassello per fare di ogni giorno un giorno speciale, di ogni istante un istante da ricordare.



Mi aspettavo qualcosa di molto diverso da questo romanzo, che fosse più simile ad una delle uscite Garzanti di qualche tempo fa (vedasi "L'uomo che inseguiva i desideri"), che si ravvisasse una storia, un filo conduttore da seguire e dal quale si dipanassero una serie di avvenimenti che avrebbero costituito il romanzo dalla prima all'ultima pagina.
Per la verità così non è: non troverete una storia classica, con quelli che sono gli aspetti soliti a cui noi lettori siamo abituati, piuttosto si tratta di una vera e propria analisi del vissuto della protagonista, con scorci della sua quotidianità da cui parte un lavoro ed una scrittura altamente introspettiva.

Camille ha un marito. Camille ha un figlio. Camille ha un lavoro. Eppure, una mattina, al suo risveglio si ritrova completamente vuota e malinconica. Badate bene si tratta di una donna che non è infelice, ma non è nemmeno felice. Una donna a cui non manca assolutamente nulla, dallo stile di vita invidiabile, ma con la sensazione che la felicità le stia scivolando dalle dita. 
Una presa di coscienza che la porterà a scoprire, grazie all'aiuto di Claude, un abitudinologo dallo sguardo benevolo, accogliente come un abbraccio, pacato ed equilibrato, di essere affetta da abitudinite acuta: "...senza essere depressi, si può avvertire un senso di vuoto, una vera e propria malinconia, e si finisce per convivere con la sgradevole impressione di avere tutto per essere felici, eccetto la chiave per approfittarne...".
Sarà l'incontro tra i due, la nascita di un rapporto precoce tra le loro storie a far aprire le dighe della confessione e della riflessione. Camille comprenderà che quelle cose che lei possiede in realtà la limitano, come il suo lavoro che non rappresenta il futuro che aveva sempre sognato, o ancora di essere sprofondata nelle sabbie mobili di un rapporto coniugale in cui uno spirito di amicizia si era sostituito alla passione dei primi tempi, il tutto suffragato da un marito in un letargo amoroso cronico, ed infine il rapporto di forza con suo figlio Adrien, in cui aveva appeso al chiodo la divisa di madre amica e permissiva, per indossare quella di odioso generale che impone le regole. 
Claude sarà per Camille una sorta di maestro, di mentore che la guiderà verso un vero e proprio cammino, un viaggio alla riscoperta delle piccole gioie, le più semplici e le più vere, un viaggio che le permetterà di esplorare gli anfratti più segreti della sua anima. Ma, come tutti i cammini, l'ostacolo, rappresentato da una scarsa fiducia in se stessi, sarà sempre dietro l'angolo.


"Mi dica, lei che è saggio, cosa c'è nella sua anima?" "Nella mia anima ci sono due cani, uno nero e uno bianco. Quello nero è il cane dell'odio, della rabbia e del pessimismo. Quello bianco, dell'amore, della generosità e dell'ottimismo. Si azzuffano in continuazione." Il discepolo rimane un po' sorpreso. "Due cani che si azzuffano?" "Sì, praticamente tutto il tempo." "E quale vince?" "Quello che nutro di più." 


Come vi ho già detto mi aspettavo qualcosa di molto diverso da questo romanzo che colloco a metà strada nel mio personalissimo indice di gradimento. Non ho apprezzato ogni aspetto, forse perché bisogna essere predisposti a questo tipo di analisi introspettiva o comunque credo sia una lettura più vicina a coloro che stanno vivendo, nella propria vita, un momento del genere. Credo che persone di questo tipo si sentirebbero rinvigorite e motivate da questo tipo di scrittura.

Attraverso un linguaggio fluido e scorrevole, disseminato di massime e storie educative, percorreremo, insieme alla protagonista e agli altri personaggi, che sono semplicemente delineati, ad eccezione di Claude, il filo rosso del cambiamento e di come, a volte, sia necessario cambiare la prospettiva del proprio mondo per dare un senso alla vita. 

Il romanzo, infatti, insegna che l'aspetto più complicato non sia fare le cose una sola volta, ma tutti i giorni, passo dopo passo; che le trasformazioni apparentemente insignificanti sono responsabili di grandi cambiamenti; che bisogna individuare e allontanare le persone che ci intossicano con la loro visione negativa, critica e scettica; che il cambiamento deve partire da se stessi ed essere prima interiore con prese di coscienza ottimistiche e positive e, solo dopo, esteriore. 

Ve lo consiglio se avete voglia di cimentarvi con qualcosa che è sicuramente diverso dal solito, ma altamente educativo e che stimola la riflessione perché ricordate "...si può essere ricchi sfondati e molto infelici o, al contrario, avere poco e riuscire a godere della propria esistenza come nessun altro... La capacità di essere felici si allena, si rafforza, giorno dopo giorno. Basta rivedere il proprio sistema di valori, rieducare il nostro sguardo sulla vita e sugli eventi".





venerdì 13 gennaio 2017

Recensione 'Il prigioniero del cielo' di Carlos Ruiz Zafon







Il prigioniero del cielo
Carlos Ruiz Zafon


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 340 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 6,99€
(OMAGGIO CE)


Nel dicembre del 1957 un lungo inverno di cenere e ombra avvolge Barcellona e i suoi vicoli oscuri. La città sta ancora cercando di uscire dalla miseria del dopoguerra, e solo per i bambini, e per coloro che hanno imparato a dimenticare, il Natale conserva intatta la sua atmosfera magica, carica di speranza. Daniel Sempere - il memorabile protagonista di "L'ombra del vento" è ormai un uomo sposato e dirige la libreria di famiglia assieme al padre e al fedele Fermín con cui ha stretto una solida amicizia. Una mattina, entra in libreria uno sconosciuto, un uomo torvo, zoppo e privo di una mano, che compra un'edizione di pregio di "Il conte di Montecristo" pagandola il triplo del suo valore, ma restituendola immediatamente a Daniel perché la consegni, con una dedica inquietante, a Fermín. Si aprono così le porte del passato e antichi fantasmi tornano a sconvolgere il presente attraverso i ricordi di Fermín. Per conoscere una dolorosa verità che finora gli è stata tenuta nascosta, Daniel deve addentrarsi in un'epoca maledetta, nelle viscere delle prigioni del Montjuic, e scoprire quale patto subdolo legava David Martín - il narratore di "Il gioco dell'angelo" - al suo carceriere, Mauricio Valls, un uomo infido che incarna il peggio del regime franchista.





Torno a camminare per i vicoli oscuri di Barcellona, insieme a quelli che ormai considero i miei più fidati compagni di viaggio, un viaggio che si infittisce sempre più, pagina dopo pagina e che molto probabilmente giungerà a conclusione nell'ultimo romanzo della quadrilogia che leggerò prossimamente.
"Il prigioniero del cielo" è il terzo capitolo della saga de Il cimitero dei libri dimenticati e, cronologicamente parlando, si riaggancia perfettamente alle vicende conclusive de "L'ombra del vento" che è, invece, il primo capitolo e ripercorre molti solchi tracciati ne "Il gioco dell'angelo",  il secondo capitolo. Ecco, alla luce di tutto ciò credo che sarebbe necessario invertire l'ordine di lettura tra primo e secondo libro in modo da avere un quadro lineare e ben definito.

Detto questo, quando mi è stato quasi promesso che il romanzo in questione mi avrebbe coinvolta così come avvenuto durante la lettura de "L'ombra del vento" non ci ho veramente creduto. Era impossibile, secondo me, eguagliare quel libro nello specifico. Ebbene devo ricredermi. Non dico che mi ha suscitato lo stesso tipo di attrazione, ma quasi, tanto da averlo divorato nel giro di due giorni.

Non aggiungerò nulla di più sulla trama, mi piacerebbe che chiunque decida di leggerlo si ritrovi catapultato in questa nuova avventura così come è accaduto a me, con il fiato sospeso e la crescente curiosità che accompagna il lettore ogni qual volta si gira la pagina.
Quello che invece ho apprezzato grandemente è che la maggior parte delle vicende siano incentrate su quello che fino ad ora è stato considerato un personaggio secondario. Una sorta di riscatto che lo vede protagonista indiscusso portando alla luce gli aspetti più segreti del suo vissuto. Tra queste pagine scopriremo cosa ne è stato di lui nel periodo antecedente alla sua comparsa nel romanzo, di come sia tornato dal mondo dei morti come un essere umano inesistente.
Ovviamente sto parlando di Fermìn, il piccolo uomo con il peso del mondo sulle spalle. Accanto a lui ritroveremo anche tutti gli altri personaggi tra cui lo stesso Daniel Sempere con un più profondo senso di inquietudine nello sguardo alla luce di alcune scoperte che riguardano se stesso, la sua famiglia e il suo passato.

La narrazione in prima persona, che rispecchia in tutto e per tutto il classico stile dello scrittore spagnolo, si muove su due registri temporali con altrettanti narratori d'eccellenza: le vicende di quello che è il tempo presente, il 1957, saranno raccontate dalla voce di Daniel, quelle del passato, il 1939, da Fermìn. 
Ecco, sarà proprio l'intreccio tra i due archi temporali, presente e passato, a rendere il romanzo molto più che interessante, a far sbocciare quei piccoli semini, quelle informazioni, che erano stati piantati nei solchi tracciati dai precedenti romanzi.

Cosa mi aspetto adesso? Che il nuovo capitolo sia altrettanto coinvolgente, che renda ancora più completo il puzzle che, via via, prende sempre più forma, ricomponendosi. Un tassello alla volta per far sì che il lettore comprenda fino in fondo la grandezza e la bellezza della storia che gli si dipana davanti. 




giovedì 22 dicembre 2016

Recensione 'Il gioco dell'angelo' di Carlos Ruiz Zafon





Il gioco dell'angelo
Carlos Ruiz Zafon


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura internazionale
Pagine: 466 - Prezzo: 12,50 € - eBook: 6,99€
(OMAGGIO CE)


Nella tumultuosa Barcellona degli anni Venti, il giovane David Martín cova un sogno, inconfessabile quanto universale: diventare uno scrittore. Quando la sorte inaspettatamente gli offre l'occasione di pubblicare un suo racconto, il successo comincia infine ad arridergli. È proprio da quel momento tuttavia che la sua vita inizierà a porgli interrogativi ai quali non ha immediata risposta, esponendolo come mai prima di allora a imprevedibili azzardi e travolgenti passioni, crimini efferati e sentimenti assoluti, lungo le strade di una Barcellona ora familiare, più spesso sconosciuta e inquietante, dai cui angoli fanno capolino luoghi e personaggi che i lettori de "L'ombra del vento" hanno già imparato ad amare. Quando David si deciderà infine ad accettare la proposta di un misterioso editore - scrivere un'opera immane e rivoluzionaria, destinata a cambiare le sorti dell'umanità -, non si renderà conto che, al compimento di una simile impresa, ad attenderlo non ci saranno soltanto onore e gloria.




A distanza di qualche giorno, torno a parlarvi di Zafon e del secondo volume della saga intitolata "Il cimitero dei libri perduti" che costituisce, per l'appunto, il file rouge, la comunanza, tra primo e secondo romanzo (suppongo che lo stesso accadrà per i successivi che non ho ancora letto!). Comunanza che si esplica, anche ne "Il gioco dell'angelo" con un libro ritrovato proprio in questo cimitero, luogo che, per chi non lo sapesse, ospita tutti quei romanzi abbandonati che altrimenti sarebbero andati persi. Nel suddetto romanzo, però, tale ritrovamento sembrerebbe di secondaria importanza rispetto alla storia che prende piede pagina dopo pagina. Per la verità, ad un certo punto, si scoprirà come il vissuto del protagonista David Martìn e tale libro, intitolato Lux Aeterna, siano intimamente e visceralmente connessi.

Non vi dirò molto di più della storia, mi piacerebbe focalizzare l'attenzione su alcuni aspetti fondamentali, primo tra tutti il mio rapporto con questa lettura.

In tutta sincerità, questo romanzo non mi ha coinvolta emotivamente come il precedente, almeno non in quella che è la prima parte che ho trovata piuttosto lenta, piatta, come se la storia faticasse a decollare. Certo ci sono delle imbeccate che fanno capire al lettore che qualcosa di strano stia accadendo ma non c'è quel cambio di passo necessario tanto che, almeno fino a metà libro, mi sono dovuta davvero impegnare per proseguirne la lettura.
Poi, invece, il cambio di passo c'è stato. Il romanzo è diventato altamente adrenalinico e ha quasi surclassato l'inizio lento e stentato. Se avesse mantenuto il ritmo costante sin dal principio, in modo da consentire al lettore di entrare pienamente nel narrato fin dalle prime pagine, sarebbe stato all'altezza del precedente, ovvero "L'ombra del vento".
Ma, perché c'è un ma, questa diversa modalità narrativa tra il prima e il dopo mi ha dato l'impressione di leggere due diversi romanzi perché arrivata alle battute finali, in cui l'autore ripesca informazioni ritrovate nelle prime pagine e lì dimenticate, mi è sembrato quasi che facessero parte di un altro romanzo. 
Per non parlare poi del finale, inverosimile sì ma allo stesso tempo necessario perché completamente rispondente agli avvenimenti narrati.

Nonostante ciò, anche in questo romanzo emerge la grande capacità descrittiva dell'autore che arriva ad abbracciare non solo luoghi ma anche il contesto storico vissuto a Barcellona, la dittatura di Primo de Rivera con annessi e connessi.
Geniale e sorprendente, l'idea di ambientare il romanzo, dal punto di vista temporale, in un periodo antecedente rispetto ai fatti narrati nel precedente capitolo: dai primi del '900 fino all'epilogo nel 1945, anno in cui iniziano le vicende de "L'ombra del vento". Questo è un altro esempio di connessione tra i romanzi che raggiunge il suo massimo, e questa cosa l'ho molto apprezzata, coinvolgendo nuovamente la libreria dei Sempere che appariranno nelle vesti del nonno e del giovane figlio, nonché padre di Daniel il protagonista del precedente romanzo. Ma la cosa ancora più sorprendete è come in queste pagine prenda vita il personaggio di Isabella, la madre dello stesso Daniel defunta ne "L'ombra del vento", permettendoci di conoscere una figura che altrimenti sarebbe rimasta solo accennata.

Infine, ma non per importanza, il protagonista: David Martìn. Anche lui appartiene alla schiera dei personaggi che, usciti dalla penna di Zafon, non fanno altro che conquistare il lettore. È proprio la sua figura che ho apprezzato più di tutto e che mi ha permesso di porre in secondo piano i difetti riscontrati nella narrazione della prima parte dell'opera. 
David incarna quello che è il prototipo base dei personaggi di Zafon: un uomo tormentato, uno scrittore che combatte con parole, frasi, immagini; un uomo incapace di amare e che non lo lascia fare nemmeno agli altri. Altro punto di contatto una genitrice evanescente, non perché deceduta, ma perché ha abbandonato la sua famiglia. Ecco, quindi, un uomo nuovamente cresciuto dal padre, un padre che osteggiava il suo amore per la letteratura e che non era in grado di comprendere le esigenze del suo bambino.

In definitiva, meno coinvolgente del primo ma caratterizzato da tutti quegli elementi essenziali per apprezzare lo stile magnetico ed ipnotico di questo talentuoso scrittore. Dopo una piccola pausa proseguirò il mio viaggio alla scoperta del terzo capitolo che si prospetta essere, almeno da quanto dicono, avvincente, non quanto il primo, ma quasi!





lunedì 12 dicembre 2016

Recensione 'L'ombra del vento' di Carlos Ruiz Zafon





L'ombra del vento
Carlos Ruiz Zafon


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 417 - Prezzo: 12,50 € - eBook: 7,99€
(OMAGGIO CE)

A Barcellona, una mattina d'estate del 1945 il proprietario di un negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo segreto dove vengono sottratti all'oblio migliaia di volumi di cui il tempo ha cancellato il ricordo. E qui Daniel entra in possesso di un libro maledetto che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un mondo di misteri e intrighi legato alla figura di Julián Carax, l'autore di quel libro. Daniel ne rimane folgorato, mentre dal passato iniziano a emergere storie di passioni illecite, di amori impossibili, di amicizie e lealtà assolute, di follia omicida e di un macabro segreto custodito in una villa abbandonata. Una storia in cui Daniel ritrova a poco a poco inquietanti paralleli con la sua vita.






Ci sono romanzi carichi di mistero, romanzi che affascinano il lettore sia per contenuto, e quindi per storia narrata, che per i personaggi che ne calcano la scena. Ci sono romanzi, alla fine dei quali, ti domandi come mai tu non li abbia mai presi in considerazione o come mai quel piccolo numero, quel pedice, che ne rappresenta la mole, ti abbia sempre spinto a passare diritto davanti al loro scaffale, senza dargli nemmeno una possibilità. L'unica che quelle pagine sature di parole, in religioso silenzio, chiedono a noi lettori. 
Questo è un po' il riassunto di quanto avvenuto prima e dopo la lettura di Zafon e del capitolo che apre quella che è diventata, dal mese scorso, una quadrilogia a tutti gli effetti. Per l'accostamento ad un autore bellamente snobbato fino a questo momento (Mea Culpa!) devo ringraziare la casa editrice Mondadori che mi ha omaggiata di tutti i volumi di una storia che, almeno per questo primo lavoro, mi appare meravigliosamente coinvolgente. Ho in lettura il secondo romanzo di cui spero di parlarvi quanto prima. 

1945, Barcellona. Una mattina d'estate Daniel, figlio di un libraio, viene condotto dallo stesso padre in un luogo segreto il cui semplice nome basta ad instillare il giusto grado di curiosità sin dalle prime battute. Si tratta del Cimitero dei Libri Dimenticati, il posto in cui trovano dimora tutti quei libri che si perdono nell'oblio. I libri che nessuno ricorda, quelli perduti nel tempo. Rimangono lì, in attesa che un nuovo lettore arrivi e li porti con sé, affinché il loro spirito riacquisti forza. Sono libri con un'anima: quella di chi li ha scritti e quella di chi li ha letti. 
In occasione di questa prima visita, Daniel viene invitato a scegliere proprio uno di quei volumi, un romanzo che sortisce una sorta di richiamo: 'L'ombra del vento' di Julian Carax. 
Avrà inizio così una vera e propria avventura, un cambiamento radicale nella vita del protagonista che lo porterà costantemente vicino alla verità ma soprattutto al pericolo. Non voglio aggiungere altro perché si tratta di un romanzo tutto da vivere, un romanzo che vi terrà imbrigliati alle parole e alla storia che racconta.


"Un giorno sentii dire da un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale - non importa quanti libri leggeremo, quanti mondi scopriremo, quante cosa apprenderemo o dimenticheremo - prima o poi faremo ritorno."


Credo che la bravura di Zafon risieda nella capacità di aver creato una storia come poche, una storia affascinante, ricca di colpi di scena e mistero, da sortire un effetto ammaliatore sul lettore. A ciò contribuisce anche lo stile fluido in cui parti discorsive e dialoghi si alternano in maniera efficace, il tutto accompagnato da descrizioni di luoghi e personaggi che vediamo attraverso gli occhi di Daniel, un ingenuo bambino che si trasformerà in un adulto, con tutti quelli che sono i problemi dell'essere tale. Vedere è il verbo che descrive al meglio questa sensazione perché le descrizioni sono così nitide e particolareggiate che basta scostare lo sguardo dalle pagine per figurarsi il tutto. Questa è una caratteristica che apprezzo molto e che basta per conquistarmi al primo colpo. 

La narrazione rappresenta uno di quei casi in cui la storia deve essere seguita con attenzione a causa degli intrecci, dei numerosi personaggi e dei salti temporali che mostrano, in maniera inequivocabile, come il tutto abbia bisogno di tempo per risolversi. A ciò si accompagnano i parallelismi tra presente e passato quasi come se gli avvenimenti convergano in un punto di contatto, quasi che la storia di Daniel e quella di Julian prendano la stessa piega fino a coincidere e, pertanto, rendendoli entrambi protagonisti. Si dice infatti "...uniti dal destino e dal caso come gli anelli di una catena...". Sono loro gli attori principali, coloro che calcano il palcoscenico alla perfezione, tuttavia lo fanno supportati dai comprimari, da coloro senza i quali si avvertirebbe una mancanza. Sono proprio le voci dei comprimari che richiameranno agli occhi del lettore il passato più nascosto. 
Inevitabilmente, la figura di Julian è quella che conquista, che affascina il lettore con la sua aura di mistero, di oscuro. 

Il ritrovamento del libro segna il confine tra un prima e un dopo, un prima caratterizzato da una sorta di lenta narrazione e un dopo impregnato da tematiche forti quali l'amicizia, la lealtà, l'amore osteggiato e contrastato, la morte. Tra queste trova anche spazio il rapporto col genitore: un padre che è uno sconfitto e non sa di esserlo, un padre che le invisibili trame del tempo stanno allontanando dal figlio, e un figlio, Daniel, che cerca il riscatto personale e familiare. 

In definitiva una lettura più che piacevole, una lettura potente per quello che è un romanzo da leggere tutto d'un fiato. Un romanzo che vi trascinerà nel vortice emozionale ed altamente adrenalinico creato dalle parole impresse sulla carta. Se non lo avete ancora fatto è il momento di recuperare!








giovedì 27 ottobre 2016

Reader's Tip #2: 'La verità di Corrag' di Susan Fletcher



Rubrica a cadenza mensile nella quale troverete un mio consiglio letterario



Ultimo giovedì del mese e, come avveniva per il precedente, eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata ai consigli della Reader, che poi sarei io!

Tra pochi giorni è Halloween, una festa che ormai si è diffusa in tutti i Paesi, vicini e lontani, ed è per questo motivo che, fissando la mia libreria, ho scelto un romanzo che si interfaccia perfettamente con tale evento. 
Il titolo che ho accuratamente selezionato per voi, e del quale troverete un brevissimo pensiero a seguire, affronta una tematica a me cara, una tematica che mi ha, da sempre, affascinata: la stregoneria. 
Diciamoci la verità, spero ardentemente che una mia antenata fosse, tra le altre cose, una strega!
Vi lascio ad alcune generalità mentre noi ci rileggiamo tra qualche riga.






La verità di Corrag
Susan Fletcher


Editore: Mondadori - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 371 - Prezzo: 9,50 €


Scozia, 1692. In una cella buia e fredda una giovane donna, Corrag, sta aspettando che il suo destino si compia: tra pochi giorni sarà messa al rogo, accusata di essere una strega, responsabile del terribile massacro di Glencoe nel quale hanno trovato una morte orribile uomini, donne e bambini del clan MacDonald. Un episodio che interessa molto a Charles Lcslie, attivista politico irlandese, che vuole sfruttare la situazione di tumulto per ridare il trono al re James. Desideroso di ottenere informazioni, Leslie interroga Corrag e ascolta la sua verità e la sua storia: l'infanzia libera e selvaggia nelle brughiere con la madre guaritrice, l'amore per Alasdair MacDonald, il terribile giorno della strage, la fuga, la cattura. Un racconto destinato a mutare per sempre i destini dei protagonisti, una vicenda ricca di forti emozioni cha cattura e toglie il respiro.





PICCOLO PENSIERO



"Ho sentito parlare di destino. È una parola che non uso. Credo che ognuno faccia le proprie scelte. Credo che ognuno sia l'artefice della propria esistenza e che non ci si debba affidare completamente ai sogni e alle stelle. Forse, però, i sogni e le stelle possono indicarci la via. E quella del cuore è una voce potente. Sempre. Ascoltatela."


Non lasciatevi ingannare dalla copertina, non si tratta di un semplice romanzo d'amore nonostante nel libro se ne parli ampiamente. Tuttavia è un tipo di amore privo di sfumature romantiche, è un amore nei confronti del mondo, delle piccole cose. Un amore per la vita. Un inno alla vita da parte di una giovane donna prossima alla morte.
Da una cella buia e fetida Corrag attende il disgelo che la porterà verso quello che sembrerebbe essere il suo destino: bruciare sul rogo in quanto strega e responsabile del massacro di Glencoe.  
Pagina dopo pagina Corrag si racconterà al lettore emergendo in tutta la sua purezza e la sua fragilità. Corrag è il tutto e il niente, lei che vive in simbiosi con la natura, lei che ama un uomo che non potrà avere. Corrag è coraggio, determinazione.
Grazie alle magnifiche capacità descrittive dell'autrice, che fanno del romanzo una piccola raffigurazione su tela, conoscerete una storia magnifica e coinvolgente, una storia sussurrata all'orecchio del lettore ma capace di farsi strada sino al cuore, alla pancia e agli occhi. A toccare le corde dell'anima. 
Se avete voglia di emozionarvi questo è il libro che fa per voi, non a caso è anche tra i miei preferiti!







sabato 22 ottobre 2016

Recensione 'Il profumo delle foglie di limone' di Clara Sanchez/ 'Volevo solo una vita tranquilla' di Anna Talò


Buongiorno lettori, oggi un post un po' diverso dal solito perché troverete una doppia recensione, un piccolo pensiero per la verità. Ciò avviene sia per motivi logistici che temporali visto che altrimenti, con tutto l'arretrato, arriveremmo a Natale, e non mi pare proprio il caso!
I romanzi di cui vi parlo mi hanno fatto compagnia durante la pausa estiva e sono anche quelli che, beccandosi lo stesso tipo di valutazione su Goodreads, non mi hanno lasciato grandi emozioni una volta terminata la lettura. Mettetevi comodi perché si comincia!






Il profumo delle foglie di limone
Clara Sanchez


Editore: Garzanti - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 355 - Prezzo: 9,90 € - eBook: 3,99€


Spagna, Costa Blanca. Il sole è ancora molto caldo nonostante sia già settembre inoltrato. Per le strade non c'è nessuno, e l'aria è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare. È qui che Sandra, trentenne in crisi, ha cercato rifugio: non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. È confusa e si sente sola, ed è alla disperata ricerca di una bussola per la sua vita. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti. Sono come i nonni che non ha mai avuto. Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgono nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell'inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti. Si sono distinti per la loro ferocia e ora, dietro il loro sguardo pacifico, covano il sogno di ricominciare. Lo sa bene Julian, scampato al campo di concentramento di Mathausen, che da giorni segue i loro movimenti passo dopo passo. Ora, forse, può smascherarli e Sandra è l'unica in grado di aiutarlo. Non è facile convincerla della verità. Eppure, dopo un primo momento di incredulità, la donna comincia a guardarli con occhi diversi. Adesso Sandra l'ha capito: lei e il suo piccolo rischiano molto. Ma non importa. Perché tutti devono sapere. Perché ciò che è successo non cada nell'oblio.




Ho iniziato a leggere la Sanchez carica di aspettative. Fino ad ora avevo sempre sentito parlare molto di lei ma non mi ero mai avvicinata a quello che è il suo mondo. Per farlo ho deciso di iniziare proprio da quello che nel panorama della sua letteratura viene ritenuto il miglior lavoro. Un romanzo in cui passato e presente si fondono. Un passato che rappresenta un'onta di vergogna per l'umanità intera. Un passato al quale, alla fine dei conti, viene dato uno spazio marginale.
Ora, la storia. o meglio l'idea di base della stessa, mi è parsa sin da subito originale: è un sopravvissuto una delle voci narranti, Julian, oltre alla scialba coprotagonista femminile Sandra.
La pecca principale risiede proprio nella mancata caratterizzazione dei personaggi, accompagnata da comportamenti e dialoghi surreali, forzati, cosa che rende tali figure tutt'altro che umane e vere. Se da una parte troviamo Julian, un uomo che persegue la sua personale vendetta, che, pur essendo riuscito a costruirsi una famiglia, è continuamente ossessionato dal passato tanto da non riuscire a dimenticare un nome, una faccia, un giorno, un dettaglio del periodo trascorso nel campo di concentramento di Mauthausen, dall'altra, la sua controparte, è un'insulsa ragazzina di nome Sandra, colei che si ritroverà invischiata in un passato che non è il suo ma che ha tutta l'intenzione di affondare le radici anche nel futuro. Lei che in ogni dialogo, in ogni comportamento appare così infantile da non comprendere la gravità della situazione e l'importanza di un evento del passato, quale l'Olocausto, molto più grande di lei. Lei che è interessata, sin dal primo incontro con la coppia di anziani, solo ed esclusivamente alla loro eredità. 
L'anello di congiunzione tra i due è rappresentato proprio dai coniugi Christensen, Fredrik e Karin, due criminali nazisti. Una coppia che riteneva di fare del bene anche quando uccideva degli innocenti. Una coppia che, dietro lo sguardo pacifico, mansueto, nasconde il progetto di ricominciare esattamente da dove si è interrotta. E allora li vedrete tirare fuori l'uniforme, gli abiti sfarzosi, le acconciature dell'epoca e volteggiare in pista, con l'oscuro disegno di ricostituire la razza ariana, l'unica ammissibile. 
Sprazzi di nazismo, sprazzi di vendetta, sprazzi di vita. Il romanzo è un insieme di sprazzi, per non parlare poi del finale, incalzante e troppo frettoloso, come se l'autrice avesse sentito l'impellente bisogno di concludere senza un nulla di fatto. Nulla di fatto che forse troverà la propria risoluzione nel secondo capitolo. A questo punto spero che la Sanchez sia riuscita a compensare quelle mancanze che io ho riscontrato durante la lettura e che non mi hanno fatto per nulla apprezzare il romanzo. 











Volevo solo una vita tranquilla
Anna Talò


Editore: Corbaccio - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 170 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 9,99€


Teresa scrive manuali di auto-aiuto, in cui consiglia alle lettrici di andare incontro al domani piene di fiducia e ottimismo. Un insegnamento che proprio lei, però, si guarda bene dal seguire: vive praticamente reclusa in casa, frequenta solo lo zio magistrato e pochissime amiche storiche, e respinge da anni un vicino aitante e sciupafemmine che la corteggia implacabile. Per sfuggire alla noia apre un blog di piccola posta, sotto il falso nome di Lucilla, sul quale si scatena con risposte ciniche e spietate ai problemi di cuore che le vengono sottoposti, riscuotendo grandissimo successo. Proprio il suo stile corrosivo stuzzica il Vendicatore, uno stalker che si dimostrerà davvero pericoloso. Teresa sarà costretta a uscire dal proprio guscio per risolvere l’enigma che le sta rovinando un’esistenza che aveva costruito faticosamente perché fosse la più ordinata possibile; al suo fianco ci saranno lo zio e due inaspettati cavalieri che faranno la loro parte per tirarla fuori dai guai. Lei, che voleva solo una vita tranquilla, si trova a dover fare i conti con una lunga sfilza di imprevisti e di colpi di scena, usando solo l’arma della sua intelligenza e dell’umorismo.





Il motto di Teresa Mirella è 'Quando hai fatto del tuo meglio, sei a posto!', lei che scrive manuali di auto-aiuto, dispensando consigli a destra e a manca, ha scelto invece la via della solitudine, l'unico stato che le ha permesso di trovare un proprio equilibrio. Non avere impegni sociali, non uscire, non vedere quasi nessuno, eccetto lo zio che rappresenta la sua ancora di salvezza al pari di un naufrago con il salvagente, le conferisce sicurezza. Per sopperire alla noia Teresa ha deciso di aprire un blog sotto lo pseudonimo di Lucilla. Apparentemente nessuno conosce chi si nasconda dietro questa identità, almeno fino a quando non si materializza il Vendicatore, uno stalker che, partito dallo schermo, arriva direttamente dietro la porta di casa sua. Solo allora Teresa prenderà coscienza del fatto che tutta la sua vita stia per crollare come un castello di carte.
Un romanzo tutto sommato divertente, esilarante ed anche ben scritto. Si legge in pochissimo tempo e vi farà fare delle grasse risate, soprattutto perché ogni capitolo si apre con la domanda di un lettore e la tagliente risposta di Lucilla.
Unica pecca la parte giallistica del romanzo, le indagini, i sospetti e poi la rivelazione dell'assassino e del movente in un unico passaggio, prima ancora che l'autrice ne abbia palesato apertamente nome e cognome. Magari la cosa non sarebbe balzata così repentinamente ad un occhio meno attento ma nel mio caso, che come sapete amo i gialli, ha sortito l'effetto contrario. Io l'assassino, ahimè, l'ho capito anzitempo. Peccato perché, tutto sommato, si tratta di un romanzo davvero divertente.




lunedì 5 settembre 2016

Recensione 'L'uomo che inseguiva i desideri' di Phaedra Patrick






L'uomo che inseguiva i desideri
Phaedra Patrick


Editore: Garzanti - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 277 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Da un anno, ogni mattina, Arthur Pepper si sveglia alle sette e compie con esattezza gli stessi gesti. Si veste seguendo un ordine preciso, mangia una fetta di pane tostato, poi alle otto e mezzo si mette a sistemare il giardino. Questo è l’unico modo per superare il dolore per la perdita dell’amata moglie, Miriam, dopo tutta una vita passata insieme. Solo così gli sembra di poter fingere che lei sia ancora con lui. Ma il giorno del primo anniversario della sua scomparsa, Arthur prende coraggio e decide di riordinare gli oggetti di Miriam. Nascosta tra gli stivali, vede improvvisamente una scatolina. Dentro c’è un braccialetto con dei ciondoli: sono a forma di tigre, fiore, elefante, libro e altri piccoli oggetti. L’uomo sulle prime è perplesso; la moglie non indossava gioielli. Ma poi guarda con più attenzione e si accorge che su un ciondolo è inciso un numero di telefono, che Arthur non può fare a meno di chiamare subito. È l’inizio della ricerca e delle sorprese. Seguendo i ciondoli Arthur compie un viaggio che lo porta su un’assolata spiaggia di Goa che ha visto la donna giocare con un bambino indiano, a Londra da un famoso scrittore, in un’accademia d’arte dove è custodito un ritratto di Miriam da giovane, a Parigi in una raffinata boutique, in un castello della campagna inglese dove incontra una tigre, e in tanti altri luoghi che non aveva mai visitato. Un viaggio che gli fa scoprire una Miriam sconosciuta, ma che ha ancora tanto da insegnargli.





Nella vita abbiamo due scelte: restare o andare via. Alla prima, il dizionario affianca termini come 'trattenersi' o 'rimanere fermi in un luogo' e quindi non voler conoscere, più che non potere. La seconda è accompagnata, sempre dal suddetto dizionario, da sinonimi come 'muoversi', 'dirigersi' o 'recarsi', in più quella piccola locuzione via apre la strada al compimento di un viaggio, un viaggio di scoperta, di conoscenza, un viaggio che possa far luce. Ed è proprio questo il percorso che intraprenderà, pagina dopo pagina, il sessantanovenne Arthur Pepper, il protagonista di questa storia. 

Dalla morte della moglie Miriam, la sua anima gemella, la donna con la quale era in sintonia di pensieri, emozioni e desideri, Arthur ha scelto di restare, di relegarsi dentro quella casa piena di ricordi, senza alcuna voglia di mettere il naso fuori dalla porta. Un uomo metodico, confortato da quella stessa routine che compie quotidianamente, un uomo che non ricorda il momento esatto in cui aveva smesso di essere giovane per ritrovarsi improvvisamente vecchio, un uomo rimasto solo tanto che "...il silenzio assoluto della sua solitudine era più assordante di qualsiasi rumore lo avesse fatto arrabbiare in passato...".

Sarà il ritrovamento di un gioiello appartenuto alla moglie, un bracciale per l'esattezza, a rappresentare l'ostacolo alle sue buone intenzioni di voler continuare a vivere sì, ma restando fermo. 
Quel bracciale con i suoi otto ciondoli, completamente sconosciuto agli occhi di Arthur fino a quel momento, evocherà in lui una sensazione inquietante, quasi come se stesse spiando sua moglie e quella che era stata la sua vita prima di lui. Ogni ciondolo racchiude una storia ed ogni ciondolo è la causa di domande che sino a quel momento non erano mai esistite, portandolo ad aprire porte che forse sarebbe stato meglio lasciare chiuse per conservare intatto il ricordo di quella moglie che, in realtà, sembrerebbe non conoscere. 

Toccando l'India, l'Inghilterra e la Francia e sospinto dallo spirito di Miriam, Arthur compirà un viaggio non solo fisico ma spirituale. Un viaggio interiore che fungerà da cambiamento per lo stesso protagonista. Una ricerca che smuoverà qualcosa dentro di lui, facendolo riflettere su sua moglie, sul suo matrimonio e sulla sua famiglia, ma portandolo a comprendere che non si tratta più solo di Miriam, ma di se stesso.
Il suo andare via rappresenta il volersi sentire vivo, libero dalla sbarre di quella prigione dorata che si era costruito attorno e dove il ricordo, il dolore per la perdita di Miriam è ancora fresco. 

Con uno stile fluido, semplice, a tratti esilarante, l'autrice mette in scena una vera e propria favola in cui la magia, l'amore, la gioia del sorprendersi e del riscoprire se stessi costituiscono gli elementi essenziali. 
I personaggi sono tutti ben delineati, macchie di colore dai contorni netti e definiti; accanto al protagonista principale si muovono altre figure, delle comprimarie, a dire la verità. Spiccano Lucy, definita il ragno al centro della tela di famiglia, colei che deve tenere i fili insieme, colei che ha un forte desiderio di maternità e che, a differenza di suo fratello Dan che cade sempre in piedi, è costretta a sudarsi ogni cosa nella vita, e Dan che non dimostra alcun tipo di interesse e gratitudine per la sua esistenza e per quella paterna, anzi tra i due sembra essersi instaurato un rapporto in bilico, come se si trattasse di due personalità incompatibili soprattutto ora che si nota l'assenza della madre. 
Tuttavia, il cuore pulsante del romanzo è Arthur Pepper con la sua palpabile evoluzione, così come il cambiamento interiore che lo accompagna ogni qual volta incontra una persona o ascolta una storia. Lui che non vuole essere il vedovo di Miriam, che non può essere definito dalla condizione che lo caratterizza in seguito alla morte della moglie.

Un romanzo intimo, dalle tinte delicate, gentili, un romanzo che inneggia alla vita, alla riscoperta di se stessi, alla bellezza delle piccole cose e soprattutto all'amore incondizionato, quel sentimento che muove il mondo intero. 
Se volete sognare, emozionarvi, sorprendervi e viaggiare tra le pagine di un buon libro, questo è il romanzo che, senza ombra di dubbio, fa al caso vostro.




mercoledì 20 luglio 2016

Recensione 'Belgravia' di Julian Fellowes




Belgravia
Julian Fellowes


Editore: Neri Pozza - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 414 - Prezzo: 18,00 € - eBook: 12,99€
(OMAGGIO CE)


1815, Bruxelles. Tre giorni prima della battaglia di Waterloo che decreterà la caduta dell’impero napoleonico, la Duchessa di Richmond dà un ballo di gala per celebrare il coraggio del Duca di Wellington e dei suoi ufficiali, posti a difesa della città assieme all’esercito prussiano. Poco dopo la mezzanotte, arriva la notizia che l’esercito di Napoleone ha superato la frontiera e gli inglesi lasciano la festa per riunirsi alle truppe. A Sophia Trenchard, i cui genitori James e Anne Trenchard si sono arricchiti enormemente durante la rivoluzione industriale e sono entrati da poco nei salotti buoni dell’alta società, della guerra non interessa granché. Lei pensa solo a Edmund Bellasis, figlio ed erede di una delle famiglie più importanti della Gran Bretagna. Ancora non può sapere che quella notte accadrà un evento che cambierà per sempre il resto della sua vita... Venticinque anni dopo, nel 1840, i Bellasis, conti Brockenhurst, vivono a Belgravia, un nuovo quartiere di Londra costruito a un passo da Buckingham Palace. Un formidabile progetto realizzato da James Trenchard, che nel frattempo si è dato alle costruzioni. Ma se la vita della nobiltà sembra trascorrere serena, tra agi e pettegolezzi, tra i servitori gira voce di un segreto sconvolgente, un segreto che avrebbe a che fare con un ballo e con l’orfano che, da qualche giorno, si aggira nelle case dei potenti.





Quando il corriere si è presentato alla mia porta dicendomi che c'era un pacco da firmare mi ci sono fiondata con quella sensazione strana, quasi di speranza. Quando ho intravisto il famoso pacco tra le sue mani e ho sbirciato il nome della casa editrice avrei voluto, nell'ordine, abbracciare il corriere, strappare l'involucro e saltellare per casa perché avevo già intuito quale fosse il contenuto. 
Cosa ho realmente fatto: ho salutato il corriere augurandogli buon lavoro senza abbracciarlo, ho aperto con cura il pacchetto conservando l'involucro tra i cimeli di una book blogger e infine ho saltellato per casa (sì questo l'ho fatto!).
A tal proposito vorrei ringraziare la casa editrice Neri Pozza per la copia omaggio di quello che ritengo essere un capolavoro, ma, trattandosi di Fellowes, posso dire che non avevo dubbi in proposito.

Balli di gala, carrozze, vesti fruscianti e alte uniformi costituiscono quello che per me è un vero e proprio sentirsi a casa. So di essere nata nell'epoca sbagliata e spero tanto che una mia antenata abbia vissuto una vita del genere, tuttavia credo di essermi dilungata abbastanza per cui vado al sodo.

Con Belgravia siamo di fronte ad un romanzo che si muove su due registri temporali e in due luoghi ben distinti: 1815 Bruxelles, 1841 Belgravia, un nuovo quartiere di Londra costruito a due passi dalla residenza reale. Ad essere precisi il primo periodo è fine a se stesso, occupa la prima trentina di pagine, e funge da introduzione a quello che poi sarà il romanzo vero e proprio e alla storia che ha da raccontare.
Quindi, epoche diverse, luoghi differenti ma stessi personaggi, ad eccezione di qualcuno, cosa che non ho molto apprezzato ma che si è rivelata necessaria per imbastire tutto il resto e dare corpo alla struttura del romanzo. 
Da una parte troviamo i Trenchard, la famiglia di Sofia, il cui padre è molto ricercato nella comunità mercantile perché è colui che rifornisce l'esercito di vettovaglie ed è anche colui che, facendo un cambio di rotta, nella seconda parte del romanzo abbraccerà il settore edile compiendo la tanto agognata scalata sociale; dall'altra i conti Brockenhurst, la famiglia di Edmund Bellasis. Un amore osteggiato da ambo le parti, due famiglie che non potrebbero essere più diverse tra loro ma accomunate da un segreto sconvolgente, un segreto che ha le fattezze del giovane Charles Pope. 


"Nient'altro importava, non più. Lei lo amava. E lui la ricambiava. Gli aveva conferito il titolo di innamorato. Non gli serviva sapere altro. Se gli avesse spezzato il cuore, ne sarebbe valsa la pena, anche solo per quel breve interludio. Non poteva prevedere cosa sarebbe accaduto, ma amava, riamato. Per il momento doveva bastare."


'Belgravia' è il romanzo delle gelosie, dei tradimenti, degli scandali e, soprattutto, dei colpi di scena e sarete mirabilmente guidati nei meandri più segreti della nobiltà londinese proprio grazie allo stile dell'autore: solido, corposo, altamente descrittivo, che ben si adatta all'epoca temporale e alle vicende raccontate ma che richiede una certa attenzione da parte del lettore. 
Quello che accade ai protagonisti, che, badate bene, sono tanti ed ognuno con un ruolo preponderante e ben definito, è simile a quanto avviene quando un filo di perle si spezza: i grani, che simboleggiano le loro vite, si spargono sul pavimento e nulla ha più senso. Bisogna ritrovare il primo e ricominciare ad infilare con pazienza. Questa credo sia la metafora che meglio rende, da un punto di vista rappresentativo, il romanzo. Il lettore è chiamato a rimettere insieme quei pezzi, quelle mezze verità di facciata.
Ovviamente, proprio durante questa ricostruzione, si imbatterà in una serie di personaggi che non sono solo tratteggiati, sono ben costruiti, sono delle creature pensanti, con caratteri forti, e ad ognuno di loro è dedicato il giusto spazio tanto che possiamo sentirne le voci.

Ho apprezzato molto la capacità narrativa di Fellowes e il suo voler aggiornare il lettore con un'alternanza di parti discorsive che lo mettono al corrente di quanto avvenuto durante quel salto temporale che ci conduce dal 1815 al 1841.

In definitiva, questo è il romanzo dei segreti, delle mezze verità, delle verità personali che ognuna delle figure coinvolte svilupperà per proprio conto per cercare una spiegazione, del non detto, del taciuto. 
Questo è un romanzo in cui si parla di famiglie, allocate sui diversi gradini della scala sociale ma con la smania di espugnare le fortezze per trarne i propri vantaggi, per attuare quella scalata a cui tutti ambiscono. 
Questo è un romanzo in cui anche la servitù ricopre un ruolo di rilievo, tanto da diventarne i protagonisti, da tradire i propri padroni riesumando gli scheletri custoditi gelosamente negli armadi dietro lauti compensi, perché è il denaro che permette di appartenere 'al bel mondo'.

Un romanzo consigliato soprattutto a chi ama muoversi nelle epoche passate, a chi ama respirare il profumo di antico, a chi ama le saghe familiari e i segreti che le caratterizzano.







lunedì 4 luglio 2016

Recensione 'Scritto nel vento' di Beatriz Williams


Buon inizio di settimana lettori! Oggi sono qui per parlarvi di un romanzo nel quale mi sono imbattuta in maniera del tutto casuale, ovvero non faceva parte della mia TBR e, tra l'altro, non sapevo neanche di possederlo. La faccenda si è svolta così: alcuni di voi ricorderanno che quest'anno partecipo ad una challenge di lettura e tra gli obiettivi di questa tappa è richiesta la lettura di un libro con cappello in copertina. Essendo sicura al mille per mille di non possedere cartacei che potessero soddisfare tale requisito, ho iniziato a dare un'occhiata ai miei eBook. Devo ammettere che con cappello in copertina ne ho intravisti parecchi ma "Scritto nel vento" di Beatriz Williams ha saputo conquistarmi al primo sguardo ed anche la lettura si è rivelata molto piacevole, al punto tale che mi sento di consigliarlo proprio per questo periodo estivo, quando siamo alla ricerca di qualcosa di leggero ma bello. Detto questo, preambolo piuttosto lungo devo ammetterlo, vi auguro una buona lettura!




Scritto nel vento
Beatriz Williams


Editore: Nord - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 350 - Prezzo: 16,60 € - eBook: 5,99€


Rhode Island, 1931. Giovani e spensierate, Lily e Budgie si trovano come tutti gli anni sulle bianche spiagge di Seaview. E, mentre Budgie - estroversa e spigliata - passa da un flirt all'altro con sfacciata disinvoltura, Lily timida e riflessiva - instaura un profondo rapporto di amicizia con l'affascinante Nick, un'amicizia che ben presto si trasforma in un grande amore. Rhode Island, 1938. Dovrebbe essere un momento di gioia, invece è col cuore colmo d'angoscia che Lily si trasferisce nella sua residenza estiva. E il motivo è uno solo: nella casa accanto si sono appena stabiliti Nick e Budgie Greenwalds, di ritorno dalla luna di miele. Sono sette anni che Lily non vede né il suo ex fidanzato né la sua ex migliore amica, sette anni in cui ha cercato di dimenticare il tradimento, la delusione, il dolore. Ma adesso Lily non ha scelta: deve affrontare la persona che, in un istante, le aveva distrutto la vita. E, mentre la comunità di Seaview si prepara ad affrontare l'arrivo di un uragano, tra pettegolezzi malevoli, segreti inconfessabili e rivelazioni sconcertanti, Lily a poco a poco scoprirà che quello di Nick e Budgie non è affatto un matrimonio perfetto. Perché le ragioni che hanno spinto Nick a lasciarla sono ben diverse da quelle che lei aveva immaginato.






"Scritto nel vento" è un romanzo che si muove su due registri temporali differenti, 1931 e 1938, così come diversi sono i luoghi in cui è ambientato, New Hampshire e Rhode Island rispettivamente.

Nel 1931 Lily, la protagonista, e Budgie, sua amica d'infanzia, sono due studentesse. Timida, introversa e dotata di una rara bellezza la prima, sfacciata, estroversa e facile al flirt la seconda, è proprio durante una partita di football, partita nella quale gioca il fidanzato del momento di Budgie, che Lily incrocia lo sguardo di Nick Greenwald. Da quel semplice contatto nasce una bellissima e coinvolgente storia d'amore ma, perché in ogni cosa c'è un ma, il giovane rampollo è ebreo, una parola che equivale, almeno per l'epoca in cui sono ambientati i fatti, ad una barriera che separa il futuro dei singoli innamorati da quello che potrebbe essere il futuro insieme come coppia. Nonostante ciò i due sono pronti a sfidare amici e familiari pur di andare incontro, mano nella mano, al loro destino.

Nel 1938 i protagonisti non sono cambiati, ad eccezione della comparsa di Kiki, la vulcanica ed acuta sorellina di Lily dai tratti orientali, ma tutta la vicenda sì. Fidatevi, vi ritroverete a chiedervi se sia uno scherzo o cosa, Come perché? Perché la famosa Budgie, facile al flirt, ha sposato Nick, sì, avete capito bene, quel Nick ovvero il grande amore di Lily. I due, di ritorno dalla luna di miele, si stabiliscono proprio a Rhode Island dove la nostra protagonista è solita trascorrere le vacanze estive. E secondo voi non avviene l'incontro? Certo che avviene e, nonostante Lily e i Greenwald abbiano interrotto i rapporti da ben sette anni, i coniugi sono pronti a ricucire quello strappo lacerante.

Atmosfere antiquate, riti immutabili, mobili in vimini e odore di salsedine sono sensazioni che vi accompagneranno durante il corso della lettura, insieme al grande mistero che impregna le pagine del romanzo. Cosa è accaduto in quei sette anni di vuoto totale? Questa è la domanda che vi porrete spesso e volentieri e che credo fosse l'intento principale della stessa autrice: costruire il romanzo attorno a questo segreto. Un segreto che ne costituisce le fondamenta. 
La narrazione in prima persona, lo stile più che scorrevole ed ammaliante, insieme all'alternanza di capitoli tra il passato (1931) e il presente (1938), contribuisce ad incuriosire il lettore che, non solo si interroga su quanto avviene e possa essere avvenuto, ma che vuole a tutti i costi proseguire. Diciamo che si tratta di un romanzo in cui la fatidica frase 'Un altro capitolo e vado a nanna' non sortisce alcun effetto: vorrete sapere, sapere e ancora sapere.
Poiché è la stessa Lily a metterci al corrente delle vicende narrate, non potrete fare a meno di solidalizzare con la giovane protagonista. Una donna che, rimasta sola, dopo la fine della storia d'amore più importante della sua vita è stata quasi sepolta viva, senza qualcuno che la costringesse ad uscire dal guscio, schiacciata dal peso della sua viltà. Lei che vorrebbe essere più spavalda, più sicura di sé, con il bisogno di riprovare l'emozione di un bacio, di sentire un uomo che la stringa a sé, di ascoltarne il respiro. 
Interessante anche il personaggio di Nick, colui che per sicurezza e per forza di carattere compensa le mancanze di lei. Colui che si è innamorato del suo sguardo in tralice, di quegli occhi di colore azzurro scuro, già dal loro primo incontro. 

Unica pecca che ho riscontrato, a parte la prevedibilità di alcuni avvenimenti, è la scarsa contestualizzazione della storia narrata in quelli che sono gli anni '30, nel senso che potevamo trovarci benissimo negli anni '50 come nel 2016. Mi è mancata la descrizione di quel preciso periodo, fatta eccezione per la grande depressione a seguito del crollo di Wall Street e l'antisemitismo.

In definitiva "Scritto nel vento" è il romanzo dei fraintendimenti, dei tradimenti e del perdono con un finale che vi farà piangere e sorridere al contempo.