venerdì 22 settembre 2017

Recensione 'Ragione & Sentimento' di Stefania Bertola





Ragione & sentimento
Stefania Bertola


Editore: Einaudi - Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 224 - Prezzo: 17,50 € - eBook: 3,99€


Proprio come nel Surrey a fine Settecento, anche a Torino nel 2014 un padre muore all'improvviso lasciando la moglie e tre figlie decisamente nei guai. Ed eccole lí, Maria Cristina, Eleonora, Marianna, Margherita: da un giorno all'altro accerchiate dalla vita vera e in balía di molte forze. Anzi, soprattutto di due. La ragione e il sentimento. Una totale, effervescente, liberissima riscrittura da Jane Austen. «– Anche la Jaguar!!! – Maria Cristina vedova Cerrato lancia un urlo di autentico dolore. La Jaguar, no». La morte improvvisa di Gianandrea Cerrato, valente avvocato penalista, oltre a privare una moglie del marito e tre figlie del padre, ha delle conseguenze del tutto inaspettate. Da un giorno all'altro le quattro donne si trovano a dover riorganizzare la loro vita. Ed è Eleonora, la figlia maggiore, a cercare il modo di mandare avanti quella famiglia di femmine «variamente deragliate ». Mentre la piccola Margherita vive in una dimensione parallela, Eleonora e Marianna sono divise da una visione opposta dell'esistenza e dell'amore: Marianna legge Shakespeare e crede nell'amore assoluto, Eleonora invece, impegnata com'è a sbarcare il lunario e ad arginare la follia collettiva, non è affatto sicura di sapere cosa sia, veramente, l'amore. Intorno a loro si muove il mondo, con le sorprese, l'allegria, l'inganno. La ragione e il sentimento. Perché quella è una delle grandi battaglie che ci tocca combattere nella vita. Non proprio a tutti, perché esistono esseri fortunati senza ragione, o senza sentimento. Ma la maggior parte di noi ne ha un po' dell'una e un po' dell'altro, e non sempre riesce a farli coesistere pacificamente. Quindi si lotta: si lotta da sempre e si lotterà per sempre, e per questo motivo tra tutti i romanzi di Jane Austen Ragione e sentimento è quello più adatto a essere periodicamente riscritto, scagliandolo dentro il tempo e i secoli che passano.



Ho deciso di leggere Stefania Bertola spinta dalla curiosità. Dopo essermi documentata sui vari romanzi pubblicati nel corso degli anni la mia scelta è ricaduta proprio sul suo ultimo lavoro, "Ragione & sentimento", un titolo altisonante che in un modo o nell'altro non può che richiamare alla memoria l'omonimo capolavoro della cara zia Jane. La scrittrice, infatti, prende spunto dall'opera austeniana riproponendoci le stesse situazioni e vicende in una chiave tutta moderna. Ed è proprio per questo che, da estimatrice della Austen, non potevo che approcciarmi in punta di piedi al suddetto romanzo desiderosa di sapere cosa sarebbe accaduto durante questo nostro primo incontro.

Siamo a Torino nel 2014 dove, proprio come nel Surrey di fine Settecento, un padre muore improvvisamente lasciando la moglie Maria Cristina e le tre figlie, Eleonora, Marianna e Margherita, in un mare di debiti e senza un posto in cui abitare. Una famiglia di femmine variamente deragliate che tra missive sostituite da messaggi e social network, gentiluomini che di questo appellativo hanno ben poco e con al posto delle cavalcate partite di calcetto e audaci bungee jumping clandestini alle ore più insolite, si troverà a fare i conti con la vita vera, quella senza agi, quella in cui l'unica forma di sopravvivenza è strettamente legata alla capacità di adattamento, ma soprattutto alla capacità di barcamenarsi tra razionalità e passione, ragione e sentimento.

Ed è su questo dualismo, già presente in uno dei classici più famosi della letteratura, che saranno gettate le basi, le fondamenta, dell'intera vicenda. Un dualismo che si riflette negli stessi personaggi: Eleonora, la figlia maggiore, con l'innata capacità di valutare, misurare e decidere con l'aiuto del raziocinio, lei che affronta la vita e l'amore con concretezza e praticità, in contrapposizione alle due sorelle, Marianna e Margherita, la prima, svampita e bellissima, che crede nel grande amore, quello eterno, e nella propria purezza, e la seconda che vive di visioni d'amore, quasi oniriche, in cui a dichiararsi sono George Harrison e Paul McCartney.

Completamente svincolata dal modello classico del romanzo della Austen, che non costituisce una gabbia ma permette all'autrice di affrontare le tematiche e l'intera storia in totale libertà, la Bertola sonda l'animo umano per far emergere i segreti più reconditi, le parti più oscure di noi stessi, e lo fa servendosi di uno stile fluido, frizzante, pungente e sagace che rende la lettura agevole e spassosa, un po' come bere un bicchier d'acqua di quelli che, però, sanno dissetare. 
Toccando diversi argomenti quali il sesso, la ricchezza, la povertà, il concetto di famiglia e, non da ultimo, l'amore, con sullo sfondo una Torino perbenista e per certi aspetti molto retrograda, si riflette in maniera ironica, ma al contempo critica, sulla società e sul suo pensiero.

Unico neo, a mio avviso, la caratterizzazione un tantino surreale, per comportamenti o avvenimenti, di alcuni personaggi un po' troppo bizzarri anche per il XXI secolo.

Seppure la tramatura di base prenda le mosse da uno dei capolavori della letteratura classicista, seppure ci siano degli elementi di contatto tra i due romanzi, l'autrice non ha la pretesa di imitare, anzi, il paragone con Jane Austen è, assolutamente, impensabile. Si può senz'altro ammettere, però, che l'impresa della Bertola sia servita a dimostrare come un tale scritto non solo sia sempre attuale ma anche che, alla resa dei conti, epoche tanto diverse, e soprattutto tanto lontane nel tempo, possano diventare un tutt'uno, basta saper cogliere certe sfumature.

Concludendo, nonostante la storia sia abbastanza simile e per alcuni versi conosciuta, il romanzo, infarcito anche da una serie di novità in ottemperanza all'ambientazione temporale, si lascia leggere senza pretese, regalando al lettore leggerezza e risa in grande quantità.
Un romanzo fuori dagli standard a cui potremmo essere abituati, un romanzo che affronta la realtà per quella che è, senza se e senza ma, e soprattutto senza filtri perché "l'amore non è una statale, è un intrico di sentieri" e bisogna farsene una ragione, tanto per restare in tema.
 
 




giovedì 21 settembre 2017

The Hunting Word Challenge: Quarta Tappa!




Miei cari partecipanti, ben trovati! Siamo ormai agli sgoccioli perché, come saprete, ieri è terminata anche la Terza Tappa della The Hunting Word Challenge e questo vuol dire che oggi prende il via la quarta ed ultima tappa che decreterà i vincitori di questa sfida di lettura che vi ha fatto compagnia (si spera!) nel corso del 2017.

Ci tengo ad informarvi che questa tappa sarà piuttosto impegnativa, come potrete notare a breve dalle parole che vi saranno assegnate, per questo motivo calma e sangue freddo!



QUARTA TAPPA
dal 21 Settembre al 20 Dicembre


Ha inizio oggi la Quarta Tappa che si concluderà alle ore 18:00 del 20 Dicembre. Questo vuol dire che, come già sapete, potrete inviare le vostre recensioni entro tale orario. Tutto ciò che arriverà successivamente alle suddette non verrà preso in considerazione.

Il modo di giocare rimane invariato ma vi ripeto ogni cosa in modo che non abbiate nessun tipo di problema o dimenticanza.


1) Dovrete scegliere un libro (e per libro si intende un libro di minimo 150 pagine, a tal proposito faranno fede le schede Amazon e Goodreads, non singoli racconti, fumetti e varie ed eventuali, né riletture!) che abbia: 

- quella stessa parola nel titolo; (3 PUNTI)
- una o più parole nel titolo che siano ricollegabili per significato o idea; (1 PUNTO)
- quella stessa parola disegnata in copertina; (5 PUNTI)


Piccolo esempio: se una delle parole date fosse LUNA/LUNE potreste leggere "La luna e i falò" di Cesare Pavese oppure "Cinder. Cronache lunari" di Marissa Meyer oppure "Blue" di Kerstin Gier (che ha una luna rappresentata in copertina!).

Osservazione 1: potrete cambiare il numero della parola, cioè usarne il singolare o il plurale, ma non il genere, quindi se la parola è al femminile singolare, potreste utilizzarla al femminile plurale, ma non al maschile. 
Piccolo esempio: se la parola fosse Regina, Regine andrebbe benissimo, ma non Re!

Osservazione 2: nel caso in cui leggiate in lingua le parole non possono essere tradotte, quindi rimangono in italiano e, di conseguenza, non le troverete mai nel titolo. Tuttavia potreste usare il libro in lingua nel caso in cui la parola fosse raffigurata in copertina, quindi sarebbe l'unico caso possibile. Ovviamente a lettura in lingua corrisponde recensione in italiano. Questo concetto si estende anche a libri che in italiano presentano il titolo in una qualsiasi altra lingua (ad esempio "Chocolat" di Joanne Harris ha un titolo straniero per cui potrebbe essere usato solo per la raffigurazione!)


mercoledì 20 settembre 2017

Recensione 'Il rumore della pioggia' di Gigi Paoli






Il rumore della pioggia
Gigi Paoli


Editore: Giunti - Genere: Giallo/Thriller
Pagine:285 -Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze. Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.




La pioggia che bagna, che lava ogni cosa, ogni macchia, ogni colpa, che fa da sottofondo, quasi musicale, all'intera vicenda, creando la scenografia perfetta per quelli che sono i fatti narrati, è uno degli elementi caratteristici, nonché portanti, di questo bellissimo noir che mi ha conquistata sin dalle prime battute. Noir che si riflette anche nelle atmosfere un po' gotiche, nelle tinte fosche del cielo cupo e ombroso di novembre, nell'aria grigia dei palazzi, nello sfumato orizzonte visivo del colore dell'acciaio, nell'efferatezza dell'omicidio. Ventitrè coltellate squarciano il corpo della vittima, un anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze, e l'assassino sembra avere le sembianze di un fantasma. Un caso complicato ed intricato, un caso che vede presente e passato intrecciarsi tra loro perché è proprio lì che affondano le radici di quella che è, a tutti gli effetti, una storia di vendetta, una storia che seguiremo al fianco delle forze dell'ordine e dei magistrati, ma soprattutto accanto al personaggio principale, Carlo Alberto Marchi, giornalista del Nuovo Giornale, esperto in cronaca giudiziaria.

"Può capitare a volte che nel mare di carte si trovi quell'appiglio necessario a riemergere, respirare e faticosamente tornare sulla terraferma. Non è sempre così. Perché spesso, in un mare di carte, si può anche affogare."

Come ormai saprete sono un'amante di questo genere di romanzi ed ho sempre il terrore di imbattermi in qualcosa di trito e ritrito. Partita con i piedi di piombo sono rimasta piacevolmente colpita ed entusiasta dinanzi ad una lettura che si è rivelata magnetica e realistica sotto molti aspetti.

Elemento innovativo, è l'affiancamento tra forze dell'ordine e giornalismo. Nella stragrande maggioranza dei romanzi a cui siamo abituati l'indagine viene condotta da commissari, poliziotti, carabinieri e quant'altro, mentre in questo caso specifico fa capolino una nuova figura che ci permetterà di osservare il tutto da una prospettiva diversa e di aprire gli occhi su un mondo sconosciuto ai più. Carlo Alberto Marchi è un giornalista, un padre single alle prese con una ragazzina prossima all'adolescenza e un uomo che tiene le donne a distanza perché lui con la parola "coppia" ha chiuso. È uno di quei personaggi che, quasi in sordina, è in grado di conquistarsi la fiducia non solo di chi gli sta affianco nella storia stessa, ma soprattutto del lettore che, assumendo le sembianze della cosiddetta spalla, lo accompagna nel corso delle ricerche. Imperfetto, ironico e sempre sul pezzo, Carlo vive di storie e per le storie, quelle che gli raccontano e di cui scrive, ed è proprio per questo che non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio eroe, non sarà lui il risolutore del caso ma, inconsapevolmente, sarà l'autore di quella brusca sterzata, del famoso cambio di rotta, in un'indagine che sembrerebbe già risolta.

Un punto di forza riguarda il tipo di narrazione. Siamo di fronte ad un romanzo corale in cui i diversi punti di vista contribuiscono da una parte a rendere il racconto dinamico, mantenendo viva l'attenzione di chi legge, dall'altra ad avere una visione d'insieme ben definita andando a comporre, con i singoli tasselli, un mosaico più grande e molto più complesso che lentamente si dipana sotto gli occhi attenti del lettore. A ciò contribuisce anche la scelta di permanere in un determinato luogo, in una scena, cambiando semplicemente la voce narrante e garantendo, in questo modo, una continuità. Per spiegarmi meglio: ci si sente un po' come il famoso moscerino nella stanza, sempre presente e sempre informato sui fatti.

Con un ritmo serrato, incalzante, soprattutto nella parte iniziale, quando tutto deve ancora accadere, e con una scrittura pulita, lineare, arricchita da terminologie specifiche che non appesantiscono in alcun modo la lettura, l'autore costruisce, strutturalmente parlando, un romanzo molto intelligente che racconta in maniera concreta la realtà dei fatti, tralasciando il surreale. Servendosi di riferimenti storici e geografici ci invita a compiere un vero e proprio viaggio tra i vicoli oscuri, tra i segreti più reconditi di Firenze, città che è sì sullo sfondo ma che allo stesso tempo è parte integrante del narrato, aspetto che si avverte e che fa la differenza. 
Per non parlare dell'indagine che, non solo non lascia intendere nulla anzitempo, ma condurrà ad una risoluzione inaspettata e ad un assassino insospettabile. 

Gigi Paoli è uno scrittore che sul pezzo ci sa stare in maniera eccellente e non posso negarvi che nel romanzo si intraveda l'impronta prettamente giornalistica, cosa che ho molto apprezzato e che, a mio avviso, fornisce quel quid che fa la differenza e che mi fa dire, senza ombra di dubbio, che ci troviamo di fronte ad un esordio con i fiocchi e ad uno di quei narratori da tenere d'occhio. Se ancora non vi siete avvicinati al suo mondo credo che dovreste farlo al più presto. Io fortunatamente ho già un nuovo romanzo, nato dalla sua penna, in cui rifugiarmi per sentirmi in un porto sicuro ed accogliente.





lunedì 18 settembre 2017

Recensione 'Ogni nostra caduta' di Dennis Lehane





Ogni nostra caduta
Dennis Lehane


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine:418 - Prezzo: 18,60 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Rachel Childs ha tutto ciò che aveva sempre desiderato. E sta per perdere ogni cosa. Dopo anni di studio e duro lavoro, mossa costantemente da un animo indagatore, Rachel riesce a diventare una giornalista di successo. Donna tormentata e imprevedibile, ha ancora addosso il peso di un'ingombrante figura materna, insieme al mistero mai risolto sull'identità del padre. Ma ha raggiunto un equilibrio e la sua vita procede felicemente. Fino al crollo. A seguito di un'umiliante crisi di nervi, traumatizzata, si ritrova a vivere come una reclusa, abbandonata da tutti. È un evento inatteso in una sera di pioggia a stravolgere profondamente la visione che Rachel ha di se stessa, oltre che la sua vita privata. Un incontro con un uomo che torna dal suo passato e che l'aiuta a risollevarsi dal baratro in cui è prigioniera. Ma proprio quando si sente di nuovo sulla vetta, Rachel scopre di trovarsi in realtà sull'orlo di un precipizio ancora più spaventoso. Attirata in una trama intessuta nell'inganno, Rachel dovrà trovare dentro di sé la forza per affrontare le sue più grandi paure e accettare verità che non avrebbe mai potuto immaginare.


Dennis Lehane è un grande autore, su questo non c'è ombra di dubbio, ma il nostro incontro non è stato dei migliori. Trovo molto difficile, infatti, parlarvi di questo romanzo perché, a dirla tutta, mi sono trovata di fronte ad un tipo di lettura, e quindi di storia, ben diversa da quella che mi aspettavo.
Sono trascorsi un paio di giorni da quando ho voltato l'ultima pagina proprio perché sentivo l'esigenza di dover fare il punto della situazione per potervene parlare in maniera esaustiva.

Cominciando dal principio, il romanzo si apre in una maniera tale da suscitare nel lettore grandi aspettative per il prosieguo: "Un martedì di maggio, quando aveva trentacinque anni, Rachel uccise suo marito con un colpo di arma da fuoco. Lui inciampò all'indietro con in volto una strana espressione di conferma, come se si fosse sempre aspettato che prima o poi lei lo avrebbe fatto...".
Questa, almeno, era la mia idea di base. Le cose poi si sono evolute in maniera alquanto sorprendente, sì, ma in senso negativo.
Lo stralcio che vi ho proposto fa parte del prologo e va ad anticipare un avvenimento che nel libro troveremo ma ben oltre la metà. A questo punto sorge spontaneo chiedersi cosa ci sia prima di arrivare a tale episodio. Ebbene, strutturalmente parlando, il romanzo è diviso in tre grandi sezioni, prologo escluso: Rachel allo specchio 1979 - 2010; Brian 2011 - 2014; Rachel nel mondo 2014.

Nella prima parte l'intento dell'autore è quello di raccontare e far conoscere al lettore la protagonista attraverso il suo vissuto. Rachel è una personalità molto complessa, stretta nella morsa del senso di perdita generato dall'abbandono del padre e con un rapporto con la genitrice, non solo estremamente complicato, ma sempre sul punto di essere messo in discussione. Alla morte della madre, Rachel deciderà di ritrovare suo padre grazie all'aiuto di un investigatore privato, Brian, quello stesso Brian che ritroveremo successivamente in quella che è la parte centrale del romanzo. Sebbene l'intento sia quello di inquadrare al meglio la figura di Rachel, spiegando al lettore le cause alla base di quel trauma così radicato in lei e influente sulle scelte future, questa sezione intimista, che va a scavare nell'animo umano, diviene estremamente prolissa tanto da potersi considerare una sorta di premessa senza fine. A mio avviso tutti questi dettagli potevano essere inseriti, ad esempio con digressioni temporali, in quella che poi è la storia vera e propria che prende piede nelle sezioni successive. Così facendo, invece, è successo che alla fine del romanzo ho avuto l'impressione di aver letto due storie diverse, con ritmi diversi e completamente scorporate l'una dall'altra.

Nella seconda e nella terza parte il romanzo subisce, poi, una vera e propria trasformazione diventando, agli occhi di chi legge, molto più interessante. Ciò è sicuramente dovuto al passaggio da un ritmo lento e piatto, ad uno serrato e sempre più incalzante. Non manca nemmeno l'azione, tra morti, inseguimenti e sparatorie che, tuttavia, sfiorano l'inverosimile, il surreale, tanto che il romanzo indossa i panni dell'action thriller, più pensato per il grande schermo che per la lettura.
Questa è anche la sezione in cui emerge quella domanda attorno alla quale ruota l'intera costruzione della vicenda, e cioè se conosciamo fino in fondo le persone che ci stanno accanto e come cambia il nostro atteggiamento nei loro confronti quando scopriamo che non sono quello che pensavamo. 

Come avrete intuito il romanzo non mi ha convinta. L'ho trovato piuttosto strano, lacunoso e confuso. Si poteva tagliare molto, accorpare le informazioni e rendere il tutto più omogeneo, più armonico. Ho sempre avuto la sensazione che la scrittura sia stata pensata per la trasposizione cinematografica e questo, in un modo o nell'altro, influisce e non poco. Bisogna ammettere, però, che Lehane è in grado di scandagliare minuziosamente l'animo umano attraverso quella che è una vera e propria indagine psicologica. Ciò che funziona grandemente, infatti, sono proprio i diversi personaggi e la loro umanità. Direttamente o indirettamente, svolgono un ruolo chiave all'interno del narrato. Saranno loro a cadere e, nonostante tutto, a trovare il coraggio e la forza di rialzarsi.






domenica 17 settembre 2017

Sneak Peek Settembre!

Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria


Buona domenica lettori! Riprendendo quelle che sono le sane e vecchie abitudini è tempo di fare un giretto virtuale in libreria soffermandoci su alcune delle uscite del mese corrente. Come sempre vi ricordo che si tratta di una selezione di romanzi tra quelli che già potete trovare o che troverete in libreria nelle prossime settimane. Prendete carta e penna, si comincia!




In libreria dal 5 Settembre


Trama:

Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l'unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno - uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici - se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi - nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant'anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c'è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l'immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi clamorosi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, commovente e stralunato, Fabio capirà che le nostre stranezze sono il tesoro che ci rende unici e intanto scoprirà la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.




In libreria dal 7 Settembre


Trama:

Per tutta la vita, a Elias è stato ripetuto che il suo destino era servire l'Impero. Ma tutto è cambiato quando lui si è rifiutato di giustiziare Laia, una schiava la cui unica colpa era sognare un mondo migliore. In quell'istante, Elias ha capito di non voler diventare lo strumento di un regime oppressivo e autoritario, che ha proibito ogni forma di scrittura. E per questo è stato condannato a morte. Tuttavia in suo aiuto è accorsa Laia, che adesso gli propone un patto: lei lo farà scappare se, in cambio, lui la guiderà fino a Kauf, la famigerata prigione in cui sono reclusi i traditori, e l'aiuterà a organizzare l'evasione di suo fratello Darin. Elias accetta e, ben presto, i due si ritrovano a marciare attraverso una terra selvaggia e irta di pericoli, costantemente braccati dall'esercito imperiale. Ed Elias scoprirà troppo tardi che tra i soldati che danno la caccia a lui e a Laia c'è anche Helene, la sua compagna di addestramento, la sua amica più fidata. L'unica che è sempre stata in grado di prevedere ogni sua mossa. E adesso Helene ha un solo, straziante obiettivo: ucciderlo.





In libreria dal 12 Settembre


Trama:

Gennaio 1558, Kingsbridge. Quando il giovane Ned Willard fa ritorno a casa si rende conto che il suo mondo sta per cambiare radicalmente. Solo la vecchia cattedrale sopravvive immutata, testimone di una città lacerata dal conflitto religioso. Tutti i principi di lealtà, amicizia e amore verranno sovvertiti. Figlio di un ricco mercante protestante, Ned vorrebbe sposare Margery Fitzgerald, figlia del sindaco cattolico della città, ma il loro amore non basta a superare le barriere degli opposti schieramenti religiosi. Costretto a lasciare Kingsbridge, Ned viene ingaggiato da Sir William Cecil, il consigliere di Elisabetta Tudor, futura regina di Inghilterra. Dopo la sua incoronazione, la giovane e determinata Elisabetta I vede tutta l'Europa cattolica rivoltarsi contro di lei, prima tra tutti Maria Stuarda, regina di Scozia. Decide per questo di creare una rete di spionaggio per proteggersi dai numerosi attacchi dei nemici decisi a eliminarla e contrastare i tentativi di ribellione e invasione del suo regno. Il giovane Ned diventa così uno degli uomini chiave del primo servizio segreto britannico della storia. Per quasi mezzo secolo il suo amore per Margery sembra condannato, mentre gli estremisti religiosi seminano violenza ovunque. In gioco, allora come oggi, non sono certo le diverse convinzioni religiose, ma gli interessi dei tiranni che vogliono imporre a qualunque costo il loro potere su tutti coloro che credono invece nella tolleranza e nel compromesso. Dopo il successo straordinario de I pilastri della terra e Mondo senza fine, la saga di Kingsbridge che ha appassionato milioni di lettori nel mondo continua con questo magnifico romanzo di spionaggio cinquecentesco, in cui Ken Follett racconta con sapiente maestria la grande Storia attraverso gli intrighi, gli amori e le vendette di decine di personaggi indimenticabili, passando dall'Inghilterra e la Scozia, alla Francia, Spagna e Paesi Bassi. Ambientato in uno dei periodi più turbolenti e rivoluzionari di tutti i tempi, La colonna di fuoco è un romanzo epico sulla libertà, con un forte richiamo all'attualità di oggi.




In libreria dal 14 Settembre


Trama:

A volte per far nascere un'amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l'una dall'altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po' di responsabilità nei giorni dell'amica dominati dal caos. Un'equazione perfetta. Un'unione senza ombre dall'infanzia alla maturità, attraverso l'adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un'esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest'ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.




In libreria dal 19 Settembre


Trama:

Ci sono ferite che non si rimarginano, giorni che non si dimenticano. Come il giorno in cui Rachel ha detto addio al suo migliore amico, Henry Jones. Era una sera d'estate, e lei stava per trasferirsi dall'altra parte del Paese. Ma, prima di andarsene, si era nascosta nella libreria gestita dai Jones e aveva infilato una lettera nel libro preferito di Henry. Una lettera d'amore a cui Henry non aveva mai risposto. Ora, però, sono passati tre anni e quel giorno sembra lontano una vita intera. Perché nel frattempo il fratello di Rachel è morto, e lei è l'ombra di quel che era. Il dolore la soffoca, e l'unica via d'uscita sembra tornare a casa. Dalle cose che Rachel ama di più: la libreria e Henry. I due iniziano quindi a lavorare fianco a fianco, circondati dai libri, confortati dalle parole. E, mentre tra gli scaffali impolverati della libreria si intrecciano le storie di tutta la città, Rachel e Henry si ritrovano. Perché non c'è posto migliore delle pagine di un libro per ritrovare se stessi.



giovedì 14 settembre 2017

Recensione 'Ci vediamo un giorno di questi' di Federica Bosco


Esce oggi, per Garzanti, il nuovo lavoro di Federica Bosco, "Ci vediamo un giorno di questi". Un romanzo che parla di vita vera, in ogni sua sfumatura di colore, emozione e sentimento. Ho avuto il piacere e l'onore di poterlo leggere in anteprima ed è per questo che ve ne propongo la recensione proprio nel giorno della sua uscita. Buona lettura!




 Ci vediamo un giorno di questi
Federica Bosco


Editore: Garzanti - Genere: Narrativa Contemporanea
 Pagine:310 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


A volte per far nascere un'amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l'una dall'altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po' di responsabilità nei giorni dell'amica dominati dal caos. Un'equazione perfetta. Un'unione senza ombre dall'infanzia alla maturità, attraverso l'adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un'esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest'ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.



Nell'Etica Nicomachea Aristotele scriveva che l'amicizia è una virtù che si basa su una libera scelta. Inoltre è cosa necessarissima per la vita, in quanto nessuno sceglierebbe di vivere senza amici anche se avesse tutti gli altri beni. Distinta dall'amore e dalla benevolenza, l'amicizia comporta un rapporto attivo. Nello specifico è caratterizzata dalla reciprocità e dal vivere insieme, cioè dalla comunanza di ideali e di vita. L'amicizia è infatti uno dei legami più profondi che si possano instaurare tra gli esseri umani perché disinteressato.

Ed è proprio sulle fondamenta del sentimento di Amicizia, quella con la maiuscola, quella che condivide, che combatte, che tra alti e bassi supera la tempesta, che la Bosco costruisce una storia come poche, servendosi di due protagoniste coraggiose: Caterina e Ludovica, il giorno e la notte. La prima assolutamente fiduciosa del prossimo, la seconda diffidente della sua stessa ombra. Caterina è il raggio di sole che rischiara il grigiore della vita, Ludovica ne è, invece, la spettatrice, colei che rimane sugli spalti a fare il tifo senza mai prendere parte alla gara perché messa in soggezione dalla vita stessa, come un ospite che non vuole disturbare. Caterina che per valutare l'importanza di un uomo si basa su una semplice lista di pro e contro, al contrario di Ludovica per la quale, invece, contano le sfumature perché non può essere solo bianco e nero.
Una piccola squadra, due facce di una stessa medaglia, tanto diverse tra loro, cocciuta e ostinata la prima, debole ed insicura la seconda, ma che vivono di compensazione.

Con l'ausilio di una prosa fluida, scorrevole, intervallata da dialoghi brillanti e condita di metafore sempre attuali, l'autrice ci invita a fare un viaggio in quella che è la vita vera, un pacchetto completo, senza sconti, fatto di scelte, gioie, dispiaceri, sofferenze e felicità. Il tutto reso su carta con compostezza e leggerezza.

Tutta la narrazione è affidata alla voce di Ludovica, zia appagata, amica devota, lavoratrice indefessa e amante ordinaria, ma questa scelta di ricorrere ad un narratore diretto non va ad inficiare in alcun modo sulla caratterizzazione, soprattutto psicologica, degli altri personaggi. La Bosco in questo è molto brava perché riesce a rendere, ottimamente, il quadro d'insieme. Di pari passo allo scorrere del tempo si ravvisa una maturazione, un'evoluzione, di alcune figure rispetto ad altre. La stessa Ludovica che fino ad un certo momento ha vissuto di luce riflessa, sospinta dalla vitalità di Caterina, si ritroverà a dover fare i conti con quelle onde che aveva sempre cercato di arginare; sarà la vita stessa a costringerla a sbocciare, proprio come un fiore, in tutta la sua pienezza. Ed è questo loro rapporto, questa equazione perfettamente riuscita che prendendoci per mano, ci conduce nel vortice di emozioni magistralmente raccontato.

Oltre all'amicizia che costituisce la tematica portante dell'intera storia, si parla di adolescenza, dei finti adulti "...capaci di installare un'app ancora prima di camminare, ma completamente incapaci di vivere nel mondo reale..."; dell'amore che provoca le farfalle nello stomaco e di quello tossico che controlla, che gestisce, che manipola, che prevarica e incute timore.

Ci vediamo un giorno di questi è un romanzo che si legge nell'arco di 24 ore e che una volta riposto sullo scaffale fa sentire il lettore più consapevole e più pronto ad affrontare il domani. Fiducia, unione, condivisione, adattamento, costruzione, rivincita, speranza, coraggio sono tutte parole chiave che descrivono al meglio le diverse sfaccettature di questa bellissima storia. Un racconto emozionante ed estremamente coinvolgente che spinge a riflettere anche sulla propria condotta di vita.

Ed e per questo che, con il mare di Genova sullo sfondo, quel mare a cui raccontare i propri peccati sperando in una soluzione o in un'assoluzione, imparerete come "nel protocollo dell'amore, in caso di necessità, è previsto di rompere il vetro delle abitudini per far fronte comune", che "quando si è amici per la pelle, lo si è nella buona e nella cattiva sorte" e che bisogna approfittare di ogni momento, senza lasciare nulla in sospeso, perché ogni giorno potrebbe essere l'ultimo.






martedì 12 settembre 2017

Recensione 'L'arminuta' di Donatella Di Pietrantonio


In questo martedì che sa molto di lunedì, almeno per me, ho deciso di recuperare la recensione di uno dei romanzi letti durante la pausa estiva. Il recupero non è nemmeno casuale perché, proprio qualche giorno fa, "L'Arminuta" ha vinto la 55^ edizione del Premio Campiello. Buona lettura!





L'Arminuta
Donatella Di Pietrantonio


Editore: Einaudi - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:176 -Prezzo: 17,50 € - eBook: 8,99€


Ci sono romanzi che toccano corde così profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia così questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche più care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per “l’Arminuta” (“la Ritornata”), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi.



Nella sua forma intransitiva, il verbo ritornare assume il significato di, cito testualmente, "andare di nuovo nel luogo da cui ci si era allontanati" ma, nella sua forma transitiva, lo stesso verbo assume un altro significato: "restituire".
Il romanzo della Di Pietrantonio si incentra proprio sul duplice significato che il verbo può assumere nella lingua italiana. Si parla, infatti, di ritorni che sanno di restituzioni che, a loro volta, sanno di abbandoni. E tutto questo viene anticipato già dal titolo: L'Arminuta, ovvero la ritornata, di tutti e di nessuno.

Un romanzo fuori dal tempo, un romanzo ancestrale e che profuma di antico, della vita che fu, quella in cui lo stare a tavola diventava un vero e proprio combattimento per accaparrarsi il cibo; quella in cui si dormiva in uno stesso letto con la coccia, la testa, vicino ai piedi dell'altro nel buio popolato dai fiati; quella in cui era uso comune affidare un figlio, soprattutto se la famiglia era molto numerosa, alle cure di un parente che quel figlio non poteva averlo e che pure ne era desideroso.

La tematica affrontata dall'autrice si incentra sul concetto di maternità, in senso stretto, e sulla complessità dei rapporti famigliari, in un senso più ampio, osservando il tutto da una prospettiva nuova: gli occhi di una tredicenne abbandonata per la seconda volta. L'Arminuta, di cui nel corso del romanzo non verrà mai fatto accenno al nome, si presenta al lettore ferma sulla soglia di una porta sconosciuta, quella della sua 'famiglia per forza', con una valigia in una mano e una sacca di scarpe nell'altra mentre si appresta ad andare incontro al proprio destino. Ed è proprio questa scena iniziale, ammantata di dolore e sofferenza, ma sicuramente non di accettazione, che spinge il lettore a non restare indifferente e ad iniziare ad amare visceralmente quella bambina. Accolta come un accidente, un impiccio per tutti e una bocca in più da sfamare, subisce gli attacchi dei fratelli impotente e rabbiosa. Il privilegio che porta dalla vita precedente la distingue, isolandola dalla sua stessa famiglia d'origine. Ed è allora che emerge il senso di vuoto, il dubitare della propria appartenenza. Figlia di separazioni, di parentele false o taciute, di distanze.


"Nel tempo ho perso anche quell'idea confusa di normalità e oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza. È un vuoto persistente, che conosco ma non supero. Gira la testa a guardarci dentro. Un paesaggio desolato che di notte toglie il sonno e fabbrica incubi nel poco che lascia. La sola madre che non ho mai perduto è quella delle mie paure."


I punti di forza di questo romanzo sono diversi e tutti concorrono a completare un quadro d'insieme che sia d'effetto agli occhi di chi legge. Primo tra tutti la costruzione del narrato. Ebbene più che raccontare una vera e propria storia, con un inizio ed una fine, il romanzo ci presenta uno spaccato di vita famigliare. Ad un passato fatto di ricordi, che si affacciano alle stanze della memoria della giovane protagonista, si alternano episodi del presente e brevi rimandi ad un futuro che è sì lontano, ma che ci permette di inquadrare al meglio alcune figure secondarie. È l'intrecciarsi di questi tre tempi che rende la trama robusta ed interessante e che spinge il lettore a domandarsi il motivo di quanto stia avvenendo.

Per non parlare poi della potenza evocativa delle parole, dello stile di scrittura asciutto, a tratti spigoloso, scarno ma essenziale proprio per raccontare al meglio la realtà dei fatti, un mondo che ha per protagonisti le classi sociali meno abbienti, i vinti, i sacrificati, egoisti e duri all'apparenza. 
A ciò si accompagna il sottile tratteggio su carta per delineare i protagonisti dell'intera vicenda e quell'Abruzzo così aspro e ruvido ma genuino che fa da cornice al tutto e che emerge prepotente nelle espressioni dialettali.

Costruito sulla contrapposizione tra il dolore della perdita e la voglia di ritrovare il proprio posto in una famiglia che la ha abbandonata, L'Arminuta è un romanzo intenso, ricco di sentimenti, delicato e al contempo prorompente. Un romanzo che racconta gli strappi della vita e i diversi tentativi compiuti per ricucirli. Un romanzo che insegna come, a volte, basta poco alla vita stessa per cambiare all'improvviso, lasciando quella sgradevole sensazione di amaro in bocca, di sofferenza, e come sia importante, però, imparare a lottare per ritrovare il proprio posto nel mondo.