venerdì 19 gennaio 2018

Recensione 'Fiori sopra l'inferno' di Ilaria Tuti





Fiori sopra l'inferno
Ilaria Tuti


Editore: Longanesi - Genere: Thriller
Pagine: 366 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 8,99€


«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»




Poco fuori Travenì, sul limitare della foresta millenaria sovrastata da cime innevate e pareti rocciose a strapiombo, viene ritrovato il cadavere di un uomo, completamente nudo e privato degli occhi, gli organi di senso che hanno il compito di scoprire il mondo, osservarlo e misurarlo. Con i suoi vestiti è stato realizzato uno spaventapasseri che, a qualche metro di distanza, si gode la scena del ritrovamento. Uno spettacolo macabro e raccapricciante con cui dovrà fare i conti il sessantenne commissario Teresa Battaglia, una ferocia che non è destinata a fermarsi ma che si ripercuoterà in tutta la sua brutalità anche sulle vittime che seguiranno. Non un normale caso di omicidio, ma frutto della psicosi di un assassino, un killer che non lascia tracce, che sa come muoversi in quel posto reso candido dalla copiosa quantità di neve che ricopre ogni cosa come un vello.


"È un inchino alla vita, questo sentimento che mi attraversa da quando sono arrivata nella valle. Un inchino alla vita e al suo dispiegarsi anche in assenza di luce e di cure. È lei la più forte, e noi i suoi strumenti."


Ho scelto di leggere Fiori sopra l'inferno spinta dalla curiosità. Ilaria Tuti è stata definita una delle nuove voci da tenere d'occhio nel panorama del thriller italiano e a giusta ragione, aggiungerei. 
In effetti la Tuti ci regala una storia interessante, ben scritta e strutturata, incalzante il giusto con un ritmo e uno stile narrativo scandito da pause che comunque non inficiano in alcun modo la lettura in generale: il lettore ha bisogno di quelle interruzioni per metabolizzare e riflettere sui vari tasselli che vengono disseminati, durante il corso della narrazione, con sapiente maestria.
La scia di omicidi e sparizioni si dipana nel presente ma affonda le proprie radici nel passato, un passato che viene introdotto grazie a capitoli che, a partire dal 1978, ci raccontano di una Scuola, sospesa tra le vette aguzze e le acque di un lago, una costruzione sbagliata, fuori luogo, carica di segreti, ammantata di mistero, frutto del capriccio di una nobiltà non disposta ad accettare i limiti. Un luogo che richiede devozione, devozione che presuppone ed implica una qualche rinuncia.

Eppure, accanto alla ferocia e alla brutalità, la Tuti è in grado di raccontare con estrema delicatezza le emozioni umane e per farlo si serve di un commissario, una donna, Teresa Battaglia.
Con un cognome che calza a pennello con il personaggio e che lascia intendere anzitempo al lettore di che pasta sia fatta, Teresa appare, ad una prima occhiata, burbera ma fortemente empatica, razionale e al contempo istintiva. Attenta osservatrice e sicuramente avvezza al clima che circonda lei e la sua squadra, ha sviluppato la capacità di riuscire, con pochi dettagli, a fare un quadro completo ed abbastanza preciso e veritiero circa l'assassino, le sue abitudini e il suo vissuto. Tuttavia il caso che dovrà affrontare risulterà ben più complesso e articolato perché la porterà a combattere battaglie personali con il proprio presente ma, soprattutto, con il proprio passato, conducendola laddove non si era mai spinta, a superare i limiti fisici e psichici.
Sul suo personaggio l'autrice ha compiuto un lavoro eccellente facendola emergere rispetto agli stereotipi che caratterizzano figure femminili del suo calibro e rendendola interessante agli occhi del lettore. Ne risulta una personalità complessa, volitiva. Custode di un segreto, Teresa, ormai sessantenne, è scesa a patti con la solitudine, coinquilina discreta che ha imparato ad assorbire, giorno per giorno, a piccole dosi, proprio come si fa con i veleni, in modo da rendere la propria anima invulnerabile ai suoi attacchi. Aiutata dal tempo a liberarsi della tristezza, compagna silente per gran parte della sua vita, Teresa ha imparato a gestire il dolore, un fardello necessario da trascinarsi dietro per non rinunciare ai ricordi. Eppure, costretta a diventare la guardiana di se stessa, con l'avanzare dell'età che non perdona, si ritroverà a fare i conti con il suo incubo peggiore: dipendere da qualcun altro perché incapace di provvedere a se stessa e agli scherzi della memoria. Ed è a questo punto che emergeranno la sua forza e la sua determinazione, la voglia irrefrenabile, nonostante tutto, di lanciare il proprio corpo alla ricerca di tracce, di usare ogni energia rimasta per portare a termine il proprio lavoro.
Ad ostacolarla una comunità chiusa e bigotta, poco collaborativa e che tende a proteggere il gruppo e il suo equilibrio in quanto tale piuttosto che il singolo individuo.

Scrivere un buon thriller non è semplice ma, al suo esordio, la Tuti dimostra di avere tutte le carte in regola per centrare il bersaglio: una grande padronanza della materia ed una maturità stilistica che le permettono di mantenere alta l'attenzione del lettore e di far trasparire quel senso di umanità che caratterizza il romanzo nella sua interezza. Umanità che si riflette anche nella visione e nella comprensione del male e di quel killer che, da carnefice, si trasforma in vittima. Complici di tutto ciò una protagonista impareggiabile, ed una cornice paesaggistica descritta in maniera talmente attenta e dettagliata da far sentire il lettore completamente coinvolto e avvolto da un'atmosfera cupa in cui è la natura a farla da padrona. Tutte queste caratteristiche rendono il romanzo estremamente godibile, una lettura davvero interessante per gli amanti del genere e proprio per questo motivo estremamente consigliata!






lunedì 15 gennaio 2018

Recensione 'La tentazione di essere felici' di Lorenzo Marone


Benvenuti lettori! In questo inizio di settimana vi lascio la recensione di un romanzo che mi ha fatto compagnia lo scorso weekend e che rappresenta per me un ritorno ad un porto sicuro. Avevo già avuto modo di conoscere Lorenzo Marone e la sua scrittura con lavori più recenti lasciando indietro proprio il suo primo romanzo, quello che lo ha reso celebre e che, a distanza di anni dalla sua pubblicazione, continua ad essere un insegnamento e un monito per chiunque senta il bisogno di leggerlo. Ho conosciuto lo scorbutico Cesare Annunziata ma di lui vi parlo per bene tra qualche rigo.




La tentazione di essere felici
Lorenzo Marone


Editore: Longanesi - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 264 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 3,99€


Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità.



Tutto quello che questo romanzo si prefigge di raccontare al lettore risiede già nel titolo o, per essere più precisi, in una parola del titolo: tentazione. Da vocabolario il significato assunto è quasi dispregiativo, si dice, infatti, "allettamento, impulso o stimolo, interno o esterno, a compiere qualche cosa che non si dovrebbe...". Quindi, in definitiva, il tentare di essere felici rappresenta una cosa da cui sarebbe meglio astenersi, rifuggire. E Lorenzo Marone, attraverso i suoi personaggi, ci parla di questa felicità immeritata, proprio in ottemperanza al significato di tentazione che, almeno in un primo momento, costituisce il pretesto giusto dietro al quale barricarsi. La non scelta equivale alla paura del cambiamento. Ma il sostantivo, derivando dal verbo latino temptare che, tra i tanti suoi significati ha anche quello di riuscire in qualcosa, può assumere sfumature diverse e diametralmente opposte. Ed è a questo punto che quegli stessi personaggi si ridestano dal torpore che li ha trascinati in balia degli eventi e danno vita a quello stesso cambiamento da cui rifuggivano, cambiamento che coincide con l'esigenza, da parte degli stessi, di provare ad essere felici. Una felicità che, di conseguenza, diventa una scelta consapevole. 

Lorenzo ha la grande capacità di rendere straordinario l'ordinario, il quotidiano, e per farlo si serve ogni volta di personaggi magnetici, personaggi che con le loro storie, il loro vissuto, sono capaci di far stare in piedi l'intero romanzo. Figure ingombranti, figure con un proprio peso che sanno farsi amare e che sanno come conquistarsi la fiducia di chi è destinato ad incontrarli. Tali figure sono un vero e proprio dono e Cesare Annunziata, lo scorbutico Cesare Annunziata, ne è, inequivocabilmente, la prova.

Cesare è la voce narrante che, in solitaria e in prima persona, ci accompagna nel corso di tutto il racconto. Cesare Annunziata è un personaggio sopra le righe, inadatto ad ascoltare gli altri per sua stessa ammissione. Burbero e cinico, non riesce a manifestare in alcun modo il suo affetto nei confronti dei due figli, Sveva e Dante, e del nipote Federico: "so intrattenere una puttana, travestirmi da generale dell'esercito, zittire un marito che maltratta una donna, so smuovere un vecchio malridotto dalla poltrona e accogliere in casa chi ha bisogno di un rifugio. Ma non so fare il nonno premuroso, non sono in grado di donare amore a chi ne ha diritto". Vedovo da cinque anni, ha trascorso la sua vita a recriminare contro Caterina, quella moglie che è frutto di scelte sbagliate, o meglio di non scelte. 
Trincerato dietro l'aggettivo 'vecchio' che costituisce un alibi, una giustificazione alle sue condotte poco ortodosse, Cesare è un trasformista, ovvero è in grado di assumere i panni di diverse figure a seconda delle situazioni e delle circostanze che lo vedono direttamente coinvolto. Ma, se imparerete a conoscerlo, vi renderete conto del fatto che l'egoismo e il cinismo di questo personaggio non sono altro che una maschera: per Cesare scegliere è sempre stato logorante ed è per questo motivo che si sente un incompiuto con pochi anni da vivere e un bagaglio di rimpianti, rimorsi e mancanze.
Chiamato a fare i conti con il proprio passato, con gli errori, le insoddisfazioni e l'incapacità di comunicare, Cesare si ritroverà, ben presto a dover affrontare il cambiamento. Lui che cerca di limitare le incursioni del presente vivendo in solitudine diventerà il punto cardine per ognuno dei personaggi che lo circondano e che, in un modo o nell'altro, arricchiscono la storia nel suo complesso con la loro presenza.
La svolta nella vita del burbero ed ironico Cesare, il cambiamento, sarà rappresentata dall'arrivo di Emma, la vicina di casa, colei a cui la vita ha insegnato a non mostrare dolore, colei cha ha vergogna dei maltrattamenti subiti da quell'uomo che diceva di amarla e che si ritiene addirittura la responsabile degli eccessi di rabbia dello stesso. Un personaggio bellissimo, una storia nella storia. Oltre a lei conosceremo Sveva, una donna infelice che non ha il tempo di fermarsi un attimo per rendersene conto; Dante e la sua omosessualità; Marino con cui la vita non è stata affatto gentile eppure non le ha voluto togliere il saluto; Rossana, una delle tante persone che per vivere chiede scusa come se la sua esistenza possa essere di fastidio per qualcuno.


"Ci insegnano le equazioni, Il cinque maggio a memoria, i nomi dei sette re di Roma, e nessuno ci chiarisce come affrontare le paure, in che modo accettare le delusioni, dove trovare il coraggio per sostenere un dolore."


Con l'ironia, il sarcasmo e la leggerezza che contraddistinguono la scrittura di Lorenzo vengono affrontate una serie di tematiche cardine senza però sminuirne la loro importanza: si parla di vecchiaia, di solitudine, di omosessualità, di famiglia, di violenza sulle donne. Saremo condotti nei meandri di una storia che profuma di buono, accompagnati da personaggi tutti da scoprire, personaggi più che umani, e per questo molto vicini al lettore, che da un certo punto in poi inizieranno a condurre la propria battaglia di riscatto nei confronti di una vita che li ha visti soccombere sotto il peso degli eventi, trascinati dall'onda che inghiotte senza via di scampo.

La tentazione di essere felici è, in definitiva, una lunga riflessione in cui, con quel pizzico di consapevolezza che non guasta mai, tirare le somme sulla propria esistenza e fare i conti con quelle verità scomode, e quindi inaccettabili, che fanno parte della vita di ogni essere umano.
Un romanzo che aiuta a riflettere e che insegna al lettore che "...non c'è un solo modo per affrontare la solitudine, c'è chi si rinchiude in casa, chi si affeziona troppo agli animali, chi, infine, impara a conversare col silenzio...", che "...non esistono persone più coraggiose di altre, c'è solo chi affronta il dolore quando deve essere affrontato...", che "...l'essere umano è un maestro nel girare a vuoto pur di non raggiungere l'obiettivo che lo terrorizza..." e che bisogna apprezzare chi combatte ogni giorno per essere felice. Combattete e scegliete, è questa la chiave per la vostra felicità!

 





domenica 14 gennaio 2018

Sneak Peek Gennaio!


Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria
 
 

Buona domenica lettori! A quanto pare trenini, trombette e cappellini sono ormai un ricordo lontano perché siamo già giunti alla metà di Gennaio.  Come di consueto, è tempo di rispolverare la rubrica dedicata alle uscite del mese, uscite che potrete già trovare o che troverete nei prossimi giorni in libreria. Ormai lo saprete, ma è sempre meglio ripeterlo visto che negli ultimi mesi si sono aggiunti molti nuovi lettori, si tratta si una selezione personale tra tutte le diverse preposte editoriali. Prendete carta e penna!




LA RAGAZZA DELLE PERLE

- Lucinda Riley -
In libreria dal 3 Gennaio


Da quando Star ha trovato la sua vera famiglia e un nuovo amore, CeCe si sente sola, vulnerabile e inadeguata. Ha ormai perso tutto: il rapporto speciale che aveva con la sorella, e anche l’ispirazione per i suoi quadri. In fuga da una vita in cui non si riconosce più, si ritrova in volo per l’Australia, sulle tracce che il padre le ha lasciato prima di morire: una foto in bianco e nero e il nome di una donna sconosciuta. Ma quello che doveva essere lo scalo di una notte a Bangkok si trasforma nella prima tappa di un viaggio eccitante e avventuroso. Sulle meravigliose spiagge di Krabi, CeCe incontra Ace, un giovane affascinante, solitario e alquanto misterioso. Tra un bagno nelle acque cristalline e una cena romantica, Ace l’aiuta a scoprire la storia della sua antenata Kitty McBride, donna forte e coraggiosa, emigrata in Australia agli inizi del Novecento: sulla scia fatale di una rarissima perla rosata, Kitty si ritrova divisa tra l’amore di due fratelli rivali, e al centro delle trame di una famiglia che possiede un vero e proprio impero…
Quando infine CeCe arriva nel caldo feroce del deserto australiano, la sua creatività si risveglia all’improvviso: forse questo continente immenso e selvaggio è davvero casa.







FIORI SOPRA L'INFERNO

- Ilaria Tuti -
In libreria dal 4 Gennaio


«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell'orrido che conduce al torrente, tra le pozze d'acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l'esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l'inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa. Sono un commissario di polizia specializzato in profiling, e ogni giorno cammino sopra l'inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall'età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l'indagine. Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura».





giovedì 11 gennaio 2018

Recensione 'Non ditelo allo scrittore' di Alice Basso


Buongiorno lettori e benvenuti nel mio angolino! Oggi, dopo un breve arretrato di letture e recensioni, vi lascio il mio parere sul primo romanzo in assoluto che mi ha fatto compagnia in questo inizio anno. Confesso che, da qualche tempo, non procedo a scatola chiusa ma scelgo un libro che possa farmi iniziare il mio anno da lettrice nel migliore dei modi. La scelta è ricaduta, ovviamente, su un'autrice che è ormai una garanzia non solo per la sottoscritta ma per tutti coloro che hanno iniziato a leggere i suoi romanzi con protagonista la cara Vani Sarca. Buona lettura!




Non ditelo allo scrittore
Alice Basso


Editore: Garzanti - Genere: Giallo
Pagine: 316 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€


A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno.
Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica.




Sia che sia trascorso un solo giorno, sia che ne siano trascorsi molti di più dall'ultima volta, la scrittura di Alice e il suo personaggio letterario, Vani Sarca, hanno la capacità di riaccoglierti e farti sentire a tuo agio già dalle prime pagine. Proprio come due care e vecchie amiche. Proprio come se il tempo non fosse mai passato tra un incontro e il successivo. 

Siamo di fronte al terzo romanzo della serie dedicata alla ghostwriter più famosa del web e ogni volta è sempre più difficile scriverne la recensione: c'è il rischio di parlare davvero troppo e rovinare la sorpresa. Ad essere sincera, in questo preciso momento, alberga in me una voglia quasi irrefrenabile di confessarvi tutto quello che vi aspetta in questa nuova avventura, come se fossimo intorno ad un falò a raccontarci storie. Ovviamente non posso farlo e non lo farò perché questo terzo volume, carico di pathos, palpiti e sospiri (termini che, mi rendo conto, cozzano non poco con la protagonista, se avete già imparato a conoscerla, ma tant'è!), merita di essere letto e vissuto capitolo dopo capitolo.

Partiamo subito col dire che, dei tre romanzi, questo è sicuramente il mio preferito. Nonostante non sia facile mantenere alti gli standard e le aspettative dei lettori, Alice ci è riuscita alla grandissima regalandoci una lettura completa, complessa e con il giusto grado di romanticismo, un romanticismo ben lontano dallo stucchevole dove saranno le damigelle a salvare i cavalieri senza bianchi destrieri, regalandoci una vera e propria inversione dei ruoli più che apprezzata dalla sottoscritta e in pieno stile Vani Sarca. 
In questo volume, oltre a ritrovare i classici personaggi a cui siamo stati abituati, si pone particolare attenzione proprio sulla protagonista. Immergendoci tra le pieghe del suo passato, a cui vengono dedicati interi capitoli narrativi che si interfacciano al tempo presente, incontreremo una Vani liceale che fa dell'ironia la sua arma per combattere il mondo intero. Riusciremo a comprendere come tutto abbia avuto inizio, o meglio cosa l'abbia spinta a sviluppare quelle sovrastrutture caratteriali che la rendono indimenticabile agli occhi del lettore: talento naturale nella manipolazione mentale ed esperta universale nel trovarsi sempre e ovunque fuori posto. Il caso o il destino faranno sì che proprio questa sua grande capacità di inquadrare una persona alla prima occhiata, riuscendo a leggergli dentro e a superare la cosiddetta scorza esteriore, si rivelerà fatale ai fini della narrazione stessa e del rapporto con il commissario Berganza, secondo personaggio che, ormai, adoro follemente. Un individuo a metà strada tra un essere umano, non dei più classici beninteso, e il commissario tipo, quello di cui egli stesso legge nei noir di cui va ghiotto.

Ravvisabile, senza alcun dubbio, l'evoluzione della stessa Vani, chiamata ad una vera e propria maturazione che la porterà a mettersi in gioco e a compiere delle scelte necessarie. In questo romanzo, infatti, si parla tanto di scelte, che siano della stessa protagonista, in senso stretto, o di chi le ruota attorno, in senso più ampio. Poiché l'epilogo finale è pregno della parola 'scelta', ho temuto grandemente che le cose non andassero per il verso da me sperato, salvo poi tirare un lungo sospiro di sollievo una volta terminata la lettura. 
Al contempo, evoluzione è proprio la parola chiave da estendere anche alla narrazione e ne costituisce una costante nella continuità degli eventi e delle vicende che, a partire da quel primo romanzo dal titolo "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" e passando per "Scrivere è un mestiere pericoloso", ci ha condotti proprio qui, dove il lettore avrebbe sperato di trovarsi sin dal principio.
A completare il tutto la scrittura della Basso che, brillante, intelligente, ironica e mai casuale, rappresenta il modo perfetto per evadere dalla realtà.

Ora, se non vi siete ancora accostati al mondo di Alice e della cara Vani credo sia opportuno rimediare però a vostro rischio e pericolo perché, a questo punto, una confessione devo farvela: anni ed anni di letture mi insegnano che, trovandoci al terzo romanzo della serie, e prospettandosi l'uscita di altri due volumi, la situazione dell'amata protagonista è troppo rosea, quindi c'è da aspettarsi che la piega presa possa subire una qualche brusca virata. La cosa mi agita non poco quindi cara Alice, te ne prego, non spezzarci troppo il cuore!

In definitiva, se avete bisogno di qualcosa di fresco, dalle sfumature romantiche ma non melense e con la giusta gradazione di giallo e mistero, questo è il romanzo che fa per voi, o meglio la serie che fa per voi perché sarebbe più giusto partire dal primo volume.







lunedì 8 gennaio 2018

Recensione 'Il confine dell'ombra' di Gianluca Arrighi


Buon inizio di settimana lettori! Le feste sono belle e finite anche se negli ultimi giorni non ci ho capito molto avendoli trascorsi a letto con febbre alta. Quando uno si ammala pensa sempre di poter sfruttare quel tempo per leggere e, alla fine, è proprio l'unica cosa che non riesce a fare. 
Detto questo, oggi sono qui per lasciarvi il mio parere su uno dei libri letti negli ultimi giorni dell'anno appena trascorso. Un thriller con i fiocchi che consiglio agli amanti del genere. Mettetevi comodi allora!




Il confine dell'ombra
Gianluca Arrighi


Editore: Cento Autori - Genere: Thriller
Pagine: 222 - Prezzo: 13,00 € - eBook: 6,99€


L'Unità di Analisi del Crimine Violento, nata nel 1994 con l'obiettivo di supportare l'autorità giudiziaria nei casi di omicidi particolarmente efferati, è alla disperata caccia di uno dei più pericolosi serial killer italiani. Orco, chiamato così per via di una mostruosa maschera con cui si nasconde il volto, è scaltro, intelligente, feroce, inesorabile. Prende sistematicamente in giro le forze dell'ordine. Il suo modus operandi cambia da vittima a vittima e non lascia mai una firma precisa. Il commissario Pietro Tolfa, dopo aver lasciato il suo incarico alla Procura di Roma, è da poco stato nominato direttore dell'Unità e riceve da Orco un messaggio preciso. Il Mostro chiede che nelle indagini sia coinvolto un uomo che da tempo non fa più parte dei ranghi dello Stato. Lo stesso con cui Tolfa aveva lavorato in passato e che, a suo avviso, non avrebbe mai accettato di investigare ancora su degli omicidi seriali: l'ex pubblico ministero Elia Preziosi. Per quale motivo Orco vuole Preziosi? L'ex magistrato vive ormai in disparte, lontano da Roma e dalla Procura. È un uomo che vuole dimenticare il suo passato. Ma è anche, soprattutto, un uomo di legge. E così, dopo una scelta tormentata, il suo desiderio di giustizia prevarrà ancora una volta. Elia Preziosi tornerà in prima linea e inizierà la sua lotta contro il tempo nel tentativo di sventare un piano folle e diabolico.



Pubblicato lo scorso aprile dalla casa editrice Cento Autori, Il confine dell'ombra di Gianluca Arrighi è uno di quei romanzi che, devo confessarvelo, era sfuggito al mio occhio di lettrice, nonché amante di gialli e thriller. 

In questo caso specifico ci troviamo di fronte ad un legal thriller, un sottogenere del thriller, in cui rivestono un ruolo fondamentale figure come giudici, avvocati e pubblici ministeri che indagano su fatti criminosi o processi giudiziari che li vedono coinvolti in prima persona. Nel romanzo di Arrighi, in effetti, sarà Elia Preziosi, ex magistrato, a ritrovarsi invischiato in una vera e propria caccia al killer. Orco, così ribattezzato dall'Unità di Analisi del Crimine Violento per via di una mostruosa maschera che gli copre il volto durante gli omicidi, ha un modus operandi che varia da una vittima all'altra. Mai un errore. Mai un segno di riconoscimento che possa ricollegare in una qualche maniera, tra loro, gli omicidi che si susseguono ormai da ben sette anni. Sarà proprio lui, che ama riprendere le uccisioni ed inviarle alle forze dell'ordine per prendersi gioco di loro, a chiedere il coinvolgimento in prima persona dell'ex pubblico ministero obbligandolo ad una scelta tormentata.

"Comincerò dalla maschera. Molti pensano che sia una semplice copertura, un drappo che si distende sul volto per celarlo. Quasi come se la maschera fosse più legata alla superficie che alla profondità. Niente di più sbagliato. Ciò che vive in superficie, infatti, nasconde ciò che dimora nelle profondità. Ogni uomo ha bisogno di una maschera, per nascondere alla luce la sua vera essenza e per poterla poi manifestare al mondo visibile. Solo attraverso le maschere agiamo nel mondo. Ed io ormai non sono che questo, un uomo senza volto."

Il Confine dell'ombra è un romanzo corale, non tanto per voci quanto per punti di vista e figure che calcano un palcoscenico ben strutturato e costruito dall'autore. In questo romanzo, infatti, i protagonisti sono molti e tutti diversi tra loro, tanto che si può parlare, senza ombra di dubbio, di coprotagonismo.
Il primo in assoluto, che impariamo a conoscere sin dalle prime pagine, è l'Unità di Analisi del Crimine Violento, nata per supportare le strutture investigative e l'autorità giudiziaria nei casi di omicidi efferati.
A dirigere tale unità troviamo il secondo protagonista: Pietro Tolfa, dedito al lavoro e padre di famiglia, è un poliziotto che si è guadagnato i gradi con i risultati sul campo e non con le pubbliche relazioni. 
Ancora, Elia Preziosi, colui che è chiamato ad investigare su richiesta dello stesso killer. Ex magistrato, traumatizzato dagli omicidi di un caso precedente che lo aveva avvicinato non di poco alla morte, Elia ha deciso di mollare il suo lavoro e rifugiarsi sulle spiagge della Sardegna. Un uomo accanto al quale è difficile vivere, un uomo da guarire, tormentato dal passato e con un equilibrio precario che, da un momento all'altro, può portarlo a rompersi del tutto. È a lui che si contrappone Orco, l'ultimo protagonista. 
A questo punto è bene evidenziare uno degli aspetti vincenti del romanzo e che lo contraddistinguono da altri presenti in commercio ed appartenenti allo stesso genere. Arrighi, infatti, ci propone un'alternanza di capitoli in cui il punto di vista tende a cambiare coinvolgendo tutti i diversi protagonisti, Orco compreso. La scelta di dedicare alcuni capitoli, anche con una certa frequenza, al serial killer si rivela più che azzeccata perché permette al lettore di trovarsi accanto al mostro ed avere un quadro d'insieme molto più completo e ad ampio raggio. Così facendo è possibile entrare nella mente dell'assassino, nella sua psicologia di uomo tormentato dagli specchi della memoria. Un assassino metodico, preciso e paziente che attraverso le provocazioni alle forze dell'ordine vuole raccontare la sua storia. La reazione di un uomo prima, e di un killer poi, verso qualcosa del passato che lo aveva profondamente ferito e reso incapace di tollerare frustrazioni e sconfitte. 

Agli omicidi che si susseguono senza sosta si accompagna, allo stesso modo, una narrazione costituita da parti dialogiche ben congegnate e frasi brevi interrotte da segni di interpunzione abbastanza frequenti che rendono il ritmo serrato e coinvolgente

Il confine dell'ombra, però, non è il primo romanzo di quella che può essere considerata a tutti gli effetti una serie con protagonista il magistrato Elia Preziosi. In effetti è preceduto da L'inganno della memoria cosa che, ovviamente, ho sospettato, per poi averne conferma dalle mie ricerche in rete, quando viene introdotto il suo personaggio e si fa riferimento alla precedente indagine che ne ha minato il futuro lavorativo. Nonostante ciò, nonostante possa mancare un background informativo costituito da tutte quelle nozioni necessarie a conoscere il personaggio nella sua totalità, non ho avvertito delle particolari mancanze che non mi hanno fatto apprezzare questo secondo romanzo anzi, l'ho trovato completo e a sé stante. 

In una Roma protagonista del mondo, indifferente allo scorrere del tempo e custode dello stesso, l'autore costruisce una storia che parla di castigo, punizione, rivincita e vendetta. Una storia sulla quale è facilmente ravvisabile l'ombra del passato, quella che oscura ogni cosa, anche il giudizio dell'essere umano.






mercoledì 3 gennaio 2018

Recensione 'Wolf: la ragazza che sfidò il destino' di Ryan Graudin


Buongiorno lettori! Come sono andate le vostre festività? Avete mangiato molto? Vi siete divertiti? Ma, soprattutto, quanto avete letto?
Oggi vi accolgo nel mio angolino con la recensione di un libro che mi ha fatto compagnia prima della pausa natalizia e che, effettivamente, mi ero ripromessa di leggere entro l'anno appena passato dopo essermi imbattuta nei tanti pareri più che entusiasti. Siete pronti? Iniziamo!




Wolf: la ragazza che sfidò il destino
Ryan Graudin


Editore: DeA - Genere: Avventura
Pagine: 392 - Prezzo: 10,90 € - eBook: 6,99€


È il 1956 e l'alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l'impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell'Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un'occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler... e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell'anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile...




Vi è mai capitato di chiedervi cosa sarebbe successo se un determinato evento della vostra vita fosse andato diversamente da come si è effettivamente verificato? Credo che spesso, a tutti noi, sia capitato di fermarsi e pensare 'E se...?'. Per un attimo immaginate questa stessa domanda interfacciarsi ad argomenti, o meglio eventi, storici. Il risultato è davvero qualcosa di strabiliante.
Il romanzo della Graudin nasce proprio dalla fusione di quel 'E se...?' con un episodio storico ben preciso e si pone l'obiettivo di illustrare, ipoteticamente, cosa sarebbe accaduto se, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Hitler e la Germania fossero risultati vincitori, contrariamente a come poi è andata.

La protagonista del romanzo è Yael. Inizialmente la conosciamo in quello che funge, a tutti gli effetti, da prologo e che serve a farci comprendere il salto temporale che avverrà di lì a qualche pagina. Siamo nel 1944 e una Yael di sei anni viene deportata in un campo di concentramento insieme a sua madre. Qui incontra il dottor Geyer che vede in lei il soggetto ideale per quello che viene chiamato l'Esperimento 85 e che consiste nella manipolazione della melanina in modo tale da cambiare i connotati della bambina partendo dall'interno. Esattamente dodici anni dopo, è il 1956, ci imbattiamo in una Yael più adulta e diversa. Fuggita al campo di concentramento grazie alla capacità di trasformare le sue fattezze fisiche, lavora per la Resistenza, il cui scopo principale è rovesciare il nuovo ordine. Per farlo Yael dovrà trasformarsi in Adele Wolfe per partecipare al famoso Tour dell'Asse, vincerlo ed avere l'occasione di poter incontrare, e quindi uccidere, il Führer al Ballo del Vincitore.

Riassumere il romanzo, a grandi linee, non è affatto semplice. Soprattutto è molto difficile riuscire a non svelare più del necessario e allo stesso tempo, soffermarsi su quelli che possono essere considerati gli aspetti essenziali per comprendere il tutto.
La forza di questo romanzo risiede, sicuramente, nell'idea di base e nel modo in cui viene sviluppata nel corso della narrazione. Siamo di fronte ad una storia che, a posteriori, ci sembra surreale con un Hitler vivo e vegeto dedito ad intrighi e tradimenti politici. Ebbene, realtà e congetture si fondono alla perfezione, non ci sono forzature, tutto fila liscia come l'olio, perfino l'aspetto più fantasy della lettura. Ed è proprio per questo che si riesce a dare vita ad una storia che cattura il lettore, pagina dopo pagina, e lo invoglia a proseguire, a parteggiare per Yael/Adele durante il Tour dell'Asse, ad avvertire quella tensione, quella sensazione di cardiopalma e un profondo senso di attesa. 
A ciò contribuisce la grande capacità narrativa dell'autrice, il suo stile fresco, discorsivo e ricco in dialoghi, così come la sua precisione nel disseminare informazioni, soprattutto nella prima parte, che hanno l'intento di spiegare al lettore cosa debba aspettarsi e che lo preparino a calarsi nel contesto storico, culturale, politico e sociale in cui si imbatterà nel corso della lettura. 

Questo libro, poi, si sofferma su una tematica molto importante, ovvero il concetto di identità, estendendolo dal singolo soggetto, quindi dal modo in cui vediamo noi stessi, alla totalità, cioè al modo in cui vediamo gli altri. Tale concetto di identità è incarnato alla perfezione dal personaggio di Yael e dalla sua capacità di trasformazione. Yael è la figura a cui, nel corso della lettura, mi sono più affezionata. Lei che non è nessuno e può essere chiunque; lei che ha molte facce, molti nomi e molte vite ma che in realtà ha ben radicato, in sé, il senso di solitudine e inquietudine. Un guscio vuoto a cui sono stati portati via i colori, le emozioni ma, più in generale, l'umanità e quindi la possibilità di amare. Credo che su di lei sia stato fatto un gran bel lavoro da parte della Graudin che, nel corso della narrazione, recupera stralci del suo passato per permettere al lettore di conoscerla e rendergliela quanto più vicina possibile in modo da emozionarlo e legarlo con un filo sottile a questa figura evanescente la cui capacità di metamorfosi appare non più come una vergogna ma come un'arma di salvezza.

Questo è un romanzo che, con l'ausilio di eventi storici del passato, apre la mente su alcune tematiche, come l'antisemitismo e il razzismo, purtroppo ancora molto attuali. 
Un romanzo che, servendosi in parte della finzione, è in grado di far conoscere la storia di "...un mondo che rischiava di essere il nostro e che, per un certo tempo e in un certo luogo lo è stato davvero e dobbiamo sforzarci di non dimenticarlo". Un romanzo che affronta il concetto della morte che viene vista non come potere da brandire con leggerezza, ma come forza da temere e che inghiotte l'anima pezzo dopo pezzo, finché non resta il nulla. Un romanzo che consiglio a tutti coloro che amano l'avventura mista alla storia e al fantasy.






sabato 30 dicembre 2017

Un anno se ne va...



Ed anche questo anno volge al termine e, come per lo scorso, è tempo di tirare le somme e fare bilanci. Il 2017, in ottemperanza a quelle ultime due cifre che lo caratterizzano e lo rendono unico almeno per il prossimo secolo, un po' di sfortuna se l'è portata dietro.
Iniziato nel migliore dei modi, si è poi perso per strada come un po' mi aspettavo. Non sono una fan dei pronostici, men che meno degli oroscopi, indi per cui non ci avevo tanto creduto.

Eppure questo 2017 è stato l'anno delle rivelazioni. Nella sua bruttezza è stato portatore di piccole verità a cui avrei dovuto essere abituata (dopo anni di esperienza il callo ancora non l'ho fatto, a quanto pare!). Forse lo considero negativamente proprio per questo, perché mi ha aperto gli occhi ancora una volta, insegnandomi che le favole con il lieto fine non esistono e che bisogna sempre andarci con i piedi di piombo.
Non sono una che ama parlare e sbandierare ai quattro venti quello che pensa, non ho manie di protagonismo, piuttosto sono una che incassa e in punta di piedi lascia la scena. Ed è un po' quello che è successo nei mesi passati. Ovviamente se ve ne parlo è perché quanto accaduto non riguarda tanto il mio vissuto personale (altrimenti non sarei qui a fare questo lungo discorso) quanto proprio la blogosfera.
Ci ho messo qualche mese a metabolizzare il tutto ed oggi sono consapevole del fatto che forse questo 2017 io dovrei ringraziarlo perché, ancora una volta, mi ha permesso di crescere. Le sue delusioni, i sogni spezzati, le scelte inaspettate, le machere cadute e i rapporti interrottisi sono tanti altri tasselli che, non solo mi hanno aperto gli occhi, ma messi insieme vanno a formare quella che sono, nel bene e nel male.

Un anno di crescita, quindi, non solo anagrafica ma anche caratteriale. Un anno disastroso in termini di amicizie ma non di letture. Come vi avevo preannunciato, infatti, il 2017 sarebbe un po' stato l'anno delle sperimentazioni di genere, un uscire, ogni tanto, dalla comfort zone per provare letture non proprio vicine al mio io lettrice. Cosa è successo? Ebbene, ho scoperto che ci sono generi che fino a questo momento avevo bellamente snobbato perché non abbastanza nelle mie corde salvo poi scoprire che, ad esempio, una vena fantasy scorre in me. Sì, diciamo che la scoperta più eclatante è stata proprio la mia passione verso il genere fantasy. Ma il 2017 è stato anche un anno di conoscenza di nuovi autori, di incontri letterari, di trasferte, di sorrisi, di mani che si stringono, di abbracci, di sguardi che, in fondo, potrebbe essere bello non dimenticare. 

Ed ora ecco la parte che un po' tutti aspettavate, quella in cui fare un bilancio delle letture. Il 2017 è stato un anno molto ricco di pagine inchiostrate, di emozioni forti e coinvolgenti. Avevo fissato una meta di 100 libri su Goodreads, come già era avvenuto lo scorso anno, ne ho letti solo 74, battendo così il record passato, e mi accingo a riprovarci, fiduciosa che quest'anno sia quello giusto per sfidare me stessa in termini di quantità ma, soprattutto, di qualità.
Come già avveniva lo scorso dicembre, arrivati a questo punto, è più che difficile stilare un elenco di letture che possano essere definite le "migliori". Per quanto uno ci provi, qualcuna resta sempre fuori. Allora ho deciso di proporre una piccola selezione di letture del cuore, quelle che avranno sempre un posto speciale nella mia biblioteca; accanto ad ognuna troverete un piccolo stralcio della mia recensione:






"Questo romanzo è una vera e propria presa di coscienza. Tra le pagine prendono piede diverse storie, ognuna dotata di una propria autonomia ma ben legate al contesto generale attraverso una fitta trama intessuta con maestria ed eleganza, alla francese, e mai stucchevole. Questo è anche il romanzo della consapevolezza attraverso il quale il lettore in primis sarà chiamato a rapportarsi al mondo dell'anzianità con occhi diversi, andando al di là della semplice idea seconda la quale l'anziano rappresenta, agli occhi di chi osserva, l'intero ciclo della vita. Comprenderà come dietro quei volti, quei capelli grigi ci siano delle persone che sono state giovani, hanno fatto dei progetti, hanno amato, fatto delle scelte, costruito una vita intera."











"Con uno stile semplice ed ammaliante, arricchito dalle sonorità del dialetto napoletano che rendono la lettura quasi musicale, Lorenzo ci insegna che, il più delle volte, anche noi annodiamo la nostra vita a formare un gomitolo la cui struttura è completamente diversa da quella che ci aspettavamo. E per fare ciò si serve di personaggi che bucano la pagina, un coro di voci che ti si insinuano nelle orecchie e che, quando tutto è compiuto, li immagini ancora lì, pronti a restare. Loro ce l'hanno fatta a sbrogliare la matassa.
Ed è per questo motivo che il romanzo è un riconciliarsi con se stessi e con le brutture della vita. Un romanzo che tra un respiro e un battito di ciglia, smuove qualcosa nel lettore portandolo, inevitabilmente, a sorridere ma anche a versare lacrime."