Una storia nera
Antonella Lattanzi
Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 249 - Prezzo: 18,00 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)
Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità?
Una storia di violenza, nera come la pece. Un amore malato quello di un uomo, padrone, per la sua donna, intesa come una proprietà. Vito è un uomo geloso di qualunque cosa, persino dei pensieri di sua moglie, quella stessa moglie che, dopo anni di umiliazioni e botte, ha deciso di lasciarlo e chiedere il divorzio. La famiglia, composta da Carla, la madre, Nicola, Rosa e Mara, i figli, si riunirà in occasione del compleanno della piccola di casa dopo di che Vito sparirà. Se ne perderanno le tracce e di pari passo inizieranno ricerche ed interrogatori che condurranno alla verità. Ma può mai finire davvero un amore così? Un amore tremendo, un amore triste?
Attraverso la routine quotidiana di Carla e della sua famiglia entreremo in punta di piedi in una storia in cui i personaggi sono silhouette su carta con la voglia di raccontarsi.
Carla, gli occhi stanchi e addolorati da quella forma di dolore che accoglie su di sé per il bene dei propri figli. Un dolore taciuto, accettato e nascosto. Un dolore così netto e così chiaro per i figli che lo guardano, lo osservano riflesso in quegli stessi occhi. Una famiglia che si ama nonostante tutto il male, nella gioia e nel dolore, vicini e indivisibili. Dei personaggi che comprenderanno come "Essere adulti vuol dire anche accettare che certi problemi non si possono risolvere".
Nonostante ciò, però, se dovessi fare un paragone per descrivere questo romanzo, vi direi che è come trovarsi sulle montagne russe, all'apice, sospesi nel vuoto, in attesa di quella discesa, così improvvisa e repentina da farvi sobbalzare cuore e stomaco e urlare a squarciagola, che non arriva. O ancora, è come quando in montagna, inforcati scii ed occhialoni, siete pronti ad affrontare una delle piste più impervie, perché in fondo vi piace cedere al brivido, ed invece vi trovate dinanzi ad un rettilineo, senza ostacoli o pericoli di ogni sorta.
Ecco, il romanzo della Lattanzi è proprio così. Manca di quella discesa improvvisa, di quell'ostacolo da evitare, di quel qualcosa che renda la lettura meno piatta e meno scontata di come appare. Ogni cosa sembra già decisa, il sentiero tracciato sin dalle prime pagine, senza quel colpo di coda che renda il tutto meno inevitabile.
L'aggettivo nera che accompagna il titolo, descrive al meglio non solo la storia ma anche lo stile. Uno stile cupo, lento, caratterizzato da periodi alle volte molto lunghi in cui, al presente, si frappongono i racconti di aneddoti del passato che fanno perdere il cosiddetto filo del discorso. Pochi dialoghi, a volte inglobati nel discorso indiretto, e una prosa che appesantisce.
Le basi per un romanzo forte, deciso, di quelli che lasciano il segno, ci sarebbero tutte però credo che non siano state sfruttate al meglio. La storia diventa banale e scontata e di pari passo scema anche l'entusiasmo nel voler proseguire con la lettura. Un vero peccato!
