lunedì 19 febbraio 2018

Recensione 'Le assaggiatrici' di Rosella Postorino


Buon inizio di settimana lettori! Il blog è silenzioso da qualche giorno ma il mese di Febbraio, in fatto di letture e di tempo per recensire, è davvero uno dei peggiori, almeno fino a questo momento, per cui procedo un tantino al rallentatore.
Dopo questo breve preambolo, oggi sono qui per parlarvi di un romanzo molto bello, terminato la scorsa settimana, ed ambientato in un periodo storico molto particolare, come può essere la Seconda Guerra Mondiale, ed in una nazione, la Germania, protagonista indiscussa. Buona lettura!




Le assaggiatrici
Rosella Postorino


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa storica
Pagine: 285 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 9,99€


La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.



Quella delle assaggiatrici di Hitler è una parentesi del secondo conflitto mondiale circa la quale, fino a qualche tempo fa, si sapeva niente o molto poco. Un fatto che, per lunghissimo tempo è stato tenuto nascosto, quasi fosse una colpa, una vergogna. È il 2014 quando Margot Wölk, all'età di novantasei anni, racconta di essere l'unica sopravvissuta delle quindici ragazze costrette, senza possibilità di rifiuto, ad assaggiare i pasti destinati al Führer. 
Ed è proprio in questo avvenimento storico che affondano le radici del romanzo della Postorino che, già a partire da quel titolo, ha tutto l'intento di ricordare queste donne coraggiose costrette a misurarsi con la morte ogni giorno, perché l'antico detto quando si mangia si combatte con la morte è, in questa circostanza, più che calzante.

È l'autunno del 1943 quando la ventiseienne Rosa Sauer (personaggio ispirato dalla stessa Margot), con gli occhi sciupati dalla perdita di tutto e tutti, è costretta ad abbandonare Berlino per stabilirsi a Gross-Partsch dai suoceri. Suo marito Gregor, con il quale è sposata da un paio d'anni, è partito per il fronte, a compiere il proprio dovere. Il villaggio, allocato nell'attuale Polonia, la Prussia orientale all'epoca dei fatti, sorge a breve distanza dalla Wolfsschanze, la famosa Tana del Lupo, uno dei quartieri generali, nascosto nella foresta, dove lo stesso Hitler trovò riparo. 
Su segnalazione del sindaco del villaggio, perché Rosa è a tutti gli effetti una straniera venuta dalla capitale, la giovane sarà prelevata dalle SS per adempiere, insieme ad altre nove donne, ad una mansione seria, una mansione da svolgere con perizia: assaggiare le tre portate principali, colazione, pranzo e cena, che saranno servite giorno dopo giorno al Führer per preservare la sua persona da eventuali forme di avvelenamento.  

Capitolo dopo capitolo, attraverso una narrazione in prima persona che è comunque uno sguardo a tutto tondo, ci si rende conto di come il ruolo dell'assaggiatrice rientri a tutti gli effetti in un tipo di prigionia, certo una prigionia diversa dal solito, ma pur sempre tale. La mensa come trappola e gli sguardi delle SS il pericolo imminente. Tutto ciò emerge alla perfezione dal punto di vista narrativo in quanto l'autrice è riuscita a ricreare ambienti e situazioni in maniera impeccabile: si percepisce la paura, l'astio, il disprezzo. 
Lavorare per Hitler, mettere la propria vita nelle mani di un solo uomo correndo il rischio di sacrificarla, senza quindi scendere su un campo di battaglia, senza essere uccisa da un colpo di fucile o da un'esplosione, ma in sordina, fuori dalla scena principale, rende in maniera efficace la concezione che si aveva della donna perché "...le donne non muoiono da eroi". Dieci tubi digerenti che condividono la stessa tavola dalla mattina al pomeriggio che si indagano a vicenda, restando ognuna al proprio posto, chiuse nella loro solitudine per misurare le altre e lo spazio intorno a loro. Dieci donne che arrivano a smettere di esistere, anche da vive, ammutinandosi contro la vita stessa perché la fame e la povertà hanno la meglio sul senso di paura. Donne sacrificabili come animali al macello.

Raccontando una storia vera attraverso l'arte del romanzare, la Postorino è in grado di scandagliare l'essere umano con tutte le sfaccettature che lo contraddistinguono che siano debolezze, vulnerabilità, solitudini e paure, andando ad aggiungere tasselli preziosi ad un periodo storico che fa parte del nostro passato. Una penna raffinata completata da una prosa elegante, intensa, magnetica.
Nel romanzo trova largo spazio il sentimento di amicizia al quale si interfaccia quello d'amore. Da una parte quello univoco che non ha bisogno di corrispondenza ma solo di testardaggine e fiduciosa attesa, dall'altra quello fatto di incontri notturni e di ansie tipiche del primo appuntamento, quello di due estranei che si raccontano l'uno all'altro abbandonandosi all'arbitrarietà degli eventi.

Le assaggiatrici, in definitiva, è uno spaccato completo, efficace e sincero che racconta con sguardo attento le mancanze della guerra dalla parte di chi attende, che si tratti di mogli, genitori o figli. Ecco l'attesa è proprio il file rouge che unisce le diverse figure e le situazioni che pian piano si dipanano, come il bandolo di una matassa, sotto gli occhi di chi legge: l'attesa dell'assaggio, l'attesa del ritorno, l'attesa della morte, l'attesa della persona amata, l'attesa della fine della guerra, l'attesa dietro una finestra, l'attesa di una ritrovata normalità, l'attesa della felicità, l'attesa del ritorno alla vita, ma soprattutto dell'imparare dalla vita stessa a sopravvivere, in qualche modo. 





17 commenti:

  1. Grazie per la tua bellissima recensione Anna.
    Lea

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  2. La tua recensione è davvero bellissima e molto sentita. Ho questo libro in wishlist da quando è uscito e più lo vedo in giro più mi attira...poi leggendo recensioni come la tua, non posso fare altro che non vedere l'ora di leggerlo. Inoltre amo molto i libri che cercano di portare a galla fatti storici "sconosciuti" legati alla seconda guerra mondiale, perché sembra di sapere tutto su questa terribile guerra, ma così non è.

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    1. Ti ringrazio Alessia e non posso che consigliartelo. Un piccolo gioiello che merita davvero di essere letto!

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  3. L'ho ordinato su Amazon in settimana arriva e non vedo l'ora in più sarò a TDL e andrò alla sua presentazione quindi assolutamente da non perdere!!! Come sempre una recensione perfetta! Baci

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  4. Ciao Anna, bellissime parole, complimenti. Ho appena letto la recensione di Tessa e mi aveva convito. Ho già scritto che lo voglio questo libro. Devo ordinarlo?? Oddeo mi volete male!!!

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  5. Già acquistato e sarà una delle mie prossime letture. Le tue parole non fanno che aumentare l'urgenza. Un bacio,
    Stefi

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  6. Mi ispira un sacco proprio per l'ambientazione e l'argomento trattato.

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  7. Questo libro mi ispira tanto, lo stavo per comprare. Complimenti per il tuo blog! Ti ho nominata per il Blogger Recognition Award. Spero ti faccia piacere.
    https://creatoridimondi.net/2018/02/23/blogger-recognition-award-2018-sono-stata-nominata/

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  8. Ciao Anna, ho sentito parlare di questo libro nella trasmissione "Per un pugno di libri" ed ero curiosa di leggere una recensione... devo ammettere che il romanzo mi ispira molto!

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