mercoledì 3 gennaio 2018

Recensione 'Wolf: la ragazza che sfidò il destino' di Ryan Graudin


Buongiorno lettori! Come sono andate le vostre festività? Avete mangiato molto? Vi siete divertiti? Ma, soprattutto, quanto avete letto?
Oggi vi accolgo nel mio angolino con la recensione di un libro che mi ha fatto compagnia prima della pausa natalizia e che, effettivamente, mi ero ripromessa di leggere entro l'anno appena passato dopo essermi imbattuta nei tanti pareri più che entusiasti. Siete pronti? Iniziamo!




Wolf: la ragazza che sfidò il destino
Ryan Graudin


Editore: DeA - Genere: Avventura
Pagine: 392 - Prezzo: 10,90 € - eBook: 6,99€


È il 1956 e l'alleanza tra le armate naziste del Terzo Reich e l'impero giapponese governa gran parte del mondo. Ogni anno, per celebrare la Grande Vittoria, le forze al potere organizzano il Tour dell'Asse, una spericolata e avvincente corsa motociclistica che attraversa i continenti collegando le due capitali, Germania e Tokyo. Il premio in palio? Un incontro con il supersorvegliato Führer, al Ballo del Vincitore. Yael, una ragazza sopravvissuta al campo di concentramento, ha visto troppa sofferenza per rimanere ancora ferma a guardare, e i cinque lupi tatuati sulla sua pelle le ricordano ogni giorno le persone che ha amato e che le sono state strappate via. Ora la Resistenza le ha dato un'occasione unica: vincere la gara, avvicinare Hitler... e ucciderlo davanti a milioni di spettatori. Una missione apparentemente impossibile che solo Yael può portare a termine. Perché, grazie ai crudeli esperimenti a cui è stata sottoposta, è in grado di assumere le sembianze di chiunque voglia. Anche quelle di Adele Wolfe, la Vincitrice dell'anno precedente. Le cose però si complicano quando alla gara si uniscono Felix, il sospettoso gemello di Adele, e Luka, un avversario dal fascino irresistibile...




Vi è mai capitato di chiedervi cosa sarebbe successo se un determinato evento della vostra vita fosse andato diversamente da come si è effettivamente verificato? Credo che spesso, a tutti noi, sia capitato di fermarsi e pensare 'E se...?'. Per un attimo immaginate questa stessa domanda interfacciarsi ad argomenti, o meglio eventi, storici. Il risultato è davvero qualcosa di strabiliante.
Il romanzo della Graudin nasce proprio dalla fusione di quel 'E se...?' con un episodio storico ben preciso e si pone l'obiettivo di illustrare, ipoteticamente, cosa sarebbe accaduto se, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Hitler e la Germania fossero risultati vincitori, contrariamente a come poi è andata.

La protagonista del romanzo è Yael. Inizialmente la conosciamo in quello che funge, a tutti gli effetti, da prologo e che serve a farci comprendere il salto temporale che avverrà di lì a qualche pagina. Siamo nel 1944 e una Yael di sei anni viene deportata in un campo di concentramento insieme a sua madre. Qui incontra il dottor Geyer che vede in lei il soggetto ideale per quello che viene chiamato l'Esperimento 85 e che consiste nella manipolazione della melanina in modo tale da cambiare i connotati della bambina partendo dall'interno. Esattamente dodici anni dopo, è il 1956, ci imbattiamo in una Yael più adulta e diversa. Fuggita al campo di concentramento grazie alla capacità di trasformare le sue fattezze fisiche, lavora per la Resistenza, il cui scopo principale è rovesciare il nuovo ordine. Per farlo Yael dovrà trasformarsi in Adele Wolfe per partecipare al famoso Tour dell'Asse, vincerlo ed avere l'occasione di poter incontrare, e quindi uccidere, il Führer al Ballo del Vincitore.

Riassumere il romanzo, a grandi linee, non è affatto semplice. Soprattutto è molto difficile riuscire a non svelare più del necessario e allo stesso tempo, soffermarsi su quelli che possono essere considerati gli aspetti essenziali per comprendere il tutto.
La forza di questo romanzo risiede, sicuramente, nell'idea di base e nel modo in cui viene sviluppata nel corso della narrazione. Siamo di fronte ad una storia che, a posteriori, ci sembra surreale con un Hitler vivo e vegeto dedito ad intrighi e tradimenti politici. Ebbene, realtà e congetture si fondono alla perfezione, non ci sono forzature, tutto fila liscia come l'olio, perfino l'aspetto più fantasy della lettura. Ed è proprio per questo che si riesce a dare vita ad una storia che cattura il lettore, pagina dopo pagina, e lo invoglia a proseguire, a parteggiare per Yael/Adele durante il Tour dell'Asse, ad avvertire quella tensione, quella sensazione di cardiopalma e un profondo senso di attesa. 
A ciò contribuisce la grande capacità narrativa dell'autrice, il suo stile fresco, discorsivo e ricco in dialoghi, così come la sua precisione nel disseminare informazioni, soprattutto nella prima parte, che hanno l'intento di spiegare al lettore cosa debba aspettarsi e che lo preparino a calarsi nel contesto storico, culturale, politico e sociale in cui si imbatterà nel corso della lettura. 

Questo libro, poi, si sofferma su una tematica molto importante, ovvero il concetto di identità, estendendolo dal singolo soggetto, quindi dal modo in cui vediamo noi stessi, alla totalità, cioè al modo in cui vediamo gli altri. Tale concetto di identità è incarnato alla perfezione dal personaggio di Yael e dalla sua capacità di trasformazione. Yael è la figura a cui, nel corso della lettura, mi sono più affezionata. Lei che non è nessuno e può essere chiunque; lei che ha molte facce, molti nomi e molte vite ma che in realtà ha ben radicato, in sé, il senso di solitudine e inquietudine. Un guscio vuoto a cui sono stati portati via i colori, le emozioni ma, più in generale, l'umanità e quindi la possibilità di amare. Credo che su di lei sia stato fatto un gran bel lavoro da parte della Graudin che, nel corso della narrazione, recupera stralci del suo passato per permettere al lettore di conoscerla e rendergliela quanto più vicina possibile in modo da emozionarlo e legarlo con un filo sottile a questa figura evanescente la cui capacità di metamorfosi appare non più come una vergogna ma come un'arma di salvezza.

Questo è un romanzo che, con l'ausilio di eventi storici del passato, apre la mente su alcune tematiche, come l'antisemitismo e il razzismo, purtroppo ancora molto attuali. 
Un romanzo che, servendosi in parte della finzione, è in grado di far conoscere la storia di "...un mondo che rischiava di essere il nostro e che, per un certo tempo e in un certo luogo lo è stato davvero e dobbiamo sforzarci di non dimenticarlo". Un romanzo che affronta il concetto della morte che viene vista non come potere da brandire con leggerezza, ma come forza da temere e che inghiotte l'anima pezzo dopo pezzo, finché non resta il nulla. Un romanzo che consiglio a tutti coloro che amano l'avventura mista alla storia e al fantasy.






8 commenti:

  1. Questa dilogia è davvero fantastica, io secondo volume poi è devastante.

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  2. Mi riprometto sempre di leggere questi due libri e magari nel 2018 lo farò! Grazie per la bella recensione.
    Lea

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  3. sono contenta che ti sia piaciuto, tanto

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  4. Questo romanzo l'ho amato alla follia. Spero riuscirai a leggere il seguito, dopo averlo finito ho sentito un vuoto dentro che è durato due settimane ;D

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