lunedì 4 giugno 2018

Recensione 'L'atlante dell'invisibile' di Alessandro Barbaglia





L'atlante dell'invisibile
Alessandro Barbaglia


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 202 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 8,99 €


Ismaele, Dino e Sofia hanno quarantadue anni in tre quando nel 1989, in una sera di fine estate, rapiscono la luna in segno di protesta. Vivono a Santa Giustina, un lontanissimo paese fatto di baite di legno ai piedi delle Dolomiti che sta per essere sommerso da un lago artificiale, portandosi dietro tutti i loro ricordi, le gare con le lumache, il prato del castagno, i primi baci. Il progetto della diga risale al 1946. Ai tempi, gli abitanti di Santa Giustina non accettarono di abbandonare le loro case per trasferirsi al "paese nuovo" e rinunciarono ai benefici promessi nel caso di una resa immediata. Si avvicina però il momento dell'esproprio definitivo. Proprio negli anni Quaranta si sono conosciuti Elio e Teresa, e precisamente il 19 marzo 1946, in un bar Sport gremito di una folla accalcata per seguire la cronaca radiofonica della prima Milano-Sanremo del dopoguerra. Senza essersi mai visti né incontrati, Elio e Teresa - ormai anziani e da sempre innamorati l'uno dell'altra e del loro paese vicino a Milano - e i quattordicenni Dino, Ismaele e Sofia sono tormentati dalle stesse domande: "dove vanno a finire le cose infinite?", "dove si nascondono l'infanzia, l'amore o il dolore quando di colpo svaniscono?". E se Elio, per rispondere, costruisce mappamondi dalle geografie tutte inventate e sbagliate - descrivendo così la terra magica dove abita l'invisibile e costringendo Teresa a correggere tutto con puntiglioso realismo -, i bimbi di Santa Giustina via via che crescono si allenano a non smettere di scorgere l'invisibile tra le pieghe del reale e a conservarlo a modo loro, in una sorta di gioco segreto. In una danza fatta di immaginazione, ricordo ed elaborazione del lutto, Teresa incontrerà i bambini diventati adulti nella notte più incredibile delle loro vite: quella durante la quale, per pochi istanti di eternità, riemergerà il paese sommerso di Santa Giustina. E con lui l'amore, il dolore, l'infanzia e tutta la meraviglia che si nasconde nell'invisibile.



Recensione

Alessandro Barbaglia ha una bellissima capacità, che in quanto lettrice ammiro grandemente e che invece invidierei se di mestiere facessi la scrittrice, ovvero riuscire a pescare, nell'universo delle storie, quelle più singolari. Storie che hanno bisogno di quiete e di silenzio per essere lette. Storie tanto gentili quanto delicate. Ecco, lui le afferra, le trasforma in pensiero e le trasferisce a noi con quel lessico ricercato, quella prosa tanto poetica e raffinata che già mi aveva conquistata ne La locanda dell'ultima solitudine, romanzo che porto ancora nel cuore, parimenti a L'Atlante dell'invisibile.

In questo nuovo lavoro, l'autore ha scelto di percorrere un filo sottilissimo, quello che separa il visibile dall'invisibile, con quest'ultimo che potrebbe essere inteso come un leggere tra le righe del primo. Allo stesso tempo invisibile non fa rima con sparire, perché a sparire sono bravi tutti, basta un po' di debolezza, chiudere gli occhi e voltare le spalle. No, l'invisibile è frutto del coraggio e per vederlo bisogna aprirli bene gli occhi, guardare oltre il visibile, andare oltre le apparenze per afferrare l'essenziale. Un po' come accade ai protagonisti di questa storia, che sono tanti e tutti diversi.

È l'estate del 1989. Siamo nella Val di Non, per l'esattezza nella Valle del Noce, e il paese di Santa Giustina, con le sue 76 case, una scuola di suore, una piazza e un municipio, sta per essere sommerso dalle acque del lago artificiale che, a seguito di progetti ambiziosi, aveva già invaso parte della valle nel lontano 1946. In prossimità del lago c'è un grandissimo prato, uno di quei posti dimenticati da tutti e per questo motivo, al pari di chi scopre un'isola e ne diventa re, di proprietà di tre ragazzini, tre sognatori: Dino, Ismaele e Sofia
L'ultima notte, prima della scomparsa del paese, i tre giovani protagonisti decidono di rubare la luna in segno di protesta, nascondendola nel loro atlante dell'invisibile, il posto dove conservano quanto di invisibile riescono a scorgere nel reale, con la promessa di restituirla, un giorno. 

Parallelamente ci viene narrata un'altra storia, che racconta di un grande amore. È il 1946 e, a Barlassina, nel Bar Sport, un giovane Elio, nella frazione di tempo intercorsa tra l'arrivo di Fausto Coppi e quello di Lucien Teisseire, durante la quale viene trasmessa musica da ballo, conosce una giovane Teresa
Elio è un tipo stravagante, uno che parla con gli alberi di noce e che per vivere non sceglie di fare il falegname, come suo padre, ma preferisce costruire mappamondi inventati da lui, assemblando pezzi, immaginando spazi e territori, spostando confini come segno di possibilità piuttosto che di errore. Elio è uno che non crede nei punti cardinali e che nei mappamondi ci aggiunge le virgole perché per lui realizzare il mondo per come lo conosciamo significherebbe aggiungere il punto alla fine della storia in quanto non ci sarebbe più nulla da scoprire.
Teresa, invece, è una che vive di punti. Lei è l'altra faccia della medaglia, non crede nelle storie, anzi, le considera tutte bugie ed è per questo che prende i mappamondi di Elio e li corregge, cancellando e ridisegnando, mettendo ogni cosa al proprio posto e rendendo il mondo più giusto del precedente ma, a detta di Elio, per nulla migliore. 

E mentre il lettore segue, con grande interesse, questo alternarsi di tempi e di voci, il 1989 e il 1946, per scherzo o per volontà del destino, saranno sospinti ad incontrarsi in una notte di maggio del 2007 quando le storie e le vite dei diversi personaggi si intrecceranno tra loro e tempo vecchio e tempo nuovo si fonderanno. 

Ancora una volta Alessandro Barbaglia si muove tra i confini del reale e del fantastico che tanto gli (e mi) piacciono, regalandoci un romanzo emozionante, ricco di sentimenti e di garbo. Un romanzo che è la boccata d'aria che riempie i polmoni quando si risale dalle profondità dell'abisso e ci si imbatte nell'invisibile. Un romanzo in cui i laghi appaiono e scompaiono, le montagne si spostano e i boschi fungono da dimora per Krampus e Santi. 
Presi per mano da una prosa deliziosa, il cui lessico è composto da parole che si inseguono senza fiato e senza sosta, camminerete tra le pagine di una storia dalle tinte favolistiche, una storia in cui luoghi e tempi diversi si incontrano e si fondono alla perfezione. La parte che ha per protagonisti Elio e Teresa è quella che ho sentito più mia e in cui, a mio avviso, ho ravvisato più cuore e più gentilezza nella narrazione.

"Le cose infinite non finiscono, svaniscono magari, ma non possono finire. E se diventano invisibili, basta chiudere gli occhi e le ritrovi tutte lì. Le cose infinite continuano, in tutte le cose invisibili di cui siamo parte". Barbaglia questo invisibile ce lo regala e a noi lettori non resta che afferrarlo, dolcemente, con occhi e cuore.

4 commenti

  1. Ti dico la verità, l'esordio non mi era piaciuto particolarmente, Barbaglia è bravo ma ha una sensibilità che non fa per me, e questo non penso che lo leggerò, non in tempi brevi. Ma le tue recensioni mi farebbero cambiare idea su tutto, sempre e comunque. ;)

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    1. Hai detto bene, credo che tutto si giochi sulla sensibilità.
      Io ho una certa affinità con i suoi romanzi per cui ne rimango sempre affascinata. Ora torno a studiare :)

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  2. Io lo leggerò! C'è bisogno di poesia nella vita, no? Recensione bellissima. Brava Anna.
    Lea

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