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lunedì 15 gennaio 2018

Recensione 'La tentazione di essere felici' di Lorenzo Marone


Benvenuti lettori! In questo inizio di settimana vi lascio la recensione di un romanzo che mi ha fatto compagnia lo scorso weekend e che rappresenta per me un ritorno ad un porto sicuro. Avevo già avuto modo di conoscere Lorenzo Marone e la sua scrittura con lavori più recenti lasciando indietro proprio il suo primo romanzo, quello che lo ha reso celebre e che, a distanza di anni dalla sua pubblicazione, continua ad essere un insegnamento e un monito per chiunque senta il bisogno di leggerlo. Ho conosciuto lo scorbutico Cesare Annunziata ma di lui vi parlo per bene tra qualche rigo.





La tentazione di essere felici
Lorenzo Marone


Editore: Longanesi - Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 264 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 3,99 €


Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità.



Recensione

Tutto quello che questo romanzo si prefigge di raccontare al lettore risiede già nel titolo o, per essere più precisi, in una parola del titolo: tentazione. Da vocabolario il significato assunto è quasi dispregiativo, si dice, infatti, "allettamento, impulso o stimolo, interno o esterno, a compiere qualche cosa che non si dovrebbe...". Quindi, in definitiva, il tentare di essere felici rappresenta una cosa da cui sarebbe meglio astenersi, rifuggire. E Lorenzo Marone, attraverso i suoi personaggi, ci parla di questa felicità immeritata, proprio in ottemperanza al significato di tentazione che, almeno in un primo momento, costituisce il pretesto giusto dietro al quale barricarsi. La non scelta equivale alla paura del cambiamento. Ma il sostantivo, derivando dal verbo latino temptare che, tra i tanti suoi significati ha anche quello di riuscire in qualcosa, può assumere sfumature diverse e diametralmente opposte. Ed è a questo punto che quegli stessi personaggi si ridestano dal torpore che li ha trascinati in balia degli eventi e danno vita a quello stesso cambiamento da cui rifuggivano, cambiamento che coincide con l'esigenza, da parte degli stessi, di provare ad essere felici. Una felicità che, di conseguenza, diventa una scelta consapevole. 

Lorenzo ha la grande capacità di rendere straordinario l'ordinario, il quotidiano, e per farlo si serve ogni volta di personaggi magnetici, personaggi che con le loro storie, il loro vissuto, sono capaci di far stare in piedi l'intero romanzo. Figure ingombranti, figure con un proprio peso che sanno farsi amare e che sanno come conquistarsi la fiducia di chi è destinato ad incontrarli. Tali figure sono un vero e proprio dono e Cesare Annunziata, lo scorbutico Cesare Annunziata, ne è, inequivocabilmente, la prova.

martedì 14 marzo 2017

Recensione 'Magari domani resto' di Lorenzo Marone





Magari domani resto
Lorenzo Marone


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
 Pagine: 314 - Prezzo: 16,50 € - eBook: 9,99€

FINALISTA PREMIO BANCARELLA 2017


Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare?




Questo è uno di quei romanzi la cui recensione ti toglie il sonno. Vorresti che le parole iniziassero a fluire dalla testa alle mani che ticchettano sulla tastiera ma, allo stesso tempo, hai paura di non riuscire a rendergli giustizia.
Alla fine comprendi che questo è uno di quei casi in cui la recensione deve essere scritta di getto, di pancia e di cuore, senza starci a pensare poi tanto ed è proprio quello che vorrei fare.

Leggere il nuovo lavoro di Lorenzo è un po' come tornare a casa, riflettersi allo specchio, sentirsi parte del mondo di carta e parole che riesce a creare con maestria. Un intreccio di storie e di vite che potrebbero essere quelle di ognuno di noi. Lorenzo ha questo dalla sua: raccontare con delicatezza la vita, quella quotidiana, e non è poco.

Che si tratti di un romanzo prorompente lo si comprende dalla prima pagina, dalla presentazione che Luce Di Notte fa di se stessa: "Il mio nome è Luce. E sono donna". Una sorta di avvertimento per il lettore, senza mezzi termini, come a dire 'ecco quello che ti aspetta'. Ed è proprio questo che succede. Pagina dopo pagina, Luce si mostra a chi legge spogliandosi e rivelandosi in tutta la sua nudità che è sì fierezza, ma anche fragilità. 
Schietta e forte, non ha bisogno di nessuno e crede di non conoscere il dolore. Sospettosa, curiosa e moralmente incorruttibile, cresciuta tra un non fregare il prossimo e un non farsi fregare dal prossimo, ma soprattutto abituata a non avere paura di niente. 
Una giovane donna segnata dall'abbandono della figura paterna e che, proprio per questo, a trent'anni è ancora alla ricerca di un adulto che non fugga via impaurito. Cresciuta con una madre rigida e di poche parole, che ha sempre avuto paura di perdere il controllo e di lasciarsi andare alla tanto sognata felicità, in grado di rammendare i vestiti altrui ma incapace di rattoppare la propria esistenza e quella dei figli ormai strappate, il cui rapporto, poi, è un continuo scaricarsi colpe e giustificazioni e con una nonna che le ha riversato addosso tutto il suo amore, per riporre un qualche ricordo nella scatola delle memorie, Luce cerca, costantemente, di riempire i vuoti che si porta dietro. 
Come unica compagnia il suo Cane Superiore, Alleria, e la vita, quella vera, quella a cui dare del tu.
Sarà l'incontro con un ragazzino, Kevin, a far crollare il suo bel castello di sabbia, costruito con tanta perizia, permettendo così alla luce, quella che lei porta nel nome ma che tanto manca nella sua vita perché si sente più simile ad un'ombra, di poter finalmente entrare ed illuminare ogni cosa. 


"Se c'è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che non esistono parentesi tonde o quadre, nessun inciso o intervallo, le cose, belle o brutte che siano, te le trovi all'improvviso davanti, quando vai a capo, e forse è una fortuna, perché altrimenti basterebbe evitare le parentesi per condurre una vita serena. Solo che a saltare gli incisi, la frase si accorcia e giunge presto il punto finale."


Questo romanzo è una sorta di catarsi per la protagonista che, educata dalla vita che la colpisce, segnandola e insegnandole qualcosa allo stesso tempo, cambia rotta e prende in mano le redini del proprio destino senza se e senza ma. Riesce a dare quella sterzata a volte necessaria. Ma la cosa bella è che tutto ciò avviene anche nel lettore perché si instaura tra i due un vero e proprio dialogo. Narrare il presente offre spunti per raccontare il passato fatto di aneddoti ma anche di dolore e di paure che si riversano sul presente. Un passato che però forma ed aiuta ad aprire gli occhi. 

Lorenzo non tratteggia solo il personaggio femminile. La sua bravura risiede nell'indossarne i panni, nell'accostarsi a questo universo, così complicato, scandagliandone non solo il comportamento, le cosiddette azioni, ma soprattutto la psiche, quello che Luce pensa. E ci riesce, ovviamente, usando come scenografia una Napoli non più borghese, ma popolare, quella dei Quartieri Spagnoli, quella in ombra, ad alto tasso di criminalità, nascosta alla vista dei turisti dietro la bella facciata di Via Toledo. Il tutto contestualizzato in maniera eccellente a creare un legame imprescindibile tra la protagonista e il luogo in cui è nata e cresciuta e che l'ha forgiata.

Con uno stile semplice ed ammaliante, arricchito dalle sonorità del dialetto napoletano che rendono la lettura quasi musicale, Lorenzo ci insegna che, il più delle volte, anche noi annodiamo la nostra vita a formare un gomitolo la cui struttura è completamente diversa da quella che ci aspettavamo. E per fare ciò si serve di personaggi che bucano la pagina, un coro di voci che ti si insinuano nelle orecchie e che, quando tutto è compiuto, li immagini ancora lì, pronti a restare. Loro ce l'hanno fatta a sbrogliare la matassa. 
Ed è per questo motivo che il romanzo è un riconciliarsi con se stessi e con le brutture della vita. Un romanzo che tra un respiro e un battito di ciglia, smuove qualcosa nel lettore portandolo, inevitabilmente, a sorridere ma anche a versare lacrime. 

Un romanzo dove, piuttosto che il sole, schizzechea, un romanzo che profuma di panni stesi, propri e altrui, dello sfrigolio del ragù nella pentola la domenica. Un romanzo che infonde coraggio, il coraggio di restare e di prendere la vita, e tutto quello che ci riserva, a piene mani, correndole incontro, a braccia aperte, pronti a ricevere ma anche a donare. Perché andare via è per i codardi, restare è solo per i coraggiosi!





lunedì 25 luglio 2016

Autho(r)psy #1: A Locorotondo con Lorenzo Marone

Rubrica a cadenza occasionale dedicata ad interviste ed incontri con gli autori



Buongiorno lettori, oggi sono felice di inaugurare una nuova rubrica del blog per il cui nome devo ringraziare mio fratello che ha sempre dei colpi di genio notturni, sarà una cosa di famiglia!
Con Autho(r)psy ho pensato di dedicare una nuova sezione del blog agli incontri con gli autori, alle interviste e a quanto concerne questa specifica sfera. Devo ammettere che la nascita di tale rubrica era nell'aria ma, qualche sera fa, ho avuto l'onore di conoscere e presenziare all'evento con ospite Lorenzo Marone. 
Allora mi sono detta che forse fosse il caso di darle il via sin da subito e non potevo trovare autore migliore per l'inaugurazione! Siete pronti a rivivere con me una bellissima serata ricca di emozioni e di rivelazioni? Mettetevi comodi perché partiamo dal 'C'era una volta...'.



Siamo alla fine di Giugno e, in una delle tante serate di calura estiva, il mio cellulare ha emesso un trillo secco accompagnato da un unico messaggio che recitava: "Maestààààààà" (per chi non lo sapesse, questo è il nomignolo che La Libridinosa mi ha bellamente affibbiato in seguito ad un trascorso che non sto qui a raccontare!). Per tutta risposta arriva il mio "Sìììììììììì" e di qui un'informazione stratosferica: il 20 Luglio, alle 20:00, Lorenzo è a Locorotondo!
Dopo una notizia del genere, premettendo che non sono propriamente vicina al posto, che non ci sono mezzi pubblici che mi permettano di avventurarmici, ho pensato bene di coinvolgere la mia famiglia che si è mostrata sin da subito disponibile.
Ora, piccolo aneddoto: mia madre ha l'abitudine di organizzare il menù di tutta la settimana a partire dal lunedì per cui quando ha iniziato a proporre pietanze per la cena del 20, voci fuoricampo le si sono sovrapposte con un "Mercoledì andiamo da Lorenzo...", fino a quando non ha iniziato a dirlo lei stessa.

LOCOROTONDO
Arrivato il giorno tanto atteso, studiato il percorso, avvistati i possibili parcheggi, chiacchierato con Laura che era emozionata quasi quanto me, caricata la macchina con tutta la famiglia, siamo finalmente partiti per Locorotondo alle ore 19:00 (a mio parere era già troppo tardi ma l'autista ha calcolato i tempi ed io non potevo che fidarmi!).

Piccola digressione su Locorotondo: "...il suo nome deriva dalla morfologia assunta dal primo centro abitato, sorto attorno all'anno mille. Le prime casupole di un villaggio composto da agricoltori furono edificate su un altopiano attrezzato, addossate le une alle altre, a pianta circolare, quasi a voler cingere a corona quella terra strappata a boschi di querce e fragni per renderla coltivabile e fertile...".

Insomma alle ore 19:52 giravamo a vuoto nel parcheggio in attesa che qualche anima pia liberasse un piccolo posticino per la nostra grande automobile. In quel momento ho iniziato a sudare freddo nonostante fossimo vicini al luogo in cui si sarebbe tenuto l'incontro con Lorenzo l'orologio non aveva alcuna intenzione di arrestare la sua corsa. In quel momento mio fratello ha pronunciato il fatidico "Anna attivati!", che è una sorta di richiamo per risvegliare la mia grande fortuna (è risaputo che la mia sola presenza in auto faccia liberare posti come per miracolo, sono nata con la camicia infatti!), ed ecco che finalmente troviamo il tanto agognato parcheggio. Intanto sono le 19:56.
Abbandonata la famiglia al proprio destino, ho iniziato ad inerpicarmi lungo la scalinata che conduceva al centro storico e al sagrato della Chiesa Madre, dove si sarebbe svolto l'incontro. Nel frattempo il cellulare emetteva molesti suoni tra i quali un messaggio della cara Laura che mi chiedeva se Lorenzo fosse arrivato, in effetti erano le 20:01 ed ero io quella a non essere arrivata.
Cammina, cammina, svoltato l'angolo, mi sono ritrovata davanti ad una discreta affluenza che popolava Piazza Rodio. Piazzo borsa, i miei nel frattempo arrivano ed il mio sguardo radar sonda ogni cosa fino ad imbattersi in Lorenzo, solo soletto, alle spalle della platea.
Per natura sono una persona molto timida per cui ero lì che mi domandavo se fosse opportuno avvicinarmi o meno, disturbarlo prima o dopo. Sospinta da una forza (suppongo fosse la Failla a distanza, ormai ha influssi nazionali lei!) mi sono avvicinata e presentata facendo le seguenti scoperte:

  • Lorenzo è più timido di me facendo sì che io mi sia sentita molto intraprendente;
  • ha capito chi fosse la Anna che si era cavallerescamente avvicinata a lui;
  • è stato davvero contento che avessi percorso i chilometri che mi separavano da Locorotondo per presenziare al suo evento.

Alle 20:20 ha avuto inizio l'incontro e, come sempre sono stata trasportata, dalla grande capacità linguistica di Lorenzo che non solo è in grado di ammaliare con il suo dolce narrare, cosa che ho avuto modo di apprezzare durante la lettura de "La tristezza ha il sonno leggero" (di cui vi ho abbondantemente parlato qui), ma anche di mantenere viva l'attenzione del pubblico che lo ascolta.
Accompagnati dalla lettura di alcuni passi del romanzo, dalla dolce melodia suonata da un'incantevole violinista, dal vento pungente che ha reso la serata alquanto freddina, la voce di Lorenzo ha tracciato il profilo di Cesare sovrapponendolo a quello di Erri, due personaggi che ad età diverse, 70 anni nel primo caso e 40 nel secondo, si ritrovano a tirare le somme, a compiere un bilancio della loro vita. Si è parlato di mezzi figli, di famiglie "allargate", di scelte mancate, di personaggi deboli e di personaggi forti con i primi che risultano vincitori, che si evolvono in positivo dalla prima all'ultima pagina, e con i secondi, che invece, soccombono irreparabilmente. Si è parlato anche di come la storia che Lorenzo racconta sia in parte ispirata a quella che è la sua vita, anche lui figlio di genitori separati, e di come questa stessa storia abbia riportato a galla immagini che aveva completamente rimosso dalla memoria, o che comunque erano rimaste sopite per lungo tempo.

Interessante il dettaglio dell'inserimento, a posteriori, dei passi tratti dalla Moleskine di Matilde, la moglie di Erri, per rendere questo personaggio ancora più vicino agli occhi del lettore, più umana, più accessibile, passi che, tra l'altro, sono stati inseriti pochi giorni prima della stampa del romanzo.

Piccolo accenno anche al nuovo romanzo in cui avremo una protagonista donna che permetterà a Lorenzo di parlare di una Napoli diversa, non più tanto borghese ma neanche gomorriana (passatemi l'aggettivo!).

Inutile dirvi che, durante la presentazione, il mio occhio si spostava verso tutte quelle persone che, quasi per timore che le copie terminassero (cosa che è effettivamente avvenuta e ne sono testimone!) cercavano di accaparrarsene una  ed iniziavano a sfogliare il romanzo con l'intento di ritrovare quei personaggi, quella storia di cui si è parlato per un tempo che, come sempre, è volato via nel vero senso della parola.

Terminato l'incontro, ovviamente, Lorenzo si è sottoposto al firma copie e alla foto di rito anche se, prima che potessi chiedere quest'ultima, è stato lui stesso a dire "Certo! Dobbiamo fare la foto". Ecco, al momento della suddetta foto, tutta la fatica nel fare la piega, stirare i capelli con spazzola e phon e poi con piastra, cosa per la quale ho sudato sette camicie, è andata a farsi friggere perché il vento ha pensato bene di riacconciarmi il tutto alla propria maniera, dettaglio ben visibile se osservate il riflesso della mia ombra e quel ciuffo che spunta un po' alla Alfa Alfa.

Per concludere, una serata ricca di emozioni, di belle parole, un incontro, quello con Lorenzo, indimenticabile, in cui si è parlato di desideri, di sogni, di speranze, di tristezza con il sonno leggero, alla quale tuttavia si contrappone quella instancabile tentazione di essere felici. 
Con una doppia dedica, il cuore pieno di tante belle sensazioni ed il sorriso sulle labbra si torna a casa, molto più ricchi di quando si è partiti!










lunedì 6 giugno 2016

Recensione 'La tristezza ha il sonno leggero' di Lorenzo Marone


Buon lunedì miei cari lettori! Giugno avanza pian pianino ed io sono qui, comodamente seduta, pronta a lasciarvi la mia opinione post lettura di un romanzo che ho amato alla follia.
So che siete abituati a leggere una sorta di antefatto in queste poche battute iniziali, quello che mi piace definire preambolo, ma in questa occasione devo farne a meno. Vorrei che il romanzo si presentasse a voi, quasi spontaneamente, tra qualche riga. Vi auguro una buona lettura, sperando di riuscire a trasmettervi un briciolo di quanto il lettore possa provare nel corso della lettura de "La tristezza ha il sonno leggero" di Lorenzo Marone.





La tristezza ha il sonno leggero
Lorenzo Marone


Editore: Longanesi - Genere: Letteratura Italiana
Pagine: 370 Prezzo: 16,90 € - eBook: 4,99€


Erri Gargiulo ha due padri, una madre e mezza e svariati fratelli, È uno di quei figli cresciuti un po' qua e un po' là, un fine settimana dalla madre e uno dal padre, Sulla soglia dei quarant'anni è un uomo fragile e ironico, arguto ma incapace di scegliere e di imporsi, tanto emotivo e trattenuto che nella sua vita, attraversata in punta di piedi, Erri non esprime mai le sue emozioni ma le ricaccia nello stomaco, somatizzando tutto. Un giorno la moglie Matilde, con cui ha cercato per anni di avere un bambino, lo lascia dopo avergli rivelato di avere una relazione con un collega. Da quel momento Erri non avrà più scuse per rimandare l'appuntamento con la sua vita. E uno per uno deciderà di affrontare le piccole e grandi sfide a cui si è sempre sottratto: una casa che senta davvero sua, un lavoro che ama, un rapporto con il suo vero padre, con i suoi irraggiungibili fratelli e le sue imprevedibili sorelle. Imparerà così che per essere soddisfatti della vita dobbiamo essere pronti a liberarci del nostro passato, capire che noi non siamo quello che abbiamo vissuto e che non abbiamo alcun obbligo di ricoprire per sempre il ruolo affibbiatoci dalla famiglia. E quando la moglie gli annuncerà di essere incinta, Erri sarà costretto a prendere la decisione più difficile della sua esistenza.






Ci sono romanzi che ti si cuciono addosso avviluppandosi alle tue membra. È un po' come essere nudi prima di incontrarli e ritrovarsi improvvisamente vestiti di tutto punto nel momento in cui se ne è iniziata la lettura.
Ci sono romanzi che entrano nella vita di ogni lettore in punta di piedi fino a conquistarsi il proprio spazio, fino a diventare una costante certa e assoluta della sua quotidianità al punto da non riuscire a distogliere il pensiero neanche un attimo da quelle pagine, da quelle storie, da quei personaggi.
Ci sono romanzi che, una volta terminati, ti lasciano dentro un senso di vuoto, di perdita, di lutto. Si rimane orfani. Una parola forte, una parola alla quale difficilmente si riesce a dare un peso specifico vero e proprio fino a quando, poi, non ci si imbatte ne "La tristezza ha il sonno leggero", un romanzo che è tutto questo e molto di più.
Leggere Lorenzo Marone equivale a prendere il largo, a lasciarsi condurre attraverso quelle che sono le imperfezioni della vita così imprevedibile e contraddittoria. Equivale a compiere un viaggio, non solo tra le pagine inchiostrate, ma un viaggio interiore, spirituale. Un viaggio verso quella che è la vita. La vita vera. E allora, per affrontare al meglio la traversata, sarebbe opportuno recuperare un bagaglio vuoto e molto capiente affinché sia possibile stipare tutto quello in cui ci si imbatterà nel lungo, meraviglioso e malinconico cammino. La mia valigia, devo ammetterlo, non era completamente vuota. In un angolino risiedeva la paura. La paura di non provare determinate emozioni, di restare immune al fascino della scrittura di Lorenzo ma, ovviamente, così non è stato e quella stessa paura è volata via a partire dall'incipit. 


"Si dice che il carattere di una persona si formi nei primissimi anni di vita. Sono i primi che influenzano tutto il resto. Una bella fregatura. Perché basta che per un motivo o per l'altro quel periodo non vada per il verso giusto, che sei rovinato per sempre."


Per potervi parlare di Erri Gargiulo, un nome che è tutto un programma, frutto della sfrenata passione di suo padre Raffaele per Henry Charles Bukowski e di un impiegato dell'anagrafe poco attento e con una forte propensione all'italianizzazione, è necessario partire proprio da quella valigia di cui vi ho parlato poc'anzi. Una valigia che, nel suo caso, ha un proprio peso a causa dei rimpianti, dei rimorsi, e delle scelte mancate che hanno caratterizzato tutta la sua esistenza. Una valigia che è come un macigno soprattutto ora che si trova alla soglia dei quarant'anni, ed è tempo di bilanci. Soprattutto ora che sua moglie ha deciso di lasciarlo. Soprattutto ora che il peso di due famiglie grava ancora di più sulle sue spalle: lui che è sempre stato 'l'altro figlio', 'l'altro fratello' a seconda dei casi. Sì, perché Erri è figlio di genitori separati. Renata, sua madre, dalla quale riceve esigue attenzioni si è risposata con Mario e da questa nuova unione sono nati Valerio e Giovannino. Da suo padre Raffaele, davanti al quale Erri non ha il coraggio di aprire bocca, e dalla compagna Rosalinda è invece nata Flor. A questo allegro quadretto va aggiunto un ulteriore personaggio, Arianna, figlia del precedente matrimonio di Mario.
Arianna ed Erri rappresentano due facce della stessa medaglia, segnati da un eguale destino: essere 'mezzi figli'.
Sarà proprio grazie ad una cena organizzata da Renata, alla quale saranno tutti presenti, eccetto la famiglia paterna, che Erri inizierà a raccontare e a raccontarsi. Una cena in cui svelare qualcosa di importante e che si rivela essere un ottimo palcoscenico su cui mettere in mostra incomprensioni, litigi, frustrazioni, parole non dette e sentimenti sopiti di quella che è una particolare famiglia allargata.


"Non so, credo che, in realtà, le cose vadano così, le persone si incontrano, si piacciono, si amano, percorrono insieme un pezzetto di strada e, infine, si perdono, senza un reale motivo. O, forse, il motivo c'è, ed è quello di permettere nuovi incontri, diversi amori, altri inizi."


Lorenzo è un cantastorie. Con il suo stile semplice, pulito, ammaliante e ricco di dialoghi è in grado di costruire storie quotidiane, di raccontare di persone, di nuclei familiari che incontreresti semplicemente varcando la porta di casa. Quello stesso mondo che a volte è fuori e altre volte è proprio tra quelle mura domestiche.
Il romanzo si sviluppa in crescendo; si parte da un Erri che inizia a parlare di sé al suo pubblico e voi siete lì, incuriositi, che lo ascoltate affascinati. Poi afferra la vostra mano e vi conduce nei meandri più segreti del suo vissuto e a quel punto il gioco è fatto: siete amici. Ed è allora che siete pronti a varcare le giuste soglie, ad esplorare le giuste stanze per conoscere le varie persone che le abitano. E qui mi ricollego ai personaggi, quelle figure delineate attraverso poche pennellate di colore. Così veri, così reali che sembrano quasi prendere vita: ti scorticano la pelle, insinuandosi al di sotto di essa, strato dopo strato, fino a raggiungere le corde del cuore, fino a graffiare l'anima.
Tra tutti spicca la figura del protagonista che si autodefinisce il primogenito in assoluto, colui che si ritrova a barcamenarsi, più che a vivere, tra le sue due famiglie. E proprio questo suo essere 'il primo figlio' è la causa di ogni suo male. Lui che non vuole esprimere quello che prova, che preferisce restare in panchina a guardare la vita scorrergli davanti, uno che le giornate non le trascorre, le subisce. Uno che sceglie di non scegliere. Un uomo che ha paura di tornare a vivere. Un uomo per cui "...già iniziare comporta un notevole dispendio di energie, rifare da capo qualcosa non rientra nelle sue abitudini...".
Per quanto possa sembrare un inetto, un incapace, non si riesce ad odiare Erri, anzi ci si affeziona ed è proprio in questo che risiede la bravura di una grande penna come quella di Lorenzo.

Questa è una storia di 'famiglie allargate', di mezzi figli, di perdite, di abbandoni, di legami che si spezzano e di altri che sono sempre stati lì, ad un palmo dal naso, e che bisognava semplicemente rinsaldare.
Si rimane orfani di Erri, è vero, ma felici di aver incrociato il proprio cammino col suo. Felici di sapere che è lì, che ha smesso di accovacciarsi con le spalle al muro e gli occhi chiusi in attesa che il mondo decida per lui, che ha svuotato quel suo bagaglio tanto pesante.
Lui ce l'ha fatta perché i buoni, almeno nei romanzi, vincono sempre!






lunedì 11 aprile 2016

Quando si dice: 'sprizzare gioia da tutti i pori!'


Buon inizio settimana lettori, come avrete potuto leggere dal titolo, il post di oggi è molto diverso da quelli che sono solita pubblicare.
Da qualche giorno, esattamente da mercoledì, continuo a saltellare in giro per casa sprizzando gioia da tutti i pori e stringendo al petto due meraviglie per le quali devo ringraziare la magnifica Laura La Libridinosa  e il giveaway organizzato per festeggiare i 3 anni del suo fantastico blog che, tra l'altro, vi invito a visitare (vi basterà cliccare sul precedente nome per entrare nel suo mondo libroso!).
Ebbene, per partecipare bisognava rispondere ad una domanda semplicissima: "Cosa vuol dire per te essere Libridinosa?"

Ed ecco che la mia fervida immaginazione si è messa in moto, anche perché ho sempre amato le tracce aperte grazie alle quali poter spaziare in lungo e in largo. Insomma, vestendo i panni di Piero e Alberto Angela (adoro alla follia quest'ultimo, uomo di grande cultura, che sposerei volentieri nonostante possa essere mio padre!), in poche ore, ho buttato giù un vero e proprio documentario che mi ha permesso di aggiudicarmi il primo premio!!!
Ve lo ripropongo così magari mi dite anche cosa ne pensate, io continuo a stupirmi di come mi vengano fuori idee del genere :D


“La Libridinosa è uno status sociale, culturale ma soprattutto mentale. Libridinosa si nasce, non si diventa. È risaputo che gli esemplari di Libridinosa siano più unici che rari e si riconoscano tra loro a naso o, se dotati di vista molto acuta, al primo sguardo. Si cibano di parole, scritte nero su bianco, di storie impregnate di sentimenti ed emozioni. Le Libridinose pure sono in grado di creare connessioni morbose, legami inscindibili con i personaggi di carta in cui si imbattono, nella vana speranza che si trasformino in figure in carne ed ossa. Avvezze all’innamoramento facile, tendono ad individuare l’uomo dei loro sogni, il principe azzurro sul bianco destriero, in un libro sì e nell’altro pure, tuttavia riescono a distinguere tra infatuazione e amore vero e proprio, struggente e passionale. Se un romanzo fa breccia nel loro animo di lettrice sono in grado di ignorare il resto del mondo, perse nei propri pensieri; e allora le vedrete girovagare senza meta, con il libro in una mano, o rigirarsi insonni tra le lenzuola, come se fossero in meditazione.
Una paura congenita degli esemplari di questa specie è l’abibliofilia, ovvero la paura di restare senza libri da leggere e allora capirete come sia più che logico ritrovarle nel loro habitat naturale: la libreria. Quando ne varca la soglia la Libridinosa viene circondata da un’aura mistica, risplende di luce riflessa, quella luce che deriva dai libri che la circondano e che funge da richiamo per la stessa, insieme alla miriade di liste librose ed appunti che occupano la sua borsetta.
Credo che anche Noè, a suo tempo, abbia capito l’importanza di questa specie portandola con sé sull’arca. Questo spiegherebbe perché alcuni esemplari di Libridinosa sono tutt’oggi in circolazione, e per fortuna aggiungerei!”



E quando si dice che tutta la fatica è stata ricompensata, eccomi qui a mostrarvi cosa ho ricevuto: non uno ma ben due romanzi, autografati, di Lorenzo Marone, "La tentazione di essere felici" e "La tristezza ha il sonno leggero"; un segnalibro Libridinoso, un segnalibro fantastico realizzato da Lea e una bellissima matita opera di Stefania, due blogger meravigliose che potete trovare nel loro angolino chiamato Due lettrici quasi perfette, passate anche da loro!






A questo punto non ho più scusanti, sono pronta a conoscere Cesare ed Erri e sappiate che, quando vedrete uno dei due romanzi nella sezione 'in lettura', che trovate nella colonna di destra del blog, per la sottoscritta sarà la fine e Laura sarà consapevole che un'altra donnina vagherà senza meta tra le pagine di un buon libro.
Se volete saperne di più restate connessi e scoprirete cosa ne sarà di me, io intanto vado a rimirare e carezzare i due romanzi mentre vi auguro una buona giornata!