A nord-est del Giappone, nella Prefettura di Iwate, ai piedi di Kujira-yama, la Montagna della Balena, subito accanto alla città di Ōtsuchi, c'è una cabina telefonica bianca, con la porta pieghevole, all'interno della quale è posato un quaderno ed un vecchio telefono nero collegato al nulla.
Il Telefono del Vento (in giapponese Kaze no Denwa) è stato installato da Sasaki Itaru nel giardino della propria abitazione, luogo che successivamente è stato ribattezzato Bell Gardia, nel lontano 2010, in seguito alla morte di un cugino con il quale desiderava restare in contatto, in una qualche maniera.
Quel telefono, inizialmente concepito per alleviare il senso di perdita di un singolo individuo, è diventato poi il simbolo di uno dei luoghi più colpiti dallo tsunami del 2011, meta di pellegrinaggio per quanti sentano il bisogno di comunicare con i loro cari defunti, affidando le proprie voci al vento in una comunicazione a senso unico ma necessaria per affrontare il proprio dolore, stabilendo un contatto tra chi resta e chi non c'è più.
Ed è proprio traendo ispirazione da quegli avvenimenti luttuosi e da quegli stessi luoghi, in quello che può essere considerato a tutti gli effetti un omaggio per le vittime e per i sopravvissuti, che l'autrice tratteggia una storia delicata, capace di raccontare la speranza, il reimparare a stare al mondo, affrontando, come si legge nelle note finali, le sottrazioni che la vita ci impone e aprendoci, contestualmente, alle tante addizioni che essa stessa ci offre.






