Buongiorno miei cari ed affezionati lettori! Ehm... non fate quelle facce, so benissimo di essere un tantino latitante ma maggio è uno di quei mesi piuttosto pieni, di cose belle ovviamente, che richiedono gran parte delle mie energie.
Tuttavia d'ora in poi tornerò ad essere più presente per cui direi di iniziare subito a parlarvi di un romanzo che al momento della pubblicazione ha incuriosito molti lettori, me compresa. Un romanzo che è stato fortemente ostacolato dal governo israeliano per le tematiche trattate.
Se non lo avete ancora capito, ma credo sia impossibile visto che il titolo di questo post parla piuttosto chiaro, sto parlando di "Borderlife" di Dorit Rabinyan, edito Longanesi che ringrazio per la copia omaggio.
Tuttavia d'ora in poi tornerò ad essere più presente per cui direi di iniziare subito a parlarvi di un romanzo che al momento della pubblicazione ha incuriosito molti lettori, me compresa. Un romanzo che è stato fortemente ostacolato dal governo israeliano per le tematiche trattate.
Se non lo avete ancora capito, ma credo sia impossibile visto che il titolo di questo post parla piuttosto chiaro, sto parlando di "Borderlife" di Dorit Rabinyan, edito Longanesi che ringrazio per la copia omaggio.
Borderlife
Dorit Rabinyan
Editore: Longanesi - Genere: Letteratura Internazionale Pagine: 384 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)
(OMAGGIO CE)
È autunno, a New York, il secondo senza le Torri. Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce e intanto pensa: non hai già abbastanza guai? Fermati finché puoi. Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA per una borsa di studio. Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c'è sempre un bimbo che sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah. Lei è israeliana, lui è palestinese. La loro sembra una storia come tante, come mille ne nascono ogni giorno in ogni angolo del mondo, ma è diversa da tutte. Perché la loro appartenenza a una terra tormentata e divisa non può che separarli, e ciò che è iniziato nel freddo di New York è destinato a finire, pochi mesi dopo, su una calda spiaggia di Jaffa, sotto quel sole che entrambi rimpiangevano in America. Ma la Storia e il loro amore li seguiranno ancora.
"Il tempo, quella distanza astratta situata fra quel momento perfettamente concreto e ciò che sarebbe avvenuto in futuro, chissà quando in futuro, era ridotto ora a quella scritta stampata ed era divenuto tangibile come non mai."
Durante tutta la narrazione li seguiremo nella loro quotidianità. Il loro raccontare e raccontarsi diventa uno scavare al di sotto della patina di perfezione superficiale. Un dover fare i conti con un diverso vissuto, un passato che li rende diametralmente opposti e rimarca quelle differenze sociali e culturali che caratterizzano la loro persona, il loro essere. Quella che doveva essere una semplice parentesi, un errore, uno sbaglio a cui porre fine diventerà sempre più una certezza con i mesi che si susseguono insieme ai giorni trascorsi ognuno tra le braccia dell'altro, uniti come due tuorli nello stesso uovo, saziati e al contempo affamati dal loro stesso piacere. Hilmi è così bravo a capirla, a navigare disinvolto nei meandri della sua mente al punto tale che, se lei diventasse un enigma per se stessa, all'improvviso, lui saprebbe risolverlo, sarebbe in grado di rispondere alle sue domande perché pensa insieme a lei.
Accanto alla paura di Liat che interpreta la loro storia d'amore come un guaio in cui si sta cacciando con tutte le scarpe, che si domanda cosa diranno o penseranno i suoi genitori, c'è un Hilmi che crede fermamente che lei si vergogni di lui, un amore arabo, segreto ma soprattutto provvisorio
"Sono così vicina a lui, dissolta in lui che posso quasi sentire cosa significa essere lui."
"Borderlife" è una fotografia di una storia d'amore corredata da tutta una serie di sfaccettature, di chiaro scuri, luci ed ombre. Il forte senso di appartenenza al proprio popolo e alla propria nazione sovrasterà il loro amore e questo emerge in maniera decisiva e prorompente nella seconda parte del romanzo. Romanzo che è diviso in tre grandi sezioni che coincidono con l'autunno, l'inverno e l'estate. Devo ammettere che la parte più interessante, che mi ha anche fatto rivalutare la lettura nel suo complesso è stata proprio quella che prende piede durante la stagione estiva conducendo a quel finale che non ci si aspetta e che lascia uno strascico di rabbia, impotenza e forte senso di mancanza.
Ho usato il termine rivalutare perché, sul mio profilo Goodreads, questa lettura si è beccata solo 3 stelline e questo è dovuto essenzialmente al modo di raccontare. Sono stata un po' rallentata dallo stile che ho trovato pesante, altamente descrittivo e un po' troppo particolareggiato, interrotto in più punti, ed anche sul più bello aggiungerei, da flashback che rimandano al passato e distolgono l'attenzione dal momento raccontato. A ciò si aggiunge l'abbondanza di parti discorsive che prendono il sopravvento sui dialoghi. Al contrario i personaggi sono altamente riusciti, ben costruiti e delineati con sempre più precisione man mano che si procede nella lettura. Una lettura che, proprio per il continuo rimando al conflitto tra i due popoli consiglierei a coloro che vogliono approfondire una tale tematica.
Un romanzo che richiede un certo tipo di concentrazione e che per questo motivo non va affrontato a cuor leggero ma che, nonostante tutto, saprà donarvi un'infinità di emozioni.






