venerdì 24 marzo 2017

Recensione 'Se mi tornassi questa sera accanto' di Carmen Pellegrino




Se mi tornassi questa sera accanto
Carmen Pellegrino


Editore: Giunti - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 231 - Prezzo: 16,00 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Giosuè Pindari è un uomo antico, legato alla terra, alla famiglia e a un ideale politico. Poco alla volta, senza riuscire a impedirlo, ha perso tutto: la moglie, dopo anni in cui il male di vivere non le ha concesso che brevi tregue, è ormai preda di un irreversibile declino; il socialismo, in cui ha creduto con una tenacia e una dedizione tipicamente “appenniniche”, è stato trascinato nel fango dalla corruzione; l’amatissima figlia Lulù se ne è andata e non dà più notizie di sé. Contro la degenerazione di corpo e mente si può fare poco; contro la fine di un'utopia si può fare ancor meno, mentre a una figlia che è viva e lontana – provata dalle inevitabili incomprensioni generazionali, ma sorretta da una sensibilità ancestrale e profonda – si può comunque scrivere. È ciò che decide di fare Giosuè, affidando alla corrente del fiume le lettere per Lulù. Arriveranno mai? Non è importante saperlo. In fondo il fiume, con le sue piene improvvise, sa sempre come arrivare a destinazione… «Se mi tornassi questa sera accanto» è il memorabile incipit della poesia A mio padre di Alfonso Gatto, un verso che è già una dichiarazione: questo è un romanzo sulla distanza, a volte abissale, tra gli esseri umani, specie quelli che una volta si sono amati (o almeno così era parso). In quella distanza vive Lulù, che adesso è sulle sponde di un altro fiume, lontana migliaia di chilometri dal fiumeterra che la legava al padre. Sulla nuova riva ha conosciuto Andreone, l’uomo "leggero" che aspetta la piena e, anche lui come Giosuè, il ritorno di una donna amata e perduta. La fragile meraviglia dell'incontro con quest'uomo bislacco – l'altro, così necessario al riconoscimento di sé – rivela qui tutta la sua forza. Infatti, da quel fiume lontano, è come se Lulù rispondesse alle lettere paterne seguendo la corrente, e su un registro magico, dentro un'aura d’incantamento, cercasse la via per il perdono.



Capita, non spesso ma succede, di imbattersi in romanzi di rara bellezza, romanzi con i quali si instaura una sorta di simbiosi, si diventa un tutt'uno. "Se mi tornassi questa sera accanto" è il secondo lavoro della Pellegrino, che ho avuto modo di conoscere e apprezzare grandemente con il precedente romanzo "Cade la terra". Un titolo, il nuovo, che già di per sé è l'emblema di una tacita invocazione ricolma di speranza, la speranza dell'attesa, supportata poi dall'immagine di copertina in cui è raffigurato, in maniera inequivocabile, questo senso dell'aspettare, tematica che permea ogni pagina del romanzo. 

Quando leggo diversi romanzi di uno stesso autore mi domando sempre se possa esserci una sorta di comunanza che possa legare un lavoro all'altro. Bene, nello specifico, il cosiddetto file rouge io l'ho ritrovato ed è rappresentato, secondo me, dagli elementi. Nel primo lavoro la protagonista era la madre Terra, quella che trema e che seppellisce ogni cosa che, in questo romanzo, pur continuando ad essere presente come genitrice del fiume, lascia comunque il posto ad un altro elemento: l'Acqua.
L'acqua che è vista come fonte di rinascita, che unisce, inghiotte e restituisce. A lei saranno affidate le lettere di Giosuè Pindari, un padre, per Lulù, la figlia ormai lontana.

Un raccontarsi che è quasi un confessarsi, un giustificarsi agli occhi della sua bambina, un allineare pensieri e parole affinché non restino inespressi. E sarà proprio da questi pensieri impressi su carta che emergerà la figura di un uomo di altri tempi che, pur vivendo nel presente è ancora legato, saldamente, al passato. Un uomo con un proprio ideale politico che continua a perseguire, nonostante tutto. Un uomo che colpito dalla "Grande delusione", sentendosi straniero nel suo stesso paese, ripenserà alla campagna come ad un dolce riparo, da qui il sogno della "Città dell'Ignoto Ideale" che vedrà coinvolta sua figlia e il suo futuro in prima persona. Un uomo che si contraddice quando resta senza argomenti. Un uomo con le colpe di un padre in balia della solitudine e del rammarico. Un padre che proverà a chiedere perdono a quella figlia, forse perduta, ma che spera di ritrovare, quella figlia con "...il piglio dei Pindari e l'orgoglio muto...".

Dall'altra parte troviamo proprio la figlia, Lulù, ormai diventata donna. Una giovane che aveva sempre vissuto in disparte, senza amici con cui parlare ma con una vita interiore popolata di presenze: parole e oggetti abbandonati e con una propria anima. Con la consapevolezza, poi, che in lei ci fosse qualcosa di guasto che non le permetteva di ricevere amore, perché non lo meritava, era cresciuta troppo in fretta, abbandonando gli anni dell'infanzia per prendersi cura della genitrice, Nora, una donna che dell'accezione di madre ha ben poco, una donna con l'infelicità nel sangue, vicina al dolore di chiunque si senta perduto o ammaccato, che trae consolazione dai dialoghi con gli ascoltatori muti, coloro che abitano i cimiteri: i morti, la parte più fragile dell'essere umano, quella che ha compreso l'inesistenza del concetto di immortalità, quella che i vivi occultano. 
Stanca di una vita che ha come unica amica la morte, di un padre che si erge a custode del suo futuro, di una madre che non è in grado di darle amore e di una casa, in cui aleggia il soffio delle cose perdute, Lulù lascerà la famiglia per intraprendere il proprio cammino, lontana dai propri cari.


"Si devono avere buoni ricordi per amare il silenzio, pensava Lulù, oppure non averne più. Per quando poi torneranno - lo fanno sempre - si deve avere un corpo gigantesco per non piegarsi sotto i colpi che danno."


Questo è il romanzo dell'attesa, della malinconia, della solitudine, delle colpe, delle mancanze, degli amori sfumati e di quelli traditi. Questa è la storia di un padre e di una figlia, di un legame spezzato che forse troverà il modo di essere sanato, o forse no. Il tutto raccontatoci, magistralmente, dalla voce cristallina della scrittrice, con quel timbro che ammalia e affascina al contempo. 

Con un passato che si alterna ad un presente fatto di lettere, con una scrittura pulita, limpida come acqua di fonte, quella stessa acqua che zampillando dalla terra fuoriesce a formare un fiume, con personaggi che occupano una dimensione atemporale e che pure si immergono in quella stessa acqua, perdendosi e ritrovandosi, l'autrice ci racconta di una famiglia, di un rapporto fatto di mancanze, di colpe, di distanze, dei progetti di un padre, per un futuro prospero, il più lontano possibile dall'amore, un sentimento che, anzi, viene negato, alla figlia. 
Nonostante questa negazione, saranno proprio la tenerezza e lo stesso amore, a permeare i monologhi paterni facendo sì che il lettore non riesca ad odiare quella figura di padre. Giosuè rappresenta il fallimento ma anche la voglia di rivalsa, di rinascita, perché i semi piantati torneranno nuovamente a fiorire. 

Infine, da elogiare il lavoro di ricerca dell'autrice che, nel narrato, con l'ausilio di citazioni, poesie, testi e canti ripercorre il passato mescolandolo al presente, "...la Storia con le storie immaginate, trattando il verosimile come si tratta il vero. Ho a cuore la perdita, le storie di ferite. Ho a cuore chi siede nel buio".

Un romanzo che è un piccolo gioiello, che si legge con piacere, scivolando via, pagina dopo pagina, ma rimanendo imbrigliato all'anima e al cuore di chi sa ascoltare. Un romanzo che aiuta a riflettere e che insegna come, il più delle volte, "...un semplice cambio di residenza non basta perché il presente non assomigli più al passato...", quel passato che, nonostante tutto, fa parte di ognuno di noi e ci rende quello che siamo. 





10 commenti:

  1. Anna aspettavo questa recensione! Lessi tempo fa il tuo pensiero su Cade la terra e mi promisi di leggerlo ora con l'uscita del secondo romanzo la Pellegrino sarà una delle prossime autrici che leggerò. "Se mi tornassi questa sera accanto" sarà il mio prossimo acquisto! Te lo dico ad ogni recensione letta, e te lo ribadisco anche ora, hai il dono di trasportare perfettamente il tuo pensiero nero su bianco, è sempre un piacere leggerti!

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    1. Ti ringrazio Rosa e sono davvero felice che tu voglia leggerlo! Non ti pentirai dell'intensità di questa storia anche se continuo a consigliarti, ancora caldamente, "Cade la terra". Con il primo romanzo conosci l'autrice ed il suo mondo, con questo secondo lavoro aggiungi un nuovo tassello al quadro d'insieme :) Buone letture!

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  2. Sono sincera: il titolo non mi avrebbe proprio attirata se non avessi letto la tua recensione. Ora, magari, ci faccio un pensierino.

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    1. Oh sono contenta! Carmen è un vero e proprio mondo da esplorare ed è per questo che mi sento di consigliarti anche il primo romanzo, "Cade la terra".

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  3. Ciao Anna!
    Hai scritto una recensione davvero sentita, e che mi è piaciuta molto! :)
    Il libro invece non riesce ad appassionarmi. Vedrò se più avanti lo leggerò :/

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    1. Ciao Jasmine, è una lettura molto particolare per cui devi avere la voglia di immergerti nelle acque del fiumeterra. Tanto lui ti aspetta ;)

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  4. sono molto tentata di leggerlo perchè apprezzai tantissimo Cade la terra!! mi piacciono le atmosfere malinconiche e lo stile profondo della'autrice.

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    1. Ecco, ritroverai tutto: dalle atmosfere allo stile. Una storia davvero intensa questa!

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  5. Ciao Anna :-)
    Da eterna impaziente il tema dell'attesa non mi si addice molto, ma il fatto che l'autrice inserisca questo elementi naturali nella narrazione mi coinvolge molto, come il rapporto genitori figli. E le copertine in bianco e nero? Un dolce sapore d'altri tempi.

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    1. Anche la storia è permeata da questo dolce sapore d'altri tempi, come lo hai ben definito. Poi le copertine, sia in questo che nel primo romanzo, accomunate da queste tinte mi piacciono tantissimo e rendono la storia ancora più godibile. Completano il quadro, per intenderci.

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