lunedì 27 febbraio 2017

Recensione 'L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu' di Marisa Salabelle





L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu
Marisa Salabelle


Editore: Piemme - Genere: Giallo
Pagine: 223 - Prezzo: 17,00 € - eBook: 9,99€


Pistoia, 25 luglio: durante la festa di San Jacopo, patrono della città, due ragazzini in bicicletta trovano, vicino a un fosso, il cadavere di una donna, barbaramente uccisa, priva di documenti, vestita e truccata come una prostituta, probabilmente extracomunitaria. Dopo affannose indagini, portate avanti da carabinieri svogliati e un giovane cronista che sogna lo scoop, si scopre invece che il corpo è quello di Efisia Caddozzu, maestra elementare, che tutti credevano in vacanza, la cui scomparsa era stata segnalata solo dall'anziano padre, a cui nessuno aveva creduto. I sospetti sembrano portare sulle tracce della comunità albanese: Efisia faceva volontariato, conosceva il mondo degli immigrati e aveva preso sotto la sua protezione un ragazzo intemperante e violento. Ma chi era davvero Efisia Caddozzu? Perché una semplice maestra viene abbandonata sul ciglio di una strada con il cranio fracassato? Efisia era venuta dalla Sardegna agli inizi degli anni Sessanta: famiglia numerosa, carattere indomito, a tratti brusco e iracondo, aveva militato in Lotta Continua, aveva dedicato la sua vita all'insegnamento, al volontariato e aveva aiutato molti immigrati a inserirsi in città. Le indagini portano tutte a un unico indiziato: l'albanese, di cui si è persa ogni traccia. Ma la verità sulla morte di Efisia è un'altra. Per scoprirla sarà necessario scavare nelle ipocrisie più sottili e feroci dell'animo umano.



La morte è solitudine: rende solo chi resta così come chi se ne va. Ed Efisia Caddozzu è sola quando ne viene rinvenuto il cadavere.
Si tratta, tuttavia, di una solitudine totalizzante, che va al di là del significato intrinseco della parola. È un essere soli esteriore ed interiore, caratteristica che ha contraddistinto la protagonista durante tutto il corso della sua vita. 
Ed è proprio questa solitudine, quasi contaminante, che muove le vite dei vari personaggi che incontreremo tra le pagine del romanzo, giungendo alla conclusione che ognuno è solo con se stesso. 

Luglio 1994, Pistoia. in un dirupo che fiancheggia una delle strade battute dalle prostitute, viene rinvenuto il cadavere di una donna. L'abbigliamento succinto, il trucco pesante, la carnagione scura da extracomunitaria e l'assenza di documenti sono tutti indizi che irrimediabilmente collegano il corpo a quel mondo. Si tratta quasi di una certezza tanto che nessuno, comprese le forze dell'ordine, se ne cura. Sarà la voce di un uomo, un padre, ascoltata da un giornalista che ha tutta l'intenzione di fare carriera perché "...i delitti tirano..." a dare un nome e un cognome a quel cadavere di cui non si sa assolutamente nulla.

Efisia era nata a Cagliari nel 1950. Una mischinedda, una poverina, cresciuta in una casa in cui aveva sempre aleggiato l'ombra della morte impressa in quadri di antenati scomparsi che si riflettevano in grandi specchiere di cristallo. Una bambina ritenuta da chiunque inadatta, goffa, sgraziata, di poca bellezza (aspetto che le viene continuamente rinfacciato durante la narrazione e che personalmente non ho apprezzato), mantenuta a debita distanza dai suoi compagni di scuola che le riservavano un atteggiamento di benevola indifferenza. Crescendo, però, la vita l'aveva indurita rendendola molto più sicura di sé. 
Efisia aveva dovuto affrontare anche il trasferimento della famiglia sul continente, come diceva sua madre. La aveva accolta una Pistoia comunista, negli anni in cui un tale termine si fregiava dell'accezione più negativa possibile che equivaleva a vivere nel peccato mortale, una Pistoia succube del pregiudizio in cui i bambini stranieri, compresi i meridionali, subivano un trattamento più che discriminante. Qui, se le speranze materne si erano infrante e al posto di sogni e fantasie si erano insediate la delusione e la malinconia, il padre sembrava rinato. Non lo perseguitava più quel cognome, Caddozzu, che in sardo vuol dire 'sudicione'.

Attraverso un'alternanza di periodi cronologici, con un passato carico di vita ed un presente permeato dalla morte, ambivalenza che caratterizzerà tutta la narrazione, saremo messi al corrente di quella che è l'intera storia della protagonista, dalla nascita al delitto. Un turbinio di pezzi diversi che caratterizzeranno la protagonista e che pure saranno difficilmente associabili tra loro: alcuni combaceranno, altri solo in parte, altri per nulla. 

Nonostante ciò, però, ho trovato la lettura piuttosto noiosa. Personalmente mi è mancata l'indagine vera e propria che dovrebbe caratterizzare un giallo così definito. Credo, infatti, che le parti ambientate nel passato abbiano sovrastato di molto il presente. Probabilmente l'intento dell'autrice era quello di non fornire appigli investigativi che potessero far procedere di pari passo al narrato l'indagine personale del lettore. Fatto sta che tutto rimane nebuloso fino all'epilogo, la vera e propria resa dei conti, in cui non ci si accorge che il romanzo sia realmente finito. Ci si aspetta altro. 

Si è data, poi, troppa importanza alla descrizione dell'excursus politico dell'Italia andando ad appesantire la narrazione. È vero che potrebbe servire per inquadrare al meglio il periodo storico di quegli anni ma, così facendo, si viene distratti da quello che è il tema attorno al quale avrebbe dovuto ruotare il romanzo: la morte di Efisia Caddozzu. 

Infine ho continuato a chiedermi che fine avesse fatto quel padre che lamentava a gran voce la scomparsa della figlia. Dopo il riconoscimento del cadavere scompare. Ecco mi è mancata la sfera narrativa che avrebbe dovuto scandagliare il dolore dei conoscenti della vittima. Sembra quasi che abbiano occupato il tempo che trovavano. Peccato!




17 commenti:

  1. Mi spiace che non ti sia piaciuto, a me questa storia dura, di solitudine estrema, mi ha affascinata. Non è chiaramente un giallo tradizionale, né pieno di colpi di scena, ma una specie di indagine sociale e umana che io ho apprezzato per originalità! Il bello della lettura, d'altra parte è proprio questo: ognuno ha il proprio gusto :)
    Baci.

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    1. Esatto Tessa, il bello dell'essere lettori :)
      Baci!

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    2. anche a me è piaciuto moltissimo questo libro per gli stessi motivi elencati da Tessa, però come giustamente dite voi ognuno ha il suo gusto!
      Comunque sia hai come sempre scritto una bellissima recensione. Vorrei avere la metà del tuo talento e sarei la blogger più felice del mondo :D

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  2. Ho questo romanzonda parte da un po', in attesa del momento giusto. Dopo la tua analisi così precisa e articolata, penso che quel momento si sia un pochino allontanato. In ogni caso sono curiosa di capire se il mio pensiero si avvicinerà più al tuo o a quello di Tessa.
    Baci

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    1. Anche io sono curiosa di scoprire a quale delle due recensioni si avvicinerà il tuo parere. Attenderò il momento propizio :)
      Baci!

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  3. Ciao Anna, non conosco il romanzo, dalla trama mi sembrava affascinante, ma la tua recensione mi è venuto qualche dubbio... Non è molto il mio genere, ma può darsi che prima o poi mi venga voglia di leggerlo!

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    1. Ecco io l'ho trovato piuttosto pesante ed essendo un'amante del genere giallo mi aspettavo altro :)

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  4. ...a me a dire il vero già dal titolo non piace...

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    1. Io speravo in un romanzo costruito proprio attorno al delitto con tutte le caratteristiche proprie del ritrovamento, l'indagine, la pista degli indiziati. Insomma, quello che mi è mancato!

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  5. Giovane reader, ho scoperto per caso la tua recensione al mio romanzo. Mi spiace che non ti sia piaciuto... in effetti non si tratta propriamente di un giallo, l'omicidio della povera Efisia è un pretesto per raccontarne la storia. Ti ringrazio comunque per aver letto e recensito il mio libro, e ringrazio coloro che sono intervenuti commentando. Auguri per la tua attività di blogger, un abbraccio. Marisa

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    1. La ringrazio molto per essere passata a leggere il mio pensiero anche se si discosta da quello di altri lettori. A volte è solo una questione di gusti. Grazie ancora per la sua gentilezza! Anna

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  6. Ho letto il romanzo appena è uscito e non sono riuscita a staccarmene fino alla fine. Pur non amando troppo gli inquadramenti storici e politici in questo caso li ho trovati bilanciati e necessari a dare alla narrazione una contestualizzazione che estraesse il romanzo dall'essere catalogato semplicemente come "giallo". Ha un respiro ben più ampio, una nitidezza nel descrivere la personale degradazione della protagonista che fanno capire bene che l'intreccio poliziesco volutamente non è il fulcro del racconto. Come romanzo d'esordio l'ho trovato veramente ben riuscito, molto equilibrato e "cattivo".

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    1. Ciao Marta, probabilmente l'errore di fondo sta proprio nella consuetudine ad etichettare i romanzi in un certo genere. Di conseguenza, personalmente, mi aspettavo che soddisfacesse maggiormente i requisiti del giallo. Che poi sia un romanzo di ampio respiro non posso che essere d'accordo con te. Grazie per il tuo pensiero!

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  7. Ciao Anna!
    Ammetto che il titolo del libro proprio non mi piace.. mi sembra troppo cruento. Bella invece la copertina.
    La trama mi ispira, e speravo quindi in un parere positivo, ma ora non mi sento per nulla convinta :/

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  8. Ho letto tutto d'un fiato questo libro che ho trovato scritto benissimo e molto originale. E' indubbiamente un libro duro ma che descrive in maniera eccellente il personaggio di Efisia e la realtà della città di provincia in cui che fa da sfondo a tutta la storia. Devo dire che per me, lettrice assai esigente, questo libro è stato una bella lettura.

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  9. Ho letto tutto d'un fiato questo libro e ne sono rimasta colpita per la scrittura fluida, per l'originalità della trama e la perfetta descrizione della città di provincia che fa da sottofondo alla storia complicata di Efisia.
    A me è piaciuto davvero molto tanto da sperare che la vena vivace dell'autrice ci regali altri romanzi da leggere molto presto.

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  10. Ecco adesso mi hai messa un po' in crisi...Non sono più molto convinta, ci penserò, il fatto dei comprimari un po' campati in aria e la politica non mi piacciono come caratteristiche...

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