C'è un famoso proverbio che recita: "Chi cerca, trova". Un modo di dire che, nella sua veste di monito, potrebbe avere anche un fondo di verità ma non essere una certezza. Lo so bene io così come lo sa, meglio di me, Samuele Serra, il protagonista del romanzo di cui vado a parlarvi.
Samuele ha trent'anni, un bagaglio di errori e di cose lasciate a metà, un gran bisogno di essere felice e l'opprimente sensazione di stare girando a vuoto. Appeso a gesti non compiuti e a parole non dette, e con quella voglia matta di sognare un altro po', proprio come gli accadeva da bambino, Samuele cerca di diventare un cacciatore di draghi, prima, e un creativo pubblicitario, poi, nonostante i suoi progetti vengano puntualmente bocciati.
Sognatore irrisolto, si è dovuto accontentare di quello che la vita gli ha offerto: un lavoro precario e sottopagato come reporter di Sanremo PuntoNews, di giorno, e una guida turistica al piccolo Osservatorio di Perinaldo, un angolo di paradiso conosciuto anche come "il poggio delle stelle", di notte.
In campo sentimentale, poi, Samuele è un esperto collezionista di abbandoni. Per lui l'amore è sempre stato un grande e complesso rompicapo, soprattutto a causa della sua incapacità di interpretare le impercettibili sfumature negli sguardi femminili. Un uomo che, piuttosto che avere la testa sulle spalle, l'ha tra le stelle, troppo sognatore, e pertanto incapace di prendersi cura, nella giusta maniera, della propria compagna.
Una mente ingarbugliata la cui esistenza ha una trama fragile e tragicomica. A fargli compagnia una squadra di amici capeggiata da Leo, diminutivo di Galileo, un pesce rosso che del famoso astronomo porta soltanto il nome visto che non è mai riuscito a rimirar le stelle.






