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lunedì 16 gennaio 2017

Recensione 'Flower' di Elizabeth Craft & Shea Olsen





Flower
Elizabeth Craft & Shea Olsen


Editore: Newton Compton Editori - Genere: Letteratura Rosa
Pagine: 285 - Prezzo: 9,90 € - eBook: 4,99€
(OMAGGIO CE)


Charlotte vive con la nonna ed è una ragazza con la testa sulle spalle: bravissima a scuola, lavora in un negozio di fiori per pagarsi gli studi e nel tempo libero si prepara per l’ammissione alla prestigiosa università di Stanford. È molto concentrata e non si concede distrazioni, niente uscite serali e soprattutto niente ragazzi: la sua più grande paura è infatti quella di fare la fine di tutte le donne della sua famiglia, che hanno rinunciato a seguire le proprie aspirazioni a causa dell’amore. Una sera, all’ora di chiusura, entra nel suo negozio un misterioso e affascinante cliente, ombroso ma gentile, che le fa strane domande. Nonostante ne rimanga colpita, Charlotte è sicura di non rivederlo mai più… E invece la mattina dopo le viene recapitato in classe un mazzo di rose purpuree, i suoi fiori preferiti. A mandarglieli è stato proprio Tate, il ragazzo della sera prima, che inizia a corteggiarla in modo molto discreto ma deciso. Charlotte, dopo le resistenze iniziali, decide di uscire con lui per una sola sera. Ma appena fuori dal ristorante vengono assaliti da folla di paparazzi che grida il nome di Tate… Chi è davvero quel misterioso ragazzo e cosa nasconde dietro quei bellissimi occhi malinconici?





Partiamo da un presupposto imprescindibile secondo il quale, a mio avviso, si dovrebbe imparare a dosare le parole. Vero è che tutto fa parte di una strategia di marketing però, quando mi ritrovo dinanzi a frasi del tipo "Un successo mondiale" o ancora "Il caso editoriale dell'anno", io mi aspetto di avere tra le mani un libro che, non dico che mi cambierà la vita, ma quasi.
Sono stata omaggiata di una copia del romanzo dalla stessa casa editrice, che ovviamente ringrazio. In casi come questi mi prendo il mio tempo e un'occhiata ce la butto, con calma sia chiaro. 

Ecco, forse avrei dovuto dare ascolto a chi, conoscendo quelli che sono i miei gusti in fatto di letture, mi ha detto esplicitamente di non provarci, di cambiare strada, insomma di fare qualsiasi cosa che mi potesse tenere lontana da quelle pagine. Ma, perché c'è un ma, questo romanzo faceva proprio al caso mio per spuntare alcuni obiettivi delle Challenge a cui partecipo e allora che fare? Concediamogli pure una chance. Detto questo, non aspettatevi la solita recensione perché oggi la buttiamo sul ridere, che è meglio!

La protagonista di questo romanzo è Charlotte Reed la cui vita può essere riassunta come segue: scuola, lavoro in un negozio di fiori, tirocinio di ricerca e studio. Abbandonata dalla madre, genitrice dal passato alquanto discutibile, vive con sua nonna, sua sorella maggiore e il nipotino. 
Ma Charlotte è molto più di tutto questo, è un cliché, ed anche uno dei più classici: incarna la fanciulla pudica, santa e benedetta. Una giovane donna che non ha mai baciato un ragazzo, anzi si tiene lontana dal sesso opposto, non è mai stata ad un ballo studentesco, non esce mai a far nulla di divertente. Ignorare la bellezza dei ragazzi rappresenta una sorta di disciplina per lei, ha anche la medaglia d'oro per questa specialità mondana ma. come è giusto che sia, la sua posizione sul podio è più che in pericolo a causa di un nuovo arrivo che, prepotentemente, irrompe nella sua vita sotto le fattezze di uno sguardo che la mette a disagio. 

Ecco io, a questo punto, vorrei fare quattro chiacchiere con chi, nella quarta di copertina, ha scritto e cito testualmente: "Impossibile non innamorarsi di Tate, garantito".
Tate per definizione è un adone tronfio che cerca di mimetizzarsi tra i comuni mortali con risultati più che discutibili. Maniaco del controllo, ogni cosa nel suo mondo gira attorno al suo ego, decide che cosa vuole, chi vuole e soprattutto quando la vuole. Il classico adone complessato dal "non sei tu, sono io!" che si trincera dietro "il vorrei ma non posso!".

E cosa volete che accada? Casualmente le loro strade si incrociano, lui si innamora di lei che inizialmente oppone resistenza, poi inizia a mordicchiarsi il labbro inferiore e lui le dice di smetterla perché non sa resisterle, lei vorrebbe stabilire un contatto ma lui non è in grado di controllarsi. Allora si fissano dei paletti, delle regole che devono delimitare e stabilire i confini della loro relazione, una relazione che, secondo le regole del buon costume, sarà tormentata e travagliata. Un continuo tira e molla per intenderci.

Nonostante questo mi è piaciuto il finale. Credo che sia la parte migliore del libro, scontato ma emozionante. La classica situazione in cui si tira un bel respiro di sollievo per vari motivi che non vi sto nemmeno ad elencare.

Ecco, è vero che ogni tanto si vorrebbe qualcosa di diverso, che ci permetta di rilassarci e staccare la spina ma, in questo caso, il romanzo non ha nulla di diverso, di fresco, di nuovo. Dalla sua ha, però, che si legge davvero con facilità ed in pochissimo tempo. 
Se non fosse per la copertina, che è l'abito che lo contraddistingue da altri titoli, mi ricorda molte letture della mia adolescenza. Peccato!




lunedì 28 novembre 2016

Recensione 'L'anno dei fiori di papavero' di Corina Bomann





L'anno dei fiori di papavero
Corina Bomann


Editore: Giunti - Genere: Letteratura Rosa
Pagine: 399 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Il calore di una famiglia numerosa e due genitori che si amano: è questo che Nicole ha sempre sognato fin da bambina. Cresciuta da una madre single che non ha mai voluto parlarle di suo padre, né accogliere un altro uomo nello loro piccola "casa di donne", Nicole è fuori di sé dalla gioia quando, a 38 anni, scopre di essere incinta. Talmente felice da sperare che il fidanzato David – da sempre contrario a mettere su famiglia – possa comunque seguirla in questa avventura. Ma quando David la abbandona e Nicole scopre che il bambino ha un problema cardiaco, l'unico rifugio sicuro sarà proprio la tenuta vinicola della madre Marianne. Determinata a sapere se la malattia del bimbo è ereditaria, Nicole riesce finalmente a convincerla a parlarle di suo padre. Un viaggio a ritroso che la porterà in Lorena, a Bar-le-Duc, un villaggio circondato da vigneti e magnifici campi di papavero, dove Marianne aveva lavorato come insegnante negli anni '70, scoprendo a sue spese il radicato astio degli abitanti verso i tedeschi. Ma non tutti vedevano in Marianne una nemica, soprattutto l'affascinante viticoltore Michel, che però era già promesso a un'altra donna… La storia di un grande amore che supera ogni odio e pregiudizio.






"Il papavero è il fiore della sofferenza, del perdono e dell'oblio."


La Bomann riesce sempre a stupirmi per la sua capacità di raccontare le emozioni, gli stati d'animo. E questo lo fa nella maniera più accurata e dettagliata possibile al punto tale da farli vivere, indirettamente, anche al lettore. 
Il romanzo di cui vi parlo oggi non è il primo lavoro che leggo di questa autrice ed è vero che qualcuno potrebbe ravvisare il classico intreccio tra presente e passato, quasi fosse una costante assoluta grazie alla quale poi sviscerare il narrato, ma è bene che sappiate che ogni storia è dotata di una propria bellezza, di una propria singolarità che la rende unica nel suo genere e la contraddistingue dalle precedenti e da quelle che verranno.

Questa, nello specifico, riesce a spiegare l'importanza del famoso 'peso delle parole', di come quel peso possa essere difficile da tollerare, soprattutto quando nasconde verità e segreti, gioie e dolori. 
Non mi dilungherò sulla sinossi che è molto ricca e fedele a quello che poi sarà il narrato, vorrei concentrarmi, invece, sulle figure protagoniste. Si tratta di due donne, Marianne e Nicole, madre e figlia rispettivamente. Due donne che si racconteranno non solo al lettore, ma a loro stesse, mettendo a nudo le loro fragilità, i loro timori, le loro insicurezze, quelle parti di anima che avevano tenuto nascoste l'una all'altra. Due donne accomunate dal desiderio di avere una famiglia, due donne dal carattere forte e quindi in grado di affrontare la loro solitudine. Due donne che non hanno conosciuto, nel senso più intrinseco del termine, il loro genitore, un completo estraneo per Nicole e un uomo dalle tante vite e dalle tante sfumature caratteriali, proprie del suo essere artista, nel caso di Marianne.

Grazie all'autrice, al suo modo di catturare l'attenzione del lettore e alla caratterizzazione dei personaggi con tutte le loro sfaccettature emozionali, mi sono immedesimata prima in Nicole, nel suo dolore, nella sua angoscia, nella sua paura più grande, quella di gravare suo figlio di un destino che non merita, di costringerlo a vivere solo per la scelta egoistica di assecondare quel desiderio tutto al femminile di diventare madre ad ogni costo, e poi in Marianne, uno spirito libero dai mille sogni che negli anni '70 aveva avuto il coraggio di ribellarsi ai genitori, a quello stesso padre che non accettava lo studio del Francese. Una madre, Marianne, la cui vita era divisa in due periodi: quello prima della nascita di Nicole e quello dopo. 

Attraverso un alternarsi di capitoli in prima e terza persona, questi ultimi dedicati al racconto della genitrice, e grazie all'ausilio di descrizioni di foto e date, ripercorreremo la vita di Marianne a partire dall'adolescenza sino al suo trasferimento al Lycée di Bar le Duc, in Francia.
In questa maniera, come in ogni suo romanzo, trovano largo spazio anche le tematiche storiche. Nello specifico il rapporto conflittuale tra tedeschi e francesi all'indomani della Seconda Guerra Mondiale. Un risentimento che sarà scaricato sulla stessa Marianne la cui nazionalità è sufficiente a dare adito a pregiudizi.

Grazie ad una prosa elegante ed efficace in grado di coinvolgere il lettore, centellinando le informazioni, fermandosi al momento giusto e instillando nello stesso la voglia di saperne sempre di più (questo è un tratto caratteristico della sua penna), il lettore si lascerà prendere per mano e portare nel narrato, come se si accedesse da un ingresso secondario, spettatore silente del consumarsi delle vicende.
Se amate gli intrecci tra passato e presente, tra storie, luoghi e personaggi, la Bomann è la scrittrice che fa al caso vostro ed io, annoverandola tra le mie preferite, non posso che consigliarvela.






lunedì 7 novembre 2016

Recensione 'Il giardino dei fiori segreti' di Cristina Caboni


Buon lunedì miei cari lettori! Siamo a novembre, una nuova settimana inizia ed io voglio accogliervi nel mio angolino con la recensione di un libro che definirei meraviglioso e, nonostante tutto, tale aggettivo è comunque riduttivo. Fino ad ora non avevo letto nulla di Cristina Caboni, mi ero ripromessa più e più volte di recuperare ma tutto si è sempre concluso con un nulla di fatto. Ecco perché, quando ho scoperto che un nuovo romanzo era in uscita non ho saputo proprio resistere. Ringrazio la casa editrice Garzanti per la copia omaggio e per avermi permesso di scoprire, anche se con molto ritardo, un'autrice come poche. Vi chiedo scusa per la prolissità della recensione ma è uno di quei casi in cui le parole non sono mai abbastanza. Buona lettura!




Il giardino dei fiori segreti
Cristina Caboni


Editore: Garzanti - Genere: Letteratura rosa
Pagine: 356 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Londra, Chelsea Flower Show, la più grande mostra di fiori del mondo. Sotto gli archi carichi di rose, Iris Donati è felice: fra le piante si sente a casa. Una casa vera, quella che non ha mai avuto, perché fin da piccola ha vissuto in giro per il mondo sola con il padre. Mentre si china per osservare meglio una composizione, Iris rimane paralizzata. Si trova di fronte due occhi uguali ai suoi. Gli stessi capelli castani. Lo stesso viso. La ragazza che ha davanti è identica a lei. Viola è il suo nome. Anche lei ama i fiori e i suoi bouquet sono fra i più ricercati di Londra. Tutte le certezze di Iris crollano in un istante. Quella ragazza è la sua sorella gemella. Sono state divise da piccolissime, e per vent’anni nessuna delle due ha mai saputo dell’esistenza dell’altra. Perché? Ora che sono di nuovo riunite, Iris e Viola devono scoprirlo. Il segreto si nasconde in Italia, a Volterra, dove sono nate. Tra viali di cipressi e verdi declivi, sorge un’antica dimora circondata da un giardino sconfinato. È qui che i Donati vivono da generazioni. Ed è qui che Giulia Donati, la loro nonna, le aspetta. Solo lei può spiegare davvero perché sono state separate e aiutarle a trovare il sentiero giusto per compiere il loro destino. Iris e Viola non lo sanno, ma ogni coppia di gemelle della famiglia, da secoli, ha un compito da svolgere per salvaguardare la sopravvivenza del giardino. Devono imparare cosa significa prendersene cura, e soprattutto devono capire il suo grande potere: quello di curare l’anima. Ma c’è un mistero che affonda le radici nel passato della famiglia Donati, e che sta uccidendo il giardino.




Vi siete mai domandati cosa provereste se, in un mattino qualunque, di un giorno qualunque, vi imbatteste in due occhi identici ai vostri? Se scendendo lungo la curva del viso incrociaste prima lo stesso sguardo e poi lo stesso sorriso? Questo è proprio quello che avviene alle due protagoniste del romanzo: Iris e Viola. 
Smarrimento e sconcerto, credo che siano i termini più esatti a descrivere i sentimenti che si rincorrono nel loro animo. Due sorelle, per di più gemelle, separate sin dalla più tenera età in seguito ad una scelta, del tutto egoistica, operata da parte dei genitori. Quella stessa madre e quello stesso padre creduti morti a seconda dei casi. Eppure, nonostante il dolore, nonostante il rancore, sarà il richiamo in una terra sconosciuta come l'Italia, dove affondano con prepotenza le radici del loro passato, che le porterà a comprendere "...che non tutto quello che accade ha un significato immediato. Spesso è parte di qualcosa che si deve compiere e solo dopo, una volta concluso, acquista un senso".

Questo è un romanzo che racchiude in sé la bellezza delle voci delle donne. Sono loro le protagoniste indiscusse. Un avvicendarsi di generazioni, un continuo salto tra passato e presente, tra ricordi e segreti. Un'alternanza di capitoli in cui saranno voci diverse a raccontarsi, voci che nella loro singolarità ci permetteranno di avere un quadro d'insieme, quasi corale. Entreremo nella vita delle giovani protagoniste, nei loro mondi che, irrimediabilmente, dovranno incontrarsi. In taluni casi lo faremo in punta di piedi, in altri prepotentemente.

Iris è la prima voce alla quale ci aggrappiamo nel corso della lettura. In lei alberga un forte senso di vuoto, da non confondere con la solitudine, piuttosto con l'avvertire una mancanza. Un dolore sottile, il peso di una malinconia con il quale convivere. Ci sono giorni in cui quel malessere si trasforma in tristezza vera e propria ed è necessario attendere l'arrivo della notte per dar vita a quella voce dentro di lei che la spinge a prendersi cura delle piante. È proprio quello il momento in cui i suoi giardini prendono vita nelle diverse zone della città. Quasi come una ladra si accinge a realizzarli interpretando un bisogno che prima era solo suo, ma che, con l'andare del tempo, coinvolge anche altre persone e questo segna un vero e proprio cambiamento nel suo modo di pensare. Lei quel bisogno lo traduce in fiori, profumi, piante, quelle stesse piante che lei salva dall'abbandono, intrise di storie da raccontare. 
La sua controparte è Viola, una ragazza cresciuta dando retta alle proprie illusioni pur conoscendo la verità delle cose. Il suo passato è fatto di ombre, di silenzi, di vuoti che la portano a credere di non averlo mai veramente avuto. Lei che si afferra con tutte le forze ai torti e ai dolori perché li ritiene necessari ad indicare la strada da percorrere. A differenza di Iris non è capace di chiedere scusa né tanto meno di perdonare perché significherebbe andare avanti, rimettersi in gioco, e ciò richiede ottimismo e coraggio, qualità che non possiede. Aveva sempre vissuto con sua madre, erano sempre state solo loro due, si bastavano. Come sua sorella, anche lei si esprime attraverso l'arte floreale realizzando composizioni. La sua vena artistica, a differenza di Iris, è espressione di sé stessa piuttosto che dei bisogni altrui. 

Insieme intraprenderanno un viaggio che le condurrà alle origini, in una villa fuori Volterra, una villa resa immortale dalle piante che ne hanno preso possesso, da un giardino in disfacimento, un giardino che rappresenta una sorta di personificazione, e per tal motivo indicato spesso col pronome 'lui', con un potere da riscoprire e riportare alla luce: ascoltare i segreti di chi è capace di confidarsi, prendersi i dolori e le malinconie per restituire sorrisi e speranze. Sarà proprio la dualità e l'unità delle gemelle a fare la differenza in tal senso. 


"Esiste sempre la speranza. Le cose non avvengono tutte secondo regole matematiche. Alcune sono uniche, speciali. Così quello che finora è andato in un modo cambia all'improvviso. E diventa altro. È la vita. La cosa importante è saperlo, correre il rischio."


Sono stata folgorata, ammaliata dal modo di scrivere della Caboni, dal suo stile ipnotico, dal modo di raccontare e di porsi con il lettore. Una sorta di dialogo che permette di sentirsi nella storia, incatenati a quelle pagine con la sola voglia di ricostruire ogni cosa, presente, passato e futuro inanellandoli nel giusto ordine. 

Sublime ed efficace la caratterizzazione dei personaggi, così come la ricostruzione del rapporto tra le gemelle fatto di scontri e di rifiuti più che di legami. Due mondi geneticamente simili ma completamente diversi per quello che è stato il loro vissuto. Avrebbero dovuto sostenersi a vicenda in quanto avevano subito lo stesso torto mentre in realtà lo affrontano in solitudine. Ancora, il rapporto con nonna Giulia una donna austera ma allo stesso tempo fragile come "...una pianta nata da poco o un fiore destinato a vivere solo poche ore...", o quello conflittuale con i genitori, con quel padre che è considerato un ladro di tempo, di occasioni, di sentimenti, di emozioni, di vite intere.

Importante la cura dei dettagli, lo studio alla base di un'arte, quella del giardinaggio, che richiede le giuste conoscenze: a tal proposito ho molto apprezzato le introduzioni ai vari capitoli. In ognuna di esse sono racchiuse generalità e curiosità di diverse specie di fiori e piante.
Il romanzo è un continuo ancorarsi al passato, un passato ricco di storie, di segreti, di dolori e di sofferenze da riportare alla luce per poter pensare ad un futuro migliore. E quel fardello, quel segreto che pesa come un macigno ne impregna ogni singola pagina. Se ne percepisce il peso rigo dopo rigo, emozione dopo emozione, silenzio dopo silenzio perché è il non detto che uccide. 

Un romanzo in cui si parla di rifiuti, di scelte egoistiche. Un romanzo in cui non sbocceranno solo le protagoniste, ma anche il lettore, proprio per la miriade di emozioni provate, emozioni che avvertirete sotto la pelle, nella pancia, nel vostro cuore ed è per questo che non posso che consigliarvene la lettura. Imbattersi in un romanzo del genere è davvero un dono.





venerdì 4 novembre 2016

Recensione 'È solo una storia d'amore' di Anna Premoli


Buongiorno miei cari lettori, oggi è venerdì ed è tempo di lasciarvi una nuova recensione prima del weekend. Il romanzo di cui vi parlo l'ho ricevuto in omaggio dalla casa editrice Newton Compton Editori, che ringrazio per la copia, e che trovate in tutte le librerie da ieri, 3 Novembre. 
Come avrete capito dal titolo di questo articolo si tratta del nuovo romanzo di Anna Premoli, un'autrice che non mi è del tutto sconosciuta perché, in passato, ho avuto modo di leggere altri suoi romanzi, primo tra tutti "Ti prego lasciati odiare". Mettetevi comodi in modo da cominciare!





E' solo una storia d'amore
Anna Premoli


Editore: Newton Compton Editori - Genere: Letteratura rosa
Pagine: 310 - Prezzo: 9,90 € - eBook: 4,99€
(OMAGGIO CE)


Cinque anni fa Aidan Tyler ha lasciato New York sul carro dei vincitori, diretto verso il sole e il divertimento della California. Fresco di Premio Pulitzer grazie al suo primo libro, coccolato dalla critica e forte di un notevole numero di copie vendute, era certo che quello fosse solo l’inizio di una luminosa e duratura carriera. Peccato che le cose non stiano andando proprio così: il suo primo libro è rimasto l’unico, l’agente letterario e l’editore gli stanno con il fiato sul collo perché consegni il secondo, per il quale ha già incassato un lauto anticipo. Un romanzo che Aidan proprio non riesce a scrivere. Disperato e a corto di idee, in cerca di ispirazione prova a rientrare nella sua città natale, là dove tutto è iniziato. E sarà proprio a New York che conoscerà Laurel, scrittrice di romanzi rosa molto prolifica. Già, “rosa”: un genere che Aidan disprezza. Perché secondo lui quella è robaccia e non letteratura. E chiunque al giorno d’oggi è capace di scrivere una banale storia d’amore… O no?





Partiamo dal presupposto che non leggo molti romanzi rosa quindi sono estranea a tutte quelle caratteristiche che un titolo, che rientri in tale genere, debba soddisfare. Per questo motivo ve ne parlerò sì da profana, ma sicuramente da lettrice.
Come vi ho anticipato, ho già avuto modo di conoscere Anna Premoli con il suo romanzo di esordio "Ti prego lasciati odiare" prima e con "Come inciampare nel principe azzurro" poi. Ecco, alla luce di questa mia conoscenza pregressa posso dirvi che questo ultimo lavoro non è male ma, rispetto a quei titoli, manca di qualcosa. Non è il migliore, quindi, ed è anche piuttosto prevedibile. Ma andiamo con ordine.

Ho ravvisato in questo romanzo una sorta di velata protesta, divenuta poi sempre più evidente e marcata, da parte dell'autrice, nei confronti di tutti coloro che sviluppano una serie di preconcetti contro la letteratura rosa e contro le lettrici di tale genere. A questo proposito io mi schiero con la Premoli perché de gustibus non disputandum est e ognuno legge quel che gli pare, però ho trovato che, a tratti, la stessa protesta abbia un po' preso il sopravvento a discapito della storia vera e propria.

L'archetipo per eccellenza, colui che incarna alla perfezione questo tipo di individuo carico di preconcetti, è un esemplare di sesso maschile di nome Aidan Tyler, nonché il protagonista. Aidan è un vero e proprio pallone gonfiato, uno che si era aggiudicato il Premio Pulitzer cinque anni prima rispetto ai fatti narrati e da allora aveva perso la sua vena artistica, quella stessa vena artistica che aveva fatto di lui uno scrittore di fama mondiale. La sua filosofia di vita consta di due aspetti fondamentali: da anni, ormai, si vende solo spazzatura (vedasi romanzo rosa) e, se proprio deve sfornare un nuovo romanzo questo deve essere un capolavoro, altrimenti non se ne fa nulla.
Egocentrico e arrogante, si tratta di uno di quei tipi incapaci di dosare le parole e quindi incauto, il più delle volte, tanto da ritrovarsi, all'improvviso, impelagato in una sorta di scommessa: scrivere un romanzo d'amore. 
La sua controparte femminile è Laurel, una scrittrice di successo di romanzi rosa e per di più molto prolifica. Arguta, attenta osservatrice, curiosa sì, ma con i piedi ben saldi per terra, preferisce credere alle cose concrete lasciando che siano i suoi libri a raccontare di favole moderne alle sue lettrici. Dotata di acume e di una dialettica sottile e tagliente, che emerge soprattutto nell'ottima costruzione dei dialoghi, Laurel è una donna schietta che dice sempre quello che pensa ma, allo stesso tempo, complicata perché nasconde dentro di sé un tumulto di emozioni che non riesce ad esprimere davvero. Lei rappresenterà la montagna da scalare, il mezzo attraverso cui nutrirsi di sensazioni, emozioni ed intuizioni necessarie, ad Aidan, per la stesura del suo nuovo romanzo. Quello stesso Aidan che si crogiola nelle sue paure, soprattutto in quella di non reggere il confronto con quello che è stato, di non essere all'altezza ma, piuttosto, un buono a nulla. Tutto ciò che accadrà tra loro sarà fatto per il bene della letteratura rosa, ma i sentimenti, ben presto, prenderanno il sopravvento. 


"La verità è che nei romanzi le storie si sbriciolano per motivazioni drammatiche e inattese. Nella vita reale, invece, le relazioni naufragano con sorprendente costanza anche senza il bisogno di eventi paranormali: bastano due persone che tengono più a se stesse che alla coppia, basta la pigrizia, oppure l'ottusità. e il gioco è fatto. Ecco perché questa volta ho deciso di narrare la nascita di un grande amore piuttosto normale, anche se non banale."


Con un ritmo narrativo ironico la Premoli riesce a rendere su carta tutte le sfaccettature dei suoi personaggi, principali e non. L'ottima caratterizzazione fa sì che, irrimediabilmente, si arrivi ad odiare Aidan e ci si schieri dalla parte di Laurel. Assisteremo al momento dell'incontro e, via via, alla nascita di un legame, un rapporto sempre più burrascoso ma che costituirà una costante della loro quotidianità.

Nel complesso la lettura è stata piacevole ma mi aspettavo qualcosa di diverso dalla talentuosa penna della Premoli, soprattutto sapendo di cosa è capace. Non si è certamente smentita per stile e per capacità dialettiche ma la storia non è così dirompente, anzi l'ho trovata sottotono, così come la piega degli eventi che sembra rispettare una scaletta prestabilita e piuttosto banale. Purtroppo la curiosità del lettore, almeno nel mio caso, non è rimasta sempre costante ma è andata scemando fino a raggiungere un finale, ahimè, scontato e prevedibile.

Nonostante questo, il romanzo offre alcuni spunti di riflessione in quanto manifestazione dell'amore per i libri, indipendentemente dal genere di appartenenza o dal posto in classifica e su questo non posso che essere d'accordo. Ne consiglio la lettura a chi magari adora il genere rosa, a chi, ogni tanto, vorrebbe staccare la spina, ma a coloro che non conoscono questa scrittrice consiglierei di partire da altro, magari proprio dalle origini.





martedì 18 ottobre 2016

Recensione 'La distanza tra me e te' di Lucrezia Scali





La distanza tra me e te
Lucrezia Scali


Editore: Newton Compton Editori - Genere: Letteratura Rosa
Pagine: 277 - Prezzo: 9,90 € - eBook: 2,99€
(OMAGGIO CE)


Isabel abita a Roma, è poco socievole, precisa e abituata a programmare ogni dettaglio della sua vita, non sopporta le sorprese e non le piace cambiare i suoi piani all'ultimo momento. Andreas vive in un piccolo bilocale a Torino, gestisce l'officina del padre, ama la compagnia, il rischio e l'avventura. Due mondi incompatibili, uniti solo da un particolare: la passione per i cani. Ed è proprio quando li accompagnano a una gara che Isabel e Andreas s'incontrano. Quasi per gioco, iniziano a scriversi su Facebook. All'inizio brevi messaggi, che col tempo diventano frecciatine condite da ironia e malizia. E allora innamorarsi sarà un attimo. Sarebbe tutto perfetto, se non fosse che Isabel è sposata e Andreas è fidanzato. Il racconto di un amore scomodo, capace di usare l'autoironia come arma contundente. Perché il lieto fine, se ci sarà, avrà un prezzo per tutti.





Si dice che in amore vinca chi fugge. In realtà è proprio la distanza che, il più delle volte, è causa di forti scossoni capaci di far franare un rapporto, sia che si tratti di una storia d'amore che di semplice amicizia. Può accadere in taluni casi, soprattutto se ad esserne interessati sono degli estranei, che quella distanza costituisca un collante, un legame. Questo è proprio quello che avviene ai giovani protagonisti di questa storia. Due mondi diversi che si incontrano, o per meglio dire si scontrano, dando vita ad un amore che la stessa Lucrezia definisce scomodo. Un amore capace di dare tanto ma di togliere anche tanto.

Isabel ha 29 anni, è sposata e vive a Roma, Andreas ne ha 30, è fidanzato e vive a Torino. Lei è il classico esemplare di donna con la vita organizzata sin nei minimi particolari, capace di avere sempre tutto sotto controllo. Una che ha sempre odiato il motto "Cogli l'attimo!", che non accetta quello che gli offre il momento, ma ritiene di dover essere lei stessa l'artefice del proprio destino. 
Lui, invece, è il classico uomo che, attratto dall'universo femminile, è incapace di stabilire una relazione duratura con una donna. Uno abituato a godersi la vita. Uno restio a raccontare il proprio passato perché per lui sinonimo di condivisione.
Due figure così diverse tra loro, almeno all'apparenza, ma con una passione in comune: i cani e le gare di agility dog. Sarà proprio in occasione di uno di questi eventi che i due si incontreranno, o meglio scontreranno, e l'atterraggio non sarà dei migliori.

Ha inizio, così, un periodo di conoscenza, scandito dai capitoli dedicati ai messaggi via chat che i due si scambieranno e che costituiranno l'unico modo per stabilire un primo contatto. 
Nonostante all'inizio Isabel rappresenti per Andreas il genere di donna detestabile, una di quelle con la puzza sotto il naso e tanto ricca da non sapere come spendere i suoi soldi, con l'andar del tempo diventerà una sorta di costante, il suo portafortuna, l'unica certezza. Per Isabel, invece, Andreas rappresenta l'incognita, il mistero, colui che è in grado di destabilizzarla.
Da questo momento in poi ci sarà una maturazione del personaggio femminile. La figlia modello, quella cresciuta seguendo le regole e di cui tutti si complimentavano, scoprirà di essersi eclissata, annullata a causa del tipo di vita che conduce: una vita perfetta da moglie perfetta nella casa perfetta. Lei che ha sempre dovuto perdonare il marito troppo impegnato a fare carriera, rinunciando così alle piccole cose. Scoprirà che ciò che aveva creduto essere la felicità, fino a quel momento, verrà sostituita prepotentemente da sette lettere, sette lettere che formano un nome, quello di Andreas.
E allora ci sarà una vera e propria rinascita, una trasformazione che la porterà a diventare una donna nuova. Ma si sa, il più delle volte il cambiamento spaventa, ci si sente smarriti, si perde la strada fino ad arrivare ad avere paura della persona che si è diventati. Paura di quell'immagine irriconoscibile riflessa allo specchio. 


"Mi stavo legando a delle parole scritte da qualcuno che si trovava a chilometri di distanza da me. Erano semplice lettere dell'alfabeto, ma per me rappresentavano molto di più."


Una storia reale, molto vicina a quella che è la realtà dei fatti in un'epoca in cui anche l'amore è diventato social (a questo punto mi scappa un purtroppo!).
Con uno stile semplice e schietto, senza troppi giri di parole, Lucrezia affronta l'argomento portando alla luce tutti quei dubbi che spesso affliggono gli interessati: come si può vincere una lotta se le due controparti sono testa e cuore? Ed anche come si sopravvive alla scia di macerie che si lasceranno alle spalle?

Attraverso i due protagonisti molto ben caratterizzati e con l'aiuto dei rispettivi compagni, figure delineate quel tanto che basta al lettore per farsi un'idea, scopriremo come il chiacchierare con una persona distante e tanto diversa diventi una sfida. A ciò, poi, si affianca l'incapacità di riuscire a distinguere il sottile confine che separa la vita reale da quella virtuale. L'unica soluzione possibile è quella di cercare di mettere ordine al disordine creato dal passaggio di entrambi, anche se questo comporterà lo sgretolarsi di quella facciata all'apparenza perfetta ed impeccabile facendo sì che si riveli per quello che è: un muro solcato da crepe ricoperte di stucco per evitare il cedimento. 
Infine, l'epilogo prevedibile e imprevedibile allo stesso tempo, forse l'unico possibile, metterà tutti d'accordo perché, come detto all'inizio, l'amore raccontato è uno di quelli che tanto dà ma tanto toglie.






lunedì 3 ottobre 2016

Recensione 'Anatomia di un cuore innamorato' di Sara Mengo







Anatomia di un cuore innamorato
Sara Mengo


Editore: Piemme - Genere: Letteratura rosa
Pagine: 296 - Prezzo: 18,50 € - eBook: 3,99€


Celeste ha 26 anni e studia medicina. Peccato che tra lei e la laurea si frappongano ostacoli di non poco conto. Primo fra tutti il desiderio di innamorarsi. Sogna l'uomo perfetto e la storia capace di toglierle il fiato, ma è fatalmente vittima di innamoramenti improvvisi e passeggeri, quasi adolescenziali, spesso decisamente fuori luogo. Eppure, pagina dopo pagina, il suo principe azzurro sembra prendere le sembianze di Giorgio Ferranti: medico trentacinquenne, ora gentiluomo d'altri tempi, ora seduttore incallito, certamente affetto da una particolare forma di bipolarismo. La storia d'amore con Giorgio, la malsana infatuazione per la carismatica voce del suo docente di cardiologia, il primario cinquantenne Fabio Zaffiri, e la sua amicizia con quattro compagni di studi, "apparentemente indegni di praticare la professione medica", la condurranno nel vivo di una commedia romantica, tra lezioni, insolite ubriacature, fughe a Parigi, confondenti autopsie e osteggiarti gerarchie cui sembra inutile anche solo pensare di ribellarsi. Un'altalena costante tra cuore e ragione, che la condurrà al lieto fine (anche se tutto diverso da quello che si aspettava).






Quando si è lettori da moltissimo tempo, non dico sempre, ma nella maggior parte dei casi, si riesce a discriminare tra romanzo e romanzo. Con un occhio attento si riescono ad interpretare quei segnali che ci permettono di non incappare in qualcosa di poco affine, diciamo così.
Ecco, quando ho acquistato questo romanzo, soprattutto per l'ambientazione tutta ospedaliera, ora non fraintendetemi non è che mi piaccia la vita in un posto del genere, ma le storie che si celano dietro quelle quattro mura sì, avevo grandi aspettative, ma proprio grandissime. Diciamo che, durante e dopo la lettura, il mio castello di sabbia è franato sotto un violento pestone.

Questo romanzo ha una doppia chiave di lettura: ci saranno coloro che sicuramente lo ameranno, per i quali non ci sarà nulla da eccepire circa storia e contenuti, e coloro che invece avranno l'impressione di stare assistendo ad un déjà vu, un déjà vu che è un incrocio tra Grey's Anatomy (al quale ci sono continui riferimenti nel testo) e una specializzanda in medicina legale molto molto famosa e di cui non farò il nome. 
Ora, io appartengo alla seconda categoria e, ovviamente, ve ne spiego il motivo. 

Celeste è una laureanda in medicina con una particolare propensione verso l'anatomia patologica, materia in cui ha fatto anche domanda di tesi, a causa della sua incapacità nella gestione del dolore. Celeste è una giovane donna che, come tutte del resto, è alla ricerca del vero amore ed è pronta a tutto per questo, anche ad innamorarsi di due uomini: Giorgio Ferranti e il Professor Zaffiri, trentacinquenne il primo e cinquantenne il secondo. Ora, se con il primo l'intesa è un qualcosa di radicato, il secondo è un personaggio del tutto sconosciuto, fino a questo momento, agli occhi di Celeste che si innamorerà di lui solo a causa del suo timbro di voce. Verrà a crearsi, così, un triangolo amoroso ricco di scenate di gelosia e baci rubati. 

Cosa non ho apprezzato del romanzo? A parte i continui riferimenti a quell'incrocio di cui vi parlavo poc'anzi, ho trovato nel personaggio di Celeste troppi tratti adolescenziali che non mi hanno permesso di entrare in sintonia con la sua figura. Tra l'altro tutti coloro che si muovono sulla scena sembrano affetti da bipolarismo in quanto si comportano in un modo per diventare tutt'altro dopo aver voltato la pagina. 

La scrittura è piuttosto acerba, non molto curata anche nella costruzione dei periodi e, a tratti, melensa. La piega presa dagli eventi è scontata e prevedibile, eccetto per quel piccolo colpo di scena finale che fa presupporre una prossima continuazione.
Tuttavia, quello che a mio parere andava maggiormente curato è la scansione temporale e il susseguirsi degli eventi. Si assiste ad una rapidità surreale di tali eventi che riguarda un po' tutti i rapporti interpersonali, ma che è particolarmente significativa nella repentina crescita di quello con il Professor Zaffiri, al punto tale che i due arrivano a parlarsi come vecchi amici, in frazioni di secondo, per coincidenze surreali, raggiungono un tono altamente confidenziale che li porterà a raccontarsi particolari della loro vita passata. 
Un vero peccato perché c'erano tutti i presupposti per una storia interessante, una di quelle storie che piacciono tanto al mio io lettrice. 





venerdì 8 luglio 2016

Recensione 'La casa delle donne che volevano rinunciare all'amore' di Karine Lambert


Buon venerdì miei cari ed affezionati lettori, oggi è giornata di recensioni e voglio parlarvi di un libro che ho terminato già da qualche giorno. Un romanzo dal quale mi aspettavo molto di più e che invece mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Buona lettura!




La casa delle donne che volevano rinunciare all'amore
Karine Lambert


Editore: Sperling&Kupfer - Genere: Letteratura Rosa
Pagine: 262 - Prezzo: 17,90 € - eBook: 9,99€


Nel suo bel palazzo parigino, la Regina, affascinante ballerina in pensione, ha deciso di far entrare solo donne. Nei vari appartamenti, quindi, vivono Giuseppina, una siciliana scappata dal padre padrone, che vende antiquariato al mercato delle pulci. Simone, amante della natura che è stata lasciata da un sudamericano traditore; Rosalie (Labonté di nome e di fatto), placida maestra di yoga. Juliette, l'ultima arrivata, che cerca ancora l'amore. L'unico maschio è Jean-Pierre, un gattone vagabondo e molto molto intelligente. Grazie al quale la vita della casa prende una piega del tutto imprevista: e gli uomini (insieme all'amore), usciti dalla finestra, rientrano dalla porta. Nei personaggi di Karine Lambert, tratteggiati con charme e tenerezza, ognuna troverà un pezzetto di sé: la dignità maestosa della Regina, la sensualità romantica di Juliette, l'ombrosa passionalità di Giuseppina e la calorosa tranquillità di Rosalie; ritroverà l'amicizia tra donne, sempre in bilico tra solidarietà e competizione, ma anche maternamente protettiva e incondizionata; la passione nel lavoro, la freschezza e l'intensità dei sentimenti. E alla fine troverà anche il piacere di una conclusione piena di generosità, di speranza e di gioia.





Protagoniste di questo romanzo sono le donne, o meglio le voci di donne che si raccontano. Non c'è un prologo, un preambolo di qualsiasi tipo a spianarci la strada, facendo sì che ci ritroviamo catapultati direttamente nel racconto. Le precisazioni, se così possiamo chiamarle, troveranno spazio in un secondo momento. 
In apertura abbiamo una partenza: Carla, una delle donne che abitano la famosa casa di cui si parla nel titolo, sta partendo per l'India. Ma si sa, ad ogni partenza corrisponde un ritorno e, nello specifico, si tratta di un nuovo arrivo di nome Juliette. A questo punto è opportuno rivedere come cambia l'assetto dell'abitazione.

Siamo a Parigi. Al numero quindici del XX arrondissement sorge quella che è conosciuta da tutti come la casa delle donne che volevano rinunciare all'amore
Ora, dovete immaginarvi questo stabile come un'arnia al cui vertice c'è la Regina, di nome e di fatto e nei vari appartamenti le api sottoposte e tanto laboriose, Giuseppina, Simone e Rosalie, tutte rigorosamente femmine perché agli uomini, e quindi ai fuchi, non è concesso varcare la soglia. 
Ognuna con una propria storia, si raccontano al lettore narrandogli di come a mani vuote, o quasi, e con il cuore spezzato, siano state accolte in quel posto a braccia aperte, un posto che ha offerto loro un'esistenza diversa. 

Colei che orchestra ogni cosa è Regina. Una donna che ha una concezione molto particolare dell'amore, una per cui solo sulla scena si riesce a danzare ogni giorno la stessa coreografia con lo stesso partner senza cadere, mentre nella vita reale fare ciò, o comunque ambire a ciò, è più rischioso. Una donna per la quale tutti i giorni girano intorno al vuoto creato dalla fine della sua carriera di ballerina, intorno a quel sipario che non mostra più la scena. Nonostante queste concezioni, nonostante tutte pensino che l'unica difesa da contrapporre all'amore sia l'astinenza (pensiero alquanto discutibile a mio avviso!), nonostante in quel palazzo non siano ammessi mariti, amanti, idraulici, elettricisti, ma più in generale uomini, quella stessa Regina, sarà colei che inizierà la nuova arrivata Juliette all'arte della seduzione, colei che le insegnerà, prima di ogni cosa, quella che è la magneticità degli sguardi. 

E qui si arriva a Juliette, una donna che sente il bisogno di raccontare il suo essere stata una bambina fragile, indifesa, parcheggiata, con l'unica compagnia del silenzio, dai suoi stessi genitori nei luoghi più disparati, da quella madre inesistente e da quel padre che non si cura di lei perché troppo presi dalla loro vita di coppia. Ora, che è diventata una donna vorrebbe rallentare la corsa, non essere più un luogo di passaggio, posare le valige e risvegliarsi ogni mattina con lo stesso uomo al suo fianco. Lei vive per l'amore e sarà proprio a causa del suo arrivo che anche le altre coinquiline inizieranno a ripensare a quel sentimento così a lungo sopito. 


"L'amore", dice Juliette, "sta anche nelle piccole cose quotidiane: andare al mercato in due, cucinare a quattro mani, tutte le sere, raccontarsi la giornata." "L'amore di cui parli tu è un viaggio ostinato. Il vero amore è selvatico, non è un giardino domestico." 


Quando ho acquistato questo romanzo mi aspettavo qualcosa di fresco, di leggero, di brioso, insomma prettamente alla francese. Una lettura che affrontasse con leggerezza il tema dell'amore senza ricadere in qualcosa di banale o scontato. Insomma cercavo qualcosa di diverso. Devo ammettere che questo impatto, cercato e voluto, mi è mancato sin dall'inizio quando si viene investiti da una serie di informazioni che non si riesce a collocare nel grande puzzle generale che fa da cornice al tutto.
È vero si tratta di un romanzo corale, un romanzo in cui si sovrappongono voci di donne, nomi, storie, ma il tutto è davvero confusionario. Ho avuto difficoltà, nei vari capitoli, a ricollegare ognuna delle protagoniste al proprio vissuto. In realtà questo potrebbe essere un aspetto proprio di quel tipo di romanzo corale di cui vi ho parlato poc'anzi ma credo non sia stato strutturato nel migliore dei modi. I personaggi scivolano via sulle pagine, forse perché non c'è una vera e propria storia, un filo conduttore da poter seguire se non nel solo caso di Juliette che, nonostante tutto, non rinuncia ad inseguire l'amore nei modi più disparati.

La lettura si è poi rivelata ripetitiva e ricca di contraddizioni al punto tale da non riuscire a smuovere nulla dentro di me una volta riposto il libro sullo scaffale. Il finale, anche se prevedibile sotto molti aspetti, è una delle parti narrative che ho apprezzato molto più di altre ed è anche quello che mi ha permesso di rivalutare il romanzo nel complesso e non considerarlo una bocciatura a tutti gli effetti.

Permettetemi di spendere due paroline anche sulla copertina: ma voi le vedete quelle ragazze? A me sembrano giovani e, poiché anche l'occhio vuole la sua parte, mi aspettavo che anche le protagoniste del romanzo rientrassero, su per giù, in quella fascia d'età. Ebbene, solo Juliette è vicina ai trenta, le altre donne hanno già superato la quarantina.

In definitiva una lettura strana, particolare, che avevo cercato e inseguito ma che non ha saputo stregarmi come mi ero augurata al principio.  







venerdì 15 aprile 2016

Recensione 'Ritorno a Parigi' di Michelle Gable


Buongiorno lettori, siamo ormai prossimi al weekend ed io lo dedicherò interamente alla lettura, sperando che non avvenga nulla di catastrofico al punto tale da sconvolgere i miei piani!
Oggi vi voglio parlare di un romanzo la cui copia mi è stata gentilmente inviata dalla casa editrice Newton Compton Editori, che ovviamente ringrazio. Dicevamo, il romanzo lo avevo adocchiato nelle uscite di marzo e pur non conoscendo la Gable e il suo precedente lavoro, ho pensato che facesse al caso mio. Così, su due piedi! E devo ammettere che il mio fiuto da lettrice non si è sbagliato. Allora mettetevi comodi perché si viaggerà molto, sia geograficamente che temporalmente parlando.





Ritorno a Parigi
Michelle Gable


Editore: Newton Compton Editori - Genere: Letteratura Rosa
Pagine: 404 - Prezzo: 12,00 € - eBook: 4,99€
(Omaggio CE)


Dopo aver perso il fidanzato in guerra, Laurel Haley ha accettato un lavoro in Inghilterra nella speranza che la lontananza possa almeno in parte lenire le sue ferite. La ragazza si augura che il dolore pian piano svanisca, ma non riesce a prevedere cosa le riserva il destino: l'incontro e la travolgente passione con un uomo affascinante che la riporterà nella magica atmosfera della Ville Lumière, sconvolgendo tutte le sue idee sull'amore. Trent'anni dopo, la figlia di Laurel, Annie, sta per sposarsi, ma ancora non conosce l'identità di suo padre né cosa gli sia accaduto. Sua madre è sempre stata vaga su questo punto ma - con le sue nozze alle porte - Annie ha davvero bisogno di sapere la verità. E la chiave per scoprire i segreti del passato è un misterioso libro su una donna dalla pessima fama, la Duchessa di Marlborough. Seguendo la sua storia, Annie partirà da uno sperduto villaggio della campagna inglese per approdare proprio a Parigi, dove alla fine troverà le risposte alle sue domande.






Questo è uno di quei libri che profumano di parole taciute, di scheletri negli armadi, di famiglie, nel senso più stretto del termine e nel senso più ampio, di case pericolanti, di sentimenti forti, di storie nella storia.
Un romanzo che permette di viaggiare, di sorvolare le acque dell'Atlantico per partire dal nuovo continente ed approdare al vecchio, per la precisione a Banbury, Oxfordshire, Inghilterra.
I personaggi, che muovono i passi sul grande palcoscenico costruito con perizia dall'autrice, sono legati tra loro da un filo sotteso che attraverserà un trentennio dando vita ad una storia molto più che affascinante.
Tutto ha inizio nel 2001 a Middleburg, in Virginia, anche se non è propriamente corretto usare questo termine perché l'origine dell'intera vicenda risiede molto più addietro nel tempo, ma lo si scoprirà solo in un secondo momento, andando avanti con la lettura.
Laurel ad Annie sono madre e figlia. Ex avvocato la prima, fresca di laurea la seconda. Tra le due non intercorre un rapporto idilliaco, se così possiamo dire. Laurel è la classica donna calcolatrice, colei che ha perseguito determinati obiettivi procedendo sempre e solo verso un'unica direzione nella propria vita, verso una traiettoria ben precisa e la cui unica deviazione è stata rappresentata da Annie. Annie che non conosce a pieno sua madre, che non sa nulla della figura paterna sulla quale Laurel preferisce tacere, Annie che ha promesso il suo cuore ad Eric, un militare conosciuto soltanto il mese prima dei fatti narrati.
Due americane che si ritrovano in Inghilterra per la vendita di un'abitazione ereditata da Laurel. Un territorio, quello inglese, per nulla sconosciuto alla madre, ma con una miriade di potenzialità per la figlia. Un luogo da esplorare, grazie anche all'aiuto di un libro che Annie ha portato con sé senza che la madre ne abbia il minimo sospetto. Una biografia della Duchessa di Marlborough, una donna legata a Banbury, una donna grazie alla quale Annie potrà far luce su molti punti oscuri del passato, compreso quello della propria famiglia.

Devo ammettere che non è semplice riassumere la trama di questo romanzo, o meglio è necessario fare attenzione su quanto possa essere detto e quanto debba essere taciuto. Mi piace sempre dare le giuste imbeccate ma lasciare a voi lettori la voglia di saperne di più e, credetemi, con questo libro è davvero possibile perché si tratta di una lettura da gustare dall'inizio alla fine.
Non conoscevo la Gable, ma sono rimasta piacevolmente colpita dal suo modo di raccontare, di imprimere pezzi di storia sulla carta perché quella della Duchessa è una storia vera nella quale la scrittrice si è imbattuta durante le ricerche condotte per la realizzazione del suo primo romanzo. Questo la Gable ce lo dice in una nota allegata in chiusura e devo ammettere che, se già il romanzo mi aveva colpito positivamente, questo ulteriore dettaglio ha proprio fatto breccia nel mio animo di lettrice.
La bravura della scrittrice risiede non solo nel saper raccontare i fatti, ma, e soprattutto, nell'intrecciare la finzione, quindi il romanzato, con la realtà delle cose, senza mai annoiare. Il romanzo è pregno di dettagli, di accurate ricerche che guidano il lettore e lo invogliano a proseguire. Terminato un capitolo non si può non sbirciare il successivo per scoprire cosa ne è stato di tutti i personaggi coinvolti. E in questo modo arrivo a parlarvi di loro, dei personaggi. Forse non si ravvisa una precisa caratterizzazione di taluni rispetto ad altri, ma il tutto basta per potersene innamorare. In tutta onestà mi ha molto colpito il personaggio di Mrs Spencer, una novantenne che "...offriva ai suoi ospiti filo spinato, un benvenuto a base di pallottole e almeno un 'vaffanculo' disegnato sul prato con il diserbante...". Una donna con la testa persa in luoghi lontani ed epoche passate, dove pullulano personaggi illustri realmente esistiti. Una donna non di facile lettura, una donna da scoprire pagina dopo pagina e dalla quale alcuni potrebbero restarne affascinati, a differenza di altri che potrebbero ritenerla odiosamente antipatica ed asociale. Io appartengo, senza ombra di dubbio, alla prima categoria.
Efficace anche la scelta di adottare ben tre registri narrativi differenti: i fatti narrati da Annie nel 2001, quelli narrati da Gus datati 1972-73 e con protagonista Mrs Spencer ed infine le interviste, attraverso l'ausilio di trascrizioni e nastri di registrazione, tra lo scrittore e la Duchessa.
L'insieme dei tre e la presenza di molti dialoghi, a scapito di lunghi periodi narrativi, fanno sì che si riesca ad avere un quadro completo e chiaro dell'intera vicenda.
Diverse anche le tematiche affrontate, non solo l'amore tra un uomo e una donna ma anche quello di un figlio verso il proprio genitore. Una riscoperta di sé stessi, un modo per ristabilire una serie di legami andati perduti nel corso del tempo.
Vorrei soffermarmi sul titolo del romanzo perché, nonostante lasci intendere che Parigi possa essere il luogo designato, in cui si dipanano le vicende narrate tra le pagine, in realtà ritroveremo la capitale francese solo nell'ultimo centinaio di pagine.

In definitiva si tratta di una lettura interessante, dove presente e passato si intrecciano in maniera sorprendente ed efficace. Un romanzo per il quale non è necessario fare congetture e stare a rimuginarci per ore ed ore. Un titolo che consiglio a chi ha voglia di trascorrere del tempo in compagnia di un ottimo libro.







lunedì 30 novembre 2015

'Il re di picche e la regina di cuori- parte I' di Angelica Cremascoli



Rubrica settimanale dedicata alla segnalazione degli autori emergenti e dei loro romanzi



Buongiorno lettori e lettrici, anche se con addosso i residui di questo bruttissimo e lunghissimo raffreddore sono riuscita a trascinarmi verso la mia adorata "postazione di lavoro", come mi piace definirla, per riprendere in mano le redini del blog e aggiornarvi un po' sulla situazione.
Oggi ho per voi una segnalazione davvero interessante, di una scrittrice giovanissima, Angelica Cremascoli. Il romanzo racconta una storia di amicizia, amore ed orgoglio; si tratta de "Il re di picche e la regina di cuori" ed è il primo volume di una serie attualmente composta da due romanzi.




Titolo: Il re di picche e la regina di cuori
Autore: Angelica Cremascoli
Editore: Triskell Edizioni
Pagine: 439
Prezzo eBook: 5,99€


Trama: Los Angeles, California. La culla dei sogni, il seno a cui gli artisti impavidi e temerari si attaccano per succhiare fama e successo, l'abbraccio persuasivo della seduzione. E' qui che Engie Porter, ballerina eclettica e donna paralizzata dalla paura d'amare, incontra un temibile futuro, riflesso negli occhi celesti e appassionati di Derek Heart. Con un risveglio turbolento, Engie cerca di sottrarsi ai tranelli della vita, malgrado il destino, incarnatosi in Brenda "Brownie" Brandi, la diva, la super star, la regina dello showbiz, colei che aleggia sulla storia, ne muova sfacciatamente le fila. Una storia d'amicizia, d'amore, d'orgoglio; un duello di menti e di cuori, coinvolti nell'aspra battaglia per la reciproca conquista. Riuscirà l'amore a farsi strada di nuovo nel cuore di Engie Porter?



Approfitto per ringraziare Angelica per avermi inviato una copia del romanzo che sarà mia premura recensire quanto prima. Per cui, in seguito, troverete anche la mia opinione e a seguire la segnalazione della seconda parte. Questo per dirvi che, se già dalla presentazione siete rimasti convinti, riceverete tutta una serie di informazioni per chiarirvi ulteriormente le idee. Intanto vi lascio il link dell'acquisto qui.
Come sempre trovate un piccolo estratto, vi auguro una splendida giornata e ci aggiorniamo alla prossima segnalazione!


Dicono che io abbia un ego smisurato, direttamente proporzionale alla mia confusionale bellezza. Dicono che io sia un moderno libertino, che si diletta a collezionare ammirazione, adorazione, devozione e a lucidare bacheche infinite di cuori infranti. Dicono che io non abbia dovuto faticare per realizzare i miei sogni, perché a un viso perfetto difficilmente vengono tenute chiuse le porte del successo. Dicono che il mio talento non sarà mai all’altezza del mio aspetto, nonostante mi ostini a ostentare eccentricità spacciandola per genio. Dicono che non ci sia anima dietro i miei occhi blu, dietro i miei sorrisi smaglianti, dietro il mio sarcastico umorismo, perché a quelli come me un’anima non è necessaria, non è richiesta. Lasciate che sia io a dire qualcosa, per una volta. Partendo, per esempio, dalla verità.Ebbene sì, ho un ego. Quale uomo può affermare il contrario? Un uomo piacente, affascinante, intelligente e talentuoso, che è onesto con se stesso e che disprezza le ipocrisie, non può fingere modestia e, quando lo fa, è solo per non pesare su chi non accetta le fortune altrui. Chiamiamola “etichetta”. Da qui, la diffusione di fantomatiche leggende metropolitane sul mio egocentrismo e sulla mia egolalia, con le quali sono stato ripagato della mia sincerità travisata. C’è un momento in cui decidi di diventare ciò che gli altri vedono di te, ci sei quasi obbligato, sei ingabbiato nella maschera che ti cuciono addosso e tentare di strappartela via sarebbe inutile, perché rimarrebbero il suo fantasma e il suo ricordo.Sono un libertino? Ancora una volta, quale uomo non lo è? Siamo scientificamente programmati per provare impulsi sessuali e reprimerli ci fa impazzire. Non voglio fungere da capro espiatorio, dal momento che è più facile dare la colpa a me piuttosto che a Madre Natura, perciò rivelerò il segreto che tutti sanno ma di cui nessuno ha il coraggio di parlare: la monogamia non è nel nostro codice genetico. Ci trasciniamo dietro l’eredità dei nostri primitivi padri, il cui unico mezzo di sopravvivenza era quello di andare in giro e fecondare, perpetrare la specie, combattere l’estinzione con il proprio sperma vitale. Istinto maschile è sinonimo di bisogno di fare sesso e non necessariamente sempre con la stessa persona.No, non sono un collezionista. Implicherebbe una dose eccessiva di pazienza. A me piace avere tutto e subito, senza mezze misure e senza logoranti attese. Ammirazione, adorazione, devozione, io le consumo, me ne cibo, me ne abbevero, mai sazio e mai appagato. Mi beo dell’ascendente che il mio sguardo ammaliatore ha sulla gente, della soggezione che suscito, del pavido rispetto che tutti hanno nei confronti della pura bellezza, e gioco con la libertà che essi mi concedono. Ecco, sì, mi trovo meglio nei panni del consumatore incallito, dotato di ticket e buoni sconto illimitati, nonché di una tessera soci ad alta convenienza valida in ogni supermercato del Paese. Sono un privilegiato.


Nata nel 1991, in provincia di Milano, ha scoperto sin da piccolissima quanto gli scaffali di una biblioteca avessero da regalare. Ci si nascondeva per nascere altre mille volte, a vivere altre mille vite, tra le pagine profumate di polvere che sfogliava, avida, rapita dall'idea che, un giorno, avrebbe potuto trovare il suo stesso nome scritto su una copertina.
In quella biblioteca, su quelle pagine, c'era una bimba che imparava a sognare.
Diplomata in lingue, attualmente frequenta l'ultimo anni della facoltà di Comunicazione Interculturale all'università Bicocca di Milano. Tra i suoi progetti rientra una specializzazione in Teorie e tecniche della comunicazione, in Italia o a Londra, dove il suo cuore ha trovato asilo. E', infatti, appassionata di storia inglese, in particolare di tutto ciò che riguarda l'epoca Tudor e la Golden Age Elisabettiana, grazie a scrittrici quali Alison Weir, Philippa Gregory e Carolly Erickson.
Finito il liceo, ha sentito anche la necessità di continuare con lo studio della filosofia, anche se da autodidatta, che le ha permesso di conoscere l'ineguagliabile genio di Nietzsche e gli irresistibili pensieri di Spinoza e Schopenhauer.
C'è chi la considera eccessivamente nerd, ma lei tende a definirsi soltanto piuttosto curiosa.
Alla domanda "cosa vuoi fare da grande?" ha sempre risposto "libri". Scoprirli, leggerli, scriverli. Come se fosse la cosa più scontata del mondo. Come se, in realtà, non avesse alternative. E, adesso che grande lo è diventata, ha esaurito le scuse per non provarci davvero.






mercoledì 21 ottobre 2015

'Un Cuore a Metà' di Silvia Maira



Rubrica settimanale dedicata alla segnalazione degli autori emergenti e dei loro romanzi



Buon pomeriggio lettori, quest'oggi torno a scrivere con piacere sul mio caro, piccolo blog perché ho una nuova segnalazione per voi. Spero di riuscire a pubblicare tutti quanto prima ma le richieste che ricevo hanno iniziato ad accumularsi, c'è la casella di posta che continua a lampeggiare imperterrita. Ma questo non ha nulla a che vedere con quello che volevo dirvi per cui ritorno nella mia orbita. 
Sto per parlarvi di un romanzo molto particolare, il cui tema centrale è una storia d'amore per niente semplice. Un amore forte, intenso e molto combattuto. Non aggiungo altro, lascio che sia la trama a chiarirvi le idee. Buona lettura!




Titolo: Un cuore a metà
Autore: Silvia Maira
Editore: Lettere Animate Editore
Pagine: 432
Prezzo eBook: 3,49€


Trama: Aida Leone è una trentenne siciliana, agente immobiliare con una famiglia normale e un’amica di vecchia data, Mila, il cui legame è più forte di un vincolo di sangue.
All’improvviso, in un freddo giorno di dicembre, la sua vita tranquilla viene sconvolta dall’incontro con Ruggero Serravalle, facoltoso e affascinante imprenditore romano, trent’anni più grande di lei. Tra i due scoppia una passione forte e travolgente, che sembra superare ogni ostacolo, sociale e generazionale. Ruggero si troverà ad affrontare la famiglia di Aida: le perplessità di papà Pietro, che ha la sua stessa età e di mamma Lucia, che avevano immaginato al fianco della loro figlia un uomo più giovane. Aida, dal canto suo, si scontrerà con l’anziana madre di Ruggero, una donna di ottanta anni dal carattere forte e volitivo, che ha un forte ascendente sul figlio e che vive nel ricordo della moglie di Ruggero, deceduta qualche anno prima, a cui la donna era molto affezionata.
Può un amore e un’attrazione così forte superare tutte le difficoltà? Il destino sembra complicare ulteriormente le cose quando, nella vita di Aida, compare una nuova persona, Johnny, un musicista, poco più grande di lei, allegro e spensierato, che se ne innamorerà perdutamente e proverà a far breccia nel suo cuore, nonostante l’ingombrante presenza di Ruggero, con la sola ricchezza di cui dispone: la musica.
“Un cuore a metà” è un romanzo ricco di emozioni, un ricamo di sentimenti che mira ad arrivare dritto al cuore del lettore, una storia vissuta tra due paesi della Sicilia, Marina di Scimeca e Fontanabella, i cui nomi sono di pura invenzione, e Roma. Una storia ricca di colpi di scena, con un finale rassicurante, ma non scontato.


"Un cuore a metà" di Silvia Maira, è un romanzo che si rivolge al lettore che vuole emozionarsi e viaggiare con la mente grazie alla forza trainante della lettura; a chi crede che esista ancora un sentimento vero come l’amicizia, che l’amore vero vada vissuto sempre e comunque; a chi sa emozionarsi davanti ad un tramonto sul mare e, ancora, a chi subisce l’innegabile fascino di Roma.
Con dei presupposti così credo che sia davvero impossibile non leggerlo. Vi ricordo che potete trovarlo in vendita presso i migliori eBook Store, nel frattempo vi allego un estratto suggeritomi dalla stessa autrice.


I loro cuori battevano all’unisono, la loro emozione era evidente. 'Ho sessant’anni Aida e tu trenta meno di me…''Sss Ruggero! Non adesso, godiamoci questa serata, abbiamo tutto il tempo di parlarne. Io sono qui e, comunque andranno le c...ose, ho passato una giornata e una serata indimenticabili.''Mi hai fatto tornare indietro negli anni, Aida…', le disse Ruggero che, ancora una volta si trattenne dal dirle che si era innamorato di lei come un ragazzino.Ruggero guardò Aida…buon anno, amore mio…le avrebbe voluto dire.'Buon anno, piccola Aida', invece le disse e poi l’abbracciò stretta a sé, come non aveva mai fatto.'Buon anno anche a te, Ruggero', gli sussurrò all’orecchio e, mentre in pista si ballava una samba, Aida, complice l’atmosfera, prendendolo completamente alla sprovvista, lo baciò sulle labbra. Fu un attimo, ma lei sentì le farfalle nello stomaco e i fuochi d’artificio in testa.



"Quel Sottile Legame del Cuore" di Silvia Maira
20 pagine - Gratuito (eBook) - Lettere Animate Editore



Vorrei segnalarvi, inoltre, lo spin off, "Quel sottile legame del cuore", che può essere considerato un sequel a tutti gli effetti del precedente romanzo. Potete trovarlo in vendita, gratuitamente al seguente indirizzo (qui). Anche in questo caso vi allego un piccolo estratto.



Il legame sottile che c’era tra loro... era una sorta di pensiero, il sapere di esistere, di esserci da qualche parte, il ricordo di ciò che avevano condiviso e che non si sarebbe mai potuto distruggere, era un abbraccio con il cuore, era un volersi bene!






Come sempre, spero che anche questa segnalazione sia di vostro gradimento, io, dal canto mio, ne sono parecchio incuriosita. Fatemi sapere se lo avete letto o avete intenzione di farlo, nel frattempo, vi do appuntamento alla prossima segnalazione! 






martedì 22 settembre 2015

'Se Guarderai nel mio Cuore' di Viviana De Cecco



Rubrica settimanale dedicata alla segnalazione degli autori emergenti e dei loro romanzi



Buon pomeriggio lettori e benvenuti ad un nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle segnalazioni degli autori emergenti. Quest'oggi vi parlo di un romanzo dalla copertina meravigliosa (ebbene sì, anche l'occhio vuole la sua parte!) e dalla trama molto,  e sottolineo molto, interessante. Si tratta di "Se guarderai nel mio cuore" di Viviana de Cecco, che pare sia ispirato ad una storia vera. Non mi resta che augurarvi una buona lettura ;)




Titolo: Se guarderai nel mio cuore
Autore: Viviana de Cecco
Editore: Genesis Publishing
Pagine: 183
Prezzo eBook: 3,99€


Trama: Sonia ha diciotto anni, un fratello ribelle e una vita in cui l’assenza del padre l’ha portata a credere che il cuore sia come una finestra che chiunque può infrangere in qualsiasi momento. È sempre stata una ragazza forte, ma il giorno in cui ha dovuto compiere una scelta che ha stravolto la sua esistenza, non ha saputo far altro che rinchiudersi in un guscio di solitudine. Il destino, però, ha deciso di mettere sulla sua strada il tenebroso Samuel, un ragazzo tormentato dai fantasmi del suo recente passato e da un senso di colpa che l’ha convinto di non essere più capace di amare. Pian piano, lavorando entrambi nel locale gestito dalla madre di Lory, la migliore amica di Sonia, impareranno a conoscersi e ad abbandonarsi all’attrazione invincibile che provano l’uno verso l’altra. All’improvviso, trovandosi divisi da un terribile equivoco, sceglieranno di allontanarsi per inseguire i propri sogni, nella speranza di dimenticare ciò che li ha uniti. Sonia partirà per la Spagna a lavorare come fotografa e Samuel si ritroverà a recitare come attore di teatro a Roma. Ma riusciranno a restare lontani o il loro legame, ormai, è più forte di ogni dolore? Samuel concederà a Sonia di guardare finalmente nel suo cuore per sconfiggere i demoni che lo angosciano e permettere all’amore di restituire loro la giusta felicità? Un romanzo d’amore e dramma, ispirato a una storia vera.




A detta dell'editore si tratta di "Un romanzo di formazione dalle tinte malinconiche. Se guarderai nel mio cuore è la storia di un amore scheggiato dal passato e sfumato di nuances vivide, reali come il dolore patito dai due protagonisti. Ispirato in parte alla vita vera, il racconto si presenta con un stile ricercato e introspettivo, capace di scavare a fondo nelle emozioni del lettore fino a lasciare un marchio indelebile del proprio passaggio. Samuel e Sonia ci insegneranno che non è facile convivere coi propri tormenti, ma anche che - forse - è possibile risanare la 'ferita aperta' di un cuore frantumato. Consigliato agli amanti delle storie d'amore profonde, imprevedibili ed emozionanti."

Se tutto ciò non vi ha ancora incuriosito vi lascio anche un estratto, gentilmente inviatomi dall'autrice. Vi ricordo che il romanzo potete trovarlo in vendita al seguente indirizzo (qui)


'Il cuore è una finestra che si spalanca a chi si ama, a chi ci dà fiducia, a chi pensiamo non ci farà mai soffrire. Ma è da lì, che l’amore e il dolore entrano ed escono come brezze leggere o violente tempeste. Chiunque può infrangerla. In ogni momento e in ogni modo. Quando succede, devi solo coprire questo rumore con un altro rumore più forte. Un fragore che venga da fuori e che t’impedisca di ascoltare quello che succede dentro di te…'

Mi ha trovato. Mentre leggo il biglietto che qualcuno ha lasciato alla reception dell’albergo, dentro di me si spalanca un dolore sordo, come se ogni parola di quel messaggio sia una pietra appuntita che mi colpisce il cuore. Nonostante nessuno ricordi chi abbia consegnato questa piccola e insignificante busta bianca, dove dietro è stato scritto il mio nome con una semplice biro, io so che è stato lui. Appoggio una mano sul petto, come se al di sotto delle mie fragili costole, in questa cavità buia che accoglie il cuore, io sia in grado davvero di percepire il lieve crepitio di un vetro che s’incrina e lo schianto di schegge impazzite che crollano al suolo. Quelle parole, che io stessa avevo pronunciato una notte di un anno fa, quando avevo appena compiuto diciotto anni e credevo che l’amore avrebbe potuto sconfiggere l’angoscia di cui mi sentivo prigioniera, mi riportano indietro nel tempo. Ma il traffico della città spagnola in cui sono finita, per ragioni che dovrò spiegare persino a me stessa, copre ogni altro rumore. Dentro di me, tutto si agita, tutto si confonde, come se il vento dell’amore e del dolore fosse tornato a premere sulla mia pelle, sulle mie ossa, sui miei pensieri sconvolti.


Se qualcuno di voi lo ha già letto o ha intenzione di farlo può lasciare un commento. Sono molto curiosa di sapere cosa ne pensiate. Ci aggiorniamo alla prossima segnalazione! ;)