venerdì 21 luglio 2017

Recensione 'La ragazza italiana' di Lucinda Riley


Il weekend è ormai alle porte e a breve inizierò a stilare la lista dei libri "per le vacanze" che condividerò insieme a tutti voi, ovviamente. Oggi però voglio trascinarvi tra le pagine scritte da una delle mie autrici preferite. Ringrazio la Giunti per la copia omaggio che va ad arricchire la mia collezione. Buona lettura!





La ragazza italiana
Lucinda Riley


Editore: Giunti - Genere: Romanzo Rosa
Pagine: 548 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 8,99€
(OMAGGIO CE)


Napoli, 1966. È una splendida giornata estiva e la casa dei Menici ferve di preparativi per la festa che si terrà quella sera. Rosanna ha solo undici anni e sogna di diventare bella e corteggiata come la sorella maggiore Carlotta, che con la sua pelle di velluto e i lunghi capelli scuri attira su di sé tutti gli sguardi. Ma Rosanna ha un altro dono, che la rende davvero speciale: una voce straordinaria in grado di incantare chiunque la ascolti. Soprattutto il giovane Roberto Rossini, brillante studente della Scala di Milano, che dopo l'esibizione di Rosanna propone a suo padre di farla studiare con uno dei più grandi maestri della lirica. Un incontro fatale, quello tra Roberto e Rosanna, che segnerà per sempre il loro destino. 
Milano, 1973. Ormai una giovane donna sensibile e appassionata, Rosanna ha finalmente realizzato il desiderio di essere ammessa alla Scala. Inizia per lei un periodo inebriante: il ritmo della metropoli, le estenuanti prove di canto, i primi gloriosi passi sul palcoscenico. E sarà proprio qui che le strade di Rosanna e Roberto si incroceranno di nuovo. 
Affascinata e intimorita da quell'uomo carismatico e sfuggente, sempre circondato da donne bellissime e acclamato nei teatri di tutto il mondo, Rosanna finisce per essere travolta da un sentimento potente e inarrestabile. Ma un segreto nascosto nel passato di Roberto e le oscure trame di una donna senza scrupoli minacciano di infrangere tutti i suoi sogni.



Quando ho chiesto di leggere il nuovo romanzo di Lucinda non ho assolutamente guardato il numero di pagine che lo componeva. In realtà non lo faccio mai perché se un romanzo mi interessa davvero non mi soffermo su quelli che considero, a tutti gli effetti, dei dettagli. 
Ora, il periodo in cui ci troviamo è uno di quelli in cui non sopporto molto, insieme al gran caldo, i romanzi voluminosi, la cosiddetta mole per intenderci, per cui ero un tantino preoccupata su quelli che sarebbero potuti essere i tempi di lettura: libro voluminoso uguale molti giorni.
Ecco Lucinda è riuscita a sfatare anche questo mito perché, nel caso specifico, il tempo impiegato per terminare il romanzo non è direttamente proporzionale alla quantità di pagine, bensì alla qualità, che è molto alta. Tutto questo per dirvi che il romanzo l'ho divorato in tre giorni, nonostante siamo oltre le 500 pagine, e che tale numero non costituisce assolutamente un impedimento per il lettore.
La scrittura vola, così come la storia e, nel giro di pochi capitoli, vi ritroverete immersi fino al collo in un mondo di carta e parole che saprà sorprendervi dall'inizio alla fine.

Questo romanzo racconta i sentimenti, l'amore, quello con la maiuscola, ma si sofferma soprattutto sulle decisioni sbagliate che si prendono per amore. Ciò costituisce il punto focale che regolerà non solo la vita di Rosanna, la protagonista, e quindi le sue di scelte, ma anche quella di chi le sta intorno. Ogni personaggio sarà chiamato a confrontarsi, volente o nolente, con questo aspetto fondamentale.
In apertura l'autrice fornisce piccole informazioni sul romanzo che di lì a breve si dipanerà sotto gli occhi attenti del lettore. Tra queste si sofferma anche sul titolo. Originariamente, infatti, il romanzo avrebbe dovuto intitolarsi Aria e trovo che fosse una scelta ben più calzante di quella con cui poi è stato proposto al grande pubblico perché la musica, o ancora meglio l'opera, costituisce il collante per l'intera vicenda, il motore che muove e guida le vite dei protagonisti. Con in sottofondo la Traviata, la Bohème, il Rigoletto, la Madama Butterfly, conosceremo una delle più grandi storie d'amore che avrà per protagonisti Roberto e Rosanna, voci ammalianti nel panorama non solo artistico ma anche letterario.

La ragazza italiana è uno di quei romanzi che l'autrice aveva scritto in precedenza e che ha rispolverato per dargli nuova vita e questo si percepisce dallo stile un po' acerbo rispetto a quello a cui siamo abituati. A parte questo, però, ritroverete tutte quelle caratteristiche che, se conoscete già l'autrice o se state per scoprirla, sanno fare innamorare il lettore. Una lettura ricca di sentimenti, di emozioni, di descrizioni, una lettura che poteva essere snellita in qualche punto, ma che, al contempo, non va ad inficiare sull'attenzione di chi legge, attenzione che rimane sempre piuttosto alta grazie alla mirabile capacità della scrittrice di servire le giuste carte senza svelare troppo, non facendo altro che incuriosire invogliando a proseguire pagina dopo pagina.

Una piccola novità è rappresentata dalla suddivisione strutturale del narrato. A differenza di altri romanzi dell'autrice non troverete due storie con altrettante protagoniste che alla fine si intrecciano tra loro, né tanto meno digressioni temporali con alternanza di presente e passato. Il romanzo appare come un corpo unico e continuo che copre, in maniera del tutto lineare, un arco di tempo che si estende dal 1966 al 1985, intervallato da alcune pagine corsivate, una lettera, in cui la voce più matura di Rosanna non costituisce solo un intermezzo ma il ponte che garantisce la solidità dei salti temporali che caratterizzano le diverse sezioni perché diverse sono le voci che si raccontano al lettore.

Lo scorrere del tempo porta con sé, inevitabilmente, anche una maturazione dei personaggi. Ciò si percepisce in ogni figura che calca la scena ma soprattutto nella protagonista: Rosanna, da undicenne con un sogno nel cassetto, a giovane donna, moglie e madre. Ho fatto il tifo per lei sin dal principio, quando i suoi occhi si sono posati per la prima volta su Roberto, personaggio enigmatico ed affascinante. Si soffre, si sorride, si piange e si viaggia insieme a loro e alle loro voci toccando città tanto diverse come Napoli, Milano, Londra e New York.

I colpi di scena non mancano, anche se la prevedibilità di alcuni avvenimenti mi porta a dire che non si tratta del miglior lavoro dell'autrice. Nonostante ciò, però, ci troviamo di fronte ad una storia oggettivamente bella ed interessante, carica di misteri e segreti, quel tanto che basta a permettermi di continuare ad amare incondizionatamente questa scrittrice. 




mercoledì 19 luglio 2017

Premio Bancarella - La sestina finalista firmata Alberto Zuccalà


Buon pomeriggio lettori! Orario insolito per un post sul blog e tra l'altro doppia pubblicazione, cosa a cui io per prima non sono abituata, ma se lo faccio è per una giusta causa.
Oggi voglio farvi conoscere un artista, mio corregionale, con la passione per libri e matite. Dall'unione delle due cose è scaturita una novità assoluta ovvero recensire un libro non con le parole, come facciamo noi book blogger, ma con un vero e proprio talento artistico: il disegno.
Si tratta di Alberto Zuccalà che con un foglio e pochi tratti di matita è in grado di raccontare le emozioni. Anche lui ha fatto parte del progetto dedicato al Premio Bancarella regalando a noi tutti le graforecensioni dei sei romanzi finalisti che vi ripropongo con vero piacere.
Se avete voglia di scoprire il suo talento vi invito a fare un salto sulla sua pagina Le graforecensioni di Alberto Zuccalà - un disegno per un libro. Ed ora ecco a voi i sei romanzi finalisti raccontati da Alberto. Buona visione!



LA LOCANDA DELL'ULTIMA SOLITUDINE

Alessandro Barbaglia





GOCCE DI VELENO

Valeria Benatti




Recensione 'Time Deal' di Leonardo Patrignani


Buon mercoledì lettori! Di ritorno da una bellissimo viaggetto in quel di Pontremoli, dove si è svolta la serata finale del Premio Bancarella, vi lascio la recensione di un romanzo che ho terminato prima della partenza e per la cui copia devo ringraziare la casa editrice DeA. Buona lettura!





Time Deal
Leonardo Patrignani


Editore: DeA - Genere: Fantascienza
Pagine: 475 - Prezzo: 14,90 € - eBook: 6,99€
(OMAGGIO CE)


Ci sono promesse che non possono essere mantenute. Come quella che Julian ha fatto ad Aileen. Era solo un bambino quando l'ha vista per la prima volta, e se n'è innamorato perdutamente. Da quel momento ha giurato che non l'avrebbe lasciata mai. Che sarebbe rimasto con lei per sempre. Ma si può davvero promettere per sempre? Non in una città come Aurora, una metropoli schiacciata da un cielo plumbeo e soffocata dall'inquinamento, in cui l'aspettativa di vita è scesa drasticamente. Almeno fino all'arrivo del Time Deal, un farmaco in grado di arrestare l'invecchiamento cellulare. Nessuno ne conosce i possibili effetti collaterali, solo qualcuno immagina quali possano essere le conseguenze morali e sociali. La città è divisa in due: da una parte chi insegue ciecamente il sogno della vita eterna, dall'altra chi invece rifiuta di manipolare la propria esistenza e preferisce che il tempo scorra secondo natura. Julian è tra questi ultimi. Ma Aileen non ha avuto scelta: figlia di un noto avvocato, che finanzia da sempre la casa farmaceutica del Time Deal, è stata sottoposta al trattamento. Finché qualcosa va storto. Aileen inizia ad accusare disturbi della memoria, e poi sparisce nel nulla. Julian però è disposto a tutto pur di ritrovarla. E di regalarle il loro per sempre.



Ho scelto di leggere questo romanzo, pur appartenendo ad un genere non proprio nei miei canoni, per un duplice motivo: l'ambientazione prettamente futuristica (adoro i film post apocalittici e ho scoperto, da letture passate, che anche i romanzi non sono male) e il fatto che l'intera vicenda ruotasse attorno ad un farmaco (e qui si risveglia la farmacista che è in me) miracoloso, il time deal per l'appunto, in grado di arrestare l'invecchiamento cellulare e, in assenza di gravi incidenti o malattie, garantire, potenzialmente, l'immortalità. Un tema molto affascinante, devo ammetterlo, per il quale nutrivo un certo tipo di curiosità.

Come già anticipato, ci troviamo, temporalmente parlando, nel futuro. In seguito ad una guerra nucleare che ha distrutto ogni angolo conosciuto del pianeta Terra, l'unico posto in cui poter vivere è rappresentato dalla città di Aurora. Situata su di un'isola, Aurora ci appare come un luogo molto triste, cosa che mi ha un po' angosciato durante la narrazione, una metropoli schiacciata sotto un cielo plumbeo e soffocata dall'inquinamento. La società, costituita da classi meno abbienti e classi più facoltose, è divisa in due fazioni: i sostenitori del farmaco, coloro che perseguono ciecamente il sogno della vita eterna e che considerano la TD Pharma un vero e proprio credo, un'ideologia per cui dare la vita e, dall'altra, coloro che, invece, preferiscono che il tempo scorra secondo natura.
Julian, il protagonista maschile della storia, appartiene proprio a quest'ultima corrente di pensiero. Cresciuto troppo in fretta e senza genitori, deve occuparsi della sorella minore Sara. In contrapposizione Aileen, la sua fidanzata, che invece il farmaco lo ha assunto a causa del timore reverenziale nei confronti dei genitori, responsabili delle scelte che riguardano il suo stesso destino. 
La situazione precipiterà nel momento in cui inizieranno ad emergere gli effetti collaterali del farmaco con problematiche a carattere prevalentemente psichiatrico, il potere della TD Pharma si estenderà al punto tale da rendere la vaccinazione un obbligo e non più una scelta ed, infine, gli abitanti, compresa Aileen, inizieranno a scomparire.

Nonostante le belle premesse, la curiosità e quant'altro, io e questo romanzo non ci siamo presi. Time Deal è, a tutti gli effetti, un distopico, caratterizzato da un'alternanza di capitoli in cui voci e punti di vista sempre diversi la fanno da padroni, tuttavia questo, in alcuni momenti, crea non poca confusione nel lettore in quanto alcune scene vengono lasciate in sospeso rischiando di far perdere il filo del discorso. 
Non vi nego che l'idea di base è molto originale, la storia offre appigli e spunti di riflessione, si percepisce il lavoro che c'è dietro ma il potenziale, a mio parere, non è esploso. Ciò è dovuto principalmente allo stile dell'autore che non mi ha favorita nella letture andando a rallentarmi parecchio. Purtroppo si tratta di una scrittura molto ricca in scene descrittive, discorsive e riflessive piuttosto che in dialoghi. I pochi presenti non riescono a catturare l'attenzione di chi legge essendo molto semplici e piuttosto elementari, da un punto di vista strutturale, per il tipo di linguaggio utilizzato. Le scene al cardiopalma, adrenaliniche, vengono relegate alle pagine finali lasciando, anche lì, il tempo che trovano. 

Per quanto riguarda l'ambientazione futuristica devo ammettere che è stata sapientemente costruita e delineata, a volte anche troppo nel dettaglio, tuttavia avrei preferito che la cosa si fosse estesa anche ai vari personaggi che calcano la scena. Sono figure che non giocano un ruolo preponderante, per lo più adolescenti, che non si fanno largo per emergere non riuscendo a stabilire un contatto che gli permetta di socializzare con il lettore.

Tutte queste caratteristiche fanno sì che, nel complesso, la lettura manchi di vivacità e leggerezza ed è proprio per questo motivo che non sono riuscita ad apprezzarla. Ripeto, bel potenziale, bella l'idea di fondo, ma per quel che mi riguarda non è bastato.





lunedì 10 luglio 2017

Recensione 'La guardia, il poeta e l'investigatore' di Jung-myung Lee


Ha inizio oggi una settimana decisiva ed emozionante per la sottoscritta che si concluderà domenica 16 Luglio, a Pontremoli, con la finale della 65^ Edizione del Premio Bancarella. Per questo motivo, oggi, vi parlo di uno dei sei romanzi finalisti, l'ultimo da recensire per l'esattezza. Un romanzo in cui, in tutta sincerità, non mi sarei mai imbattuta se non fosse stato per il suddetto premio. Fortunatamente ciò è successo perché altrimenti avrei perso per strada una lettura che aggettivare semplicemente come meravigliosa è riduttivo.






La guardia, il poeta e l'investigatore
Jung-myung Lee


Editore: Sellerio - Genere: Giallo
Pagine: 386 - Prezzo: 16,00 € - eBook: 9,99€

FINALISTA PREMIO BANCARELLA 2017


Nel 1944 la Corea è sotto l'occupazione giapponese, e nella prigione di Fukuoka non si permette ai detenuti coreani di usare la propria lingua. Un uomo, una guardia carceraria, viene trovato brutalmente assassinato, e un giovane collega dall'animo sensibile e letterario viene incaricato di condurre l'indagine e trovare il colpevole. La vittima era temuta e odiata per la sua brutalità, ma quando l'improvvisato investigatore avvia la sua inchiesta interrogando custodi e detenuti, ricostruendo poco a poco i movimenti degli ultimi mesi, un diverso e sorprendente scenario si impone alla sua attenzione. Dall'inchiesta sull'uomo emerge il passato di un povero analfabeta orfano dei genitori, il faticoso riscatto attraverso il lavoro, la carriera nella prigione, la scoperta di una passione inaspettata, il ruolo di "censore" con l'incarico di controllare la corrispondenza in entrata e in uscita dal carcere. E soprattutto il legame con un detenuto particolare, un famoso poeta coreano, autore di scritti sovversivi. E proprio attorno al poeta ruota l'intera vicenda: nel corso dei suoi interrogatori il giovane si trova a parlare sempre di più con il prigioniero e, come prima di lui la guardia assassinata, a immergersi in un dialogo fatto di letteratura, d'arte, di libertà. Si scopre a desiderare la bellezza dei suoi versi clandestini, a subire il potere eccitante e al tempo stesso rasserenante della parola poetica.



Ci sono romanzi che saziano la mente, che abbeverano l'anima assetata nei giorni di arsura. Sono quei romanzi che si fanno strada sotto la pelle, che incantano gli occhi e imbrigliano il cuore. Romanzi che conoscono i modi più segreti per provocare quell'incessante formicolio in pancia. Romanzi di una bellezza disarmante, corredati da un registro di voci sublimi e che, se si ha la fortuna di incontrarli, sanno come ripagare il lettore, anche il più esigente. Un po' come è accaduto a me con La guardia, il poeta e l'investigatore.

Per potervi parlare del romanzo, però, è necessario partire da una frase recitata nell'epilogo, a fior di labbra, da Yuichi Watanabe, voce narrante dell'intera vicenda, e che dice quanto segue: "Talvolta la finzione narrativa può dire molto più di una certa realtà che i fatti nudi e crudi. Volevo rivelare la verità, ma non potevo semplicemente riportarla". Una frase emblematica che racchiude a pieno il significato più segreto dell'opera e l'intento dell'autore: raccontare come forma di conoscenza e spunto di riflessione.

Il romanzo, ambientato nello scenario drammatico della prigione di Fukuoka, viene classificato come appartenente al genere giallo. Ed è proprio in ottemperanza a questa classificazione che, nelle prime pagine, ci imbatteremo nell'omicidio di una delle guardie carcerarie, l'integerrimo Sugiyama, uomo disprezzato e capace di incutere timore nei prigionieri. Sarà attorno a questa morte che si aprirà la vera e propria indagine investigativa che, tassello dopo tassello, ed invitando il lettore al ragionamento, condurrà a più di una verità e ad un mare di dubbi. 

Ma questo è solo un pretesto, uno spunto, perché La guardia, il poeta e l'investigatore è molto di più, è un romanzo ad ampio respiro, complesso e sublime, un testo poetico in prosa dotato di rara bellezza e che racchiude in sé tutta una serie di sfaccettature, di gradazioni di colore. 
Un romanzo che si sofferma sul potere delle parole, sul loro significato, su quello che dicono e che tacciono, sul modo in cui mescolandosi o contrapponendosi creano suggestioni dando corpo a pensieri e sentimenti: semplici frasi cambiano non solo le persone ma il mondo intero, diventando appiglio, ancore di salvezza nelle ore più buie.
Un romanzo che celebra la letteratura e la poesia come forma di consolazione per l'anima e sogno di immortalità, la poesia che rassicura, aiuta, salva ed esiste ovunque, anche tra le pareti di una cella di prigionia, la poesia che unisce, che lega persone apparentemente diverse tra loro, come il giorno e la notte. 
Un romanzo che diventa biografia e mezzo attraverso il quale raccontare la storia di un uomo, Yun Dong-ju, nonché vero protagonista. Un poeta tormentato dalla nostalgia delle stagioni ormai passate, incapace di rievocare il proprio passato luminoso e limitatosi alla sofferenza del tempo vuoto. 
Un romanzo che si sofferma sull'importanza dei ruoli, su come appaiamo agli occhi altrui e su quello che siamo veramente, basti pensare alla nuova immagine di Sugiyama che, pagina dopo pagina, si delineerà dando vita ad un uomo sensibile e vittima del suo tempo, imprigionato nella propria divisa e morto in un inferno solitario. Soltanto in seguito alla sua morte ci si renderà conto della sua esistenza. 

Ambientato durante la lotta per l'indipendenza della Corea e per la difesa della propria identità culturale, con un alternarsi di piani temporali ed un intrecciarsi di storie, di vite e di voci, il romanzo non è un semplice scavare tra le pareti di una prigione, ma, e soprattutto, uno scavare nell'animo umano con lo scopo di favorire una sorta di rappacificazione con se stessi
Tanti i significati che si celano dietro il narrato caratterizzato da un stile in cui le parole si inseguono su carta e la punteggiatura curata fa da cornice all'intera opera. La presenza di poesie delicate e toccanti, frutto della capacità creativa di Dong-ju, completa il quadro d'insieme rendendo il romanzo una piccola perla, un sussurro, nel panorama letterario. 
Il poeta Yun Dong-ju

Ho molto apprezzato la capacità dell'autore di sfruttare l'omicidio, il giallo, come un semplice pretesto per condurre il lettore, attraverso una porta secondaria, al cuore pulsante del romanzo. Una storia che nella ferocia, nelle brutture, nel dolore e nella sofferenza della prigionia è in grado di far riaffiorare un sentimento come quello della speranza
La lettura è una vera e propria immersione in acque purificatrici che, anche se quanto sto per dire potrebbe apparire un controsenso se si pensa ai fatti narrati, appaga il lettore donandogli serenità, tranquillità. Proprio in questo risiede il potere delle parole di cui si parla dalla prima all'ultima riga.
Ho sperato che il sentiero, che pure è già tracciato, deviasse dal percorso prestabilito che ci fosse un senso di giustizia che rimettesse ogni cosa nel giusto ordine ma, ho imparato, che la storia non si può cambiare. 

Vi ingannerei se dicessi che si tratta di una lettura semplice adatta a chiunque. Credo fermamente, invece, che questa sia una storia per pochi. Complessa e bellissima, nonostante l'atrocità di cui è pervasa, sa emozionare facendosi largo nel cuore di chi legge. Allo stesso tempo, però, è uno di quei romanzi a cui tutti dovrebbero concedere una possibilità, quasi fosse una necessità, perché "un libro che ha piantato radici in chi lo legge non può scomparire" e questo è proprio il caso di dirlo. Un romanzo potente e di una bellezza disarmante.




venerdì 7 luglio 2017

Recensione 'La ragazza delle ciliegie' di Laura Madeleine


Siamo di nuovo a venerdì e questo vuol dire che è tempo di recensione! Oggi vi racconto di un romanzo che ho letto nel giro di pochissimi giorni e per la cui copia devo ringraziare Federica dell'ufficio stampa della Piemme. Non vi anticipo nulla, vi invito solo a proseguire con me!





La ragazza delle ciliegie
Laura Madeleine


Editore: Piemme - Genere: Narrativa Rosa
Pagine: 400 - Prezzo: 18,50 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Inghilterra, 1919. La guerra è finita da poco, ma la sua fine non sembra aver portato la pace nel cuore della giovane Emeline Vane. In quell'anno, infatti, Emeline, diciannove anni e volontà di ferro, scompare, lasciandosi dietro il fratellino per cui pure provava un amore sconfinato. Cinquant'anni dopo, Bill Perch è un giovane avvocato a cui viene chiesto di provare legalmente la morte della signora Emeline Vane, unico modo perché i suoi due nipoti possano finalmente ereditare la tenuta nel Norfolk appartenuta alla zia. È così che Bill parte per Hallerton; lì, si ritrova tra le mani le pagine sottili e consunte di un vecchio diario, quello che la ragazza aveva scritto prima della sua scomparsa. Una storia che spezza il cuore, tanto che il giovane avvocato decide di scoprire tutta la verità sulla vita di Emeline, invece di limitarsi a cercare prove della sua morte. La sua ricerca lo condurrà al sud, nella Francia meridionale, in un incantevole paesino dei Pirenei, Cerbère. Scoprirà che lì, nel posto dove crescono le ciliegie, Emeline aveva ritrovato la voglia di assaggiare la vita e viverla fino in fondo...



Come oramai saprete, i romanzi in cui presente e passato si intrecciano tra di loro saldamente sono pane per i miei denti. Sono sempre affascinata da questo tipo di storie per cui, nel momento esatto in cui un libro si presenta così strutturato non posso non dargli una possibilità. Con il passare del tempo sono diventata un tantino esigente in quanto tale intreccio, che è un po' la colonna portante del romanzo stesso, deve stare in piedi ovvero deve essere ben strutturato e architettato con una fusione, tra i due tempi, che li renda un tutt'uno pur conservando la propria indipendenza vocale e temporale. Da questo punto di vista posso dirvi, senza ombra di dubbio, che la lettura di cui parlo oggi mi ha proprio convinta.

Come ogni romanzo di questo tipo, anche ne La ragazza delle ciliegie la narrazione si muove su due piani temporali, ognuno affidato alle cure di una diversa voce. Nello specifico a contrapporsi sono una protagonista femminile, Emeline Vane, che muove le fila della sua storia nel 1919, e un protagonista maschile, Bill Perch, che invece i passi li muove nel 1969.
Due esistenze così diverse tra di loro, senza alcuna caratteristica che le accomuni se non quella di riportare a galla la verità. Emeline è scomparsa il 27 Febbraio del 1919 facendo perdere le sue tracce per sempre. Cinquant'anni dopo al giovane Bill, praticante avvocato, viene chiesto di provare legalmente la sua morte in modo che i nipoti possano ereditare anche la sua parte della tenuta di Norfolk. Avrà inizio così un viaggio che porterà il giovane avvocato a rivedere le sue priorità, ad abbandonare gli affetti ed il proprio lavoro per ripercorrere il cammino compiuto da questa donna, rimettendo insieme i pezzi, tassello dopo tassello, fino a giungere a Cerbère, un paesino della Francia, un paesino alla fine del mondo, relegato in un angolino di una grande nazione, in un cantuccio dimenticato persino dalle carte geografiche.

Il punto di forza di questo romanzo è sicuramente la protagonista che con la sua potenza vocale, va a surclassare il personaggio maschile, Bill, con il quale in tutta sincerità non sono riuscita a stabilire quel contatto che pure ci si aspetterebbe. Emeline, bellissima e triste. Emeline e quel vuoto indistinto e tentacolare che la annega come una marea, a cui è impossibile opporsi e che, piuttosto, la obbliga alla fuga. Emeline che diventa una vera e propria ossessione per il giovane Bill che si vede costretto a ripercorrere l'intera sua esistenza pur di ritrovarla. Ecco, questo aspetto pur essendo surreale perché Bill arriva a mettere tutto in discussione, cosa che non credo possibile avvenga nella realtà, soprattutto se non si tratta di un parente stretto ma di una persona completamente sconosciuta, è quello che fa la differenza rendendo credibile tutto il resto. 
Le parti che conquistano e che calamitano l'attenzione del lettore sono quelle ambientate nel passato in cui è la voce di Emeline a raccontarsi. Confesso che, essendo i capitoli alternati temporalmente, non vedevo l'ora di terminare quello appartenente a Bill per ritrovare la voce di lei. Per fare ciò, per parlarci di questo passato in maniera efficace, l'autrice si è servita nella prima parte di stralci di un vero e proprio diario che viene interrotto in concomitanza con la fuga della protagonista, per poi affidare la narrazione in maniera diretta alla giovane donna, nella seconda parte.

Inizialmente il raccontare procede in maniera piuttosto lenta, questo devo ammetterlo, ma proseguendo si viene sorpresi in positivo. La storia, in cui non manca la classica relazione amorosa, ci parla di coraggio, di scelte, di mancanze ma soprattutto di sofferenza e dolore. A ciò, però, si accompagna un profondo senso di rinascita e di rivalsa che potrà condurre alla felicità.

C'è una cosa che, tuttavia, non sono riuscita a spiegarmi ed è il titolo del romanzo con la parola ciliegie che troneggia, e che in realtà ritroviamo anche nella versione originale in lingua inglese, ma che non ha un ruolo così determinante ai fini della narrazione. Da questo punto di vista sono rimasta un po' perplessa perché, generalmente ma non sempre, il titolo va a riassumere in maniera sintetica quello che il romanzo ha da raccontare. 

In definitiva La ragazza delle ciliegie si è rivelato un romanzo sorprendente, anche grazie ad uno stile semplice ma molto curato, e di grande compagnia. Una di quelle letture che sanno come soddisfare il lettore. Una storia delicata e che vi catapulterà tra le pagine di un passato tutto da ricostruire.




giovedì 6 luglio 2017

Premio Bancarella... La parola ai Librai! #2



Buongiorno miei cari lettori! Come avrete intuito dal titolo oggi vi scrivo in qualità di #bancarellablogger. L'avventura sta per giungere al termine e in questa seconda parte si è deciso di dare spazio ai protagonisti indiscussi del premio: i librai votanti.
La scorsa settimana vi ho lasciato l'intervista che ho condotto personalmente presso la Libreria Roma (la trovate qui se ve la siete persa!), questa volta, invece, ho dovuto accontentarmi di un contatto virtuale per il quale devo ringraziare la signora Alessia Panassi per la disponibilità e la gentilezza, con la speranza di poterla incontrare di persona quanto prima.



LIBRERIA PANASSI ANGELO

Intervista alla Signora Alessia Panassi


LIBRERIA PANASSI di SANT'AMBROGIO

Nel titolo di questa intervista vi parlo di libreria, in realtà sarebbe più corretto utilizzare il plurale perché le Librerie Panassi sono tante. Dislocate nel torinese, ne troverete una a Sant'Ambrogio (aperta nel 1973), una a Susa (aperta nel 1990), una a Rivoli (aperta nel 2001) e una nel centro commerciale Le Baite di Oulx (aperta nel 2015).

Ciò che davvero affascina è la storia o meglio come tutto abbia avuto inizio e, a questo proposito, ringrazio la Signora Alessia per l'esaustività. Come lei stessa racconta, era il giugno del 1965 quando, a fine anno scolastico, un giovane Angelo Panassi, appena diciassettenne, trova un lavoro estivo, destinato a diventare continuativo, presso la Libreria Druetto di Via Roma in Torino: dovrà risistemare il magazzino della scolastica in previsione di settembre. A settembre, però, invece di riprendere gli studi, il giovane Angelo prosegue con la campagna scolastica 1965-66: l’avventura di commesso di libreria e la personalità della signora Pina Druetto lo contageranno con la febbre (oggi si direbbe virus) del libro. Nel 1968 presta il servizio militare e dopo 15 mesi riprende con il ripristino del reparto tecnico della Libreria Druetto, cominciando però a maturare l’idea di una libreria propria in Valle di Susa e a fantasticare su progetti faraonici, come la trasformazione del Grand Hotel Principi di Piemonte in libreria a piani tematici. Nel luglio del 1973, in collaborazione con la moglie Albina, apre la libreria con cartoleria a S. Ambrogio in Valle di Susa, rilevandone una già esistente (15 mq, £. 800 incasso del primo giorno). Qui inizia subito l’attività con mailing alle scuole, stampa degli elenchi delle adozioni scolastiche, etc., incrementando immediatamente il giro d’affari. Tanto che nel 1980 affittano un locale (180 mq) nella piazza principale del paese (molto commerciale), dove ha inizio l’espansione del bacino di utenza della libreria verso gli altri paesi della Valle. Risale a quel periodo (1984) l’informatizzazione della libreria con programmi eseguiti internamente dal titolare e quindi, a seconda delle reali esigenze, della gestione scolastica e della fatturazione (Angelo è il primo in Piemonte a fare ordini tramite il computer, su carta e suddiviso per distributori).
Nel corso degli anni, poi, sono state aperte altre tre librerie, di cui vi ho già parlato all'inizio, che hanno visto anche il coinvolgimento delle figlie Alessia, Alice e Adele.
Dopo questa parte introduttiva che ho ritenuto non solo interessantissima ma doverosa, vi lascio alla vera e propria intervista condotta alla Signora Alessia Panassi, responsabile della sede di Susa. Buona lettura!


lunedì 3 luglio 2017

Monthly Recap Giugno!



Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso


Un altro mese è volato via e questo vuol dire che è tempo di Recap! C'è da dire che io e Giugno non ci siamo presi tanto: il caldo non ha conciliato le mie letture così come alcune delle mie richieste alle case editrici. Per questo motivo Luglio sarà il mese in cui porterò a compimento proprio queste ultime dopo di che mi prenderò una lunga pausa estiva e autunnale in cui, diciamocelo chiaramente, leggerò quello che mi pare. Mi sono resa conto che aumentare il ritmo non fa per me e non provo più lo stesso piacere di una volta nello scegliere un nuovo romanzo e quindi una nuova avventura.

Detto questo è bene aggiungere che le prossime settimane saranno fitte di impegni ed incontri, prima tra tutti la trasferta a Pontremoli come #bancarellablogger, della quale vi parlerò dettagliatamente al mio rientro. Ecco, a tal proposito, volevo dirvi che dopo Pontremoli il blog rallenterà un po' la sua attività per tutto il mese di Agosto, non chiuderà i battenti per una vera e propria vacanza ma sarà tutto in stile slow-motion, rubriche comprese che potrebbero saltare del tutto. A questo punto procediamo pure con il mio riepilogo letterario partendo proprio da...



LETTURE E RECENSIONI

(cliccando sulle copertine sarete rimandati alla mia recensione)

Testo Alternativo
LIBRO DEL MESE
Testo Alternativo Testo Alternativo
Testo Alternativo Testo Alternativo Testo Alternativo