domenica 15 ottobre 2017

Sneak Peek Ottobre!

Rubrica mensile interamente dedicata alle novità che ci attendono in libreria



Buona domenica lettori e benvenuti ad un nuovo appuntamente con la rubrica Sneak Peek! Come ogni mese, è tempo di compiere il nostro consueto giretto virtuale in libreria e anche ad Ottobre le nuove uscite non sono per niente male.
Ancora una volta i nostri portafogli ne risentiranno ma, prima o poi, ce ne faremo una ragione (forse più poi!). Bene, prendete carta e penna e venite con me...



ORIGIN
- Dan Brown -
dal 3 Ottobre in libreria

Robert Langdon, professore di simbologia e iconologia religiosa a Harvard, è stato invitato all'avveniristico museo Guggenheim di Bilbao per assistere a un evento unico: la rivelazione che cambierà per sempre la storia dell'umanità e rimetterà in discussione dogmi e principi dati ormai come acquisiti, aprendo la via a un futuro tanto imminente quanto inimmaginabile. Protagonista della serata è Edmond Kirsch, quarantenne miliardario e futurologo, famoso in tutto il mondo per le sbalorditive invenzioni high-tech, le audaci previsioni e l'ateismo corrosivo. Kirsch, che è stato uno dei primi studenti di Langdon e ha con lui un'amicizia ormai ventennale, sta per svelare una stupefacente scoperta che risponderà alle due fondamentali domande: da dove veniamo? E, soprattutto, dove andiamo? Mentre Langdon e centinaia di altri ospiti sono ipnotizzati dall'eclatante e spregiudicata presentazione del futurologo, all'improvviso la serata sfocia nel caos. La preziosa scoperta di Kirsch, prima ancora di essere rivelata, rischia di andare perduta per sempre. Scosso e incalzato da una minaccia incombente, Langdon è costretto a un disperato tentativo di fuga da Bilbao con Ambra Vidal, l'affascinante direttrice del museo che ha collaborato con Kirsch alla preparazione del provocatorio evento. In gioco non ci sono solo le loro vite, ma anche l'inestimabile patrimonio di conoscenza a cui il futurologo ha dedicato tutte le sue energie, ora sull'orlo di un oblio irreversibile. Percorrendo i corridoi più oscuri della storia e della religione, tra forze occulte, crimini mai sepolti e fanatismi incontrollabili, Langdon e Vidal devono sfuggire a un nemico letale il cui onnisciente potere pare emanare dal Palazzo reale di Spagna, e che non si fermerà davanti a nulla pur di ridurre al silenzio Edmond Kirsch. In una corsa mozzafiato contro il tempo, i due protagonisti decifrano gli indizi che li porteranno faccia a faccia con la scioccante scoperta di Kirsch... e con la sconvolgente verità che da sempre ci sfugge.






AMORI E PREGIUDIZI NELLA LIBRERIA DEI CUORI SOLITARI
- Annie Darling -
dal 3 Ottobre in libreria
Verity Love, ragazza introversa in un mondo di estroversi, ama starsene nascosta nell'ufficio sul retro a gestire i conti della piccola libreria «Happy Ever After» - già conosciuta come «Bookends» prima che diventasse il paradiso dei romanzi d'amore - nel cuore di Londra. Felicemente single e grande fan di Jane Austen, a un appuntamento al buio preferisce di gran lunga un buon libro, da godersi in poltrona, accoccolata sotto una coperta in compagnia del suo gatto Strumpet. Per mettere a tacere le amiche e colleghe della libreria, che cercano in tutti i modi di accasarla, si è inventata un fidanzato immaginario. Finché, arrivato il momento di presentarlo, a causa di un equivoco si ritrova a implorare un perfetto sconosciuto di prestarsi al gioco. Lui è Johnny e il destino vuole che abbia a sua volta bisogno di una finta fidanzata, come copertura per un misterioso amore impossibile. E così, stretto un insolito patto, Verity e Johnny iniziano a vestire i panni della coppia felice, presenziando a brunch, compleanni, matrimoni, per la gioia di amici e parenti. Tempo: un'estate. Regola: non innamorarsi l'uno dell'altra. Ma proprio Verity, così determinata a non cadere nella rete dell'amore, rischia di ritrovarsi alle prese con il peggior caso di cuore spezzato della storia. E allora, per la prima volta, nemmeno il suo adorato «Orgoglio e pregiudizio» potrebbe riuscire a consolarla.





 
 C'È CHI DICE DI VOLERTI BENE
- Sara Gazzini -
dal 5 Ottobre in libreria

È scesa la sera su un giovedì di ottobre qualunque. In un seminterrato di Firenze si sente il rumore dei passi di otto paia di gambe femminili. Non sono lì per caso. Sono le "Innamorate Anonime". Dipendenti da una spunta blu di Whatsapp, da un like di Facebook, da quella maledetta suoneria di un cellulare sempre muto. Ognuna di loro soffre per un amore sbagliato, mancato, rimpianto, mai vissuto. Ognuna di loro ha bisogno di guarire dal mal d'amore. Chi non ha mai desiderato qualcuno che avesse tutte le risposte giuste alle domande su una relazione amorosa? Che sapesse leggere tra le righe di una battuta ammiccante, come farsi desiderare, rispondere a tono a un messaggio ambiguo. Che sapesse quando è giusto crederci. E quando invece è meglio scappare a gambe levate senza voltarsi indietro. Caterina, Sveva, Giulia, Bianca e le altre quel qualcuno l'hanno trovato. È la massima esperta nel settore. Una laurea in psicologia, un master negli Stati Uniti, una sfilza di conferenze tutte sold out. La loro dottoressa è una love coach e per lei l'amore (ma anche un SMS) non ha segreti. Per questo ha istituito i giovedì di terapia di gruppo per le sue Innamorate anonime: per salvarle, per riportare la razionalità nei loro cuori infranti, per insegnare loro lo spirito di autoconservazione. Detto anche semplice buon senso. Ma è davvero possibile imparare l'amore dalle teorie? Le otto donne (più una) hanno un'intera notte davanti per scoprirlo. E per scoprire la verità su sé stesse e anche sulla dottoressa.






C'ERA UNA VOLTA A NEW YORK
- Cecile Bertod -
dal 5 Ottobre in libreria

Parigi. Fin da bambina Sophie ha sognato di sposare un nobiluomo con una rendita sufficiente a garantirle il tipo di vita a cui è stata abituata: circoli esclusivi, vestiti d'alta moda, serate di gala. Ma, malgrado l'indiscutibile fascino, non è ancora riuscita a realizzare il suo proposito e, alla soglia dei ventotto anni, sa di non avere più molto tempo a disposizione. Alric, per quanto vecchio e terribilmente noioso, potrebbe rappresentare l'ultima possibilità per sistemarsi e così, una mattina, Sophie indossa il suo abito migliore e lo raggiunge, decisa ad accettare la sua proposta. C'è però una cosa che Sophie non ha previsto: il suo nome è Xavier. Un piccolo-borghese mai visto prima che irrompe nel salotto di rue d'Orsel deciso a infangare il suo buon nome. Xavier sostiene che Sophie non sia affatto la donna che vuol far credere, ma anzi, che un tempo sia stata la sua amante e ora gli nasconda suo figlio. Xavier non intende lasciarla andare prima di averlo ritrovato. Sotto lo sguardo sgomento di Alric, Sophie viene trascinata via e condotta su una nave che salpa per New York. E da quel momento inizia la sua sorprendente avventura.



venerdì 13 ottobre 2017

5 Cose Che...: "5 libri di cui rimando la lettura da molto tempo"


Rubrica a cadenza occasionale ideata dal blog Twins Books Lovers con protagonisti i libri



Buon venerdì lettori!! Esatto, oggi è venerdì ed il blog è pronto ad ospitare, anche in questa settimana, un nuovo appuntamento con la rubrica 5 Cose Che... .
Come vi ho già detto, l'idea è nata da Giorgia e Debora del blog Twins Books Lover (se voleste partecipare, il link precedente rimanda alla pagina delle iscrizioni) ed ogni settimana viene scelto un argomento diverso. Io ho deciso di spuntare solo quelli a carattere libroso che più mi hanno ispirata. Ebbene, è giunto il momento di svelarvi (per la verità lo rivela già il titolo di questo post :D) quale sarà il tema di questo secondo appuntamento ottobrino, ovvero...


... 5 LIBRI DI CUI RIMANDO LA LETTURA DA MOLTO TEMPO




IL MONDO DI BELLE
- Kathleen Grissom-

Un'enorme dimora avvolta da glicini in fiore: così la casa del capitano James Pyke appare allo sguardo infantile di Lavinia McCarten, la mattina d'aprile del 1791 in cui la piccola irlandese mette per la prima volta piede in Virginia. Pyke ha raccolto la bambina dalla sua nave, appena approdata in America dopo la lunga traversata oceanica, e l'ha portata con sé per destinarla alle cucine della sua piantagione. Un modo come un altro per passare all'incasso del debito per la traversata, che i genitori di Lavinia, morti durante la navigazione, non hanno avuto la buona sorte di saldare. Stremata e debilitata, la bambina viene accolta nelle cucine della piantagione dalla famiglia di schiavi neri che vi lavorano: una piccola, operosa comunità composta da Mamma Mae; Papà George, un gigantesco orso bruno; Dory, Fanny e Beattie, le figlie; Ben, il figlio maschio. Un mondo guidato da una responsabile delle cucine dai grandi occhi verdi e dai capelli neri e lucidi: Belle, un'attraente ragazza di diciotto anni. Frutto di un capriccio clandestino del capitano con una delle sue schiave nere, Belle è stata allontanata dalla casa padronale il giorno in cui il capitano si è presentato nella piantagione con Martha, una moglie più giovane di lui di venti anni. Adottata dalla famiglia di Mamma Mae e maternamente accudita da Belle, Lavinia cresce come una servetta bianca ignara dell'abisso che separa la casa padronale dall'universo delle cucine.



 

 LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO
- Salvatore Basile-

Il mare è agitato e le bandiere rosse sventolano sulla spiaggia. Il piccolo Michele ha corso a perdifiato per tornare presto a casa dopo la scuola, ma quando apre la porta della sua casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova sua madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele, un quaderno rosso con la copertina un po’ ammaccata. Con gli occhi pieni di tristezza la donna chiede a suo figlio di poter tenere quel diario. Lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo. Poi, sale sul treno in partenza sulla banchina. Sono passati vent’anni da allora. Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso, la divisa di capostazione di suo padre. Negli occhi, una tristezza assoluta, profonda e lontana. Perché sua madre non è mai più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Finché un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Non sa come sia possibile, ma sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui. Ora c’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità. E, forse, anche una cura per il suo cuore smarrito. Questa è la storia di un ragazzo che ha dimenticato cosa significa essere amati. È la storia di una ragazza che ha fatto un patto della felicità, nonostante il dolore. È la storia di due anime che riescono a colorarsi a vicenda per affrontare la vita senza arrendersi mai.


mercoledì 11 ottobre 2017

Recensione 'Le vite parallele' di Antonio Fusco


Buongiorno lettori e benvenuti nel mio angolino! Oggi è un grande giorno, uno dei commissari più amati dagli appassionati del genere giallo torna in libreria e, ovviamente, lo fa in grande stile. Io ho avuto l'opportunità di divorare il romanzo nello scorso weekend, grazie all'infinita disponibilità della casa editrice Giunti che ringrazio per la copia, ed è per questo che ho deciso di lasciarvi il mio pensiero proprio nel giorno della sua uscita. Buona lettura!





Le vite parallele
Un nuovo inizio per il Commissario Casabona 
Antonio Fusco


Editore: Giunti - Genere: Giallo
Pagine: 236 - Prezzo: 15,00 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Mentre sulla cittadina toscana di Valdenza si addensa una coltre di nubi cariche di neve, il commissario Casabona, di passaggio in questura per sistemare le ultime cose, ha un unico pensiero: tornare quanto prima in ospedale a fianco della moglie Francesca, le cui condizioni di salute lo hanno spinto a chiedere un incarico meno impegnativo. Ma la sua determinazione sta per essere spazzata via da un caso che ha sconvolto i suoi uomini e l'intera provincia: una bambina di tre anni letteralmente svanita nel nulla; una madre in lacrime che, entrando nella cameretta dove l'ha lasciata la sera prima, trova il letto vuoto. Quando l'ispettore Proietti gli mostra la foto di Martina, con il suo caschetto biondo e lo sguardo limpido e fiducioso, Casabona riesce a stento a conservare la sua fermezza. Può davvero sottrarsi al grido di aiuto di quegli occhi e lasciare la sua squadra senza una guida? Ben presto i sospetti si concentrano su un balordo cocainomane da cui la madre ha ricevuto esplicite minacce, e con il quale intratteneva rapporti piuttosto torbidi. Una soluzione servita su un piatto d'argento, eppure qualcosa non quadra, e Casabona sente per istinto che la madre non è l'unica fra le persone vicine a Martina ad avere dei segreti. È il momento di prendere in pugno l'indagine e scavare molto più a fondo. Una ricerca che trascinerà Casabona in un mondo popolato di maschere e vite parallele, abilmente nascoste dalla facciata della pubblica virtù... Che cosa è successo alla piccola Martina? Qualcuno l'ha portata via, oppure è uscita da sola per poi smarrirsi nei boschi? E soprattutto: ha ancora senso, dopo tanti giorni, aggrapparsi alla speranza di ritrovarla viva?


"I casi risolti si dimenticano subito, gli insuccessi restano dentro. Con le domande senza risposta, i dubbi, gli errori. Con la consapevolezza che l'assassino è ancora là fuori, e se non ucciderà di nuovo non sarà per merito tuo, ma solo perché è lui a non volerlo. Cammina nel tuo stesso mondo, respira la tua stessa aria. Forse è seduto accanto a te sul treno o al tavolino di fianco in un bar, a bere un caffè. I 'se' diventano lame affilate che feriscono l'autostima costruita in anni di mestiere. Non bastano i tanti successi conseguiti, tutto si sfalda: resta solo un inconfessabile senso di colpa. Per sempre."

Ho iniziato a leggere il nuovo romanzo di Fusco con davvero poche certezze e un senso di spaesamento. Lo scorso gennaio terminavo la lettura de Il metodo della fenice, romanzo che precede quello di cui sto per parlarvi, che mi era parso un vero e proprio completamento, una sorta di cerchio che si chiude, giungendo a conclusione, e al quale, con molta probabilità, non avrebbe fatto seguito un nuovo lavoro. 
Il tutto suffragato da quell'epilogo in cui appariva un Casabona intenzionato a dismettere i panni di commissario in favore di un incarico meno impegnativo che gli permettesse di occuparsi, con una maggiore presenza, della malattia di sua moglie. 

Ed è proprio così che lo ritroviamo nelle prime pagine de Le vite parallele, combattuto tra famiglia e lavoro, con tutta l'intenzione di non lasciarsi coinvolgere nella nuova indagine. L'attesa, la mancanza, un senso di incertezza accompagnano il lettore. Cosa ne sarà del commissario? Ci condurrà, ancora una volta, alla risoluzione del caso o resterà dietro le quinte?
Tutte queste domande trovano le rispettive risposte nel giro di poco tempo, grazie alla complicità di quella stessa moglie che pur avendo bisogno delle attenzioni e del sostegno del marito, lo sospinge verso l'unica direzione possibile. Il binomio Casabona-lavoro è imprescindibile: l'uno non esiste senza l'altro e a quel ciclo, che si era concluso con i primi tre volumi, ne fa seguito uno tutto nuovo, come recita anche il sottotitolo che troneggia in copertina. 

Il punto di forza di questa nuova avventura è la parte giallistica corredata di una pista investigativa impeccabilmente costruita. Della treenne Martina Bonelli è rimasta solo una fotografia, l'immagine di una persona morta che, in qualche modo, non esiste più. Scomparsa nella sua stessa casa, dalla sera alla mattina, appartiene già ad un tempo andato. Ecco, il caso rappresenta  una novità rispetto ai romanzi precedenti: non si tratta di un omicidio o di una scia di omicidi, almeno non all'inizio, ma di un vero e proprio rapimento con tanto di soluzione servita su un piatto d'argento. Il responsabile è Walter Guzman, cocainomane ed amante della madre. Ma si sa, episodi come questo non vanno a braccetto con una risoluzione semplice e repentina ed in effetti, servendosi della voce del commissario, l'autore ci guida passo passo attraverso un'indagine che subirà continui ed improvvisi cambi di rotta mettendo a dura prova il lavoro della mobile che dovrà affrettarsi per far sì che la piccola Martina non rimanga intrappolata per sempre nei contorni di una immagine che si sbiadisce sempre più. 

Nonostante si tratti del quarto romanzo la storia e la narrazione non perdono mai mordente, anzi. Posso dirvi, infatti, che questo nuovo lavoro, confrontandolo anche con i precedenti, è quello che mi è piaciuto di più. Ci ho ritrovato il classico stile semplice, fluido ed essenziale, che ha sempre caratterizzato la scrittura di Fusco ma che, a mio avviso, è accompagnato e completato da una certa maturità espressiva che abbraccia non solo la parte più descrittiva ma, e soprattutto, quella dialogica. Tutto funziona alla perfezione e convince grandemente. Così come i rimandi, i piccoli accenni, ad episodi che ritroviamo negli altri romanzi e che vanno a costituire un filo conduttore di più ampio respiro. 

Fusco, dalla sua, ha la capacità non solo di saper raccontare ma di coinvolgere il lettore facendolo scendere in campo, di fianco ai buoni. Quel filo di tensione, che pure era presente negli altri romanzi, in questo caso specifico prende il sopravvento, soprattutto quando la squadra si ritrova a dover fare i conti con un vero e proprio abbaglio investigativo.
I personaggi, tassello dopo tassello, subiscono una vera e propria evoluzione. Primo tra tutti il commissario che da semplice silhouette monodimensionale, narrazione dopo narrazione, diventa sempre più tridimensionale e vero. Ancora una volta emerge la sua grande umanità e il suo profondo coinvolgimento emotivo perché, come lui stesso ci dirà, "...la scomparsa di una persona cara è persino peggio della morte. È un dolore che non si può elaborare, perché non è ancora un lutto...", ed ancora una volta dovrà scontrarsi con quel mondo inaccessibile e distante in cui la moglie si è rifugiata.

Una storia complicata, carica di mistero. Una storia in cui si parla di famiglie, di dolore, di sofferenza. Una storia che vede le sue fondamenta nella parola menzogna, perché "...la verità non ama apparire nuda, ha bisogno sempre di una maschera per coprirsi...", e la sua risoluzione nell'intrecciarsi di vite parallele, quelle che non dovrebbero incontrarsi mai. 
Un romanzo che, ancora una volta, servendosi di piccole realtà, ci invita a riflettere sul genere umano tutto. Un romanzo che merita di essere letto, tutto d'un fiato, come i precedenti: Ogni giorno ha il suo male, La pietà dell'acqua e Il metodo della fenice.






lunedì 9 ottobre 2017

Recensione 'I favolosi anni '85' di Simone Costa


Buon inizio di settimana lettori! Oggi vi lascio la recensione di un romanzo pubblicato la scorsa settimana dalla casa editrice Edizioni Spartaco, che ringrazio per la copia omaggio. Un titolo molto particolare per una storia che lo è altrettanto.




I favolosi anni '85
Simone Costa


Editore: Edizioni Spartaco - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:153 - Prezzo: 10,00 €
(OMAGGIO CE)


Marco Cocco, autore deluso, ex alcolista, dopo anni di rifiuti riesce finalmente a piazzare la trasmissione vincente: "I favolosi anni '85". La nostalgia è la chiave del programma, che ha subito un gran successo. L'idea semplice e per questo geniale sta nella costruzione di ricordi positivi in cui tutti possano riconoscersi: il profumo del piatto preferito da bambini, l'amore sbocciato da adolescenti su una spiaggia, la vittoria della Nazionale ai Mondiali di calcio. A dare voce alle storie è lo speaker arrivista, calcolatore ma bravissimo, Charlie Poccia. Sulle sue tracce cerca di mettersi Irene Castello. Manager in carriera, al culmine dell'affermazione professionale la giovane donna si ammala di una sindrome unica: non riesce più a decifrare le parole della gente, che per lei suonano come bisbiglii incomprensibili. Chissà se la dolcezza amara delle frasi ascoltate alla radio riuscirà a riportarla alla normalità.
 


Come anticipatovi in apertura, I favolosi anni '85 è un romanzo molto particolare e, probabilmente, adatto ad un certo tipo di pubblico.

L'intera vicenda ruota attorno all'omonima trasmissione radiofonica che può essere considerata una sorta di perno attorno al quale sviluppare la narrazione vera e propria. In verità, però, questa diventa il pretesto per raccontarci le due storie principali che, in un'alternanza di capitoli, ci faranno compagnia dalla prima all'ultima pagina. 
Ma entrando nel particolare, l'obiettivo della trasmissione è quello di rievocare i momenti del passato, che siano stati vissuti o meno, in maniera generica in modo che chiunque possa riconoscersi riportando alla memoria sensazioni piacevoli. Il tutto accompagnato da hit musicali degli anni passati.
Ideatore della trasmissione è Marco Cocco, la voce maschile protagonista, che vede nel programma il modo per esorcizzare quella sensazione di nostalgia legata ad una storia d'amore finita due anni prima ma che ancora lo ossessiona. A lui si alterna la voce di Irene, la protagonista femminile. Ipocondriaca per natura, anche lei, reduce da un rapporto finito, ha deciso di gettarsi a capofitto nel lavoro per riappropriarsi della propria vita. Irene e i sogni monchi, invasi da una sensazione di malessere sottile e persistente che la costringe a svegliarsi nel cuore della notte. Il suo è uno sguardo scheggiato, disinteressato a quanto accade nel mondo.

Quando ho iniziato a leggere il romanzo, devo ammetterlo, mi sono chiesta più volte quale fosse l'intento dell'autore. Diciamocelo chiaramente: le due storie, alternandosi un capitolo dopo l'altro, possono apparire particolarmente sconnesse, un po' come se stessimo leggendo due romanzi differenti, e che, ad un certo momento, l'autore si fosse ritrovato con così tanta carne sul fuoco da non sapere più che pesci pigliare. 
Questo ad uno sguardo poco attento, lo stesso che ho adottato io per un certo periodo durante la lettura. Poi, però, il progetto del narratore prende forma, le carte vengono rimescolate e le voci, così solitarie, diventano un tutt'uno. È a questo punto che emerge la similarità delle storie e dei personaggi, quello che non si era riusciti a comprendere anzitempo.
Marco ed Irene, infatti, sono accomunati dal senso di nostalgia, una nostalgia che avevano provato a combattere ma in cui si erano persi col passare dei giorni. Spezzati, ammaccati, privati di una parte importante del loro essere, e per questo incompleti, hanno entrambi cercato di superare il proprio evento traumatico nascondendolo, ponendo l'attenzione su altro, commettendo così un gravissimo errore. Ed è proprio quando credono di esserci riusciti che la vita gli restituisce il conto, il can che dorme si desta perché lui è sempre stato lì, ed inizia a roderli dall'interno.

Ma ciò che traspare dalla scrittura di Costa, oltre alla grande maturità stilistica e alla capacità di saper scandagliare il subconscio dell'essere umano, è il senso di sofferenza che accomuna le due figure. Sofferenza che, a mio avviso, si riflette in maniera molto più evidente in Irene. Forse perché donna, mi sono sentita molto vicina a lei nel momento in cui il suo mondo va in pezzi e scopre che i suoni e le parole iniziano a sovrapporsi, creando una mescolanza di note singole e stridenti che non riesce a comprendere. Ed è qui, nella sua storia, che emerge un aspetto che rende questo romanzo una piccola fiaba moderna: Irene è sotto una sorta di incantesimo che, in qualche modo, dovrà essere spezzato.

Facendo capo a quelli che sono i sentimenti più distruttivi dell'essere umano, primi tra tutti la sofferenza e la nostalgia, l'autore ci conduce, in punta di piedi, nei meandri più reconditi della storia narrata. Un tunnel senza via d'uscita dove i protagonisti, che avrebbero voluto essere degli eroi, dovranno fare i conti con la vita vera, quella in cui bisogna decidere se imboccare la strada che conduce al precipizio, e quindi al fallimento, o quella che invece porta alla luce, affinché possano rialzarsi e tornare a combattere, perché, in fondo,  la scelta sta tutta lì.






venerdì 6 ottobre 2017

5 cose che...: "5 autori che ho scoperto di recente"


Rubrica a cadenza occasionale ideata dal blog Twins Books Lovers con protagonisti i libri


Benvenuti lettori! Oggi è venerdì e questo vuol dire che è tempo di riprendere in mano le redini di una rubrica che, qui sul blog, ha visto la luce lo scorso mese ma che calca il palcoscenico della blogosfera tutta, già da qualche tempo, grazie a Debora e Gioia del blog Twins Books Lover.
La rubrica in questione è 5 Cose Che... e, nel mio caso, avrà cadenza occasionale. Come forse saprete, o forse no, ogni settimana verrà scelto e affrontato un nuovo argomento a carattere libroso e quello di oggi è...



... 5 AUTORI CHE HO SCOPERTO DI RECENTE





FABIO GENOVESI


Avevo sempre sentito parlare di lui più che bene ma non era mai scattata quella molla che mi facesse sentire l'esigenza di avvicinarmi al suo mondo narrativo. Questo fino a quando non mi sono imbattuta nel suo ultimo romanzo, "Il mare dove non si tocca" edito Mondadori, un vero e proprio capolavoro. Vi lascio uno stralcio della mia recensione:

"Grazie alla sua autentica semplicità, ad una scrittura unica, suggestiva e che sa raccontare, ci viene offerta una storia che ha il sapore dei tempi andati e che profuma di buono. Ma, a prescindere dal raccontare, il romanzo si prefigge anche un altro obiettivo, più grande e magnifico: Ricordare. In effetti, credo, che tale verbo sia la forma espressiva più calzante per riassumere con un'unica parola quello che ci si aspetta a pelle e che poi si ritrova, effettivamente, parola dopo parola, fino all'epilogo..."







 FEDERICA BOSCO


Ho scoperto di possedere un romanzo della Bosco proprio mentre sistemavo la mia libreria, romanzo che però non ho letto perché ultimo volume di una trilogia (sicuramente un regalo visto che non possiedo i precedenti). Ho però deciso di conoscerla attraverso il suo ultimo lavoro, "Ci vediamo un giorno di questi" edito Garzanti. Vi lascio uno stralcio della mia recensione:

"Un romanzo che si legge nell'arco di 24 ore e che una volta riposto sullo scaffale fa sentire il lettore più consapevole e più pronto ad affrontare il domani. Fiducia, unione, condivisione, adattamento, costruzione, rivincita, speranza, coraggio sono tutte parole chiave che descrivono al meglio le diverse sfaccettature di questa bellissima storia. Un racconto emozionante ed estremamente coinvolgente che spinge a riflettere anche sulla propria condotta di vita..."



mercoledì 4 ottobre 2017

Recensione 'Il dominio del fuoco' di Sabaa Tahir


Buongiorno lettori! Ogni tanto capita anche a me di prendere parte ai famosi GDL (gruppi di lettura) che hanno ormai preso piede in ambito social. Ogni tanto perché, con tutti i romanzi che ho da leggere, non è sempre facile incastrare le letture tra loro. Comunque in questo caso, complice un po' il finire dell'estate e il fatto che Chiara (La lettrice sulle nuvole) abbia sempre dei buoni consigli da darmi, ci sono riuscita! Proprio per questo, oggi, vi parlo di un romanzo che mi ha davvero entusiasmata, pur appartenendo ad un genere che non mi è molto affine, e che però mi è piaciuto tanto! Detto questo ci rileggiamo a breve...





Il dominio del fuoco
Sabaa Tahir


Editore: Nord - Genere: Fantasy
Pagine: 422 - Prezzo: 16,90 € - eBook: 8,99€


C'è stato un tempo in cui la sua terra era ricca di arte e di cultura. Laia non può ricordarsene, eppure ha sentito spesso i racconti su come fosse la vita prima che l'Impero trasformasse il mondo in un luogo grigio e dominato dalla tirannia, dove la scrittura è proibita e in cui una parola di troppo può significare la morte. Laia lo sa fin troppo bene, perché i suoi genitori sono caduti vittima di quel regime oppressivo. Da allora, lei ha imparato a tenere segreto l'amore per i libri, a non protestare, a non lamentarsi. Ma la sua esistenza cambia quando suo fratello Darin viene arrestato con l'accusa di tradimento. Per lui, Laia è disposta a tutto, anche a chiedere aiuto ai ribelli, che le propongono un accordo molto pericoloso: libereranno Darin, se lei diventerà una spia infiltrata nell'Accademia, la scuola in cui vengono formati i guerrieri dell'Impero... Da quattordici anni, Elias non conosce una realtà diversa da quella dell'Accademia. Quattordici anni di addestramento durissimo, durante i quali si è distinto per forza, coraggio e abilità. Elias è la promessa su cui l'Impero ripone le proprie speranze. Tuttavia, più aumenta la fiducia degli ufficiali nei suoi confronti, più lui vacilla, divorato dai dubbi. Vuole davvero diventare l'ingranaggio di un meccanismo spietato e senza scrupoli? Il giorno in cui conoscerà Laila, Elias troverà la risposta. E il suo destino sarà segnato.



Ambientato in un mondo fantastico che sotto molti aspetti ricorda i tempi e i popoli antichi, con sullo sfondo scenari desertici, gallerie sotterranee e fortezze inespugnabili, Il dominio del fuoco è un romanzo che profuma di fantasy dalla prima all'ultima pagina, cosa che, nonostante tutto, non disturba nemmeno il lettore più inesperto.

Le vicende prendono piede in un Impero diviso tra Marziali e Dotti. I primi, come è intuibile dalla radice del nome che richiama Marte, dio della guerra, sono dediti alle armi e alla lotta, i secondi alla cultura, almeno fino a prima della tirannia. I Marziali hanno, infatti, soggiogato i Dotti, un popolo che, vivendo sotto la 'benevolenza' dell'imperatore, dell'aggettivo libero ha conservato ben poco. Non gli è concesso possedere alcun tipo di proprietà né frequentare scuole e la più insignificante delle trasgressioni ha come conseguenza la schiavitù. I Dotti sono trattati come spazzatura. Gli unici membri che non hanno accettato questa forma di governo hanno dato vita alla Resistenza. 
Ed è in questo scenario che conosciamo meglio i due protagonisti. Elias, erede della Gens Veturia, una delle casate più antiche e rispettate dell'Impero, è ad un passo dalla fine del suo addestramento come Maschera presso l'Accademia di Rupenera. Laia è una dotta che vede la sua vita distrutta proprio dalle Maschere e che, chiedendo aiuto alla Resistenza per salvare suo fratello Darin, viene infiltrata a Rupenera come spia. Sarà a questo punto che i destini dei due giovani, grazie all'influenza degli Auguri (Santoni onniscenti) si intrecceranno per cambiare le sorti dell'Impero.  

Il dominio del fuoco non è un romanzo semplice, almeno a primo acchito. I capitoli iniziali, infatti, vengono usati dall'autrice per fornirci informazioni e approfondimenti che fungono da preparazione e che bisogna, tuttavia, tenere a mente per destreggiarsi nel prosieguo della narrazione. Con questo intendo dire che, sicuramente, non è difficoltoso ma piuttosto impegnativo richiedendo quindi un certo livello di attenzione.

Il punto di forza risiede, senza dubbio alcuno, nella scelta della doppia narrazione affidata alle voci dei due protagonisti, Elias e Laia, che, in prima persona, ci trascinano alla scoperta dell'Impero che regna sovrano. Due punti di vista tanto diversi che fanno luce su mondi altrettanto diversi e distanti tra loro. Un alternarsi di capitoli in cui, in più punti del romanzo, la narrazione di uno si interrompe per trovare prosecuzione nelle parole dell'altro garantendo quel continuum che consente al lettore di avere sempre uno sguardo completo su quanto stia accadendo. 
Inizialmente le due voci appaiono alquanto solitarie e nettamente separate, sembrano infatti percorrere sentieri paralleli che non hanno alcuna intenzione di incontrarsi, fino al punto di svolta in cui il monologo si trasforma in un dialogo che avvicina fisicamente i due interlocutori. Nonostante ciò, però, non aspettatevi assolutamente una storia d'amore con tutti i crismi, anche perché in Laia c'è un po' di confusione. Diciamo che vengono gettate delle basi che potrebbero espandersi in direzioni differenti nei prossimi romanzi.

Passando proprio ai personaggi, devo ammettere che sin dalle prime battute ho trovato un punto di contatto proprio con Elias. Spaccato, tormentato e incapace di omologarsi a quello che è il pensiero di quanti lo circondano nell'accademia e nella sua famiglia, cerca in tutti i modi di perseguire l'obiettivo di libertà vedendo pian piano sfumare il solido legame che lo lega ad Helene. Helene, che come Elias è combattuta tra il sentimento d'amore e quello d'amicizia, in questo romanzo riveste un ruolo secondario che, a mio parere, non ha messo completamente in luce quello che è l'intento dell'autrice nei suoi confronti, anche se vengono gettate le basi per farle occupare un posto di prestigio nei capitoli successivi. Ciò viene lasciato ben intendere e fa davvero sperare il lettore in un prosieguo ancora più adrenalinico. Con Laia, invece, non ci siamo subito prese anche se, alla resa dei conti, appare come il personaggio che, sbocciando, subisce una trasformazione netta: da fanciulla timorosa, che si nasconde proprio dietro queste paure, a temeraria. Se volessimo individuare delle parole chiave per ognuno di loro assocerei Elias con coraggio, Laia con determinazione ed Helene con devozione amorosa.
Ma un ruolo importante è giocato anche dai cosiddetti antagonisti che calcano la scena in maniera magistrale, vedasi la Comandante, fredda ed impietosa.
Tirando le somme, i personaggi della Tahir vivono un profondo dissidio. Coinvolti in una lotta prima interiore, quindi con se stessi, e poi con il mondo che li circonda, sono capaci di lottare senza remore, avvezzi alla caduta ma subito pronti a rialzarsi.

Una storia ben costruita, caratterizzata da un ritmo serrato e coinvolgente, altamente adrenalinica e senza attimi di pausa in cui poter rifiatare. Una storia dura, in cui alla violenza non viene fatto alcun tipo di sconto, è tutta lì e colpisce allo stomaco con cazzotti ben assestati dai quali è impossibile trovare riparo anche se si possiede una buona guardia. Una storia condita da sfumature diverse che toccano tematiche quali l'odio, il coraggio, l'amicizia, la vendetta, l'amore, la determinazione, la fedeltà. Un romanzo che sa tenere viva l'attenzione del lettore e che promette grandi cose per il futuro (che tanto lontano non è visto che il secondo volume, Una fiamma nella notte, è già disponibile in libreria).





lunedì 2 ottobre 2017

Recensione 'La perfezione non è di questo mondo' di Daniela Mattalia





La perfezione non è di questo mondo
Daniela Mattalia


Editore: Feltrinelli - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine:168 -Prezzo: 15,00 € - eBook: 8,99€


Torino, tra le Molinette e il Valentino. Adriano, professore ottantaduenne che ha appena perso la moglie, ha un segreto di cui si vergogna un po': da quando la sua compagna non c'è più, continua a rivederla tra le corsie delle Molinette, anche se sa che non può essere vero. O forse sì? A soccorrerlo dal dubbio di essere sull'orlo della pazzia intervengono uno stravagante tassista, certo che sia più che normale che i morti continuino ad abitare accanto ai loro cari, e altre tre persone, che incrociano la sua strada. Gemma, libraia trentenne che nel fine settimana fa la volontaria al Filo d'Argento, un call center per anziani. Olga, un'arzilla zitella settantaseienne ricoverata con una gamba rotta. E Fausto, un giovane grafico precario fidanzato a una ragazza della Torino bene e padrone di Archibald, un bracco che ha il vizio di darsi alla macchia proprio nel parco dove fa jogging Gemma. Le vite di questi quattro personaggi si intrecciano, come in una danza, tra il parco e l'ospedale, dove si aggirano altre due inafferrabili presenze. Perché chi l'ha detto che morendo si deve per forza andare nell'aldilà, in un paradiso perfetto, algido e lontano? Non è forse più consolante - e infinitamente più divertente - immaginare di poter restare nell'aldiquà, invisibili a tutti tranne a chi ci vorrà vedere, fantasmi della porta accanto con tutte le nostre stupende imperfezioni?


Ho un modo tutto mio di mangiare un croissant. Inizio dalle estremità, prima l'una e poi l'altra e ne soppeso la croccantezza. Poi procedo verso il centro, un morso dietro l'altro, ma quando inizio ad intravederne il ripieno, voilat, lo giro dall'altra parte e ripeto la medesima, meccanica operazione. Solo a questo punto mi dico che il momento è propizio e affondo i denti nella sfoglia resa più morbida dalla crema. Un'esplosione di gusto, una delizia. Come al solito questi accostamenti culinari mi aggradano un sacco, sarà perché sono una buona forchetta, ma non era assolutamente mia intenzione mettervi l'acquolina in bocca. Se l'ho fatto è semplicemente per spiegarvi che questo romanzo è proprio come il ripieno di quel croissant: delizioso, vellutato, da gustare all'infinito, mai sazi delle parole e delle storie raccontate tra le sue pagine. Ripaga senza dubbio l'attesa. Ci vorrebbero più romanzi come quello della Mattalia e, credetemi, non sto esagerando.

In una Torino magica e venata di surreale, in cui tutto può succedere, prendono piede le vicende di personaggi tutti diversi. Adriano è un ottantaduenne che ha perso la compagna della sua vita all'improvviso per via di un aneurisma e che va a trovare il suo fantasma nei corridoi di un ospedale, dimora del suo spirito. Un uomo secondo cui si può dimenticare una preoccupazione, un contrattempo, un guaio ma non un'assenza. Che si chiede come si possa non percepire il vuoto che ti cammina accanto o non ascoltare il silenzio laddove fino a poco tempo prima c'erano parole, risate, sospiri. Lui che vive i frammenti luminosi di una vita a due e un dolore che non potrà mai passare. Gemma, libraia ventinovenne il cui motto è condensato nella frase se cerchi non trovi e viceversa. Nella sua vita gli uomini non si fermano mai a lungo, "arrivano, stanno per un po', si distraggono, se ne vanno. E tanti saluti". Volontaria presso Filo d'Argento, è amica di cornetta di Olga, settantacinquenne che ha dedicato la sua vita ad un amore sbagliato.
E ancora Fausto, proprietario di Archibald, fidanzato di Susanna, che vive un'esistenza all'insegna del titubare. Infine c'è Angelo, il tassista, colui a cui piace portare le persone da un luogo all'altro aiutandole a prendere la strada giusta. È lui la figura cardine dell'intera vicenda, lo stratega, colui che tesse e muove le fila della trama.

In questo romanzo si parla di perdita, di possibilità, di casualità, di destino e la bellezza risiede già nel titolo. La perfezione non è di questo mondo è uno degli ammonimenti salvavita: non sei diverso dagli altri perché non sei perfetto, anzi, sei tale e quale a loro proprio perché nessuno lo è ed errare è umano. E questa stessa imperfezione si riflette nei diversi personaggi di questa storia. Smarriti, ammaccati dalla vita, in bilico, ognuno alla ricerca di un punto fermo nella propria esistenza che vada a riequilibrare il baricentro delle loro priorità. Quattro figure in carne ed ossa, un tassista, due fantasmi ed un cane. Sin dai primi capitoli, sospesi tra una prosa incantevole e dialoghi ben scritti, i diversi personaggi si presentano a turno al lettore. All'inizio il loro è un semplice sfiorarsi attraverso la singolarità della propria voce, per poi tendere ad amalgamarsi sempre più con lo scorrere delle pagine fino a trasformarsi in un coro melodioso in cui ogni figurante rispetta il suo compagno senza mai sovrastarlo, anzi cooperando affinché l'opera finale risulti degna di nota per il lettore, anche il più esigente.

La scrittura della Mattalia, tenera e pregna di leggerezza, non solo scorre sulla carta come un fiume in piena travolgendo chi legge con una storia meravigliosa, ma nella sua semplicità è in grado di affrontare tematiche importanti quali la morte, la solitudine, l'anzianità e di farlo con delicatezza senza mai ricadere nel melodrammatico, dosando nella giusta maniera i sentimenti. 
Per non parlare dei personaggi, magnificamente caratterizzati nella loro umanità, imperfetti, provati dalla vita e pronti ad affrontare la quotidianità fatta di sfide, di vittorie e soprattutto di sconfitte. Bellissima l'idea, nel finale, di rendere su carta i pensieri e i sentimenti di Archibald, il cane, perché non è solo una comparsa ma parte integrante dell'intero contesto.

A confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti, La perfezione non è di questo mondo, in definitiva, è un romanzo che nella sua semplicità e genuinità si pone come obiettivo quello di affrontare nella maniera più delicata possibile il tema del trapasso ed insegnare, a chi resta, come affrontare il peso di una tale perdita. Un romanzo che dovrebbe essere letto non solo dagli adulti ma anche dalle giovani menti perché se è vero che si riflette, come è giusto che sia, si sorride, si piange ma, alla fine, ci si sente con il cuore più leggero. Provare per credere!




domenica 1 ottobre 2017

Monthly Recap Settembre!



Rubrica a cadenza mensile per riepilogare quanto avvenuto nel mese appena trascorso



Buona domenica lettori! Primo giorno di Ottobre e, anche dalle mie parti, è finalmente giunto l'autunno con i suoi splendidi colori ed il suo cielo carico di pioggia. Questo è uno dei periodi dell'anno, insieme alla stagione invernale, che preferisco in assoluto. La mia poltrona corredata di coperta e tazza fumante è già pronta ad accogliere me ed i romanzi che mi terranno compagnia in questi 31 giorni. Ovviamente, prima della TBR, è opportuno tirare le somme del mese appena trascorso per cui cominciamo!



LETTURE E RECENSIONI


Se Agosto è stato un mese di relax e quindi molto ricco in termini di libri letti, gli impegni settembrini hanno fatto sì che tornassi ai miei soliti numeri che, nonostante tutto, mi soddisfano molto perché, come dico sempre, non conta la quantità ma la qualità! 
Dei romanzi proposti trovate già le recensioni, eccetto per gli ultimi letti. Se ve le siete perse, e volete leggerle, vi basterà cliccare sull'immagine di copertina che vi reindirizzerà all'apposita sezione del blog.


Testo Alternativo
4 stelle
Testo Alternativo
2,5 stelle
Testo Alternativo
5 stelle

Testo Alternativo
5 stelle
LIBRO DEL MESE
Testo Alternativo
4,5 stelle
DA RECENSIRE




LIBRI SUI MIEI SCAFFALI


A Settembre non ho acquistato molti romanzi, diciamo che ho intenzione di spendere qualche soldino nel mese corrente. Ci sono però state delle entrate librose ricevute dalle case editrici con le quali collaboro.

- "Ci vediamo un giorno di questi" - Federica Bosco (omaggio Garzanti)
- "Il mare dove non si tocca" - Fabio Genovesi (omaggio Mondadori)
- "I favolosi anni '85' - Simone Costa (omaggio Edizioni Spartaco)
- "Una lettera lunga una vita" - Loredana Limone (omaggio Cento Autori)
- "Infinito presente" - Flavio Pagano (acquisto)
- "Dove ti ho perso" - Ruth Hogan (acquisto)



COSA LEGGO AD OTTOBRE?


Ottobre è il mese di Halloween per cui ho deciso di inserire in TBR una lettura a tema, inoltre si prevede l'uscita di alcuni thriller in versione cinematografica ed io mi sono procurata i romanzi da cui sono tratti inserendoli a loro volta. Come sempre spero di farcela!

- "Antiche voci da Salem" - Adriana Mather (lettura a tema Halloween)
- "L'uomo di neve" - Jo Nesbo (uscita cinematografica 12 Ottobre)
- "La ragazza nella nebbia" - Donato Carrisi (uscita cinematografica 26 Ottobre)
- "Wolf. La ragazza che sfidò il destino" - Ryan Graudin
- "I favolosi anni '85' - Simone Costa
- "Una lettera lunga una vita" - Loredana Limone

Ebbene, anche questo recap è giunto al termine! A voi come è andata? Noi ci rileggiamo il prossimo mese con tante novità. Stay tuned!





martedì 26 settembre 2017

Recensione 'Il mare dove non si tocca" di Fabio Genovesi




Il mare dove non si tocca
Fabio Genovesi


Editore: Mondadori - Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 324 - Prezzo: 19,00 € - eBook: 9,99€
(OMAGGIO CE)


Fabio ha sei anni, due genitori e una decina di nonni. Sì, perché è l'unico bimbo della famiglia Mancini, e i tanti fratelli del suo vero nonno - uomini impetuosi e pericolosamente eccentrici - se lo contendono per trascinarlo nelle loro mille imprese, tra caccia, pesca e altre attività assai poco fanciullesche. Così Fabio cresce senza frequentare i suoi coetanei, e il primo giorno di scuola sarà per lui un concentrato di sorprese sconvolgenti: è incredibile, ma nel mondo esistono altri bambini della sua età, che hanno tanti amici e pochissimi nonni, e si divertono tra loro con giochi misteriosi dai nomi assurdi - nascondino, rubabandiera, moscacieca. Ma la scoperta più allarmante è che sulla sua famiglia grava una terribile maledizione: tutti i maschi che arrivano a quarant'anni senza sposarsi impazziscono. I suoi tanti nonni strambi sono lì a testimoniarlo. Per fortuna accanto a lui c'è anche un padre affettuoso, che non parla mai ma con le mani sa aggiustare le cose rotte del mondo. E poi la mamma, intenzionata a proteggere Fabio dalle delusioni della vita, una nonna che comanda tutti e una ragazzina molto saggia che va in giro travestita da coccinella. Una famiglia caotica e gigantesca che pare invincibile, finché qualcosa di totalmente inatteso la travolge. Giorno dopo giorno, dalle scuole elementari fino alle medie, il protagonista cerca di crescere nel precario equilibrio tra un mondo privato pieno di avventure e smisurato come l'immaginazione, e il mondo là fuori, stretto da troppe regole e dominato dalla legge del più forte. Tra inciampi clamorosi, amori improvvisi e incontri straordinari, in un percorso di formazione rocambolesco, commovente e stralunato, Fabio capirà che le nostre stranezze sono il tesoro che ci rende unici e intanto scoprirà la propria vocazione di narratore perdutamente innamorato della vita.




"Passi i giorni a ragionare, fai progetti e misuri ogni passo con attenzione, ma tanto poi la vita ti arriva addosso e ti sbatte dove le pare, in fondo al suo destino incasinato. È così e lo sappiamo bene, eppure facciamo finta di no, e ogni mattina ci alziamo e ricominciamo il nostro lavoro serio e preciso, come i direttori d'orchestra [...] E insistiamo a dirigere il nostro concerto mentre la vita ci butta addosso tempeste e bufere, tuoni che sfondano i timpani e un vento che ci prende a schiaffi [...] E intanto noi tutti concentrati continuiamo a muovere la nostra bacchetta nell'uragano finché un altro colpo di vento non ce la strappa di mano, e quello dopo finalmente è l'ultimo perché si porta via anche noi e addio."

Il mare dove non si tocca, ultimo lavoro di Fabio Genovesi, è il romanzo che mi ha fatto compagnia nella settimana appena passata. Devo confessarvi che ne ho centellinato la lettura per far sì che durasse il più a lungo possibile ma, quando ci si imbatte in una storia che fa bene all'anima, il distacco è sempre traumatico. 

Grazie alla sua autentica semplicità, ad una scrittura unica, suggestiva e che sa raccontare, ci viene offerta una storia che ha il sapore dei tempi andati e che profuma di buono.
Ma, a prescindere dal raccontare, il romanzo si prefigge anche un altro obiettivo, più grande e magnifico: Ricordare. In effetti, credo, che tale verbo sia la forma espressiva più calzante per riassumere con un'unica parola quello che ci si aspetta a pelle e che poi si ritrova, effettivamente, parola dopo parola, fino all'epilogo.

Protagonista silente, nonché filo conduttore della narrativa di Genovesi, per scelta di titoli e di immagini di copertina, è il mare. Quella distesa di blu senza fine, che ingolla e restituisce storie, perché "...le storie vengono da lontano, ma respirano sott'acqua e hanno ali giganti per raggiungerti ovunque...".
E la capacità del Fabio scrittore risiede proprio nel suo saper agguantare una per una queste storie, attorcigliandole, mescolandole, dandogli una nuova forma, una nuova vita attraverso la potenza delle parole. Nello specifico, per farlo, si serve di una strada che è un villaggio, come recita il cartello all'ingresso, dove la normalità è la stranezza più grande che ci sia; di un bambino di nome Fabio, cresciuto sotto l'influenza di uomini un po' nonni, un po' zii e un po' padri a seconda dei casi e delle situazioni della vita, e quindi ignaro dell'esistenza di bambini suoi coetanei; della dolcezza di una madre che fa di tutto per evitare al suo piccolo di conoscere anzitempo i dispiaceri e le delusioni perché tanto a quello ci avrebbe pensato la vita; di un padre che parla con i fatti perché con le parole non va d'accordo e che non svolge un mestiere ma una missione ovvero aggiustare le cose che non funzionano.   

Con un alternarsi di capitoli che seguono un filo temporale ben delineato, una meravigliosa sequenza di attimi speciali, storie del passato e antiche memorie prendono vita parola dopo parola, ricordo dopo ricordo, fino ad intrecciarsi tra loro in maniera imprescindibile. 
Ogni personaggio ha una propria storia cucita addosso, o forse sarebbe corretto dire più d'una, e la potenza evocativa delle parole è tale da far sorgere nel lettore l'impellente bisogno di conoscere queste figure che popolano le pagine, singole macchie monocromatiche che, prese nel loro insieme, danno vita ad un bellissimo acquerello policromo di inestimabile valore: la famiglia. 

La scelta di un protagonista e narratore bambino, poi, rende questo romanzo ancora più eccezionale. È grazie al suo modo di esprimersi, alla semplicità dei gesti, all'ingenuità dei pensieri e alla genuinità delle parole che lo contraddistinguono dagli adulti, che Genovesi, non solo è in grado di toccare tematiche diverse e molto attuali, ma riesce a mettere a nudo il proprio essere, le proprie emozioni, i propri sentimenti, le proprie paure, la propria solitudine, il proprio cuore.

Il mare dove non si tocca è un romanzo di rara bellezza, un dono inatteso per il quale è doveroso ringraziare. La cura dei dettagli, l'amore per la scrittura, emergono prepotentemente abbagliando il lettore e toccando il suo cuore nella maniera più semplice possibile, con riso e commozione. Un romanzo che insegna come "...la vita sia una roba troppo gigantesca per guardarla tutta intera e che va presa un pezzetto alla volta [...] tanti passi ognuno a caso, che diventano una fantastica direzione..." e che per imparare le cose più importanti è necessario tuffarvicisi dentro perché "...solo dove non si tocca si nuota davvero...". Se volete sentire il cuore più leggero non vi resta che leggerlo, rileggerlo e innamorarvene, proprio come merita.





venerdì 22 settembre 2017

Recensione 'Ragione & Sentimento' di Stefania Bertola





Ragione & sentimento
Stefania Bertola


Editore: Einaudi - Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 224 - Prezzo: 17,50 € - eBook: 3,99€


Proprio come nel Surrey a fine Settecento, anche a Torino nel 2014 un padre muore all'improvviso lasciando la moglie e tre figlie decisamente nei guai. Ed eccole lí, Maria Cristina, Eleonora, Marianna, Margherita: da un giorno all'altro accerchiate dalla vita vera e in balía di molte forze. Anzi, soprattutto di due. La ragione e il sentimento. Una totale, effervescente, liberissima riscrittura da Jane Austen. «– Anche la Jaguar!!! – Maria Cristina vedova Cerrato lancia un urlo di autentico dolore. La Jaguar, no». La morte improvvisa di Gianandrea Cerrato, valente avvocato penalista, oltre a privare una moglie del marito e tre figlie del padre, ha delle conseguenze del tutto inaspettate. Da un giorno all'altro le quattro donne si trovano a dover riorganizzare la loro vita. Ed è Eleonora, la figlia maggiore, a cercare il modo di mandare avanti quella famiglia di femmine «variamente deragliate ». Mentre la piccola Margherita vive in una dimensione parallela, Eleonora e Marianna sono divise da una visione opposta dell'esistenza e dell'amore: Marianna legge Shakespeare e crede nell'amore assoluto, Eleonora invece, impegnata com'è a sbarcare il lunario e ad arginare la follia collettiva, non è affatto sicura di sapere cosa sia, veramente, l'amore. Intorno a loro si muove il mondo, con le sorprese, l'allegria, l'inganno. La ragione e il sentimento. Perché quella è una delle grandi battaglie che ci tocca combattere nella vita. Non proprio a tutti, perché esistono esseri fortunati senza ragione, o senza sentimento. Ma la maggior parte di noi ne ha un po' dell'una e un po' dell'altro, e non sempre riesce a farli coesistere pacificamente. Quindi si lotta: si lotta da sempre e si lotterà per sempre, e per questo motivo tra tutti i romanzi di Jane Austen Ragione e sentimento è quello più adatto a essere periodicamente riscritto, scagliandolo dentro il tempo e i secoli che passano.



Ho deciso di leggere Stefania Bertola spinta dalla curiosità. Dopo essermi documentata sui vari romanzi pubblicati nel corso degli anni la mia scelta è ricaduta proprio sul suo ultimo lavoro, "Ragione & sentimento", un titolo altisonante che in un modo o nell'altro non può che richiamare alla memoria l'omonimo capolavoro della cara zia Jane. La scrittrice, infatti, prende spunto dall'opera austeniana riproponendoci le stesse situazioni e vicende in una chiave tutta moderna. Ed è proprio per questo che, da estimatrice della Austen, non potevo che approcciarmi in punta di piedi al suddetto romanzo desiderosa di sapere cosa sarebbe accaduto durante questo nostro primo incontro.

Siamo a Torino nel 2014 dove, proprio come nel Surrey di fine Settecento, un padre muore improvvisamente lasciando la moglie Maria Cristina e le tre figlie, Eleonora, Marianna e Margherita, in un mare di debiti e senza un posto in cui abitare. Una famiglia di femmine variamente deragliate che tra missive sostituite da messaggi e social network, gentiluomini che di questo appellativo hanno ben poco e con al posto delle cavalcate partite di calcetto e audaci bungee jumping clandestini alle ore più insolite, si troverà a fare i conti con la vita vera, quella senza agi, quella in cui l'unica forma di sopravvivenza è strettamente legata alla capacità di adattamento, ma soprattutto alla capacità di barcamenarsi tra razionalità e passione, ragione e sentimento.

Ed è su questo dualismo, già presente in uno dei classici più famosi della letteratura, che saranno gettate le basi, le fondamenta, dell'intera vicenda. Un dualismo che si riflette negli stessi personaggi: Eleonora, la figlia maggiore, con l'innata capacità di valutare, misurare e decidere con l'aiuto del raziocinio, lei che affronta la vita e l'amore con concretezza e praticità, in contrapposizione alle due sorelle, Marianna e Margherita, la prima, svampita e bellissima, che crede nel grande amore, quello eterno, e nella propria purezza, e la seconda che vive di visioni d'amore, quasi oniriche, in cui a dichiararsi sono George Harrison e Paul McCartney.

Completamente svincolata dal modello classico del romanzo della Austen, che non costituisce una gabbia ma permette all'autrice di affrontare le tematiche e l'intera storia in totale libertà, la Bertola sonda l'animo umano per far emergere i segreti più reconditi, le parti più oscure di noi stessi, e lo fa servendosi di uno stile fluido, frizzante, pungente e sagace che rende la lettura agevole e spassosa, un po' come bere un bicchier d'acqua di quelli che, però, sanno dissetare. 
Toccando diversi argomenti quali il sesso, la ricchezza, la povertà, il concetto di famiglia e, non da ultimo, l'amore, con sullo sfondo una Torino perbenista e per certi aspetti molto retrograda, si riflette in maniera ironica, ma al contempo critica, sulla società e sul suo pensiero.

Unico neo, a mio avviso, la caratterizzazione un tantino surreale, per comportamenti o avvenimenti, di alcuni personaggi un po' troppo bizzarri anche per il XXI secolo.

Seppure la tramatura di base prenda le mosse da uno dei capolavori della letteratura classicista, seppure ci siano degli elementi di contatto tra i due romanzi, l'autrice non ha la pretesa di imitare, anzi, il paragone con Jane Austen è, assolutamente, impensabile. Si può senz'altro ammettere, però, che l'impresa della Bertola sia servita a dimostrare come un tale scritto non solo sia sempre attuale ma anche che, alla resa dei conti, epoche tanto diverse, e soprattutto tanto lontane nel tempo, possano diventare un tutt'uno, basta saper cogliere certe sfumature.

Concludendo, nonostante la storia sia abbastanza simile e per alcuni versi conosciuta, il romanzo, infarcito anche da una serie di novità in ottemperanza all'ambientazione temporale, si lascia leggere senza pretese, regalando al lettore leggerezza e risa in grande quantità.
Un romanzo fuori dagli standard a cui potremmo essere abituati, un romanzo che affronta la realtà per quella che è, senza se e senza ma, e soprattutto senza filtri perché "l'amore non è una statale, è un intrico di sentieri" e bisogna farsene una ragione, tanto per restare in tema.
 
 




giovedì 21 settembre 2017

The Hunting Word Challenge: Quarta Tappa!




Miei cari partecipanti, ben trovati! Siamo ormai agli sgoccioli perché, come saprete, ieri è terminata anche la Terza Tappa della The Hunting Word Challenge e questo vuol dire che oggi prende il via la quarta ed ultima tappa che decreterà i vincitori di questa sfida di lettura che vi ha fatto compagnia (si spera!) nel corso del 2017.

Ci tengo ad informarvi che questa tappa sarà piuttosto impegnativa, come potrete notare a breve dalle parole che vi saranno assegnate, per questo motivo calma e sangue freddo!



QUARTA TAPPA
dal 21 Settembre al 20 Dicembre


Ha inizio oggi la Quarta Tappa che si concluderà alle ore 18:00 del 20 Dicembre. Questo vuol dire che, come già sapete, potrete inviare le vostre recensioni entro tale orario. Tutto ciò che arriverà successivamente alle suddette non verrà preso in considerazione.

Il modo di giocare rimane invariato ma vi ripeto ogni cosa in modo che non abbiate nessun tipo di problema o dimenticanza.


1) Dovrete scegliere un libro (e per libro si intende un libro di minimo 150 pagine, a tal proposito faranno fede le schede Amazon e Goodreads, non singoli racconti, fumetti e varie ed eventuali, né riletture!) che abbia: 

- quella stessa parola nel titolo; (3 PUNTI)
- una o più parole nel titolo che siano ricollegabili per significato o idea; (1 PUNTO)
- quella stessa parola disegnata in copertina; (5 PUNTI)


Piccolo esempio: se una delle parole date fosse LUNA/LUNE potreste leggere "La luna e i falò" di Cesare Pavese oppure "Cinder. Cronache lunari" di Marissa Meyer oppure "Blue" di Kerstin Gier (che ha una luna rappresentata in copertina!).

Osservazione 1: potrete cambiare il numero della parola, cioè usarne il singolare o il plurale, ma non il genere, quindi se la parola è al femminile singolare, potreste utilizzarla al femminile plurale, ma non al maschile. 
Piccolo esempio: se la parola fosse Regina, Regine andrebbe benissimo, ma non Re!

Osservazione 2: nel caso in cui leggiate in lingua le parole non possono essere tradotte, quindi rimangono in italiano e, di conseguenza, non le troverete mai nel titolo. Tuttavia potreste usare il libro in lingua nel caso in cui la parola fosse raffigurata in copertina, quindi sarebbe l'unico caso possibile. Ovviamente a lettura in lingua corrisponde recensione in italiano. Questo concetto si estende anche a libri che in italiano presentano il titolo in una qualsiasi altra lingua (ad esempio "Chocolat" di Joanne Harris ha un titolo straniero per cui potrebbe essere usato solo per la raffigurazione!)


mercoledì 20 settembre 2017

Recensione 'Il rumore della pioggia' di Gigi Paoli






Il rumore della pioggia
Gigi Paoli


Editore: Giunti - Genere: Giallo/Thriller
Pagine:285 -Prezzo: 15,00 € - eBook: 6,99€


Sono ormai alcuni giorni che Firenze è sferzata da una pioggia battente e, come se non bastasse, la visita del presidente israeliano ha completamente paralizzato la città. Carlo Alberto Marchi è intrappolato nella sua auto che da casa lo porta al Palazzo di Giustizia, quando apprende una notizia davvero ghiotta per un cronista di giudiziaria a corto di esclusive: all'alba, in un antico palazzo di via Maggio, la prestigiosa strada degli antiquari, viene trovato morto con ventitré coltellate l'anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze. Un caso molto interessante anche perché il palazzo è di proprietà della Curia e sopra al negozio ha sede l'Economato. Marchi si mette come un mastino alle calcagna dei magistrati nella speranza di tirar fuori uno scoop e chiudere finalmente la bocca al direttore del Nuovo Giornale. Sempre correndo come un pazzo, intendiamoci, perché a casa c'è Donata, la figlia di dieci anni che inizia a lanciare i primi segnali di un'adolescenza decisamente in anticipo. Ma stavolta conciliare il ruolo di padre single con quello di reporter d'assalto sembra davvero un'impresa disperata: sì, perché c'è tutto un mondo che ruota intorno al delitto di via Maggio e le ipotesi che si affacciano sono sempre più inquietanti. Su tutte, l'ombra della massoneria, che in città è prospera e granitica da secoli. E l'inchiesta corre veloce in una Firenze improvvisamente gotica e oscura.




La pioggia che bagna, che lava ogni cosa, ogni macchia, ogni colpa, che fa da sottofondo, quasi musicale, all'intera vicenda, creando la scenografia perfetta per quelli che sono i fatti narrati, è uno degli elementi caratteristici, nonché portanti, di questo bellissimo noir che mi ha conquistata sin dalle prime battute. Noir che si riflette anche nelle atmosfere un po' gotiche, nelle tinte fosche del cielo cupo e ombroso di novembre, nell'aria grigia dei palazzi, nello sfumato orizzonte visivo del colore dell'acciaio, nell'efferatezza dell'omicidio. Ventitrè coltellate squarciano il corpo della vittima, un anziano commesso del negozio di antichità religiose più rinomato di Firenze, e l'assassino sembra avere le sembianze di un fantasma. Un caso complicato ed intricato, un caso che vede presente e passato intrecciarsi tra loro perché è proprio lì che affondano le radici di quella che è, a tutti gli effetti, una storia di vendetta, una storia che seguiremo al fianco delle forze dell'ordine e dei magistrati, ma soprattutto accanto al personaggio principale, Carlo Alberto Marchi, giornalista del Nuovo Giornale, esperto in cronaca giudiziaria.

"Può capitare a volte che nel mare di carte si trovi quell'appiglio necessario a riemergere, respirare e faticosamente tornare sulla terraferma. Non è sempre così. Perché spesso, in un mare di carte, si può anche affogare."

Come ormai saprete sono un'amante di questo genere di romanzi ed ho sempre il terrore di imbattermi in qualcosa di trito e ritrito. Partita con i piedi di piombo sono rimasta piacevolmente colpita ed entusiasta dinanzi ad una lettura che si è rivelata magnetica e realistica sotto molti aspetti.

Elemento innovativo, è l'affiancamento tra forze dell'ordine e giornalismo. Nella stragrande maggioranza dei romanzi a cui siamo abituati l'indagine viene condotta da commissari, poliziotti, carabinieri e quant'altro, mentre in questo caso specifico fa capolino una nuova figura che ci permetterà di osservare il tutto da una prospettiva diversa e di aprire gli occhi su un mondo sconosciuto ai più. Carlo Alberto Marchi è un giornalista, un padre single alle prese con una ragazzina prossima all'adolescenza e un uomo che tiene le donne a distanza perché lui con la parola "coppia" ha chiuso. È uno di quei personaggi che, quasi in sordina, è in grado di conquistarsi la fiducia non solo di chi gli sta affianco nella storia stessa, ma soprattutto del lettore che, assumendo le sembianze della cosiddetta spalla, lo accompagna nel corso delle ricerche. Imperfetto, ironico e sempre sul pezzo, Carlo vive di storie e per le storie, quelle che gli raccontano e di cui scrive, ed è proprio per questo che non ci troviamo di fronte ad un vero e proprio eroe, non sarà lui il risolutore del caso ma, inconsapevolmente, sarà l'autore di quella brusca sterzata, del famoso cambio di rotta, in un'indagine che sembrerebbe già risolta.

Un punto di forza riguarda il tipo di narrazione. Siamo di fronte ad un romanzo corale in cui i diversi punti di vista contribuiscono da una parte a rendere il racconto dinamico, mantenendo viva l'attenzione di chi legge, dall'altra ad avere una visione d'insieme ben definita andando a comporre, con i singoli tasselli, un mosaico più grande e molto più complesso che lentamente si dipana sotto gli occhi attenti del lettore. A ciò contribuisce anche la scelta di permanere in un determinato luogo, in una scena, cambiando semplicemente la voce narrante e garantendo, in questo modo, una continuità. Per spiegarmi meglio: ci si sente un po' come il famoso moscerino nella stanza, sempre presente e sempre informato sui fatti.

Con un ritmo serrato, incalzante, soprattutto nella parte iniziale, quando tutto deve ancora accadere, e con una scrittura pulita, lineare, arricchita da terminologie specifiche che non appesantiscono in alcun modo la lettura, l'autore costruisce, strutturalmente parlando, un romanzo molto intelligente che racconta in maniera concreta la realtà dei fatti, tralasciando il surreale. Servendosi di riferimenti storici e geografici ci invita a compiere un vero e proprio viaggio tra i vicoli oscuri, tra i segreti più reconditi di Firenze, città che è sì sullo sfondo ma che allo stesso tempo è parte integrante del narrato, aspetto che si avverte e che fa la differenza. 
Per non parlare dell'indagine che, non solo non lascia intendere nulla anzitempo, ma condurrà ad una risoluzione inaspettata e ad un assassino insospettabile. 

Gigi Paoli è uno scrittore che sul pezzo ci sa stare in maniera eccellente e non posso negarvi che nel romanzo si intraveda l'impronta prettamente giornalistica, cosa che ho molto apprezzato e che, a mio avviso, fornisce quel quid che fa la differenza e che mi fa dire, senza ombra di dubbio, che ci troviamo di fronte ad un esordio con i fiocchi e ad uno di quei narratori da tenere d'occhio. Se ancora non vi siete avvicinati al suo mondo credo che dovreste farlo al più presto. Io fortunatamente ho già un nuovo romanzo, nato dalla sua penna, in cui rifugiarmi per sentirmi in un porto sicuro ed accogliente.