venerdì 8 aprile 2016

Recensione 'L'armadio dei vestiti dimenticati' di Riikka Pulkkinen


Buonasera lettori, in questi giorni di ordinaria follia personale ho trovato il tempo per leggere e recensire quello che è il primo #librosparpagliato, ecco ve lo scrivo con l'hashtag che fa più figo!
Ma cosa vado farneticando? Allora il "Libro Geograficamente Sparpagliato" è un'iniziativa organizzata da un gruppo di blogger, le LGS, e prevede che un libro giri in lungo e in largo, da un lettore all'altro, per tutta la penisola. Un viaggio nel quale il libro sarà accompagnato anche dai nostri pensieri, dalle emozioni provate durante la lettura e dai nostri appunti. Insomma il libro va vissuto ed io non mi sono certo tirata indietro ad imbrattarlo, con decenza s'intende!





L'armadio dei vestiti dimenticati
Riikka Pulkkinen


Editore: Garzanti - Genere: Letteratura Internazionale
Pagine: 308 Prezzo: 16,40 € - eBook: 9,99€


La stanza è invasa dalla polvere e dalla luce. Sono passati anni, ma a casa di sua nonna Elsa non è cambiato nulla: la bambola, il cavallo a dondolo e poi il vecchio armadio. Ad Anna basta aprirlo per tornare di colpo bambina, quando insieme alla nonna giocava a vestirsi da grande. Gli abiti ci sono ancora tutti e Anna li riconosce: stoffe che sanno di festa, di ricordi e di risate. Eppure c’è un vestito che la giovane non ricorda: ha la gonna ampia e un nastro alto in vita. ha uno stile molto diverso da quelli della nonna. Anna lo prova. Basta quel semplice gesto perché il suo mondo cambi per sempre. Quando sua nonna la vede con quell’abito, bella come non mai, capisce che è giunto il momento che ha fuggito per tutta la vita. ora che le rimangono pochi giorni di vita, non può più mentire. Lo deve a se stessa ma anche a sua nipote: deve dirle la verità. Deve confessare a chi appartiene quell’abito, deve pronunciare quel nome taciuto da anni, Eeva. Un nome che Anna non conosce. Il nome di una donna dimenticata nel silenzio, di cui non esistono nemmeno fotografie. Un nome che affonda le radici in un segreto forse incomprensibile. Spetta ad Anna capirlo. Ma per farlo deve tornare indietro a un tempo antico, a una storia di perdono, di tradimento e di bugie. Ma soprattutto alla storia di un amore unico come quello che lega indissolubilmente una madre e una figlia, nel bene e nel male. Un amore in cui tutto, a volte, può essere perdonato.





Quando questo titolo è stato proposto come libro sparpagliato, dopo averne letto la trama, ho pensato che si sarebbe potuta rivelare una lettura interessante. Per certi versi così è stato anche se, complessivamente, mi aspettavo molto di più perché c'erano tutte le carte per giocare una partita di poker coi fiocchi e fare, magari, una bella scala reale.
Partiamo dal presupposto che nel romanzo si ravvisa la presenza non di un'unica voce narrante, ma di un coro di donne, ognuna con qualcosa da raccontare. Donne che sono nonne, madri, figlie e amanti. Donne che dovranno confrontarsi con i loro segreti più nascosti, le loro debolezze, le loro crepe nell'anima, le loro fragilità. Donne che sono arrivate al punto di dover mostrare, mettere in luce tutto questo.
Nonostante il titolo del libro faccia riferimento ad un armadio contenente dei vestiti dimenticati, questi non rappresentano il perno attorno al quale si svolgono le vicende, ma, piuttosto, il pretesto per portare la narrazione verso una storia più intima, una storia d'amore adultera che, in qualche modo, ha toccato e tocca le vite dei protagonisti. Ma anche un amore incondizionato, un legame inscindibile come può essere quello tra madri e figli, nel bene e nel male. In definitiva il titolo può essere visto come una metafora che sta ad indicare gli scheletri nell'armadio, ben conservati fino a quel momento; una sorta di vaso di Pandora che Elsa, la nonna, in punto di morte, deciderà di scoperchiare. Allora la verità investirà chi più, chi meno, con tutta la sua potenza.


"Le relazioni umane sono come boschi fitti. O forse le persone stesse sono boschi, nei quali si aprono molti sentieri, a ritmo serrato; sentieri destinati a restare ignoti a molti, che si manifestano per caso a coloro che si trovano a passare in quel momento."


A fine lettura posso sicuramente dire che il romanzo può essere diviso in due parti. Se ci si fermasse alla prima credo che nessuno proseguirebbe perché la storia appare piatta, lenta e confusa. 'Questa storia non decolla!', l'ho pensato più volte, l'autrice divaga, si parla di altro, veniamo sommersi di informazioni che servono a ben poco, a ingarbugliare ancora di più il tutto. Poi, all'improvviso, presente e passato iniziano ad alternarsi in maniera più netta, ci ritroveremo catapultati negli anni Sessanta dove a raccontare sarà Eeva, la donna dimenticata. Allora la scrittura si farà più intima, più sensibile, più delicata, velata di malinconia e tristezza. Si parlerà di un amore travolgente, fatto di attese, di paure, di lacrime, un amore nel quale si parlerà spesso del sentimento opposto: l'odio.
I personaggi sono piuttosto nebulosi, credo che sia l'aggettivo giusto per descriverli. Mancano tutti quei piccoli particolari fisici e caratteriali che ci permetterebbero di entrare in contatto con loro, anche se, tra tutti, spicca sicuramente la figura di Eeva. Attraverso un'alternanza di voci narranti ci sembrerà di origliare, di sbirciare nei loro pensieri più segreti e, nello stesso tempo, verremo messi al corrente di avvenimenti passati e futuri, avvenimenti che arriveranno ad accomunare taluni personaggi pur non avendo alcun legame di parentela.
Bisogna dire, tuttavia, che alcune parti del romanzo rimangono di difficile comprensione. Forse l'intento è far sì che il lettore possa dare il via a tutta una serie di proprie congetture sull'accaduto. In alcuni punti appare il nome di un personaggio secondario che viene messo lì senza spiegazione alcuna, una certa Linda. Devo ammettere che ancora oggi io mi sto domandando di chi si tratti, chi sia questa bambina anche se forse una spiegazione c'è e magari, su questo punto, vorrei confrontarmi con chi lo ha letto e con chi lo leggerà.
E per finire, l'epilogo. Ebbene, l'epilogo è una porta completamente aperta su un mondo che la scrittrice ha deciso di non raccontare apertamente. Se la mia teoria è corretta, credo che nel corso del romanzo abbia disseminato delle piccole mollichine, delle briciole che dovevano essere colte per comprendere come mai si arrivi ad una conclusione del genere e far sì che la mente possa solo immaginare. Un finale troppo aperto per i miei gusti, preferisco di gran lunga che le cose siano ben definite.
Tirando le somme posso dire, senza ombra di dubbio, che si tratta di una lettura molto particolare che però acquista un tono del tutto diverso e più interessante solo nella seconda parte, quando ci sarà un intreccio di storie che servirà a far luce su alcuni punti oscuri, su quello che fino a poco prima faceva parte della sfera del non detto.
Confesso che sono molto curiosa di conoscere il vostro parere perché è un tipo di romanzo per il quale sarebbe necessario confrontarsi per far quadrare, e non poco, la situazione!







14 commenti:

  1. Come avrai notato, libri così con me hanno vita breve. Se un libro non mi conquista con le prima 50 pagine, ha fallito!

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    1. Certo, troneggiava un bellissimo "La Libridinosa si è fermata qui!" a centro pagina. Perfino una persona dotata di scarsa vista lo avrebbe notato :D

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  2. Quindi nemmeno te hai capito chi fosse quella bambina?! Bene bene mi sentivo proprio una rimbambita XD
    Concordo con tutto quello che hai scritto. E in più secondo me c'erano dei problemi con la traduzione, alcune similitudini erano proprio senza senso.. può anche essere che derivi da quello il non aver capito appieno il libro..

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    1. Ho un'ipotesi su chi possa essere quella bambina.. Inoltre il suo nome credo che, proprio per i problemi di traduzione, sia stato usato in una parte dove ci si riferiva ad Ella!

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  3. Ora temo il momento in cui il postino lascerà questo libro a casa mia.
    Mi solleva il pensiero che ad un certo punto la narrazione diventa più interessante, ma il finale aperto...so già che mi rimarrà un senso di fastidio. Staremo a vedere
    Notte Anna

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    1. Stefania, molto aperto! Ahahahah.. posso solo immaginare la tua espressione quando ci arriverai :D

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  4. Ciao Anna!
    Questo romanzo è nella mia libreria da un bel pezzo, ma ancora non l'ho preso in mano... diciamo che è uno di quelli che tengo di scorta tipo "salvagente" per situazioni in cui non sono nella possibilità di andare in biblioteca o usare il kindle.
    Ho letto la tua recensione e sono rimasta un po' delusa.. temo che non possa piacermi...
    mi hai messo in crisi!! hahaha!!
    vedrò di prendere coraggio,sfilarlo dallo scaffale e leggerlo una volta per tutte, così poi ti dico cosa ne penso! ;)

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    1. Oh no, non era mia intenzione metterti in crisi ma a dirla tutta non è stato proprio quello che mi aspettavo!
      Spero che faccia un effetto diverso su di te, intanto mi metto qui buona buona e aspetto che tu lo legga e recensisca e magari riusciremo anche a confrontarci su alcuni punti oscuri :)

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  5. Cara Anna, ti ho già detto che ho paura di questo romanzo? ma tanta eh...eppure sta per arrivarmi :-(
    diciamo che mi hai leggermente rincuorata, però la paura persiste, non c'è niente da fare!!!

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    1. Baba diciamo che, come sempre, la lettura è soggettiva e magari tu lo apprezzerai di più di coloro che ti hanno preceduta! Io resto in attesa di sapere cosa ne pensi :)

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  6. Per una volta posso dire di essere felice di aver deciso di non partecipare a questo sparpagliato? Più ne sento parlare e più mi convinco che non fa per me!!! :)

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    1. Daniela hai fatto non bene, di più e ho detto tutto :D

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  7. Le storie di donne è difficile che falliscano con me, se poi si tratta di rapporti madri e figli, mi sento profondamente toccata, mio figlio Antonio ha quindici anni, un'età tremendamente delicata, ma non posso lamentarmi dai il mio ragazzone non è niente male con tutti i suoi pregi e difetti, ma l'adulterio...ecco comincio a prudermi, mi fa venire l'orticaria.
    Poi menzioni passato e presente che si miscelano...adoro questa peculiarità! E gli anni sessanta!
    Hai snocciolato ogni particolare e mi è sembrato di capire che non c'è stata empatia, quindi direi che per ora passo. Anche stavolta sei stata esaustiva e leggerti è sempre più piacevole . A presto

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    1. Ti ringrazio Cuore! In questo caso si tratta di una lettura che, effettivamente, non mi sento di consigliarti :)

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